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Autore: gabriele@cloudfactory.it

  • La politica di coesione in Italia: cos’è e cosa prevede

    La politica di coesione in Italia: cos’è e cosa prevede

    Si sente spesso parlare di fondi strutturali europei e di politiche di coesione, ma cosa sono davvero i fondi strutturali europei e che cosa prevede la politica di coesione?

    La politica di coesione in Italia è la principale politica di investimento dell’Unione europea. Sostiene la creazione di posti di lavoro, la competitività tra imprese, la crescita economica, lo sviluppo sostenibile e il miglioramento della qualità della vita dei cittadini in tutte le regioni e le città dell’Unione europea.

    È quindi la politica che l’Unione Europea mette in campo per ridurre le disparità di sviluppo fra le regioni degli Stati membri e per rafforzare la coesione economica, sociale e territoriale.

    La politica di coesione è ripartita in cicli di programmazione della durata di 7 anni e si fonda sul principio di solidarietà, che è alle radici dell’Unione Europea. L’attuale ciclo di programmazione riguarda il periodo 2014-2020 e impegna circa un terzo dell’intero bilancio comunitario (351,8 miliardi su 1.082 totali).

    L’obiettivo, in accordo con la strategia “Europa 2020”, è ottenere una crescita inclusiva, intelligente e sostenibile.

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    Chi sono i beneficiari della politica di coesione in Italia?

    La politica di coesione agevola tutte le regioni dell’Unione europea. Il livello degli investimenti riflette le esigenze di sviluppo degli Stati membri.

    … e l’Italia?

    Nel periodo 2014-2020, l’Italia gestirà circa 50 programmi operativi nel quadro della politica di coesione dell’Unione europea e riceverà complessivamente circa 32,8 miliardi di EUR provenienti dai fondi della politica di coesione:

    • 22,3 miliardi di EUR sono destinati alle regioni meno sviluppate (Campania, Puglia, Basilicata, Calabria e Sicilia).
    • 1,1 miliardi di EUR sono destinati alle regioni in transizione (Sardegna, Abruzzo e Molise).
    • 7,7 miliardi di EUR sono destinati alle regioni più sviluppate (Valle d’Aosta, Piemonte, Lombardia, Liguria, Veneto, Provincia di Bolzano, Provincia di Trento, Friuli Venezia-Giulia, Emilia Romagna, Toscana, Marche, Umbria e Lazio).
    • 1,1 miliardi di EUR sono destinati alla Cooperazione territoriale europea.
    • 567,5 milioni di EUR sono destinati all’iniziativa a favore dell’occupazione giovanile.

     

    Degli importi indicati, il Fondo Sociale Europeo coprirà almeno 8,2 miliardi di EUR.

    Quali sono le principali priorità di investimento in Italia?

    Nell’accordo di partenariato concordato con la Commissione europea sono state indicate le priorità di investimento in Italia, e comprendono:

    • lo sviluppo di un ambiente imprenditoriale favorevole all’innovazione;
    • la realizzazione di infrastrutture a elevate prestazioni e la gestione efficiente delle risorse naturali;
    • l’aumento del livello di partecipazione al mercato del lavoro, la promozione dell’inclusione sociale e il miglioramento qualitativo del capitale umano;
    • la qualità, l’efficacia e l’efficienza della pubblica amministrazione.

    Quali risultati sono stati raggiunti fino ad oggi?

    I fondi della politica di coesione complessivamente stanziati per il periodo 2007-2013 sono stati pari a 28,8 miliardi di EUR. In Italia, dall’inizio del periodo di finanziamento 2007-2013, gli investimenti del FESR hanno contribuito, ad esempio, a:

    • creare oltre 47 000 posti di lavoro;
    • avviare oltre 3 700 nuove imprese;
    • sostenere oltre 26 000 PMI;
    • ampliare la copertura Internet a banda larga beneficiando oltre 940 000 persone in più;
    • servire oltre 1 milione di persone in più grazie a progetti di depurazione delle acque reflue;
    • costruire o ricostruire oltre 1 500 km di strada ferrata.

     

    Nello stesso periodo, il FSE ha cofinanziato oltre 500 000 progetti che hanno visto la partecipazione di più di 6,6 milioni di persone, di cui oltre 2 milioni di età compresa tra i 15 e i 24 anni e quasi mezzo milione al di sopra dei 55 anni.

    OpenCoesione ha analizzato i risultati al 31 Agosto 2015 delle politiche di coesione in Italia.

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  • La carta d’identità delle PMI innovative

    La carta d’identità delle PMI innovative

    Carta di identità delle PMI innovative

    Carta di identità delle pmi innovative: grazie alle misure introdotte dall’Investment Compact, nel marzo 2015, l’Italia ha visto nascere una nuova tipologia d’impresa, le PMI innovative.

    L’introduzione delle PMI innovative da parte del Governo, ha come obiettivo quello di rafforzare la competitività del tessuto produttivo nazionale e favorire la diffusione di innovazioni di tipo tecnologico in tutti i settori economici presenti nel nostro Paese.

    Secondo la Legge 33/2015, che ha convertito il DL 3/2015, possono essere definite PMI innovative quelle società di capitali, rientranti nei limiti dimensionali delle PMI, che sul territorio italiano soddisfino determinati parametri riguardanti l’innovazione tecnologica.

    La condizione fondamentale per questo tipo di società è l’iscrizione nell’apposita sezione speciale del Registro delle Imprese riservata alle PMI innovative.

    Ma quali sono i vantaggi di cui possono beneficiare queste nuove imprese?

    Pensate come lo stadio evolutivo successivo delle startup innovative, alle PMI innovative sono stati riservati molti dei benefici previsti per quest’ultime.

    Tra questi sono compresi un tipo di gestione societaria flessibile, facilitazioni nel ripianamento delle perdite, piani di incentivazione in equity, incentivi fiscali per investimenti in PMI innovative e sostegno ad hoc nel processo di internazionalizzazione da parte dell’Agenzia ICE.

    Tenendo presente la novità di questa forma imprenditoriale, il quadro di distribuzione geografica è composto ancora da pochi esemplari ma, considerati gli straordinari risultati ottenuti dalle startup innovative, non ci resta che aspettare e lasciare che le PMI innovative prendano il via, così come è accaduto per le startup innovative.

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  • Crowdfunding e social lending: sviluppo delle nuove forme di finanziamento in Italia

    Crowdfunding e social lending: sviluppo delle nuove forme di finanziamento in Italia

    Crowdfunding e social lending: nuove forme di finanziamento

    Il social lending, o peer-to-peer lending, è un prestito personale erogato da privati ad altri privati utilizzando Internet e bypassando i tradizionali canali di intermediazione finanziaria.

    “In Italia il social lending è una industry che, per quanto piccola e recente, sta cercando di trovare un proprio spazio nel mercato” – ha dichiarato Simone Capecchi, Direttore Sales & Marketing di Crif.

    Dopo la crisi finanziaria del 2008, questa tipologia di finanziamento, appartenente all’ambito del crowdfunding, è decollata, e nel 2012 ha superato il miliardo di dollari di prestiti erogati.

    Dalla ricerca commissionata da Crif a Sda Bocconi (Peer-to-peer lending: mito o realtà?), la prima in Italia dedicata a questa nuova forma di finanziamento, risulta che, nel 2014, sono state scambiate risorse per un volume complessivo pari a 11 miliardi di dollari, registrando una variazione del 140% in USA ed Europa, e del 300% in Asia (rispetto al 2013). Inoltre, si prevedono volumi triplicati per il 2015, calcolati attorno ai 34 miliardi di dollari.

    Questa ricerca, oltre ad indagare aspetti legati ai tassi d’interesse applicati a livello globale ed alla rischiosità dei prestiti erogati, ha esaminato la situazione italiana, cercando di profilare i possibili utilizzatori del social lending.

    Dall’analisi risulta che i soggetti interessati a questo canale di finanziamento si mostrano generalmente critici nei confronti del sistema bancario, pur dichiarando un livello di confidenza minimo con la banca e di non aver avuto problemi con l’intermediario di riferimento.

    Ma qual è il profilo dell’utilizzatore tipo?

    L’indagine cerca di tracciare l’identikit dei potenziali utilizzatori: uomini con un titolo di studio medio-alto, attenti alla minimizzazione dei costi del finanziamento e con una propensione al rischio più elevata. Tale soluzione alternativa, è maggiormente considerata dagli utilizzatori frequenti di Internet, attivi sui social network o sui siti di e-commerce.

    Il potenziale investitore, invece, non sarebbe influenzato dall’esperienza maturata sulla rete, ma dalle esperienze di concessione di finanziamenti realizzate in passato e dalla fiducia, nei confronti del prossimo e della propria banca, oltre che dalla propensione al rischio. Questo segmento sarebbe formato da uomini con età medio-bassa, che non rappresentano la principale fonte di reddito del nucleo familiare.

    A quanto pare, nonostante oltre i due terzi degli intervistati abbiano manifestato una propensione basso o molto bassa a ricorrere a questo modello, si hanno segnali di coinvolgimento da parte dei cluster più dinamici della popolazione.

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  • Il ruolo della finanza nella crescita delle piccole imprese

    Il ruolo della finanza nella crescita delle piccole imprese

    L’intervento di Luigi Signorini

    Il 4 novembre 2015 all’Università degli Studi di Trento il Vice Direttore Generale della Banca d’Italia Luigi Federico Signorini ha tenuto un intervento dal titolo “Sulla crescita delle piccole imprese: il ruolo della finanza”.

    L’intervento ha preso le mosse dalla constatazione delle caratteristiche peculiari della struttura del sistema produttivo italiano, che, com’è noto, è formato per la quasi totalità da micro, piccole e medie imprese.

    Nel corso degli ultimi anni, il nostro sistema industriale ha assistito a numerosi cambiamenti, dagli anni Sessanta alla globalizzazione, fino ai giorni d’oggi, in cui la digitalizzazione si sta diffondendo e sta mutando in maniera permanente tutti i processi produttivi, puntando sempre di più all’innovazione sia a livello di prodotto che di processo.

    “I vantaggi relativi della piccola e grande dimensione non sono né fissi né immutabili, quello che conta è che la struttura produttiva sia capace di reagire con prontezza ai mutamenti competitivi. In questo senso vi è una responsabilità pubblica: se ci sono freni od ostacoli all’adattamento della struttura produttiva, è bene cercare di rimuoverli”

    In Italia sono ancora troppo poche però, le imprese che intraprendono percorsi di crescita ed espansione. I fattori che inibiscono la capacità di crescita delle aziende sono molti e interconnessi tra loro. Alcuni di questi possono essere elementi come la preponderante natura familiare della proprietà, oppure il contesto istituzionale che contribuisce con gli elevati oneri burocratici, la complessità della regolamentazione e delle procedure amministrative e le inefficienze del sistema giudiziario.

    “Per le piccole e medie imprese italiane il legame tra finanza e crescita non sembra essere (principalmente) di natura quantitativa, ma qualitativa. Non è l’ammontare assoluto di risorse disponibili, ma la loro composizione a segnare la differenza”

    Secondo Signorini esistono due modi principali per incidere sul modello di finanziamento delle PMI: misure dirette a cambiare gli incentivi delle imprese e interventi sulla struttura del sistema finanziario.

    Gli incentivi delle imprese

    In Italia, dato il peso elevato dell’imposizione fiscale, la deducibilità delle spese per interessi ha sempre incentivato gli imprenditori a ricorrere al debito piuttosto che al capitale di rischio. Le maggiori aliquote fiscali contribuiscono a spiegare una parte non trascurabile – circa un quarto – dello sfavorevole divario di leverage rispetto agli altri paesi europei.

    La neutralità fiscale rispetto alle scelte di finanziamento è stato un obiettivo perseguito in modo intermittente dal legislatore italiano negli ultimi due decenni.

    Dopo i tentativi di metà anni novanta con il regime del Dual Income Tax, nel 2008 sono stati adottati limiti alla deducibilità degli interessi passivi nelle società di capitale.

    La difficoltà di trovare efficaci meccanismi per tutelare gli investitori esterni e la volontà degli imprenditori di mantenere il controllo dell’azienda nel ristretto ambito della famiglia concorrerebbero a determinare un preferenza sistematica per il ricorso al debito anziché al capitale di rischio.

    Interventi sulla struttura del sistema finanziario

    L’altra grande direttrice del cambiamento del modello di finanziamento delle PMI riguarda lo sviluppo della finanza non bancaria, ovvero nuovi mercati e nuovi finanziatori.

    Il rafforzamento dell’offerta di fondi non bancari è stato perseguito anche con l’introduzione di incentivi fiscali per gli investitori e, più di recente, con l’abbattimento di alcune barriere regolamentari che consente il coinvolgimento di nuovi attori nel finanziamento del sistema produttivo.

    …e il mercato europeo?

    In un mercato finanziario che tende verso una crescente integrazione con quello degli altri paesi europei, le politiche nazionali devono necessariamente coordinarsi con progetti comunitari.

    Quelle che le imprese tengono poco in considerazione è che, oltre ai finanziamenti privati (bancari e non), possono avvalersi di finanziamenti pubblici (nazionali ed europei).

    L’Unione Europea ha infatti stabilito 5 obiettivi strategici per il ciclo di programmazione 2014-2020 che riguardano l’occupazione, la ricerca e sviluppo, il clima e l’energia, l’istruzione, l’integrazione sociale e la riduzione della povertà.

    Per raggiungere gli obiettivi strategici di Europa 2020, l’UE mette a disposizione degli Stati Membri due tipologie di strumenti finanziari, quelli a gestione indiretta, detti anche Fondi strutturali, e quelli a gestione diretta, che comprendono i finanziamenti diretti UE (detti anche programmi tematici o programmi comunitari) e gli strumenti finanziari per l’assistenza esterna.

    Finanziamenti privati o finanziamenti pubblici?

    In definitiva, perché un’impresa dovrebbe avvalersi dei fondi pubblici al posto di quelli privati? Sicuramente perché i vantaggi derivanti dall’utilizzo di finanziamenti pubblici sono molteplici.

    I Contributi a fondo perduto possono essere utilizzati dall’impresa per realizzare investimenti o sostenere costi mediante l’erogazione di capitale del quale non è richiesta restituzione.

    I finanziamenti a tasso agevolato consentono un abbassamento del costo del credito per l’impresa che beneficia di tassi di interesse inferiori rispetto a quelli richiesti se non fosse attivato l’intervento agevolativo.

    Per la forma tecnica della Garanzia del Credito invece, il vantaggio è duplice ed impatta sia sull’impresa che sull’Istituto di credito. Per l’impresa il beneficio si riflette in una diminuzione del tasso di interesse ed in una sostanziale riduzione delle garanzie richieste.

    Per la banca invece, il beneficio è rappresentato dalla possibilità di ridurre gli accantonamenti di capitale sul finanziamento richiesto in quanto nel caso di mancato rimborso del finanziamento interviene la garanzia concessa dallo Stato o da Confidi.

    Signorini conclude affermando che “la teoria economica ci insegna che un sistema finanziario diversificato e un’equilibrata composizione delle fonti di finanziamento delle imprese possono contribuire in modo efficace alla crescita dell’economia. Le politiche pubbliche, nazionali e comunitarie, possono svolgere un ruolo fondamentale di stimolo al cambiamento, se intervengono efficacemente sulle distorsioni della regolamentazione e forniscono i corretti incentivi agli operatori del settore privato”.

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  • Riapre il bando “Disegni+2” ulteriori 20 milioni di € per le MPMI

    Riapre il bando “Disegni+2” ulteriori 20 milioni di € per le MPMI

    Avviso: per visualizzare le novità sul Bando Disegni+ 2022 clicca qui

    Il Ministero dello Sviluppo Economico ha stanziato nuove risorse per 20 milioni di euro per la riapertura del bando “Disegni+2″ che prevede la concessione di agevolazioni a favore di micro, piccole e medie imprese per la valorizzazione di disegni e modelli industriali al fine di accrescere la loro competitività sui mercati nazionale e internazionali.

    Con tale misura, che prevede l’importo di 80.000 euro per un solo disegno o modello e 120.000 per più disegni o modelli, viene agevolato l’acquisto dei servizi specialistici esterni per favorire la messa in produzione e la commercializzazione di nuovi prodotti.

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    Stanziati 20 milioni di euro per la riapertura del bando

    Chi può partecipare?

    La riapertura di questa misura riguarda le imprese che hanno già presentato la richiesta di accesso al precedente bando Disegni +2, cioè fino al 13 gennaio 2015, ma le cui domande non sono state accolte a causa dell’esaurimento dei fondi.

    Quali sono le iniziative finanziabili?

    Le agevolazioni per il bando Disegni +2 sono concesse nella forma di contributo in conto capitale in fino ad un massimo dell’80% delle spese ammissibili.

    Le agevolazioni sono finalizzate all’acquisto di servizi specialistici esterni per favorire:

    • La messa in produzione di nuovi prodotti correlati ad un disegno/modello registrato (Fase 1 Produzione).
    • La commercializzazione di un disegno/modello registrato (Fase 2 – Commercializzazione).

    L’importo massimo dell’agevolazione, per la Fase 1, è pari a 65.000 euro, mentre per la per la Fase 2 è di 15.000 euro.

    Le imprese interessate possono presentare più richieste di agevolazione aventi ad oggetto – ognuna di esse – un diverso disegno/modello registrato (singolo o multiplo) fino al raggiungimento dell’importo massimo, per impresa, di euro 120.000.

    Come si può presentare la domanda?

    Per accedere alle agevolazione è necessario compilare l’apposito form online tramite l’apposito sito di Disegni+2.

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  • Indagine del MiSE sulle PMI eccellenti

    Indagine del MiSE sulle PMI eccellenti

    Il Ministero dello Sviluppo Economico, ha svolto, nel mese di maggio 2015, un’indagine sulle “PMI eccellenti”, con la finalità di indagare su questa tipologia di imprese, per evidenziarne i principali fattori di forza e di debolezza e suggerire alcuni interventi normativi al policy maker.

    L’indagine del Mise sulle PMI eccellenti è stata svolta in una fase congiunturale estremamente interessante e che ha visto il nostro Paese è uscire ufficialmente dalla recessione. L’Italia, inoltre, è stata protagonista di un intenso processo di ristrutturazione del mercato nazionale che ha portato ad un forte ampliamento del gap già esistente, tra le imprese cosiddette perdenti e relegate ad operare esclusivamente sul mercato locale ed imprese vincenti, ovvero realtà proiettate verso mercati internazionali ed impegnate in articolate strategie di innovazione.

    L’indagine del MiSE si è rivolta solamente verso queste ultime, considerate come imprese dotate di «marcia in più» rispetto alle altre.

    Ma come si definisce una PMI “eccellente”?

    Secondo l’indagine del Mise sulle PMI eccellenti è necessario soddisfare almeno due dei seguenti :

    • aver realizzato nel triennio 2012-2014 spese in Ricerca & Sviluppo
    • avere un discreto livello di managerialità (presenza di almeno tre manager/quadri)
    • aver realizzato nel 2014 o programmato per il 2015 investimenti innovativi.

    I principali risultati dell’indagine

    Quello che emerge dall’indagine è il forte impegno della maggioranza del campione intervistato sul fronte degli investimenti, prevalentemente di carattere innovativo: questo dato è particolarmente rilevante dati i diversi anni di “sciopero degli investimenti”. Infatti poco più dell’80% delle imprese ha indicato di aver realizzato investimenti nel 2014 e di aver intenzione di realizzarli nel 2015.

    L’autofinanziamento, forma prediletta dal 65,5% delle imprese, ed un elevato indebitamento bancario – soprattutto di medio/lungo periodo – sono le modalità di finanziamento degli investimenti più utilizzati dalle PMI eccellenti.

    Solo la minima parte delle imprese fa ricorso agli strumenti di finanza innovativa (ad esempio, mini bond) e di agevolazioni pubbliche.

    A conferma di questo, solo il 42% del campione segnala di conoscere la direttiva comunitaria sull’attuazione dello Small Business Act, e in media oltre la metà (53%) non ha mai sentito parlare delle recenti misure del Governo (Aiuto alla Crescita Economica, Mini bond, Contratti di rete, agevolazioni su brevetti e marchi). Due terzi, invece, riferiscono di conoscere altre agevolazioni pubbliche, come Sabatini bis, credito di imposta e incentivi per assumere personale altamente qualificato.

    Solo l’11% delle PMI eccellenti ha fatto ricorso ad agevolazioni pubbliche (soprattutto da enti locali e regionali, molto meno dal Governo centrale), e in media dichiarano di aver riscontrato effetti positivi, anche se con intensità diverse, sulle principali variabili aziendali (in particolare su fatturato e investimenti).

    …e per il futuro?

    Come anticipato, l’indagine del MiSE, aveva come obiettivo quello di suggerire alcuni interventi di policy, tra cui ha evidenziato:

    1. La poca conoscenza delle misure agevolative a livello territoriale. È necessario che le Amministrazioni locali diffondano le informazioni necessarie alle imprese per favorire l’accesso al credito. Un secondo punto rilevante è la scarsa attenzione alla digitalizzazione delle PMI eccellenti, soprattutto riguardo all’utilizzo dei dati aziendali.
    2. La maggior parte delle PMI (circa l’80%), probabilmente a causa dell’alto contenuto tecnologico ed innovativo della loro attività, operano in autonomia. Bisognerebbe quindi implementare gli strumenti di cooperazione, come ad esempio il contratto di rete, per favorire la sinergia tra le imprese.
    3. Nonostante la recente misura del Patent Box, che rende fiscalmente esenti una parte dei redditi derivanti dalla realizzazione di brevetti e marchi, la quota di imprese eccellenti che, nel triennio 2012-2014, ha realizzato investimenti in questo ambito, rimane sempre molto modesta.
    4. Infine si sono evidenziati i due problemi più comuni delle PMI italiane, l’elevata età degli imprenditori, per la quale appare sempre più necessario affrontare il problema del ricambio generazionale, e la diversità di performance tra la piccola e la media impresa eccellente. Queste ultime infatti mostrano dei risultati, sia in termini congiunturali che di strategie, migliori rispetto alle piccole imprese. E’ quindi necessario implementare delle misure in grado di aumentare la dimensione media delle imprese italiane.

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  • PNRR, Missione 4: Istruzione e ricerca

    PNRR, Missione 4: Istruzione e ricerca

    Ecco come il PNRR incentiva Ricerca e Sviluppo per il mondo dell’imprenditoria. Preparati a cogliere le opportunità offerte dal PNRR Missione 4!

    Hai sentito parlare ovunque del PNRR, ma non sai quali opportunità offrirà alle PMI? Sei nel posto giusto!

    Prima di scoprire i principali incentivi destinati alle aziende, rispondiamo a una domanda: cos’è il PNRR?

    Si tratta del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, il programma di riforme presentato dall’Italia e dagli altri paesi dell’Unione Europea per accedere alle risorse economiche del Next Generation EU.

    È fondamentale, perché stabilisce come e dove saranno investiti, da qui fino al 2026, tutti gli aiuti economici che arriveranno dall’Europa.

    Tutte le misure coinvolgeranno aziende italiane, startup e PA attraverso il sostegno agli investimenti. È un’occasione straordinaria, e le nostre PMI dovranno saper sfruttare al meglio tutti i vantaggi.

    In questo articolo scopriremo la Missione 4, ovvero l’ambito del PNRR dedicato a Istruzione e ricerca.

    Continua a leggere e scopri tutte le opportunità per la tua impresa!

    Quante risorse sono previste?

    Non ci sorprenderà sapere che le risorse previste per Istruzione e ricerca ammontano a 30,88 miliardi di euro. Come le altre Missioni, anche la quarta ripartisce incentivi e investimenti in distinte aree di intervento:

    1. Potenziamento dell’offerta dei servizi di istruzione: dagli asili nido alle università (€19,44 mld)
    2. Dalla ricerca all’impresa (€11,44 mld)

     

    Si classifica come la terza Missione del PNRR per numero di risorse: ma chi potrà beneficiarne?

    Quali sono le opportunità per le PMI?

    Iniziamo con le opportunità più interessanti per le imprese parlando del Fondo per il Programma Nazionale Ricerca (PNR), il fondo previsto dal Piano Nazionale le cui aree di intervento riflettono i sei cluster del Programma quadro europeo di ricerca e innovazione 2021-2027 (salute; cultura umanistica, creatività, trasformazioni sociali, una società dell’inclusione; sicurezza per i sistemi sociali; digitale, industria, aerospaziale; clima, energia, mobilità sostenibile; prodotti alimentari, bioeconomia, risorse naturali, agricoltura, ambiente).

    Sono previsti anche incentivi per finanziare fino a un massimo di 15 programmi di ricerca e innovazione, realizzati da partenariati allargati a Università, centri di ricerca e imprese.

    I programmi verranno selezionati sulla base della rispondenza a tre criteri:

    1. adesione agli obiettivi e alle priorità del PNR;
    2. livello di TRL e di SRL (Technology/Society Readiness Level)
    3. coerenza con i programmi europei (come, ad esempio, il programma KIC promosso dall’EIT).

    L’investimento medio in ogni programma sarà circa di 100 milioni di euro, con un contributo per ogni progetto parte del programma di importo compreso tra 5 e 20 milioni di euro e un contributo per l’assunzione di ricercatori a tempo determinato.

    È previsto anche il finanziamento della creazione di centri di ricerca nazionale, selezionati con procedure competitive, che siano in grado di raggiungere, attraverso la collaborazione di Università, centri di ricerca e imprese, una soglia critica di capacità di ricerca e innovazione. La selezione dovrebbe avvenire con appositi bandi, il primo dei quali verrà emanato entro l’inizio del 2022.

    La Missione 4 supporterà la creazione e il rafforzamento di “ecosistemi dell’innovazione”, attraverso il finanziamento di progetti finalizzati a ridurre il mismatch tra competenze richieste dalle imprese e competenze fornite dalle università e a sviluppare attività di ricerca condotte e/o infrastrutture di ricerca realizzate congiuntamente dalle Università e dalle imprese, in particolare le PMI.

    Per sostenere progetti di ricerca, sviluppo e innovazione, individuati con specifici bandi per la partecipazione ai partenariati per la ricerca e l’innovazione (European Partnerships), c’è l’investimento “Paternariati – Horizon Europe”. La misura è destinata alle imprese (di qualsiasi dimensione) e Centri di ricerca. Le stime prevedono una considerevole partecipazione da parte del mondo imprenditoriale (+194 imprese coinvolte) e un conseguente aumento degli investimenti privati in R&S per un target da raggiungere al 2026 pari a 286 milioni di euro.

    Altri incentivi interessanti

    Rientra tra gli interventi a sostegno delle PMI l’intervento previsto dal PNRR che vuole aumentare i servizi tecnologici avanzati a beneficio delle aziende focalizzandosi su tecnologie e specializzazioni produttive di punta. Come? Attraverso il sostegno di una rete di 60 centri (Centri di Competenza, Digital Innovation Hub, Punti di Innovazione Digitale) incaricati dello sviluppo progettualità, dell’erogazione alle imprese di servizi tecnologici avanzati e servizi innovativi e qualificanti di trasferimento tecnologico.

    Non possiamo, infine, tralasciare una misura che riguarda da vicino le startup. È un intervento che integra le Risorse del fondo Nazionale Innovazione, lo strumento gestito da Cassa Depositi e Prestiti per sostenere lo sviluppo del Venture Capital in Italia.

    Grazie a questa iniziativa, sarà possibile ampliare la platea di imprese innovative beneficiarie del Fondo, finanziando investimenti privati in grado di generare impatti positivi e valore aggiunto sia nel campo della ricerca sia sull’economia nazionale. L’investimento consentirà di sostenere 250 piccole e medie imprese innovative con investimenti per 700 milioni di euro.

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  • Nuove Imprese a Tasso Zero. 150 milioni di euro per donne e giovani

    Nuove Imprese a Tasso Zero. 150 milioni di euro per donne e giovani

    Disponibili altri 100 milioni di euro su Nuove Imprese a Tasso Zero

    Attenzione
    A seguito dell’imminente esaurimento delle risorse finanziarie, Invitalia e il MISE hanno comunicato la chiusura dello sportello per la presentazione delle domande relative alla misura agevolativa ON – Oltre Nuove Imprese a Tasso Zero a partire dalle ore 12.00 di lunedì 15 novembre 2021

    Con questo rifinanziamento, dovuto a risorse liberate dal PON Sviluppo imprenditoriale locale 2000-2006, arrivano in tutto a 150 milioni di euro per il bando Nuove Imprese a Tasso Zero le risorse disponili sulla misura per tutto il territorio nazionale.

    È partito il conto alla rovescia per partecipare al nuovo bando promosso da Invitalia dedicato a donne e giovani under 35 che vogliono avviare una micro o piccola impresa.

    Il bando “Nuove imprese a tasso zero” sostituisce il Titolo I del decreto legislativo 185/2000 “autoimprenditorialità”.

    Chi può partecipare?

    Possono partecipare le imprese costituite in prevalenza da donne o da giovani tra i 18 e i 35 anni, organizzate sotto forma di società e costituite da non più di 12 mesi dalla data di presentazione della domanda.

    Anche le persone fisiche possono richiedere i finanziamenti, a patto che si costituiscano sotto forma di società entro 45 giorni dall’eventuale ammissione alle agevolazioni.

    Quali sono le iniziative finanziabili?

    Sono finanziabili le iniziative per:

    • produzione di beni nei settori industria, artigianato e trasformazione dei prodotti agricoli
    • fornitura di servizi alle imprese e alle persone
    • commercio di beni e servizi
    • turismo

     

    Le attività turistico-culturali e l’innovazione sociale sono considerati di particolare rilevanza.

    Quale tipologia di agevolazione è prevista?

    L’agevolazione prevede un finanziamento agevolato a tasso zero ed è concessa nei limiti del Regolamento De Minimis. Ha una durata massima di 8 anni e può coprire fino al 75% delle spese totali.

    Le imprese devono comunque garantire la restante copertura finanziaria.

    Da quando si può presentare la domanda?

    La domanda può essere inviata dal 13 gennaio 2016 esclusivamente online, dal sito di Invitalia. Le modalità di presentazione, i dettagli sugli incentivi e i criteri di valutazione sono descritti nella Circolare del Ministero dello Sviluppo Economico del 9 ottobre 2015.

    Il bando è a sportello e le richieste di finanziamento saranno esaminate in base all’ordine di presentazione. Dopo la verifica formale, è prevista una valutazione di merito che comprende anche un colloquio con gli esperti di Invitalia.

    Se vuoi altre informazioni, leggi il nostro approfondimento su come compilare la domanda per Nuove Imprese a tasso zero.

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