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Tag: Agevolazioni fiscali

  • Credito d’imposta Ricerca e Sviluppo, Innovazione, Design e Ideazione estetica: aggiornamento 2024

    Le aliquote per chi sostiene spese in Ricerca e Sviluppo, Innovazione, Design e Ideazione estetica.

    La Legge di Bilancio 2022 (art. 1, c. 45) aveva già previsto la proroga del Credito d’imposta e la rimodulazione delle aliquote per il 2022 e per gli anni successivi. Vediamo insieme le aliquote valide fino al 2031, variabili in base alla tipologia di spese sostenute nei diversi ambiti di innovazione, facendo chiarezza anche su questo aspetto.

    Sappiamo infatti che non sempre è facile capire a quale tipologia di spese possano essere attribuiti i propri investimenti e quali siano i costi che realmente possono essere agevolati, ma capire le differenze è importante, perché significa ottenere un credito che può essere anche parecchio diverso!

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    Credito dimposta ricerca e sviluppo innovazione design e ideazione estetica le novità

    Credito d’imposta Ricerca e Sviluppo

    Partiamo dal Credito d’imposta Ricerca e Sviluppo (R&S). Quelle di Ricerca e Sviluppo sono attività che portano a un progresso di conoscenze non solo per l’impresa che le svolge, ma per tutto il settore di riferimento.

    Sono comprese in questo gruppo Ricerca Fondamentale, Ricerca Industriale e/o Sviluppo sperimentale, ossia:

    • Ricerca Fondamentale: riguarda attività sperimentali o teoriche svolte soprattutto per acquisire nuove conoscenze sui fondamenti di fenomeni e di fatti osservabili, senza che siano previste applicazioni o utilizzazioni commerciali dirette.
    • Ricerca Industriale: ricerca pianificata o indagini critiche miranti ad acquisire nuove conoscenze e capacità che possono essere utilizzate per sviluppare nuovi prodotti, processi o servizi o apportare un notevole miglioramento a prodotti, processi o servizi esistenti, a livello tecnologico, di prestazioni, di ecocompatibilità o dell’ergonomia.
    • Sviluppo Sperimentale: lo Sviluppo Sperimentale riguarda le azioni compiute per sviluppare prodotti, processi o servizi nuovi o sensibilmente migliorati. Rientra nello sviluppo sperimentale anche la costruzione di prototipi.

    Se le spese di R&S riguardano investimenti effettuati per una sede che si trova in Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna o Sicilia, o anche una delle aree di Lazio, Marche e Umbria colpite dagli eventi sismici del 2016 e 2017, nel 2023 sono invece applicabili le seguenti aliquote maggiorate, in base alla dimensione dell’impresa: 25% per le Grandi imprese, 35% per le Medie imprese e 45% per le Piccole imprese.

    Come viene riconosciuto il credito d’imposta per attività di ricerca e sviluppo?

    • Dal 2023 al 2031: il credito d’imposta è riconosciuto, dal periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2022 e fino a quello in corso al 31 dicembre 2031, in misura pari al 10% della relativa base di calcolo, assunta al netto delle altre sovvenzioni o dei contributi a qualunque titolo ricevuti per le stesse spese ammissibili, nel limite massimo annuale di 5 milioni di euro, aggiornato ad anno in caso di periodo d’imposta di durata inferiore o superiore a 12 mesi.
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    Credito dimposta ricerca e sviluppo innovazione design e ideazione estetica le novità

    Attività di Innovazione Tecnologica

    Quando le attività di Ricerca e Sviluppo portano alla realizzazione di prodotti o processi produttivi che non sono innovativi per tutto il settore di riferimento, ma solo per la singola impresa, si parla invece di Innovazione tecnologica.

    Costituiscono obiettivi di transizione ecologica: 

    • La progettazione di prodotti sostenibili che durino più a lungo e siano concepiti per essere riutilizzati, riparati o aggiornati per il recupero delle proprie funzioni o sottoposti a procedimenti di riciclo ad elevata qualità, per il recupero dei materiali, in modo da ridurre l’impatto ambientale dei prodotti lungo il loro ciclo di vita (c.d. ecodesign); 
    • La realizzazione di catene del valore a ciclo chiuso nella produzione ed utilizzo di componenti e materiali, anche sfruttando opportunità di riuso e riciclo cross-settoriali; 
    • L’introduzione di modelli di sinergia tra sistemi industriali presenti all’interno di uno specifico ambito economico territoriale (c.d. simbiosi industriale), caratterizzati da rapporti di interdipendenza funzionale in relazione alle risorse materiali ed energetiche (ad es. sottoprodotti, rifiuti, energia termica di scarto, ciclo integrato delle acque);
    • L’introduzione di soluzioni tecnologiche per il recupero atte ad ottenere materie prime seconde di alta qualità da prodotti post-uso, in conformità con le specifiche di impiego nella stessa applicazione o in differenti settori; 
    • L’introduzione di tecnologie e processi di disassemblaggio e/o remanufacturing intelligenti per rigenerare e aggiornare le funzioni da componenti post-uso, in modo da prolungare il ciclo di utilizzo del componente con soluzioni a ridotto impatto ambientale; 
    • L’adozione di soluzioni e tecnologie per monitorare il ciclo di vita del prodotto e consentire la valutazione dello stato del prodotto post-uso al fine di facilitarne il collezionamento per il recupero di materiali e funzioni; 
    • L’introduzione di modelli di business prodotto come servizio ( product-as-a-service ) per favorire catene del valore circolari di beni di consumo e strumentali. 

    Come viene riconosciuto il credito d’imposta per attività di innovazione tecnologica?

    • Anni 2022-2023: il credito d’imposta è riconosciuto, fino al periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2023, in misura pari al 10% della relativa base di calcolo, assunta al netto delle altre sovvenzioni o dei contributi a qualunque titolo ricevuti sulle stesse spese ammissibili, nel limite massimo annuale di 2 milioni di euro, ragguagliato ad anno in caso di periodo d’imposta di durata inferiore o superiore a 12 mesi;
    • Anni 2024 e 2025: il credito d’imposta è riconosciuto, dal periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2023 e fino al periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2025, in misura pari al 5% della relativa base di calcolo, assunta al netto delle altre sovvenzioni o dei contributi a qualunque titolo ricevuti sulle stesse spese ammissibili, nel limite massimo annuale di 2 milioni di euro, ragguagliato ad anno in caso di periodo d’imposta di durata inferiore o superiore a 12 mesi;

     

    Come viene riconosciuto il credito d’imposta per le attività di innovazione tecnologica connesse agli obiettivi di transizione ecologica o di innovazione digitale 4.0:

    • Anno 2023: il credito d’imposta è riconosciuto, per il periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2022, in misura pari al 10% della relativa base di calcolo, assunta al netto delle altre sovvenzioni o dei contributi a qualunque titolo ricevuti sulle stesse spese ammissibili, nel limite massimo annuale di 4 milioni di euro, ragguagliato ad anno in caso di periodo d’imposta di durata inferiore o superiore a 12 mesi;
    • Anni 2024 e 2025: il credito d’imposta è riconosciuto, dal periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2023 e fino a quello in corso al 31 dicembre 2025, in misura pari al 5% della relativa base di calcolo, assunta al netto delle altre sovvenzioni o dei contributi a qualunque titolo ricevuti sulle stesse spese ammissibili, nel limite massimo annuale di 4 milioni di euro, ragguagliato ad anno in caso di periodo d’imposta di durata inferiore o superiore a 12 mesi.
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    Credito dimposta ricerca e sviluppo innovazione design e ideazione estetica le novità

    Attività di design e ideazione estetica

    Con la definizione Design e Ideazione estetica si intendono invece le spese sostenute per la concezione e realizzazione dei nuovi prodotti e campionari nelle imprese di alcuni settori come quello tessile e della moda, calzaturiero, dell’occhialeria, orafo, del mobile e dell’arredo e della ceramica…

    Si considerano attività ammissibili al credito d’imposta i lavori di design e ideazione estetica, diversi da quelli svolti nell’ambito delle attività di ricerca e sviluppo e di innovazione tecnologica, anche in relazione a progetti avviati in periodi d’imposta precedenti. Per le imprese operanti nel settore dell’abbigliamento e negli altri settori nei quali è previsto il rinnovo a intervalli regolari dei prodotti, sono considerate attività ammissibili al credito d’imposta i lavori relativi alla concezione e realizzazione di nuove collezioni o campionari che presentino elementi di novità rispetto alle collezioni e ai campionari precedenti.

    Come viene riconosciuto il credito d’imposta per attività di innovazione tecnologica?

    • Anni 2022 e 2023: il credito d’imposta è riconosciuto, fino al periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2023, in misura pari al 10% della relativa base di calcolo, assunta al netto delle altre sovvenzioni o dei contributi a qualunque titolo ricevuti sulle stesse spese ammissibili, nel limite massimo annuale di 2 milioni di euro, ragguagliato ad anno in caso di periodo d’imposta di durata inferiore o superiore a 12 mesi;
    • Anni 2024 e 2025: il credito d’imposta è riconosciuto, dal periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2023 e fino al periodo
      d’imposta in corso al 31 dicembre 2025, in misura pari al 5% della relativa base di calcolo, assunta al netto delle altre sovvenzioni o dei contributi a qualunque titolo ricevuti sulle stesse spese ammissibili, nel limite massimo annuale di 2 milioni di euro, ragguagliato ad anno in caso di periodo d’imposta di durata inferiore o superiore a 12 mesi;

     

    Le attività di design e ideazione estetica non possono rientrare nel perimetro del bonus R&S, come disciplinato dalle norme vigenti fino al 2020, in quanto prive di quelle caratteristiche di novità e rischio di insuccesso scientifico e tecnologico richiesto per l’accesso agli incentivi. Lo afferma l’Agenzia delle Entrate con la risoluzione n. 41/E del 26 luglio 2022, dopo aver consultato il Ministero dello Sviluppo economico.

    Devono considerarsi escluse le attività finalizzate alla modifica in senso ampio dell’estetica dei prodotti e al lancio di nuove tendenze di moda, ma non finalizzate alla risoluzione di un’incertezza di carattere tecnico o scientifico.

    L’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 41/E del 26 luglio 2022 ha chiarito che non costituiscono attività ammissibili al credito d’imposta per investimenti in attività di ricerca e sviluppo le attività relative alle ricerche di mercato finalizzate a raccogliere dati concernenti i gusti e le abitudini dei consumatori, nonché le attività riguardanti la valutazione di gradimento dei prodotti (sotto il profilo estetico), necessarie per il corretto posizionamento di una nuova collezione, al fine anche di individuarne il mercato di inserimento. In generale, devono considerarsi escluse le attività finalizzate alla modifica in senso ampio dell’estetica dei prodotti e al lancio di nuove tendenze di moda, ma non finalizzate alla risoluzione di un’incertezza di carattere tecnico o scientifico.

     

    Chi può richiedere il Credito d’Imposta Ricerca & Sviluppo, Innovazione, Design?

    Possono accedere al Credito d’imposta Ricerca e Sviluppo, Innovazione, Design e Ideazione estetica tutte le imprese residenti nel territorio dello Stato che non siano in stato di crisi, incluse le stabili organizzazioni di soggetti non residenti, indipendentemente dalla natura giuridica, dal settore economico di appartenenza, dalla dimensione, dal regime contabile e dal sistema di determinazione del reddito ai fini fiscali.
    Sono escluse solo le imprese in stato di liquidazione volontaria, fallimento, liquidazione coatta amministrativa, concordato preventivo senza continuità aziendale, altra procedura concorsuale.

    E’ necessario comunque essere in regola con le normative sulla sicurezza nei luoghi di lavoro e con gli obblighi di versamento dei contributi previdenziali e assistenziali a favore dei lavoratori.

    Quanto si risparmia e su cosa?

    Le spese ammissibili sono:

    • Lespese di personale relative ai ricercatori e ai tecnici titolari di rapporto di lavoro subordinato o di lavoro autonomo o altro rapporto diverso dal lavoro subordinato, direttamente impiegati nelle operazioni di ricerca e sviluppo svolte internamente all’impresa, nei limiti del loro effettivo impiego in tali operazioni;
    • Le quote di ammortamento, i canoni di locazione finanziaria o di locazione semplice e le altre spese relative ai beni materiali mobili e dei software utilizzati nei progetti di ricerca e sviluppo anche per la realizzazione di prototipi o impianti pilota, per l’importo ordinariamente deducibile ai fini della determinazione del reddito d’impresa relativo al periodo d’imposta di utilizzo e nel limite massimo complessivo pari al 30% delle spese di personale;
    • Le spese per contratti di ricerca extra-muros aventi ad oggetto il diretto svolgimento da parte del soggetto commissionario delle attività di ricerca e sviluppo ammissibili al credito d’imposta. Nel caso di contratti di ricerca extra-muros stipulati con università e istituti di ricerca residenti nel territorio dello Stato, le spese concorrono a formare la base di calcolo del credito d’imposta per un importo pari al 150% del loro ammontare;
    • Le quote di ammortamento relative all’acquisto da terzi, anche in licenza d’uso, di privative industriali relative a un’invenzione industriale o biotecnologica, a una topografia di prodotto a semiconduttori o a una nuova varietà vegetale, nel limite massimo complessivo di 1.000.000 di euro e a condizione che siano utilizzate direttamente ed esclusivamente per lo svolgimento delle attività inerenti ai progetti di ricerca e sviluppo ammissibili al credito d’imposta;
    • Le spese per servizi di consulenza e servizi equivalenti inerenti alle attività di ricerca e sviluppo ammissibili al credito d’imposta, sono ammissibili nel limite massimo complessivo pari al 20% delle spese di personale;
    • Le spese permateriali, forniture e altri prodotti analoghi impiegati nei progetti di ricerca e sviluppo ammissibili al credito d’impostasvolte internamente dall’impresa anche per la realizzazione di prototipi o impianti pilota, sono ammissibili nel limite massimo del 30% delle spese di personale, ovvero, nel caso di ricerca extra-muros, del 30% dei costi dei contratti.

    Come usufruire del Credito d’Imposta Ricerca & Sviluppo, Innovazione, Design e Ideazione estetica?

    Il credito d’imposta è utilizzabile esclusivamente in compensazione, in tre quote annuali di pari importo a decorrere dal periodo d’imposta successivo a quello di maturazione. La base di calcolo del credito d’imposta deve essere assunta escludendo altre sovvenzioni o dei contributi a qualunque titolo ricevuti per le stesse spese ammissibili.

    E’ importante sapere anche che è necessario presentare una relazione tecnica asseverata nella quale siano presenti la descrizione del progetto, le finalità e i risultati delle attività.

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  • Bonus Alluvione Emilia Romagna

    Decreto Maltempo Emilia Romagna

    Gli eventi alluvionali delle scorse settimane hanno inferto un duro colpo alle popolazioni e alle infrastrutture dell’Emilia Romagna.

    Per affrontare questa emergenza, il Consiglio dei Ministri ha approvato, in data 23 maggio 2023, un decreto-legge, già noto come “Decreto Maltempo” che introduce una serie di interventi urgenti per fronteggiare l’emergenza provocata dagli alluvioni e dalla conseguente esondazione dei fiumi della Regione.

    Con una copertura finanziaria di circa 2 miliardi di euro, è stato così dato il via agli aiuti all’Emilia Romagna. I fondi stanziati saranno infatti destinati a supportare le popolazioni e le aziende colpite, nonché a promuovere un rapido superamento della fase emergenziale. Tra le misure previste dal decreto, vi sono diverse disposizioni volte a fornire assistenza finanziaria e supporto alle comunità e alle imprese colpite.

    In particolare, vediamo quali sono gli aiuti previsti a favore di imprese e lavoratori autonomi!

    Bonus Alluvione Emilia Romagna per le imprese

    Partiamo con i Bonus Alluvione Emilia Romagna previsti, per il momento, a favore delle imprese:

    1. Sospensione dei termini di versamento tributari e contributivi fino al 31 di agosto

    Uno degli aspetti chiave del decreto maltempo è la sospensione dei termini relativi agli adempimenti e versamenti tributari e contributivi. Questa sospensione sarà in vigore dal 1° maggio 2023 al 31 agosto 2023 e si applicherà a datori di lavoro, professionisti, consulenti e centri di assistenza fiscale operanti nei territori colpiti dagli eventi alluvionali. Questa misura mira a fornire sollievo finanziario alle imprese e alle persone coinvolte, consentendo loro di concentrarsi sulla riparazione dei danni subiti.

    2. Sospensione dei Pagamenti delle Bollette di Luce e Gas

    Il Decreto Maltempo ha stabilito la sospensione dei pagamenti delle bollette di luce e gas emesse a partire dal 1° maggio 2023. Questa misura è stata deliberata dall’Autorità di regolazione per energia, reti e ambiente (ARERA) e assicura che le famiglie e le imprese colpite dall’alluvione non siano gravate dai pagamenti delle utenze durante il periodo di emergenza.

    3. Rafforzamento Fondo Centrale di Garanzia

    Il Fondo Centrale di Garanzia svolgerà un ruolo rafforzato nel sostegno alle imprese, con una copertura straordinaria di 110 milioni di euro e la possibilità di aumentare la garanzia anche fino al 100%. Ciò consentirà alle attività economiche colpite di accedere a finanziamenti agevolati e di ottenere liquidità per affrontare le conseguenze dell’alluvione.

    4. Cassa integrazione in deroga per i dipendenti fino a 90 giorni

    In continuità con le politiche messe in campo per far fronte ad altre emergenze che hanno interessato il territorio nazionale, è stato previsto il ricorso allo strumento della Cassa Integrazione in deroga per tutti i dipendenti fino a 90 giorni. L’ammortizzatore sociale si rivolge alla generalità dei lavoratori, compresi quelli del settore agricolo, che sono impossibilitati a svolgere la propria attività lavorativa a causa dell’emergenza provocata dall’alluvione. Saranno altresì considerati idonei per ricevere l’indennità i lavoratori che non possono recarsi al lavoro a causa della situazione di emergenza.

    Con una copertura finanziaria di circa 600 milioni di euro, la cassa integrazione in deroga verrà semplificata grazie all’introduzione di una sola gestione per tutte le tipologie di aziende, l’individuazione di un’unica causale di intervento e l’accelerazione dell’iter autorizzatorio che sarà gestito in maniera diretta dall’INPS. 

    decreto maltempo
    Bonus Alluvione Emilia Romagna: gli aiuti dallo Stato alle imprese e liberi professionisti del territorio

    Aiuti e risarcimento danni per le imprese Agricole

    Tra i Bonus alluvione Emilia Romagna sono previste anche importanti misure di sostegno per le imprese agricole danneggiate.

    In particolare, saranno destinati 100 milioni di euro del “Fondo di solidarietà nazionale – interventi indennizzatori” alle aziende agricole colpite. Questo amplia la possibilità di accedere agli interventi compensativi per le produzioni e le strutture aziendali assicurabili che, al momento dell’evento, non risultavano coperte da polizze assicurative. Gli aiuti concessi saranno complementari ai risarcimenti forniti dal “Fondo Agricat“. Inoltre, la regione competente potrà richiedere un’anticipazione delle risorse per garantire la continuità produttiva e erogare tempestivamente i primi sostegni necessari.

    Per promuovere l’innovazione nel settore agricolo, verrà destinata inoltre una quota di 75 milioni di euro del Fondo per l’innovazione in agricoltura a sostegno degli investimenti e dei progetti di innovazione realizzati dalle imprese operanti nei settori dell’agricoltura e della zootecnia, con sede operativa nei territori colpiti. Queste misure mirano a sostenere la ripresa e lo sviluppo dell’agricoltura nelle zone colpite, promuovendo investimenti e nuove soluzioni per affrontare le sfide del settore.

    Pacchetto aiuti SIMEST per le imprese esportatrici

    Un pacchetto di misure ad hoc arriva anche da SIMEST.

    La società del Gruppo CDP che si impegna nella promozione delle imprese italiane all’estero, ha infatti annunciato un pacchetto di misure del valore complessivo di 700 milioni di euro, di cui 300 destinati a contributi a fondo perduto, per sostenere le imprese esportatrici colpite dall’alluvione.

    Le tre misure previste sono le seguenti:

    1. Contributi a fondo perduto per un importo di 300 milioni di euro. Queste risorse saranno destinate a ristori indirizzati alle imprese esportatrici dei territori colpiti dall’alluvione, sia per i danni materiali subiti su beni mobili e immobili (come fabbricati, attrezzature, macchinari, e scorte), sia per la perdita di reddito causata dal calo del fatturato.

    2. Finanziamenti agevolati per un totale di 400 milioni di euro, da utilizzare attraverso il Fondo 394/81 gestito per conto della Farnesina. Queste risorse saranno erogate sotto forma di finanziamenti a tassi agevolati, con una percentuale a fondo perduto del 10% e senza la necessità di garanzie. La misura sarà accessibile non solo alle imprese esportatrici, ma anche a tutte le aziende coinvolte nella filiera produttiva locale.

    3. Moratoria sui pagamenti. SIMEST prevede una sospensione di 12 mesi dei pagamenti relativi al capitale e agli interessi per tutti i finanziamenti già in corso utilizzando il Fondo 394 e la misura PNRR/Fondo 394. Tuttavia, la durata massima del finanziamento concesso rimarrà invariata.

    Bonus Alluvione Emilia Romagna per professionisti e lavoratori autonomi

    Il Decreto maltempo si compone anche di un provvedimento a favore dei lavoratori autonomi e dei possessori di Partita Iva operanti nella Regione Emilia Romagna. 

    1. Bonus una tantum fino a 3 mila euro per lavoratori autonomi e Partite Iva

    Questa misura prevede l’erogazione di un sostegno al reddito nella forma di un’indennità una tantum, finalizzata a fornire un ristoro ai collaboratori coordinati e continuativi, ai titolari di rapporti di agenzia e di rappresentanza commerciale, nonché ai lavoratori autonomi o professionisti, compresi i titolari di attività d’impresa, iscritti a qualsiasi forma obbligatoria di previdenza e assistenza. Sono beneficiari di questa indennità coloro che, alla data del 4 maggio 2023, risiedono o sono domiciliati o operano prevalentemente in uno dei Comuni colpiti dall’alluvione e che hanno dovuto sospendere la propria attività.

    Per l’anno 2023, l’importo dell’indennità riconosciuta è di 1.000 euro per ogni periodo di sospensione dell’attività non superiore a un mese, con un limite massimo di 3.000 euro.

    L’INPS è l’ente responsabile del riconoscimento e dell’erogazione di questa indennità, che sarà concessa su domanda presentata dai lavoratori interessati. L’importo complessivo previsto per tale misura è di 248,9 milioni di euro, che rappresenta il limite di spesa stabilito dall’ente erogatore.


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  • Credito d’imposta pubblicità 2023: tutti i dettagli del Bonus

    Credito d’imposta pubblicità

    Il Credito d’imposta pubblicità 2023 è una misura di agevolazione fiscale che mira a sostenere la comunicazione commerciale delle imprese italiane e promuovere la ripresa economica del Paese.

    Il credito d’imposta pubblicità è una misura fiscale che consente alle imprese di detrarre dall’imposta dovuta una percentuale dei costi sostenuti per la pubblicità. 

    Inizialmente, il credito d’imposta pubblicità prevedeva una detrazione sulle spese sostenute per l’acquisto di spazi pubblicitari su giornali e periodici registrati presso il Tribunale Competente o presso il Registro degli operatori di comunicazione (ROC).

    Nel corso degli anni, la misura è stata prorogata e modificata più volte, al fine di renderla più efficace e mirata. Nel 2023, il credito d’imposta pubblicità prevede una detrazione del 75% delle spese sostenute per l’acquisto di spazi pubblicitari sui giornali anche online.

    Per accedere al credito d’imposta, le imprese devono rispettare alcuni requisiti, tra cui la registrazione al Registro delle imprese e la presentazione della dichiarazione dei redditi. Inoltre, le spese sostenute devono essere documentate e possono essere effettuate sia da imprese individuali che da società di capitali.

    Chi sono i beneficiari?

    Possono presentare domanda per il credito d’imposta pubblicità 2023 le imprese o i lavoratori autonomi e gli enti non commerciali che effettuano investimenti in campagne pubblicitarie, sulla stampa quotidiana e periodica, anche on line. 

    Non sono beneficiari del credito d’imposta pubblicità i soggetti che:

    • nell’anno precedente a quello per il quale si richiede il beneficio (2022) non abbiamo effettuato investimenti pubblicitari ammissibili (campagne pubblicitarie sulla stampa quotidiana e periodica, anche online);
    • iniziano la loro attività nel corso dell’anno 2023;
    • nel 2023 registrano un incremento degli investimenti ammissibili inferiore all’1% rispetto a quelli effettuati nel 2022;
    • nel 2023 registrano un decremento degli investimenti ammissibili rispetto a quelli effettuati nel 2022.
    Credito d'imposta pubblicità 2023
    Crredito d’imposta pubblicità 2023

    Quali spese possono essere agevolate?

    Le spese ammissibili per il credito d’imposta pubblicità includono l’acquisto di spazi pubblicitari e inserzioni commerciali su giornali quotidiani e periodici, sia in formato cartaceo che digitale, che siano iscritti presso il Tribunale Competente o presso il Registro degli operatori di comunicazione (ROC) e dotati del Direttore responsabile.

    Tuttavia, sono escluse le spese accessorie, i costi di intermediazione e ogni altra spesa che non sia direttamente relativa all’acquisto dello spazio pubblicitario o che riguardi forme di pubblicità diverse.

    Le spese devono essere attestate e sono di competenza dell’anno in cui le prestazioni sono state ultimate.

    Inoltre, è importante notare che il tax credit pubblicità è soggetto alle regole del Regime De Minimis, quindi deve essere considerato insieme ad altri eventuali aiuti ricevuti sotto questo regime. In ogni caso, non è possibile cumulare il tax credit pubblicità con altre agevolazioni nazionali, regionali o europee.

    I costi ammissibili sono quelli sostenuti nel corso dell’anno in cui le prestazioni sono state ultimate.

    È importante sottolineare che le spese devono essere attestate e presentate in relazione alla Dichiarazione sostitutiva da parte dei soggetti legittimati a rilasciare il visto di conformità o dai revisori legali dei conti.

    Il tetto di spesa per il 2023 è di 30 milioni di euro.

    Quando e come è possibile presentare la domanda?

    I richiedenti del credito d’imposta pubblicità 2023, che soddisfano i requisiti e le condizioni previste devono inviare la comunicazione nel periodo compreso tra il 1° marzo 2023 e il 31 marzo 2023.

    Il credito d’imposta va utilizzato esclusivamente in compensazione, presentando il Modello F24 attraverso i servizi telematici dell’Agenzia delle Entrate e indicando l’apposito codice tributo, “6900”. È importante sottolineare che il credito d’imposta pubblicità è un’incentivo fiscale limitato e soggetto a specifiche regole e procedure. Per questo motivo, è consigliabile rivolgersi a un esperto per ottenere informazioni dettagliate e assicurarsi di rispettare tutte le condizioni necessarie per beneficiare dell’incentivo.

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  • Decontribuzione Sud 2022 – incentivo per l’occupazione

    Attenzione:

    Il  24 giugno 2022, la Commissione Europea ha autorizzato la proroga della decontribuzione Sud 2022 fino al 31 Dicembre. A favore dei datori di lavoro è previsto un esonero contributivo nella misura del 30% dal 2021 al 2025, del 20% negli anni 2026 e 2027 e del 10% negli anni 2028 e 2029. La deroga temporanea è stata prevista dalla Commissione UE per effetto delle ripercussioni causate dalla crisi russo-ucraina sulla situazione economico-finanziaria delle imprese.

    Attenzione:

    Il presente incentivo non va confuso con l’altrettanto noto incentivo Occupazione Sud, previsto dalla legge di bilancio 2019 che riguarda le agevolazioni contributive gestite da ANPAL per l’assunzione di soggetti disoccupati nel corso del  2017, 2018 e 2019 in Regioni “meno sviluppate” o “in transizione”, non più attivo.

    Come funziona Decontribuzione Sud 2022?

    Decontribuzione Sud 2022 è un’agevolazione finalizzata a favorire l’occupazione nelle aree più svantaggiate del Paese, attraverso uno sconto sui contributi previdenziali complessivi dovuti dal datore di lavoro per i propri dipendenti. La misura è stata introdotta dal  con uno sgravio del 30% fino al 2020.

    La Legge di Bilancio 2021 (legge 30 dicembre 2020, n. 178) ha esteso l’esonero contributivo fino al 31 dicembre 2029, modificando la normativa e rimodulando le percentuali in misura pari al:

    • 30% fino al 31 dicembre 2025;
    • 20% per gli anni 2026 e 2027;
    • 10% per gli anni 2028 e 2029

    Con la Circolare n° 90 del 27-07-2022 l’INPS fornisce le istruzioni operative per il periodo 1° luglio – 31 dicembre 2022. Vediamo in dettaglio quali sono i beneficiari, l’importo e le caratteristiche dell’agevolazione.

    La decontribuzione Sud 2022 spetta ai datori di lavoro del settore privato anche non imprenditori e si applica ai rapporti di lavoro dipendente, sia instaurati che da instaurare. Tali imprese devono avere sede legale e/o unità operativa/e situata in aree svantaggiate del Centro – Sud Italia, ovvero nelle seguenti Regioni:

    • Abruzzo;
    • Basilicata;
    • Calabria;
    • Campania;
    • Molise;
    • Puglia;
    • Sardegna;
    • Sicilia.

    Per le imprese che non hanno sede legale in una di queste Regioni, ma hanno una o più unità operative ubicate in tale territorio, è possibile presentare comunque istanza. E’ necessario però che la Struttura INPS territorialmente competente, inserisca nelle caratteristiche contributive della matricola aziendale questa informazione.

    I soggetti esclusi dall’agevolazione fiscale Decontribuzione Sud 2022 sono i datori di lavoro operanti nel settore agricolo e quelli che instaurano rapporti di lavoro domestico, abbiamo inoltre:

    • gli enti economici e gli istituti autonomi case popolari trasformati in enti pubblici economici ai sensi della legislazione regionale;
    • tutti gli enti trasformati in società di capitali, ancorché a capitale interamente pubblico, per effetto di procedimenti di privatizzazione;
    • le ex istituzioni pubbliche di assistenza e beneficenza trasformate in associazioni o fondazioni di diritto privato, in quanto prive dei requisiti per la trasformazione in aziende di servizi alla persona (ASP), e iscritte nel registro delle persone giuridiche;
    • tutte le aziende speciali costituite anche in consorzio ai sensi degli articoli 31 e 114 del Testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali, di cui al Decreto Legislativo 18 agosto 2000, n. 267;
    • i consorzi di bonifica e i consorzi industriali;
    • gli enti morali e gli enti ecclesiastici.

    Ricordiamo che fra le tipologie soggetti esclusi dall’agevolazione Decontribuzione Sud 2022  sono compresi anche quelli appartenenti ai settori esclusi dal regime di aiuto Temporary Crisis Framework.

    Per quali tipologie di contratti è utilizzabile?

    L’esonero opera in favore di tutti i rapporti di lavoro dipendente, a prescindere dalla tipologia.

    Come richiedere il Bonus Sud?

    I datori di lavoro accedono all’agevolazione mediante le denunce retributive e contributive mensili relative ai dipendenti (flusso Uniemens), secondo le istruzioni fornite da Inps: 

    Se così non fosse, il consiglio è, ovviamente, di non lasciarsi sfuggire nessun’altra opportunità agevolativa. Come? Grazie a Trovabando!

    Concentrati solo sul tuo business, a trovare il bando giusto per te ci pensiamo noi! Se ti è piaciuto questo articolo, o pensi che possa essere utile per qualche tuo amico, lascia un commento e condividilo sui social!


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  • Ecobonus 110%: detrazioni, tempistiche, limiti, interventi e beneficiari

    Detrai subito dalle imposte il 110% delle spese sostenute per rinnovamento energetico e adeguamento sismico degli edifici.

    Novità 2022:

    La Legge di Bilancio 2022 ha confermato le regole già in vigore negli scorsi anni: l’ecobonus 110 spetta in diverse percentuali, in relazione alla tipologia di lavori eseguiti e spese sostenute. 

    La Manovra ha prorogato fino al 31 dicembre 2024 l’ecobonus, accanto al bonus ristrutturazione e al bonus mobili.

    Con il decreto legge 19 maggio 2020, n. 34, convertito dalla legge 17 luglio 2020 n.77, è stato introdotto il cd “Ecobonus”, vale a dire la possibilità di detrarre dalle imposte il 110% delle spese sostenute dal 1° luglio 2020 al 31 dicembre 2021 per il rinnovamento energetico e per l’adeguamento sismico degli edifici.
    Le nuove disposizioni si aggiungono a quelle già vigenti, che consentono di beneficiare di agevolazioni fiscali dal 50% all’85% per spese di recupero del patrimonio edilizio (cd. sismabonus) e di riqualificazione energetica degli edifici (cd. ecobonus).

    Ecobonus 2022 come funziona e chi può richiederlo

    In linea generale, sono ammessi all’agevolazione:

    Possono usufruire delle detrazioni Ecobonus 2022 tutti i contribuenti – compresi i titolari di reddito d’impresa – residenti o non residenti nel territorio dello Stato, su prima e seconda casa. Nel dettaglio, i contribuenti che possono richiedere l’Ecobonus sono:

    • le persone fisiche, i condomini per gli interventi sulle parti comuni, gli esercenti arti e professioni e i nudi proprietari;
    • i titolari di un diritto reale di godimento (usufrutto, uso, abitazione o superficie);
    • i contribuenti che conseguono reddito d’impresa (ma possono fruire della detrazione solo con riferimento ai fabbricati strumentali che utilizzano nell’esercizio della loro attività imprenditoriale);
    • locatari (affittuari) o comodatari;
    • gli enti pubblici o privati che non svolgono attività commerciale;
    • le associazioni tra professionisti;
    • gli istituti autonomi per le case popolari e le cooperative di abitazione a proprietà indivisa.

    La detrazione spetta ai soggetti che possiedono o detengono l’immobile oggetto dell’intervento in base ad un titolo idoneo (proprietario, del nudo proprietario o del titolare di altro diritto reale di godimento come usufrutto, uso, abitazione o superficie) nonché dei familiari del possessore o detentore dell’immobile.

    I titolari di reddito d’impresa o professionale rientrano tra i beneficiari nella sola ipotesi di partecipazione alle spese per interventi trainanti effettuati dal condominio sulle parti comuni.

    I titolari di reddito d’impresa possono beneficare delle detrazioni al 110%?

    I titolari di reddito d’impresa o professionale rientrano tra i beneficiari nella sola ipotesi di partecipazione alle spese per interventi trainanti effettuati dal condominio sulle parti comuni.

    Che tipo di bonus è previsto dall’agevolazione?

    L’agevolazione prevede una detrazione fiscale del 110%, da ripartire tra gli aventi diritto in 5 quote annuali di pari importo.

    Detrazione fiscale, sconto in fattura o cessione del credito?

    Per gli interventi finalizzati alla ristrutturazione edilizia e al rifacimento delle facciate degli edifici (bonus facciate), il contribuente può optare non solo per la detrazione ma:

    1. per un contributo, sotto forma di sconto sul corrispettivo dovuto, di importo massimo non superiore al corrispettivo stesso, anticipato dal fornitore di beni e servizi relativi agli interventi agevolati. Il fornitore recupera il contributo anticipato sotto forma di credito d’imposta di importo pari alla detrazione spettante, con facoltà di successive cessioni di tale credito ad altri soggetti, ivi inclusi gli istituti di credito e gli altri intermediari finanziari;
    2. per la cessione di un credito d’imposta corrispondente alla detrazione spettante, ad altri soggetti, ivi inclusi istituti di credito e altri intermediari finanziari, con facoltà di successive cessioni.

    Come da indicazioni dell’Agenzia delle entrate, l’opzione può essere effettuata in relazione a ciascuno stato di avanzamento dei lavori che, con riferimento agli interventi ammessi al Superbonus, non possono essere più di due per ciascun intervento complessivo. Il primo stato di avanzamento, inoltre, deve riferirsi ad almeno il 30% e il secondo ad almeno il 60% dell’intervento medesimo.

    I crediti d’imposta, che non sono oggetto di ulteriore cessione, sono utilizzati in compensazione in F24.

    Il credito d’imposta è fruito con la stessa ripartizione in quote annuali con la quale sarebbe stata utilizzata la detrazione.

    La quota di credito d’imposta non utilizzata nell’anno non può essere fruita negli anni successivi, e non può essere richiesta a rimborso.

    A chi posso cedere la detrazione?

    La cessione della detrazione può essere disposta in favore:

    • dei fornitori dei beni e dei servizi necessari alla realizzazione degli interventi
    • di altri soggetti (persone fisiche, anche esercenti attività di lavoro autonomo o d’impresa, società ed enti)
    • di istituti di credito e intermediari finanziari.

    Quali sono le spese ammissibili?

    L’Ecobonus 2022  è la detrazione fiscale del 110%, 65% e 50% riconosciuta per i lavori di risparmio energetico. Con il DECRETO-LEGGE 4 giugno 2013, n. 63 sono stati introdotti gli incentivi per questa tipologia di interventi, mentre per ciò che concerne le regole inerenti i limiti di spesa, l’elenco dei lavori ammessi in detrazione e gli adempimenti normativi richiesti, dobbiamo fare riferimento all’articolo 14 del DL n. 63/2013.

    Quest’ultimo è stato più volte modificato nel susseguirsi degli anni fino ad oggi la cui ultima versione è quella derivante della Legge di Bilancio 2022.

    L’agevolazione prevede due tipologie di interventi: quelli trainanti e quelli trainati.

    Vediamo insieme cosa prevedono nello specifico.

    Interventi “trainanti”

    Si tratta di spese documentate e rimaste a carico del contribuente, sostenute dal 1° luglio 2020 al 31 dicembre 2021, per le seguenti tipologie di interventi (cd. “trainanti”) di:

    • isolamento termico delle superfici opache verticali, orizzontali e inclinate che interessano l’involucro degli edifici, compresi quelli unifamiliari, con un’incidenza superiore al 25% della superficie disperdente lorda dell’edificio medesimo o dell’unità immobiliare sita all’interno di edifici plurifamiliari che sia funzionalmente indipendente e disponga di uno o più accessi autonomi dall’esterno
    • sostituzione degli impianti di climatizzazione invernale esistenti con impianti centralizzati per il riscaldamento, e/o il raffrescamento e/o la fornitura di acqua calda sanitaria sulle parti comuni degli edifici, o con impianti per il riscaldamento, e/o il raffrescamento e/o la fornitura di acqua calda sanitaria sugli edifici unifamiliari o sulle unità immobiliari site all’interno di edifici plurifamiliari che siano funzionalmente indipendenti e dispongano di uno o più accessi autonomi dall’esterno
    • interventi antisismici di cui ai commi da 1-bis a 1-septies dell’articolo 16 del decreto legge n. 63/2013 (cd. sismabonus).

     

    Interventi “trainati”

    Si tratta di ulteriori spese ammissibili, a condizione che siano eseguiti congiuntamente con almeno uno degli interventi trainanti precedentemente elencati:

    • di efficientamento energetico rientranti nell’ecobonus, nei limiti di spesa previsti dalla legislazione vigente per ciascun intervento (cfr. Tabella n. 1)
    • l’installazione di infrastrutture per la ricarica di veicoli elettrici negli edifici di cui all’articolo 16-ter del citato decreto legge n. 63/2013;
    • l’installazione di impianti solari fotovoltaici connessi alla rete elettrica sugli edifici indicati all’articolo 1, comma 1, lettere a), b), c) e d), del Dpr n. 412/1993
    • l’installazione contestuale o successiva di sistemi di accumulo integrati negli impianti solari fotovoltaici agevolati.

     

    Gli interventi di efficientamento energetico miglioramento di almeno due classi energetiche o, se non possibile, il conseguimento della classe energetica più alta.

    Quali sono i limiti previsti dall’agevolazione?

    Per gli edifici unifamiliari e le unità immobiliari indipendenti il Superbonus spetta su un massimo di due unità immobiliari. Tale limitazione non opera per le spese sostenute per gli interventi effettuati sulle parti comuni dell’edificio, nonché per gli interventi antisismici.

    Isolamento termico superfici opache

    • 50.000 euro, per gli edifici unifamiliari o per le unità immobiliari funzionalmente indipendenti
    • 40.000 euro, moltiplicato per il numero delle unità immobiliari che compongono l’edificio, se lo stesso è composto da due a otto unità immobiliari
    • 30.000 euro, moltiplicato per il numero delle unità immobiliari che compongono l’edificio, se lo stesso è composto da più di otto unità immobiliari.

    Sostituzione impianti

    • 30.000 euro per gli edifici unifamiliari o sulle unità immobiliari di edifici plurifamiliari indipendenti
    • 20.000 euro, moltiplicato per il numero delle unità immobiliari che compongono l’edificio, per gli edifici composti fino a otto unità immobiliari
    • 15.000 euro, moltiplicato per il numero delle unità immobiliari che compongono l’edificio, per gli edifici composti da più di otto unità immobiliari.

    Impianti fotovoltaici

    48.000 euro per ogni singola unità immobiliare, e comunque nel limite di spesa di 2.400 euro (1.600 euro in caso di ristrutturazione) per ogni kW di potenza nominale dell’impianto solare fotovoltaico.

    Colonnine di ricarica per veicoli elettrici

    Qualora abbinata ai lavori trainanti, la detrazione del 110 per cento si applica anche all’installazione di colonnine di ricarica per veicoli elettrici, entro il limite di spesa di 2.000 euro per gli edifici unifamiliari o per le unità immobiliari situate all’interno di edifici plurifamiliari che siano funzionalmente indipendenti e dispongano di uno o più accessi autonomi dall’esterno; 1500 euro per gli edifici plurifamiliari o i condomini che installino un numero massimo di 8 colonnine; 1.200 euro per gli edifici plurifamiliari o i condomini che installino un numero superiore a 8 colonnine.

     

    Qual è il contributo massimo ottenibile?

    Un’ulteriore novità introdotta riguarda i massimali, i quali variano sulla base della “consistenza” dell’edificio.

    Intervento Abitazioni uni- familiari o con accesso indipendente Edifici da 2 a 8 unità Edifici con più di 8 unità
    Isolamento termico 50.000 € 40.000 € 30.000 €
    Sostituzione impianto 30.000 € 20.000 € 15.000 €

    Nel caso di edifici plurifamiliari, questi massimali vanno moltiplicati per il numero di unità immobiliari che compongono il fabbricato.

    Per permetterti di comprendere meglio i massimali, ti faccio un esempio concreto: se il tuo condomino fosse composto da 5 unità, avreste a disposizione 40.000 € x 5= 200.000 € di spesa detraibile nel caso di isolamento, mentre 20.000 € x 5= 100.000 € di spesa detraibile nel caso di sostituzione dell’impianto. Ovviamente potreste sforare, ma non avrete diritto alla detrazione al centodieci per cento per la quota di spesa eccedente il massimale.

    I massimali sono cumulabili. E’ possibile sfruttare contemporaneamente il massimale relativo all’isolamento, quello spettante per la sostituzione dell’impianto, quello per l’impianto fotovoltaico, il bonus ristrutturazioni a 96.000 € etc.

    Quali sono gli adempimenti necessari?

    Per ottenere la detrazione dovrai:

    • Depositare in Comune la relazione tecnica di cui all’art.8, c.1 del Dlgs 192/2005, nota anche come ex-legge 10;
    • Fornire le asseverazioni di un tecnico abilitato che attesti la rispetto dei requisiti tecnici necessari ai fini delle agevolazioni fiscali:
      • Produrre l’attestato di prestazione energetica APE ante e post interventoe asseverando il salto di due classi sotto forma di dichiarazione asseverata;
      • Dichiarare che le opere realizzate ricadono tra quelle agevolabili;
      • Verificare la congruitàdelle spese sostenute in relazione agli interventi agevolati (indipendentemente dallo sfruttamento della cessione del credito o sconto in fattura). Per far ciò, dovrà mantenere i costi al di sotto delle prezzi unitari massimi stabiliti nel decreto attuativo;
    • Un visto di conformità ad un intermediario abilitato: , esperto contabile, consulente del lavoro, responsabile del Caf ecc. (solo in caso di cessione del credito e/o sconto in fattura);
    • Effettuare i pagamenti mediante bonifico parlante, indicando il numero e la data della fattura, la causale, il codice fiscale del beneficiario e la P.Iva del soggetto a favore del quale viene effettuato il bonifico;
    • Trasmettere all’ENEAentro 90 giorni dalla fine lavori i modelli ministeriali compilati e la dichiarazione di congruità delle spese sostenute attraverso la quale il professionista dichiara che i costi sono uguali o inferiori rispetto ai prezzi medi contenuti nei prezzari regionali.

    Nello specifico stiamo parlando di:

    ATTESTATO DI PRESTAZIONE ENERGETICA (APE) ANTE E POST

    Il miglioramento energetico è dimostrato dall’attestato di prestazione energetica (A.P.E.), ante e post-intervento, rilasciato da un tecnico abilitato nella forma della dichiarazione asseverata.

    ASSEVERAZIONE TECNICA

    La asseverazione tecnica relativa agli interventi di efficienza energetica e di riduzione del rischio sismico – da parte, rispettivamente, dei tecnici abilitati al rilascio delle certificazioni energetiche e dai professionisti incaricati della progettazione strutturale, direzione dei lavori delle strutture e collaudo statico per gli interventi finalizzati alla riduzione del rischio sismico – certifica il rispetto dei requisiti tecnici necessari ai fini delle agevolazioni fiscali e la congruità delle spese sostenute in relazione agli interventi agevolati, in accordo ai previsti decreti ministeriali.

    CRITERI AMBIENTALI MINIMI (CAM)

    materiali isolanti utilizzati devono rispettare, inoltre, i criteri ambientali minimi di cui al decreto del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare 11 ottobre 2017.

    VISTO DI CONFORMITÀ

    Il visto di conformità dei dati relativi alla documentazione che attesta la sussistenza dei presupposti che danno diritto alla detrazione d’imposta, rilasciato dagli intermediari abilitati alla trasmissione telematica delle dichiarazioni (dottori commercialisti, ragionieri, periti commerciali e consulenti del lavoro) nonché dai CAF.

    Uno degli adempimenti legati alla fruizione dell’ecobonus 2022 consiste nella trasmissione della comunicazione ENEA delle spese effettuate, che dovrà essere inviata entro la scadenza di 90 giorni dalla data di fine dei lavori.

    Per poter beneficiare delle detrazioni fiscali dell’Ecobonus 2022 bisognerà inviare all’ENEA i seguenti dati:

    • dati anagrafici del beneficiario;
    • informazioni relative all’immobile oggetto di intervento;
    • tipologia di intervento.

    Per quel che riguarda l’ecobonus 110 per cento, è bene focalizzarsi sulle nuove scadenze:

    • per i condomini e le persone fisiche (al di fuori dell’esercizio di attività di impresa, arte o professione) per i lavori su edifici composti da due a quattro unità immobiliari distintamente accatastate è prevista una proroga al 2025 con una progressiva diminuzione della percentuale di detrazione (dal 110 per cento per le spese sostenute entro il 31 dicembre 2023, 70 per cento fino al 31 dicembre 2024, 65 per cento fino al 31 dicembre 2025).
    • per le cooperative di abitazione a proprietà indivisa fino al 30 giugno 2023, e fino al 31 dicembre se a giugno siano stati effettuati lavori per almeno il 60 per cento dell’intervento complessivo;
    • per le persone fisiche la nuova scadenza è fissata al 31 dicembre 2022 se al 30 settembre 2022 viene raggiunto il 30 per cento dei lavori (percentuale relativa al complesso degli interventi trainati e trainanti);
    • per gli interventi effettuati nei comuni dei territori colpiti da eventi sismici verificatisi a far data dal 1° aprile 2009 dove sia stato dichiarato lo stato di emergenza, la detrazione spetta per le spese sostenute entro il 31 dicembre 2025, nella misura del 110 per cento.

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  • Iper Ammortamento 2019 – come funziona e quando si applica

    Le novità introdotte dalla Legge di Bilancio

    Con la legge di bilancio 2020 (articolo 1, commi 184-197, legge n. 160/2019) l’agevolazione dell’iper ammortamento è stata rimpiazzata (a decorrere dal 1°gennaio 2020) dal nuovo credito in beni strumentali nuovi.

    La Legge di Bilancio 2022 ha ulteriormente prorogato questa agevolazione.

    Cos’è l’Iper Ammortamento?

    L’Iper Ammortamento è una delle agevolazioni che il MiSE promuove per supportare e incentivare gli investimenti in beni strumentali, materiali e immateriali (software e sistemi IT), funzionali alla trasformazione tecnologica e digitale dei processi produttivi in ottica Industria 4.0.

    Grazie a questa agevolazione, i titolari di reddito d’impresa possono incrementare il costo di acquisizione del bene, ottenendo la maggiorazione della quota annua di ammortamento (o del canone annuo di leasing) fiscalmente deducibile. Da cui “Iper Ammortamento“, appunto.

    Di conseguenza, si avrà una deduzione che opera in via extracontabile, ottenendo un maggior abbattimento della base imponibile, ma soltanto per i beni che rientrano nel Piano Nazionale Industria 4.0. Più avanti ti sveleremo a quali beni si fa riferimento.

    Come funziona Ex Iper Ammortamento 2019 ora Credito d’imposta per investimenti in beni strumentali: quando si applica

    Il credito d’imposta per i beni strumentali materiali 4.0 (di cui all’allegato A, legge 11 dicembre 2016, n. 232 – ex iper-ammortamento) è riconosciuto alle seguenti condizioniPer l’anno 2021 

    • 50% del costo per la quota di investimenti fino a 2,5 milioni di euro;
    • 30% del costo per la quota di investimenti oltre i 2,5 milioni di euro e fino al limite di costi complessivamente ammissibili pari a 10 milioni di euro;
    • 10% del costo per la quota di investimenti tra i 10 milioni di euro e fino al limite di costi complessivamente ammissibili pari a 20 milioni di euro.

     Per l’anno 2022 

    • 40% del costo per la quota di investimenti fino a 2,5 milioni di euro;
    • 20% del costo per la quota di investimenti oltre i 2,5 milioni di euro e fino al limite di costi complessivamente ammissibili pari a 10 milioni di euro;
    • 10% del costo per la quota di investimenti tra i 10 milioni di euro e fino al limite di costi complessivamente ammissibili pari a 20 milioni di euro.

     Dal 2023 al 2025 

    • 20% del costo per la quota di investimenti fino a 2,5 milioni di euro;
    • 10% del costo per la quota di investimenti oltre i 2,5 milioni di euro e fino al limite di costi complessivamente ammissibili pari a 10 milioni di euro;
    • 5% del costo per la quota di investimenti tra i 10 milioni di euro e fino al limite di costi complessivamente ammissibili pari a 20 milioni di euro.

     Il credito d’imposta può essere esteso fino al 30 giugno 2026 a condizione che entro la data del 31 dicembre 2025 l’ordine venga accettato dal venditore e contestualmente sia avvenuto il pagamento di acconti in misura almeno pari al 20% del costo di acquisizione. Il credito d’imposta per i beni strumentali immateriali 4.0 (di cui all’allegato B, legge 11 dicembre 2016, n. 232 – ex iper-ammortamento) in favore di tutte le imprese che effettuano investimenti in beni immateriali funzionali ai processi di trasformazione 4.0, è riconosciuto alle seguenti condizioni: 

    • dal 2021 al 2023: 20% (50% per tutto il 2022) del costo nel limite massimo dei costi ammissibili pari a 1 milione di euro;
    • 2024: 15% del costo nel limite massimo dei costi ammissibili pari a 1 milione di euro;
    • 2025: 10% del costo nel limite massimo dei costi ammissibili pari a 1 milione di euro.

     Anche in questo caso, il credito d’imposta può essere esteso fino al 30 giugno 2026 a condizione che entro la data del 31 dicembre 2025 sia stato accettato dal venditore l’ordine e risultino pagamenti pari al almeno il 20% del costo di acquisizione. Per quanto riguarda tutti gli altri beni strumentali materiali e immateriali, c.d. “ordinari” (per intendersi quelli diversi dai citati Allegati A e B), il relativo credito d’imposta è riconosciuto alle seguenti condizioni: 

    • 2021: 10% nel limite massimo dei costi ammissibili pari a 2 milioni di euro;
    • 2022: 6% nel limite massimo dei costi ammissibili pari a 2 milioni di euro

    Chi può usufruire del Credito d’imposta per investimenti in beni strumentali?

    I beneficiari sono le imprese residenti nel territorio dello Stato, incluse le stabili organizzazioni di soggetti non residenti, indipendentemente dalla forma giuridica, dal settore economico di appartenenza, dalla dimensione e dal regime fiscale di determinazione del reddito. 

    Il credito d’imposta per gli investimenti in altri beni strumentali materiali tradizionali è riconosciuto anche agli esercenti arti e professioni, ai soggetti aderenti al regime forfetario, alle imprese agricole ed alle imprese marittime.

    A quali beni si può applicare?

    L’Iper Ammortamento è riservato soltanto ad alcune tipologie di beni.

    Possiamo infatti individuare in tal senso tre diverse tipologie di investimenti, aventi ad oggetto beni strumentali:

    • nuovi indicati nell’allegato A annesso alla legge 11 dicembre 2016, n. 232;
    • nuovi indicati nell’allegato B annesso alla legge 11 dicembre 2016, n. 232;
    • diversi da quelli indicati negli allegati A e B annessi alla legge 11 dicembre 2016, n. 232.

     

    Sono ammissibili le seguenti categorie di intervento per l’Allegato A:

    • Beni strumentali il cui funzionamento è controllato da sistemi computerizzati o gestito tramite opportuni sensori;
    • Sistemi per l’assicurazione della qualità e della sostenibilità (es. sistemi di misura, sistemi di monitoraggio, sistemi per l’ispezione;
    • Dispositivi per l’interazione uomo macchina e per il miglioramento dell’ergonomia e della sicurezza (es. postazioni adattative, sistemi di movimentazione agevolata, dispositivi wearable, interfacce uomo macchina intelligenti).

     

    Sono ammissibili le seguenti categorie di intervento per l’Allegato B:

    • Beni immateriali (software, sistemi e system integration, piattaforme e applicazioni) connessi a investimenti in beni materiali «Industria 4.0.

    Sono ammessi gli acquisti in leasing?

    L’agevolazione è applicabile anche ai beni acquistati in leasing, il costo da considerare, per il calcolo del credito di imposta, è quello di acquisizione del bene.

    Come usufruire del credito di imposta?

    Il credito d’imposto viene goduto come compensazione su F24 con l’uso dei 6 NUOVI codici tributo istituiti con la risoluzione dell’AdE n. 3/E del 2021 per utilizzare in compensazione i bonus previsti dalla legge di Bilancio 2020 e dalla legge Bilancio 2021 e 2022.

    Cosa deve fare l’impresa per godere dell’agevolazione 2022?

    E’ necessario procedere all’acquisto di beni, materiali o immateriali nuovi di fabbrica, dal 1 gennaio 2022 fino al 31 dicembre 2025, oppure deve emettere l’ ordine e pagare un acconto maggiore del 20% entro il 31 dicembre 2025 e mettere in funzione il bene entro il 30 giugno 2026.

    L’impresa, per beni del valore inferiore a 300.000 euro, deve poi acquisire un’attestazione che dimostri che il bene:

    • possieda tutte le caratteristiche tecniche vincolanti previste dalla legge;
    • sia interconnesso al sistema di gestione della produzione o alla rete di fornitura.

    Come richiedere il credito di imposta?

    Le imprese che si avvalgono di tali misure effettuano una comunicazione al Ministero dello Sviluppo Economico (MISE). Con apposito decreto direttoriale del Ministero dello sviluppo economico sono stabiliti il modello, il contenuto, le modalità e i termini di invio della comunicazione in relazione a ciascun periodo d’imposta agevolabile.

    I modelli di comunicazione sono stati resi disponibili solo il 20 ottobre 2021.

    L’agevolazione verrà poi goduta dall’impresa come credito di imposta utilizzabile, solo in compensazione con il mod. F24, in 3 quote annuali (erano 5 nel 2020) di pari importo a decorrere dall’anno di interconnessione dei beni.


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  • Smart Money: contributi a fondo perduto per startup innovative

    Avviso: il bando è stato chiuso il 3 agosto 2021 per esaurimento delle risorse.
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    Aggiornamento:
    In previsione dell’esaurimento delle risorse finanziarie dal giorno 3 agosto alle 12.00 non sarà più possibile presentare domanda per i contributi a fondo perduto per l’acquisto di servizi forniti dalla rete di incubatori, acceleratori e altri enti abilitati.

    Smart Money è la nuova misura promossa dal MiSE (Decreto ministeriale 18 settembre 2020) e gestita da Invitalia fatta su misura per le startup innovative che intendono “agevolarsi” con dei contributi a fondo perduto!

    L’obiettivo dell’agevolazione è quello di facilitare l’incontro tra startup innovative e la rete degli incubatori e degli altri soggetti abilitati per rafforzare la presenza delle startup in Italia e supportare le potenzialità delle imprese innovative che si preparano a fare il loro ingresso nel mercato. Come? Grazie a ben 2 tipi di agevolazione! Prima di parlarne, però, scopriamo qual è la somma in gioco e a chi si rivolge.

    L’incentivo ha una dotazione finanziaria di 9,5 milioni di euro e si rivolge, per l’appunto, a startup innovative che intendono sfruttare i servizi specialistici e il know-how qualificato dei rappresentanti dell’ecosistema dell’innovazione per definire il loro progetto imprenditoriale e prepararsi per il lancio sul mercato.

    Le imprese che si trovano nella fase iniziale della loro attività (e che presenteranno il progetto di sviluppo richiesto per poter accedere all’agevolazione) potranno richiedere un contributo a fondo perduto pari all’80% per sostenere l’acquisto dei servizi forniti dagli enti abilitati, come ad esempio incubatori, acceleratori, organismi di ricerca ed innovation hub.

    Inoltre, dopo aver completato il piano di attività ammesso alle agevolazioni, le startup possono richiedere un secondo contributo a fondo perduto al 100% se sono presenti enti abilitati, investitori qualificati o business angels che abbiano fatto investimenti in equity nel capitale sociale.

    Non c’è che dire: è un’occasione imperdibile. Continua a leggere per scoprire se possiedi tutti i requisiti necessari per richiedere i contributi a fondo perduto!

    Chi può richiedere l’agevolazione?

    Potranno richiedere l’agevolazione tutte le startup innovative che:

    • Sono costituite da meno di 24 mesi e iscritte alla sezione speciale del Registro delle imprese;
    • Hanno sede legale e operativa in Italia;
    • Sono di piccole dimensioni;
    • Si trovano in una delle seguenti fasi: avviamento dell’attività, sperimentazione dell’idea d’impresa (pre-seed) o nella fase di test del mercato finale per misurare l’interesse per il prodotto/servizio (seed).

     

    Non solo; potranno presentare domanda di finanziamento anche le persone fisiche che intendono dar vita a una startup innovativa, con l’impegno di costituire la società entro 30 giorni dall’eventuale ammissione alle agevolazioni. Ma, attenzione: entro lo stesso termine, l’impresa dovrà inoltrare domanda di iscrizione al Registro delle Imprese.

    Quali sono gli enti abilitati?

    Come abbiamo visto, le startup innovative potranno beneficiare delle agevolazioni per sfruttare i servizi specialistici forniti dalla rete di incubatori, acceleratori e altri enti abilitati. Ma quali sono, quindi, gli enti abilitati nell’ambito degli interventi di Smart Money?

    Le startup innovative potranno chiedere i contributi a fondo perduto per l’acquisto dei servizi forniti dai seguenti enti:

    • Incubatori certificati e acceleratori;
    • Innovation hub, i poli di innovazione che aiutano le imprese nella trasformazione digitale e ad accedere all’ecosistema dell’innovazione a livello regionale, nazionale ed europeo
    • Organismi di ricerca;
    • Per l’attività di rafforzamento patrimoniale con operazioni di investimento nel capitale delle startup sono abilitati anche business angels e investitori qualificati.

    Quanto si risparmia e su cosa?

    Vediamo più nel dettaglio come si applica l’incentivo Smart Money e quanto è possibile ottenere.

    Smart money prevede due forme di sostegno delle startup innovative:

    • Contributi a fondo perduto per l’acquisto di servizi forniti dalla rete di incubatori, acceleratori e altri enti abilitati

     

    Si tratta di contributi a fondo perduto pari all’80% per l’acquisto di servizi forniti dalla rete di incubatori, acceleratori e altri enti abilitati per un importo massimo di 10.000 euro. Il contributo è riconosciuto ai sensi del de minimis e l’aiuto massimo concedibile per ciascuna “impresa unica” non può superare l’importo di 200.000 euro in tre anni.
    Per ottenere l’agevolazione, le imprese dovranno presentare dei progetti di sviluppo in ambiti specifici (se vuoi sapere come presentare i progetti di sviluppo, scorri fino all’ultimo paragrafo).

    • Investimenti nel capitale di rischio delle start-up innovative

     

    Tale secondo intervento è previsto per le startup che abbiano completato i progetti di sviluppo, menzionati al paragrafo precedente.

    Tali startup potranno richiedere un secondo contributo a fondo perduto, nel caso in cui abbiano ricevuto capitali di rischio da parte di enti abilitati, investitori qualificati o business angels per finanziare i loro piani di sviluppo. In questo caso, il contributo a fondo perduto è del 100% dell’investimento nel capitale di rischio, nel limite di 30 mila euro per start-up innovativa.

    Per ottenere il contributo collegato all’investimento, l’operazione deve essere in equity, di importo superiore a 10.000 euro, non raggiungere la quota di maggioranza nel capitale sociale e garantire una permanenza per almeno 18 mesi (la raccolta fondi deve essere avvenuta senza l’intermediazione di piattaforme di equity crowdfunding).

    Esclusioni

    Sono ESCLUSE da Smart Money le startup innovative:

    • Operanti nei settori dell’agricoltura primaria, della pesca e dell’acquacoltura;
    • Che abbiano ricevuto una sanzione interdittiva;
    • I cui legali rappresentanti o amministratori siano stati condannati, con sentenza definitiva o decreto penale di condanna divenuto irrevocabile o sentenza di applicazione della pena su richiesta.

    Come presentare il progetto?

    Per ottenere l’agevolazione, le imprese dovranno presentare dei progetti di sviluppo che:

    • Contengano una soluzione innovativa da proporre sul mercato, con un modello di business scalabile, da sviluppare nei dettagli operativi in una fase successiva
    • Puntino sul valore delle competenze tecnologiche e manageriali all’interno dell’impresa, attraverso i soci e/o il team proposto, o con professionalità da reperire sul mercato
    • Siano nella fase di individuazione del mercato o siano vicini alla fase di test di mercato, con lo sviluppo di un prototipo (Minimum Viable Product) o con la prima sperimentazione del prodotto o servizio per misurare il gradimento dei potenziali clienti e/o investitori.

     

    I progetti dovranno prevedere piani di attività da realizzare in almeno 12 mesi ed evidenziare che l’utilizzo dei servizi specialistici sia diretto ad accelerare lo sviluppo di uno specifico progetto.

    Sono ammissibili alle agevolazioni i piani di attività (aventi una durata non inferiore a 12 mesi) che prevedono l’acquisizione di servizi finalizzati ad accelerare e facilitare la realizzazione del progetto di sviluppo nei seguenti ambiti:

    • la consulenza organizzativa, operativa e strategica per lo sviluppo e la realizzazione del progetto
    • la gestione della proprietà intellettuale
    • il supporto nell’autovalutazione della maturità digitale
    • lo sviluppo e lo scouting di tecnologie
    • la prototipazione, ad esclusione del prototipo funzionale
    • i lavori preparatori per campagne di crowfunding

     

    Sono inoltre ammissibili i servizi di incubazione come l’affitto dello spazio fisico e i servizi accessori di connessione e le attività di networking, se direttamente collegati ai servizi indicati nell’elenco.


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  • Contributo a fondo perduto Decreto Sostegni, come chiederlo

    Avviso: il fondo perduto Decreto Sostegni è scaduto il 28 maggio 2021. Se vuoi rimanere aggiornato sulle ultime novità di finanza agevolata clicca qui!

    Decreto Sostegni: ecco come presentare la domanda per accedere agli oltre 11 miliardi di euro a fondo perduto

    Il nuovo contributo a fondo perduto è previsto dal Decreto Sostegni” (Dl n. 41 del 22 marzo 2021), la misura varata dal Governo che contiene una serie di interventi di sostegno alle imprese, ai lavoratori autonomi e ai professionisti. Rientra nelle misure urgenti in materia di sostegno alle imprese e agli operatori economici, di lavoro, salute e servizi territoriali, connesse all’emergenza da Covid-19.

    Come si evince dal nome, questo contributo è un sostegno che lo Stato eroga in favore delle realtà che maggiormente hanno risentito della crisi nata a seguito dell’emergenza sanitaria. Si tratta, dunque, di un’opportunità interessante per recuperare liquidità, sopratutto in un periodo di incertezza come quello che stiamo vivendo.

    Vediamo subito insieme di cosa si tratta.

    Rispetto ai precedenti contributi a fondo perduto, il decreto “Sostegni” ha introdotto una nuova modalità di erogazione dell’agevolazione.

    A scelta del beneficiario, l’Agenzia delle entrate può erogare il contributo spettante:

    • mediante accredito su conto corrente bancario o postale, intestato al beneficiario (o cointestato se il beneficiario è una persona fisica);
    • mediante riconoscimento di un credito d’imposta di pari valore, utilizzabile in compensazione tramite modello F24.

     

    L’ammontare del contributo a fondo perduto è determinato applicando una percentuale alla differenza tra l’ammontare medio mensile del fatturato e dei corrispettivi dell’anno 2020 e l’ammontare medio mensile del fatturato e dei corrispettivi dell’anno 2019. Per i soggetti che hanno attivato la partita Iva dal 1º gennaio 2019, la percentuale di calo indennizzabile è applicata al calo della media mensile di fatturato calcolata per i soli mesi successivi a quello di attivazione della partita IVA.

    Per chi?

    I sostegni previsti dal decreto approvato dal Consiglio dei ministri non dipendono più dai Codici Ateco; possono, infatti, richiedere il contributo a fondo perduto i soggetti titolari di partita Iva che svolgono attività di impresa o di lavoro autonomo o che sono titolari di reddito agrario, e che sono residenti o stabiliti in Italia. Rimangono esclusi i soggetti che hanno cessato l’attività prima del 23 marzo 2021 e i soggetti che hanno attivato la partita Iva dal 24 marzo 2021.

    Quali requisiti è necessario possedere per richiedere il contributo?
    Tutti i requisiti necessari sono indicati all’art. 1 del decreto legge n. 41 del 22 marzo 2021.

    Scopriamoli subito!

    1º Requisito

    Il soggetto deve aver conseguito, nell’anno 2019, un ammontare di ricavi o compensi non superiore a 10 milioni di euro (se il soggetto svolge più attività, il limite dei 10 milioni di euro per l’accesso al beneficio riguarda la somma dei ricavi/compensi riferiti a tutte le attività esercitate).

    Per le società con periodo d’imposta non coincidente con l’anno solare, occorre fare riferimento al secondo periodo d’imposta precedente a quello in corso al 23 marzo 2021 (data di entrata in vigore del decreto “Sostegni”).

    Per i soggetti esercenti attività di impresa o di lavoro autonomo, i ricavi a cui fare riferimento sono rispettivamente i ricavi di cui all’art. 85, comma 1, lettere a) e b) del Tuir e i compensi di cui all’art. 54, comma 1, del Tuir.

    Per semplificare ed evitare errori nel processo di determinazione dei ricavi/compensi relativi al 2019, i valori da tenere in considerazione sono quelli riportati nel modello della dichiarazione dei redditi 2020 (redditi 2019), secondo la tabella riportata nella guida rilasciata dell’Agenzia delle Entrate.

    Per le persone fisiche, società semplici ed enti non commerciali titolari di reddito agrario e attività agricole connesse (per esempio, agriturismi, allevamento, eccetera), in luogo dell’ammontare dei ricavi, occorre far riferimento all’ammontare del volume d’affari del modello di dichiarazione Iva 2020 (per l’anno 2019).

    Il contributo spetta anche all’erede che prosegue l’attività di una persona fisica deceduta. Al riguardo, nel caso di prosecuzione avvenuta nel corso dell’anno 2019, l’erede dovrà determinare l’ammontare dei ricavi e compensi dell’anno 2019 con riferimento a entrambe le dichiarazioni dei redditi del deceduto e dell’erede.

    2º Requisito

    Per ottenere l’erogazione del contributo a fondo perduto è necessario, inoltre, che sia presente uno tra i seguenti requisiti:

    1. importo della media mensile del fatturato e dei corrispettivi relativa all’anno 2020 inferiore almeno del 30% rispetto all’importo della media mensile del fatturato e dei corrispettivi relativi all’anno 2019;
    2. attivazione della partita Iva a partire dal 1° gennaio 2019.

     

    Per quanto riguarda la determinazione dei due importi della media mensile relativa agli anni 2019 e 2020, occorre dapprima calcolare l’ammontare complessivo del fatturato e dei corrispettivi conseguito in ciascuno dei due anni.

    A tal fine, occorre far riferimento alla data di effettuazione delle operazioni di cessione dei beni e di prestazione dei servizi. Pertanto, per quanto riguarda le fatture immediate, dovrà essere considerata la data della fattura e, per le fatture differite, occorrerà far riferimento alla data dei DDT (cessioni di beni) o dei documenti equipollenti (prestazioni di servizio) richiamati nella fattura.

    Partite Iva attivate dal 1º gennaio 2019

    Con il provvedimento emesso il 29 marzo, sono state aggiornate le regole per le richieste effettuate da partite Iva attive dal 1º gennaio 2019.

    Cosa cambia praticamente?

    Gli aggiornamenti riguardano essenzialmente tre aspetti:

    1. il calo del fatturato: chi ha attivato la partita Iva dal 1° gennaio 2019 in poi non deve più dimostrare di aver avuto una perdita di almeno il 30%, in quanto il contributo a fondo perduto spetta a prescindere dalla circostanza che essi abbiano registrato un calo del 30% della media mensile del fatturato del 2020 rispetto alla corrispondente media del 2019;
    2. la percentuale di calo indennizzabile: è applicata al calo della media mensile di fatturato calcolata per i soli mesi successivi a quello di attivazione della partita Iva;
    3. restano fermi il limite massimo di ricavi o compensi per l’ammissione al beneficio e gli importi minimi e massimi del contributo.

    Quanto si risparmia e su cosa?

    Vediamo più nel dettaglio come si applica il nuovo credito d’imposta e quanto è possibile recuperare.

    A scelta del beneficiario, l’Agenzia delle entrate può erogare il contributo spettante:

    • mediante accredito su conto corrente bancario o postale, intestato al beneficiario (o cointestato se il beneficiario è una persona fisica);
    • mediante riconoscimento di un credito d’imposta di pari valore, utilizzabile in compensazione tramite modello F24 (il credito d’imposta riconosciuto non può essere ceduto ad altri soggetti).

     

    La scelta della modalità di erogazione è irrevocabile, deve essere espressa dal beneficiario nell’istanza per la richiesta del contributo e deve riguardare l’intero importo del contributo spettante.

    Nel caso di opzione per il riconoscimento del credito d’imposta, il relativo importo può essere utilizzato in compensazione a fronte delle imposte, dei contributi dovuti all’Inps e delle altre somme dovute allo Stato, agli enti locali e agli enti previdenziali, il cui versamento si effettua mediante presentazione del modello F24.

    Scopriamo, ora, secondo quali criteri è calcolato l’ammontare del contibuto.
    L’ammontare del contributo è determinato applicando una diversa percentuale alla differenza tra l’importo della media mensile del fatturato e dei corrispettivi dell’anno 2020 e l’analogo importo dell’anno 2019.
    Le percentuali previste sono le seguenti:

    1. 60%, se i ricavi e i compensi dell’anno 2019 sono inferiori o pari a 100.000 euro;
    2. 50%, se i ricavi e i compensi dell’anno 2019 superano i 100.000 euro ma non l’importo di 400.000 di euro;
    3. 40%, se i ricavi e i compensi dell’anno 2019 superano i 400.000 euro ma non l’importo di 1.000.000 di euro;
    4. 30%, se i ricavi e i compensi dell’anno 2019 superano 1.000.000 di euro ma non l’importo di 5.000.000 di euro;
    5. 20%, se i ricavi e i compensi dell’anno 2019 superano 5.000.000 di euro ma non l’importo di 10.000.000 di euro.

     

    Nel dettaglio, il calcolo del contributo deve essere effettuato nel seguente modo:

    • se la differenza tra la media mensile del fatturato e dei corrispettivi dell’anno 2020 e la media mensile dell’anno 2019 è negativa ed è almeno del 30%, a tale importo (preso in valore assoluto) si applica la percentuale prevista in relazione alla fascia dei ricavi/compensi 2019, fermo restando il riconoscimento del contributo minimo se superiore
    • per i soggetti che hanno attivato la partita Iva a partire dal 1° gennaio 2019, se la differenza tra la media mensile del fatturato e dei corrispettivi dell’anno 2020 e la media mensile dell’anno 2019 è negativa ma inferiore al 30%, ovvero pari a zero o positiva, spetta l’importo minimo del contributo.

     

    In presenza dei requisiti di cui abbiamo parlato precedentemente, il contributo è quindi comunque riconosciuto per un importo minimo di 1.000 euro per le persone fisiche e di 2.000 euro per i soggetti diversi dalle persone fisiche. L’importo massimo del contributo è pari a 150.000 euro.

    Esclusioni

    Il contributo a fondo perduto NON spetta nei seguenti casi:

    • Soggetti che hanno attivato la partita Iva successivamente al 23 marzo 2021 (data di entrata in vigore del decreto “Sostegni”), con la sola eccezione degli eredi che hanno attivato partita Iva successivamente a tale data per la prosecuzione dell’attività di soggetto deceduto
    • Soggetti la cui attività è cessata alla data del 23 marzo 2021 (data di entrata in vigore del decreto “Sostegni”)
    • Enti pubblici, di cui all’art. 74 del Tuir
    • Intermediari finanziari e società di partecipazione, di cui all’art. 162-bis del Tuir.

    Come presentare la domanda?

    Per usufruire dell’agevolazione è necessario presentare una una specifica istanza (il modello e le relative istruzioni di compilazione sono stati approvati con il provvedimento del direttore dell’Agenzia delle entrate del 23 marzo 2021).

    Le istanze per il contributo a fondo perduto possono essere inviate all’Agenzia delle entrate a partire dal 30 marzo 2021 e non oltre il 28 maggio 2021.

    La predisposizione e trasmissione delle istanze deve avvenire esclusivamente in via telematica, attraverso:

    • un software di compilazione di mercato: il file contenente l’istanza deve essere inviato mediante il canale telematico Entratel /Fisconline attraverso cui sono trasmesse le dichiarazioni dei redditi;
    • un’apposita procedura web messa a disposizione dall’Agenzia delle entrate all’interno del portale “Fatture e Corrispettivi”, nella sezione “Contributo a fondo perduto”. Attraverso tale procedura è possibile predisporre e trasmettere un’istanza alla volta.

     

    Tutte le procedure relative alla presentazione dell’istanza sono riportate all’interno dell’apposita Guida realizzata dall’Agenzia delle Entrate.

    Hai tutte le carte in regola per ottenere il contributo a fondo perduto del Decreto Sostegni?

    Concentrati sul tuo business, a trovare il bando giusto per te ci pensiamo noi!

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  • Bando Isi INAIL 2020-2021

    Bando Isi INAIL 2020-2021

    Aggiornamento: Per le novità relative agli anni 2021-2022 ti consigliamo di leggere il nostro articolo!

    Il Bando ISI 2020 dell’Inail sostiene imprese che operano in Italia con incentivi a fondo perduto destinati a progetti di prevenzione e sicurezza sul lavoro.

    Il Bando Isi Inail 2020 (pubblicato in Gazzetta Ufficiale n. 297 del 30-11-2020) ha l’obiettivo di incentivare le imprese a realizzare progetti per il miglioramento dei livelli di salute e di sicurezza nei luoghi di lavoro, attraverso incentivi a fondo perduto.

    Come indicato dal Bando, sono finanziabili quattro tipologie di progetto, suddivise rispettivamente in 4 Assi di finanziamento:

    • Asse di finanziamento 1Progetti di investimento e Progetti per l’adozione di modelli organizzativi e di responsabilità sociale
    • Asse di finanziamento 2Progetti per la riduzione del rischio da movimentazione manuale di carichi (MMC)
    • Asse di finanziamento 3Progetti di bonifica da materiali contenenti amianto
    • Asse di finanziamento 4Progetti per micro e piccole imprese operanti in specifici settori di attività

    Quanto si risparmia e su cosa?

    Vediamo quanto si risparmia, basandoci sulla suddivisione dei 4 Assi di finanziamento.

    Assi 1,2,3

    Sui progetti che rientrano nei primi 3 assi di finanziamento (Progetti di investimento e Progetti per l’adozione di modelli organizzativi e di responsabilità sociale, Progetti per la riduzione del rischio da movimentazione manuale di carichi (MMC), Progetti di bonifica da materiali contenenti amianto) è concesso un finanziamento in conto capitale del 65%. Il finanziamento è calcolato sulle spese sostenute al netto dell’IVA. Il finanziamento massimo erogabile è pari a 130mila euro e il finanziamento minimo ammissibile è pari a 5mila euro. Per le imprese fino a 50 dipendenti che presentano progetti per l’adozione di modelli organizzativi e di responsabilità sociale di cui all’Allegato 1.2, invece, non è fissato alcun limite minimo di finanziamento.

    Asse 4

    Per quanto riguarda i progetti per micro e piccole imprese operanti in specifici settori di attività, è concesso un finanziamento in conto capitale del 65% (sulle spese sostenute al netto dell’IVA). In questo caso, cambiano gli importi: il finanziamento massimo erogabile è pari a 50mila euro e il finanziamento minimo ammissibile è pari a 2mila euro.

    Quali sono le spese ammissibili?

    Sono ammesse al finanziamento:

    • Le spese di progetto
    • Le spese tecniche e assimilabili
    • Le spese di consulenza del progetto

     

    Sono “spese di progetto” tutte le spese direttamente necessarie all’intervento, nonché quelle accessorie utili alla sua realizzazione e indispensabili per la sua completezza. Queste ultime, tuttavia, non devono essere prevalenti rispetto a quelle direttamente riconducibili alla riduzione del rischio. Si considerano “spese tecniche e assimilabili” le spese che si rendono necessarie in funzione del progetto specifico.

    Come e quando si presenta la domanda?

    Le imprese interessate dovranno collegarsi sul portale istituzionale e compilare la domanda tramite i servizi online a disposizione, seguendo il percorso guidato sul sito dell’INAIL – “Accedi ai servizi online” – per l’inserimento della richiesta di finanziamento conformemente a quanto previsto dagli Avvisi regionali.

    Riassumiamo, quindi, le date più importanti da tenere a mente per poter partecipare:

    • Compilazione domande: dal 1 giugno 2021 al 15 luglio 2021 ore 18.00
    • Download codici identificativi: dal 20 luglio 2021
    • Comunicazione regole tecniche per l’invio della domanda online: entro il 15 luglio.

     

    Le aziende dovranno selezionare l’avviso di riferimento della propria regione in cui troveranno le modalità di compilazione della domanda con un percorso guidato.

    Sembra un’ottima opportunità, non trovi?

    Allora concentrati sul tuo business, a trovare il bando giusto per te ci pensiamo noi!

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  • Credito d’imposta Mezzogiorno – incentivi per le imprese del Sud

    Credito d’imposta Mezzogiorno – incentivi per le imprese del Sud

    Il Programma Operativo Nazionale “Imprese e competitività” 2014-2020 FESR assegna 123 milioni di euro alle imprese con sede nelle regioni del Mezzogiorno , che desiderano investire in beni strumentali.

    Il Programma Operativo Nazionale “Imprese e competitività” 2014-2020 FESR assegna 163 Milioni di euro allo strumento del credito d’imposta Mezzogiorno, per le PMI italiane che desiderano investire in beni strumentali.

    Di questi, ben 123 milioni sono assegnati alle imprese con sede nelle regioni del Mezzogiorno.

    Come utilizzare il credito d’imposta Mezzogiorno

    Secondo quanto previsto dalla Legge di Stabilità 2016, dal 1° gennaio 2016 e fino al 31 dicembre 2019, le aziende con sede nelle regioni del Mezzogiorno potranno usufruire di un credito di imposta per l’acquisto di beni strumentali nuovi, da destinare alle proprie unità produttive.

    La misura in base all’articolo 1, comma 171, della legge n. 178/2020, si applica fino al 31 dicembre 2022.

    Qualche esempio delle spese che godranno di questo sgravio? Rientrano in questa definizione gli investimenti per l’acquisto di impianti, macchinari, arredi, strumentazione, attrezzature informatiche e licenze software. Sono gli investimenti che l’azienda utilizza per il suo funzionamento.

    Chi potrà beneficiare dell’agevolazione?

    Il Ministero tiene a sottolineare che il Decreto, in cui si definiscono i criteri di concessione del credito d’imposta, è destinato esclusivamente alle imprese ricadenti nell’ambito di ammissibilità del PON I&C.

    I beneficiari saranno quindi le Piccole e Medie imprese, le quali dovranno aver avuto, da parte dell’Agenzia delle Entrate, l’approvazione a poter usufruire del credito d’imposta in questione.

    Sono escluse dal beneficio le imprese che rientrano nel settore economico incluso nella sezione A della Classificazione Ateco, ovvero le imprese operanti nel settore dell’agricoltura, della caccia e della silvicultura.

    Inoltre, come specificato sul sito dell’Agenzia delle Entrate: ” l’agevolazione non si applica ai soggetti che operano nei settori dell’industria siderurgica, carbonifera, della costruzione navale, delle fibre sintetiche, dei trasporti e delle relative infrastrutture, della produzione e della distribuzione di energia e delle infrastrutture energetiche, nonché ai settori creditizio, finanziario e assicurativo“.

    Sono escluse anche le imprese in difficoltà.

    Quali caratteristiche dovranno avere gli investimenti?

    Saranno coperti gli investimenti in beni strumentali che abbiano le seguenti caratteristiche:

    • il bene acquistato deve essere rigorosamente nuovo;
    • l’ammontare dell’investimento deve essere pari o superiore a 500 mila euro;
    • l’investimento dovrà essere localizzato nelle regioni meno sviluppate o in transizione.

    Quali sono le novità sul credito d’imposta per il Mezzogiorno?

    La legge n. 18 del 27 febbraio 2017, ha modificato la disciplina del credito d’imposta ampliando gli ambiti di applicazione, le aliquote, e l’ammontare massimo delle spese agevolabili. L’Agenzia delle Entrate ha dato alcuni chiarimenti in merito, con la Circolare n. 12/E del 13 aprile 2017.

    Prima di elencare le novità introdotte dalla legge 18/2017, è importante tenere a mente che, in linea generale:

    • per gli investimenti effettuati prima del 1° marzo 2017 si applica la disciplina previgente;
    • per gli acquisti effettuati dopo il primo marzo, si applica la nuova normativa.
      Le principali modifiche, in sintesi, prevedono quanto segue.

    Estensione dell’agevolazione all’intero territorio della Sardegna

    Con la precedente normativa, nelle regioni Sardegna, Molise ed Abruzzo, l’agevolazioni fiscale poteva essere utilizzata soltanto in alcune zone o alcuni comuni della regione, ossia quelle “ammissibili alle deroghe previste dall’art. 107, paragrafo 3, lettera c) del TFUE”.

    Le modifiche introdotte a marzo 2017, la Sardegna è stata inserita nell’altro gruppo di regioni del Mezzogiorno, ossia quelle “ammissibili alle deroghe previste dall’art. 107, paragrafo 3, lettera a) del TFUE”. In questo secondo caso, risulta agevolato l’intero territorio regionale.

    Aumento delle aliquote del credito d’imposta

    La normativa previgente prevedeva un credito d’imposta nella misura massima del:

    • 20% per le piccole imprese
    • 15 % per le medie imprese
    • 10 % per le grandi imprese.

     

    Con l’applicazione del nuovo modello, invece, sono state aumentate le aliquote per tutti i tipi di impresa, che dal primo marzo raggiungono la misura massima del:

    • 45 % per le piccole imprese
    • 35 % per le medie imprese
    • 25 % per le grandi imprese.

    Aumento dell’ammontare massimo delle spese agevolabili

    Rispetto a quanto precedentemente stabilito, il limite massimo dei costi ammissibili per ciascun progetto d’investimento sale da 1.5 milioni di euro a 3 milioni di euro per le piccole imprese, e da 5 a 10 milioni di euro per le medie imprese.

    Per le grandi imprese, invece, rimane invariata la soglia dei 15 milioni di euro.

    Inoltre, la determinazione del credito d’imposta sarà effettuata sulla base del costo complessivo dei beni acquisiti, e non più al netto degli ammortamenti fiscali dedotti nel periodo d’imposta.

    Possibilità di cumulo con gli aiuti De Minimis

    La nuova disciplina prevede che il credito d’imposta sia cumulabile con gli aiuti De Minimis e con altri aiuti di Stato che abbiano ad oggetto gli stessi costi ammessi a beneficio.

    Di conseguenza, per garantire il rispetto del limite dell’intensità d’aiuto, previsto dal Regolamento De Minimis, bisognerà indicare le altre agevolazioni richieste ed eventualmente ottenute per coprire gli stessi costi, in modo da ridurre il credito richiesto nei limiti della misura massima consentita.

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