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Categoria: Sgravio contributivo

  • Bando Brevetti Lombardia 2023

    Bando brevetti Lombardia: Di cosa si tratta?

    Il bando Brevetti Lombardia nasce con l’obiettivo di sostenere le micro, piccole e medie imprese e i liberi professionisti operanti sul territorio regionale nell’ottenimento di nuovi brevetti europei e internazionali, o anche nell’estensione di brevetti già depositati a livello europeo o internazionale.

    La dotazione finanziaria è pari a 2,5 milioni di euro nell’ambito del Programma Regionale FESR 2021-2027 di Regione Lombardia.

    I brevetti devono riguardare invenzioni industriali che siano inerenti ad almeno una delle 92 priorità della Strategia di Specializzazione intelligente per la Ricerca e l’Innovazione di Regione Lombardia (S3 2021-2027).

    Puoi consultare qui l’elenco completo, ma intanto sappi che queste priorità si riferiscono, in modo trasversale o specifico, a 8 grandi ecosistemi dell’innovazione, ovvero:


    1. nutrizione; 
    2. salute e life science; 
    3. cultura e conoscenza; 
    4. connettività e informazione; 
    5. smart mobility e architecture; 
    6. sostenibilità; 
    7. sviluppo sociale; 
    8. manifattura avanzata

    In cosa consiste l’agevolazione?

    L’agevolazione di Bando Brevetti Lombardia consiste in un contributo a fondo perduto di importo variabile in base alla tipologia del brevetto e ai costi ammissibili. In particolare, i costi ammissibili vengono stabiliti su base forfettaria e il contributo è pari all’80% dei costi ammissibili (90% nel caso in cui, prima della rendicontazione, ci si impegni ad acquisire una nuova certificazione ambientale e/o energetica e/o di processo o prodotto):

    Per i brevetti europei il costo ammissibile è pari ad € 7.100, con un contributo che sarà quindi calcolato in € 5.680 (oppure € 6.390 in caso di certificazioni)

    Per i brevetti internazionali la spesa ammissibile è pari ad € 9.000 e pertanto il contributo è fissato in € 7.200 (€ 8.100 in caso di certificazioni)

    Chi può presentare domanda?

    Possono richiedere il contributo sia le micro, piccole e medie imprese che i liberi professionisti in forma singola o associata, purché siano attivi in Lombardia o si impegnino a costituire una sede legale o operativa (o domicilio professionale) nel territorio regionale.

    Chiaramente, è alla sede lombarda che devono riferirsi le attività relative all’intervento brevettuale.

    Rimangono però esclusi coloro che risultano attivi nei settori dell’agricoltura, silvicoltura e pesca, della fabbricazione, trasformazione e commercializzazione del tabacco e dei prodotti del tabacco o, ancora, nei settori esclusi dal regolamento de minimis 1407/2013 e s.m.i.

    Quali progetti e spese vengono finanziati?

    I progetti che è possibile finanziare possono riguardare le seguenti tipologie:

    • nuovo brevetto europeo
    • estensione brevetto europeo
    • nuovo brevetto internazionale
    • estensione brevetto internazionale

     

    Nel caso di brevettazione europea sono ammissibili:

    • la presentazione di domanda di brevetto presso EPO (European Patent Office) a partire dal 25 settembre 2023;
    • la presentazione di domanda di estensione presso EPO (European Patent Office) a partire dal 25 settembre 2023 di una domanda di brevetto presentata presso UIBM (Ufficio Italiano Brevetti e Marchi) a partire dal 25 settembre 2022.

     

    Nel caso di brevettazione internazionale invece, sono ammissibili:

    • la presentazione di domanda di brevetto presso il Receiving Office di WIPO, EPO o UIBM a partire dal 25 settembre 2023;
    • la presentazione di domanda di estensione presso WIPO a partire dal 25 settembre 2023 di una domanda di brevetto presentata presso UIBM a partire dal 25 settembre 2022.

    Quando posso presentare la mia domanda e come verrà valutata?

    Le domande di ammissione possono essere presentate a partire dal 25 gennaio 2024 alle ore 10.30 e fino a quando non verrà esaurita la dotazione finanziaria di 2,5 milioni di euro o, comunque, entro il 26 luglio 2024 alle ore 12.00.

    Le domande verranno processate in base all’ordine cronologico di invio e sono previste sia un’istruttoria formale che un’istruttoria di merito. Quest’ultima prenderà in considerazione la coerenza dell’intervento brevettuale rispetto alle priorità della S3, per poi valutare anche la qualità progettuale dell’operazione e il suo grado di innovazione. Sono inoltre previsti punteggi premiali per chi è in possesso di certificazione di sostenibilità ambientale, per le imprese femminili/giovanili e per gli interventi brevettuali con tematica afferente al Green Deal europeo.

    E’ proprio arrivato il momento di difendere la proprietà intellettuale delle tue innovazioni!

    Ti consigliamo di agire per tempo, perché le risorse potrebbero andare esaurite in poco tempo…

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  • Piano Transizione 4.0: i migliori crediti d’imposta

    Tutti i crediti d’imposta per investimenti in beni strumentali, innovazione, green, ricerca, sviluppo e design disponibili nel 2024.

    Piano Transizione 4.0: come funziona nel 2024

    Il Piano Transizione 4.0 è un programma messo a punto dal governo italiano nel 2020 e comprensivo di una serie di incentivi, principalmente nella forma di crediti d’imposta, a favore di imprese che realizzano investimenti nel campo della digitalizzazione, dell’innovazione tecnologica e della transizione ecologica.

    In realtà era atteso un Piano Transizione 5.0, già in parte delineato dal MIMIT e finanziato anche grazie alla riprogrammazione delle risorse PNRR, ma nella Legge di Bilancio 2024 non ce n’è traccia. Il Piano Transizione 5.0 andrà a privilegiare gli investimenti per la riduzione dei consumi energetici e per la riduzione delle emissioni inquinanti, prevedendo un credito di imposta con aliquote che potrebbero arrivare fino al 40%. Il nuovo Piano sarà complementare a quello 4.0, ma per ora dobbiamo ancora attendere l’emanazione del relativo decreto legge e il successivo decreto attuativo.

    Con la Legge di Bilancio 2024, il Piano Transizione 4.0 non ha subito modifiche e pertanto le variazioni delle aliquote sono quelle già preventivate per i beni immateriali 4.0, che risultano inferiori a quelle che erano in vigore nel 2023. 

    Vediamo quali sono i crediti d’imposta ancora attivi e come sono cambiate le aliquote!

    Credito d’imposta beni strumentali

    Nel 2024, il Credito d’Imposta in beni strumentali continua a poter essere applicato esclusivamente per i beni materiali ed immateriali tecnologicamente avanzati

    Come cambiano le aliquote?

    Innanzitutto, le aliquote del credito d’imposta variano in funzione della tipologia di bene per cui viene richiesto e del periodo in cui viene effettuato l’investimento.

    Per gli investimenti in beni strumentali materiali tecnologicamente avanzati, ricompresi nell’Allegato A della Legge 11 dicembre 2016, n.232, il credito d’imposta è così riconosciuto:

    Per gli anni 2023 – 2025, nella misura del:

    • 20% del costo per la quota di investimenti fino a 2,5 milioni di euro
    • 10% del costo per la quota di investimenti oltre i 2,5 milioni di euro e fino al limite di costi complessivamente ammissibili pari a 10 milioni di euro
    • 5% del costo per la quota di investimenti tra i 10 milioni di euro e fino al limite di costi complessivamente ammissibili pari a 20 milioni di euro (limite annuale)
    • 5% del costo per la quota di investimenti superiore a 10 milioni fino al limite massimo di costi complessivamente ammissibili pari a 50 milioni di euro degli investimenti inclusi nel PNRR, diretti alla realizzazione di obiettivi di transizione individuati con decreto del Ministro dello sviluppo economico, di concerto con il Ministro della transizione ecologica e con il Ministro dell’economia e delle finanze.

     

    Il credito d’imposta può essere richiesto per gli investimenti effettuati fino al 30 giugno 2026 a condizione che entro la data del 31 dicembre 2025 il relativo ordine risulti accettato dal venditore e sia avvenuto il pagamento di acconti in misura almeno pari al 20% del costo di acquisizione.

    Per gli investimenti in beni strumentali immateriali tecnologicamente avanzati, ricompresi nell’Allegato B  della Legge 11 dicembre 2016, n.232, il credito d’imposta, come da previsione, nel 2024 subisce una riduzione dell’aliquota e ne subirà una ulteriore nel 2025. Ecco le percentuali previste:

    • per l’anno 2023: 20% del costo nel limite massimo dei costi ammissibili pari a 1 milione di Euro
    • per l’anno 2024: 15% del costo nel limite massimo dei costi ammissibili pari a 1 milione di Euro
    • per l’anno 2025: 10% del costo nel limite massimo dei costi ammissibili pari a 1 milione di Euro.

     

    Il credito d’imposta è riconosciuto per gli investimenti effettuati fino al 30 giugno dell’anno successivo a condizione che entro la data del 31 dicembre dell’anno in corso il relativo ordine risulti accettato dal venditore e sia avvenuto il pagamento di acconti in misura almeno pari al 20% del costo di acquisizione. Questo significa che se nel 2023 hai pagato un acconto del 20% o più di un investimento ancora da sostenere, potrai usufruire dell’aliquota più vantaggiosa in vigore nel 2023. Se il costo finale dovesse però risultare maggiore di quanto previsto, sulla parte eccedente dovrai necessarie applicare l’aliquota in corso nel 2024

    Passiamo ora ai beni strumentali per cui è ancora possibile chiedere il riconoscimento del credito d’imposta esclusivamente per gli investimenti effettuati nel 2022.

    Per i beni strumentali materiali tradizionali, per l’anno 2022, l’aliquota del credito d’imposta è pari al 6% nel limite massimo dei costi ammissibili pari a 2 milioni di euro. Per i beni strumentali immateriali tradizionali, per l’anno 2022, il credito d’imposta è riconosciuto nella misura del 6% nel limite massimo dei costi ammissibili pari a 1 milioni di euro.

    Sia per i beni strumentali materiali che per quelli immateriali tradizionali, ovvero diversi da quelli classificati negli Allegati A e B, il credito d’imposta può essere richiesto per gli investimenti effettuati fino al 30 novembre 2023, a condizione che entro la data del 31 dicembre 2022 il relativo ordine risulti accettato dal venditore e sia avvenuto il pagamento di acconti in misura almeno pari al 20% del costo di acquisizione.

    credito d'imposta ricerca sviluppo 2023
    Piano transizione 4.0: tutte le novità

    Credito d’imposta Ricerca e Sviluppo, Innovazione, Design e Ideazione Estetica

    Il Credito d’Imposta Ricerca e Sviluppo, Innovazione, Design e Ideazione Estetica mira ad incentivare la spesa del tessuto produttivo italiano nei suddetti ambiti di investimento, con l’obiettivo di promuovere la competitività delle imprese e di favorire i processi di transizione digitale ed ecologica.

    A questo credito d’imposta abbiamo dedicato un articolo di approfondimento aggiornato con le novità del 2023 e comprensivo di tutti i dettagli relativi alle attività ammissibili. La Legge di Bilancio 2024, come già accennato, non ha apportato ulteriori cambiamenti: anche in questo caso la riduzione di alcune aliquote a partire dal 1° gennaio 2024 era già prevista. Di seguito, riportiamo invece, in breve, i punti salienti e i cambiamenti previsti nelle aliquote.

    Quali sono le aliquote?

    Il Credito d’imposta per ricerca e sviluppo, innovazione, design e ideazione estetica ha importi differenti a seconda della tipologia di spese per cui viene richiesto.

    Dal 1° gennaio 2024, per le attività di innovazione e design le aliquote da applicare sulla relativa base di calcolo subiscono una riduzione del 50%

    Per le attività di Ricerca & Sviluppo, in cui sono comprese la Ricerca Fondamentale, la Ricerca Industriale e lo Sviluppo Sperimentale,  il credito d’imposta, è riconosciuto nella misura del 10% e nel limite massimo annuale di 5 milioni di euro per tutte le annualità dal 2023 al 2031.

    Invece per le attività di innovazione tecnologica e di Design e Ideazione estetica, dal 1° gennaio 2024, le aliquote da applicare alla relativa base di calcolo vengono ridotte del 50% rispetto a quelle in corso nel 2023. Entriamo nel dettaglio.

    Per le attività di Innovazione Tecnologica, con cui si intende la realizzazione di prodotti o processi produttivi che non sono innovativi per tutto il settore di riferimento, ma solo per la singola impresa, le aliquote sono le seguenti:

    • Anni 2022 – 202310% dei costi ammissibili e nel limite massimo annuale di 2 milioni di euro, ragguagliato ad anno in caso di periodo d’imposta di durata inferiore o superiore a 12 mesi;
    • Anni 2024 e 2025: 5% dei costi ammissibili e nel limite massimo annuale di 2 milioni di euro, ragguagliato ad anno in caso di periodo d’imposta di durata inferiore o superiore a 12 mesi

     

    Per le attività di Innovazione Tecnologica 4.0 e Green, connesse alla realizzazione di obiettivi di transizione ecologica e digitalizzazione 4.0, si applicano invece le seguenti aliquote:

    • Anno 202310% dei costi ammissibili e nel limite massimo annuale di 4 milioni di euro, ragguagliato ad anno in caso di periodo d’imposta di durata inferiore o superiore a 12 mesi;
    • Anni 2024 e 2025: 5% dei costi ammissibili e nel limite massimo annuale di 4 milioni di euro, ragguagliato ad anno in caso di periodo d’imposta di durata inferiore o superiore a 12 mesi

     

    Per le attività di Design e Ideazione estetica per l’ideazione e realizzazione dei nuovi prodotti e campionari nei settori del tessile e della moda, calzaturiero, dell’occhialeria, orafo, del mobile e dell’arredo e della ceramica,il credito d’imposta è riconosciuto:

    • per gli anni 2022 – 202310% dei costi ammissibili e nel limite massimo annuale di 2 milioni di euro:
    • per gli anni 2024 e 2025: 5% dei costi ammissibili e nel limite massimo annuale di 2 milioni di euro.
    bonus formazione 4.0
    Piano transizione 4.0: tutte le novità

    Credito d’imposta formazione 4.0

    Il Credito d’Imposta Formazione 4.0, già dal 2023 non è tra gli incentivi inclusi nell’ambito del Piano Transizione 4.0. Tuttavia, è ancora possibile richiederlo per i crediti maturati nel 2022 in spese di formazione realizzata negli ambiti della digitalizzazione e dell’innovazione tecnologica

    Per conoscere tutti i dettagli relativi al Bonus Formazione 4.0, puoi leggere l’articolo di approfondimento che gli abbiamo dedicato. Di seguito, troverai invece le aliquote applicabili per i crediti del 2022 e variabili in relazione alla dimensione di impresa e al periodo di riferimento, antecedente o successivo al 17 maggio 2022.  

    Per i progetti di formazione 4.0 iniziati entro il 17 maggio 2022, si applicano le seguenti aliquote, come previsto all’art.1 comma 211 della Legge di Bilancio 2020:

    • 50% per le piccole imprese, nel limite massimo annuale di 300.000 euro;
    • 40% per le medie imprese, nel limite massimo annuale di 250.000 euro;
    • 30% per le grandi imprese nel limite massimo annuale di 250.000 euro;

     

    Per le attività di formazione 4.0 avviate dopo il 17 maggio 2022, le aliquote applicabili sono invece le seguenti:

    • 40% per le piccole imprese, nel limite massimo annuale di 300.000 euro;
    • 35% per le medie imprese, nel limite massimo annuale di 250.000 euro;
    • 30% per le grandi imprese nel limite massimo annuale di 250.000 euro;

     

    Per i progetti di formazione 4.0 rivolti ai lavoratori dipendenti svantaggiati o molto svantaggiati, come definiti dal decreto del  Ministro  del  lavoro  e delle politiche sociali del 17 ottobre 2017, l’aliquota applicabile è, per entrambi i periodi di riferimento, del 60%.

    Piano Transizione 4.0: i Beneficiari

    Tutti i crediti d’imposta previsti dal Piano Transizione 4.0 sono destinati alle imprese operanti e residenti sul territorio italiano, indipendentemente dal settore di appartenenza e dalla forma giuridica, che rispettino le normative in materia di sicurezza sul lavoro e gli obblighi contributivi assistenziali e previdenziali in favore dei lavoratori.

    Non possono usufruire dell’incentivo, invece, le imprese sottoposte a procedure concorsuali e quelle destinatarie di sanzioni interdittive ai sensi dell’articolo 9, comma 2, del decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231.

    Crediti d’imposta Transizione 4.0: Come Richiederli

    Le imprese possono beneficiare dei Crediti d’Imposta Transizione 4.0 in compensazione, attraverso i modelli F24 messi a disposizione dall’Agenzia delle Entrate, e a partire dal periodo d’imposta successivo a quello di sostenimento delle spese ammissibili. La base di calcolo del singolo credito d’imposta deve essere assunta escludendo altre sovvenzioni o contributi a qualunque titolo ricevuti per le stesse spese ammissibili.

    Inoltre, è necessario che le imprese richiedenti dispongano di alcuni documenti, tra cui:

    – una relazione asseverata che dimostri la conformità del progetto e delle spese con gli obiettivi del Piano Transizione 4.0

    – una certificazione delle spese rilasciata dal soggetto incaricato della revisione legale dei conti. Per le imprese non obbligate per legge alla revisione legale dei conti, le spese sostenute per adempiere all’obbligo di certificazione sono riconosciute in aumento del credito d’imposta per un importo non superiore a 5.000 euro.

    – ulteriori documenti  specifici in base alla tipologia di credito d’imposta per cui si inoltra la richiesta

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  • Bonus Alluvione Emilia Romagna

    Decreto Maltempo Emilia Romagna

    Gli eventi alluvionali delle scorse settimane hanno inferto un duro colpo alle popolazioni e alle infrastrutture dell’Emilia Romagna.

    Per affrontare questa emergenza, il Consiglio dei Ministri ha approvato, in data 23 maggio 2023, un decreto-legge, già noto come “Decreto Maltempo” che introduce una serie di interventi urgenti per fronteggiare l’emergenza provocata dagli alluvioni e dalla conseguente esondazione dei fiumi della Regione.

    Con una copertura finanziaria di circa 2 miliardi di euro, è stato così dato il via agli aiuti all’Emilia Romagna. I fondi stanziati saranno infatti destinati a supportare le popolazioni e le aziende colpite, nonché a promuovere un rapido superamento della fase emergenziale. Tra le misure previste dal decreto, vi sono diverse disposizioni volte a fornire assistenza finanziaria e supporto alle comunità e alle imprese colpite.

    In particolare, vediamo quali sono gli aiuti previsti a favore di imprese e lavoratori autonomi!

    Bonus Alluvione Emilia Romagna per le imprese

    Partiamo con i Bonus Alluvione Emilia Romagna previsti, per il momento, a favore delle imprese:

    1. Sospensione dei termini di versamento tributari e contributivi fino al 31 di agosto

    Uno degli aspetti chiave del decreto maltempo è la sospensione dei termini relativi agli adempimenti e versamenti tributari e contributivi. Questa sospensione sarà in vigore dal 1° maggio 2023 al 31 agosto 2023 e si applicherà a datori di lavoro, professionisti, consulenti e centri di assistenza fiscale operanti nei territori colpiti dagli eventi alluvionali. Questa misura mira a fornire sollievo finanziario alle imprese e alle persone coinvolte, consentendo loro di concentrarsi sulla riparazione dei danni subiti.

    2. Sospensione dei Pagamenti delle Bollette di Luce e Gas

    Il Decreto Maltempo ha stabilito la sospensione dei pagamenti delle bollette di luce e gas emesse a partire dal 1° maggio 2023. Questa misura è stata deliberata dall’Autorità di regolazione per energia, reti e ambiente (ARERA) e assicura che le famiglie e le imprese colpite dall’alluvione non siano gravate dai pagamenti delle utenze durante il periodo di emergenza.

    3. Rafforzamento Fondo Centrale di Garanzia

    Il Fondo Centrale di Garanzia svolgerà un ruolo rafforzato nel sostegno alle imprese, con una copertura straordinaria di 110 milioni di euro e la possibilità di aumentare la garanzia anche fino al 100%. Ciò consentirà alle attività economiche colpite di accedere a finanziamenti agevolati e di ottenere liquidità per affrontare le conseguenze dell’alluvione.

    4. Cassa integrazione in deroga per i dipendenti fino a 90 giorni

    In continuità con le politiche messe in campo per far fronte ad altre emergenze che hanno interessato il territorio nazionale, è stato previsto il ricorso allo strumento della Cassa Integrazione in deroga per tutti i dipendenti fino a 90 giorni. L’ammortizzatore sociale si rivolge alla generalità dei lavoratori, compresi quelli del settore agricolo, che sono impossibilitati a svolgere la propria attività lavorativa a causa dell’emergenza provocata dall’alluvione. Saranno altresì considerati idonei per ricevere l’indennità i lavoratori che non possono recarsi al lavoro a causa della situazione di emergenza.

    Con una copertura finanziaria di circa 600 milioni di euro, la cassa integrazione in deroga verrà semplificata grazie all’introduzione di una sola gestione per tutte le tipologie di aziende, l’individuazione di un’unica causale di intervento e l’accelerazione dell’iter autorizzatorio che sarà gestito in maniera diretta dall’INPS. 

    decreto maltempo
    Bonus Alluvione Emilia Romagna: gli aiuti dallo Stato alle imprese e liberi professionisti del territorio

    Aiuti e risarcimento danni per le imprese Agricole

    Tra i Bonus alluvione Emilia Romagna sono previste anche importanti misure di sostegno per le imprese agricole danneggiate.

    In particolare, saranno destinati 100 milioni di euro del “Fondo di solidarietà nazionale – interventi indennizzatori” alle aziende agricole colpite. Questo amplia la possibilità di accedere agli interventi compensativi per le produzioni e le strutture aziendali assicurabili che, al momento dell’evento, non risultavano coperte da polizze assicurative. Gli aiuti concessi saranno complementari ai risarcimenti forniti dal “Fondo Agricat“. Inoltre, la regione competente potrà richiedere un’anticipazione delle risorse per garantire la continuità produttiva e erogare tempestivamente i primi sostegni necessari.

    Per promuovere l’innovazione nel settore agricolo, verrà destinata inoltre una quota di 75 milioni di euro del Fondo per l’innovazione in agricoltura a sostegno degli investimenti e dei progetti di innovazione realizzati dalle imprese operanti nei settori dell’agricoltura e della zootecnia, con sede operativa nei territori colpiti. Queste misure mirano a sostenere la ripresa e lo sviluppo dell’agricoltura nelle zone colpite, promuovendo investimenti e nuove soluzioni per affrontare le sfide del settore.

    Pacchetto aiuti SIMEST per le imprese esportatrici

    Un pacchetto di misure ad hoc arriva anche da SIMEST.

    La società del Gruppo CDP che si impegna nella promozione delle imprese italiane all’estero, ha infatti annunciato un pacchetto di misure del valore complessivo di 700 milioni di euro, di cui 300 destinati a contributi a fondo perduto, per sostenere le imprese esportatrici colpite dall’alluvione.

    Le tre misure previste sono le seguenti:

    1. Contributi a fondo perduto per un importo di 300 milioni di euro. Queste risorse saranno destinate a ristori indirizzati alle imprese esportatrici dei territori colpiti dall’alluvione, sia per i danni materiali subiti su beni mobili e immobili (come fabbricati, attrezzature, macchinari, e scorte), sia per la perdita di reddito causata dal calo del fatturato.

    2. Finanziamenti agevolati per un totale di 400 milioni di euro, da utilizzare attraverso il Fondo 394/81 gestito per conto della Farnesina. Queste risorse saranno erogate sotto forma di finanziamenti a tassi agevolati, con una percentuale a fondo perduto del 10% e senza la necessità di garanzie. La misura sarà accessibile non solo alle imprese esportatrici, ma anche a tutte le aziende coinvolte nella filiera produttiva locale.

    3. Moratoria sui pagamenti. SIMEST prevede una sospensione di 12 mesi dei pagamenti relativi al capitale e agli interessi per tutti i finanziamenti già in corso utilizzando il Fondo 394 e la misura PNRR/Fondo 394. Tuttavia, la durata massima del finanziamento concesso rimarrà invariata.

    Bonus Alluvione Emilia Romagna per professionisti e lavoratori autonomi

    Il Decreto maltempo si compone anche di un provvedimento a favore dei lavoratori autonomi e dei possessori di Partita Iva operanti nella Regione Emilia Romagna. 

    1. Bonus una tantum fino a 3 mila euro per lavoratori autonomi e Partite Iva

    Questa misura prevede l’erogazione di un sostegno al reddito nella forma di un’indennità una tantum, finalizzata a fornire un ristoro ai collaboratori coordinati e continuativi, ai titolari di rapporti di agenzia e di rappresentanza commerciale, nonché ai lavoratori autonomi o professionisti, compresi i titolari di attività d’impresa, iscritti a qualsiasi forma obbligatoria di previdenza e assistenza. Sono beneficiari di questa indennità coloro che, alla data del 4 maggio 2023, risiedono o sono domiciliati o operano prevalentemente in uno dei Comuni colpiti dall’alluvione e che hanno dovuto sospendere la propria attività.

    Per l’anno 2023, l’importo dell’indennità riconosciuta è di 1.000 euro per ogni periodo di sospensione dell’attività non superiore a un mese, con un limite massimo di 3.000 euro.

    L’INPS è l’ente responsabile del riconoscimento e dell’erogazione di questa indennità, che sarà concessa su domanda presentata dai lavoratori interessati. L’importo complessivo previsto per tale misura è di 248,9 milioni di euro, che rappresenta il limite di spesa stabilito dall’ente erogatore.


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  • Credito d’Imposta Formazione 4.0: le novità del 2023

    Bonus Formazione 4.0

    Con la legge di bilancio 2023, il Ministero delle Imprese e del Made in Italy ha deciso di non prorogare la misura del credito d’imposta formazione 4.0 per l’anno in corso.

    L’incentivo fiscale, inserito nel piano Transizione 4.0, è tuttavia ancora disponibile per le imprese che hanno maturato crediti sostenendo spese per la formazione nell’anno 2022.

    Gli investimenti in formazione, soprattutto sulle tematiche legate all’Industry 4.0, rappresentano oggi un elemento strategico per le imprese, che possono così implementare e migliorare i propri processi produttivi, essere competitive sul mercato e creare nuove opportunità di business. 

    Il credito d’imposta 4.0, anche conosciuto come Bonus Formazione 4.0,  è un incentivo fiscale che permette alle aziende italiane di recuperare una parte dei costi sostenuti per la formazione dei propri dipendenti su temi legati alla digitalizzazione e all’innovazione tecnologica.

    La misura è dunque finalizzata a sostenere lo sviluppo di competenze abilitanti in ambito tecnologico e digitale e a favorire in tal modo la transizione al paradigma 4.0. 

    Vediamo subito chi può beneficiare dell’incentivo, quali sono le spese e le attività agevolabili e come funziona!

    Credito d’imposta Formazione 4.0: i beneficiari e le aliquote

    Il Bonus Formazione 4.0 è destinato a tutte le imprese operanti e residenti sul territorio italiano, indipendentemente dal settore di appartenenza e dalla forma giuridica, che rispettino le normative in materia di sicurezza sul lavoro e gli obblighi contributivi assistenziali e previdenziali in favore dei lavoratori.

    Non possono usufruire dell’incentivo, invece, le imprese sottoposte a procedure concorsuali e quelle destinatarie di sanzioni interdittive ai sensi dell’articolo 9, comma 2, del decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231.

    Tuttavia, le aliquote del Credito d’imposta formazione 4.0, variano in funzione della dimensione di impresa e della data di avvio delle attività formative, antecedente o successiva al 17 maggio 2022. Ecco, nel dettaglio, come:

    1. per i progetti di formazione 4.0 iniziati entro il 17 maggio 2022, si applicano le seguenti aliquote, come previsto all’art.1 comma 211 della Legge di Bilancio 2020:
     
    • 50% per le piccole imprese, nel limite massimo annuale di 300.000 euro;
    • 40% per le medie imprese, nel limite massimo annuale di 250.000 euro;
    • 30% per le grandi imprese nel limite massimo annuale di 250.000 euro;
     

         2. Per le attività di formazione 4.0 avviate dopo il 17 maggio 2022, le aliquote applicabili sono invece le seguenti:

    • 40% per le piccole imprese, nel limite massimo annuale di 300.000 euro;
    • 35% per le medie imprese, nel limite massimo annuale di 250.000 euro;
    • 30% per le grandi imprese nel limite massimo annuale di 250.000 euro;
     

    Per i progetti di formazione 4.0 rivolti ai lavoratori dipendenti svantaggiati o molto svantaggiati, come definiti dal decreto del  Ministro  del  lavoro  e delle politiche sociali del 17 ottobre 2017, l’aliquota applicabile è, per entrambi i periodi di riferimento, del 60%.

    Bonus Formazione 4.0: ecco le attività agevolabili

    Come abbiamo visto, il credito d’imposta formazione 4.0 nasce con l’obiettivo di promuovere la transizione digitale delle imprese italiane e, per questa ragione, i progetti formativi oggetto dell’agevolazione devono essere specificatamente connessi agli ambiti 4.0. In particolare, dunque, la formazione dovrà riguardare vendite e marketing, servizi IT, processi e tecniche di produzione e dovrà fare riferimento alle seguenti tematiche:

    • big data e analisi dei dati;
    • cloud e fog computing;
    • cyber security;
    • simulazione e sistemi cyber-fisici;
    • prototipazione rapida;
    • sistemi di visualizzazione, realtà virtuale (rv) e realtà aumentata (ra);
    • robotica avanzata e collaborativa;
    • interfaccia uomo macchina;
    • manifattura additiva;
    • internet delle cose e delle macchine;
    • integrazione digitale dei processi aziendali
      In relazione ai suddetti ambiti di intervento, sono ammissibili le seguenti spese direttamente connesse ai progetti di formazione:  
    • spese di personale relative ai formatori per le ore di partecipazione alla formazione;
    • costi di esercizio relativi a formatori e partecipanti alla formazione  (spese di viaggio, i materiali e le forniture con attinenza diretta al progetto, l’ammortamento degli strumenti e delle attrezzature per la quota da riferire al loro uso esclusivo per il progetto di formazione). Sono escluse le spese di alloggio, ad eccezione delle spese di alloggio minime necessarie per i partecipanti che sono lavoratori con disabilità;
    • costi dei servizi di consulenza;
    • spese di personale relative ai partecipanti alla formazione e le spese generali indirette (spese amministrative, locazione, spese generali) per le ore durante le quali i partecipanti hanno seguito la formazione.
      Inoltre, affinché le attività formative siano ammissibili, è necessario che siano erogate dai seguenti soggetti:
    • Soggetti accreditati per lo svolgimento di attività di formazione finanziata presso la Regione o Provincia autonoma in cui l’impresa ha la sede legale o la sede operativa;
    • Università, pubbliche o private, o strutture a esse collegate;
    • Soggetti accreditati presso i fondi interprofessionali secondo il regolamento CE 68/01 della Commissione del 12 gennaio 2001;
    • Soggetti in possesso della certificazione di qualità in base alla norma Uni En ISO 9001:2000 settore EA 37;
    • ITS.

    Bonus Formazione 4.0: come funziona e come richiederlo

    Le imprese possono beneficiare del Credito d’Imposta Formazione 4.0 in compensazione, attraverso il modello F24 messo a disposizione dall’Agenzia delle Entrate, e a partire dal periodo d’imposta successivo a quello di sostenimento delle spese ammissibili.

    Per essere ammessi al credito d’imposta, è necessario che l’effettiva spesa ammissibile sia certificata dall’ente incaricato della revisione dei conti e allegata al bilancio. Non sono tenute a certificazione le imprese con un bilancio già revisionato.

    È possibile incrementare il credito d’imposta fino a un massimo di € 5.000 per la spesa sostenuta per adempiere all’obbligo di certificazione contabile per le aziende non soggette per legge alla revisione legale dei conti.

     

    Inoltre, è necessario che le aziende beneficiarie dispongano dei seguenti documenti:

    • una relazione che illustri le modalità organizzative e i contenuti delle attività di formazione svolte;

    • l’ulteriore documentazione contabile e amministrativa idonea a dimostrare la corretta applicazione del beneficio, anche in funzione del rispetto dei limiti e delle condizioni posti dalla disciplina comunitaria in materia;

    • i registri nominativi di svolgimento delle attività formative sottoscritti dal personale discente e docente o dal soggetto formatore esterno all’impresa.

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  • Bonus Energia Imprese 2023

    Bonus Energia Imprese: cos’è?

    Con la legge di Bilancio 2023 e il successivo DL 34/2023, il governo italiano ha prorogato la possibilità per le imprese di accedere a dei crediti di imposta a parziale copertura delle spese sostenute per l’acquisto di energia elettrica, gas e combustibili nel I e II trimestre 2023

     

    La misura, meglio conosciuta con l’espressione “Bonus Energia Imprese” mira a supportare le realtà imprenditoriali italiane nel far fronte all’aumento dei costi dell’energia che, dal 2022, per effetto della crisi russo-ucraina, interessano il nostro territorio e, più in generale, il contesto europeo.

     

    In continuità con le disposizioni legislative emanate nel 2022, il governo ha quindi confermato il Bonus Energia Imprese anche per il primo e il secondo trimestre 2023.

     

    Vediamo chi sono i beneficiari e come funziona!

    Chi può beneficiare del Credito d’Imposta Energia?

    Innanzitutto, può essere utile tenere a mente alcune categorie, in funzione delle quali il credito d’imposta energia assume valori differenti.

     

    Una prima categorizzazione riguarda le imprese che vengono distinte in:

     

    • imprese energivore

    • imprese gasivore

    • imprese diverse da quelle a forte consumo di energia elettrica

    • imprese diverse da quelle a forte consumo di gas naturale

    • imprese che operano nei settori dell’agricoltura e della pesca

     

    Una seconda categorizzazione riguarda la tipologia di prodotto energetico: energia elettrica, gas naturale, carburanti. 

     

    A prescindere dalla categoria di appartenenza, il Bonus Energia viene riconosciuto alle imprese che hanno sostenuto una media dei costi per l’energia superiore almeno al 30% rispetto alla media sostenuta nel 2019 con riferimento allo stesso semestre.

     

    Nello specifico, il credito d’imposta ha le seguenti caratteristiche:

     

    • per le imprese energivore, il bonus va dal 20 al 40% dei costi d’acquisto dell’energia elettrica;

     
    • per le imprese gasivore, il bonus va dal 10 al 45% dei costi d’acquisto del gas naturale;

     
    • per le imprese diverse da quelle a forte consumo di energia elettrica, il bonus va dall 15 al 35% dei costi sostenuti per l’acquisto di energia elettrica;

     
    • per le imprese diverse da quelle a forte consumo di gas naturale il bonus va dal 25 al 45% dei costi sostenuti per l’acquisto di gas naturale;

     
    • per le imprese che operano nei settori dell’agricoltura e della pesca, è riconosciuto un credito d’imposta pari al 20% delle spese sostenute per l’acquisto di carburante.
     

    Capiamo insieme come distinguere le differenti categorie citate e come cambia la percentuale del credito d’imposta a seconda del periodo di riferimento (I o II trimestre 2023).

    Credito d’Imposta Imprese Energivore

    Le imprese vengono definite energivore quando il loro consumo medio di energia elettrica è pari almeno ad 1 GWh/anno e quando rispettano altresì uno dei seguenti requisiti:

     

    a) operano nei settori dell’Allegato 3 alla Disciplina in materia di aiuti di Stato a favore dell’ambiente e dell’energia 2014-2020 (estrazione di minerali, produzione di oli e grassi, tessitura, produzione di cemento, fabbricazione di componenti elettronici, etc);

     

    b) operano nei settori dell’Allegato 5 all’anzidetta Disciplina in materia di aiuti di Stato a favore dell’ambiente e dell’energia 2014-2020 (altri settori minerari e manifatturieri)

     

    c) non rientrano fra quelle di cui ai punti a) e b), ma sono ricomprese negli elenchi delle imprese a forte consumo di energia redatti  dalla Cassa per i servizi energetici e ambientali (CSEA)

     

    Per questa tipologia di imprese, il bonus energia viene concesso nella forma di credito d’imposta come parziale rimborso dei maggiori costi sostenuti per l’acquisto e l’utilizzo effettivo della componente energetica nei trimestri di riferimento e corrisponde a:

     

    – Il 45% della spesa sostenuta per l’acquisto e l’utilizzo effettivo della componente energetica nel primo trimestre 2023 (gennaio, febbraio, marzo);

     

    – Il 20% delle spese sostenute per l’acquisto e l’utilizzo effettivo della componente energetica nel secondo trimestre 2023 (aprile, maggio, giugno)

    Credito d’Imposta Imprese Gasivore

    Le imprese sono definite gasivore quando il loro consumo medio di gas naturale è almeno pari ad 1GWh/anno e  operano in uno dei settori specificati dall’ex Ministero della Transizione Ecologica all’Allegato 1 del DM 21.12.2021 n.541.

     

    Per beneficiare del Bonus Energia, le imprese gasivore devono aver consumato nel primo trimestre solare dell’anno un quantitativo di gas naturale per usi energetici pari o superiore al 25% del volume di gas naturale indicato all’articolo 3, comma 1, del sopracitato DM 21.12.2021 n. 541, esclusi i consumi di gas naturale impiegati in usi termoelettrici.

     

    Le aziende che consumano gas per usi diversi da quelli termoelettrici nel primo o secondo trimestre del 2023 possono ottenere il contributo a condizione che il prezzo del gas naturale, calcolato come media dei prezzi di riferimento del Mercato Infragiornaliero (MI-GAS) pubblicati dal Gestore dei mercati energetici (GME) per il quarto trimestre del 2022 (per il credito del primo trimestre) o il primo trimestre del 2023 (per il credito del secondo trimestre), abbia subito un incremento superiore al 30% rispetto al prezzo medio riferito ai medesimi trimestri del 2019.

     

    Per le imprese gasivore, il credito d’imposta corrisponde a:

     

    • il 45% dei costi d’acquisto del gas consumato  nel primo trimestre 2023 per usi energetici diversi da quelli termoelettrici
    • 20% dei costi d’acquisto del gas consumato  nel secondo trimestre 2023 per usi energetici diversi da quelli termoelettrici

    Credito d’Imposta Imprese Non Energivore

    Le imprese non energivore, per accedere all’agevolazione,  devono avere in dotazione almeno un contatore di potenza disponibile pari o superiore a 4,5 Kw

    Per la suddetta categoria, il bonus energia è pari al:

    • il 35% dei costi di acquisto della componente energia elettrica effettivamente consumata nel primo trimestre 2023

     
    • il 10%  dei costi di acquisto della componente energia elettrica effettivamente consumata nel secondo trimestre 2023

    Credito d’Imposta Imprese Non Gasivore

    Per le imprese che non hanno alti consumi della componente gas naturale e che non rientrano quindi nella definizione di impresa gasivora, il bonus energia è pari al:

    • il 45% dei costi d’acquisto del gas consumato  nel primo trimestre 2023 per usi energetici diversi da quelli termoelettrici

    • 20% dei costi d’acquisto del gas consumato  nel secondo trimestre 2023 per usi energetici diversi da quelli termoelettrici

    Credito d’Imposta Settore Agricoltura e Pesca

    Per le imprese esercenti l’attività agricola e la pesca e per quelle esercenti l’attività agromeccanica di cui al codice ATECO 01.61, il contributo viene riconosciuto a parziale compensazione dei costi di carburante ed è pari al:

    • 20% della spesa sostenuta per l’acquisto del carburante effettuato nel primo trimestre 2023, per la trazione dei mezzi utilizzati per l’esercizio delle predette attività. 

     

    • 20%  in relazione alla spesa sostenuta nel primo trimestre 2023, per l’acquisto del gasolio e della benzina utilizzati per il riscaldamento delle serre e dei fabbricati produttivi adibiti all’allevamento degli animali.

    Bonus Energia Imprese Come Richiederlo?

    Le imprese che possiedono i requisiti possono beneficiare dei crediti di imposta in compensazione attraverso il modello F24, indicando, nella “sezione erario”, in corrispondenza delle somme indicate nella colonna “importi a credito compensati”, uno dei codici tributo istituiti dall’Agenzia delle Entrate

    In alternativa, le imprese possono decidere di cedere i crediti d’imposta per l’intero importo. A tal fine, è necessario inviare telematicamente all’Agenzia delle entrate la comunicazione della cessione del credito.

    Il termine per la fruizione dei crediti è fissato al 31 dicembre 2023. I bonus ottenuti dalle imprese nella forma di crediti di imposta non contribuiscono alla determinazione del reddito dell’impresa, nè alla base imponibile per il calcalo dell’imposta regionale sulle attività produttive (Irap).

    I crediti possono inoltre essere cumulati con altre misure agevolative riguardanti i medesimi costi, purché la somma delle agevolazioni non superi i costi effettivamente sostenuti per l’energia.

     

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  • Credito d’imposta pubblicità 2023: tutti i dettagli del Bonus

    Credito d’imposta pubblicità

    Il Credito d’imposta pubblicità 2023 è una misura di agevolazione fiscale che mira a sostenere la comunicazione commerciale delle imprese italiane e promuovere la ripresa economica del Paese.

    Il credito d’imposta pubblicità è una misura fiscale che consente alle imprese di detrarre dall’imposta dovuta una percentuale dei costi sostenuti per la pubblicità. 

    Inizialmente, il credito d’imposta pubblicità prevedeva una detrazione sulle spese sostenute per l’acquisto di spazi pubblicitari su giornali e periodici registrati presso il Tribunale Competente o presso il Registro degli operatori di comunicazione (ROC).

    Nel corso degli anni, la misura è stata prorogata e modificata più volte, al fine di renderla più efficace e mirata. Nel 2023, il credito d’imposta pubblicità prevede una detrazione del 75% delle spese sostenute per l’acquisto di spazi pubblicitari sui giornali anche online.

    Per accedere al credito d’imposta, le imprese devono rispettare alcuni requisiti, tra cui la registrazione al Registro delle imprese e la presentazione della dichiarazione dei redditi. Inoltre, le spese sostenute devono essere documentate e possono essere effettuate sia da imprese individuali che da società di capitali.

    Chi sono i beneficiari?

    Possono presentare domanda per il credito d’imposta pubblicità 2023 le imprese o i lavoratori autonomi e gli enti non commerciali che effettuano investimenti in campagne pubblicitarie, sulla stampa quotidiana e periodica, anche on line. 

    Non sono beneficiari del credito d’imposta pubblicità i soggetti che:

    • nell’anno precedente a quello per il quale si richiede il beneficio (2022) non abbiamo effettuato investimenti pubblicitari ammissibili (campagne pubblicitarie sulla stampa quotidiana e periodica, anche online);
    • iniziano la loro attività nel corso dell’anno 2023;
    • nel 2023 registrano un incremento degli investimenti ammissibili inferiore all’1% rispetto a quelli effettuati nel 2022;
    • nel 2023 registrano un decremento degli investimenti ammissibili rispetto a quelli effettuati nel 2022.
    Credito d'imposta pubblicità 2023
    Crredito d’imposta pubblicità 2023

    Quali spese possono essere agevolate?

    Le spese ammissibili per il credito d’imposta pubblicità includono l’acquisto di spazi pubblicitari e inserzioni commerciali su giornali quotidiani e periodici, sia in formato cartaceo che digitale, che siano iscritti presso il Tribunale Competente o presso il Registro degli operatori di comunicazione (ROC) e dotati del Direttore responsabile.

    Tuttavia, sono escluse le spese accessorie, i costi di intermediazione e ogni altra spesa che non sia direttamente relativa all’acquisto dello spazio pubblicitario o che riguardi forme di pubblicità diverse.

    Le spese devono essere attestate e sono di competenza dell’anno in cui le prestazioni sono state ultimate.

    Inoltre, è importante notare che il tax credit pubblicità è soggetto alle regole del Regime De Minimis, quindi deve essere considerato insieme ad altri eventuali aiuti ricevuti sotto questo regime. In ogni caso, non è possibile cumulare il tax credit pubblicità con altre agevolazioni nazionali, regionali o europee.

    I costi ammissibili sono quelli sostenuti nel corso dell’anno in cui le prestazioni sono state ultimate.

    È importante sottolineare che le spese devono essere attestate e presentate in relazione alla Dichiarazione sostitutiva da parte dei soggetti legittimati a rilasciare il visto di conformità o dai revisori legali dei conti.

    Il tetto di spesa per il 2023 è di 30 milioni di euro.

    Quando e come è possibile presentare la domanda?

    I richiedenti del credito d’imposta pubblicità 2023, che soddisfano i requisiti e le condizioni previste devono inviare la comunicazione nel periodo compreso tra il 1° marzo 2023 e il 31 marzo 2023.

    Il credito d’imposta va utilizzato esclusivamente in compensazione, presentando il Modello F24 attraverso i servizi telematici dell’Agenzia delle Entrate e indicando l’apposito codice tributo, “6900”. È importante sottolineare che il credito d’imposta pubblicità è un’incentivo fiscale limitato e soggetto a specifiche regole e procedure. Per questo motivo, è consigliabile rivolgersi a un esperto per ottenere informazioni dettagliate e assicurarsi di rispettare tutte le condizioni necessarie per beneficiare dell’incentivo.

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  • Credito d’imposta per la costituzione o trasformazione in Società Benefit

    Attenzione: Termine presentazione domande 15 giugno 2022

    Fino al 50% di credito di imposta per le spese di costituzione o trasformazione in Società Benefit

    Credito d’imposta società benefit: cos’è

    È stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale n.10 del 14/01/2021 il decreto che dà le indicazioni sulla messa in atto del Credito d’imposta Società Benefit.

    il Credito d’imposta per le Società Benefit è l’incentivo che sostiene il rafforzamento del sistema delle società benefit in Italia, sostenendo le spese per la loro costituzione e trasformazione delle aziende in società benefit.

    Cosa sono le Società Benefit?

    Le Società Benefit non sono aziende come tutte le altre.

    Si tratta infatti di aziende che, nell’esercizio di un’attività economica, oltre allo scopo di dividerne gli utili, perseguono una o più finalità di beneficio comune e operano in modo responsabile, sostenibile e trasparente nei confronti di persone, comunità, territori e ambiente, beni ed attività culturali e sociali, enti e associazioni ed altri portatori di interesse.

    Chi può presentare la domanda?

    Scopriamo allora quali sono i requisiti per poter accedere al Credito d’imposta.

    Possono richiedere l’agevolazione tutte le imprese (di qualsiasi dimensione) con sede principale o secondaria in Italia, costituite, iscritte e attive al Registro delle Imprese che, alla data di presentazione della domanda, abbiano questi requisiti:

    • aver sostenuto spese per la costituzione oppure per la trasformazione in società benefit, a partire dal 19 luglio 2020 – data di entrata in vigore del decreto rilancio – fino al 31 dicembre 2021;
    • svolgere un’attività economica in Italia.

    Quali spese possono essere agevolate?

    Sono ammissibili alle agevolazioni le spese per la costituzione o per la trasformazione in società benefit sostenute dal 19 luglio 2020 e fino al 31 dicembre 2021.

    Rientrano tra le spese ammissibili:

    • spese notarili e d’iscrizione nel Registro delle imprese;
    • spese inerenti all’assistenza professionale e alla consulenza sostenute e direttamente destinate alla costituzione o alla trasformazione in società benefit.

     

    Nota bene, però, che le uniche spese escluse dall’agevolazione sono tutte quelle relative a imposte e tasse.

    Che tipo di agevolazione è prevista?

    Il credito d’imposta arriva fino al 50% delle spese ammissibili e fino a un massimo di 10.000 euro.

    L’agevolazione è cumulabile con altri aiuti concessi in “de minimis”, ma è possibile presentare una sola domanda per beneficiario.

    Come presentare la domanda?

    Per richiedere l’agevolazione, i soggetti in possesso dei requisiti possono presentare un’istanza online al Ministero, esclusivamente per via telematica, attraverso l’apposita procedura informatica resa disponibile sul sito istituzionale del Ministero.

    Seguiranno aggiornamenti riguardo le date di apertura e chiusura della procedura informatica, che saranno comunicate con successivo provvedimento del Direttore generale per gli incentivi alle imprese.

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  • Temporary framework: aggiornato e prorogato al 30 giugno 2022

    Prorogato il Quadro temporaneo di aiuti per il Covid-19

    Dopo varie proroghe che avevano rimandato la scadenza del Temporary framework al 31 dicembre 2021, ecco l’ultima novità, resa definitiva il 18 novembre 2021: la validità del Quadro temporaneo è stata ulteriormente estesa fino al 30 giugno 2022.

    L’epidemia da Covid-19 ha rappresentato una grave minaccia per la salute mondiale, ma anche un grande danno per l’economia degli stati. Tutti i Paesi infatti stanno affrontando una fase di recessione economica causata dall’emergenza sanitaria.
    È proprio per questo che la Commissione Europea ha adottato, il 19 marzo 2020, un Quadro di riferimento temporaneo per gli aiuti di Stato a sostegno dell’economia nell’attuale emergenza del COVID-19. Il documento mira a consentire agli Stati membri di adottare misure di sostegno alle imprese duramente colpite dalla crisi, sfruttando la massima flessibilità prevista dalle norme sugli aiuti di Stato.

     

    Temporary Framework: cos’è

    Si tratta di uno strumento che ha permesso l’attivazione di nuovi e numerosi incentivi e il rafforzamento di quelli esistenti per fronteggiare a livello economico la crisi Covid.

    Il Quadro Temporaneo non sostituisce, ma integra gli altri strumenti di intervento pubblico ordinari basati sulle norme già vigenti relative agli aiuti di Stato (ad esempio il “regime de minimis”).

    Dunque, le misure temporanee di aiuto previste possono essere cumulate tra loro, nonché possono essere cumulate con i regimi di aiuti ordinari consentiti, a patto che vengano rispettate le regole di cumulo previste.

    Proroga Temporary Framework e aiuti Covid: ecco le novità

    Inizialmente, la scadenza di applicabilità del Quadro era stata fissata al 31 dicembre 2020, fatta eccezione per le misure per la ricapitalizzazione delle imprese che potevano essere concesse fino al 30 giugno 2021.

    Dopo varie proroghe che avevano rimandato la scadenza al 31 dicembre 2021, ecco l’ultima novità, resa definitiva il 18 novembre 2021: la validità del Quadro temporaneo è stata ulteriormente estesa fino al 30 giugno 2022.

    Quali modifiche sono state introdotte oltre alla proroga?

    1. Aumento dei massimali della:
      – Sezione 3.1: aumentati a 2,3 milioni di euro (per impresa unica);
      – Sezione 3.12: aumentati a 12 milioni di euro (per impresa unica).
    2. Introduzione di due nuovi strumenti per sostenere la ripresa in corso dell’economia europea in modo sostenibile
    • Misure di sostegno agli investimenti per aiutare gli Stati membri a colmare il divario lasciato dalla crisi. La misura comprende salvaguardie per evitare indebite distorsioni della concorrenza. Questo strumento è a disposizione sino al 31 dicembre 2022.
    • Misure di sostegno alla solvibilità per mobilitare fondi privati ​​e renderli disponibili per investimenti in piccole e medie imprese, incluse le start-up e le piccole midcap. Gli Stati membri possono concedere garanzie a intermediari privati, creando incentivi per investire in questo tipo di società e fornendo loro un accesso più facile ai finanziamenti azionari. Questo strumento è a disposizione sino al 31 dicembre 2023.
      Inoltre la Commissione ha prorogato dal 30 giugno 2022 al 30 giugno 2023 la possibilità, per gli Stati membri, di convertire gli strumenti rimborsabili concessi nell’ambito del quadro temporaneo in altre forme di aiuto, come le sovvenzioni dirette.

     

    Temporary Framework: chi può richiedere gli aiuti

    Con la Comunicazione del 29 giugno 2020, la Commissione ha esteso l’applicazione del quadro temporaneo a tutte le micro e piccole imprese. La loro inclusione vale anche se al 31 dicembre 2019 erano già in difficoltà finanziarie.

    La modifica ha anche aumentato le possibilità di sostenere le startup, in particolare quelle innovative, che svolgono un ruolo fondamentale per la ripresa economica dell’Unione.

     

    Temporary Framework: regimi di aiuto

    Il “Temporary Framework”, nella sua prima versione del 19 marzo 2020, ha ritenuto ammissibili, sino al 31 dicembre 2020, cinque categorie di aiuti finalizzati a garantire la liquidità e l’accesso ai finanziamenti per le imprese colpite dalle misure restrittive determinate della pandemia. In particolare, gli Stati membri sono stati autorizzati a concedere:

    • aiuti di importo limitato, quali sovvenzioni dirette, agevolazioni fiscali e di pagamento o altre forme (Sezione 3.1 del Temporary Framework);
    • aiuti sotto forma di garanzie statali sui prestiti; (Sezione 3.2 del Temporary Framework)
    • aiuti sotto forma di tassi di interesse agevolati per i prestiti; (Sezione 3.3 del Temporary Framework)
    • aiuti sotto forma di garanzie e prestiti agevolati veicolati tramite enti creditizi o altri enti finanziari; (Sezione 3.4 del Temporary Framework)
      maggiore flessibilità nell’assicurazione del credito all’esportazione a breve termine. (Sezione 3.5 del Temporary Framework)

    Con la successiva Comunicazione del 3 aprile, la Commissione ha integrato il Quadro Temporaneo, consentendo ulteriori misure di sostegno pubblico per accelerare la ricerca, la sperimentazione e la produzione di prodotti connessi alla crisi sanitaria da COVID-19, tutelare posti di lavoro e sostenere ulteriormente l’economia durante la crisi, quali:

    • il sostegno per le attività di ricerca e sviluppo connesse al coronavirus (Sezione 3.6 del Temporary Framework)
    • il sostegno alla costruzione e all’ammodernamento di impianti di prova (Sezione 3.7 del Temporary Framework)
    • il sostegno alla produzione di prodotti per far fronte alla pandemia (Sezione 3.8 del Temporary Framework)
    • il sostegno mirato sotto forma di differimento del pagamento delle imposte e/o di sospensione del versamento dei contributi previdenziali e il sostegno mirato sotto forma di contributo ai costi salariali di imprese in settori o regioni che hanno maggiormente sofferto a causa della pandemia e che altrimenti dovrebbero licenziare del personale (Sezione 3.9 del Temporary Framework)

     

    Altri regimi di aiuto

    Le ultime 3 Sezioni del Quadro temporaneo riguardano:

    • Aiuti sotto forma di sovvenzioni per il pagamento dei salari dei dipendenti per evitare i licenziamenti durante la pandemia di COVID-19 contributi ai costi salariali delle imprese (compresi i lavoratori autonomi) che, a causa della pandemia di Covid-19, sarebbero altrimenti costrette a licenziare i dipendenti (Sezione 3.10);
    • Misure di ricapitalizzazione sostegno pubblico sotto forma di strumenti di capitale e/o strumenti ibridi di capitale a favore di imprese che si trovano in difficoltà finanziarie a causa della pandemia di Covid-1944. Esso mira a garantire che la perturbazione dell’economia non dia luogo a un’uscita dal mercato non necessaria di imprese che erano redditizie prima della pandemia di Covid19 (Sezione 3.11);
    • Aiuti sotto forma di sostegno a costi fissi non coperti (Sezione 3.12).

     

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  • Credito d’imposta sanificazione e dispositivi di protezione 2021: come richiederlo

    Recupera parte delle spese di sanificazione del 2021, grazie ad un credito d’imposta pari al 30% delle spese ammissibili: quello che hai speso non va perso!

    Di cosa si tratta?

    Per favorire l’adozione di misure adatte a contrastare la diffusione del COVID-19, il Decreto Sostegni-bis ha introdotto uno sgravio fiscale per chi ha sostenuto spese di sanificazione degli ambienti e degli strumenti utilizzati a lavoro, e che ha acquistato dispositivi di protezione individuale, come termoscanner, detergenti ecc

    Veniamo quindi al dunque: l’articolo 32 del decreto-legge 25 maggio 2021, n. 73 ha riconosciuto un credito d’imposta per chi, nei mesi di giugno, luglio e agosto 2021, ha sostenuto spese per la sanificazione degli ambienti e degli strumenti utilizzati e per l’acquisto di dispositivi di protezione individuale e di altri dispositivi atti a garantire la salute dei lavoratori e degli utenti, comprese le spese per la somministrazione di tamponi per COVID-19.

    Scopriamo subito come recuperare parte delle spese sostenute grazie al credito d’imposta per la sanificazione!

    A chi è rivolto il Credito d’imposta Sanificazione?

    I contribuenti che possono accedere al beneficio fiscale sono:

    • i soggetti esercenti attività di impresa, arti e professioni;
    • gli enti non commerciali (compresi gli enti del Terzo settore e gli enti religiosi civilmente riconosciuti);
    • i soggetti esercenti attività extra-alberghiera a carattere non imprenditoriale.

    Per quest’ultima categoria c’è un’ulteriore specifica: dovranno possedere il codice identificativo specificato nell’articolo 13-quater, comma 4, del decreto-legge 30 aprile 2019, n. 34.

    Quali sono le spese ammissibili?

    Ma vediamo nel dettaglio quali spese ti consente di agevolare il Credito di imposta Sanificazione 2021:

    1. La sanificazione degli ambienti nei quali è esercitata l’attività lavorativa e istituzionale e degli strumenti utilizzati nell’ambito di tali attività;
    2. La somministrazione di tamponi a chi svolge la propria mansione nell’ambito delle attività lavorative;
    3. L’acquisto di dispositivi di protezione individuale, come mascherine, guanti, visiere e occhiali protettivi, tute di protezione e calzari, che rispettino i requisiti essenziali di sicurezza previsti dalla normativa europea;
    4. L’acquisto di prodotti detergenti, disinfettanti o igienizzanti;
    5. L’acquisto di termometri, termoscanner, tappeti e vaschette decontaminanti e igienizzanti, comprese le eventuali spese di installazione;
    6. L’acquisto e l’installazione di dispositivi atti a garantire la distanza di sicurezza interpersonale, come barriere e pannelli protettivi.

     

    È un’ottima occasione per recuperare parte delle spese sostenute a causa della pandemia! Ma quanto sarà possibile recuperare, e come?

    In cosa consiste il Credito di imposta per la sanificazione?

    Il credito d’imposta sanificazioni 2021 è pari al 30% delle spese sostenute nei mesi di giugno, luglio e agosto 2021, entro un limite massimo di 60.000 euro.

    Se le richieste dovessero superare il plafond disponibile (200 milioni di euro per l’anno 2021) l’Agenzia determinerà la quota percentuale dei crediti effettivamente fruibili, in rapporto alle risorse disponibili.

    In questo caso, l’ammontare massimo del credito d’imposta fruibile sarà pari al credito richiesto moltiplicato per la percentuale che sarà resa nota con provvedimento del direttore dell’Agenzia delle entrate entro il 12 novembre 2021.

    Come richiedere il Credito di imposta

    Scopriamo allora come richiedere il Credito di imposta.

    La procedura è piuttosto semplice, ed è stata definita tramite l’apposito documento dell’Agenzia delle Entrate, chiamato “Definizione dei criteri e delle modalità di applicazione e fruizione del credito d’imposta per la sanificazione e l’acquisto dei dispositivi di protezione, di cui all’articolo 32 del decreto-legge 25 maggio 2021, n. 73”.

    Per accedere all’agevolazione, i contribuenti in possesso dei requisiti dovranno comunicare all’Agenzia delle Entrate l’ammontare delle spese ammissibili sostenute nei mesi interessati attraverso il Modello per la comunicazione delle spese per la sanificazione e l’acquisto dei dispositivi di protezione.

    La Comunicazione, da inviare esclusivamente in modalità telematica, potrà essere inoltrata dal contribuente o da un suo intermediario. L’inoltro avviene tramite il servizio web disponibile nell’area riservata del sito internet dell’Agenzia delle entrate, oppure attraverso i canali telematici messi a disposizione dall’Agenzia delle Entrate.

    Entro 5 giorni dall’invio della Comunicazione viene emessa una ricevuta che attesta la presa in carico o lo scarto, con l’indicazione delle relative motivazioni.

    La Comunicazione può essere presentata dal 4 ottobre al 4 novembre 2021: durante questo stesso periodo, la dichiarazione può essere corretta, così come è possibile presentare domanda di rinuncia al credito di imposta precedentemente comunicato, utilizzando lo stesso modello.

    Modalità di utilizzo del Credito d’imposta

    Il credito d’imposta potrà essere utilizzato dai beneficiari:

    • nella dichiarazione dei redditi del periodo di imposta di sostenimento della spesa (il modello Redditi 2022);
    • in compensazione a partire dal giorno successivo alla pubblicazione del provvedimento che determina la percentuale definitiva del credito di imposta spettante.

     

    L’utilizzo in compensazione potrà essere effettuato tramite modello F24, da presentare esclusivamente tramite i servizi online messi a disposizione dall’Agenzia delle Entrate, utilizzando il codice tributo e le istruzioni che saranno rese disponibili con successiva risoluzione.

    Spero di averti dato una serie di informazioni utili per richiedere il credito di imposta per le spese di sanificazione da Covid-19. Naturalmente se vuoi saperne di più, clicca sul pulsante qui sotto e scopri come possiamo aiutarti!

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  • PNRR, Missione 1: Digitalizzazione, Innovazione, Competitività, Cultura e Turismo

    Tutte le principali agevolazioni per digitalizzazione, competitività delle PMI e per gli attori del settore turistico e culturale previste dal PNRR Missione 1

    Hai sentito parlare ovunque del PNRR, ma non sai quali sono le opportunità che offre alle PMI? Sei nel posto giusto!

    Cominciamo rispondendo a una semplice domanda: cos’è il PNRR?

    È il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, il programma di riforme presentato dall’Italia e dagli altri paesi dell’Unione Europea per accedere alle risorse economiche del Next Generation EU.

    Questi aiuti sono fondamentali per riparare i danni economici e sociali causati dall’emergenza sanitaria da Covid-19. Il Piano nazionale stabilisce, quindi, come e dove saranno investiti, da qui fino al 2027, tutti gli aiuti economici che arriveranno dall’Europa.

    Tutte le misure coinvolgeranno aziende italiane, startup e PA attraverso il sostegno agli investimenti. È un’occasione straordinaria, e le nostre PMI dovranno saper sfruttare al meglio tutti i vantaggi.

    In questo articolo scopriremo la Missione 1, ovvero l’ambito del PNRR dedicato a Digitalizzazione, Innovazione, Competitività, Cultura e Turismo.

    Continua a leggere e scopri tutte le opportunità per la tua impresa!

    Quante risorse economiche sono previste?

    Sono previsti complessivamente per la Missione 1 ben 40,32 miliardi di euro, così ripartiti nelle diverse aree tematiche:

    1. 9,75 mld di euro andranno alla “Digitalizzazione innovazione e sicurezza nella Pubblica Amministrazione”;
    2. 23,89 mld di euro saranno destinati alla “Digitalizzazione, innovazione e capacità di comunicazione del sistema produttivo”;
    3. 6,68 mld di euro spetteranno a “Turismo e Cultura 4.0”.

     

    Per il PNRR, la digitalizzazione è un tema fondamentale comune a tutte le Missioni, per il quale, come vedremo, sono previste importanti misure.

    Missione 1: Quali sono le opportunità per le PMI?

    La Missione 1 è uno degli ambiti del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza con più risorse economiche. Ma quali sono le opportunità che le PMI dovranno cogliere per superare la crisi economica e sanitaria causata dal Covid-19?

    Cominciamo dalle imprese culturali/creative e start-up innovative: grazie agli incentivi, potranno sostenere la creazione di nuovi contenuti culturali e lo sviluppo di servizi digitali ad alto valore aggiunto, con l’obiettivo finale di stimolare un’economia basata sulla circolazione della conoscenza.

    Piano Transizione 4.0

    Un’ottima opportunità per le PMI che vogliono investire nel proprio business è il nuovo piano per la Transizione 4.0.

    Il Piano costituisce un’evoluzione del precedente programma “Industria 4.0” (introdotto nel 2017), e permette alle imprese di usufruire di incentivi per la transizione digitale, agevolando gli investimenti in tecnologie all’avanguardia così come in ricerca, sviluppo e innovazione. Ma cosa prevede il piano Transizione 4.0?

    Si tratta di un riconoscimento di tre tipologie di crediti d’imposta alle imprese che investono in:

    1. Beni strumentali;
    2. Ricerca, sviluppo e innovazione;
    3. Attività di formazione alla digitalizzazione e di sviluppo delle relative competenze.

     

    Se hai una PMI e vuoi investire nella tua attività, questa è sicuramente l’opportunità che fa al caso tuo!

    Internazionalizzazione – Riapertura e rifinanziamento Fondo 394/81 Simest

    Il tuo sogno nel cassetto è quello di internazionalizzare la tua impresa?

    Abbiamo ottime notizie per te: il PNRR prevede un rifinanziamento del Fondo gestito da SIMEST, che eroga contributi e prestiti agevolati a imprese italiane operanti sui mercati esteri.

    Quali spese saranno agevolate? Facciamo degli esempi:

    • studi di fattibilità,
    • partecipazioni a fiere internazionali,
    • servizi di consulenza da parte di personale specializzato sui temi legati all’internazionalizzazione ed al commercio digitale
    • … e molto altro ancora!

    Altre agevolazioni interessanti

    Se fai parte degli attori del settore turistico, potrai sfruttare tutti gli incentivi messi in atto per la Componente 3, “Turismo e Cultura 4.0” per innalzare gli standard di offerta e migliorare i servizi per i visitatori. È infatti prevista la definizione di un fondo ad hoc capace di attrarre investitori privati (supporto BEI) definendo dei precisi strumenti di azione:

    1. Il credito d’imposta per le strutture ricettive;
    2. Una sezione speciale del fondo di garanzia;
    3. Incentivi all’aggregazione delle imprese turistiche;
    4. Il Fondo nazionale per il turismo e il Fondo per il turismo sostenibile.

     

    Tra le opportunità imperdibili rientra certamente il rientra il Credito fiscale (da 530 milioni di euro) che prevede incentivi per aumentare la qualità dell’ospitalità turistica con investimenti finalizzati alla sostenibilità ambientale (fonti rinnovabili a minor consumo energetico) alla riqualificazione e all’aumento degli standard qualitativi delle strutture ricettive italiane.

    Per la cultura sarà possibile da un lato incentivare i processi di upskilling e reskilling degli operatori culturali (su tematiche di digitalizzazione ed ecologia), dall’altro favorire l’innovazione del sistema turistico italiano e l’industria culturale e creativa 4.0, con l’obiettivo di organizzare e conservare il patrimonio culturale italiano.

    Concentrati sul tuo business, a trovare il bando giusto per te ci pensiamo noi!

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