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Tag: Finanza alternativa

  • Fondo Nazionale Innovazione – Come funziona

    Fondo Nazionale Innovazione – Come funziona

    Novità 2022: Stanziati complessivamente di oltre 2,5 miliardi, a cui si sommeranno ulteriori 600 milioni allocati da Cassa Depositi e Prestiti e investitori terzi, come previsto dal decreto infrastrutture. Consulta la nota qui.

    Cos’è il Fondo Nazionale Innovazione

    Introdotto dalla Legge di Bilancio 2019, il Fondo Nazionale Innovazione (FNI) prevede una dotazione finanziaria di 1 miliardo di euro circa.

    Il Fondo sarà gestito da , ed è stato attivato il 5 agosto grazie alla cessione di una partecipazione pari al 70% del capitale sociale detenuto nella società di gestione del risparmio,  Venture SGR.

    Il Fondo Nazionale Innovazione è un soggetto (SGR) multifondo che opera in una logica di mercato e di lungo periodo, ma esclusivamente attraverso le metodologie di .

    Il principale obiettivo del Fondo è la crescita economica, e in base a quanto espresso dal MiSE dovrebbe rappresentare il perno della politica industriale in ambito startup e innovazione.

    Allo stesso tempo, tramite queste risorse, si vuole evitare o ridimensionare il fenomeno spesso sintetizzato con il termine “fuga di cervelli”. Si vogliono creare nuove opportunità di lavoro e nuove professioni, facendo rientrare le tante startup fondate da italiani che operano in altri Paesi europei e non.

    Si stima che l’insieme degli occupati in ambito startup e Pmi innovative sia pari almeno a 50.000 persone: il Governo ha dichiarato di voler raddoppiare o triplicare questo numero in tempi brevi.

    Come funziona il Fondo

    Il Fondo opera come intervento in capitale di rischio, ossia con investimenti nel capitale di imprese innovative, e quindi a supporto di startup, scaleup e PMI innovative.

    Questi investimenti potranno essere diretti, nel capitale delle aziende, o indiretti, in fondi di Venture Capital.

    Di conseguenza, gli investimenti possono essere effettuati dai singoli Fondi del FNI in modo selettivo, come previsto dalle best practices di settore, in base alla capacità di generare impatto e valore sia per l’investimento che per l’economia nazionale.

    Si è deciso di utilizzare il Venture Capital perché è considerato lo strumento chiave di mercato per lo sviluppo dell’innovazione, essendo caratterizzato da tre elementi che si sposano al meglio con il sistema innovativo:

    • la selettività sui progetti in cui investire,
    • la rapidità con cui possono essere attuati gli investimenti,
    • la flessibilità sull’ammontare dell’investimento in relazione al settore, al progetto e alla fase di sviluppo dello stesso.

    Come accedere al Fondo

    Ovviamente, il Fondo potrà operare su tutto il territorio nazionale.

    A prescindere dalla tipologia di investimento, diretto o indiretto, saranno finanziate esclusivamente Pmi innovative con elevato potenziale di sviluppo, non quotate in mercati regolamentati, in tutte le fasi possibili: di sperimentazione, di costituzione, di avvio o di sviluppo del prodotto.

    Gli investimenti si focalizzeranno sui settori considerati strategici per la crescita e la competitività del Paese. Ad esempio, si investirà su Intelligenza Artificiale (AI), Internet of Things (IoT), blockchain, e aerospazio.

    Sono previste opportunità di investimento anche su settori più conosciuti, legati comunque alla crescita del Paese, come la sanità, la mobilità, il design e made in Italy, le tecnologie innovative applicate al settore finanziario (Fintech), agricolo (Agritech), o più in generale al cibo (Foodtech), e a tutte quelle applicazioni che riguardano l’industria sostenibile.

    Da quando è operativo FNI

    Il 27 novembre Cassa Depositi e Prestiti ha affidato il ruolo di Amministratore Delegato del Fondo a Enrico Resmini, ed è grazie a questa nomina e a quelle degli altri candidati consiglieri che si rende operativo il Fondo Nazionale Innovazione.

    Dati gli obiettivi espressi dal MiSE e il “gruppo di lavoro” così ricco e competente, nutriamo molte speranze e fiducia sull’evoluzione e gli effetti del FNI.

    Scopriremo in tempi relativamente brevi se, e quanto, l’impatto reale di questo intervento si sarà avvicinato a quello previsto.

    Nel frattempo cercheremo di dare aggiornamenti rilevanti su questo Fondo, quando si presenterà l’occasione.

    Concentrati sul tuo business, a trovare il bando giusto per te ci pensiamo noi!

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  • Venture Capital e Business Angel in Italia: come finanziare una startup innovativa

    Venture Capital e Business Angel in Italia: come finanziare una startup innovativa

    Come finanziare una startup innovativa tramite soluzioni alternative: a chi rivolgerti in base al ciclo di vita della tua startup.

    Nel mondo delle startup innovative la tematica di come recuperare risorse finanziarie per crescere e far scalare la propria startup è senza dubbio centrale.

    Startup operanti in settori che richiedono investimenti importanti, come quello biomedicale o chimico farmaceutico, hanno la necessità di recuperare, fin da subito, risorse monetarie importanti per poter fare le attività di ricerca e sviluppo necessarie per produrre un MVP, portando così sul mercato un prototipo del proprio progetto.

    Ma le startup del biotech non sono le sole a necessitare di capitali per partire: senza un adeguato apporto di liquidità, qualsiasi startup potrebbe non riuscire mai a spiccare il volo, pur avendo un’idea particolarmente brillante, un team valido ed una buona execution.

    Si sa che lavorare in bootstrapping richiede tempi lunghi e non tutti possono permettersi di ricorrere all’autofinanziamento. Perciò vediamo quali sono le principali forme di finanziamento a cui possono ricorrere le startup innovative italiane, ovvero il cd.  e gli Angel Investor.

    Per prima cosa, ti voglio far presente che ad ogni fase di vita di una startup corrisponde la più corretta forma di finanziamento.

    Quali sono le fasi di funding di una startup?

    Con riferimento alle fasi di finanziamento, possiamo suddividere il “ciclo di vita” di una startup innovativa in:

    • Pre-seed
    • Seed
    • Round A e B (Growth & Expansion)
    • Round D e C
    • Quotazione o IPO

    Pre seed

    E’ la fase in cui la startup sta validando la propria idea ed il prodotto/servizio offerto dalla startup non esiste ancora. In questa fase ad essere finanziata è l’idea e/o il team.

    Solitamente intervengono i founder stessi con le proprie risorse, i friends and family, e alcuni fondi pubblici di pre seed o incubatori, che erogano dei finanziamenti di importo molto contenuto in considerazione dell’elevata rischiosità della startup. L’importo medio di un finanziamento di pre seed va dai 30.000 ai 50.000 euro.

    Seed

    E’ la fase in cui la startup si trova nel pieno del product-market fit: il prodotto/servizio della startup è in piena fase di traction e sta raccogliendo metriche, le c.d. KPI, che possono essere presentate agli investitori.

    In questa fase è possibile rivolgersi a business angels con competenze specifiche nel settore in cui opera la startup e fondi di venture specializzati nella fase di Seed. L’importo medio un finanziamento per una fase di seed va dai 200.000 ai 500.000 euro.

    Round A e B

    E’ la fase in cui l’azienda sta finalmente scalando, e si finanzia anche con la vendita dei beni/servizi che produce.

    In questa fase è molto importante rivolgersi a fondi di venture operanti nel settore di riferimento della propria startup. L’importo medio di un finanziamento su un ruound A e B, in Italia, va da 1 a 5 Milioni di euro.

    Round D e C

    La startup, o meglio la scale up, è in piena espansione e necessita di capitali maggiori per fare il vero e proprio salto ed affermarsi su nuovi mercati, lanciando anche nuovi prodotti.

    In questa fase si possono avere finanziamenti superiori ai 5 Milioni di euro.

    Quotazione in borsa

    Per l’ex scale up è il momento di quotarsi in borsa, ovvero di procedere a realizzare la prima IPO raccogliendo capitali da una platea globale di investitori.

    I Business Angel in Italia

    Come abbiamo visto in precedenza, i Business Angels, o angel investing, intervengono in fase di Seed per finanziare la startup innovativa.

    Se sei in questa fase di vita della tua startup e ti stai chiedendo come trovare business angels, dai un’occhiata alle principali reti di angel investors in Italia ovvero:

     

    Sei alla ricerca di business angels per la tua startup?  Sui siti delle reti di business angels che ti ho elencato potrai trovare le sezioni apposite da cui inviare il tuo progetto, così da farlo valutare.

    Si tratta di un’ottima opportunità per far conoscere la propria startup e ricevere feedback importanti.

    I Venture Capital in Italia: quali sono i fondi più interessanti e attivi

    Come abbiamo detto, se sei in una fase di crescita della tua startup, rivolgerti ad un Fondo di Venture è sicuramente la soluzione più giusta. Ma quali sono quelli più attivi in Italia? Vediamo i principali fondi nell’ambito seed e per i round successivi.

    Alcuni dei Fondi di Venture più attivi in Italia nella fase Seed ed Expansion

    • Boost Heroes – investe in startup operanti in tutti gli ambiti senza un focus preciso a livello geografico. L’investimento massimo è di circa 500.000 euro.
    • Barcamper Ventures – investe principalmente in ambito Digital Fabrication, Blockchain, Marketing Automation, E-commerce, Fintech, Industria 4.0, IoT, Intelligenza Artificiale, Big Data, SaaS, Realtà Virtuale. Il size medio dell’investimento è di 1 Milione di euro.
    • P101 – investe principalmente in ambito Fashion, Fintech e Insuretech, Food, , Trasporti. L’investimento minimo è di 1.5 Milioni di euro. Il fondo investe con i fondi P101 e P102.
    • Invitalia Ventures – investe principalmente in ambito Agritech, Biotech, Chimica, Energia e ambiente, Fashion, Fintech, Insuretech, Food, Arredo, Healthcare, ICT, Retail, Trasporti, Costruzioni, Meccanica. L’investimento minimo è di 500.000 euro, l’investimento massimo è di 10 Milioni di euro.
    • United Ventures – investe principalmente in ambito ICT. Il size minimo dell’investimento è di 1 Milione di euro.

     

    Questi sono solo alcuni dei fondi operanti in Italia: se vuoi una panoramica completa di tutti gli operatori di venture capital presenti sul panorama italiano, ti consiglio di dare un’occhiata sul sito di AIFI, ovvero l’associazione italiana che riunisce gli operatori di , Venture Capital e Private Debt.

    Strumenti alternativi di finanziamento per startup innovative

    Come vedi, se intendi indirizzarti verso il finanziamento in capitale di rischio, le alternative di finanziamento per la tua startup sono tante, ma ricorda che possono rappresentare delle valide modalità di finanziamento anche:

    • il crowdfunding
    • la finanza agevolata
    • l’indebitamento bancario
    • l’autofinanziamento (il c.d bootstrapping)

     

    Inoltre, ti consiglio di non perdere l’occasione di partecipare a Call per startup che erogano premi in denaro, e soprattutto ti consentono di venire in contatto con potenziali investitori, come quelli che ti ho elencato poco sopra.

    Trovare fondi per la tua startup è quasi un lavoro a tempo pieno, ma lavorando in maniera organizzata e contattando i giusti interlocutori con un progetto valido, un team interessante e una buona execution, è possibile andare lontano!

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  • Come finanziare un’impresa o un progetto: 5 fonti di finanziamento

    Come finanziare un’impresa o un progetto: 5 fonti di finanziamento

    Leggi l’articolo per scoprire le principali fonti di finanziamento per il tuo progetto, la tua impresa o la tua startup

    Come finanziare un progetto o un’impresa? Se sei alla ricerca di soldi per finanziare la tua attività o per sostenere l’avvio di un tuo nuovo progetto in startup non perdere questo articolo!

    Tutti i buoni progetti hanno bisogno di risorse per crescere, ma capire quali sono le reali possibilità a tua disposizione e dove trovarle non è, spesso, facile.

    La buona notizia è che le modalità di finanziamento di un’impresa o di un progetto di sviluppo sono molte; la cattiva è che devi imparare a conoscerle tutte per capire qual è quella più adatta a te e ai tuoi progetti!

    Scoprirai con noi le principali fonti di finanziamento esistenti per sostenere la tua impresa: dal love capital al crowdfuding dai finanziamenti bancari a quelli agevolati, passando per il c.d seed investing, l’angel investing, il venture capital e il private equity.

    Family, friends and fools (il c.d Love capital)

    Per love capital, o FFF (family, friends, fools) si indica il capitale iniziale necessario per l’avvio ed il primissimo sviluppo dell’impresa che viene raccolto tra:

    • Familiari
    • Amici
    • Soggetti vicini all’imprenditore, talmente “pazzi” da prestargli i fondi per partire, i cosiddetti fools!

     

    Questo tipo di finanziamento ha i suoi indubbi vantaggi, tuttavia qualora le cose dovessero andare mane le ripercussioni in ambito familiare o all’interno della tua cerchia di amici potrebbero essere molto pesanti.

    Crowdfunding

    Il crowdfunding (dall’inglese crowd – folla, e funding – finanziamento) è un processo collaborativo di finanziamento grazie al quale un gruppo di persone decide di mettere insieme il proprio denaro per sostenere gli sforzi di imprenditori, di startup o di organizzazioni.

    Il crowdfundig può essere suddiviso in 4 tipologie con caratteristiche e funzioni diverse:

    1. Reward based
    2. Equity based
    3. Donation based
    4. Lending based

    Gli aspetti positivi di affrontare una campagna di crowdfunding sono molteplici: il primo, senza dubbio, è quello di raccogliere denaro per il primo progetto, il secondo è il grande ritorno in termini di marketing.

    Gli aspetti negativi sono legati alla complessità della gestione di una campagna di crowdfunding e alla possibilità che la stessa non vada come sperato…

    Banche e finanziamenti

    Per un imprenditore, soprattutto se in fase di startup o in fase di espansione della propria attività, rivolgersi ad una banca può essere una scelta (quasi) obbligata.

    Prima di pensare ad un finanziamento bancario per la tua impresa, rifletti bene quali sono le ragioni per cui lo stai chiedendo: si tratta di finanziare la liquidità o un nuovo macchinario? Aver ben chiari gli obiettivi consente di scegliere la tipologia di finanziamento giusto.

    Ma soprattutto… tieni a mente che la banca potrebbe richiederti delle garanzie personali sotto forma di fidejussioni. Conoscere alcuni strumenti che favoriscono l’accesso al credito come il Fondo di Garanzia per le PMI o i Confidi potrebbe essere, in questo caso, molto utile!

    Finanza agevolata e contributi a fondo perduto

    Con il termine “finanza agevolata” ci riferiamo a tutti quegli strumenti che il legislatore italiano e comunitario mette a disposizione delle imprese, dei professionisti, degli startupper e degli aspiranti imprenditori, che dovrebbero garantire condizioni di approvvigionamento finanziario più favorevoli di quelle reperibili sul mercato.

    In questa categoria rientrano:

    1. Finanziamenti agevolati
    2. Contributi a fondo perduto
    3. Sgravi fiscali
    4. Sgravi contributivi
    5. Garanzie del credito
    6. Interventi nel capitale di rischio

    Conoscere bene le agevolazioni disponibili per la tua impresa ti consente di cogliere opportunità molto importanti per crescere e investire!

    Un consiglio spassionato da me e dal team di Trovabando: prima sviluppa la tua idea progettuale e poi cerca l’agevolazione… non il contrario! Mi raccomando.

    Capitale di rischio: seed investing, business angels, fondi di venture e private equity

    L’investimento nel capitale di rischio rappresenta l’apporto che soggetti specializzati ed esterni all’impresa, quali business angels e venture capitalist, decidono di destinare in realtà aziendali o progetti che presentano, secondo loro, caratteristiche particolarmente interessanti in termini di futuri rendimenti.

    Il loro obiettivo? Far crescere l’impresa per monetizzare l’investimento una volta che il valore dell’impresa sia aumentato a sufficienza.

    Un consiglio spassionato: non buttarti nelle “braccia” del primo che capita, valuta bene chi farai entrare nella tua società. In fondo… essere soci è un po’ come sposarsi!


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  • V…come Venture Capital – cos’è e come funziona

    V…come Venture Capital – cos’è e come funziona

    Venture Capital: che cos’è, come funziona e quali strumenti devi conoscere se ti approcci per la prima volta al mondo del venture capital

    Tra le fonti di finanziamento alternative al credito bancario, il capitale di ventura o venture capital, rappresenta sicuramente lo strumento più noto, per lo meno nell’ambito delle startup innovative.

    Secondo la definizione dell’Associazione Italiana del Private Equity, Venture Capital e Private Debt, il venture capital è:

    l’attività di investimento nel capitale di rischio di imprese non quotate, con l’obiettivo della valorizzazione dell’impresa oggetto dell’investimento, ai fini della sua dismissione entro un periodo di medio-lungo termine”.

    Che cos’è il Venture Capital?

    Per Venture Capital facciamo riferimento ad una tipologia di investimento che si focalizza su aziende in una fase iniziale del proprio ciclo di vita (c.d seed, startup ed expansion) ma con elevate prospettive di crescita.

    L’obiettivo delle operazioni di venture capital è quello di accrescere in maniera molto consistente il valore dell’azienda oggetto dell’investimento, per rivendere la propria partecipazione (la c.d exit) in un periodo successivo, generalmente di 5 anni.

    Senza l’intervento dei fondi di venture capital, aziende come Facebook, Google o Apple non sarebbero mai esistite… questo per farti capire la fondamentale importanza di questa forma di finanziamento, per lo sviluppo di realtà innovative.

    Fondi di Venture pubblici e privati

    I fondi di venture possono essere privati, la stragrande maggioranza, o pubblici. Questi ultimi, forse meno conosciuti, rappresentano però un’occasione molto interessante per le startup innovative in fase di fundraising o raccolta di capitali.

    Tra i fondi di venture più noti, e che hanno compiuto negli ultimi anni operazioni di investimento molto interessanti, c’è Lazio Innova, la finanziaria regionale della Regione Lazio, che con il suo fondo di venture ha co-investito in startup di successo come Tiassisto24 e Social Academy. Ma anche il fondo di regionale di venture della Regione Basilicata o quello della Regione Sardegna, tanto per citarne alcuni.

    L’accesso ai fondi di venture delle finanziarie regionali è regolato da specifici bandi ed avvisi pubblici, con finestre temporali per l’invio della domanda ben definite.

    Venture Up: la piattaforma da non perdere se sei alla ricerca di investitori….

    Sei sei uno startupper e ti trovi in quel processo di ricerca di capitale denominato fundraising, avrai sicuramente preso in considerazione l’ipotesi di rivolgerti ad un fondo di venture per raccogliere capitale.

    Per districarti meglio in questo mondo, oggettivamente complesso, ti segnaliamo un indirizzo che può esserti molto utile nel progettare la tua strategia di approccio ai fondi di venture. Si tratta di Venture UP, piattaforma creata da AIFI e dal Fondo Italiano di Investimento per promuovere la conoscenza e il matching tra startup e fondi di venture.

    La piattaforma contiene l’elenco completo dei soggetti, pubblici e privati, che si occupano di venture capital in italia. Inoltre, da la la possibilità alle startup di inserire il proprio progetto sul marketplace interno e fornisce una serie di strumenti utili come tool di business planning e strumenti di autovalutazione. Dunque, vale la pena di approfittarne!

    Tutto chiaro?

    Allora non perderti tutti gli aggiornamenti del nostro Glossario per conoscere ogni giorno qualcosa di più sul mondo della Finanza Agevolata!

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  • P…come PMI innovativa.

    P…come PMI innovativa.

    PMI? Si ma innovativa! Scopri di più su questa tipologia di impresa

    Cosa sono le PMI Innovative?

    Aggiorniamo il nostro glossario della finanza agevolata con una nuova lettera… la P di PMI innovativa! Cerchiamo di capire meglio cosa s’intende per micro, piccola e media impresa e, soprattutto, quando è possibile definirla innovativa.

    La categoria delle microimprese, delle piccole imprese e delle medie imprese (PMI) è costituita da imprese con meno di 250 occupati, il cui fatturato annuo non supera i 50 milioni di euro oppure il cui totale di bilancio annuo non supera i 43 milioni di euro.

    L’aggettivo innovativa emerge in seguito. È proprio di tutte le piccole e medie imprese che operano nel campo dell’innovazione tecnologica, a prescindere dalla data di costituzione, dall’oggetto sociale e dal livello di maturazione.

    Ma… vediamo nel dettaglio i requisiti per essere una PMI innovativa

    Per rientrare nella categoria di PMI innovativa, una società deve possedere almeno due dei seguenti requisiti:

    • il 3% dei costi totali deve essere attribuibile a attività di ricerca, sviluppo e innovazione;
    • un terzo del team deve essere composto da persone in possesso di una laurea magistrale;
    • un quinto del team deve essere formato da dottorandi, dottori di ricerca o ricercatori;
    • deve essere proprietaria di una forma di protezione intellettuale o di protezione del software.

    due mani che tengono un vocabolario con la scritta il glossario di trovabando e il logo contributo a fondo perduto
    Tutto quello che devi sapere sulla finanza agevolata.

    Quali sono i vantaggi di essere una PMI innovativa?

    Le micro, le piccole e le medie imprese (PMI) costituiscono il motore dell’economia europea. Sono essenziali per la creazione di posti di lavoro e per la crescita economica e assicurano la stabilità sociale.

    Molti sono i vantaggi per gli appartenenti a questa particolare categoria di PMI, diversi da quelli delle loro “colleghe” start-up. Le PMI innovative ad esempio, sono esonerate dal pagamento dell’imposta da bollo per l’iscrizione al registro.

    Hanno inoltre diverse agevolazioni per quanto riguarda il salario dei dipendenti, i quali possono essere remunerati con piani di incentivazione in equity quali stock option e work for equity, con contemporaneo esonero da imposizione sul reddito.

    Sono previsti degli incentivi per le PMI innovative?

    Assolutamente si!
    Le agevolazioni fiscali delle quali beneficia una PMI innovativa, sono quelle riconosciute alle startup innovative, e sono applicabili alle pmi che operano sul mercato da meno di 7 anni dalla loro prima vendita commerciale.

    Un’altro dei vantaggi dello status di PMI innovativa è quello di poter usufruire dell’Equity Crowdfunding, la modalità di raccolta fondi online che prevede finanziamenti alle imprese in cambio dell’acquisto di titoli di partecipazione nelle società. Altre informazioni utili sui gestori di Equity Crowdfunding si possono trovare sul sito Consob.

    Viene riconosciuto anche alle PMI innovative l’accesso semplificato al Fondo Centrale di Garanzia per le PMI che permette alle PMI ed alle startup di ridurre sensibilmente l’impatto delle garanzie che devono essere rilasciate dai soci.

    Vuoi avere altre informazioni sulle varie tipologie di imprese? approfitta del nostro articolo “M…come Micro Piccole Medie Imprese“.

    voglio conoscere le agevolazioni a cui posso partecipare
  • Crowdfunding e social lending: sviluppo delle nuove forme di finanziamento in Italia

    Crowdfunding e social lending: sviluppo delle nuove forme di finanziamento in Italia

    Crowdfunding e social lending: nuove forme di finanziamento

    Il social lending, o peer-to-peer lending, è un prestito personale erogato da privati ad altri privati utilizzando Internet e bypassando i tradizionali canali di intermediazione finanziaria.

    “In Italia il social lending è una industry che, per quanto piccola e recente, sta cercando di trovare un proprio spazio nel mercato” – ha dichiarato Simone Capecchi, Direttore Sales & Marketing di Crif.

    Dopo la crisi finanziaria del 2008, questa tipologia di finanziamento, appartenente all’ambito del crowdfunding, è decollata, e nel 2012 ha superato il miliardo di dollari di prestiti erogati.

    Dalla ricerca commissionata da Crif a Sda Bocconi (Peer-to-peer lending: mito o realtà?), la prima in Italia dedicata a questa nuova forma di finanziamento, risulta che, nel 2014, sono state scambiate risorse per un volume complessivo pari a 11 miliardi di dollari, registrando una variazione del 140% in USA ed Europa, e del 300% in Asia (rispetto al 2013). Inoltre, si prevedono volumi triplicati per il 2015, calcolati attorno ai 34 miliardi di dollari.

    Questa ricerca, oltre ad indagare aspetti legati ai tassi d’interesse applicati a livello globale ed alla rischiosità dei prestiti erogati, ha esaminato la situazione italiana, cercando di profilare i possibili utilizzatori del social lending.

    Dall’analisi risulta che i soggetti interessati a questo canale di finanziamento si mostrano generalmente critici nei confronti del sistema bancario, pur dichiarando un livello di confidenza minimo con la banca e di non aver avuto problemi con l’intermediario di riferimento.

    Ma qual è il profilo dell’utilizzatore tipo?

    L’indagine cerca di tracciare l’identikit dei potenziali utilizzatori: uomini con un titolo di studio medio-alto, attenti alla minimizzazione dei costi del finanziamento e con una propensione al rischio più elevata. Tale soluzione alternativa, è maggiormente considerata dagli utilizzatori frequenti di Internet, attivi sui social network o sui siti di e-commerce.

    Il potenziale investitore, invece, non sarebbe influenzato dall’esperienza maturata sulla rete, ma dalle esperienze di concessione di finanziamenti realizzate in passato e dalla fiducia, nei confronti del prossimo e della propria banca, oltre che dalla propensione al rischio. Questo segmento sarebbe formato da uomini con età medio-bassa, che non rappresentano la principale fonte di reddito del nucleo familiare.

    A quanto pare, nonostante oltre i due terzi degli intervistati abbiano manifestato una propensione basso o molto bassa a ricorrere a questo modello, si hanno segnali di coinvolgimento da parte dei cluster più dinamici della popolazione.

    Ti piacerebbe sapere se la tua impresa è realmente ammissibile a partecipare a bandi ed agevolazioni pubbliche?

    Lasciaci la tua mail per provare per primo Trovabando e scoprire tutti i bandi e le agevolazioni a cui la tua impresa può DAVVERO partecipare!

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  • Il ruolo della finanza nella crescita delle piccole imprese

    Il ruolo della finanza nella crescita delle piccole imprese

    L’intervento di Luigi Signorini

    Il 4 novembre 2015 all’Università degli Studi di Trento il Vice Direttore Generale della Banca d’Italia Luigi Federico Signorini ha tenuto un intervento dal titolo “Sulla crescita delle piccole imprese: il ruolo della finanza”.

    L’intervento ha preso le mosse dalla constatazione delle caratteristiche peculiari della struttura del sistema produttivo italiano, che, com’è noto, è formato per la quasi totalità da micro, piccole e medie imprese.

    Nel corso degli ultimi anni, il nostro sistema industriale ha assistito a numerosi cambiamenti, dagli anni Sessanta alla globalizzazione, fino ai giorni d’oggi, in cui la digitalizzazione si sta diffondendo e sta mutando in maniera permanente tutti i processi produttivi, puntando sempre di più all’innovazione sia a livello di prodotto che di processo.

    “I vantaggi relativi della piccola e grande dimensione non sono né fissi né immutabili, quello che conta è che la struttura produttiva sia capace di reagire con prontezza ai mutamenti competitivi. In questo senso vi è una responsabilità pubblica: se ci sono freni od ostacoli all’adattamento della struttura produttiva, è bene cercare di rimuoverli”

    In Italia sono ancora troppo poche però, le imprese che intraprendono percorsi di crescita ed espansione. I fattori che inibiscono la capacità di crescita delle aziende sono molti e interconnessi tra loro. Alcuni di questi possono essere elementi come la preponderante natura familiare della proprietà, oppure il contesto istituzionale che contribuisce con gli elevati oneri burocratici, la complessità della regolamentazione e delle procedure amministrative e le inefficienze del sistema giudiziario.

    “Per le piccole e medie imprese italiane il legame tra finanza e crescita non sembra essere (principalmente) di natura quantitativa, ma qualitativa. Non è l’ammontare assoluto di risorse disponibili, ma la loro composizione a segnare la differenza”

    Secondo Signorini esistono due modi principali per incidere sul modello di finanziamento delle PMI: misure dirette a cambiare gli incentivi delle imprese e interventi sulla struttura del sistema finanziario.

    Gli incentivi delle imprese

    In Italia, dato il peso elevato dell’imposizione fiscale, la deducibilità delle spese per interessi ha sempre incentivato gli imprenditori a ricorrere al debito piuttosto che al capitale di rischio. Le maggiori aliquote fiscali contribuiscono a spiegare una parte non trascurabile – circa un quarto – dello sfavorevole divario di leverage rispetto agli altri paesi europei.

    La neutralità fiscale rispetto alle scelte di finanziamento è stato un obiettivo perseguito in modo intermittente dal legislatore italiano negli ultimi due decenni.

    Dopo i tentativi di metà anni novanta con il regime del Dual Income Tax, nel 2008 sono stati adottati limiti alla deducibilità degli interessi passivi nelle società di capitale.

    La difficoltà di trovare efficaci meccanismi per tutelare gli investitori esterni e la volontà degli imprenditori di mantenere il controllo dell’azienda nel ristretto ambito della famiglia concorrerebbero a determinare un preferenza sistematica per il ricorso al debito anziché al capitale di rischio.

    Interventi sulla struttura del sistema finanziario

    L’altra grande direttrice del cambiamento del modello di finanziamento delle PMI riguarda lo sviluppo della finanza non bancaria, ovvero nuovi mercati e nuovi finanziatori.

    Il rafforzamento dell’offerta di fondi non bancari è stato perseguito anche con l’introduzione di incentivi fiscali per gli investitori e, più di recente, con l’abbattimento di alcune barriere regolamentari che consente il coinvolgimento di nuovi attori nel finanziamento del sistema produttivo.

    …e il mercato europeo?

    In un mercato finanziario che tende verso una crescente integrazione con quello degli altri paesi europei, le politiche nazionali devono necessariamente coordinarsi con progetti comunitari.

    Quelle che le imprese tengono poco in considerazione è che, oltre ai finanziamenti privati (bancari e non), possono avvalersi di finanziamenti pubblici (nazionali ed europei).

    L’Unione Europea ha infatti stabilito 5 obiettivi strategici per il ciclo di programmazione 2014-2020 che riguardano l’occupazione, la ricerca e sviluppo, il clima e l’energia, l’istruzione, l’integrazione sociale e la riduzione della povertà.

    Per raggiungere gli obiettivi strategici di Europa 2020, l’UE mette a disposizione degli Stati Membri due tipologie di strumenti finanziari, quelli a gestione indiretta, detti anche Fondi strutturali, e quelli a gestione diretta, che comprendono i finanziamenti diretti UE (detti anche programmi tematici o programmi comunitari) e gli strumenti finanziari per l’assistenza esterna.

    Finanziamenti privati o finanziamenti pubblici?

    In definitiva, perché un’impresa dovrebbe avvalersi dei fondi pubblici al posto di quelli privati? Sicuramente perché i vantaggi derivanti dall’utilizzo di finanziamenti pubblici sono molteplici.

    I Contributi a fondo perduto possono essere utilizzati dall’impresa per realizzare investimenti o sostenere costi mediante l’erogazione di capitale del quale non è richiesta restituzione.

    I finanziamenti a tasso agevolato consentono un abbassamento del costo del credito per l’impresa che beneficia di tassi di interesse inferiori rispetto a quelli richiesti se non fosse attivato l’intervento agevolativo.

    Per la forma tecnica della Garanzia del Credito invece, il vantaggio è duplice ed impatta sia sull’impresa che sull’Istituto di credito. Per l’impresa il beneficio si riflette in una diminuzione del tasso di interesse ed in una sostanziale riduzione delle garanzie richieste.

    Per la banca invece, il beneficio è rappresentato dalla possibilità di ridurre gli accantonamenti di capitale sul finanziamento richiesto in quanto nel caso di mancato rimborso del finanziamento interviene la garanzia concessa dallo Stato o da Confidi.

    Signorini conclude affermando che “la teoria economica ci insegna che un sistema finanziario diversificato e un’equilibrata composizione delle fonti di finanziamento delle imprese possono contribuire in modo efficace alla crescita dell’economia. Le politiche pubbliche, nazionali e comunitarie, possono svolgere un ruolo fondamentale di stimolo al cambiamento, se intervengono efficacemente sulle distorsioni della regolamentazione e forniscono i corretti incentivi agli operatori del settore privato”.

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  • Indagine del MiSE sulle PMI eccellenti

    Indagine del MiSE sulle PMI eccellenti

    Il Ministero dello Sviluppo Economico, ha svolto, nel mese di maggio 2015, un’indagine sulle “PMI eccellenti”, con la finalità di indagare su questa tipologia di imprese, per evidenziarne i principali fattori di forza e di debolezza e suggerire alcuni interventi normativi al policy maker.

    L’indagine del Mise sulle PMI eccellenti è stata svolta in una fase congiunturale estremamente interessante e che ha visto il nostro Paese è uscire ufficialmente dalla recessione. L’Italia, inoltre, è stata protagonista di un intenso processo di ristrutturazione del mercato nazionale che ha portato ad un forte ampliamento del gap già esistente, tra le imprese cosiddette perdenti e relegate ad operare esclusivamente sul mercato locale ed imprese vincenti, ovvero realtà proiettate verso mercati internazionali ed impegnate in articolate strategie di innovazione.

    L’indagine del MiSE si è rivolta solamente verso queste ultime, considerate come imprese dotate di «marcia in più» rispetto alle altre.

    Ma come si definisce una PMI “eccellente”?

    Secondo l’indagine del Mise sulle PMI eccellenti è necessario soddisfare almeno due dei seguenti :

    • aver realizzato nel triennio 2012-2014 spese in Ricerca & Sviluppo
    • avere un discreto livello di managerialità (presenza di almeno tre manager/quadri)
    • aver realizzato nel 2014 o programmato per il 2015 investimenti innovativi.

    I principali risultati dell’indagine

    Quello che emerge dall’indagine è il forte impegno della maggioranza del campione intervistato sul fronte degli investimenti, prevalentemente di carattere innovativo: questo dato è particolarmente rilevante dati i diversi anni di “sciopero degli investimenti”. Infatti poco più dell’80% delle imprese ha indicato di aver realizzato investimenti nel 2014 e di aver intenzione di realizzarli nel 2015.

    L’autofinanziamento, forma prediletta dal 65,5% delle imprese, ed un elevato indebitamento bancario – soprattutto di medio/lungo periodo – sono le modalità di finanziamento degli investimenti più utilizzati dalle PMI eccellenti.

    Solo la minima parte delle imprese fa ricorso agli strumenti di finanza innovativa (ad esempio, mini bond) e di agevolazioni pubbliche.

    A conferma di questo, solo il 42% del campione segnala di conoscere la direttiva comunitaria sull’attuazione dello Small Business Act, e in media oltre la metà (53%) non ha mai sentito parlare delle recenti misure del Governo (Aiuto alla Crescita Economica, Mini bond, Contratti di rete, agevolazioni su brevetti e marchi). Due terzi, invece, riferiscono di conoscere altre agevolazioni pubbliche, come Sabatini bis, credito di imposta e incentivi per assumere personale altamente qualificato.

    Solo l’11% delle PMI eccellenti ha fatto ricorso ad agevolazioni pubbliche (soprattutto da enti locali e regionali, molto meno dal Governo centrale), e in media dichiarano di aver riscontrato effetti positivi, anche se con intensità diverse, sulle principali variabili aziendali (in particolare su fatturato e investimenti).

    …e per il futuro?

    Come anticipato, l’indagine del MiSE, aveva come obiettivo quello di suggerire alcuni interventi di policy, tra cui ha evidenziato:

    1. La poca conoscenza delle misure agevolative a livello territoriale. È necessario che le Amministrazioni locali diffondano le informazioni necessarie alle imprese per favorire l’accesso al credito. Un secondo punto rilevante è la scarsa attenzione alla digitalizzazione delle PMI eccellenti, soprattutto riguardo all’utilizzo dei dati aziendali.
    2. La maggior parte delle PMI (circa l’80%), probabilmente a causa dell’alto contenuto tecnologico ed innovativo della loro attività, operano in autonomia. Bisognerebbe quindi implementare gli strumenti di cooperazione, come ad esempio il contratto di rete, per favorire la sinergia tra le imprese.
    3. Nonostante la recente misura del Patent Box, che rende fiscalmente esenti una parte dei redditi derivanti dalla realizzazione di brevetti e marchi, la quota di imprese eccellenti che, nel triennio 2012-2014, ha realizzato investimenti in questo ambito, rimane sempre molto modesta.
    4. Infine si sono evidenziati i due problemi più comuni delle PMI italiane, l’elevata età degli imprenditori, per la quale appare sempre più necessario affrontare il problema del ricambio generazionale, e la diversità di performance tra la piccola e la media impresa eccellente. Queste ultime infatti mostrano dei risultati, sia in termini congiunturali che di strategie, migliori rispetto alle piccole imprese. E’ quindi necessario implementare delle misure in grado di aumentare la dimensione media delle imprese italiane.

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