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Tag: Fondi Europei

  • Fondi europei diretti e indiretti: tutto quello che devi sapere per conoscerli e usarli

    Mini guida per comprendere meglio come funzionano le opportunità di finanziamento tramite i fondi europei diretti e indiretti.

    Il mondo dei fondi europei diretti e indiretti per chi non si occupa di europrogettazione è spesso visto come un pianeta misterioso ed impenetrabile. In realtà le opportunità per aziende, startup, università, enti, e associazioni sono molteplici e decisamente interessanti.

    Per poter utilizzare correttamente i fondi europei diretti e indiretti, però, è fondamentale comprendere bene quali sono le differenze tra le varie tipologie di fondi, ma anche pro e contro di ciascuna tipologia di agevolazione, così da scegliere correttamente un fondo diretto piuttosto che un fondo indiretto, o viceversa.

    In linea generale, devi sapere che le opportunità che vengono dall’Europa si suddividono in fondi diretti e fondi indiretti. Vediamo insieme analogie e differenze di questi strumenti, per comprendere quale risorsa fa realmente al caso tuo.

    Fondi europei diretti

    I fondi europei diretti sono gestiti direttamente dalle Direzioni generali della  o dalle Agenzie esecutive, che per la gestione dei programmi del settennato 2021-2027 sono sei. 

    I fondi diretti sono strutturati in:

    • programmi tematici o comunitari
    • strumenti per l’assistenza esterna

    I fondi europei diretti sono erogati sotto forma di:

    1. Sovvenzioni (dette grants), ossia contributi economici destinati a specifici progetti collegati alle politiche dell’di solito a seguito di un “invito a presentare proposte”, o “call for proposal“.
    2. Appalti conclusi dalle istituzioni europee per acquistare servizi, beni o opere, necessari per le loro attività, per esempio studi specifici, corsi di formazione, organizzazione di eventi o conferenze, o la fornitura di nuove attrezzature informatiche. Gli appalti sono aggiudicati mediante bandi di gara (call for tenders).

    Alcuni dei programmi comunitari più noti e che, probabilmente avrai già sentito nominare, sono:

    Se desideri rimanere aggiornato su tutte le informazioni relative ai fondi diretti, ti consiglio di visitare il sito della Commissione Europea, che ti consente di verificare quali e quante sono le opportunità disponibili per il tuo progetto e le modalità di partecipazione per ciascun programma comunitario. In alternativa, se vuoi una soluzione più rapida e comoda, c’è Trovabando!

    Ricorda che una caratteristica estremamente importante di questa tipologia di fondi è la necessità (con rarissime eccezioni) della creazione di un partenariato transnazionale.

    Che cosa significa? In parole povere, i progetti presentati dovranno coinvolgere società o enti partner di almeno due stati membri della Comunità Europea. La ricerca di potenziali partner può essere effettuata attraverso numerosi portali, particolarmente utili sono gli strumenti di ricerca dell’Executive Agency for Smes (EASME), ed il motore di ricerca dell’Agency for the promotion of European Research (APRE).

    Last but not least, tutti i fondi diretti non finanziano mai il 100% dei costi del progetto. Quindi, se decidi di partecipare dovrai dimostrare di possedere la capacità economica sufficiente per poter sostenere le spese che saranno a tuo carico.

    Fondi europei indiretti

    I fondi europei indiretti sono rappresentati dai c.d fondi strutturali e di investimento anche detti fondi SIE. I fondi indiretti sono finanziati dalla Commissione Europea ma sono gestiti dalle autorità locali nazionali, come i ministeri (e si parlerà di PON, Programmi Operativi Nazionali), o regionali (e si parlerà di POR, Programmi Operativi Regionali).

    Questi fondi hanno l’obiettivo di attuare la “politica regionale” o “politica di coesione” dell’Unione Europea riducendo le disparità economiche, sociali e territoriali tra le varie regioni europee.

    I fondi strutturali sono suddivisi in:

    •  (FESR)
    • Fondo sociale europeo Plus (FSE+)
    • Fondo di coesione (FC)
    • Fondo per la giusta transizione (JTF)
    • Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale (FEASR)
    • Fondo Europeo Affari Marittimi Pesca e Acquacoltura (FEAMPA)

     

    In Italia sono operativi il FESR, l’FSE+, il FEASR e il FEAMPA, mentre possono accedere alle risorse del Fondo di Coesione, solo gli stati membri con Redditi Nazionali Lordi estremamente bassi come, la Bulgaria, Cipro, Croazia, Estonia, Grecia, Lettonia, Lituania, Malta, Polonia, Portogallo, Repubblica Ceca, Romania, Slovacchia, Slovenia e Ungheria.

    I fondi indiretti vengono gestiti ed erogati dalla autorità regionali o nazionali sotto forma di:

     

    Ma vediamo insieme quali sono le caratteristiche di questi fondi. I fondi indiretti sono, generalmente cofinanziati dallo Stato Italiano.

    Il cofinanziamento fa si che le risorse per le imprese, gli aspiranti imprenditori e gli enti, per il settennato 2021-2027 ammontino a circa 148 Miliardi di Euro come riportato dal portale del Dipartimento delle Politiche di Coesione “OpenCoesione“.

    Gli avvisi pubblici che vengono emanati dalle finanziarie regionali e dagli altri enti eroganti sono indirizzati sia allo sviluppo dell’imprenditorialità, sia allo sviluppo di iniziative esistenti per Piccole e Medie imprese, startup innovative, ma anche per liberi professionisti e titolari di ditte individuali che, solo dal 2017, dopo anni di attesa, sono stati ammessi a presentare domanda per richiedere questa tipologia di agevolazioni.A

    Come posso individuare le opportunità per me?

    Se ti stai chiedendo dove trovare tutte le opportunità derivanti da fondi europei indiretti… la risposta è facile!

    Su Trovabando, infatti, sono presenti, in un unico posto, tutte le opportunità derivanti da fondi indiretti in un unico posto.

    Spero che questa breve panoramica sul mondo delle agevolazioni e dei fondi europei diretti e indiretti ti abbia fatto comprendere quali strumenti utilizzare per finanziare il tuo progetto nel migliore dei modi. Se cerchi un aiuto professionale per la partecipazione a un bando o a un’agevolazione pubblica… non esitare a contattarci!

    Concentrati solo sul tuo business, a trovare il bando giusto per te ci pensiamo noi!

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  • Finanziamenti agevolati e contributi a fondo perduto per liberi professionisti – mini guida 2019

    Finanziamenti agevolati e contributi a fondo perduto per liberi professionisti – mini guida 2019

    Sei un libero professionista? Se pensi che le agevolazioni ed i bandi non facciano per te…sbagli di grosso!

    Scopri vantaggi e svantaggi dei contributi a fondo perduto per liberi professionisti con la nostra mini guida. Una panoramica completa sulle principali agevolazioni, i contributi (anche a fondo perduto) regionali e nazionali per liberi professionisti e freelance.

    Da freelance o libero professionista, ti sarai sicuramente domandato molte volte se le opportunità di finanza agevolata, come contributi a fondo perduto o finanziamenti agevolati,potessero rappresentare risorse effettivamente utilizzabili per lo sviluppo della tua attività.

    Devi sapere che, fino a pochissimo tempo fa, nel nostro Paese i liberi professionisti, i lavoratori autonomi ed i titolari delle ditte individuali, erano esclusi dall’accesso ai fondi strutturali europei (i più noti PON, POR,  e FSER). Una situazione davvero spiacevole che si è, fortunatamente risolta, con l’approvazione della  2016.

    Dal 2017 in poi, infatti, sempre più regioni hanno allargato la platea di potenziali beneficiari. Questo ha comportato non solo la possibilità per le ditte individuali di essere equiparate alle Micro e Piccole Medie Imprese (MPMI), ma anche ai liberi professionisti di accedere a bandi e agevolazioni che fino ad allora erano esclusivamente dedicati alle imprese.

    Accesso ai fondi europei per i liberi professionisti

    Con l’approvazione della Legge di stabilità, infatti, lo Stato italiano ha finalmente recepito la Raccomandazione CE 2003/361/CE, del 6 maggio 2003, ed ha equiparato i liberi professionisti, e i titolari di partita iva, alle PMI che esercitano un’attività economica, consentendo a questi soggetti la possibilità di accedere a bandi ed agevolazioni pubbliche.

    L’art. 1, comma 821, della Legge di stabilità 2016, recita così:

    “I Piani operativi POR e PON del Fondo sociale europeo (FSE) e del  (FESR), rientranti nella programmazione dei fondi strutturali europei 2014/2020, si intendono estesi anche ai liberi professionisti, in quanto equiparati alle piccole e medie imprese come esercenti attivita’ economica, a prescindere dalla forma giuridica rivestita, […], ed espressamente individuati, dalle Linee d’azione per le libere professioni del Piano d’azione imprenditorialita’ 2020, come destinatari a tutti gli effetti dei fondi europei stanziati fino al 2020, sia diretti che erogati tramite Stati e regioni.”

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    Tutto quello che devi sapere sulle agevolazioni (anche a fondo perduto) per i liberi professionisti e lavoratori freelance!

    Che significa di preciso “per i liberi professionisti“?

    Che finalmente anche tu che fai il dentista, il veterinario, l’avvocato o l’architetto, potrai richiedere una o più delle agevolazioni della tua regione.

    Non sono solo le professioni c.d. ordinistiche a poter beneficiare della agevolazioni regionali e nazionali, ma anche tutti i lavoratori autonomi che non appartengono ad ordini: come grafici, sviluppatori, consulenti aziendali e…chi più ne ha più ne metta.

    Insomma, dopo anni di attesa viene concesso il libero accesso ai fondi europei per tutti i liberi professionisti, proprio come te.

    Quali sono i vantaggi di utilizzare i fondi europei se sei un libero professionista?

    I vantaggi dell’utilizzo delle agevolazioni pubbliche per un libero professionista, o un titolare di partita iva, sono molteplici.

    Si va da una riduzione del costo del debito, in caso di finanziamenti agevolati o a tasso zero, fino alla riduzione delle  fidejussiorie richieste dalle banche su un mutuo.

    Per non parlare dei contributi a fondo perduto, che ti consentono di recuperare gran parte delle spese sostenute per lo sviluppo di un determinato progetto a fronte della presentazione delle fatture di spesa quietanzate, così come richiesto dal bando.

    I contributi a fondo perduto per liberi professionisti possono essere richiesti per partire con la tua attività o per sviluppare un business esistente. Possono rappresentare un’ottima opportunità, specialmente se devi effettuare investimenti materiali come: l’acquisto di macchinari, arredi per il tuo studio professionale, strumenti, hardware o .

    Quali sono gli svantaggi nell’utilizzare queste risorse?

    Sicuramente richiedere contributi a fondo perduto per liberi professionisti e tutte le altre agevolazioni previste dai fondi europei non è semplicissimo, soprattutto se non sei particolarmente abituato a misurarti con adempimenti burocratici.

    Anche la redazione del business plan, necessario per partecipare alla maggior parte delle agevolazioni pubbliche, può non essere alla portata di tutti, ma per questo puoi affidarti a società di consulenza in materia di europrogettazione e finanza agevolata, che ti sapranno supportare in tutte le fasi del processo.

    Quali sono i bandi e i contributi più interessanti per i liberi professionisti?

    Vediamo di seguito quali sono i contributi a fondo perduto per liberi professionisti ed i titolari di p.iva a livello nazionale e regionale.

    Per iniziare ti ricordo che, i titolari di p.iva iscritti al , e che si configurano come ditta individuale possono accedere al Fondo di Garanzia per le PMI e alla Nuova Sabatini beni strumentali nonchè ai Voucher Camerali Industria 4.0.

    Per i titolari di P.IVA che non sono iscritti al registro delle imprese, invece, alcuni dei bandi da tenere d’occhio sono:

    • Intraprendo di cui abbiamo parlato in precedenza, che prevede un contributo a fondo perduto ed un finanziamento agevolato per i liberi professionisti attivi nella Regione Lombardia, con p.iva aperta da non più di 2 anni.
    • Fondo Creatività, di cui abbiamo già parlato in un articolo precedente, ovvero un contributo a fondo perduto fino a € 30.000 per i liberi professionisti attivi da non più di 2 anni nei settori culturali e creativi ed operativi nella Regione Lazio.
    • Microcredito Regione Toscana ovvero un finanziamento a tasso zero fino a  € 25.000 per i liberi professionisti con progetti di innovazione tecnologica nell’ambito dell’ITC e della Fotonica, della fabbrica intelligente, della Chimica e delle nanotecnologie.
    • Il bando Filiera produttiva turistica, culturale e creativa per la fruizione dei beni del patrimonio culturale e naturale della Regione Basilicata ovvero un contributo a fondo perduto, fino al 50% delle spese, per progetti relativi alle industrie culturali, creative, dello spettacolo e dei servizi del turismo, alla industria dei prodotti tradizionali e tipici ( artigianato artistico e tradizionale, ristorazione, bar, design industriale e artigianato) e dell’industria dei servizi e delle attività a valenza ambientale e naturalistica.
    • Resto al Sud, di cui abbiamo ampiamente parlato nella nostra mini guida e negli articoli di approfondimento, che da pochi mesi è accessibile anche ai liberi professionisti fino ai 46 anni di età, residenti in una delle regioni del Meridione o che vogliano spostare la loro residenza in seguito alla ammissione al bando.

    Come vedi, i contributi a fondo perduto per liberi professionisti sono numerosi e disponibili su tutta Italia. Per individuare quella più corretta, però, ti suggerisco di utilizzare la piattaforma Trovabando per identificare in meno di un minuto i bandi a cui puoi effettivamente puoi accedere.

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  • Fondi europei e agevolazioni pubbliche per lo sviluppo di franchising

    Fondi europei e agevolazioni pubbliche per lo sviluppo di franchising

    Scopri come utilizzare fondi europei e agevolazioni pubbliche per franchising e avviare subito la tua attività

    Come avviare la tua attività in franchising

    Con oltre 950 catene, 51 mila affiliati ed un fatturato di 24 Miliardi, l‘universo del franchising in Italia è in continua crescita ed evoluzione.

    I dati diffusi dall’ultimo Salone del Franchising che si è tenuto a Milano tra il 12 ed il 14 Ottobre parlano chiaro: gli investimenti per avviare nuovi punti vendita si attestano, nel 18% dei casi , tra i €50.000 ed i €100.000 con punte che superano i €500.000 per gli investimenti richiesti a circa il 2% dei franchisee. Sono i settori del food, della ristorazione, del wellness e del fitness quelli più gettonati.

    Ma se avviare un punto vendita può essere una sfida interessante, spesso gli entusiasmi dei potenziali affiliati vengono smorzati nel momento in cui si trovano a quantificare le spese che dovranno affrontare.

    Non ci sono solo le fee di ingresso o le royalties da versare, ma anche investimenti per la ristrutturazione del locale commerciale, la messa a nuovo degli impianti, l’acquisto di attrezzature, macchinari ed arredi, l’acquisto degli hardware e dei software e l’assunzione del personale… tutte spese che, messe insieme, raggiungono anche importi consistenti e che spesso finiscono per scoraggiare i potenziali nuovi affiliati.

    Quello che forse non sai è che in aiuto di nuovi affiliati e perché no, dei franchisor stessi, può esserci uno strumento in più oltre al classico mutuo ed al capitale proprio… la finanza agevolata ed i contributi europei, nazionali e regionali destinati alle piccole e medie imprese ed agli aspiranti imprenditori.

    Fondi europei e agevolazioni per le imprese per il franchising

    Sia che tu sia un franchisor desideroso di sviluppare la tua rete commerciale che un aspirante affiliato, con tanto entusiasmo ma pochi capitali, il bisogno di liquidità sarà, tutto sommato, il medesimo (seppure con importi diversi).

    Sicuramente avrai pensato a finanziarle con capitale proprio o facendoti prestare soldi dalla banca… Quello a cui forse non hai pensato è di poter utilizzare la finanza agevolata ed i contributi concessi dallo Stato, dalle regioni, dai comuni o dalle camere di commercio per dare il primo slancio alla tua attività! Fondi europei e agevolazioni pubbliche per franchising possono essere la soluzione alle tue necessità!

    Quello che non mi stancherò mai di ripetere come consulente ai clienti di Trovabando è che un singolo bando o una specifica agevolazione può non essere la soluzione ottimale per coprire tutte le esigenze di un’impresa.

    Ragionare sempre nell’ottica di una combinazione di più agevolazioni o strumenti può essere, invece, la scelta migliore per soddisfare tutte (o quasi) le necessità di liquidità di una impresa, soprattutto nell’ambito del franchising.

    In linea generale, sappi che, mentre sarà molto difficile trovare agevolazioni o contributi che ti aiutino a pagare la fee di ingresso e le royalties, sarà molto più semplice agevolare spese quali:

    1. Ristrutturazioni edilizie ed impiantistica
    2. Acquisto di mobilio e arredi
    3. Acquisto di macchinari ed attrezzature
    4. Acquisto di hardware e licenze software
    5. Personale

    Fondi europei e agevolazioni pubbliche per franchising: quali sono disponibili?

    Le forme con cui finanziare il proprio progetto (e questo sia come franchisor che come affiliato) possono essere molteplici: si va dalla Nuova Sabatini beni strumentali per l’acquisto di arredi o dei macchinari di cui hai bisogno, alla richiesta di accesso al Fondo Centrale di Garanzia per le PMI gestito dal Medio Credito Centrale, che offre una garanzia al fine di ridurre le fidejussioni richieste ai soci e facilitare l’accesso al credito, senza dimenticare una serie di linee di credito agevolate che passano dal canale bancario ma con tassi di interesse molto vantaggiosi.

    Ma i vantaggi non finiscono qui: è possibile beneficiare di diversi sgravi fiscali come i crediti di imposta o i bonus occupazionali per abbattere i costi connessi con i contributi da versare al personale che assumerai… Senza contare le agevolazioni regionali che, ogni regione appunto, mette a disposizione delle imprese ed il bando “Nuove imprese a tasso zero” di Invitalia.

    Insomma, come puoi immaginare le opportunità sono molte per te che vuoi partire con la tua attività in franchising o per te che sei un franchisor e vuoi utilizzare la finanza agevolata e i contributi europei, nazionali o regionali alle imprese per favorire lo sviluppo della tua rete commerciale.

    In ogni caso, se vuoi approfondire con noi il discorso su fondi europei e agevolazioni pubbliche per franchising, sia come franchisor che come franchisee, contattaci!

     

    Sei alla ricerca dell’agevolazione giusta per la tua attività?

    Scoprila subito con Trovabando

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  • H…come Horizon 2020

    H…come Horizon 2020

    Continua il glossario della finanza agevolata di Trovabando!
    Oggi scopriamo…cos’è Horizon 2020.

    Appartenente alla categoria dei fondi diretti e con un budget di circa 80 Miliardi di euro, Horizon 2020 è lo strumento della Commissione Europea per dare attuazione ad Europa 2020, attraverso il finanziamento della ricerca scientifica e innovazione.

    Ne avevamo già discusso su un nostro articolo, quando ancora non era iniziata la rubrica sul glossario della finanza agevolata: ti diamo qualche informazione in più.

    Horizon 2020 è strutturato su tre Pilastri che hanno al loro interno, programmi e temi di ricerca specifici e su cinque programmi trasversali.

    I tre pilastri di Horizon 2020 sono:

    1. Exellent science volto a dare all’Europa il primato nel settore scientifico a livello mondiale.
    2. Industrial Leadership, con l’obiettivo di far diventare l’Europa un luogo più attraente per gli investimenti in ricerca ed innovazione, sostenendo le potenzialità di crescita delle aziende europee attraverso livelli di finanziamento adeguati.
      L’Industrial Leadership si articola, a sua volta, in 3 sotto tematiche:
      • Leadership nelle tecnologie abilitanti e industriali;
      • Accesso al capitale di rischio;
      • L’innovazione nelle PMI
    3. Societal challenges per affrontare le grandi sfide globali nei settori:
      • della Salute e del cambiamento demografico e benessere;
      • della sicurezza dell’alimentazione, agricoltura sostenibile, bio-economia;
      • dell’Energia sicura, pulita ed efficiente;
      • dei Trasporti intelligenti, “verdi” e integrati delle azioni climatiche ed efficienza delle risorse

    Ai tre pilastri si aggiungono i 5 programmi trasversali:

    1. Spreading excellence and widening participation;
    2. European Institute of Innovation and Technology (EIT);
    3. Science with and for Society;
    4. Joint Research Center;
    5. Euratom.

    Chi può partecipare?

    Il programma Horizon 2020 è aperto a tutti!
    Dunque, qualsiasi impresa, Università, Ente di ricerca, ricercatore o qualsiasi altro soggetto giuridico con sede in uno Stato membro, in un paese associato o in un paese terzo, può partecipare.

    Come funziona?

    I diversi step da seguire per partecipare sono sono:

    1. Trovare un bando adatto sul “portale dei partecipanti”.
    2. Trovare un partner di progetto o concorrere come singolo.
    3. Creare un account sul portale H2020.
    4. Registrare la propria organizzazione.
    5. Inviare la proposta di progetto alla Commissione.

    La valutazione

    Una volta inviata la proposta di progetto, verrà valutata da un comitato di esperti di settore che assegnerà ad ogni progetto un punteggio secondo i seguenti criteri:

    • eccellenza scientifica;
    • impatto;
    • qualità ed efficacia dell’implementazione.

     

    Le proposte migliori vengono selezionate per il finanziamento ed i candidati sono informati sull’esito.

    Vuoi una idea delle tempistiche? Per questa fase prendi in considerazione un periodo di 5/6 mesi.

    Per le proposte selezionate per il finanziamento, la Commissione europea redige quindi la convenzione di sovvenzione.

    La convenzione di sovvenzione conferma la descrizione delle attività di ricerca e innovazione che saranno intraprese, la durata e il bilancio del progetto, i tassi e i costi, i diritti e le obbligazioni, la divisione dei ruoli, le regole per la sospensione e la conclusione dei progetti e altro.

    Nel frattempo…

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  • La chiave per idee e progetti innovativi? Horizon 2020

    La chiave per idee e progetti innovativi? Horizon 2020

    Horizon 2020 è il programma di finanziamento a gestione diretta della Commissione Europea per la ricerca e l’innovazione, operativo dal 1° gennaio 2014 al 31 dicembre 2020. Il programma abbraccia l’intera catena della ricerca, da quella di frontiera allo sviluppo tecnologico fino alla dimostrazione e valorizzazione dei risultati fino all’innovazione.

    Il Programma supporta l’Unione Europea nelle sfide globali, fornendo a ricercatori e innovatori gli strumenti necessari alla realizzazione dei propri progetti e delle proprie idee. Il budget stanziato per Horizon 2020, compreso il programma per la ricerca nucleare Euratom, è di 70.2 miliardi di € a prezzi costanti.

    Com’è strutturato Horizon 2020?

    La struttura di Horizon 2020 è composta da tre pilastri:

    1. Eccellenza scientifica – (4 programmi) ha l’obiettivo di incrementare la qualità della base scientifica europea, sostenendo le migliori idee e sviluppando talenti in Europa.
    2. Leadership industriale – (3 programmi) promuovendo attività strutturate dalle aziende, si prefigge di portare grandi investimenti per le tecnologie industriali essenziali, di favorire il potenziale di crescita delle aziende europee, fornendo loro livelli adeguati di finanziamento ed aiutando le PMI innovative a trasformarsi in imprese leader a livello mondiale.
    3. Sfide della società – rispecchia le priorità strategiche della strategia Europa 2020 e affronta le grandi preoccupazioni condivise dai cittadini europei e di altri paesi, riunendo risorse e conoscenze provenienti da una molteplicità di settori, tecnologie e discipline, tra cui le scienze sociali e umanistiche. Si vogliono coprire le attività che interessano l’intero ciclo di vita del “prodotto”, dalla ricerca di base al mercato, con un nuovo accento sulle attività connesse all’innovazione, quali le azioni pilota, le dimostrazioni, i test a sostegno, la progettazione, l’innovazione sociale e la commercializzazione delle innovazioni.

     

    È  accompagnato, inoltre, da quattro attività orizzontali:

    1. diffondere l’eccellenza e ampliare la partecipazione;
    2. scienza con e per la Società;
    3. Istituto Europeo d’Innovazione e Tecnologia (IET);
    4. azioni dirette non nucleari del Centro Comune di Ricerca (Joint Research Center, JRC).

    Quali sono le novità?

    Da gennaio 2015, è operativo il Fast Track to Innovation, Work Programme n.18 di Horizon 2020. Questa nuova azione pilota è caratterizzata da un approccio puramente bottom up, con la possibilità di presentare proposte in tutti gli ambiti tematici delle LEIT (Leadership in Enabling and Industrial Technologies) e delle Sfide Sociali.

    I fondi vengono assegnati attraverso inviti a presentare proposte (Call for proposals) pubblicati nel sito web dedicato al programma.

    Per sapere come funziona, chi può partecipare, e come viene valutato il progetto, leggi il nostro approfondimento.

    Ti piacerebbe sapere se la tua impresa è realmente ammissibile a partecipare a bandi ed agevolazioni pubbliche?

    Registrati gratuitamente per provare Trovabando e scoprire tutti i bandi e le agevolazioni a cui la tua impresa può DAVVERO partecipare!

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  • La politica di coesione in Italia: cos’è e cosa prevede

    La politica di coesione in Italia: cos’è e cosa prevede

    Si sente spesso parlare di fondi strutturali europei e di politiche di coesione, ma cosa sono davvero i fondi strutturali europei e che cosa prevede la politica di coesione?

    La politica di coesione in Italia è la principale politica di investimento dell’Unione europea. Sostiene la creazione di posti di lavoro, la competitività tra imprese, la crescita economica, lo sviluppo sostenibile e il miglioramento della qualità della vita dei cittadini in tutte le regioni e le città dell’Unione europea.

    È quindi la politica che l’Unione Europea mette in campo per ridurre le disparità di sviluppo fra le regioni degli Stati membri e per rafforzare la coesione economica, sociale e territoriale.

    La politica di coesione è ripartita in cicli di programmazione della durata di 7 anni e si fonda sul principio di solidarietà, che è alle radici dell’Unione Europea. L’attuale ciclo di programmazione riguarda il periodo 2014-2020 e impegna circa un terzo dell’intero bilancio comunitario (351,8 miliardi su 1.082 totali).

    L’obiettivo, in accordo con la strategia “Europa 2020”, è ottenere una crescita inclusiva, intelligente e sostenibile.

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    Chi sono i beneficiari della politica di coesione in Italia?

    La politica di coesione agevola tutte le regioni dell’Unione europea. Il livello degli investimenti riflette le esigenze di sviluppo degli Stati membri.

    … e l’Italia?

    Nel periodo 2014-2020, l’Italia gestirà circa 50 programmi operativi nel quadro della politica di coesione dell’Unione europea e riceverà complessivamente circa 32,8 miliardi di EUR provenienti dai fondi della politica di coesione:

    • 22,3 miliardi di EUR sono destinati alle regioni meno sviluppate (Campania, Puglia, Basilicata, Calabria e Sicilia).
    • 1,1 miliardi di EUR sono destinati alle regioni in transizione (Sardegna, Abruzzo e Molise).
    • 7,7 miliardi di EUR sono destinati alle regioni più sviluppate (Valle d’Aosta, Piemonte, Lombardia, Liguria, Veneto, Provincia di Bolzano, Provincia di Trento, Friuli Venezia-Giulia, Emilia Romagna, Toscana, Marche, Umbria e Lazio).
    • 1,1 miliardi di EUR sono destinati alla Cooperazione territoriale europea.
    • 567,5 milioni di EUR sono destinati all’iniziativa a favore dell’occupazione giovanile.

     

    Degli importi indicati, il Fondo Sociale Europeo coprirà almeno 8,2 miliardi di EUR.

    Quali sono le principali priorità di investimento in Italia?

    Nell’accordo di partenariato concordato con la Commissione europea sono state indicate le priorità di investimento in Italia, e comprendono:

    • lo sviluppo di un ambiente imprenditoriale favorevole all’innovazione;
    • la realizzazione di infrastrutture a elevate prestazioni e la gestione efficiente delle risorse naturali;
    • l’aumento del livello di partecipazione al mercato del lavoro, la promozione dell’inclusione sociale e il miglioramento qualitativo del capitale umano;
    • la qualità, l’efficacia e l’efficienza della pubblica amministrazione.

    Quali risultati sono stati raggiunti fino ad oggi?

    I fondi della politica di coesione complessivamente stanziati per il periodo 2007-2013 sono stati pari a 28,8 miliardi di EUR. In Italia, dall’inizio del periodo di finanziamento 2007-2013, gli investimenti del FESR hanno contribuito, ad esempio, a:

    • creare oltre 47 000 posti di lavoro;
    • avviare oltre 3 700 nuove imprese;
    • sostenere oltre 26 000 PMI;
    • ampliare la copertura Internet a banda larga beneficiando oltre 940 000 persone in più;
    • servire oltre 1 milione di persone in più grazie a progetti di depurazione delle acque reflue;
    • costruire o ricostruire oltre 1 500 km di strada ferrata.

     

    Nello stesso periodo, il FSE ha cofinanziato oltre 500 000 progetti che hanno visto la partecipazione di più di 6,6 milioni di persone, di cui oltre 2 milioni di età compresa tra i 15 e i 24 anni e quasi mezzo milione al di sopra dei 55 anni.

    OpenCoesione ha analizzato i risultati al 31 Agosto 2015 delle politiche di coesione in Italia.

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  • Il ruolo della finanza nella crescita delle piccole imprese

    Il ruolo della finanza nella crescita delle piccole imprese

    L’intervento di Luigi Signorini

    Il 4 novembre 2015 all’Università degli Studi di Trento il Vice Direttore Generale della Banca d’Italia Luigi Federico Signorini ha tenuto un intervento dal titolo “Sulla crescita delle piccole imprese: il ruolo della finanza”.

    L’intervento ha preso le mosse dalla constatazione delle caratteristiche peculiari della struttura del sistema produttivo italiano, che, com’è noto, è formato per la quasi totalità da micro, piccole e medie imprese.

    Nel corso degli ultimi anni, il nostro sistema industriale ha assistito a numerosi cambiamenti, dagli anni Sessanta alla globalizzazione, fino ai giorni d’oggi, in cui la digitalizzazione si sta diffondendo e sta mutando in maniera permanente tutti i processi produttivi, puntando sempre di più all’innovazione sia a livello di prodotto che di processo.

    “I vantaggi relativi della piccola e grande dimensione non sono né fissi né immutabili, quello che conta è che la struttura produttiva sia capace di reagire con prontezza ai mutamenti competitivi. In questo senso vi è una responsabilità pubblica: se ci sono freni od ostacoli all’adattamento della struttura produttiva, è bene cercare di rimuoverli”

    In Italia sono ancora troppo poche però, le imprese che intraprendono percorsi di crescita ed espansione. I fattori che inibiscono la capacità di crescita delle aziende sono molti e interconnessi tra loro. Alcuni di questi possono essere elementi come la preponderante natura familiare della proprietà, oppure il contesto istituzionale che contribuisce con gli elevati oneri burocratici, la complessità della regolamentazione e delle procedure amministrative e le inefficienze del sistema giudiziario.

    “Per le piccole e medie imprese italiane il legame tra finanza e crescita non sembra essere (principalmente) di natura quantitativa, ma qualitativa. Non è l’ammontare assoluto di risorse disponibili, ma la loro composizione a segnare la differenza”

    Secondo Signorini esistono due modi principali per incidere sul modello di finanziamento delle PMI: misure dirette a cambiare gli incentivi delle imprese e interventi sulla struttura del sistema finanziario.

    Gli incentivi delle imprese

    In Italia, dato il peso elevato dell’imposizione fiscale, la deducibilità delle spese per interessi ha sempre incentivato gli imprenditori a ricorrere al debito piuttosto che al capitale di rischio. Le maggiori aliquote fiscali contribuiscono a spiegare una parte non trascurabile – circa un quarto – dello sfavorevole divario di leverage rispetto agli altri paesi europei.

    La neutralità fiscale rispetto alle scelte di finanziamento è stato un obiettivo perseguito in modo intermittente dal legislatore italiano negli ultimi due decenni.

    Dopo i tentativi di metà anni novanta con il regime del Dual Income Tax, nel 2008 sono stati adottati limiti alla deducibilità degli interessi passivi nelle società di capitale.

    La difficoltà di trovare efficaci meccanismi per tutelare gli investitori esterni e la volontà degli imprenditori di mantenere il controllo dell’azienda nel ristretto ambito della famiglia concorrerebbero a determinare un preferenza sistematica per il ricorso al debito anziché al capitale di rischio.

    Interventi sulla struttura del sistema finanziario

    L’altra grande direttrice del cambiamento del modello di finanziamento delle PMI riguarda lo sviluppo della finanza non bancaria, ovvero nuovi mercati e nuovi finanziatori.

    Il rafforzamento dell’offerta di fondi non bancari è stato perseguito anche con l’introduzione di incentivi fiscali per gli investitori e, più di recente, con l’abbattimento di alcune barriere regolamentari che consente il coinvolgimento di nuovi attori nel finanziamento del sistema produttivo.

    …e il mercato europeo?

    In un mercato finanziario che tende verso una crescente integrazione con quello degli altri paesi europei, le politiche nazionali devono necessariamente coordinarsi con progetti comunitari.

    Quelle che le imprese tengono poco in considerazione è che, oltre ai finanziamenti privati (bancari e non), possono avvalersi di finanziamenti pubblici (nazionali ed europei).

    L’Unione Europea ha infatti stabilito 5 obiettivi strategici per il ciclo di programmazione 2014-2020 che riguardano l’occupazione, la ricerca e sviluppo, il clima e l’energia, l’istruzione, l’integrazione sociale e la riduzione della povertà.

    Per raggiungere gli obiettivi strategici di Europa 2020, l’UE mette a disposizione degli Stati Membri due tipologie di strumenti finanziari, quelli a gestione indiretta, detti anche Fondi strutturali, e quelli a gestione diretta, che comprendono i finanziamenti diretti UE (detti anche programmi tematici o programmi comunitari) e gli strumenti finanziari per l’assistenza esterna.

    Finanziamenti privati o finanziamenti pubblici?

    In definitiva, perché un’impresa dovrebbe avvalersi dei fondi pubblici al posto di quelli privati? Sicuramente perché i vantaggi derivanti dall’utilizzo di finanziamenti pubblici sono molteplici.

    I Contributi a fondo perduto possono essere utilizzati dall’impresa per realizzare investimenti o sostenere costi mediante l’erogazione di capitale del quale non è richiesta restituzione.

    I finanziamenti a tasso agevolato consentono un abbassamento del costo del credito per l’impresa che beneficia di tassi di interesse inferiori rispetto a quelli richiesti se non fosse attivato l’intervento agevolativo.

    Per la forma tecnica della Garanzia del Credito invece, il vantaggio è duplice ed impatta sia sull’impresa che sull’Istituto di credito. Per l’impresa il beneficio si riflette in una diminuzione del tasso di interesse ed in una sostanziale riduzione delle garanzie richieste.

    Per la banca invece, il beneficio è rappresentato dalla possibilità di ridurre gli accantonamenti di capitale sul finanziamento richiesto in quanto nel caso di mancato rimborso del finanziamento interviene la garanzia concessa dallo Stato o da Confidi.

    Signorini conclude affermando che “la teoria economica ci insegna che un sistema finanziario diversificato e un’equilibrata composizione delle fonti di finanziamento delle imprese possono contribuire in modo efficace alla crescita dell’economia. Le politiche pubbliche, nazionali e comunitarie, possono svolgere un ruolo fondamentale di stimolo al cambiamento, se intervengono efficacemente sulle distorsioni della regolamentazione e forniscono i corretti incentivi agli operatori del settore privato”.

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