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Tag: Glossario finanza agevolata

  • P…come PMI innovativa.

    P…come PMI innovativa.

    PMI? Si ma innovativa! Scopri di più su questa tipologia di impresa

    Cosa sono le PMI Innovative?

    Aggiorniamo il nostro glossario della finanza agevolata con una nuova lettera… la P di PMI innovativa! Cerchiamo di capire meglio cosa s’intende per micro, piccola e media impresa e, soprattutto, quando è possibile definirla innovativa.

    La categoria delle microimprese, delle piccole imprese e delle medie imprese (PMI) è costituita da imprese con meno di 250 occupati, il cui fatturato annuo non supera i 50 milioni di euro oppure il cui totale di bilancio annuo non supera i 43 milioni di euro.

    L’aggettivo innovativa emerge in seguito. È proprio di tutte le piccole e medie imprese che operano nel campo dell’innovazione tecnologica, a prescindere dalla data di costituzione, dall’oggetto sociale e dal livello di maturazione.

    Ma… vediamo nel dettaglio i requisiti per essere una PMI innovativa

    Per rientrare nella categoria di PMI innovativa, una società deve possedere almeno due dei seguenti requisiti:

    • il 3% dei costi totali deve essere attribuibile a attività di ricerca, sviluppo e innovazione;
    • un terzo del team deve essere composto da persone in possesso di una laurea magistrale;
    • un quinto del team deve essere formato da dottorandi, dottori di ricerca o ricercatori;
    • deve essere proprietaria di una forma di protezione intellettuale o di protezione del software.

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    Tutto quello che devi sapere sulla finanza agevolata.

    Quali sono i vantaggi di essere una PMI innovativa?

    Le micro, le piccole e le medie imprese (PMI) costituiscono il motore dell’economia europea. Sono essenziali per la creazione di posti di lavoro e per la crescita economica e assicurano la stabilità sociale.

    Molti sono i vantaggi per gli appartenenti a questa particolare categoria di PMI, diversi da quelli delle loro “colleghe” start-up. Le PMI innovative ad esempio, sono esonerate dal pagamento dell’imposta da bollo per l’iscrizione al registro.

    Hanno inoltre diverse agevolazioni per quanto riguarda il salario dei dipendenti, i quali possono essere remunerati con piani di incentivazione in equity quali stock option e work for equity, con contemporaneo esonero da imposizione sul reddito.

    Sono previsti degli incentivi per le PMI innovative?

    Assolutamente si!
    Le agevolazioni fiscali delle quali beneficia una PMI innovativa, sono quelle riconosciute alle startup innovative, e sono applicabili alle pmi che operano sul mercato da meno di 7 anni dalla loro prima vendita commerciale.

    Un’altro dei vantaggi dello status di PMI innovativa è quello di poter usufruire dell’Equity Crowdfunding, la modalità di raccolta fondi online che prevede finanziamenti alle imprese in cambio dell’acquisto di titoli di partecipazione nelle società. Altre informazioni utili sui gestori di Equity Crowdfunding si possono trovare sul sito Consob.

    Viene riconosciuto anche alle PMI innovative l’accesso semplificato al Fondo Centrale di Garanzia per le PMI che permette alle PMI ed alle startup di ridurre sensibilmente l’impatto delle garanzie che devono essere rilasciate dai soci.

    Vuoi avere altre informazioni sulle varie tipologie di imprese? approfitta del nostro articolo “M…come Micro Piccole Medie Imprese“.

    voglio conoscere le agevolazioni a cui posso partecipare
  • O…come Opencoesione

    O…come Opencoesione

    Un approfondimento su Opencoesione l’iniziativa di open government sulle politiche di coesione in Italia

    Cos’è Opencoesione?

    Opencoesione è un’iniziativa di open government sulle politiche di coesione in Italia. Il fine dell’iniziativa è quello di promuovere – attraverso la trasparenza e i dati aperti – l’analisi dell’efficacia dell’impatto dei finanziamenti derivanti dalle politiche di coesione.

    La politica di coesione è la principale politica di investimento dell’Unione Europea.

    Quest’ultima sostiene la creazione di posti di lavoro, la competitività tra imprese, la crescita economica, lo sviluppo sostenibile e il miglioramento della qualità della vita dei cittadini di tutta l’Unione europea.

    Glossario finanza agevolata
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    L’attuazione della politica di coesione passa attraverso cinque fondi strutturali e di investimento Europei (i c.d. Fondi SIE), che sono:

    1. FESR – Fondo europeo di sviluppo regionale;
    2. FSE – Fondo Sociale Europeo;
    3. FC – Fondo di Coesione;
    4. FEASR – Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale;
    5. FEAMP – Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca.

    Ma come funziona Opencoesione? Cosa posso trovare nel portale?

    Il portale Opencoesione monitora sia l’attuazione delle politiche di coesione del settennato 2007-2013, che i primi dati della programmazione 2014-2020.

    Stiamo parlando di un portale estremamente interessante e che raccoglie informazioni provenienti da oltre 100.000 soggetti e da migliaia di progetti diversi.

    Il portale riporta dati, statistiche e pillole testuali, aggiornate periodicamente, e fornisce una chiara visione dell’andamento delle politiche di coesione nel nostro paese con uno spaccato del numero di progetti, di risorse e con una ripartizione geografica dei fondi a disposizione.

    Se hai ancora dubbi o hai bisogno di un aiuto professionale per il tuo business plan, contattaci e saremo lieti di aiutarti!

    Non perderti tutti gli aggiornamenti del nostro Glossario per conoscere ogni giorno qualcosa di più sul mondo della Finanza Agevolata! Ti riproponiamo qui l’ultima lettera uscita sul nostro Glossario, ecco qui: N…come Newco.

    Nel frattempo…

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  • M…come Micro Piccole Medie Imprese

    M…come Micro Piccole Medie Imprese

    Scopriamo insieme che cosa si intende per Micro, Piccole e Medie Imprese (MPMI) per capire facilmente in quale categoria rientra la tua impresa.

    Micro Piccole Medie Imprese, ecco cosa si intende con Mpmi

    Ecco una nuova voce del nostro glossario sulla Finanza Agevolata! Oggi parleremo di Micro Piccole Medie Imprese (MPMI), dandoti una definizione e una descrizione esatta del termine. D’ora in poi, leggendo un bando pubblico, non avrai più dubbi su cosa si intenda per MPMI.

    La definizione di Micro, Piccole e Medie imprese è stata data dalla Commissione Europea e stabilita all’interno della Raccomandazione 2003/361/CE. La Commissione ha quindi stabilito quali sono i parametri per la determinazione della dimensione aziendale delle imprese, utilizzati anche ai fini della concessione di fondi ed agevolazioni pubbliche.
    Scopriamo più nel dettaglio di cosa stiamo parlando…

    Come faccio a sapere a che categoria appartengo?

    Semplice! Per stabilire se sei una Micro Piccola Media impresa leggi le definizioni che trovi qui sotto: individuerai subito a quale categoria appartiene la tua impresa.

    SEI UNA MICROIMPRESA SE:

    • Hai meno di 10 occupati;
    • Realizzi un fatturato annuo oppure un totale di bilancio annuo non superiori a 2 milioni di euro.

    PICCOLA IMPRESA SE:

    • Hai meno di 50 occupati;
    • Realizzi un fatturato annuo o un totale di bilancio annuo non superiori a 10 milioni di euro.

    MEDIA IMPRESA SE:

    • Hai meno di 250 occupati;
    • Realizzi un fatturato annuo che non supera i 50 milioni di euro oppure il totale di bilancio annuo non supera i 43 milioni di euro.

    Per ogni categoria d’impresa i due requisiti, dimensionale e finanziario, devono essere posseduti contemporaneamente.

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    Come si calcolano gli occupati e il fatturato?

    I dati relativi al numero di occupati e al fatturato vengono calcolati su base annua e sono relativi all’ultimo esercizio chiuso.

    Gli occupati, o effettivi, corrispondono al numero di ULA (unità lavorative-anno), quindi al numero di persone che hanno lavorato nell’impresa a tempo pieno durante l’anno di riferimento.
    Gli effettivi sono composti sia dai dipendenti (con contratto a tempo determinato o indeterminato), che dai proprietari gestori e dai soci che svolgono attività regolare all’interno dell’impresa.

    Per quanto riguarda il fatturato e il totale di bilancio, possono essere tranquillamente ricavati dal bilancio della tua impresa.

    La Raccomandazione della Commissione Europea ci da un ulteriore dettaglio legato al concetto di Micro Piccole Medie Imprese.
    Per quanto riguarda il calcolo degli effettivi, i tipi di imprese considerati a questo fine sono:

    • impresa autonoma – sono tutte quelle imprese che non hanno rapporti societari con altre aziende o che hanno partecipazioni o sono partecipate per meno del 25% delle azioni;
    • imprese associate – se si partecipa al capitale di un’impresa o un’impresa ci partecipa per una percentuale di azioni compresa tra il 25% e il 50%;
    • imprese collegate – se si partecipa, o si è partecipati, nel capitale aziendale per oltre il 50%.

    Se hai ancora dubbi o hai bisogno di un aiuto professionale per il tuo business plan, contattaci e saremo lieti di aiutarti!

    Non perderti tutti gli aggiornamenti del nostro Glossario per conoscere ogni giorno qualcosa di più sul mondo della Finanza Agevolata! Ti riproponiamo qui l’ultima lettera uscita sul nostro Glossario, ecco qui: L…come Lavoratore autonomo.

    Nel frattempo…Concentrati solo sul tuo business, a trovare il bando giusto per te ci pensiamo noi!

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  • L…come Lavoratore Autonomo

    L…come Lavoratore Autonomo

    Continua il nostro glossario sulla Finanza Agevolata! Oggi parliamo di una categoria di lavoratori che preferiscono gestire il loro lavoro, e il loro tempo, in maniera totalmente indipendente: il lavoratore autonomo!

    Lavoratore autonomo: definizione

    Per dare una definizione più precisa, il lavoro autonomo è la forma di lavoro svolta da un tipo di lavoratore (che prende per l’appunto il nome di lavoratore autonomo) previsto dal diritto del lavoro italiano. E’ definito dall’art. 2222 del codice civile italiano come colui che si obbliga a compiere, a prezzo di un corrispettivo, un’opera o un servizio con lavoro prevalentemente proprio e senza vincolo di subordinazione nei confronti di un committente.

    Identifica dunque l’attività di lavoro dei liberi professionisti e dei lavoratori autonomi manuali, con esclusione delle figure imprenditoriali, e necessita dell’apertura di partita IVA.

    Nel lavoro autonomo si distinguono due ampie categorie corrispondenti alle

    1. prestazioni di tipo manuale (i commercianti, gli artigiani, gli agricoltori-allevatori e, in generale, quelli che la legge considera piccoli imprenditori);
    2. prestazioni di tipo intellettuale (rientrano in questa categoria le libere professioni intellettuali del sistema ordinistico o del sistema associativo).

    In Italia i freelance superano la media europea

    Secondo i dati Eurostat, in Italia nel 2015 i lavoratori freelance sono 3.450.900, il 13,8% della popolazione attiva, in leggero calo di due punti rispetto al 15,8% del 2006.

    Il dato percentuale è sopra sia la media europea (9,2%) sia sopra la media dell’area Euro (8,4%).

    La percentuale è più alta solo in Grecia (17,3%), in Romania (15,3%) e in Turchia (14%). Il Paese che ne ha meno è la Danimarca (4%).

    Il 67,8% dei freelance italiani sono uomini. E’ un dato leggermente superiore alle medie dell’Unione Europea (65,6%) e dell’Area Euro (64,5%). In Svizzera invece le percentuali di uomini e donne freelance sono praticamente pari: 50,7% e 49,3%.

    Un dato particolare indica che in nessun Paese europeo la percentuale femminile di freelance è maggiore di quella maschile.

    Il 35% del totale, in Italia, ha meno di 40 anni, mentre in Europa i freelance under 40 sono il 33% del totale. Il Paese con la percentuale più alta di giovani freelance è la Slovacchia (43,9%).

    Guarda la nostra mappa per confrontare la percentuale di freelance sulla popolazione attiva.

    l-lavoratore-autonomo

    Fai parte anche tu del mondo dei freelance? Allora sicuramente ti interesserà sapere che esistono delle agevolazioni dedicate proprio ai professionisti e ai lavoratori autonomi!

    Scopri com’è fatto il mondo delle agevolazioni in Italia, guarda la nostra infografica!

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  • H…come Horizon 2020

    H…come Horizon 2020

    Continua il glossario della finanza agevolata di Trovabando!
    Oggi scopriamo…cos’è Horizon 2020.

    Appartenente alla categoria dei fondi diretti e con un budget di circa 80 Miliardi di euro, Horizon 2020 è lo strumento della Commissione Europea per dare attuazione ad Europa 2020, attraverso il finanziamento della ricerca scientifica e innovazione.

    Ne avevamo già discusso su un nostro articolo, quando ancora non era iniziata la rubrica sul glossario della finanza agevolata: ti diamo qualche informazione in più.

    Horizon 2020 è strutturato su tre Pilastri che hanno al loro interno, programmi e temi di ricerca specifici e su cinque programmi trasversali.

    I tre pilastri di Horizon 2020 sono:

    1. Exellent science volto a dare all’Europa il primato nel settore scientifico a livello mondiale.
    2. Industrial Leadership, con l’obiettivo di far diventare l’Europa un luogo più attraente per gli investimenti in ricerca ed innovazione, sostenendo le potenzialità di crescita delle aziende europee attraverso livelli di finanziamento adeguati.
      L’Industrial Leadership si articola, a sua volta, in 3 sotto tematiche:
      • Leadership nelle tecnologie abilitanti e industriali;
      • Accesso al capitale di rischio;
      • L’innovazione nelle PMI
    3. Societal challenges per affrontare le grandi sfide globali nei settori:
      • della Salute e del cambiamento demografico e benessere;
      • della sicurezza dell’alimentazione, agricoltura sostenibile, bio-economia;
      • dell’Energia sicura, pulita ed efficiente;
      • dei Trasporti intelligenti, “verdi” e integrati delle azioni climatiche ed efficienza delle risorse

    Ai tre pilastri si aggiungono i 5 programmi trasversali:

    1. Spreading excellence and widening participation;
    2. European Institute of Innovation and Technology (EIT);
    3. Science with and for Society;
    4. Joint Research Center;
    5. Euratom.

    Chi può partecipare?

    Il programma Horizon 2020 è aperto a tutti!
    Dunque, qualsiasi impresa, Università, Ente di ricerca, ricercatore o qualsiasi altro soggetto giuridico con sede in uno Stato membro, in un paese associato o in un paese terzo, può partecipare.

    Come funziona?

    I diversi step da seguire per partecipare sono sono:

    1. Trovare un bando adatto sul “portale dei partecipanti”.
    2. Trovare un partner di progetto o concorrere come singolo.
    3. Creare un account sul portale H2020.
    4. Registrare la propria organizzazione.
    5. Inviare la proposta di progetto alla Commissione.

    La valutazione

    Una volta inviata la proposta di progetto, verrà valutata da un comitato di esperti di settore che assegnerà ad ogni progetto un punteggio secondo i seguenti criteri:

    • eccellenza scientifica;
    • impatto;
    • qualità ed efficacia dell’implementazione.

     

    Le proposte migliori vengono selezionate per il finanziamento ed i candidati sono informati sull’esito.

    Vuoi una idea delle tempistiche? Per questa fase prendi in considerazione un periodo di 5/6 mesi.

    Per le proposte selezionate per il finanziamento, la Commissione europea redige quindi la convenzione di sovvenzione.

    La convenzione di sovvenzione conferma la descrizione delle attività di ricerca e innovazione che saranno intraprese, la durata e il bilancio del progetto, i tassi e i costi, i diritti e le obbligazioni, la divisione dei ruoli, le regole per la sospensione e la conclusione dei progetti e altro.

    Nel frattempo…

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  • G…come fondo di Garanzia: cos’è e come si accede

    G…come fondo di Garanzia: cos’è e come si accede

    Una panoramica sul Fondo di Garanzia

    Siamo arrivati alla lettera G…come Garanzia. Esatto, proprio quella del Fondo di Garanzia!

    Vediamo insieme di cosa si tratta…ma prima di tutto:

    Che cos’è una garanzia?

    Bisogna specificare che le garanzie, generalmente, sono una sorta di “assicurazione” che l’imprenditore o un terzo soggetto, pubblico o privato, fornisce alla banca riguardo l’operazione di finanziamento che intende richiedere.

    Il soggetto che fornisce la garanzia, perciò, si impegna in caso di necessità a rispondere alle obbligazioni dell’impresa.

    Cos’è il Fondo di Garanzia?

    Tanto per cominciare, è necessario precisare che esistono diverse tipologie di Fondo di Garanzia:

    e, ovviamente, il Fondo Centrale di Garanzia per le PMI, anche detto Fondo di garanzia del Mediocredito Centrale (MCC, che poi sarebbe la Banca del Mezzogiorno), ossia quello di cui parleremo di seguito.

    Perciò, se sei capitato su questo articolo per avere informazioni sui fondi che ti abbiamo elencato sopra, puoi continuare cliccando quello che ti interessa.

    Se invece vuoi sapere cos’è il Fondo di Garanzia per le PMI, allora continua a leggere…

    cos'è il fondo di garanzia
    Cos’è il Fondo di Garanzia: tutto quello che devi sapere

    Si tratta di un’iniziativa dello Stato per sostenere le piccole e medie imprese italiane, agevolando il loro accesso al credito. Infatti, è uno strumento, predisposto dal Ministero dello Sviluppo Economico, che permette alle imprese di ottenere la concessione di finanziamenti da parte delle banche, potendo contare sullo Stato che fa da garante.

    Per questo facilita l’accesso al credito bancario, perchè lo Stato garantisce alla banca che il finanziamento verrà restituito.

    Come funziona il Fondo di garanzia per le PMI?

    Cosa significa che lo Stato si fa carico di garantire per l’impresa parte del finanziamento che è stato concesso dalla banca?

    Significa che, sulla quota di prestito garantita dallo Stato, la banca non potrà richiederti altre garanzie (reali o personali), mentre potrà richiedertele sulla quota non garantita.

    Per questo il fondo di Garanzia è una delle agevolazioni di maggior successo nel nostro Paese.

    Qualche dato sul Fondo di garanzia

    È stato istituito dalla Legge n. 662/96 (art. 2, comma 100, lettera a) ed è operativo dal 2000.

    Solo nel 2016, il Fondo di Garanzia ha accolto ben 114.400 richieste di garanzia e, dal 2000 al 2016, sono state oltre 628 mila le operazioni approvate, con un tasso di crescita costante: segno della diffusione sempre più ampia di questo strumento.

    Moltissime, vero? E il trend è in continua crescita!

    Inoltre per alcune tipologie di imprese e per specifiche operazioni esistono anche delle priorità di accesso: una sorta di corsia preferenziale in termini di tempistiche e adempimenti.

    Vuoi qualche esempio?

    I titolari di un’impresa femminile, di una startup o PMI innovativa, o di un’impresa del mondo dell’editoria, che richiedono un finanziamento garantito dal Fondo, hanno delle priorità d’accesso.

    Oppure gli interessati ad operazioni di microcredito – fino a €25.000 e per imprese fino a 10 dipendenti – su plafond BEI (Banca Europea degli Investimenti) e quelle assistite con Controgaranzia COSME-EFSI.

    Come si accede?

    Per accedere al Fondo di Garanzia dovrai rivolgerti alla tua banca, e richiedere un finanziamento su cui sia acquisita la garanzia diretta del Fondo MCC (mediocredito centrale).

    Il Fondo Centrale di Garanzia garantisce fino ad un massimo dell’ 80% dell’importo finanziato, su tutti i tipi di operazioni, sia a breve termine (ad es. scoperti di conto), sia a medio-lungo termine (ad es. mutui).

    Quindi, può essere un ottimo strumento per sostenere le tue esigenze di liquidità o gli investimenti, come l’acquisto di macchinari, impianti o attrezzature.

    Ora…non ti resta che preparare il tuo business plan e contattare la tua banca!

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  • F…come Finanziamenti Agevolati – cosa sono e come usarli al meglio

    F…come Finanziamenti Agevolati – cosa sono e come usarli al meglio

    Tutto quello che devi sapere sui Finanziamenti Agevolati, e perché richiederne uno può essere la scelta vincente per la tua attività presente o futura!

    Finanziamenti agevolati: cosa sono e come utilizzarli

    Questo tipo di finanziamenti sono una una particolare forma di prestito erogato da un ente erogatore pubblico, oppure da una banca, in virtù di specifiche convenzioni nazionali o regionali.

    In questi casi sono applicati tassi di interesse sensibilmente inferiori rispetto a quelli di mercato: alcuni di questi possono essere anche a tasso zero!

    La possibilità di richiedere finanziamenti agevolati rappresenta un’opportunità estremamente interessante per tutte quelle imprese, startup e liberi professionisti che, ad esempio, vogliono investire in progetti innovativi o per lo sviluppo della loro attività, e che possono così beneficiare di tassi di interesse più bassi.

    I finanziamenti agevolati sono un’ottima opportunità per chi, non avendo capitale proprio, deve acquistare beni strumentali ed effettuare investimenti che aiutino l’azienda a generare fatturato. Con questa agevolazione, si può acquistare oggi un macchinario che concorrerà ad aumentare il fatturato per diversi anni, aiutando di conseguenza l’azienda a ripagare le rate del macchinario stesso.

    Il costo da sostenere per ottenere la liquidità necessaria agli investimenti, rappresentato proprio dagli interessi richiesti da chi eroga il finanziamento, sarà quindi inferiore a quello corrente o addirittura nullo. Questa è quella che si può definire una bella opportunità, non sei d’accordo?

    La differenza tra finanziamenti agevolati e contributi a fondo perduto

    Molte persone confondono queste due agevolazioni, o tendono addirittura a considerarle simili.

    Lo sappiamo, non solo perchè è capitato a molti dei nostri clienti, ma anche perchè una delle ricerche più effettuate su Google, in tema di finanza agevolata, è “finanziamenti a fondo perduto”.

    Beh, diciamocelo una volta per tutte: finanziamento a fondo perduto non significa nulla: o si tratta di finanziamento o si tratta di contributo a fondo perduto.

    Facciamo chiarezza!

    Un finanziamento agevolato, come qualsiasi altro finanziamento (effettuate le opportune verifiche sul richiedente), viene erogato anticipatamente e deve essere restituito normalmente a rate mensili. Se è un finanziamento a tasso agevolato, allora semplicemente si pagheranno meno interessi rispetto ad un prestito bancario “classico”.

    Se ti concedono un finanziamento da 25 mila euro, li avrai tutti oggi, e li dovrai restituire un tot al mese, con i dovuti interessi.

    Un contributo a fondo perduto, invece, funziona quasi all’opposto.

    Se risulti beneficiario di un contributo a fondo perduto da 25 mila euro, dovrai prima spendere 25 mila euro di tasca tua, e soltanto dopo averli spesi (presentando all’ente erogatore la documentazione che lo attesta), ti verranno restituiti. In questo caso ovviamente non paghi gli interessi. E’ un grande vantaggio per un’azienda, ma non aiuta a trovare le risorse necessarie ad effettuare l’investimento.

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    Finanziamenti agevolati combinati con altre agevolazioni

    Forse non sai che i finanziamenti agevolati potrebbero essere assistiti da strumenti di garanzia del credito, come quelli offerti dai Confidi o dal Fondo Centrale di Garanzia per le PMI.

    Il vantaggio nel combinare le due forme di agevolazione?

    Semplice… ti finanzi ad un tasso di interesse più basso e non devi ipotecare casa, o garantire il prestito con fideiussioni personali, se non in minima parte.

    Se vuoi ti proponiamo una lista di bandi che prevedono finanziamenti agevolati. Puoi cercare quello che fa al caso tuo o quelli attivi nella tua regione.

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  • E…come Ente Erogatore

    E…come Ente Erogatore

    Che cos’è e che cosa si intende per “Ente Erogatore”?

    142 miliardi di euro per le imprese italiane nel periodo 2014-2020. Ormai lo abbiamo sentito moltissime volte.
    Ma vi siete mai chiesti chi decide chi, come e quanto possono essere agevolate le imprese italiane?

    Indovinate? Il soggetto che si occupa di tutto questo è proprio l’Ente Erogatore!

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    Chi è l’Ente Erogatore?

    Non esiste una definizione specifica per Ente Erogatore, ma noi cercheremo di fornirvela lo stesso…

    L’Ente Erogatore è quel soggetto, solitamente pubblico, che eroga l’agevolazione alle imprese vincitrici di un’agevolazione.
    Può essere rappresentato da diverse figure, come ad esempio da Agenzie Nazionali (una su tutte, Invitalia), da una finanziaria regionale, da un Confidi (acronimo di “consorzio di garanzia collettiva dei fidi” ovvero un consorzio che svolge attività di prestazione di garanzie per agevolare le imprese nell’accesso ai finanziamenti, a breve medio e lungo termine, destinati alle attività economiche e produttive), o da una Camera di Commercio.

    Sono talmente tanti che nel nostro database ne monitoriamo giornalmente quasi 200!

    Cosa fa l’Ente Erogatore?

           1. Provvede alla stesura dell’avviso pubblico

    Uno dei compiti dell’Ente Erogatore è proprio quello di scrivere il testo del bando.
    Esistono diversi livelli di autonomia nel farlo. A volte bisogna rispettare le direttive imposte dalla Comunità Europea, mentre in altri casi c’è più libertà e possibilità di “personalizzazione”. Come si può facilmente immaginare, infatti, le esigenze delle imprese localizzate in regioni diverse possono essere molto differenti tra loro e per questo è necessario definire vincoli e obiettivi specifici a seconda delle necessità del tessuto imprenditoriale che verrà agevolato.

           2. I vincoli di partecipazione ai bandi

    Nel definire l’obiettivo dei bandi, l’Ente Erogatore si occupa anche della definizione dei criteri di partecipazione.
    Nel testo del bando, solitamente esiste un paragrafo dedicato solo ai vincoli di accesso che i potenziali beneficiari del bando devono assolutamente avere.
    Questi criteri possono essere molto stringenti oppure molto ampi. Nel caso di bandi nazionali, emessi ad esempio da Invitalia o dai vari Ministeri, per consentire la partecipazione ad un numero maggiori di imprese, i vincoli di partecipazione al bando saranno molto generici.
    Nel caso di bandi redatti da Camere di Commercio, invece, i vincoli saranno molto più precisi e puntuali.
    Alcuni esempi di vincoli di accesso sono il possesso di uno specifico codice ateco, la localizzazione della sede legale o l’appartenenza ai settori ammessi dal Regolamento De Minimis.

           3. La valutazione delle domande e assegnazione dell’agevolazione

    Uno dei compiti più importanti dell’Ente Erogatore è la verifica del rispetto dei vincoli stabiliti nel bando da parte delle imprese che hanno richiesto l’agevolazione.
    Nel caso in cui l’impresa non possedesse tutti i vincoli sarà esclusa dall’agevolazione.
    E’ per questo che è importante verificare di avere tutti i requisiti giusti per partecipare, prima di impiegare il proprio tempo nella redazione della documentazione.
    Se non sai come fare e vuoi essere sicuro di poter partecipare realmente contattaci!

           4. Il supporto (eventuale) per la richiesta dell’agevolazione

    Oltre alla fase di scrittura del bando, molte volte l’Ente Erogatore svolge anche attività di supporto alle imprese nella fase di richiesta di agevolazione.
    Utilizzando strumenti come le FAQ (domande frequenti) e la documentazione specifica, eroga delle informazioni aggiuntive ed esposte in modo più chiaro per le imprese.
    Ma purtroppo, vista la complessità della materia, a volte potrebbero non bastare: l’aiuto di un consulente esperto, in questi casi, può fare la differenza nella presentazione di un progetto e nella conseguente vittoria del bando.

    Se sei un imprenditore ed hai bisogno di un supporto per accedere alle agevolazioni contattaci o clicca sul bottone “Consulenza gratuita – prenotala!” per raccontarci il tuo progetto.
    Ti aiuteremo a capire, in base alle caratteristiche della tua impresa e del tuo progetto, qual è l’agevolazione più adatta a te!

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  • D…come De Minimis

    D…come De Minimis

    Aiuti De Minimis? Di che cosa si tratta? Scopriamolo insieme nella nuova puntata del Glossario Trovabando.

    I contributi ai sensi del presente Avviso sono concessi in base al regime di aiuto De Minimis.
    Quante volte ti è capitato di leggere questa frase su bandi e agevolazioni?

    Ma cosa vuol dire esattamente? Cos’è il regime di aiuto De Minimis?

    Vediamolo insieme…

    due mani che tengono un vocabolario con la scritta il glossario di trovabando e il logo contributo a fondo perduto
    Tutto quello che devi sapere sulla finanza agevolata.

    Le origini

    De minimis non curat praetor” è una locuzione latina che tradotta significa “il pretore non si occupa di cose di poca importanza o di poco conto”.

    L’Unione Europea ha adottato il termine De Minimis per indicare gli aiuti di stato di piccolissima entità che non devono essere sottoposti al vaglio comunitario, ma dei quali ha fissato legislativamente il valore.

    Qual è lo scopo del Regolamento De Minimis?

    Facciamo un passo indietro…

    Per comprendere appieno la ratio di questo regolamento, occorre risalire al concetto di aiuti di Stato definito nel trattato istitutivo dell’Unione Europea che, agli articoli 87 e 88, disciplina il regime che i singoli Stati membri devono rispettare per quanto concerne i sistemi di incentivazione alle imprese.

    L’articolo 87 dice infatti: “Salvo deroghe contemplate nel presente trattato, sono incompatibili con il mercato comune, nella misura in cui incidono sugli scambi tra gli Stati membri, gli aiuti concessi dagli Stati, ovvero mediante risorse statali, sotto qualsiasi forma che, favorendo talune imprese o talune produzioni, falsino o minaccino di falsare la concorrenza.”

    A questi aiuti fanno eccezione quelli di piccola entità, definiti dall’UE De Minimis, i quali si presume non incidano sulla concorrenza in modo significativo. Le pubbliche autorità possono quindi erogare aiuti alle imprese di qualsiasi dimensione, in regime De Minimis, senza obbligo di notifica.

    Questo regolamento quindi, disciplina l’erogazione di aiuti alle imprese dell’UE. Si tratta, in altre parole, di incentivi pubblici a favore delle attività produttive di misura talmente ridotta da non poter in alcun modo intaccare i principi comunitari della libera concorrenza e libertà negli scambi tra gli Stati membri.

    Questo comporta anche il vantaggio di permettere agli Stati di sostenere alcuni settori di attività o imprese, tramite la concessione di aiuti di modesta entità, senza dover attendere l’autorizzazione da parte della Commissione, semplificando e velocizzando le procedure.

    Non ci soffermiamo sull’iter normativo del regolamento perchè sarebbe noioso per la maggior parte dei lettori, ma se vuoi approfondire l’argomento ti suggeriamo di visitare il sito di Unioncamere.

    Cosa significa che gli aiuti sono concessi in regime De Minimis?

    Facciamo una piccola premessa…

    Secondo questo regolamento, l’importo totale massimo degli aiuti di questo tipo, ottenuti da una impresa, non può superare nell’arco di tre anni i 200.000 euro.

    Ciò significa che per definire se un’impresa possa o meno ottenere un’agevolazione in regime De Minimis, e di conseguenza l’ammontare della agevolazione stessa, bisognerà sommare tutti gli aiuti ottenuti da quell’impresa, a qualsiasi titolo (per investimenti, attività di ricerca, promozione all’estero, ecc.) in regime De Minimis, nell’arco dei tre esercizi finanziari precedenti, ovvero l’esercizio finanziario in cui l’aiuto è concesso più i due precedenti.

    Con “periodo degli esercizi finanziari”, non si intendono più i mesi dell’anno in vigore, come accadeva con il vecchio Regolamento 69/2001 per determinare il quale si contavano i 36 mesi naturali a ritroso nel tempo, ma, appunto, l’annualità finanziaria. Di conseguenza, qualsiasi sia il mese dell’anno in cui viene erogato l’aiuto, l’arco di tempo rilevante abbraccia la relativa annualità finanziaria e le due precedenti.

    Nel caso un’agevolazione concessa in De Minimis superi il massimale previsto a disposizione in quel momento dell’impresa beneficiaria, l’aiuto non potrà essere concesso nemmeno per la parte non eccedente.

    Nella compilazione della domanda di finanziamento, l’impresa che richiede un aiuto di questo tipo dovrà dichiarare, tramite l’apposito modulo, quali altri aiuti ha ottenuto in base a quel regime. Sarà l’ente erogante, in fase di analisi della domanda, a verificare la disponibilità residua sul massimale individuale dell’impresa.

    Nel settore del trasporto di merci su strada per conto terzi il massimale degli aiuti De Minimis, nell’arco dei tre anni, è ridotto a 100.000 euro ad impresa beneficiaria. Inoltre è escluso l’acquisto di veicoli.

    I 4 regolamenti per gli aiuti De Minimis?

           1. Il Regolamento Ue 1407/2013

    Questo Regolamento Ue, ha mantenuto il massimale di 200.000 euro per gli aiuti de minimis che un’impresa unica può ricevere nell’arco di tre anni da uno Stato membro e quello di 100.000 euro per le imprese che effettuano trasporto di merci su strada per conto terzi, escludendo i settori della produzione primaria di prodotti agricoli, della pesca e dell’acquacoltura per i quali si sono create delle norme specifiche, e ammettendo invece nel campo di applicazione la trasformazione e la commercializzazione dei prodotti agricoli.

           2. De minimis per il settore agricolo

    Per quanto riguarda la produzione primaria di prodotti agricoli, il 1° gennaio 2014 è entrato in vigore il Regolamento della Commissione europea n. 1408/2013, che sostituisce il Regolamento n. 1535/2007, applicabile fine al 31 dicembre 2013.

    La normativa innalza il massimale dell’aiuto concesso a un’impresa unica nell’arco di un triennio a 15.000 euro e porta il limite nazionale all’1% della produzione annua, che nel caso dell’Italia vale 475.080.000 euro, contro i precedenti 320.505.000 euro.

           3. De minimis per il settore della pesca e dell’acquacoltura

    Le pubbliche autorità possono erogare aiuti alle imprese di qualsiasi dimensione, in regime de minimis, senza obbligo di notifica, nel settore della pesca (produzione, trasformazione e commercializzazione di prodotti della pesca di cui all’articolo 5 del regolamento UE n. 1379/2013 del Parlamento e del Consiglio), nel rispetto delle condizioni di cui, attualmente, al regolamento UE della Commissione n. 717/2014.

    L’importo totale massimo degli aiuti di questo tipo ottenuti da una impresa non può superare, nell’arco di tre anni, i 30.000 euro.

    Ogni Stato membro ha a disposizione un plafond nazionale che costituisce l’importo cumulativo che può essere corrisposto alle imprese del settore della pesca nell’arco di tre esercizi finanziari: per l’Italia ammonta a 96.310.000 euro.

           4. De minimis SIEG

    In base a questo regolamento le misure di aiuto possono beneficiare del regime de minimis se l’importo totale degli aiuti concessi a un’impresa che fornisce servizi di interesse economico generale non supera 500.000 euro nell’arco di tre esercizi finanziari. Questa nuova regola risponde alle esigenze di riduzione degli oneri amministrativi e di semplificazione provenienti dagli operatori e dalle amministrazioni pubbliche, specie a livello locale.

    Abbiamo collezionato i documenti che riguardano questi quattro regolamenti nelle nostre FAQ. Se ne hai bisogno puoi scaricarli da lì.

    Queste sono alcune nozioni base che ti permetteranno di muoverti con più sicurezza nel mondo della finanza agevolata. Se hai ancora dubbi contattaci e saremo lieti di aiutarti!

    Ora non ti resta che scoprire se il bando giusto per te è o no in regime De Minimis!

    Non perderti tutti gli aggiornamenti del nostro Glossario per conoscere ogni giorno qualcosa di più sul mondo della Finanza Agevolata! Nel frattempo…

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  • C…come Contributo a fondo perduto: le 5 tipologie principali

    C…come Contributo a fondo perduto: le 5 tipologie principali

    Quante volte hai sentito parlare di contributi a fondo perduto? Ma il contributo a fondo perduto cos’è? Conosci davvero la differenza tra le diverse forme di agevolazione disponibili per imprese, startup ed aspiranti imprenditori?

    Noi di Trovabando ci occupiamo giornalmente di bandi per i nostri clienti e possiamo assicurarti che la forma di agevolazione più ricercata da imprese, piccole o grandi, startup o realtà consolidate, è senza dubbio il contributo a fondo perduto.

    Il contributo a fondo perduto

    La funzione del contributo a fondo perduto è quella di conferire un aiuto economico concreto al beneficiario, e si concretizza in un intervento finanziario caratterizzato dall’erogazione da parte di un soggetto esterno all’impresa, come ad esempio una finanziaria regionale o una Camera di Commercio, di una somma della quale non si richiederà la restituzione.

    Bisogna sottolineare, però, che questo contributo viene effettivamente erogato solo a fronte della presentazione di tutte le fatture relative alle spese pagate per la realizzazione effettiva del progetto.

    Ciò significa che il beneficiario di un contributo a fondo perduto dovrà prima sostenere le spese ammesse dal bando, poi, una volta consegnate e verificate tutte le fatture, riceverà effettivamente il contributo.

    Eppure… i contributi a fondo perduto non sono tutti uguali! In base alle diverse finalità per cui questo contributo viene concesso è possibile classificarlo in 5 differenti categorie.

    Vediamole insieme…

    due mani che tengono un vocabolario con la scritta il glossario di trovabando e il logo contributo a fondo perduto
    Tutto quello che devi sapere sulla finanza agevolata.

    1. Contributo in conto capitale

    I contributi in conto capitale hanno come obiettivo l’incremento dei mezzi patrimoniali dell’impresa. Ciò significa che non sono correlati all’obbligo di effettuare specifici investimenti, oppure alla copertura dei costi di gestione.

    Solitamente non è richiesta alcuna garanzia all’impresa beneficiaria, a meno che non si preveda l’erogazione di un anticipo.

    Questo tipo di contributo è imputato a bilancio in base al principio di competenza, e va collocato alla voce “Proventi e oneri straordinari”. Tuttavia, per un’approfondimento sugli aspetti civilistici e contabili ti consigliamo di leggere questo articolo del Commercialista Telematico.

     

    2. Contributo in conto impianti

    I contributi in conto impianti vengono erogati per ridurre il costo di acquisto di beni ammortizzabili con l’obiettivo di incentivare gli investimenti.

    Concorre alla formazione del reddito di esercizio, nella stessa misura in cui vi concorre il costo del bene ammortizzabile, sotto forma di quote di ammortamento.

    3. Contributo in conto esercizio

    È un contributo a fondo perduto riconosciuto alle imprese per far fronte ai costi di gestione (come, ad esempio, costi per il personale, pubblicità, locazioni immobiliari, utenze, etc.) sostenuti nell’esecuzione di un progetto specifico, oppure in momenti specifici della vita della impresa, come quello di start up.

    I contributi in conto esercizio vengono erogati allo scopo di integrare i ricavi dell’azienda, o di ridurre i costi d’esercizio, che le imprese sostengono per esigenze legate all’attività produttiva. Per questo motivo, a differenza dei contributi in conto capitale, dal punto di vista fiscale devono essere considerati dei ricavi.

    4. Contributo in conto interessi

    Il contributo in conto interessi viene concesso a fronte della stipula di un contratto di finanziamento, generalmente a medio-lungo termine, ed è erogato direttamente dall’ente finanziatore. Di norma, il beneficiario del contributo può scegliere la banca con cui stipulare il finanziamento, tra una serie di banche convenzionate con l’ente erogatore del contributo in conto interessi.

    Tale contributo ha lo scopo di ridurre il costo del tasso di interesse applicato al finanziamento stipulato dal beneficiario. L’entità dell’agevolazione è calcolata attualizzando la differenza tra tasso ordinario e tasso agevolato.

    Può essere erogato in corrispondenza delle varie scadenze del finanziamento, oppure in un’unica soluzione.

    In ogni caso, poiché il finanziamento con la banca è una normale operazione finanziaria, l’impresa sarà sottoposta alla valutazione della capacità di rimborso del finanziamento e dell’esistenza di idonee garanzie.

    Questo tipo di operazione può essere realizzata, non solo per piani di investimento materiali o immateriali, ma anche per il ripristino della liquidità aziendale.

    5. Contributo in conto canoni

    Presenta le stesse caratteristiche del contributo in conto interessi ma è erogato a fronte della stipula di un contratto di locazione finanziaria (leasing). Anche in questo caso lo scopo è quello di abbattere gli oneri di esercizio.

    Ora non ti resta che scoprire quale contributo può finanziare il tuo progetto!

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