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Tag: Glossario finanza agevolata

  • I…come Impresa Femminile

    Marzo è il mese delle donne e ovviamente non poteva mancare sul nostro blog un articolo dedicato proprio a loro!

    Cos’è un’impresa femminile e quali sono i requisiti

    Secondo la definizione ufficiale, “si considerano femminili, le imprese la cui partecipazione del controllo e della proprietà è detenuta in prevalenza da donne: sono classificate in base al maggiore o minore grado di imprenditorialità femminile, desunto dalla natura giuridica dell’impresa, dall’eventuale quota di capitale sociale detenuta da ciascun socio, e dalla percentuale di donne presenti tra gli amministratori o titolari o soci dell’impresa“.

    In altre parole…

    Le imprese femminili sono le micro, piccole e medie imprese che possiedono queste caratteristiche:

    1. possono essere società cooperative o società di persone costituite in misura non inferiore al 60% da donne;
    2. oppure società di capitali le cui quote di partecipazione spettano in misura non inferiore ai due terzi a donne e i cui organi di amministrazione siano costituiti per almeno due terzi da donne;
    3. o anche imprese individuali gestite da donne.
      La definizione delle imprese femminili è stabilita dall’art. 2, comma 1, lettera a) della legge 215/1992 e successive modifiche e integrazioni.

    Cosa vuol dire? Vediamo insieme un esempio pratico..

    Hai una ditta individuale?

    Sei considerata impresa femminile se sei la titolare di una ditta individuale. Questo è il caso sicuramente più semplice di impresa femminile!

    Hai una società di capitali?

    Se hai delle quote di una srl o le azioni di una spa, il calcolo è un pochino più complesso, poichè bisogna tener conto sia della percentuale di quote detenute dalle socie donne, sia della governance dell’impresa.

    Riprendiamo l’esempio di prima e immaginiamo che tu sia in società con tua sorella e tuo fratello, ma che la vostra sia una srl la cui composizione è la seguente:

    • Tu detieni il 35%
    • Tua sorella detiene il 35%
    • Tuo fratello detiene il 30%

     

    In questo caso la componente femminile (tu e tua sorella per capirci) detiene congiuntamente il 70% delle quote (35% + 35%) e supera il limite “minimo” del 60% richiesto dalla normativa per essere considerata un’impresa femminile.

    Però (eh si, c’è sempre un però) è necessario che anche gli organi amministrativi dell’impresa siano costituiti per almeno 2/3 da donne…

    Che significa? Che nel caso in cui la vostra impresa adotti il sistema tradizionale, con un Consiglio di Amministrazione quindi, è necessario che questo sia composto da te, tua sorella e da tuo fratello. In questo modo sarà rispettata la composizione di 2/3 richiesta dalla norma per quanto concerne gli organi amministrativi.

    Ricorda, quindi, che non basta avere delle socie donne in azienda, ma vanno sempre prese in considerazione la percentuale delle quote di ogni socia e composizione degli organi di controllo (come il Consiglio di Amministrazione, ad esempio).

    …e in Italia?

    Non spaventarti, non sei sola! Se ti stai chiedendo quante imprese femminili ci sono attualmente attive in Italia, sappi che non sono poche. Le italiane sono un popolo di imprenditrici!

    Esiste anche un interessante strumento che tratta proprio di questo: l’Osservatorio Imprenditoria Femminile di Unioncamere – Infocamere.

    I dati del 3° Rapporto Nazionale “Impresa in genere” 2016, realizzato in collaborazione tra Unioncamere, Ministero dello Sviluppo Economico e Presidenza del Consiglio dei Ministri-Dipartimento per le Pari Opportunità parlano chiaro:

    Il ruolo attivo delle donne nel tessuto imprenditoriale del Paese è espresso dalla presenza, nel 2014, di 1,3 milioni di imprese femminili, ovvero in Italia un’impresa su 5 è una impresa femminile!

    …e tu? Cosa aspetti ad aprire la tua impresa femminile?

    Sapevi che esistono delle agevolazioni dedicate solo a questo tipo di impresa? Contattaci per scoprire qual è quella su misura per te!

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  • N…come Newco (New Company)

    Newco, ovvero New Company, scopriamo insieme che cosa significa veramente questo termine così popolare

    Newco: significato, descrizione e qualche curiosità su questo termine

    Spesso, nell’ambito dell’economia e della finanza, si sente nominare il termine “Newco” ma sei proprio sicuro di conoscere il significato di questa locuzione inglese usata così di frequente?

    La parola Newco è l’abbreviazione del termine “New Company“ . Il significato di Newco è quindi “nuova impresa”.

    Questo termine generico viene utilizzato per tutte quelle società di nuova costituzione derivanti da un progetto di startup, spin-off o da una ristrutturazione aziendale.

    newco significato
    Tutto quello che devi sapere sulla finanza agevolata.

    Costituzione Newco: cos’è e quali sono i vantaggi nel creare una nuova società?

    Spesso una azienda “madre” che si trova a navigare in cattive acque può decidere di creare una newco per salvare le parti “sane” del proprio business portandole all’interno di una nuova società.

    L’azienda neo costituita o newco, sarà, quindi, finanziariamente sana. Mentre i debiti, il personale in esubero ed i contenziosi tributari e fiscali, saranno lasciati alla cosiddetta bad company, destinata al fallimento.

    È possibile, per favorire lo sviluppo operativo e commerciale di uno specifico progetto, che un’azienda scelga di “spinoffarlo” attraverso al costituzione di un nuovo soggetto giuridico.

    Infine, la costituzione di una newco può essere il frutto di una collaborazione di due o più aziende su uno specifico progetto. La collaborazione può essere resa “ufficiale” ed operativa attraverso la costituzione di una newco ovvero una società ad hoc per il compimento di quel determinato progetto.

     

    Non perderti tutti gli aggiornamenti del nostro Glossario per conoscere ogni giorno qualcosa di più sul mondo della Finanza Agevolata! Ti riproponiamo qui l’ultima lettera uscita sul nostro Glossario, ecco qui: M…come Micro Piccole Medie imprese.

    Nel frattempo…

    Concentrati solo sul tuo business, a trovare il bando giusto per te ci pensiamo noi!

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  • A…come codice ATECO – guida aggiornata

    A…come codice ATECO – guida aggiornata

    Nuova classificazione Ateco 2025 Cosa Cambia Rispetto al Passato

    La classificazione ATECO Codice 2025 è stata finalmente aggiornata all’edizione 2025, che sostituisce la precedente versione.

    Nel 2025 dunque l’Istat e le istituzioni preposte hanno aggiornato la tabella dei codici Ateco per adattarla all’evoluzione del mercato e delle professioni.

    Leggi qui il nostro ultimo articolo per scoprire le principali novità riguardanti le novità dell’ATECO Codice 2025.

    Tutto quello che c’è da sapere sul codice Ateco

    Codice Ateco cos’è? Hai bisogno di sapere a quale  appartiene la tua attività? Non hai ancora chiaro a cosa serve? Leggi cos’è codice ateco il nostro articolo di approfondimento dopo non avrai più dubbi!

    Conoscere il proprio codice Ateco è spesso importante per questioni amministrative aziendali, ma anche per poter partecipare alle agevolazioni pubbliche.

    Infatti molto spesso, tra i requisiti di partecipazione dei bandi per imprese e liberi professionisti, si può trovare una lista di codici Ateco ammissibili a ricevere i finanziamenti previsti.

    In questi casi l’ente che gestisce l’agevolazione richiede l’appartenenza a particolari , identificati da un codice, denominato codice Ateco.

    Ma cosa si intende con questo termine? Vediamolo insieme…

    Cos’è il codice Ateco di un’azienda?

    Il codice Ateco, o classificazione delle attività economiche ATECO (ATtività ECOnomiche), è una tipologia di classificazione formata da una combinazione alfanumerica, adottata dall’Istituto Nazionale di Statistica italiano (ISTAT) per le rilevazioni statistiche nazionali di carattere economico.

    Il codice Ateco non fa distinzioni in base al tipo di organizzazione proprietaria dell’unità produttiva o al modo di operare, poiché tale criterio non attiene alle caratteristiche dell’attività in sé.

    La classificazione Ateco 2007

    Dal 1° gennaio 2008 è in vigore la nuova classificazione Ateco 2007, approvata dall’ISTAT in stretta collaborazione con l’Agenzia delle Entrate, le Camere di Commercio ed altri Enti, Ministeri ed Associazioni imprenditoriali interessati.

    Con i codici Ateco 2007, viene quindi adottata la stessa classificazione delle attività economiche per fini statistici, fiscali e contributivi, in un processo di semplificazione delle informazioni gestite dalle .

    Rappresenta la traduzione italiana della  (NACE) creata dall’, e adattata dall’ISTAT alle caratteristiche specifiche del sistema economico italiano.

    Dal 2008 è valido anche per le comunicazioni e le dichiarazioni all’Agenzia delle Entrate, in sostituzione della precedente ATECOFIN 2004.

    Come è fatto un codice Ateco?

    Come già anticipato, il codice Ateco è una combinazione alfanumerica nella quale le lettere individuano il macrosettore economico mentre i numeri (da 2 fino a 6) rappresentano, in modo dettagliato, le specifiche articolazioni e sottocategorie dei settori stessi.

    Le varie attività economiche sono raggruppate, dal generale al particolare, in questo modo:

    1. Sezioni (1 lettera)
    2. Divisioni (2 cifre)
    3. Gruppi (3 cifre)
    4. Classi (4 cifre)
    5. Categorie (5 cifre)
    6. Sottocategorie (6 cifre)

    Ciascun codice numerico incorpora i precedenti.

    Dove si trova il codice Ateco?

    Se hai già un’azienda o una partita iva, hai due possibilità per trovare il tuo codice:

    1. sul certificato di attribuzione della partita Iva
    2. sulla visura camerale della tua azienda

     

    Nel primo caso, si tratta di un documento che dimostra l’assegnazione della partita IVA a una persona o a un’impresa, rilasciato dall’Agenzia delle Entrate. Questo documento può essere utilizzato, ad esempio: per la richiesta di prestiti, in alcune procedure amministrative, o nel caso di cessazione dell’attività.

    Nel secondo caso, puoi leggerlo sulla prima pagina della visura, sotto al QR Code, nella sezione “Attività”. Come vedi sotto puoi trovare anche il codice NACE corrispondente.

    Se invece non lo cerchi per la tua impresa, ma hai comunque bisogno di sapere come trovare il codice Ateco di un’attività o a quale attività è associato un determinato codice, ti proponiamo qualche strumento utile di seguito.

    Come cercare il codice Ateco

    Di seguito trovi un paio di strumenti che puoi utilizzare per cercare il codice ateco di un’attività. Puoi farlo a partire dal codice per verificare a quale attività appartiene, oppure a partire dal settore di attività per controllare a quale codice corrisponde.

     

    Sul sito Istat, basterà inserire il tipo di attività che svolgi, ad esempio gelateria o commercialista, sulla barra “Individua un codice attività“, e cliccare la freccia “invio”.

    A cosa serve il codice Ateco?

    Per la creazione e la modifica dell’attività

    Se vuoi creare una nuova attività il codice Ateco è essenziale per l’apertura di una nuova partita IVA. In questo caso, infatti, bisogna comunicare all’Agenzia delle Entrate la tipologia dell’attività che si vuole svolgere in base alla classificazione Ateco 2007.

    Come già detto, questa comunicazione è necessaria affinché ciascuna attività sia classificata in modo standardizzato ai fini fiscali, contributivi e statistici.

    Contemporaneamente, bisognerà rivolgersi ad un Commercialista per l’elaborazione della Dichiarazione di Inizio Attività (DIA), sempre in relazione all’attività economica di riferimento.

    Ogni eventuale variazione dell’attività economica dovrà essere comunicata al Fisco, insieme al nuovo codice Ateco.

    Per la definizione della categoria di rischio

    Nell’ambito della sicurezza del lavoro, il codice Ateco è utilizzato per individuare la categoria di rischio dell’attività economica (definito in rischio basso, medio, alto).

    L’Istituto nazionale Assicurazione Infortuni sul Lavoro (INAIL), nelle linee guida redatte nel 2011, ha infatti associato a ciascun codice Ateco una fascia di rischio specifica.

    Diversificare il livello di rischio aziendale attraverso il codice Ateco è necessario.

    Infatti in base a questo vengono definite le misure di sicurezza dei locali, o le misure di prevenzione e protezione dei lavoratori, nonché la loro specifica formazione in materia di salute e sicurezza sul lavoro.

    Codice ateco primario o secondario?

    Come già detto, ad ogni impresa si associa un codice Ateco in base all’attività economica principale che svolge, cioè quell’attività che contribuisce maggiormente al valore aggiunto dell’unità.

    Nel caso l’impresa svolga una sola attività economica, la sua attività principale sarà determinata dalla categoria Ateco che descrive tale attività. Il suo codice Ateco primario.

    Se l’impresa invece svolge diverse attività economiche, quella principale sarà determinata in base al valore aggiunto associato ad ogni attività svolta.

    Di conseguenza le altre attività saranno definite con un codice ateco secondario. Anche questo codice ha la sua importanza: ad esempio, per quanto riguarda la finanza agevolata, l’ammissione ad alcuni bandi può essere determinata proprio da questo.

    In conclusione, il codice ateco definisce l’attività svolta dall’impresa, primaria o secondaria che sia: è una sorta di carta d’identità che rappresenta chi siamo e cosa facciamo.

    Concentrati sul tuo business, a trovare il bando giusto per te ci pensiamo noi!

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  • Z…come Zone Franche Urbane – cosa sono e quali agevolazioni prevedono

    Z…come Zone Franche Urbane – cosa sono e quali agevolazioni prevedono

    Zone Franche Urbane: che cosa e quali sono le agevolazioni e gli incentivi previsti dallo Stato per le imprese che operano in questi territori

    Il dizionario della finanza agevolata di Trovabando è arrivato alla lettera Z di… Zone Franche Urbane. Ma che cosa sono le Zone Franche Urbane e quali sono gli incentivi e le agevolazioni previste per le imprese che operano in questi territori? Scopriamolo insieme in questa nuova puntata del nostro Glossario!

    Che cosa sono le Zone Franche Urbane?

    Le zone franche urbane o ZFU sono dei territori, ben definiti a livello geografico dal legislatore nazionale, nei quali le imprese che vi operano possono beneficiare di programmi di defiscalizzazione e deconcentribuzione. In parole povere, lo Stato con l’obiettivo di risollevare aree caratterizzate da disagio sociale ed occupazionale nonché da una economia estremamente depressa, intervengono a supporto delle imprese di tali zone con una diminuzione dell’abituale carico fiscale e contributivo.

    Le Zone Franche Urbane vengono istituite inoltre, anche per supportare e favorire aree colpite da eventi naturali come terremoti ed inondazioni. E’ questo il caso, della Zona Franca Urbana del Sisma del Centro Italia, istituita con la legge 21 giugno 2017, n. 96 e che interessa una serie di comuni delle regioni Lazio, Marche, Umbria e Abruzzo colpiti dal terremoto che ha raso al suolo le città di Amatrice il 24 Agosto 2016.

    Zone Franche Urbane: un po’ di storia

    Queste zone nascono dall’esperienza francese e sono state istituite in Italia per la prima volta nel 2007. La prima Zona franca urbana è stata però effettivamente avviata nel 2013 nel territorio del comune dell’Aquila ed è stata seguita da altre Zone Franche Urbane in Calabria, Campania, Sicilia, Puglia, nella provincia di Carbonia-Iglesias in Sardegna, in Emilia Romagna, Lombardia e nel centro Italia, per l’appunto.

    Quali agevolazioni sono previste per le imprese delle Zone Franche Urbane?

    Come abbiamo visto insieme, i benefici previsti per le imprese che operano in una Zona Franca Urbana consistono sostanzialmente in una esenzione dalle imposte come l’IRPEF, l’IRES, l’IRAP o l’IMU e dall’esenzione dal versamento dei contributi previdenziali e assistenziali sul lavoro dipendente.

    Vorresti richiedere un contributo o una agevolazione ma non sai da che parte cominciare?

    Il team di Trovabando sarà felice di aiutarti

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  • V…come Venture Capital – cos’è e come funziona

    V…come Venture Capital – cos’è e come funziona

    Venture Capital: che cos’è, come funziona e quali strumenti devi conoscere se ti approcci per la prima volta al mondo del venture capital

    Tra le fonti di finanziamento alternative al credito bancario, il capitale di ventura o venture capital, rappresenta sicuramente lo strumento più noto, per lo meno nell’ambito delle startup innovative.

    Secondo la definizione dell’Associazione Italiana del Private Equity, Venture Capital e Private Debt, il venture capital è:

    l’attività di investimento nel capitale di rischio di imprese non quotate, con l’obiettivo della valorizzazione dell’impresa oggetto dell’investimento, ai fini della sua dismissione entro un periodo di medio-lungo termine”.

    Che cos’è il Venture Capital?

    Per Venture Capital facciamo riferimento ad una tipologia di investimento che si focalizza su aziende in una fase iniziale del proprio ciclo di vita (c.d seed, startup ed expansion) ma con elevate prospettive di crescita.

    L’obiettivo delle operazioni di venture capital è quello di accrescere in maniera molto consistente il valore dell’azienda oggetto dell’investimento, per rivendere la propria partecipazione (la c.d exit) in un periodo successivo, generalmente di 5 anni.

    Senza l’intervento dei fondi di venture capital, aziende come Facebook, Google o Apple non sarebbero mai esistite… questo per farti capire la fondamentale importanza di questa forma di finanziamento, per lo sviluppo di realtà innovative.

    Fondi di Venture pubblici e privati

    I fondi di venture possono essere privati, la stragrande maggioranza, o pubblici. Questi ultimi, forse meno conosciuti, rappresentano però un’occasione molto interessante per le startup innovative in fase di fundraising o raccolta di capitali.

    Tra i fondi di venture più noti, e che hanno compiuto negli ultimi anni operazioni di investimento molto interessanti, c’è Lazio Innova, la finanziaria regionale della Regione Lazio, che con il suo fondo di venture ha co-investito in startup di successo come Tiassisto24 e Social Academy. Ma anche il fondo di regionale di venture della Regione Basilicata o quello della Regione Sardegna, tanto per citarne alcuni.

    L’accesso ai fondi di venture delle finanziarie regionali è regolato da specifici bandi ed avvisi pubblici, con finestre temporali per l’invio della domanda ben definite.

    Venture Up: la piattaforma da non perdere se sei alla ricerca di investitori….

    Sei sei uno startupper e ti trovi in quel processo di ricerca di capitale denominato fundraising, avrai sicuramente preso in considerazione l’ipotesi di rivolgerti ad un fondo di venture per raccogliere capitale.

    Per districarti meglio in questo mondo, oggettivamente complesso, ti segnaliamo un indirizzo che può esserti molto utile nel progettare la tua strategia di approccio ai fondi di venture. Si tratta di Venture UP, piattaforma creata da AIFI e dal Fondo Italiano di Investimento per promuovere la conoscenza e il matching tra startup e fondi di venture.

    La piattaforma contiene l’elenco completo dei soggetti, pubblici e privati, che si occupano di venture capital in italia. Inoltre, da la la possibilità alle startup di inserire il proprio progetto sul marketplace interno e fornisce una serie di strumenti utili come tool di business planning e strumenti di autovalutazione. Dunque, vale la pena di approfittarne!

    Tutto chiaro?

    Allora non perderti tutti gli aggiornamenti del nostro Glossario per conoscere ogni giorno qualcosa di più sul mondo della Finanza Agevolata!

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  • U…come ULA: Unità Lavorative Annue

    U…come ULA: Unità Lavorative Annue

    Che cosa sono le ULA, Unità Lavorative Annue, e come si calcolano? Scopri come calcolare gli effettivi della tua azienda con la nuova puntata del Glossario di Finanza Agevolata!

    Se stai partecipando ad un bando pubblico o hai richiesto in passato contributo a fondo perduto, un finanziamento agevolato o qualsiasi altra agevolazione pubblica, sicuramente ti sarai imbattuto nel termine “ULA” o “Effettivi“. Ma che cosa si nasconde dietro questa sigla? Vediamolo insieme!

    Che cosa sono le ULA?

    Per ULA, o “effettivi”, si intendono le c.d. unità lavorative annue (ULA), cioè il numero complessivo di occupati in un anno all’interno di un’impresa.

    Per occupati si intendono i dipendenti dell’impresa (sia a tempo determinato o indeterminato), iscritti nel libro matricola dell’impresa e legati all’impresa da forme contrattuali che prevedono il vincolo di dipendenza. Fanno eccezione i dipendenti posti in cassa integrazione straordinaria.

    Si considerano dipendenti dell’impresa anche gli imprenditori individuali, e i soci che svolgono attività regolare nell’impresa e percepiscono un compenso per l’attività svolta, a patto che sia diverso da quello di partecipazione agli organi amministrativi della società.

    Tra i dipendenti dell’impresa non sono conteggiati gli apprendisti, con contratto di apprendistato, e le persone con contratto di formazione o di inserimento.

    Come si effettua il calcolo ULA?

    Il calcolo delle ULA si effettua a livello mensile, considerando un mese l’attivita’ lavorativa prestata per piu’ di 15 giorni solari.

    I dipendenti occupati part-time sono conteggiati come una frazione di unità lavorative, in misura proporzionale al rapporto tra le ore di lavoro previste dal contratto part-time e quelle fissate dal loro contratto collettivo di riferimento.

    Facciamo un esempio

    Se ad esempio il dipendente Mario Rossi, il cui contratto di riferimento prevede l’effettuazione a tempo pieno di 36 ore settimanali, ha lavorato per 12 mesi con un part time di 18 ore settimanali, dovrà essere conteggiato come 0.5 ULA.

    Questo valore deriva dal seguente calcolo:

    (18 ore/36 ore) * (12 mesi lavorati/ 12 mesi annui) = 0.5 ULA

    Se invece Mario Rossi, piuttosto che 18 ore settimanali, ne ha lavorate 24, dovremo conteggiarlo come:

    (24 ore/36 ore) * (12 mesi lavorati/12 mesi annui) = 0.666 ULA

    Qualora Mario Rossi, con un part time di 18 ore settimanali, abbia lavorato per un periodo inferiore ad un anno, il calcolo sarà il seguente:

    (18 ore/36 ore) * (6 mesi lavorati/12 mesi annui)= 0.25 ULA

    Naturalmente questo è il calcolo su un solo dipendente… per calcolare il numero di ULA della tua azienda, dovrai effettuare questo singolo calcolo per tutti i dipendenti della tua impresa, e sommare successivamente i valori.

    E se non sono sicuro?

    Calcolare il numero di ULA nel caso di un numero elevato di dipendenti, con forme contrattuali molto diverse, può non essere semplicissimo. Se hai dubbi sul conteggio, ti consiglio di chiedere aiuto al tuo consulente del lavoro, che ti potrà indicare il numero esatto grazie ai gestionali che utilizza per redigere le buste paga della tua azienda.

    Tutto chiaro?

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    Sei alla ricerca dell’agevolazione giusta per la tua attività?
    Concentrati solo sul tuo business, a trovare il bando giusto per te ci pensiamo noi!

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  • T…come Tasso agevolato

    T…come Tasso agevolato

    Che cosa significa tasso agevolato? Scoprilo ora nella nostra nuova voce del Glossario della finanza agevolata

    Se il tuo consulente di fiducia ti informa che un determinato finanziamento prevede un tasso agevolato, significa che è prevista una forma di agevolazione per il pagamento degli interessi. Ciò che è agevolato, infatti, è proprio il tasso d’interesse.

    Quindi, cosa significa tasso agevolato?

    Con un finanziamento a tasso agevolato, quindi, potrai ricevere un prestito ad un tasso d’interesse più vantaggioso rispetto ai normali tassi di mercato. I tassi d’interesse di mercato possono variare nel tempo, ma non ci soffermeremo su questo.

    Facciamo un esempio

    Ammettiamo che il normale tasso di mercato sia pari al 6%.

    Se prendi un prestito di 24 mila euro, in questo caso dovrai restituire a fine periodo quello che ti è stato dato in prestito, più 1.440 euro di interessi.

    Poter avere un tasso agevolato su quel finanziamento, significa che potrai pagare meno del 6% di interessi. Ammettiamo che il tasso d’interesse “agevolato” sia del 2%: ciò significa che pagherai solo 480 euro di interessi, risparmiando circa 1.000 euro.

    In realtà il calcolo della rata di finanziamento relativa agli interessi è un po’ più complesso, perché dipende dalla durata del finanziamento e dalla periodicità delle rate. Ma in questo caso stiamo semplificando per far capire il concetto di agevolazione, e non le caratteristiche tecniche del calcolo di una rata di un mutuo.

    Come può essere “agevolato”?

    I finanziamenti agevolati, sono spesso associati ad altre forme di agevolazione, come abbiamo già anticipato nel nostro precedente articolo relativo ai finanziamenti agevolati, che fa parte del glossario della finanza agevolata.

    Ad esempio si possono associare al finanziamento agevolato specifiche garanzie, oppure accade spesso che un bando pubblico possa prevedere, oltre ad un tasso agevolato anche contributi in conto interessi.

    Tutte queste forme di agevolazione sono finalizzate all’abbattimento del tasso di interesse.

    Quindi, qual è la particolarità del finanziamento a tasso zero?

    Il finanziamento a tasso zero è “solamente” la forma di finanziamento agevolato più vantaggiosa di tutte. Perchè? Perchè in questo caso non dovrai pagare gli interessi sul prestito che hai richiesto.

    Ad esempio: per un finanziamento di 24.000 euro (come sopra), potrai pagare una rata più bassa, restituendo esattamente quanto ti è stato dato in prestito, senza interessi aggiuntivi .

    Tutto chiaro?

    Siamo quasi alla fine del nostro glossario: se ti sei perso qualche definizione, significato o approfondimento, puoi tornare sulla categoria “abc della finanza agevolata”.

    Non perderti tutti gli aggiornamenti del nostro Glossario per conoscere ogni giorno qualcosa di più sul mondo della finanza agevolata e dei contributi alle imprese!

    Desideri approfondire qualche concetto o curiosità relativo al mondo delle agevolazioni alle imprese e della finanza agevolata che non abbiamo ancora trattato? Non essere timido, scrivilo nei commenti. Saremo felici di poterti aiutare realizzando un articolo o un approfondimento sul tema che ti interessa maggiormente.

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  • R…come Rating d’impresa

    R…come Rating d’impresa

    Rating d’impresa: che cos’è e perché è importante conoscerlo?

    Il termine Rating d’impresa indica un giudizio sintetico attribuito da un soggetto terzo ad una azienda e può riguardare diversi aspetti che possono essere oggetto di una specifica valutazione.

    Di rating d’impresa, infatti, ce ne sono diversi… dal rating di legalità al rating utilizzato invece dalle banche a fini valutativi.

    Vediamoli nel dettaglio.

    Cosa s’intende per Rating di legalità?

    Il rating di legalità è stato introdotto nel 2012 al fine di favorire la promozione e l’introduzione di un corretto comportamento etico in ambito aziendale tramite l’assegnazione di un riconoscimento indicativo del rispetto della legalità o, meno nel dettaglio, del grado di attenzione nella gestione del proprio business. Possono richiederlo le aziende italiane che abbiano raggiunto un fatturato minimo di 2.000.000 di euro nell’esercizio chiuso l’anno precedente alla richiesta di rating.

    Le aziende titolari di Rating di legalità sono iscritte in un apposito elenco tenuto dall’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM) ed il possesso di questo rating rappresenta, spesso, un criterio di premialità in sede di partecipazioni ad agevolazioni pubbliche.

    Come funziona la valutazione? Vediamolo meglio…

    Per la attribuzione del rating di legalità, espresso con un numero variabile di stelline, da 1 a 3, sono presi in considerazione una serie di fattori quali, ad esempio:

    • Adozione di processi di Corporate Social Responsibility;
    • Rispetto dei contenuti del Protocollo di legalità sottoscritto dal Ministero dell’Interno, da Confindustria, dalla Lega delle Cooperative, e a livello locale, dalle Prefetture e dalle associazioni di categoria;
    • Adozione di modelli organizzativi di prevenzione e di contrasto della corruzione.

    E per quanto riguarda il rating bancario?

    Come saprai, ogni impresa che intrattiene rapporti con un istituto di credito è incasellata in una specifica classe di rating. L’assegnazione di una classe di rating consente alle banche di valutare la solvibilità dei clienti nei processi di concessione di credito.

    In poche parole, il rating indica un giudizio di sintesi attribuito da un intermediario finanziario sul profilo di rischio di un creditore, ovvero sulla previsione della sua capacità di rimborsare il prestito ricevuto.

    Come viene valutata l’azienda?

    Gli approcci per la valutazione di questo tipo di rating d’impresa sono un argomento estremamente complesso e di pertinenza di esperti. Tuttavia, possiamo semplificare dicendo che, in generale, le aziende vengono valutate in base ad una analisi:

    • Economico Finanziaria;
    • Qualitativa;
    • Andamentale.

    Appartenere ad una classe di rischio molto bassa, agevola l’azienda nella richiesta di finanziamenti: la banca, infatti, considerando l’azienda in questione un soggetto a basso rischio, prezzerà il denaro ad un tasso molto basso con un impatto molto positivo per l’azienda in termini di oneri finanziari.
    Viceversa, appartenere ad una classe valutativa medio alta, approssimativamente dal sei, sette al dodici, indica che la banca vede l’impresa come potenzialmente incapace, in futuro, di far fronte al rimborso del debito e per questo le applicherà un tasso di interesse più elevato.

    Tutto chiaro?

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  • S…come Start Up innovativa

    S…come Start Up innovativa

    Senti sempre parlare di Startup innovative e vuoi saperne di più? Non perdere questa voce del nostro glossario

    Sempre più spesso, oggi, sentiamo parlare di Start Up. Capiamo insieme quali sono le caratteristiche di questo tipo d’impresa, e quali sono i principali vantaggi per chi decide di investire.

    Cosa s’intende per Start Up Innovativa?

    Quando si parla di start up innovative si fa riferimento a società di capitali che rispondono a determinati requisiti previsti dall’art. 25, comma 2 del DL 179/2012.

    Quali requisiti deve avere?

    Per essere considerata start up innovativa, l’impresa deve:

    • Essere costituita e svolgere attività d’impresa da non più di 60 mesi;
    • Avere la sede principale dei propri affari ed interessi in Italia;
    • Avere, a partire dal secondo anno di attività della startup innovativa, un totale del valore della produzione annua, inferiore a 5 milioni di euro;
    • Non distribuire, e non aver distribuito, utili;
    • Avere come oggetto sociale prevalente, lo sviluppo, la produzione e la commercializzazione di prodotti o servizi innovativi ad alto valore tecnologico;
    • Non essere stata costituita a seguito della fusione o scissione societaria oppure per cessione di azienda o di ramo di azienda.

    Inoltre, per essere ritenuta tale, La start up innovativa deve soddisfare almeno uno dei seguenti requisiti:

    • le spese in ricerca e sviluppo sono uguali o superiori del 15% del maggiore valore fra costo e valore totale della produzione;
    • almeno 1/3 del personale assunto, deve essere dottore o dottorando di ricerca, o essere comunque in possesso di una laurea ma che abbia svolto, negli ultimi 3 anni, un’attività di ricerca certificata;
    • Essere titolare, depositaria o licenziataria di almeno una privativa industriale relativa a una invenzione industriale, biotecnologica, a una topografia di prodotto a semiconduttori o a una nuova varietà vegetale.

    Una lampadina blu che illumina l’oscurità con innovazione e spirito da startup.
    I requisiti che deve avere una startup innovativa

    Quali sono i vantaggi per le Startup Innovative?

    In favore di una start up innovativa, sono previsti numerosissimi vantaggi. Ecco le principali agevolazioni

    • Esonero da diritti camerali e imposte di bollo: le startup non dovranno pagare il diritto annuale ed i diritti di segreteria dovuti in favore delle Camere di Commercio;
    • Diritto del lavoro: le start up potranno assumere personale con contratti a tempo determinato da un minimo di 6 ad un massimo di 36 mesi;
    • Piani di stock option: le startup possono remunerare i suoi dipendenti con strumenti di partecipazione al capitale sociale (stock option);
    • Incentivi fiscali per gli investimenti in startup effettuati nel 2016 da parte di persone fisiche sono previste detrazioni Irpef del 19% che sono stati incrementati al 30% per gli investimenti realizzati nel 2017;
    • Introduzione dell’equity crowdfunding. Le start up hanno la possibilità di raccogliere capitale attraverso campagne effettuate su portali online autorizzati da Consob;
    • Accesso semplificato, gratuito e diretto per le startup al Fondo di Garanzia per le Piccole e Medie Imprese;
    • Fail-fast: nel caso in cui la start up non decolli, esistono delle procedure che rendono questo processo meno gravoso. In che modo? Sottraendo le startup innovative dalla disciplina del fallimento, si permette all’imprenditore di ripartire con un nuovo progetto imprenditoriale in modo più semplice e veloce.

    Se investi in una start up… lo stato prevede una riduzione del 30% sull’IRPEF!

    Il nuovo socio che entra nel capitale di una start up, potrà “scontare” dalle proprie tasse un terzo della somma versata all’atto dell’aumento di capitale.

    Poter beneficiare delle agevolazioni è molto semplice. Basterà chiedere alla start up la copia di una serie di documenti e certificazioni, tra i quali:

    • Certificazione che attesti il rispetto dei limiti massimi per i conferimenti relativamente al periodo di imposta in cui è stato fatto l’investimento;
    • Piano di investimento della startup, contenente le informazioni dettagliate sull’ oggetto della propria attività, sui prodotti e sull’andamento (attuale o previsto) delle vendite e dei profitti.

     

    Raccolti i documenti, il socio dovrà semplicemente inviarli al proprio Commercialista che li utilizzerà in sede di dichiarazione dei redditi.

    Condizione necessaria per poter beneficiare di tali agevolazioni è la registrazione della start up in una particolare sezione del registro delle imprese riservato alle start up innovative. La durata massima del regime di agevolazioni al momento è di 5 anni dal momento della costituzione.

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  • Q… come Quote di partecipazione

    Q… come Quote di partecipazione

    Quote di partecipazione: di cosa si tratta? Scopriamolo insieme!

    Sicuramente avrai sentito qualche amico e conoscente dire di essere diventato socio di una startup innovativa, di una pmi innovativa o di una “classica” società a responsabilità limitata (srl) o srls (società a responsabilità limitata semplificata).

    Se questo è il caso, significa che sono diventati titolari o contitolari di una quota di partecipazione in una società a responsabilità limitata ma, che cosa significa nello specifico?

    Cosa sono le quote di partecipazione?

    A differenza delle S.p.A. (Società per Azioni) in cui è possibile diventare azionisti acquistando azioni, nelle S.r.l. i soci possiedono un’unica quota di partecipazione che rappresenta una frazione o percentuale del capitale sociale sottoscritto.

    Tante novità sul tema “quote” per le S.r.l

    Grazie alle previsioni dell’ art. 57 comma 1 del DL 50/2017 alle società a responsabilità limitata sono stati finalmente riservati una serie di strumenti, prerogativa delle SPA, delle startup e delle pmi innovative tra cui:

    1. Possibilità di offerta al pubblico di quote di partecipazione delle srl attraverso piattaforme di crowdfunding. In questo caso, quindi si fa riferimento al crowdfunding equity based attraverso il quale, in cambio di un apporto monetario, è prevista la partecipazione al capitale sociale dell’impresa.
    2. Creazione di particolari categorie fornite di diritti diversi.
    3. Possibilità di piani di incentivazione attraverso l’assegnazione di quote di partecipazione a dipendenti, collaboratori o componenti dell’organo amministrativo, prestatori di opera e servizi anche professionali.

    Queste le principali novità in termini di quote relative alle società a responsabilità limitata.

    Non perderti tutti gli aggiornamenti del nostro Glossario per conoscere ogni giorno qualcosa di più sul mondo della Finanza Agevolata! Ti riproponiamo qui l’ultima lettera uscita sul nostro Glossario, ecco qui: P…come PMI innovativa.

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