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  • Progetti di innovazione digitale: stanziati 5 milioni per la digitalizzazione delle imprese del Lazio

    Progetti di innovazione digitale: stanziati 5 milioni per la digitalizzazione delle imprese del Lazio

    Avviso: il bando Progetti di Innovazione Digitale è stato chiuso il 22 marzo 2020 per esaurimento dei foni. Rimani aggiornato su tutte le novità di finanza agevolata clicca qui!

    Stanziati dalla Regione Lazio 5 milioni di euro con il bando Progetti di Innovazione Digitale alle MPMI e liberi professionisti per l’innovazione digitale della propria attività

    Attenzione!!! I contributi richiesti hanno già raggiunto un importo pari a tre volte la dotazione finanziaria. Si prevede quindi la chiusura anticipata dello sportello mediante apposito provvedimento amministrativo.

    L’innovazione digitale è una tematica oggi più che mai rivelante per le aziende e i , ma trovare le risorse per stare al passo con i tempi non è mai semplice!

    Per fortuna arrivano ottime notizie sul versante : se sei una MPMI o un libero professionista operante nel Lazio grazie al nuovo bando “Progetti di Innovazione Digitale” potrai finalmente digitalizzare la tua attività!

    Cosa prevede Progetti di Innovazione Digitale?

    “Progetti di Innovazione Digitale” è il nuovo bando della Regione Lazio che destinerà ben 5 milioni di euro alle imprese  per l’introduzione di tecnologie digitali e di soluzioni  a sostegno dell’innovazione di processo e di prodotto.

    A chi si rivolge il bando?

    I destinatari del bando Progetti di Innovazione Digitale sono le MPMI (micro, ), inclusi i Liberi Professionisti, con Sede Operativa nel territorio della Regione Lazio, in forma singola o aggregata.

    Ahimè ci sono delle restrizioni che possono precludere l’ammissibilità della domanda a contributo e riguardano principalmente la capacità amministrativa, finanziaria e operativa necessaria a completare il Progetto presentato.

    Al momento della presentazione della domanda, infatti, i richiedenti devono avere il  pari ad almeno 5 volte il valore del Progetto non coperto dal contributo oppure, in alternativa, il Patrimonio netto pari ad almeno il valore del Progetto non coperto dal contributo.

    Che tipo di progetti possono essere presentati?

    Le imprese o i professionisti che presenteranno la propria domanda per il bando Progetti di Innovazione Digitale dovranno tenere a mente che sono agevolabili esclusivamente i Progetti che prevedono l’adozione di una o più soluzioni tecnologiche o sistemi digitali, finalizzate a introdurre innovazioni nei processi produttivi, logistici, organizzativi e commerciali.

    Tali spese devono necessariamente appartenere alle seguenti macrocategorie:

    • Investimenti materiali e immateriali
    • Acquisto di servizi e consulenze
    • Costi a forfait (del personale e indiretti)

     

    Ma, nel dettaglio, quali sono le tipologie di spese che potranno essere includere nel progetto?

    Per semplificarti la vita, ti faccio qualche esempio pratico:

    • soluzioni di digital marketing;
    • e-commerce;
    • punto vendita digitale;
    • soluzioni digitali di prenotazione e pagamento;
    • sistemi Self scanning e Self checkout;
    • stampa 3D;
    • IOT (internet of things);
    • logistica digitale;
    • amministrazione digitale;
    • sicurezza digitale.

    Quale tipologia di agevolazione è prevista?

    L’agevolazione è concessa in regime De Minimis, sotto forma di contributo a fondo perduto nella misura del 40% dell’importo complessivo del Progetto ammesso.

    I costi ammissibili previsti nel Progetto non possono essere inferiori a:

    • 50.000 euro nel caso di progetti presentati da una MPMI in forma singola;
    • 50.000 euro, con un importo minimo di 20.000 euro per singola MPMI, nel caso di Progetti da realizzare mediante una aggregazione temporanea.

     

    Nel caso in cui la MPMI opti per il contributo in RGE (Regolamento Generale di Esenzione n. 651/2014), tale regime sarà applicato a tutte le Spese Ammissibili da rendicontare.

    La quota di contributo sui costi a forfait (del personale e indiretti) potrà comunque essere concessa esclusivamente in regime De Minimis, con intensità di Aiuto del 40%.

    ​Da quando posso presentare domanda per partecipare?

    Le richieste di contributo  per il bando Progetti di Innovazione Digitale potranno essere presentate dalle ore 12:00 del 4 marzo 2020 e fino alle ore 18:00 del 21 aprile 2020.

    Come faccio a presentare la domanda?

    Le richieste devono essere presentate esclusivamente via PEC successivamente alla finalizzazione del Formulario GeCoWEB.

    Per farlo bisognerà utilizzare la modulistica in parte prodotta automaticamente da GeCoWEB stesso dalle ore 12:00 del 5 febbraio 2020 e fino alle ore 12:00 del 21 aprile 2020.

    Come si accede al sistema GeCoWEB?

    Tranquillo dovrai semplicemente registrarti al portale www.impresainungiorno.gov.it ed effettuare la relativa autenticazione per l’accesso ai servizi on-line.

    Non vuoi limitarti ad una sola agevolazione ma vuoi sapere tutti – ma proprio tutti – i bandi e le agevolazioni a cui puoi accedere ogni mese?

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  • I professionisti e l’innovazione digitale

    I professionisti e l’innovazione digitale

    La  è una tematica più che mai attuale e stare al passo con il cambiamento è diventata una necessità anche per  i professionisti. Vediamo insieme come si sta evolvendo il processo di digitalizzazione degli studi professionali,

    I Professionisti e l’innovazione digitale: fatturazione elettronica, firma digitale, gestionale online, archiviazione e conservazione digitale dei documenti, sono solo alcuni degli applicativi in cloud che uno studio professionale potrebbe – e dovrebbe – utilizzare.

    A questi si aggiungono le piattaforme di e-learning, i  per commercialisti e professionisti, i software per le videochiamate, il , il sito Internet e la pagina Social dello Studio, fino ad arrivare ai servizi più evoluti come Artificial e Business Intelligence.

    In questo articolo capiremo cosa è successo fino a questo momento in termini di digitalizzazione e cosa potrebbe succedere nel prossimo futuro.

    Iniziamo dando un’occhiata a cosa è successo fino ad ora.

    Cosa è successo fino ad ora?

    Oggi la spesa in tecnologie digitali è soprattutto “law driven”, ovvero guidata dalla necessità di adeguarsi ad obblighi normativi indispensabili per svolgere l’attività professionale.

    Alcuni esempi di tecnologie “law driven” – che tutti conosciamo -fin troppo- bene – sono la fatturazione elettronica e l’adeguamento alla normativa GDPR.

    Gli obblighi normativi però non sono, e non devono essere, l’unico motore trainante del cambiamento.

    L’ingresso nel settore di nuove imprese digitali che offrono soluzioni innovative ha senza alcun dubbio spinto gli studi professionali ad intraprendere il faticoso cammino verso il cambiamento.

    Per queste ragioni, i professionisti e l’innovazione digitale vanno di pari passo per  far si che vi sia un’efficientamento dei processi, oltre che un’innovazione dei servizi, al fine di migliorare la relazione con la propria clientela e acquisirne di nuova.

    Commercialisti, consulenti del lavoro e avvocati diventano sempre più digitali ed a confermarlo è uno studio dell’ ”Osservatorio professionisti e innovazione digitale” della School of Management del Politecnico di Milano.

    Dati alla mano, nel 2017 la spesa in tecnologie  di commercialisti, consulenti del lavoro e avvocati italiani, ha raggiunto la cifra di 1.172 milioni di euro, con una crescita del 2,6% rispetto al 2016.

    Ad oggi, i dati dell’Osservatorio relativi al biennio 2018-2019 non sono stati ancora resi noti per cui ci toccherà attendere ancora un po’ limitandoci a guardare con occhio analitico ciò che è stato fino a questo momento.

    In quali tecnologie hanno investito gli studi professionali?

    La ricerca dell’Osservatorio rivela che gli strumenti maggiormente utilizzati dagli Studi di commercialisti, consulenti del lavoro e avvocati sono:

    1. firma digitale (97%)
    2. fatturazione elettronica (42%)
    3. software per le videochiamate (36%)
    4. sito internet dello Studio (34%)
    5. piattaforme di e-learning (28%)
    6. business intelligence e CRM (3%), che stentano ancora a decollare
    7. artificial intelligence (2%)

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    Chi ha stanziato i budget più consistenti per l’innovazione nel 2017?

    Lo studio dell’Osservatorio afferma che nel 2017 soltanto il 2% degli studi non ha investito in tecnologia.

    Ma del restante 98% degli studi che hanno effettuato investimenti in ICT, quali sono quelli che hanno destinato i budget più consistenti?

    Vediamo insieme la classifica.

    Al primo posto abbiamo gli studi multidisciplinari con una spesa media di 14.100 euro, seguiti da commercialisti con 8.800 euro (+1,6%) e consulenti del lavoro stabili a 8.700 euro.  In ultima posizione gli studi legali con una spesa media di 5.300 euro.


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  • Bando “Al Via” – Agevolazioni per la Valorizzazione degli Investimenti Aziendali

    Bando “Al Via” – Agevolazioni per la Valorizzazione degli Investimenti Aziendali

    Attenzione: AL VIA Agevolazioni Lombarde per la Valorizzazione degli Investimenti Aziendali ha chiuso lo sportello in data 30 Giugno 2021.

    Oltre 486 milioni di euro a sostegno degli investimenti produttivi aziendali delle imprese lombarde con il bando Al Via.

    Con il bando Al Via la Regione Lombardia agevola gli investimenti dedicati allo sviluppo aziendale, ma anche a programmi di ammodernamento e ampliamento produttivo delle PMI lombarde. 

    Un buona notizia è che la dotazione finanziaria del bando Al Via è stata più volte aumentata dai 75 milioni iniziali, fino ad arrivare alla somma di 486.5 milioni di euro ripartiti tra finanziamenti agevolati, garanzie del credito e contributi a fondo perduto.

    A chi è rivolto il bando Al Via?

    Il bando Al Via è rivolto alle Piccole e Medie Imprese (PMI) costituite da almeno 24 mesi e caratterizzate dai seguenti codici ATECO:

    • C – Attività manifatturiere;
    • F – Costruzioni;
    • H – Trasporto e magazzinaggio;
    • J – Servizi di informazione e comunicazione;
    • M – Attività professionali, scientifiche e tecniche;
    • N – Noleggio, agenzie di viaggio, servizi di supporto alle 

    Inoltre, indipendentemente dal codice ATECO  possono presentare la domanda per il bando Al Via anche le PMI iscritte all’Albo delle imprese agromeccaniche della Regione Lombardia.

    Esclusioni

    Il bando Al Via esclude diverse attività quali, ad esempio,

    • Industria del tabacco;
    • Fabbricazione di prodotti derivanti dalla raffinazione del petrolio;
    • Attività editoriali;
    • Attività di produzione cinematografica, di video e di programmi televisivi, di registrazioni musicali e sonore;

    Sono escluse anche le altre attività che riguardano le sezioni J, M e N della tabella Ateco. Per questa ragione, per visionare un elenco esaustivo dei codici Ateco esclusi si rimanda all’Allegato 2 del bando.

    Le linee di intervento

    Il bando Al Via prevede due diverse linee con caratteristiche differenti in termini di interventi finanziabili:

    1. Linea Sviluppo Aziendale: finanzia investimenti per l’ammodernamento e l’ampliamento produttivo;
    2. Linea Rilancio Aree Produttive: finanzia investimenti per lo sviluppo aziendale basati su programmi di ammodernamento e ampliamento produttivo collegati a piani di riqualificazione e/o riconversione territoriale di aree produttive.

    bando-al-via-agevolazioni-per-gli-investimenti-aziendali
    Bando al via agevolazioni per gli investimenti aziendali

    Qualeagevolazione prevede il bando?

    Le agevolazioni previste dal bando Al Via comprendono in ogni caso un finanziamento assistito da  del credito e da un  In base alla linea scelta possono essere presentati differenti tipologie di progetto, ed è possibile coprire differenti tipologie di spese.

    La linea Sviluppo Aziendale, prevede Progetti standard Progetti incentivati nei casi in cui i progetti stessi abbiano determinate caratteristiche. Mentre la linea Rilancio Aree produttive non prevede Progetti incentivati.

    Per entrambe le linee, l’agevolazione sarà concessa in alternativa, a scelta del beneficiario, nel rispetto del Regolamento de minimis oppure nel rispetto del Regolamento di esenzione.

    Gli incentivi economici previsti saranno:

    • Finanziamento agevolato, tra un minimo di 50 mila e un massimo di 2,85 milioni di euro;
    • Garanzia prestata a titolo gratuito, nel limite del 70% del Finanziamento;
    • Contributo in conto capitale, in misura variabile tra il 5% e il 15% in base alle caratteristiche del progetto presentato e al Regolamento scelto.

    Focus sulla linea Sviluppo Aziendale

    Vediamo nel dettaglio quali sono le caratteristiche fondamentali della linea “Sviluppo aziendale” del bando Al Via.

    I progetti presentati non potranno avere un importo totale inferiore ai € 53.000 e superiore a € 2.000.000 (nel caso di De Minimis) o € 3.000.000 (nel caso di Regolamento di esenzione 651/14).

    I Progetti dovranno essere realizzati in uno degli ambiti della Strategia di Specializzazione Regionale (S3) della Regione Lombardia, ovvero rientrare in una delle seguenti aree:

    • aerospazio;
    • agroalimentare;
    • eco-industria;
    • industrie creative e culturali;
    • industria della salute;
    • manifatturiero avanzato;
    • mobilità sostenibile.

     

    Le spese ammissibili dalla linea Sviluppo Aziendale sono:

    1. acquisto di macchinari, impianti, attrezzature e arredi nuovi di fabbrica
    2. acquisto di sistemi gestionali integrati (software & hardware)
    3. acquisizione di marchi, brevetti e licenze di produzione;
    4. opere murarie, di bonifica, impiantistica e costi, anche finalizzati all’introduzione di criteri di ingegneria antisismica.

     

    Le agevolazione previste per questa linea sono rappresentate da un finanziamento a medio lungo termine assistito da una garanzia e da un contributo in conto capitale.

     

    Focus sulla linea Rilancio Aree Produttive

    Vediamo, ora, quali sono le caratteristiche peculiari della linea “Rilancio aree produttive” del bando “Al Via“.

    I progetti presentati non potranno avere un importo totale inferiore ai € 53.000, e superiore a € 2.000.000 (nel caso di De Minimis) o € 6.000.000 (nel caso di Regolamento di esenzione 651/14).

    Nel caso di progetti presentati a valere su questa linea, l’impresa richiedente dovrà allegare una dichiarazione del Comune su cui è programmato l’investimento, che attesti l’inutilizzo, da almeno un’anno, dell’area o dell’immobile stesso, oppure una prova di appartenenza dell’area o dell’immobile agli elenchi delle aree dismesse della Regione Lombardia.

    Anche in questo caso, i progetti dovranno essere coerenti con la Strategia di Specializzazione Regionale (S3) e dovranno essere realizzati entro 12 mesi dalla concessione dell’agevolazione.

    Le spese ammissibili dalla linea “Rilancio aree produttive” sono:

    1. acquisto di macchinari, impianti, attrezzature, arredi nuovi di fabbrica;
    2. acquisto di sistemi gestionali integrati (software & );
    3. acquisizione di marchi, di brevetti e di licenze di produzione;
    4. opere murarie, di bonifica, impiantistica e costi assimilati, anche finalizzati all’introduzione di criteri di ingegneria antisismica;
    5. acquisto di proprietà/diritto di superficie in relazione ad immobili destinati all’esercizio dell’impresa;

    Per le prime tre spese in elenco, le agevolazioni sono rappresentate da un finanziamento a medio lungo termine assistito da garanzia e da un contributo in conto capitale , mentre per le ultima due spese (4 e 5) l’agevolazione prevista è un contributo in conto capitale.

    Come e quando è possibile presentare la domanda?

    Le richieste di accesso agli incentivi possono essere presentate esclusivamente on-line, sul portale Siage, a partire dal 05 luglio 2017 e fino al 31 dicembre 2020.

    Di seguito ti proponiamo due video esplicativi della Regione Lombardia, su come presentare la domanda di ammissione per le due linee. Se vuoi farti aiutare per presentare la domanda e non commettere errori, contattaci… saremo lieti di aiutarti!

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  • Fondo Nazionale Innovazione – Come funziona

    Fondo Nazionale Innovazione – Come funziona

    Novità 2022: Stanziati complessivamente di oltre 2,5 miliardi, a cui si sommeranno ulteriori 600 milioni allocati da Cassa Depositi e Prestiti e investitori terzi, come previsto dal decreto infrastrutture. Consulta la nota qui.

    Cos’è il Fondo Nazionale Innovazione

    Introdotto dalla Legge di Bilancio 2019, il Fondo Nazionale Innovazione (FNI) prevede una dotazione finanziaria di 1 miliardo di euro circa.

    Il Fondo sarà gestito da , ed è stato attivato il 5 agosto grazie alla cessione di una partecipazione pari al 70% del capitale sociale detenuto nella società di gestione del risparmio,  Venture SGR.

    Il Fondo Nazionale Innovazione è un soggetto (SGR) multifondo che opera in una logica di mercato e di lungo periodo, ma esclusivamente attraverso le metodologie di .

    Il principale obiettivo del Fondo è la crescita economica, e in base a quanto espresso dal MiSE dovrebbe rappresentare il perno della politica industriale in ambito startup e innovazione.

    Allo stesso tempo, tramite queste risorse, si vuole evitare o ridimensionare il fenomeno spesso sintetizzato con il termine “fuga di cervelli”. Si vogliono creare nuove opportunità di lavoro e nuove professioni, facendo rientrare le tante startup fondate da italiani che operano in altri Paesi europei e non.

    Si stima che l’insieme degli occupati in ambito startup e Pmi innovative sia pari almeno a 50.000 persone: il Governo ha dichiarato di voler raddoppiare o triplicare questo numero in tempi brevi.

    Come funziona il Fondo

    Il Fondo opera come intervento in capitale di rischio, ossia con investimenti nel capitale di imprese innovative, e quindi a supporto di startup, scaleup e PMI innovative.

    Questi investimenti potranno essere diretti, nel capitale delle aziende, o indiretti, in fondi di Venture Capital.

    Di conseguenza, gli investimenti possono essere effettuati dai singoli Fondi del FNI in modo selettivo, come previsto dalle best practices di settore, in base alla capacità di generare impatto e valore sia per l’investimento che per l’economia nazionale.

    Si è deciso di utilizzare il Venture Capital perché è considerato lo strumento chiave di mercato per lo sviluppo dell’innovazione, essendo caratterizzato da tre elementi che si sposano al meglio con il sistema innovativo:

    • la selettività sui progetti in cui investire,
    • la rapidità con cui possono essere attuati gli investimenti,
    • la flessibilità sull’ammontare dell’investimento in relazione al settore, al progetto e alla fase di sviluppo dello stesso.

    Come accedere al Fondo

    Ovviamente, il Fondo potrà operare su tutto il territorio nazionale.

    A prescindere dalla tipologia di investimento, diretto o indiretto, saranno finanziate esclusivamente Pmi innovative con elevato potenziale di sviluppo, non quotate in mercati regolamentati, in tutte le fasi possibili: di sperimentazione, di costituzione, di avvio o di sviluppo del prodotto.

    Gli investimenti si focalizzeranno sui settori considerati strategici per la crescita e la competitività del Paese. Ad esempio, si investirà su Intelligenza Artificiale (AI), Internet of Things (IoT), blockchain, e aerospazio.

    Sono previste opportunità di investimento anche su settori più conosciuti, legati comunque alla crescita del Paese, come la sanità, la mobilità, il design e made in Italy, le tecnologie innovative applicate al settore finanziario (Fintech), agricolo (Agritech), o più in generale al cibo (Foodtech), e a tutte quelle applicazioni che riguardano l’industria sostenibile.

    Da quando è operativo FNI

    Il 27 novembre Cassa Depositi e Prestiti ha affidato il ruolo di Amministratore Delegato del Fondo a Enrico Resmini, ed è grazie a questa nomina e a quelle degli altri candidati consiglieri che si rende operativo il Fondo Nazionale Innovazione.

    Dati gli obiettivi espressi dal MiSE e il “gruppo di lavoro” così ricco e competente, nutriamo molte speranze e fiducia sull’evoluzione e gli effetti del FNI.

    Scopriremo in tempi relativamente brevi se, e quanto, l’impatto reale di questo intervento si sarà avvicinato a quello previsto.

    Nel frattempo cercheremo di dare aggiornamenti rilevanti su questo Fondo, quando si presenterà l’occasione.

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  • A…come codice ATECO – guida aggiornata

    A…come codice ATECO – guida aggiornata

    Nuova classificazione Ateco 2025 Cosa Cambia Rispetto al Passato

    La classificazione ATECO Codice 2025 è stata finalmente aggiornata all’edizione 2025, che sostituisce la precedente versione.

    Nel 2025 dunque l’Istat e le istituzioni preposte hanno aggiornato la tabella dei codici Ateco per adattarla all’evoluzione del mercato e delle professioni.

    Leggi qui il nostro ultimo articolo per scoprire le principali novità riguardanti le novità dell’ATECO Codice 2025.

    Tutto quello che c’è da sapere sul codice Ateco

    Codice Ateco cos’è? Hai bisogno di sapere a quale  appartiene la tua attività? Non hai ancora chiaro a cosa serve? Leggi cos’è codice ateco il nostro articolo di approfondimento dopo non avrai più dubbi!

    Conoscere il proprio codice Ateco è spesso importante per questioni amministrative aziendali, ma anche per poter partecipare alle agevolazioni pubbliche.

    Infatti molto spesso, tra i requisiti di partecipazione dei bandi per imprese e liberi professionisti, si può trovare una lista di codici Ateco ammissibili a ricevere i finanziamenti previsti.

    In questi casi l’ente che gestisce l’agevolazione richiede l’appartenenza a particolari , identificati da un codice, denominato codice Ateco.

    Ma cosa si intende con questo termine? Vediamolo insieme…

    Cos’è il codice Ateco di un’azienda?

    Il codice Ateco, o classificazione delle attività economiche ATECO (ATtività ECOnomiche), è una tipologia di classificazione formata da una combinazione alfanumerica, adottata dall’Istituto Nazionale di Statistica italiano (ISTAT) per le rilevazioni statistiche nazionali di carattere economico.

    Il codice Ateco non fa distinzioni in base al tipo di organizzazione proprietaria dell’unità produttiva o al modo di operare, poiché tale criterio non attiene alle caratteristiche dell’attività in sé.

    La classificazione Ateco 2007

    Dal 1° gennaio 2008 è in vigore la nuova classificazione Ateco 2007, approvata dall’ISTAT in stretta collaborazione con l’Agenzia delle Entrate, le Camere di Commercio ed altri Enti, Ministeri ed Associazioni imprenditoriali interessati.

    Con i codici Ateco 2007, viene quindi adottata la stessa classificazione delle attività economiche per fini statistici, fiscali e contributivi, in un processo di semplificazione delle informazioni gestite dalle .

    Rappresenta la traduzione italiana della  (NACE) creata dall’, e adattata dall’ISTAT alle caratteristiche specifiche del sistema economico italiano.

    Dal 2008 è valido anche per le comunicazioni e le dichiarazioni all’Agenzia delle Entrate, in sostituzione della precedente ATECOFIN 2004.

    Come è fatto un codice Ateco?

    Come già anticipato, il codice Ateco è una combinazione alfanumerica nella quale le lettere individuano il macrosettore economico mentre i numeri (da 2 fino a 6) rappresentano, in modo dettagliato, le specifiche articolazioni e sottocategorie dei settori stessi.

    Le varie attività economiche sono raggruppate, dal generale al particolare, in questo modo:

    1. Sezioni (1 lettera)
    2. Divisioni (2 cifre)
    3. Gruppi (3 cifre)
    4. Classi (4 cifre)
    5. Categorie (5 cifre)
    6. Sottocategorie (6 cifre)

    Ciascun codice numerico incorpora i precedenti.

    Dove si trova il codice Ateco?

    Se hai già un’azienda o una partita iva, hai due possibilità per trovare il tuo codice:

    1. sul certificato di attribuzione della partita Iva
    2. sulla visura camerale della tua azienda

     

    Nel primo caso, si tratta di un documento che dimostra l’assegnazione della partita IVA a una persona o a un’impresa, rilasciato dall’Agenzia delle Entrate. Questo documento può essere utilizzato, ad esempio: per la richiesta di prestiti, in alcune procedure amministrative, o nel caso di cessazione dell’attività.

    Nel secondo caso, puoi leggerlo sulla prima pagina della visura, sotto al QR Code, nella sezione “Attività”. Come vedi sotto puoi trovare anche il codice NACE corrispondente.

    Se invece non lo cerchi per la tua impresa, ma hai comunque bisogno di sapere come trovare il codice Ateco di un’attività o a quale attività è associato un determinato codice, ti proponiamo qualche strumento utile di seguito.

    Come cercare il codice Ateco

    Di seguito trovi un paio di strumenti che puoi utilizzare per cercare il codice ateco di un’attività. Puoi farlo a partire dal codice per verificare a quale attività appartiene, oppure a partire dal settore di attività per controllare a quale codice corrisponde.

     

    Sul sito Istat, basterà inserire il tipo di attività che svolgi, ad esempio gelateria o commercialista, sulla barra “Individua un codice attività“, e cliccare la freccia “invio”.

    A cosa serve il codice Ateco?

    Per la creazione e la modifica dell’attività

    Se vuoi creare una nuova attività il codice Ateco è essenziale per l’apertura di una nuova partita IVA. In questo caso, infatti, bisogna comunicare all’Agenzia delle Entrate la tipologia dell’attività che si vuole svolgere in base alla classificazione Ateco 2007.

    Come già detto, questa comunicazione è necessaria affinché ciascuna attività sia classificata in modo standardizzato ai fini fiscali, contributivi e statistici.

    Contemporaneamente, bisognerà rivolgersi ad un Commercialista per l’elaborazione della Dichiarazione di Inizio Attività (DIA), sempre in relazione all’attività economica di riferimento.

    Ogni eventuale variazione dell’attività economica dovrà essere comunicata al Fisco, insieme al nuovo codice Ateco.

    Per la definizione della categoria di rischio

    Nell’ambito della sicurezza del lavoro, il codice Ateco è utilizzato per individuare la categoria di rischio dell’attività economica (definito in rischio basso, medio, alto).

    L’Istituto nazionale Assicurazione Infortuni sul Lavoro (INAIL), nelle linee guida redatte nel 2011, ha infatti associato a ciascun codice Ateco una fascia di rischio specifica.

    Diversificare il livello di rischio aziendale attraverso il codice Ateco è necessario.

    Infatti in base a questo vengono definite le misure di sicurezza dei locali, o le misure di prevenzione e protezione dei lavoratori, nonché la loro specifica formazione in materia di salute e sicurezza sul lavoro.

    Codice ateco primario o secondario?

    Come già detto, ad ogni impresa si associa un codice Ateco in base all’attività economica principale che svolge, cioè quell’attività che contribuisce maggiormente al valore aggiunto dell’unità.

    Nel caso l’impresa svolga una sola attività economica, la sua attività principale sarà determinata dalla categoria Ateco che descrive tale attività. Il suo codice Ateco primario.

    Se l’impresa invece svolge diverse attività economiche, quella principale sarà determinata in base al valore aggiunto associato ad ogni attività svolta.

    Di conseguenza le altre attività saranno definite con un codice ateco secondario. Anche questo codice ha la sua importanza: ad esempio, per quanto riguarda la finanza agevolata, l’ammissione ad alcuni bandi può essere determinata proprio da questo.

    In conclusione, il codice ateco definisce l’attività svolta dall’impresa, primaria o secondaria che sia: è una sorta di carta d’identità che rappresenta chi siamo e cosa facciamo.

    Concentrati sul tuo business, a trovare il bando giusto per te ci pensiamo noi!

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  • Adeguamento del registratore di cassa telematico: il credito d’imposta

    Adeguamento del registratore di cassa telematico: il credito d’imposta

    Nuova normativa registratore di cassa fiscale

    Il nuovo obbligo di adeguamento del registratore di cassa telematico per gli esercizi commerciali. Scopri come funziona il credito d’imposta. ha portato un certo scompiglio nel mondo degli esercizi commerciali… Vediamo di fare un po’ di chiarezza!

    Dal 1° gennaio 2020 tutti gli esercizi commerciali (artigiani e commercianti) dovranno avere una cassa telematica che consenta la memorizzazione elettronica e l’invio telematico dei corrispettivi giornalieri all’Agenzia delle Entrate. Per gli esercenti con volume d’affari superiore a 400.000 euro, l’obbligo è anticipato addirittura al 1° luglio 2019.

    La buona notizia è che la normativa, per l’obbligo di adeguamento del registratore di cassa telematico per gli esercizi commerciali, ha previsto anche un contributo per le spese sostenute per l’acquisto di un nuovo misuratore fiscale o per adattarne uno vecchio.

    Il contributo per l’obbligo di adeguamento del registratore di cassa telematico per gli esercizi commerciali, permette di ricevere un  pari al 50% della spesa sostenuta, fino a un massimo di 250 euro in caso di acquisto di un nuovo apparecchio e un massimo di 50 euro in caso di adeguamento di un registratore di cassa già posseduto.

    Il credito d’imposta potrà essere utilizzato esclusivamente in compensazione, facendo ricorso al modello F24 e utilizzando l’apposito codice tributo 6899, comunicato dall’Agenzia delle Entrate con la risoluzione 33/E del 1° marzo 2019.

    In realtà, in un primo momento, si era previsto che il contributo venisse anticipato direttamente dal fornitore del bene, sotto forma di sconto diretto sull’acquisto. Certo, forse sarebbe stato più comodo (tranne che per il fornitore, in effetti…), ma allo stato attuale dei fatti, la Legge di Bilancio 2019 ha stabilito che il credito sarà riconosciuto al contribuente che sosterrà le spese per l’adeguamento.

    Sono valide le spese sostenute nel 2019 e nel 2020.

    Come beneficiare del credito d’imposta per adeguamento del registratore di cassa telematico per gli esercizi commerciali

    A partire dalla prima liquidazione periodica dell’IVA, successiva al mese in cui è stata registrata la fattura di acquisto o dell’intervento di adeguamento, sarà già possibile iniziare a utilizzare il credito, indicandolo nella dichiarazione dei redditi del periodo d’imposta in cui si è sostenuta la spesa e in quelle successive, finché il credito non sia esaurito.

    Quindi, visto che comunque bisognerà attenersi all’ obbligo di adeguamento del registratore di cassa telematico per gli esercizi commerciali, che aspetti? Tanto vale farlo risparmiando grazie a questo contributo statale!

    Vuoi conoscere altri contributi e agevolazioni disponibili per la tua impresa? Scopri Trovabando!

    Concentrati sul tuo business, a trovare il bando giusto per te ci pensiamo noi!

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  • Venture Capital e Business Angel in Italia: come finanziare una startup innovativa

    Venture Capital e Business Angel in Italia: come finanziare una startup innovativa

    Come finanziare una startup innovativa tramite soluzioni alternative: a chi rivolgerti in base al ciclo di vita della tua startup.

    Nel mondo delle startup innovative la tematica di come recuperare risorse finanziarie per crescere e far scalare la propria startup è senza dubbio centrale.

    Startup operanti in settori che richiedono investimenti importanti, come quello biomedicale o chimico farmaceutico, hanno la necessità di recuperare, fin da subito, risorse monetarie importanti per poter fare le attività di ricerca e sviluppo necessarie per produrre un MVP, portando così sul mercato un prototipo del proprio progetto.

    Ma le startup del biotech non sono le sole a necessitare di capitali per partire: senza un adeguato apporto di liquidità, qualsiasi startup potrebbe non riuscire mai a spiccare il volo, pur avendo un’idea particolarmente brillante, un team valido ed una buona execution.

    Si sa che lavorare in bootstrapping richiede tempi lunghi e non tutti possono permettersi di ricorrere all’autofinanziamento. Perciò vediamo quali sono le principali forme di finanziamento a cui possono ricorrere le startup innovative italiane, ovvero il cd.  e gli Angel Investor.

    Per prima cosa, ti voglio far presente che ad ogni fase di vita di una startup corrisponde la più corretta forma di finanziamento.

    Quali sono le fasi di funding di una startup?

    Con riferimento alle fasi di finanziamento, possiamo suddividere il “ciclo di vita” di una startup innovativa in:

    • Pre-seed
    • Seed
    • Round A e B (Growth & Expansion)
    • Round D e C
    • Quotazione o IPO

    Pre seed

    E’ la fase in cui la startup sta validando la propria idea ed il prodotto/servizio offerto dalla startup non esiste ancora. In questa fase ad essere finanziata è l’idea e/o il team.

    Solitamente intervengono i founder stessi con le proprie risorse, i friends and family, e alcuni fondi pubblici di pre seed o incubatori, che erogano dei finanziamenti di importo molto contenuto in considerazione dell’elevata rischiosità della startup. L’importo medio di un finanziamento di pre seed va dai 30.000 ai 50.000 euro.

    Seed

    E’ la fase in cui la startup si trova nel pieno del product-market fit: il prodotto/servizio della startup è in piena fase di traction e sta raccogliendo metriche, le c.d. KPI, che possono essere presentate agli investitori.

    In questa fase è possibile rivolgersi a business angels con competenze specifiche nel settore in cui opera la startup e fondi di venture specializzati nella fase di Seed. L’importo medio un finanziamento per una fase di seed va dai 200.000 ai 500.000 euro.

    Round A e B

    E’ la fase in cui l’azienda sta finalmente scalando, e si finanzia anche con la vendita dei beni/servizi che produce.

    In questa fase è molto importante rivolgersi a fondi di venture operanti nel settore di riferimento della propria startup. L’importo medio di un finanziamento su un ruound A e B, in Italia, va da 1 a 5 Milioni di euro.

    Round D e C

    La startup, o meglio la scale up, è in piena espansione e necessita di capitali maggiori per fare il vero e proprio salto ed affermarsi su nuovi mercati, lanciando anche nuovi prodotti.

    In questa fase si possono avere finanziamenti superiori ai 5 Milioni di euro.

    Quotazione in borsa

    Per l’ex scale up è il momento di quotarsi in borsa, ovvero di procedere a realizzare la prima IPO raccogliendo capitali da una platea globale di investitori.

    I Business Angel in Italia

    Come abbiamo visto in precedenza, i Business Angels, o angel investing, intervengono in fase di Seed per finanziare la startup innovativa.

    Se sei in questa fase di vita della tua startup e ti stai chiedendo come trovare business angels, dai un’occhiata alle principali reti di angel investors in Italia ovvero:

     

    Sei alla ricerca di business angels per la tua startup?  Sui siti delle reti di business angels che ti ho elencato potrai trovare le sezioni apposite da cui inviare il tuo progetto, così da farlo valutare.

    Si tratta di un’ottima opportunità per far conoscere la propria startup e ricevere feedback importanti.

    I Venture Capital in Italia: quali sono i fondi più interessanti e attivi

    Come abbiamo detto, se sei in una fase di crescita della tua startup, rivolgerti ad un Fondo di Venture è sicuramente la soluzione più giusta. Ma quali sono quelli più attivi in Italia? Vediamo i principali fondi nell’ambito seed e per i round successivi.

    Alcuni dei Fondi di Venture più attivi in Italia nella fase Seed ed Expansion

    • Boost Heroes – investe in startup operanti in tutti gli ambiti senza un focus preciso a livello geografico. L’investimento massimo è di circa 500.000 euro.
    • Barcamper Ventures – investe principalmente in ambito Digital Fabrication, Blockchain, Marketing Automation, E-commerce, Fintech, Industria 4.0, IoT, Intelligenza Artificiale, Big Data, SaaS, Realtà Virtuale. Il size medio dell’investimento è di 1 Milione di euro.
    • P101 – investe principalmente in ambito Fashion, Fintech e Insuretech, Food, , Trasporti. L’investimento minimo è di 1.5 Milioni di euro. Il fondo investe con i fondi P101 e P102.
    • Invitalia Ventures – investe principalmente in ambito Agritech, Biotech, Chimica, Energia e ambiente, Fashion, Fintech, Insuretech, Food, Arredo, Healthcare, ICT, Retail, Trasporti, Costruzioni, Meccanica. L’investimento minimo è di 500.000 euro, l’investimento massimo è di 10 Milioni di euro.
    • United Ventures – investe principalmente in ambito ICT. Il size minimo dell’investimento è di 1 Milione di euro.

     

    Questi sono solo alcuni dei fondi operanti in Italia: se vuoi una panoramica completa di tutti gli operatori di venture capital presenti sul panorama italiano, ti consiglio di dare un’occhiata sul sito di AIFI, ovvero l’associazione italiana che riunisce gli operatori di , Venture Capital e Private Debt.

    Strumenti alternativi di finanziamento per startup innovative

    Come vedi, se intendi indirizzarti verso il finanziamento in capitale di rischio, le alternative di finanziamento per la tua startup sono tante, ma ricorda che possono rappresentare delle valide modalità di finanziamento anche:

    • il crowdfunding
    • la finanza agevolata
    • l’indebitamento bancario
    • l’autofinanziamento (il c.d bootstrapping)

     

    Inoltre, ti consiglio di non perdere l’occasione di partecipare a Call per startup che erogano premi in denaro, e soprattutto ti consentono di venire in contatto con potenziali investitori, come quelli che ti ho elencato poco sopra.

    Trovare fondi per la tua startup è quasi un lavoro a tempo pieno, ma lavorando in maniera organizzata e contattando i giusti interlocutori con un progetto valido, un team interessante e una buona execution, è possibile andare lontano!

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  • Eventi da non perdere: Code4Future 8 e 9 Novembre 2019

    Eventi da non perdere: Code4Future 8 e 9 Novembre 2019

    Code4future 2019: L’evento dedicato all’Open Innovation si terrà l’8 e 9 Novembre 2019 presso il nuovo campus Talent Garden di Roma Ostiense e i lettori di Trovabando entrano ad un prezzo scontato!

    E’ in arrivo a Roma, nel nuovo campus Talent Garden di OstienseCode4Future, un festival della durata di due giorni tutto dedicato all’Open Innovation ed alla Digital Transformation. Un evento unico nel panorama dell’innovazione romana e a cui i lettori del blog di Trovabando possono accedere ad un prezzo scontato!

    Il nuovo spazio di Talent Garden Ostiense si trova in Via Ostiense, 92.

    Open Innovation: di cosa si tratta? 

    Per Open innovation si intende quel processo di reperimento all’esterno di competenze, risorse, idee. Stimoli, idee e tecnologie non sono più ricercati internamente, ma sono individuati e portati all’interno dell’aziende, spesso di grandi dimensioni, grazie a collaborazioni con startup, università e centri di ricerca.

    Code4future 2019

    Code4future si svilupperà su due giorni, ovvero l’8 ed il 9 novembre e prevederà workshop e seminari formativi, e conferenze. La manifestazione inizierà Venerdì 8 Novembre alle 8.30 e si aprirà con il discorso introdduttivo di Luca La Mesa, le due giornate vedranno un susseguirsi di Speech e di workshop paralleli che tratteranno temi diversi, dall’innovazione in ambito healtcare, al fintech, dai Big Data alla UX, dal crowdfunding, al machine learning…Contenuti diversi uniti dal filo comune della Digital Transformation.

    Padrone di casa, come abbiamo detto sarà  Luca La Mesa, ma tra gli speaker tanti volti noti del panorama digitale e dell’innovazione Italiana con qualche sorpresa come Giulio Tremonti, in qualità di Presidente dell’Aspen Istitute Italia.

    Grazie alla partnership tra Trovabando, il partner dell’evento, Seedble Code4future è possibile partecipare a questa manifestazione beneficiando di uno sconto del 20% sul prezzo dei biglietti!

    Partecipa a Code4Future ad un prezzo scontato grazie a Trovabando

    Usa il coupon TrovabandoC4F ed ottieni uno sconto del 20% sul prezzo dei biglietti per Code4futuro!

    Attenzione, il codice sconto vale solo per 10 biglietti quindi affrettati ad utilizzarlo!

    Ma le novità di Trovabando non finiscono qui…

    Hai una startup e vuoi presentarla durante Code4future?

    Contattaci ed inviaci il tuo pitch, potrai entrare gratuitamente all’evento del 9 Novembre presentando la tua startup insieme a noi di Trovabando.

    Gli ambiti di interesse della Call for startup organizzata da Code4future sono:

    • Sicurezza e wellness sul posto di lavoro
    • Learning & Training aziendale
    • Mobility & Circularity
    • Soluzione AI per Enterprise

     

    Clicca sul pulsante qui sotto e scrivici raccontandoci del tuo progetto allegandoci il tuo pitch per essere tra le startup selezionate a partecipare all’evento!

    Potrai essere presente al nostro desk e conoscere tante persone interessanti!

    Che aspetti?

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  • Finanziamenti agevolati e contributi a fondo perduto per liberi professionisti – mini guida 2019

    Finanziamenti agevolati e contributi a fondo perduto per liberi professionisti – mini guida 2019

    Sei un libero professionista? Se pensi che le agevolazioni ed i bandi non facciano per te…sbagli di grosso!

    Scopri vantaggi e svantaggi dei contributi a fondo perduto per liberi professionisti con la nostra mini guida. Una panoramica completa sulle principali agevolazioni, i contributi (anche a fondo perduto) regionali e nazionali per liberi professionisti e freelance.

    Da freelance o libero professionista, ti sarai sicuramente domandato molte volte se le opportunità di finanza agevolata, come contributi a fondo perduto o finanziamenti agevolati,potessero rappresentare risorse effettivamente utilizzabili per lo sviluppo della tua attività.

    Devi sapere che, fino a pochissimo tempo fa, nel nostro Paese i liberi professionisti, i lavoratori autonomi ed i titolari delle ditte individuali, erano esclusi dall’accesso ai fondi strutturali europei (i più noti PON, POR,  e FSER). Una situazione davvero spiacevole che si è, fortunatamente risolta, con l’approvazione della  2016.

    Dal 2017 in poi, infatti, sempre più regioni hanno allargato la platea di potenziali beneficiari. Questo ha comportato non solo la possibilità per le ditte individuali di essere equiparate alle Micro e Piccole Medie Imprese (MPMI), ma anche ai liberi professionisti di accedere a bandi e agevolazioni che fino ad allora erano esclusivamente dedicati alle imprese.

    Accesso ai fondi europei per i liberi professionisti

    Con l’approvazione della Legge di stabilità, infatti, lo Stato italiano ha finalmente recepito la Raccomandazione CE 2003/361/CE, del 6 maggio 2003, ed ha equiparato i liberi professionisti, e i titolari di partita iva, alle PMI che esercitano un’attività economica, consentendo a questi soggetti la possibilità di accedere a bandi ed agevolazioni pubbliche.

    L’art. 1, comma 821, della Legge di stabilità 2016, recita così:

    “I Piani operativi POR e PON del Fondo sociale europeo (FSE) e del  (FESR), rientranti nella programmazione dei fondi strutturali europei 2014/2020, si intendono estesi anche ai liberi professionisti, in quanto equiparati alle piccole e medie imprese come esercenti attivita’ economica, a prescindere dalla forma giuridica rivestita, […], ed espressamente individuati, dalle Linee d’azione per le libere professioni del Piano d’azione imprenditorialita’ 2020, come destinatari a tutti gli effetti dei fondi europei stanziati fino al 2020, sia diretti che erogati tramite Stati e regioni.”

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    Tutto quello che devi sapere sulle agevolazioni (anche a fondo perduto) per i liberi professionisti e lavoratori freelance!

    Che significa di preciso “per i liberi professionisti“?

    Che finalmente anche tu che fai il dentista, il veterinario, l’avvocato o l’architetto, potrai richiedere una o più delle agevolazioni della tua regione.

    Non sono solo le professioni c.d. ordinistiche a poter beneficiare della agevolazioni regionali e nazionali, ma anche tutti i lavoratori autonomi che non appartengono ad ordini: come grafici, sviluppatori, consulenti aziendali e…chi più ne ha più ne metta.

    Insomma, dopo anni di attesa viene concesso il libero accesso ai fondi europei per tutti i liberi professionisti, proprio come te.

    Quali sono i vantaggi di utilizzare i fondi europei se sei un libero professionista?

    I vantaggi dell’utilizzo delle agevolazioni pubbliche per un libero professionista, o un titolare di partita iva, sono molteplici.

    Si va da una riduzione del costo del debito, in caso di finanziamenti agevolati o a tasso zero, fino alla riduzione delle  fidejussiorie richieste dalle banche su un mutuo.

    Per non parlare dei contributi a fondo perduto, che ti consentono di recuperare gran parte delle spese sostenute per lo sviluppo di un determinato progetto a fronte della presentazione delle fatture di spesa quietanzate, così come richiesto dal bando.

    I contributi a fondo perduto per liberi professionisti possono essere richiesti per partire con la tua attività o per sviluppare un business esistente. Possono rappresentare un’ottima opportunità, specialmente se devi effettuare investimenti materiali come: l’acquisto di macchinari, arredi per il tuo studio professionale, strumenti, hardware o .

    Quali sono gli svantaggi nell’utilizzare queste risorse?

    Sicuramente richiedere contributi a fondo perduto per liberi professionisti e tutte le altre agevolazioni previste dai fondi europei non è semplicissimo, soprattutto se non sei particolarmente abituato a misurarti con adempimenti burocratici.

    Anche la redazione del business plan, necessario per partecipare alla maggior parte delle agevolazioni pubbliche, può non essere alla portata di tutti, ma per questo puoi affidarti a società di consulenza in materia di europrogettazione e finanza agevolata, che ti sapranno supportare in tutte le fasi del processo.

    Quali sono i bandi e i contributi più interessanti per i liberi professionisti?

    Vediamo di seguito quali sono i contributi a fondo perduto per liberi professionisti ed i titolari di p.iva a livello nazionale e regionale.

    Per iniziare ti ricordo che, i titolari di p.iva iscritti al , e che si configurano come ditta individuale possono accedere al Fondo di Garanzia per le PMI e alla Nuova Sabatini beni strumentali nonchè ai Voucher Camerali Industria 4.0.

    Per i titolari di P.IVA che non sono iscritti al registro delle imprese, invece, alcuni dei bandi da tenere d’occhio sono:

    • Intraprendo di cui abbiamo parlato in precedenza, che prevede un contributo a fondo perduto ed un finanziamento agevolato per i liberi professionisti attivi nella Regione Lombardia, con p.iva aperta da non più di 2 anni.
    • Fondo Creatività, di cui abbiamo già parlato in un articolo precedente, ovvero un contributo a fondo perduto fino a € 30.000 per i liberi professionisti attivi da non più di 2 anni nei settori culturali e creativi ed operativi nella Regione Lazio.
    • Microcredito Regione Toscana ovvero un finanziamento a tasso zero fino a  € 25.000 per i liberi professionisti con progetti di innovazione tecnologica nell’ambito dell’ITC e della Fotonica, della fabbrica intelligente, della Chimica e delle nanotecnologie.
    • Il bando Filiera produttiva turistica, culturale e creativa per la fruizione dei beni del patrimonio culturale e naturale della Regione Basilicata ovvero un contributo a fondo perduto, fino al 50% delle spese, per progetti relativi alle industrie culturali, creative, dello spettacolo e dei servizi del turismo, alla industria dei prodotti tradizionali e tipici ( artigianato artistico e tradizionale, ristorazione, bar, design industriale e artigianato) e dell’industria dei servizi e delle attività a valenza ambientale e naturalistica.
    • Resto al Sud, di cui abbiamo ampiamente parlato nella nostra mini guida e negli articoli di approfondimento, che da pochi mesi è accessibile anche ai liberi professionisti fino ai 46 anni di età, residenti in una delle regioni del Meridione o che vogliano spostare la loro residenza in seguito alla ammissione al bando.

    Come vedi, i contributi a fondo perduto per liberi professionisti sono numerosi e disponibili su tutta Italia. Per individuare quella più corretta, però, ti suggerisco di utilizzare la piattaforma Trovabando per identificare in meno di un minuto i bandi a cui puoi effettivamente puoi accedere.

    Concentrati solo sul tuo business, a trovare il bando giusto per te ci pensiamo noi!

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  • 2 milioni di € per l’efficientamento energetico delle PMI lombarde

    2 milioni di € per l’efficientamento energetico delle PMI lombarde

    Avviso: il bando è scaduto il 30 settembre 2019. Se vuoi rimanere aggiornato sulle novità della finanza agevolata clicca qui

    Se hai una piccola o media impresa in Lombardia e stai pensando all’ efficientamento energetico delle tue sedi operative, preparati a partecipare al prossimo bando in uscita approvato dalla tua Regione!
    Dal 28 settembre 2016 infatti, sarà possibile presentare domanda al “Bando per l’ efficientamento energetico delle piccole e medie imprese”, fino ad esaurimento delle risorse disponibili (pari ad oltre 2.27 milioni di euro!). In quel caso sarà creata una lista di riserva fino ad un massimo di richieste aggiuntive pari a circa 220 mila euro.

    L’obiettivo è quello di incentivare la realizzazione delle diagnosi energetiche o l’adozione del sistema di gestione ISO 50001 in una o più delle sedi operative (fino a un massimo di 10), situate in Lombardia, in cui svolge l’attività l’impresa.

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    Perché dovrei utilizzare un sistema di gestione dell’energia?

    Se non stai ancora pensando all’efficientamento energetico per la tua impresa, be’…hai l’occasione per iniziare a farlo!

    Secondo lo standard ISO 50001, il sistema di gestione dell’energia (Energy Management System) stimola lo sviluppo di una politica energetica. Questo, identificando i consumi energetici passati e presenti, determina gli obiettivi di miglioramento futuri, tenendoli poi sotto controllo attraverso opportuni piani di monitoraggio.

    Dall’analisi dei consumi si possono ottenere informazioni utili per attuare piani di miglioramento dell’efficienza energetica, e ridurre i costi del consumo energetico.

    Chi può presentare la domanda per efficientamento energetico delle pmi lombarde?

    La domanda può essere presentata dal legale rappresentante di un’impresa lombarda (PMI) operante in qualsiasi settore. Questo a condizione che l’azienda sia regolarmente costituita e iscritta nel registro delle imprese da almeno 2 anni alla data del 30.10.2015.

    Come posso presentare la domanda al bando?

    La domanda di contributo deve essere presentata a decorrere dal 28 settembre 2016 esclusivamente on-line, per mezzo del Sistema Informativo “SIAGE”.

    Che tipo di contributo è previsto?

    Il bando prevede un contributo a fondo perduto finalizzato a coprire il 50% delle spese ammissibili.
    Le spese ammissibili non saranno considerate oltre l’importo di:

    • € 10.000 al netto dell’iva per ciascuna diagnosi energetica;
    • € 20.000 al netto dell’iva per la 50001 per ciascuna adozione del sistema di gestione ISO 50001.

     

    Pertanto, il contributo massimo che potrà essere riconosciuto sarà di:

    • € 5.000 per ogni diagnosi energetica;
    • € 10.000 per ogni adozione del sistema di gestione ISO 50001.

    Quali spese possono essere agevolate?

    Sono ammissibili al contributo le spese al netto dell’iva, sostenute a partire dalla data di comunicazione regionale di assegnazione del contributo:

    • per la realizzazione diagnosi energetiche, eseguite da soggetti certificati da organismi accreditati;
    • per l’adozione del sistema di gestione conforme alla norma ISO 50001, comprendente prestazioni di consulenza, inclusa la formazione al personale, acquisto di software e di dispositivi hardware per l’analisi dei dati, e la certificazione di conformità alla norma.

    Non sei ancora sicuro se questo è il bando adatto a te? Chiedi a noi di Trovabando!

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