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Autore: gabriele@cloudfactory.it

  • Credito d’imposta Mezzogiorno – incentivi per le imprese del Sud

    Credito d’imposta Mezzogiorno – incentivi per le imprese del Sud

    Il Programma Operativo Nazionale “Imprese e competitività” 2014-2020 FESR assegna 123 milioni di euro alle imprese con sede nelle regioni del Mezzogiorno , che desiderano investire in beni strumentali.

    Il Programma Operativo Nazionale “Imprese e competitività” 2014-2020 FESR assegna 163 Milioni di euro allo strumento del credito d’imposta Mezzogiorno, per le PMI italiane che desiderano investire in beni strumentali.

    Di questi, ben 123 milioni sono assegnati alle imprese con sede nelle regioni del Mezzogiorno.

    Come utilizzare il credito d’imposta Mezzogiorno

    Secondo quanto previsto dalla Legge di Stabilità 2016, dal 1° gennaio 2016 e fino al 31 dicembre 2019, le aziende con sede nelle regioni del Mezzogiorno potranno usufruire di un credito di imposta per l’acquisto di beni strumentali nuovi, da destinare alle proprie unità produttive.

    La misura in base all’articolo 1, comma 171, della legge n. 178/2020, si applica fino al 31 dicembre 2022.

    Qualche esempio delle spese che godranno di questo sgravio? Rientrano in questa definizione gli investimenti per l’acquisto di impianti, macchinari, arredi, strumentazione, attrezzature informatiche e licenze software. Sono gli investimenti che l’azienda utilizza per il suo funzionamento.

    Chi potrà beneficiare dell’agevolazione?

    Il Ministero tiene a sottolineare che il Decreto, in cui si definiscono i criteri di concessione del credito d’imposta, è destinato esclusivamente alle imprese ricadenti nell’ambito di ammissibilità del PON I&C.

    I beneficiari saranno quindi le Piccole e Medie imprese, le quali dovranno aver avuto, da parte dell’Agenzia delle Entrate, l’approvazione a poter usufruire del credito d’imposta in questione.

    Sono escluse dal beneficio le imprese che rientrano nel settore economico incluso nella sezione A della Classificazione Ateco, ovvero le imprese operanti nel settore dell’agricoltura, della caccia e della silvicultura.

    Inoltre, come specificato sul sito dell’Agenzia delle Entrate: ” l’agevolazione non si applica ai soggetti che operano nei settori dell’industria siderurgica, carbonifera, della costruzione navale, delle fibre sintetiche, dei trasporti e delle relative infrastrutture, della produzione e della distribuzione di energia e delle infrastrutture energetiche, nonché ai settori creditizio, finanziario e assicurativo“.

    Sono escluse anche le imprese in difficoltà.

    Quali caratteristiche dovranno avere gli investimenti?

    Saranno coperti gli investimenti in beni strumentali che abbiano le seguenti caratteristiche:

    • il bene acquistato deve essere rigorosamente nuovo;
    • l’ammontare dell’investimento deve essere pari o superiore a 500 mila euro;
    • l’investimento dovrà essere localizzato nelle regioni meno sviluppate o in transizione.

    Quali sono le novità sul credito d’imposta per il Mezzogiorno?

    La legge n. 18 del 27 febbraio 2017, ha modificato la disciplina del credito d’imposta ampliando gli ambiti di applicazione, le aliquote, e l’ammontare massimo delle spese agevolabili. L’Agenzia delle Entrate ha dato alcuni chiarimenti in merito, con la Circolare n. 12/E del 13 aprile 2017.

    Prima di elencare le novità introdotte dalla legge 18/2017, è importante tenere a mente che, in linea generale:

    • per gli investimenti effettuati prima del 1° marzo 2017 si applica la disciplina previgente;
    • per gli acquisti effettuati dopo il primo marzo, si applica la nuova normativa.
      Le principali modifiche, in sintesi, prevedono quanto segue.

    Estensione dell’agevolazione all’intero territorio della Sardegna

    Con la precedente normativa, nelle regioni Sardegna, Molise ed Abruzzo, l’agevolazioni fiscale poteva essere utilizzata soltanto in alcune zone o alcuni comuni della regione, ossia quelle “ammissibili alle deroghe previste dall’art. 107, paragrafo 3, lettera c) del TFUE”.

    Le modifiche introdotte a marzo 2017, la Sardegna è stata inserita nell’altro gruppo di regioni del Mezzogiorno, ossia quelle “ammissibili alle deroghe previste dall’art. 107, paragrafo 3, lettera a) del TFUE”. In questo secondo caso, risulta agevolato l’intero territorio regionale.

    Aumento delle aliquote del credito d’imposta

    La normativa previgente prevedeva un credito d’imposta nella misura massima del:

    • 20% per le piccole imprese
    • 15 % per le medie imprese
    • 10 % per le grandi imprese.

     

    Con l’applicazione del nuovo modello, invece, sono state aumentate le aliquote per tutti i tipi di impresa, che dal primo marzo raggiungono la misura massima del:

    • 45 % per le piccole imprese
    • 35 % per le medie imprese
    • 25 % per le grandi imprese.

    Aumento dell’ammontare massimo delle spese agevolabili

    Rispetto a quanto precedentemente stabilito, il limite massimo dei costi ammissibili per ciascun progetto d’investimento sale da 1.5 milioni di euro a 3 milioni di euro per le piccole imprese, e da 5 a 10 milioni di euro per le medie imprese.

    Per le grandi imprese, invece, rimane invariata la soglia dei 15 milioni di euro.

    Inoltre, la determinazione del credito d’imposta sarà effettuata sulla base del costo complessivo dei beni acquisiti, e non più al netto degli ammortamenti fiscali dedotti nel periodo d’imposta.

    Possibilità di cumulo con gli aiuti De Minimis

    La nuova disciplina prevede che il credito d’imposta sia cumulabile con gli aiuti De Minimis e con altri aiuti di Stato che abbiano ad oggetto gli stessi costi ammessi a beneficio.

    Di conseguenza, per garantire il rispetto del limite dell’intensità d’aiuto, previsto dal Regolamento De Minimis, bisognerà indicare le altre agevolazioni richieste ed eventualmente ottenute per coprire gli stessi costi, in modo da ridurre il credito richiesto nei limiti della misura massima consentita.

    Non pensi che sia un’ottima opportunità? Se anche te hai bisogno di fare grandi investimenti e ti trovi nelle regioni del Sud, approfittane!

     

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  • Temporary Manager Simest: il Temporary Export Manager per l’internazionalizzazione

    Temporary Manager Simest: il Temporary Export Manager per l’internazionalizzazione

    Cos’è l’attività di Temporary Manger e a cosa serve?

    Il Temporary Manager (o TEM – Temporary Export Manager) è una figura chiave per le imprese che vogliono rafforzare la propria presenza sui mercati esteri.

    Il finanziamento agevolato SIMEST, parte del Fondo 394/81, sostiene l’inserimento temporaneo di queste figure professionali altamente specializzate (temporary manager), e quindi l’inserimento temporaneo nell’impresa di un temporary manager, per realizzare progetti di internazionalizzazione, innovazione digitale, tecnologica o ecologica. Questo tipo di intervento rappresenta una tipica declinazione del temporary management, una soluzione intermedia che consente di ridurre al minimo le tempistiche operative per l’avvio di nuovi progetti.

    Con la nuova Circolare n. 8/394/2023, aggiornata a dicembre 2023 e operativa da marzo 2024, SIMEST ha introdotto novità importanti: aumento delle aree geografiche prioritarie, maggiore flessibilità nelle spese, semplificazione delle condizioni di accesso, ed estensione dei benefici anche a imprese non PMI in specifici casi. 

    A cosa serve ottenere un finanziamento per inserire un Temporary Manager

    L’obiettivo del finanziamento è supportare le imprese italiane nei processi di espansione estera, attraverso un affiancamento con temporary manager esperti. Il temporary manager viene messo a disposizione da una società di servizi qualificata e lavora all’interno dell’impresa per almeno 6 mesi.

    Questa forma di gestione temporanea consente all’impresa di beneficiare di competenze manageriali esistenti, accrescendone le competenze manageriali e garantendo un vantaggio competitivo nei mercati internazionali.

    Le attività finanziabili riguardano:

    • L’esportazione verso nuovi mercati (export);
    • La digitalizzazione dei processi aziendali;
    • L’innovazione ecologica e tecnologica;
    • Il miglioramento organizzativo;
    • L’acquisizione di certificazioni internazionali o marchi.

    Chi può accedere al bando per il Temporary Management

    Possono richiedere il finanziamento:

    • Micro, Piccole e Medie Imprese;
    • Altre imprese se in possesso dei requisiti specifici;
    • Imprese con sede legale e operativa in Italia;
    • Imprese in possesso di almeno due bilanci approvati o, in assenza, con documentazione contabile equivalente.

    Requisiti aggiuntivi:

    • Essere in regola con DURC, normativa ambientale e obblighi fiscali;
    • Non operare in settori esclusi (banche, assicurazioni, pesca, ecc.);
    • Non avere procedure concorsuali o situazioni di crisi e garantire la gestione di un’impresa stabile;
    • Non essere state destinatarie di revoche da parte di SIMEST.

    Quanto si può ottenere con il bando Temporary Manager

    L’importo finanziabile va da 10.000 a 500.000 euro, nel limite del 20% dei ricavi medi degli ultimi due bilanci, per la realizzazione di progetti innovativi.

    Il finanziamento si compone di:

    • Una quota di prestito a tasso agevolato (tra 10%, 50% o 80% del tasso UE);
    • Un contributo a fondo perduto fino al 10% (massimo 100.000 euro), che può arrivare al 20% per le imprese del Sud o per progetti in Africa e America Latina.

    Quali sono le spese ammissibili e cosa finanzia il bando per il Temporary Management

    Le spese finanziabili sono suddivise in:

    Spese obbligatorie (minimo 60%):

    • Compenso e costi per il Temporary Manager, come da contratto stipulato con società di servizi esterna, per l’inserimento di un temporary manager a tempo nell’impresa. Si tratta di una figura spesso scelta anche in alternativa al manager a tempo pieno, per incarichi di medio termine (tipicamente 18-36 mesi).

    Spese accessorie (massimo 40%):

    • Attività di marketing e promozione;
    • Viaggi, fiere, eventi, soggiorni partner esteri;
    • Digitalizzazione e innovazione gestionale;
    • Adeguamenti organizzativi, certificazioni, marchi;
    • Consulenze per l’applicazione del progetto;
    • Spese legali per apertura filiali all’estero;
    • Costi di formazione del personale e interventi operativi su alcune funzioni aziendali.

    Come presentare domanda per il Temporary Manager

    La domanda si presenta esclusivamente online attraverso il Portale dedicato.

    Documenti da preparare:

    • Contratto con la società di servizi e dettagli sull’attività del temporary manager;
    • Bilanci o documenti contabili alternativi;
    • Documento sul rispetto della normativa ambientale;
    • Documento sui poteri del legale rappresentante;
    • Richiesta del CUP e apertura conto corrente dedicato.

    Modalità di erogazione e rendicontazione delle spese

    L’erogazione avviene in due tranche:

    • 25% anticipato a contratto firmato e condizioni rispettate;
    • 75% a saldo dopo la rendicontazione delle spese, da completarsi entro 4 mesi dalla fine del progetto.

     

    Linee guida per la Rendicontazione:

    • Le spese devono essere pagate tramite il conto dedicato;
    • Tutti i documenti (fatture, bonifici) devono riportare il CUP;
    • Devono essere accompagnati da dichiarazioni di fornitura, evidenze e relazioni finali.

     

    Quando viene erogato il fondo perduto

    Il contributo a fondo perduto viene concesso solo se, alla data di prima erogazione, l’impresa rispetta almeno uno dei seguenti criteri:

    • Sede operativa nel Sud Italia;
    • Impresa femminile o giovanile;
    • PMI innovativa;
    • Possesso di certificazioni ISO ambientali/sociali;
    • Export >20% del fatturato;
    • Interesse diretto o indiretto nei Balcani o paesi in Africa o America Latina.

    In mancanza dei requisiti, la parte a fondo perduto viene revocata ma rimane il prestito agevolato.

     

    Garanzie richieste e casi di esenzione

    La garanzia dipende dallo scoring MCC (da 1 a 9):

    • Le imprese con scoring 1 o 2 non devono prestare garanzie;
    • Le altre devono offrire garanzie crescenti (fino al 40%).

     

    Sono esentate dalle garanzie anche:

    • PMI innovative;
    • Imprese nei Balcani, Africa o America Latina;
    • Imprese colpite da alluvioni (fino al 31/12/2024).

    Novità 2024–2025: Africa e America Latina tra i paesi prioritari

    Dal 2024, le imprese che realizzano progetti in Africa o America Latina hanno:

    • Fondo perduto fino al 20%;
    • Esenzione da garanzie;
    • Priorità in graduatoria.

     

    Queste novità si affiancano a quelle già attive per le imprese del Sud e per progetti nei Balcani Occidentali. L’attività nei contesti internazionali, specialmente in paesi extra-UE, rappresenta un supporto flessibile e concreto all’internazionalizzare.

    Vantaggi del Temporary Manager con elevata esperienza

    • Inserimento di un temporary manager, cioè un esperto a tempo altamente qualificato;
    • Accesso a nuovi mercati esteri;
    • Progetti green e digitali con cofinanziamento pubblico;
    • Ottimizzazione dell’organizzazione interna attraverso l’inserimento di top direttori;
    • Formazione del personale;
    • Miglioramento della reputazione internazionale;
    • Capacità di gestione e capacità di gestire lo stress nelle fasi di riassestamento o sviluppo di nuovi business.

    Il dirigente ad interim può rappresentare una leva fondamentale per garantire continuità all’organizzazione.

    Diverse realtà aziendali, tra cui aziende di piccole dimensioni, si affidano oggi a società di temporary management per integrare temporaneamente alcune funzioni critiche, anche in ambiti come la finanza e controllo o il senior project management.

    Figure come il fractional manager o l’executive manager rappresentano opzioni efficaci per affiancare il manager o sostituire il manager con incarico a tempo determinato, con la possibilità di riattivare rapidamente strategie aziendali condivise e obiettivi concordati.

    Come combinare il bando Temporary Manager con altre agevolazioni SIMEST

    Il bando è cumulabile (entro i limiti del “de minimis”) con altre iniziative per l’internazionalizzazione:

    • Finanziamenti SIMEST per fiere e mostre;
    • Finanziamento per e-commerce estero;
    • Studi di fattibilità;
    • Inserimento in mercati extra UE;
    • Transizione digitale ed ecologica per progetti di innovazione tecnologica.

     

    Combinare più misure consente di amplificare l’impatto strategico del progetto di internazionalizzazione.

    Perché richiedere subito il finanziamento per Temporary Manager 

    Perché richiedere richiedere subito il finanziamento per Temporary Manager

    Con un tasso agevolato tra i più bassi in Europa, una quota a fondo perduto fino al 20% e spese flessibili, il bando Temporary Manager SIMEST rappresenta un’occasione concreta per fare il salto di qualità sui mercati internazionali attraverso l’inserimento di un direttore temporaneo.

    I fondi sono disponibili fino a esaurimento, con riserve specifiche per Sud Italia e aree prioritarie.

    La partecipazione al bando può rappresentare un acceleratore decisivo per portare competenze dirigenziali in azienda, con una copertura pubblica che riduce costi e rischi e può aiutare a garantire continuità in contesti di cambiamento.

    L’approccio dirigenziale e gestionale proposto dal fractional o dall’interim consente alle imprese di inserire una figura professionale ad interim anche solo per lo stesso periodo di tempo utile a completare un progetto di sviluppo aziendale ben definito.

    Concentrati sul tuo business, a trovare il bando giusto per te ci pensiamo noi!

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  • Le agevolazioni fiscali per chi investe in una startup o PMI innovativa

    Le agevolazioni fiscali per chi investe in una startup o PMI innovativa

    Scopri le agevolazioni fiscali per chi investe in startup innovative, nuove opportunità per coloro i quali vogliono investire!

    Cos’è una Startup Innovativa?

    Una delle prime domande che ci si potrebbe porre, nel momento in cui si affronta questo argomento, è proprio cos’è una startup innovativa e come viene disciplinata dal nostro ordinamento?

    Per quanto riguarda la prima domanda occorre prendere in considerazione il D.L. Crescita 2.0 (179/2012) e le successive modifiche che permettono di conoscere sia la definizione di ‘start-up innovativa’ fatta propria dal legislatore, sia i requisiti indispensabili per costituirne una startup innovativa, secondo un’apposita procedura semplificata.

    Per riassumere, potremmo definire una startup innovativa come una impresa giovane, ad alto contenuto tecnologico, con forti potenzialità di crescita e rappresenta per questo uno dei punti chiave della politica industriale italiana.

    Nel 2012, il D.L. 179/2012 ha introdotto alcune misure specifiche a sostegno di tale tipologia di impresa per supportarle durante il loro ciclo di vita (nascita, crescita, maturità).

    Con questo pacchetto, oltre a sviluppare un ecosistema dell’innovazione dinamico e competitivo, si vogliono creare nuove opportunità per fare impresa e incoraggiare l’occupazione, si intende promuovere una strategia di crescita sostenibile a carattere innovativo.

    E’ evidente come nella definizione data sia fondamentale capire esattamente che cosa si intende per ‘innovativa’, o meglio cosa sia l’innovazione, che non si configura semplicemente nell’essere ‘una nuova società’.

    L’innovazione infatti si sostanzia nell’introduzione nel mercato di un prodotto/servizio nuovo, o significativamente migliorato, capace di rispondere a un bisogno o di avere un impatto positivo ed essere riconosciuto come un ‘progresso’.

    L’innovazione infatti può anche riguardare l’introduzione di nuovi processi, tecniche, organizzazione del lavoro, che abbattono i costi di produzione o aprono nuovi mercati.

    Si pensi semplicemente alla cosiddetta Industria 4.0: in essa si sta riversando e trova applicazione un enorme quantità di innovazione, poiché riguarda prodotti (ad es: nuovi macchinari, robotica, software); servizi (cloud computing, sistemi gestionali); processi e organizzazione del lavoro che dovranno essere ripensati in relazione a un nuovo modello produttivo e che possono essere ottimizzati grazie all’uso di apposito software.

    Le imprese in possesso dei requisiti possono accedere allo status di startup innovativa tramite autocertificazione sottoscritta dal legale rappresentante e godere delle agevolazioni registrandosi nella sezione speciale dedicata del Registro delle Imprese presso la Camera di Commercio della propria provincia.

    Quali sono i requisiti di una startup innovativa?

    Ai sensi della normativa di riferimento (DL 179/2012, art. 25, comma 2) una startup innovativa è una società di capitali, costituita anche in forma cooperativa, che rispetti i seguenti requisiti oggettivi:

    • è un’impresa nuova o costituita da non più di 5 anni
    • ha residenza in Italia, o in un altro Paese dello Spazio Economico Europeo ma con sede produttiva o filiale in Italia
    • ha fatturato annuo inferiore a 5 milioni di euro
    • non è quotata in un mercato regolamentato o in una piattaforma multilaterale di negoziazione
    • non distribuisce e non ha distribuito utili
    • ha come oggetto sociale esclusivo o prevalente lo sviluppo, la produzione e la commercializzazione di un prodotto o servizio ad alto valore tecnologico
    • non è risultato di fusione, scissione o cessione di ramo d’azienda

     

    Infine, una startup è innovativa se rispetta almeno 1 dei seguenti 3 requisiti soggettivi:

    • sostiene spese in R&S e innovazione pari ad almeno il 15% del maggiore valore tra fatturato e costo della produzione;
    • impiega personale altamente qualificato (almeno 1/3 dottori di ricerca, dottorandi o ricercatori, oppure almeno 2/3 con laurea magistrale);
    • è titolare, depositaria o licenziataria di almeno un brevetto o titolare di un software registrato.

    Come si può possibile investire in startup e PMI innovative?

    Esistono diverso modi per poter investire in una startup o PMI innovative e variano in funzione del soggetto specifico che intende effettuare l’investimento.

    Vediamo insieme quali sono le più famose forme di investimento e le novità degli ultimi anni.

    Investimenti in Startup o PMI Innovative effettuati tramite OICR o società di capitali

    Come definito dall’articolo 1, comma 2, lettera e) del decreto del Ministero dell’economia e delle finanze del 30 gennaio 2014, per Organismi di Investimento Collettivo del Risparmio (OICR) che investono prevalentemente in startup innovative si intendono quegli organismi di investimento collettivo del risparmio che, al termine del periodo di imposta in corso al 31 dicembre dell’anno in cui è effettuato l’investimento agevolato, detengono azioni o quote di startup o PMi innovative di valore almeno pari al 70% del valore complessivo degli investimenti in strumenti finanziari risultanti dal rendiconto di gestione o dal bilancio chiuso nel corso dell’anzidetto periodo di imposta.

    Questi Organismi sono una novità assoluta nel panorama del risparmio gestito italiano in quanto investono in strumenti finanziari non quotati: le Startup e le PMI innovative.

    Per poter beneficiare del vantaggio fiscale, deve essere rilasciata all’investitore apposita documentazione comprovante lo status di OICR con investimento prevalente in Startup e PMI innovative.

    L’equity crowdfunding

    Partecipando a una campagna di equity crowdfunding non stai acquistando un prodotto finanziario tradizionale, ma stai facendo un investimento che riguarda l’economia reale e in particolare lo sviluppo di un’impresa innovativa: si tratta quindi di un investimento ad alto rischio.

    L’impresa potrebbe non avere successo o comunque non produrre utili nell’immediato, per questo motivo devi tenere presente che:

    • potresti perdere l’intera cifra investita
    • aspetterai a lungo prima di avere un ritorno sul tuo investimento, soprattutto nel caso delle startup innovative per cui è fatto divieto di distribuzione degli utili fino a quando rimangono iscritte nel registro speciale presso la Camera di Commercio fino ad un massimo di 5 anni di attività

    Che tipo di investimento è l’equity crowdfunding?

    L’equity crowdfunding è un investimento a lungo termine che avrà successo solo se le imprese che hai finanziato riusciranno a sviluppare il loro business e a renderlo profittevole.

    In tal caso puoi trarre beneficio dal tuo investimento in diversi modi.

    Se hai investito in una startup innovativa, una volta cancellata la società dal registro speciale fino ad un massimo di 5 anni dalla costituzione della startup potrai partecipare alla divisione degli utili.

    Se hai investito in una PMI, invece, gli utili potranno essere divisi fin da subito.

    In entrambi i casi, se l’impresa viene acquistata potrai decidere di vendere la tua quota.

    Inoltre, puoi rivendere la tua quota in qualsiasi momento a un altro investitore privato.

    Quali sono i benefici fiscali derivanti da questo investimento?

    Dal 1° Gennaio 2017, con l’entrata in vigore della Legge di Bilancio 2017, sono aumentate ulteriormente le agevolazioni fiscali a favore degli investitori.

    Per le persone fisiche: detrazione IRPEF pari al 30% dell’importo investito in startup innovative o PMI innovative. Investimento massimo detraibile per periodo d’imposta: € 1.000.000.

    Per le persone giuridiche: hanno diritto a dedurre dal reddito imponibile un importo pari al 30% dell’importo investito in startup innovative o PMI innovative. L’investimento massimo deducibile per periodo d’imposta è di € 1.800.000.

    Mantenimento e decadenza delle agevolazioni fiscali per chi investe in startup o PMI innovative

    Le condizioni per beneficiare delle agevolazioni sono in parte diverse in caso di startup e di PMI innovativa.

    Esiste tuttavia una condizione generale valida per entrambe: il mantenimento dell’investimento per almeno tre anni e la decadenza dal beneficio in caso di perdita dei requisiti innovativi.

    Come anticipato ci sono ulteriori specifici criteri ai quali prestare attenzione:

    • la società se è una Startup innovativa non deve perdere uno dei requisiti previsti dall’articolo 25, comma 2, del Dl 179/2012, se invece è una PMI innovativa non perda di uno dei requisiti previsti dall’articolo 4, comma 1, del Dl 3/2015;
    • la quota di capitale acquisita non deve essere ceduta a titolo oneroso;
    • il socio investitore non deve recedere o non deve essere escluso dalla società;
    • la riduzione di capitale nonché la ripartizione di riserve o altri fondi costituiti con sovrapprezzi di emissione delle azioni o quote delle Startup o delle PMI innovative o delle altre società che investono prevalentemente in Start-up o PMI innovative e le cui azioni non sono quotate su un mercato regolamentato o su un sistema.

    Qual è la documentazione da compilare per usufruire delle agevolazioni?

    La tipologia di documentazione da compilare per usufruire delle agevolazioni varia in funzione del soggetto che ha effettuato l’investimento.

    Vi sono inoltre una serie di documenti che gli investitori devono obbligatoriamente ricevere per poter usufruire delle agevolazioni fiscali.

    La dichiarazione dei redditi per persone fisiche (Modelllo Redditi PF 2020)

    E’ importante precisare che tutte le persone fisiche che hanno investito in startup nell’anno 2019 non potranno compilare il modello 730 (normalmente compilato da dipendenti e pensionati), ma sono obbligate a compilare il modello Unico PF 2020 come da circolare dell’Agenzia delle Entrate n. 26/E/2015 (compilato da chi ha la partita IVA o da persone che hanno redditi di varia natura).

    Per usufruire dell’agevolazione, andrà quindi compilato all’interno del Modello Unico PF 2020 il rigo RP 80– “Detrazioni per investimenti in Start up” presente nel Quadro RP, Sezione VI.

    La dichiarazione dei redditi per società

    Le società di capitali, essendo soggetti IRES, hanno l’obbligo di compilare il modello redditi SC.

    Per cui, le società che hanno effettuato nel 2019 investimenti in startup/PMI innovative dovranno, compilare gli importi nel quadro RS, molto simile al quadro RP 80 compilato dalle persone fisiche.

    Documentazione necessaria per usufruire delle agevolazioni fiscali

    Per poter beneficiare delle agevolazioni fiscali, gli investitori devono ricevere:

    • Certificazione rilasciata dalla Startup o PMI innovativa che attesti: di non avere superato il limite di 15 milioni di euro ovvero, se superato, l’importo per il quale spetta la deduzione o detrazione. La certificazione deve essere rilasciata entro 60 giorni dal conferimento
    • Copia del piano d’investimento della Start-up o PMI innovativa, contenente informazioni dettagliate sull’oggetto dell’attività prevista, sui relativi prodotti e sull’andamento (previsto o attuale) di vendite e profitti. Se l’investimento viene fatto mediante OICR o in altre società che investono prevalentemente in startup innovative, tali soggetti rilasciano, su richiesta dell’investitore, una certificazione in cui attestano che il 70% dei loro investimenti viene effettuato in startup innovative e certificano l’entità dell’investimento agevolabile. Se nell’anno di competenza non si è potuto usufruire dell’agevolazione fiscale, in quanto, ad esempio il diretto interessato non aveva imposte da pagare, vi è la possibilità di riportare l’agevolazione negli anni successivi fino ad un massimo di 3 anni, ma non oltre il terzo.

    Concentrati sul tuo business, a trovare il bando giusto per te ci pensiamo noi!

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  • Bonus contributo a fondo perduto: il nuovo incentivo dell’Agenzia delle Entrate

    Bonus contributo a fondo perduto: il nuovo incentivo dell’Agenzia delle Entrate

    Avviso: dal 24 agosto 2020 non è più possibile presentare domanda. Se vuoi rimanere aggiornato sulle novità della finanza agevolata clicca qui!

    Dal 15 giugno le imprese che hanno avuto un calo di fatturato possono richiedere il bonus contributo a fondo perduto.

    L’ Agenzia delle Entrate ha messo online la guida con tutte le istruzioni per richiedere accesso alle risorse previste dal decreto Rilancio a favore delle imprese e delle partite Iva colpite dalla crisi emergenziale post Covid -19.

    Il contributo a fondo perduto si configura dunque come una somma di denaro che verrà corrisposta direttamente dall’Agenzia delle Entrate, in seguito alla presentazione dell’istanza, inviata in via telematica da imprese e titolari di partita iva.

    Tale importo dovrà essere necessariamente commisurato alla perdita del  e dei corrispettivi, questa condizione dovrà essere documentata e riportata nella presentazione, subita a seguito del lockdown.

    Chi può richiedere il contributo a fondo perduto?

    Il contributo a  potrà essere richiesto dai numerosi titolari di partita Iva che esercitano attività d’impresa o di lavoro autonomo o titolari di reddito agrario .

    Il primo requisito per poter richiedere il contributo è rappresentato dal conseguimento nell’anno 2019, di un ammontare di ricavi o compensi che non sia superiore ai 5 milioni di euro.

    Nel caso delle società con periodo d’imposta non coincidente con l’anno solare, è specificato che si farà riferimento al periodo d’imposta precedente a quello in corso alla data di entrata in vigore del decreto Rilancio, ovvero il 19 maggio 2020.

    Se invece l’imprenditore svolge diverse attività, il limite dei 5 milioni di euro si riferirà a tutte le attività svolte.

    Per le persone fisichesocietà semplici ed enti non commerciali titolari di reddito agrario e attività agricole connesse, come nel caso di agriturismi o allevamento, sarà necessario fare riferimento all’ammontare del volume d’affari del modello di dichiarazione Iva 2020, con il periodo d’imposta 2019.

    Inoltre, per poter accedere all’erogazione del contribuito a fondo perduto occorre che sia presente almeno uno tra i tre seguenti requisiti:

    • ammontare del fatturato e dei corrispettivi del mese di aprile 2020 inferiore ai due terzi dell’ammontare del fatturato e dei corrispettivi del mese di aprile 2019;
    • inizio dell’attività a partire dal 1° gennaio 2019;
    • domicilio fiscale o sede operativa che siano situate nel territorio di Comuni che sono stati colpiti da eventi calamitosi, in stato di emergenza ancora in atto al 31 gennaio 2020.

    Chi non può richiedere il contributo a fondo perduto?

    All’ interno della guida è specificato che il contributo spetta ai soggetti coloro i quali abbiano iniziato l’attività in data antecedente il 1° maggio 2020.

    Oltre ai professionisti iscritti agli enti di diritto privato di previdenza obbligatoria, con riferimento ai soggetti esclusi dal contributo, la norma cita:

    • i soggetti la cui attività risulti cessata alla data di presentazione dell’istanza;
    • i soggetti di cui all’art. 162-bis TUIR (intermediari finanziari e società di partecipazione);
    •  che hanno diritto alla percezione delle indennità previste dagli articoli 27 e 38 del D.L. 18/2020.

     

    Sono esclusi i professionisti iscritti alle Casse degli Ordini privatizzati, gli intermediari finanziari, le società di partecipazione, gli enti pubblici e i soggetti che fruiscono del bonus professionisti e del bonus lavoratori (i 600 euro) introdotti dal Cura Italia.

    Alcuni casi di soggetti beneficiari particolari

    Per i soggetti con inizio attività tra gennaio e aprile 2019 o soggetti con domicilio fiscale o sede operativa in Comune colpito da calamità in corso al 31 gennaio 2020:

    • se la differenza tra l’ammontare del fatturato e dei corrispettivi del mese di aprile 2020 e l’ammontare del fatturato e dei corrispettivi del mese di aprile 2019 risulta negativa a tale differenza (in valore assoluto) si applica la percentuale prevista in relazione alla soglia dei ricavi/compensi. Se il risultato è inferiore, spetta comunque l’importo minimo del contributo;
    • nel caso in cui, invece, tale differenza risulti positiva o pari a zero, il contributo è pari a quello minimo (1.000 euro per le  e 2.000 euro per i soggetti diversi).
    • per i soggetti con inizio attività da maggio 2019 (ma non oltre il 30 aprile 2020) spetta sempre l’importo minimo del contributo.

    Che tipo di contributo è previsto?

    L’agevolazione prevede la concessione di un contributo a fondo perduto, determinato applicando una diversa percentuale alla differenza tra quanto incassato con la propria attività nel mese di aprile 2020 e l’analogo importo riferito ad aprile 2019.

    In generale il finanziamento a fondo perduto sarà comunque riconosciuto per un importo non inferiore ai 1.000 euro per le persone fisiche e ai 2.000 euro per i soggetti diversi dalle persone fisiche.

    Per quanto riguarda quei soggetti che hanno iniziato l’attività da maggio 2019, a loro spetterà l’importo minimo del contributo.

    Come viene determinato l’importo del contributo?

    L’ammontare del contributo è determinato applicando una diversa percentuale alla differenza tra l’importo del fatturato e dei corrispettivi del mese di aprile 2020 e l’analogo importo del mese di aprile 2019.

    La differenza fra il fatturato e i corrispettivi del mese di aprile 2020 e il valore corrispondente di aprile 2019 si applica una specifica percentuale di contributo in relazione all’ammontare di ricavi e compensi:

    • 20% se i ricavi e i compensi dell’anno 2019 non superano la soglia di 400 mila euro
    • 15% se i ricavi e i compensi dell’anno 2019 non superano la soglia di 1 milione di euro
    • 10% se i ricavi e i compensi dell’anno 2019 non superano la soglia di 5 milioni di euro

     

    Il bonus è escluso da tassazione – sia dalle imposte sui redditi, sia dall’Irap – e non incide sul calcolo del rapporto per la deducibilità delle spese e degli altri componenti negativi di reddito, compresi gli interessi passivi.

    Quali sono le spese ammissibili?

    Sono ammissibili le spese legate alla liquidità necessaria per l’attività produttiva e commerciale

    Quando è possibile richiedere il contributo a fondo perduto?

    Le domande potranno essere presentate dal 15 giugno e non oltre il 13 agosto 2020; se il soggetto richiedente è un erede che continua l’attività per conto del soggetto deceduto, le istanze potranno essere trasmesse dal 25 giugno al 24 agosto.

    Per ottenere il contributo bisogna presentare telematicamente un’istanza all’Agenzia delle Entrate.  

    Per accedere possono essere utilizzate le credenziali Carta nazionale dei servizi, Fisconline, Spid e Entratel.

    In caso di contributo di importo superiore a 150.000 euro, il modello dell’istanza deve essere firmato digitalmente dal soggetto richiedente e inviato esclusivamente tramite Posta elettronica certificata (Pec).

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  • Fino a 300.000 euro e il 40% a fondo perduto per il tuo e-commerce in paesi esteri

    Fino a 300.000 euro e il 40% a fondo perduto per il tuo e-commerce in paesi esteri

    Resta aggiornato sulle novità della finanza agevolata, clicca qui!

    Cosa prevede l’agevolazione e quanto posso ricevere?

    L’agevolazione Simest ecommerce, che già prevedeva l’erogazione di un  agevolato per il 100% delle spese ammissibili, si arricchisce di alcuni importanti cambiamenti che la rendono un’occasione davvero imperdibile per chi ha intenzione di aprire il proprio business a nuovi mercati internazionali.

    Iniziamo dalla notizia più ghiotta, ossia la possibilità di ottenere fino al 40% del finanziamento a nel caso in cui la PMI abbia una sede operativa al Sud, e fino al 25% per le restanti imprese. Il tasso del finanziamento rimane fisso al 10% del tasso di riferimento UE (attualmente, fino al 30 aprile 2021, il tasso UE è dello 0,55%, quindi l’interesse da pagare sul finanziamento è solo dello 0,055%!). 

    La restituzione avverrà in 4 anni, di cui 1 di preammortamento, mentre l’erogazione avverrà in due momenti: anticipo (50%) e saldo.

    Le rate sono 6 semestrali.

    Altra buona notizia riguarda le garanzie, perché è possibile accedere all’agevolazione senza necessità di presentare garanzie.

    Se ancora non ti basta, sappi che potrai ricevere fino a 300.000 euro se realizzi una tua piattaforma e fino a 200.000 euro se invece scegli di utilizzare un marketplace di terzi.

    L’importo non potrà comunque superare il 15% dei ricavi medi risultanti dagli ultimi due bilanci approvati e depositati, mentre è previsto un importo minimo di 10.000 euro.

    Se non ti è ben chiara la differenza tra piattaforma proprietaria e marketplace, cerchiamo di fare un minimo di chiarezza!

    Una piattaforma proprietaria di e-commerce indica un sito internet in cui l’azienda vende online i propri prodotti. Si tratta di un sito realizzato direttamente dall’azienda e e in cui è l’impresa stessa a gestire ogni aspetto relativo alla gestione e alla vendita: dalla progettazione e sviluppo del sito all’aggiornamento delle schede di prodotto, dalla fatturazione alla gestione degli ordini e delle spedizioni, dalla sponsorizzazione all’assistenza ai clienti.

    L’investimento da effettuare, in termini sia economici che di risorse umane impiegate nella realizzazione e poi nella gestione del sito, è certamente maggiore, ma è maggiore anche l’autonomia di cui si gode e la possibilità di aumentare la brand awareness della propria azienda, utilizzando il proprio sito anche come strumento di marketing e di branding.

     

    Un marketplace invece è una piattaforma in cui sono riuniti molti rivenditori, ognuno dei quali avrà un suo spazio, ma insieme a tutti gli altri (una specie di centro commerciale virtuale, insomma…) e in cui sarà necessario gestire solo alcune attività, perché a molte altre pensa il market place stesso.

    Questo implica certamente una maggiore semplicità di gestione, ma limita anche, al tempo stesso, l’indipendenza dell’imprenditore, che in cambio della semplificazione delle attività e della maggiore facilità, soprattutto iniziale, di entrare in contatto con molti nuovi potenziali clienti, dovrà comunque sostenere dei costi o delle commissioni e avrà limitazioni nella scelta delle azioni di marketing e di personalizzazione della propria “vetrina”

    Chi può richiedere il contributo?

    Come dicevamo, l’opportunità è rivolta alle Società di Capitali che abbiano depositato almeno 2 bilanci completi.

    Dal momento che l’importo massimo del finanziamento è legato alla media dei ricavi degli ultimi 2 anni e che il finanziamento minimo è di 25.000 euro, andando a fare qualche calcolo non troppo complesso risulta che, per poter accedere, la media dei tuoi ricavi medi nel biennio precedente deve essere di circa 166.700 euro.

    A chi non dovesse raggiungere questi valori, ricordiamo che quelle di Sace-Simest non sono le uniche agevolazioni dedicate all’internazionalizzazione e che spesso è possibile ricevere contributi anche per la partecipazione a fiere e mostre internazionali (sia in Italia che all’estero) per iniziare comunque, senza investimenti troppo elevati, a farsi conoscere anche su altri mercati.

    Ancora una precisazione. Ricordati che esiste un limite di esposizione verso il  Fondo 394/81 di Simest (ovvero il Fondo per l’Internazionalizzazione) e il Fondo per la crescita sostenibile (quando previsto).

    Questo significa che, se hai chiesto altri finanziamenti a valere su tali risorse, dovrai fare attenzione che l’esposizione dell’ (compreso l’importo che stai richiedendo) non superi il 50% dei ricavi medi degli ultimi due bilanci approvati e depositati.

    Adesso vediamo più nel dettaglio cosa è possibile realizzare.

    Quali sono le spese ammissibili?

    Anche in questo caso non resterai deluso, perché, qualsiasi opzione tu abbia scelto (marketplace o piattaforma proprietaria), le spese ammissibili possono essere finanziate al 100% e sono… praticamente tutte! L’essenziale è che l’e-commerce abbia un dominio di primo livello nazionale registrato nel Paese di destinazione e che i beni o servizi distribuiti siano prodotti in Italia o con marchio italiano.

    Differentemente dall’edizione precedente, potrai realizzare o migliorare un E-commerce estero, qualora tu lo abbia già!

    E’ possibile infatti finanziare :

    Le spese relative alla creazione e miglioramento di una propria piattaforma informatica:

    • creazione sito e-commerce front-end, sito responsive/sito mobile/app;
    • circuiti di pagamento;
    • costo configurazione del sistema;
    • spese di avvio dell’utilizzo del marketplace;
    • software per la gestione degli ordini.

     

    Le spese relative alla gestione/funzionamento della propria piattaforma informatica / marketplace:

    • spese per la sicurezza dei dati e della piattaforma;
    • spese di hosting del dominio o annual fee;
    • spese per certificazioni internazionali;
    • analisi e tracciamento dati di navigazione;
    • registrazione, omologazione e tutela del marchio.

     

    Le spese relative alle attività promozionali ed alla formazione connesse allo sviluppo del programma:

    • spese per l’indicizzazione dell’e-commerce;
    • spese per web marketing;
    • spese per comunicazione e promozione;
    • formazione del personale adibito alla gestione/funzionamento della piattaforma;
    • aggiunta di grafiche;

     

    Non male, eh?

    Come posso accedere?

    Per non farti sfuggire questa opportunità dovrai registrarti sul Portale Sace-Simest, compilare e inviare la domanda sottoscritta digitalmente.

    La domanda, che dovrà riguardare un solo Paese, deve essere presentata prima di iniziare il programma di investimento presentato.

    E adesso non ti rimane che prepararti alla conquista di nuovi mercati!

    Concentrati sul tuo business, a trovare il bando giusto per te ci pensiamo noi!

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  • Credito Adesso 2020 e Credito Adesso Evolution – il sostegno alla liquidità aziendale della Regione Lombardia

    Credito Adesso 2020 e Credito Adesso Evolution – il sostegno alla liquidità aziendale della Regione Lombardia

    L’ormai celebre agevolazione della Regione Lombardia rifinanziata e rivisitata per vedere la luce in una nuova versione-Covid!

    Per dare un sostegno ancora più concreto alle imprese durante l’emergenza epidemiologica in corso, la Regione  ha deciso di apportare alcune modifiche al bando Credito Adesso 2020, estendendo l’agevolazione anche a nuovi settori di attività e stanziando per questa agevolazione nuove risorse finanziarie, ulteriormente incrementate grazie all’ingresso dei Confidi tra gli istituti convenzionati. Altra importante novità riguarda l’innalzamento del contributo in conto interesse dal 2 al 3%. Ma procediamo con calma.

    Cosa prevede l’agevolazione?

    Credito Adesso è un’agevolazione mista e consiste nell’erogazione di un finanziamento abbinato a un contributo a fondo perduto destinato ad abbattere il costo degli interessi relativi al finanziamento (contributo in conto interessi).

    Recentemente la dotazione finanziaria per questo intervento è stata incrementata con ulteriori 35 milioni di euro per i finanziamenti e 1,8 milioni di euro per la concessione dei contributi a fondo perduto. Contemporaneamente è stata ampliata anche la platea dei beneficiari, mentre il contributo in conto interessi è stato portato dal 2% al 3%.

    Chi può accedere all’agevolazione?

    I soggetti beneficiari sono i professionisti, gli studi professionali associati, le PMI e le MID CAP con organico inferiore a 3.000 dipendenti e con sede operativa in Lombardia. E’ necessario inoltre che la media dei ricavi tipici risultante dagli ultimi due esercizi contabilmente chiusi sia di almeno 72 mila euro. Non tutti i settori di attività sono ammessi, però!

    Vediamo nel dettaglio chi può realmente partecipare al bando:

    PMI e MID CAP:

    • singole e in qualunque forma costituite, comprese le imprese artigiane;
    • con sede operativa in Lombardia;
    • iscritte al registro delle imprese;
    • operative da almeno 24 mesi;
    • appartenenti, con specifiche esclusioni, ad uno dei seguenti settori:
    1.  settore manifatturiero
    2. settore del commercio all’ingrosso
    3. settore delle costruzioni
    4. settore del 

     

    Più nel dettaglio, i codici ISTAT – ATECO 2007 ammessi sono: C, J60, J62, J63, M69, M70, M71, M72, M73, M74, N78, N79, N81, N82, H49, H52, S.96.01.10, G45, G46.2, G46.3, G46.4, G46.5, G46.6, G46.7, G47.2, G.47.3, G47.4, G47.5, G47.6, G47.7 F, I55, I56, Q88.91.

    LIBERI PROFESSIONISTI E STUDI ASSOCIATI

    • dotati di partita Iva da almeno 24 mesi;
    • operanti in uno dei comuni della Lombardia;
    • appartenenti ad uno dei settori di cui alla lettera M del codice ISTAT primario – ATECO 2007.

    Quanto posso ricevere?

    Il finanziamento erogato non potrà comunque superare il 25% della media dei ricavi tipici risultante dagli ultimi due esercizi contabilmente chiusi e sarà comunque compreso fra i seguenti importi:

    • tra 18 mila e 200 mila euro (per i Liberi Professionisti, gli Studi Associati e le imprese Ateco J 60),
    • ­tra 18 mila e 750 mila euro (per le PMI)
    • tra 18 mila e 1,5 milioni di euro (per le MID CAP)

     

    La durata del finanziamento, senza preammortamento ad esclusione di quello tecnico, è compresa fra 24 e 36 mesi.

    Il tasso di interesse è pari a Euribor a 6 mesi, oltre a un margine che varierà in funzione della classe di rischio assegnata al Soggetto richiedente, ma che sarà comunque compreso fra 0 e 600 bps p.a.

    Il contributo in conto interessi, come già visto, sarà pari al 3%, ma è incrementato al 4% per le agenzie di viaggio o altre imprese del settore che dimostrano di aver diversificato la propria attività.

    Quali sono le spese ammissibili?

    Con Credito Adesso le imprese possono ottenere dei finanziamenti erogati dagli istituti di credito convenzionati con Finlombarda per sostenere le necessità di liquidità legata all’attività produttiva e commerciale. Le spese ammissibili sono quindi quelle relative al capitale circolante, ovvero quelle sostenute per

    • materie prime, sussidiarie, di consumo e di merci;
    • servizi;
    • personale;
    • oneri diversi di gestione.

     

    Non sono considerate spese inerenti il capitale circolante quelle inerenti gli investimenti materiali e immateriali, le poste di natura finanziaria (ivi inclusi i leasing operativi e finanziari) e fiscale.

    Come posso accedere all’agevolazione?

    La domanda di partecipazione può essere presentata a partire dalle ore 10.30 del giorno 23 aprile 2020, esclusivamente per mezzo di Bandi on Line.

    Quali sono le novità rispetto al bando precedente?

    Rispetto alla vecchia edizione del bando le maggiori novità sono:

    • Ampliamento dei settori di attività ammissibili per le imprese;
    • Ammissibilità come funding partner, insieme alle banche già convenzionate, anche dei Consorzi di Garanzia Collettiva fidi (Confidi);
    • Contributo in conto interessi incrementato dal 2% al 3%;
    • Potenziamento attraverso la linea Credito Adesso Evolution.

    Credito Adesso Evolution

    Per prevenire la crisi di liquidità delle MPMI causata dall’emergenza sanitaria ed economica COVID 19 Regione Lombardia ha creato, all’interno della misura Credito Adesso 2020, una linea specifica denominata “Credito Adesso Evolution” e finalizzata a supportare il tessuto produttivo lombardo in maniera ancora più specifica, anche in complementarietà con le misure statali per la liquidità.

    Questa linea speciale è molto simile a Credito Adesso 2020, ma se ne differenzia per alcuni aspetti importanti. Ecco quali.

    Nonostante i settori di attività ammissibili siano gli stessi, per accedere a Credito Adesso Evolution la media dei Ricavi Tipici degli ultimi 2 esercizi contabili chiusi deve risultare pari ad almeno 72.000 euro per Professionisti e Studi Associati e a 300.000 euro per le PMI e le MID CAP.

    1. Gli importi del finanziamento, pur dovendo comunque sottostare al criterio del 25% della Media dei Ricavi Tipici degli ultimi 2 esercizi contabili, dovranno essere compresi
      • fra 18.000 e 200.000 euro per i liberi professionisti e gli Studi Associati
      • fra 75.000 e 800.000 euro per le PMI
      • fra 75.000 e 1,5 milioni di euro per le MID CAP
    2. La Durata del finanziamento invece è compresa fra 24 e 72 mesi, potendo prevedere anche un periodo di preammortamento fino a 24 mesi.
    3. Il contributo a fondo perduto è pari al 3%, senza alcuna eccezione.

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  • Decreto Liquidità: Garanzia statale 100% su prestiti fino a 25.000 euro

    Decreto Liquidità: Garanzia statale 100% su prestiti fino a 25.000 euro

    Via libera ai prestiti fino a 25.000 euro, garantiti al 100% dallo Stato, per le PMI fino a 499 dipendenti.

    Cosa prevede l’agevolazione Decreto Liquidità?

    Il  Liquidità (Decreto Legge 8 aprile 2020, n. 23), tra le altre misure a sostegno delle imprese, ha esteso il raggio d’azione del Fondo di Garanzia, ampliando sia la platea dei beneficiari che l’intensità della . In particolare, per  fino a 25.000 euro, le garanzie saranno fornite dal Fondo sul 100% dell’importo e senza che il Gestore del Fondo debba procedere alla valutazione del merito di credito.

    L’importo per il quale è possibile ottenere la garanzia, comunque, non potrà essere superiore al 25% dei  relativi all’ultimo bilancio o dichiarazione fiscale, e quindi, di fatto, solo chi presenta ricavi pari ad almeno 100.000 euro potrà godere pienamente del beneficio.

    Nel caso invece di soggetti costituiti dopo il 1° gennaio 2019, per attestare i ricavi servirà un’autocertificazione oppure altra documentazione idonea allo scopo.

    Il Decreto prevede anche alcune precise caratteristiche relative al prestito:

    •  Inizio del rimborso della rata capitale dopo almeno 24 mesi;
    • Tasso di interesse, nel caso di garanzia diretta o un premio complessivo di garanzia, nel caso di riassicurazione, che tiene conto della sola copertura dei soli costi di istruttoria e di gestione dell’operazione finanziaria e, comunque, non superiore al tasso di Rendistato con durata residua da 4 anni e 7 mesi a 6 anni e 6 mesi, maggiorato della differenza tra il CDS banche a 5 anni e il CDS ITA a 5 anni, come definiti dall’accordo quadro per l’anticipo finanziario a garanzia pensionistica di cui all’articolo 1, commi da 166 a 178 della legge 11 dicembre 2016, n. 232, maggiorato dello 0,20 per cento. Cosa significa? In pratica un tasso d’interesse che sarà compreso, più o meno, fra l’1,25 e il 2%;
    • Prestito richiesto per coprire costi di gestione o altri investimenti, con l’esclusione dell’acquisizione di quote di società;
    • Prestito perfezionato ed erogato da non più di 3 mesi dalla data di presentazione della richiesta e, comunque, dopo il 31 gennaio 2020.

    Chi può richiedere il contributo?

    La Garanzia statale può essere richiesta dalle imprese che occupano meno di 499 dipendenti e dalle  esercenti attività d’impresa, arti o professi e la cui attività d’impresa sia stata danneggiata dall’emergenza Covid-19 (a riguardo sarà necessario presentare relativa autocertificazione).

    La garanzia è concessa anche in favore di beneficiari che, alla data della richiesta di garanzia, presentino esposizioni nei confronti del soggetto finanziatore classificate come “inadempienze probabili” o “scadute o sconfinanti deteriorate”, purché tale classificazione non sia precedente al 31 gennaio 2020.

    La garanzia è concessa anche alle imprese che, in data successiva al 31 dicembre 2019, sono state ammesse alla procedura del concordato con continuità aziendale, hanno stipulato accordi di ristrutturazione o hanno presentato un piano attestato, purché, alla data di entrata in vigore del decreto legge, le loro esposizioni non siano più in una situazione che ne determinerebbe la classificazione come esposizioni deteriorate, non presentino importi in arretrato successivi all’applicazione delle misure di concessione e la banca, sulla base dell’analisi della situazione finanziaria del debitore, possa ragionevolmente presumere che vi sarà il rimborso integrale dell’esposizione alla scadenza.

    Restano, in ogni caso, escluse le imprese che presentano esposizioni classificate come “sofferenze” ai sensi della disciplina bancaria.

    Quando è possibile presentare la domanda?

    L’intervento del Fondo può essere richiesto su finanziamenti concessi richiesti da non più di 3 mesi dalla data di presentazione della richiesta e, comunque, dopo il 31 gennaio 2020. Se non verranno stabilite proroghe, la misura sarà valida fino al 31 dicembre 2020.

    Come posso accedere al contributo?

    Richiedere la garanzia è abbastanza semplice: bisogna scaricare e compilare il modulo messo a disposizione dal  e inviarlo alla banca per email, insieme alla copia di un documento di identità.

    Se da un lato l’intervento può davvero agevolare l’accesso al credito da parte delle imprese e dei professionisti che devono fronteggiare situazioni di scarsa liquidità, è bene sottolineare un aspetto importante.

    Il Decreto infatti indica che il Gestore del Fondo di Garanzia non effettuerà, per questo tipo di intervento, né la valutazione del merito creditizio, né la valutazione andamentale (ossia dell’andamento dei rapporti bancari negli ultimi mesi).

    Ma il Gestore del Fondo concede la garanzia, non il finanziamento, che è invece erogato dalla banca, la quale può quindi comunque effettuare le proprie valutazioni sull’opportunità d concedere il credito.

    L’opportunità è comunque interessante. Anche perché in un momento così difficile, ogni agevolazione può rivelarsi decisiva!

    Concentrati sul tuo business, a trovare il bando giusto per te ci pensiamo noi!

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  • The company “in a nutshell”: il live webinar di InFinance da non perdere

    The company “in a nutshell”: il live webinar di InFinance da non perdere

    Webinar di Infinance

    Partecipa al Webinar di Infinance e imparerai a scomporre il giudizio su un’impresa in visioni da tre angolazioni: la redditività, l’utilizzo delle risorse patrimoniali attive e la giusta scelta di indebitamento.

    Esiste uno strumento in grado di analizzare un’entità complessa come l’azienda attraverso un unico prospetto? Esiste un sistema con cui effettuare una rapida diagnosi di una buona parte delle problematicità dell’impresa?

    Sebbene si tratti di una grande sfida, nell’ambito dell’analisi di bilancio esiste davvero uno strumento in grado di assolvere, almeno in parte, a tale funzione: la Matrice DuPont.

    Questo strumento, che deve il proprio nome all’omonima azienda statunitense prima utilizzatrice di tale approccio, scompone l’indice di redditività ROE (Return on Equity) in tre componenti che misurano il contributo apportato dalle diverse aree gestionali al rendimento del capitale degli azionisti in termini di efficacia ed efficienza.

    In particolare, un’impresa è efficace quando riesce a ottenere un risultato desiderato mentre è efficiente quando è in grado di generare un maggior beneficio nell’impiego delle proprie risorse rispetto al costo delle medesime.

    L’efficacia e l’efficienza sono misurate attraverso degli specifici indici di bilancio all’interno della matrice DuPont, la quale può essere illustrata come un albero dove il fulcro è il ROE e i relativi rami rappresentano le diverse componenti e sottocomponenti in cui può essere scomposto, sino ad arrivare alle estremità, ossia le grandezze economiche e patrimoniali. L’analisi nel prospetto DuPont è tendenzialmente effettuata su due anni di bilancio allo scopo di effettuare delle comparazioni.

    Il ROS può essere inteso quale indice dell’efficacia dell’azione aziendale: si realizza un prodotto ottenendo un risultato economico quindi tanto più il ROS è elevato quanto più si è efficaci nell’azione di produzione e vendita.

    Il secondo componente del ROE è l’indice di Turnover, calcolato come rapporto tra il valore della produzione e il capitale investito. Tale indicatore esprime l’efficienza nell’impiego delle risorse patrimoniali e la capacità dell’impresa di far “ruotare” il capitale investito attraverso le vendite.

    L’efficienza è quindi la capacità di ottimizzare le risorse; meno capitale si utilizza a parità di valore della produzione (si pensi al capitale circolante magari assorbito da crediti verso clienti o importanti sorte di magazzino) più si ottimizza il costo e la resa del medesimo.

    La sintesi di efficacia ed efficienza trova la sua misura in un indice in grado di determinare la redditività del capitale investito a prescindere dalle fonti di finanziamento adottate: il ROI (Return on Investments). Quest’ultimo viene determinato operando il rapporto tra il reddito operativo e il capitale investito; tuttavia se ci pensiamo il ROI altro non è che l’efficacia (il ROS) moltiplicata per efficienza (il Turnover):

    OVVERO                         

    ROI = ROS * TURNOVER

    Il ROI è uno dei primi punti di approdo della matrice Dupont; essa con la sua struttura ad albero ci spiegherà quindi quali fattori hanno impattato sul ROI risalendo a ciò che ha impattato su ROS e Turnover quali i costi operativi, la dimensione del capitale circolante e il livello del fatturato solo per citare i principali.

    Tuttavia, ci manca la terza dimensione di analisi! La terza e ultima componente è quella che analizza l’incidenza nell’uso dell’effetto di leva finanziaria mettendo a confronto l’ammontare del debito aziendale con il patrimonio netto.

    La leva del debito influisce sul rendimento degli azionisti in quanto il ricorso all’indebitamento comporta un minore apporto di capitale da parte della proprietà e contestualmente il sostenimento di oneri finanziari fiscalmente deducibili, il cui importo prescinde dalle performance aziendali. Il profitto dei soci è costituito non solo dal rendimento del capitale proprio investito ma anche da un rendimento aggiuntivo, dato dalla differenza tra il rendimento dell’attività operativa dell’impresa (ROI) e il costo del debito, tanto maggiore quanto più l’impresa è indebitata. Attenzione però! L’impresa deve presentare un ROI maggiore del costo del debito; in caso contrario la leva finanziaria lavora “al contrario” e può creare importanti squilibri. Se ci pensiamo, infatti, la leva del debito è in grado di magnificare il rendimento degli azionisti solo ove il costo del debito fosse inferiore al ROI aziendale, al contrario l’impresa investirebbe nel proprio business registrando delle perdite che deprimerebbero il capitale dei soci incrementando il gap tra quest’ultimo e il capitale finanziato da terzi.

    Non bisogna inoltre dimenticare di contemplare l’impatto della gestione fiscale sul reddito dell’impresa e la deducibilità ai fini  degli oneri finanziari sul debito che permette all’impresa di godere del beneficio dello “Scudo fiscale” sugli oneri finanziari, ossia un minor del prelievo da parte dell’erario correlato ad un minor reddito imponibile per i maggiori costi sostenuti.

    L’unione delle tre componenti conduce al ROE che in sintesi è illustrato nella formula di seguito:

    Dove:

    • i rappresenta il costo del debito
    • r è la leva finanziaria
    • t è l’aliquota fiscale

    La matrice DuPont è un importante strumento di analisi dal quale è semplice e immediato desumere una perdita di efficacia o efficienza da parte dell’impresa rispetto all’anno precedente, la quale può essere correlata a una contrazione del ROS, a una riduzione dell’indice di Turnover, a un peggioramento nell’uso della leva del debito oppure a un mix dei tre componenti.

    Tale prospetto è facilmente applicabile a casistiche reali, muovendo dalla creazione di file Excel nei quali procedere alla scomposizione del ROE nei vari componenti, a partire dalle grandezze economiche e patrimoniali. Nella struttura ad albero tipica di questo schema è importante esplicitare le formule di calcolo degli indicatori allo scopo di rendere più evidenti le correlazioni tra i medesimi. Esistono, inoltre, dei “tricks” attraverso i quali realizzare una matrice DuPont ottimale e ottenere un valore del ROE più corretto:

    1. Utilizzare valori patrimoniali medi di due anni consecutivi allo scopo di cogliere la variazione delle grandezze di stato patrimoniale da un anno all’altro.
    2. Determinare la leva del debito al lordo dell’effetto fiscale, contemplando non solo i debiti di natura finanziaria bensì anche quelli di natura fiscale in rapporto al patrimonio netto. Ai fini di tale calcolo, l’ammontare dei debiti da considerare al numeratore dell’indicatore è pari alla somma di posizione finanziaria netta, ossia i debiti di matrice finanziaria al netto delle liquidità aziendali e di posizione tributaria netta, ossia la differenza tra debiti e crediti legati al pagamento delle imposteIRES e IRAP.
    3. Il capitale investito netto è costituito dalle immobilizzazioni pluriennali di stato patrimoniale al netto del relativo fondo di ammortamento e del capitale circolante commerciale, la differenza tra attività a breve e passività a breve.
    4. Il tasso medio di indebitamento da confrontare con il ROI aziendale è dato dal rapporto tra gli oneri finanziari corrisposti dall’impresa al lordo dell’aliquota fiscale e la somma di posizione finanziaria netta e posizione tributaria netta.
    5. L’aliquota fiscale si calcola effettuando il rapporto tra le imposte dell’esercizio e il reddito dell’impresa ante pagamento delle imposte e non applicando a quest’ultimo, come avviene nella maggior parte dei casi, l’aliquota del 27,9% (la somma di IRES pari al 24% e di IRAP pari al 3,9%) in quanto l’effettiva imposizione fiscale dipende dalla presenza di costi non deducibili e alla presenza di imposte anticipate e differite.

    Che dire? Buona analisi, in un “guscio di noce”!

    L’articolo è stato curato da Gessica Valsecchi, Analyst di inFinance

    Il tema verrà approfondito il 9 aprile in un live Webinar a partecipazione gratuita dal titolo “The company in a nutshell”.

    PARLANE CON NOI
  • Smart Working: tutte le agevolazioni e i contributi a fondo perduto

    Smart Working: tutte le agevolazioni e i contributi a fondo perduto

    Attenzione: Lo sportello dedicato ai Piani Aziendali di Smart Working Regione Lazio è stato chiuso in data 20 Aprile 2020. Lo sportello dedicato ai piani aziendali di Smart Working della Regione Lombardia è stato chiuso in data 24 febbraio 2021 ore 12.00.
     

    Che cos’è lo smart working? Quali sono le agevolazioni e i contributi per applicarlo concretamente? Ecco tutto quello che c’è da sapere su smart working agevolazioni…

    Questo articolo è in continuo aggiornamento con l’inserimento di nuove agevolazioni che possono essere di supporto alla tua attività per superare le difficoltà del momento.

    Quello dello smart working, o lavoro agile, è un concetto che solo negli ultimi tempi si sta diffondendo nelle aziende italiane e capirne il significato  non è scontato e nemmeno così intuitivo.

    Il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali lo definisce così:  «lo Smart Working (o Lavoro Agile) è una modalità di esecuzione del rapporto di lavoro subordinato caratterizzato dall’assenza di vincoli orari o spaziali e un’organizzazione per fasi, cicli e obiettivi, stabilita mediante accordo tra dipendente e datore di lavoro; una modalità che aiuta il lavoratore a conciliare i tempi di vita e lavoro e, al contempo, favorire la crescita della sua produttività».

    Se ci limitassimo a questa definizione potremmo pensare che lo Smart Working sia solo una semplice iniziativa di work-life balance per le persone.

    L’implementazione dello smart working in una qualunque realtà aziendale presuppone invece un percorso di profondo cambiamento che richiede un’evoluzione dei modelli organizzativi aziendali, evoluzione che va governata fase per fase.

    Con la diffusione del Coronavirus nel nostro paese, l’introduzione dello Smart Working nelle imprese è diventata di fatto la misura consente di ridurre al minimo le possibilità di contagio, pur permettendo di portare avanti le proprie attività.

    È evidente che se da un lato il lavoro agile regala ai lavoratori flessibilità e autonomia dall’altro la struttura aziendale deve necessariamente adottare tutte le misure necessarie per rendere l smart working efficiente ed efficace. Questo significa sostenere dei costi che non sempre sono di banale entità.

    Fortunatamente lo Stato mette a disposizione delle imprese una serie di strumenti agevolativi per sostenere le imprese durante questa transizione.

    Scopriamo insieme quali sono i principali strumenti a disposizione delle imprese italiane…

    Regione Lazio – Piani Aziendali di Smart Working. Adozione di modelli e strumenti da parte delle imprese e dei titolari di Partita IVA del Lazio

    L’intervento della Regione Lazio nasce dalla volontà di sostenere le imprese durante questa fase di emergenza epidemiologica da COVID-19(coronavirus) agevolandole nell’adozione di modelli innovativi di organizzazione del lavoro che consentano alle stesse di adottare nel breve periodo strumenti di lavoro agile ovvero di “smart working”.

    Come abbiamo già evidenziato, ai sensi di quanto previsto dalla normativa nazionale, il lavoro agile/smart working riguarda l’ambito del lavoro subordinato e comprende tutte le forme di svolgimento della prestazione lavorativa in maniera flessibile rispetto all’orario e al luogo di lavoro.

    Attraverso lo sviluppo di piani aziendali e l’adozione di adeguata strumentazione informatica, le imprese laziali potranno progressivamente eliminare – almeno per il momento – il vincolo del luogo in cui svolgere la prestazione lavorativa, lasciando la libertà di scelta al lavoratore stesso.

    L’agevolazione si configura come aiuto di stato per i soggetti beneficiari dell’agevolazione ed è quindi riconosciuta ai sensi del Reg. (UE) n. 1407/2013 nei limiti previsti per gli altri aiuti di importanza minore “de minimis”.

    Chi può richiederlo?

    Possono presentare domanda le imprese iscritte alla  ed i titolari di partita IVA, che operano nella  e che non risultano già in possesso di un piano regolamentato di smart working.

    Occorre a questo punto fare una precisazione.

    Non tutti i lavoratori e lavoratrici dipendenti delle imprese richiedenti il contributo possono essere destinatari degli interventi. Per poter avere accesso al contributo, infatti, i dipendenti devono essere ricompresi nelle seguenti tipologie contrattuali:

    • contratto di lavoro di diritto privato a tempo indeterminato o a tempo determinato (in entrambi i casi sia a tempo pieno, sia a tempo parziale);
    • contratto di apprendistato (ai sensi del D.Lgs. 81/2015);
    • soci-lavoratori di cooperative (sia che partecipino o non partecipino agli utili).

    Questo vuol dire che rimangono esclusi:

    • i tirocinanti;
    • i collaboratori d’impresa;
    • i lavoratori con contratto di somministrazione;
    • i lavoratori con contratto di lavoro intermittente;
    • i titolari di impresa e i componenti dei Consigli di Amministrazione.

    Che tipo di agevolazione è prevista?

    Il sostegno viene concesso nella forma di  il cui valore varia in funzione della tipologia di azione scelta e del numero totale di dipendenti delle sedi localizzate sul territorio di Regione Lazio.

    Il valore del contributo potrà comunque raggiungere valori compresi fra € 7.500 ed € 22.500.

    Nel dettaglio il valore del contributo viene determinato in questo modo:

    • Da 2 a 10 dipendenti l’importo totale del contributo è di € 7.500,00 di cui: l’importo per l’Azione A è di € 5.000,00 e l’importo per l’Azione B è di € 2.500,00
    • Da 11 a 20 dipendenti l’importo totale del contributo è di € 10.500,00 di cui: l’importo per l’Azione A è di € 7.000,00 e l’importo per l’Azione B è di € 3.500,00
    • Da 21 a 30 dipendenti l’importo totale del contributo è di € 000,00 di cui: l’importo per l’Azione A è di € 10.000,00 e l’importo per l’Azione B è di € 5.000,00
    • Oltre i 30 dipendenti l’importo totale del contributo è di € 22.500,00 di cui: l’importo per l’Azione A è di € 15.000,00 e l’importo per l’Azione B è di € 7.500,00

    Che tipo di spese sono ammissibili?

     L’agevolazione prevede l’erogazione del contributo per la fruizione di diversi servizi, suddivisi in due azioni specifiche:

    • AZIONE A: servizi di consulenza e formazione finalizzati all’adozione di un piano di smart working con relativo accordo aziendale o regolamento aziendale approvato e pubblicizzato nella bacheca e nella intranet aziendale;
    • AZIONE B: acquisto di “strumenti tecnologici” funzionali all’attuazione del piano di smart working.

    Attenzione però perché ai fini del riconoscimento del contributo, l’Azione A è obbligatoria mentre l’Azione B è facoltativa. Analizziamo insieme nel dettaglio queste due Azioni.

    In riferimento all’Azione A, il supporto all’adozione del Piano di Smart Working (incluso il regolamento aziendale e documentazione utile alla regolazione dello Smart Working) comprende 3 principali tipologie di attività:

    1. Attività preliminari all’adozione del piano di Smart Working: riguardano la definizione della policy aziendale sullo smart working e delle procedure idonee a introdurre la modalità di lavoro smart.

    Ecco qualche esempio pratico:

    • analisi organizzativa e dei processi interni aziendali;
    • individuazione delle tecnologie digitali più idonee per lo smart working (es. strutturazione di processi di dematerializzazione, realizzazione di strumenti di social collaboration, utilizzo di devices, ecc.);
    • consulenza giuslavoristica per garantire il rispetto delle normative vigenti;
    • supporto per la stesura del piano di Smart Working e la redazione dell’accordo aziendale, corredato della modulistica necessaria.
    1. Attività di formazione rivolta al personale interessato dallo Smart Working: può essere realizzata dagli stessi soggetti proponenti che si candidano per la realizzazione di attività di formazione e direttamente destinata ai propri dipendenti o può essere erogata da un Organismo accreditato dalla Regione Lazio (in tal caso tale organismo si presenta in ATI/ATS con il soggetto proponente).

    Chi potrà usufruire della formazione? L’attività formativa riguarda sia il management aziendale sia i lavoratori e le lavoratrici che ricorrono allo smart working.

    1. Avvio e monitoraggio di un progetto pilota: l’obiettivo, in questo caso, è supportare il soggetto beneficiario dell’agevolazione nella sperimentazione del piano di smart working, anche con un numero ridotto di dipendenti o appartenenti ad una sola unità produttiva/divisione/gruppo/ direzione.

    Attenzione perché questa è una attività cruciale perché consente di verificare l’andamento del piano di smart working progettato, valutandone l’opportunità di perfezionamento e d’implementazione a regime.

    Parte integrante dello smart working sono gli strumenti tecnologici che vengono forniti dal datore di lavoro.

    In riferimento all’Azione B, infatti, il supporto all’attuazione del Piano di smart working viene effettuato attraverso l’acquisto di nuova strumentazione tecnologica, funzionale all’attuazione del piano.

    Le spese ammissibili dovranno essere inerenti esclusivamente alle seguenti voci:

    • Componenti , come ad esempio Notebook (i.e. computer portatile), Smartphone, Accessori.
    • Componenti   funzionali allo svolgimento della prestazione lavorativa.

    Da quando è possibile richiederlo?

    I progetti devono essere presentati esclusivamente attraverso la procedura telematica accessibile dal sito della Regione Lazio.

    La procedura di presentazione del progetto è da ritenersi conclusa solo all’avvenuta trasmissione di tutta la documentazione prevista dall’avviso e prodotta dal sistema, da effettuarsi, a cominciare dalle ore 9:30 del 12 marzo 2020 fino ad esaurimento risorse.

    Regione Lombardia – Avviso pubblico per l’adozione di piani aziendali di Smart Working

    La  aveva previsto l’erogazione di un sostegno alle imprese per l’attuazione dello smart working nelle imprese ancor prima dell’emergenza generata dal Coronavirus e dalle relative politiche che hanno obbligano molte imprese a lavorare in modalità remota.

    Con  regionale 3516 del 18 marzo 2020, la partecipazione al bando è stata estesa anche ai datori di lavoro che hanno introdotto il lavoro agile per i propri dipendenti nel periodo dell’emergenza epidemiologica da COVID-19, a partire dal 25 febbraio 2020 per la durata dello stato di emergenza di cui alla deliberazione del Consiglio dei ministri 31 gennaio 2020.

    Per questi datori di lavoro saranno ammissibili al contributo le spese sostenute a partire dal 25 febbraio 2020 per l’acquisto della strumentazione tecnologica e l’attuazione delle attività in smart working.

    L’intervento ha il chiaro obiettivo di supportare le imprese lombarde nell’adozione e nell’attuazione di piani aziendali di smart working per i propri dipendenti, anche alla luce di quanto previsto dalla legge n. 81 del 22 maggio 2017 che prevede:

    • organizzazione flessibile del lavoro (fasi, cicli, obiettivi, orari, spazi, interno/esterno dell’azienda);
    • accordo scritto tra le parti per definire i poteri di controllo, la strumentazione tecnologica, i tempi di riposo (diritto alla disconnessione) e le modalità di recesso;
    • necessità di assicurare al lavoratore percorsi di apprendimento permanente, anche attraverso la certificazione di competenze acquisite in ambiti formali e informali;
    • necessità di garantire le condizioni di sicurezza dei luoghi di lavoro e l’assicurazione obbligatoria.

    L’iniziativa è finanziata con risorse del POR FSE 2014-2020 – ASSE I “Occupazione”, a valere sull’Obiettivo specifico 8.6, Azione 8.6.1 e la sua dotazione finanziaria è pari a 4.500.000,00 euro.

    Vediamo nel dettaglio cosa prevede la misura e a chi si rivolge.

    Chi può richiederlo?

    Possono partecipare al presente bando i soggetti che esercitano attività economica e che, al momento della presentazione della domanda, sono in possesso dei seguenti requisiti:

    • essere imprese regolarmente iscritte allaCamera di Commerciodi competenza; oppure
    • essere soggetti, in forma singola o associata, non iscritti alla Camera di Commercio, in possesso di partita IVA.

    Anche in questo caso, non tutti i lavoratori dipendenti delle imprese richiedenti il contributo possono essere destinatari degli interventi. Per poter avere accesso al contributo, nel conteggio dei dipendenti si devono ricomprendere esclusivamente le seguenti tipologie contrattuali:

    • contratto di lavoro di diritto privato a tempo indeterminato o a tempo determinato (in entrambi i casi sia a tempo pieno, sia a tempo parziale);
    • contratto di apprendistato (ai sensi del D.Lgs. 81/2015);
    • soci-lavoratori di cooperative (sia che partecipino o non partecipino agli utili).

    Sono pertanto esclusi dal conteggio dei dipendenti:

    • i tirocinanti;
    • i collaboratori d’impresa;
    • i lavoratori con contratto di somministrazione;
    • i lavoratori con contratto di lavoro intermittente;
    • i titolari di impresa e i componenti dei Consigli di Amministrazione.

    Che tipo di agevolazione è prevista?

    Ai soggetti beneficiari dell’agevolazione, in possesso dei requisiti identificati in precedenza, è messo a disposizione un voucher, ovvero un contributo a fondo perduto, per la fruizione di:

    • servizi di consulenza e formazione finalizzati all’adozione di un piano di smart working con relativo accordo aziendale o regolamento aziendale approvato e pubblicizzato nella bacheca e nella intranet aziendale (Azione A);
    • acquisto di “strumenti tecnologici” funzionali all’attuazione del piano di smart working (Azione B).

    Analogamente alla precedente agevolazione, il valore del voucher viene determinato in base alla tipologia di azione scelta e al numero totale di dipendenti delle sedi localizzate sul territorio di Regione Lombardia, nel seguente modo:

    • Da 2 a 10 dipendenti l’importo totale del contributo è di € 7.500,00 di cui: l’importo per l’Azione A è di € 5.000,00 e l’importo per l’Azione B è di € 2.500,00
    • Da 11 a 20 dipendenti l’importo totale del contributo è di € 10.500,00 di cui: l’importo per l’Azione A è di € 7.000,00 e l’importo per l’Azione B è di € 3.500,00
    • Da 21 a 30 dipendenti l’importo totale del contributo è di € 000,00 di cui: l’importo per l’Azione A è di € 10.000,00 e l’importo per l’Azione B è di € 5.000,00
    • Oltre i 30 dipendenti l’importo totale del contributo è di € 22.500,00 di cui: l’importo per l’Azione A è di € 15.000,00 e l’importo per l’Azione B è di € 7.500,00

    Il voucher avrà pertanto un valore compreso fra € 7.500 ed € 22.500.

    Che tipo di spese sono ammissibili?

    Come anticipato,  sono finanziabili gli interventi di supporto all’adozione (Azione A) e all’attuazione (Azione B) del piano di smart working realizzati sul territorio lombardo, articolati come segue:

    Azione A – Supporto all’adozione del Piano di smart working, che si articola in:

    1. Attività preliminari all’adozione del piano di smart working
    2. Attività di formazione rivolta al management/middle management e agli smart worker
    3. Avvio e monitoraggio di un progetto pilota.

    Azione B – Supporto all’attuazione del Piano di smart working, che si articola nell’acquisto di strumentazione tecnologica.

    Ai fini del riconoscimento della spesa tutti gli interventi previsti all’azione A devono essere realizzati obbligatoriamente e devono essere verificabili e rendicontati attraverso il time sheet, previsto dalla fase di rendicontazione.

    In riferimento all’Azione A, il supporto all’adozione del Piano di Smart Working (incluso il regolamento aziendale e documentazione utile alla regolazione dello Smart Working) comprende 3 principali tipologie di attività:

    1. Attività preliminari all’adozione del piano di smart working il cui obiettivo è supportare il soggetto beneficiario dell’agevolazione nella definizione della policy aziendale sullo smart working e delle procedure idonee a introdurre la modalità di lavoro smart e nella redazione del piano di smart working (incluso il regolamento aziendale e documentazione utile alla regolazione dello smart working) in coerenza con la legislazione vigente.

    Questa attività deve essere realizzata ad hoc, considerando le caratteristiche peculiari del soggetto beneficiario dell’agevolazione: categoria produttiva, dimensione, strumenti organizzativi e tecnologici, cultura dell’organizzazione e gli stili di leadership adottati.

    1. Attività di formazione rivolta al management/middle management e agli smart worker.

    Questa fase ha un duplice obiettivo.

    In prima battuta l’obiettivo è accompagnare il management e il middle management cambiamento organizzativo e dei modelli manageriali tradizionali (basati su concetti come il luogo e l’orario di lavoro), promuovendo nuovi stili di leadership che privilegino l’autonomia e la responsabilità dei lavoratori, dando loro maggior fiducia e flessibilità, implementando una modalità di lavoro orientata ai risultati.

    Allo stesso tempo, l’obiettivo è accompagnare i lavoratori e le lavoratrici, che si apprestano a sperimentare lo smart working, a gestire la propria attività in assenza di vincoli orari o spaziali, anche con l’utilizzo di nuovi strumenti tecnologici, e assicurare loro le giuste conoscenze e competenze in ordine alla sicurezza in caso di infortuni e malattie professionali.

    1. Avvio e monitoraggio di un progetto pilota: l’obiettivo è supportare il soggetto beneficiario dell’agevolazione nella sperimentazione del piano di smart working, anche con un numero ridotto di dipendenti o appartenenti ad una sola unità produttiva/divisione/gruppo/direzione.

    Attenzione perché questa è una attività cruciale perché consente di verificare l’andamento del piano di smart working progettato, valutandone l’opportunità di perfezionamento e d’implementazione a regime.

    Parte integrante dello smart working sono gli strumenti tecnologici che vengono forniti dal datore di lavoro.

    In riferimento all’Azione B, infatti, il supporto all’attuazione del Piano di smart working viene effettuato attraverso l’acquisto di nuova strumentazione tecnologica, funzionale all’attuazione del piano.

    Le spese ammissibili dovranno essere inerenti esclusivamente alle seguenti voci:

    • Componenti hardware, come ad esempio Notebook (i.e. computer portatile), Smartphone, Accessori.
    • Componenti software funzionali allo svolgimento della prestazione lavorativa.

    Occorre fare alcune precisazioni.

    Con riferimento alle componenti hardware, l’acquisto delle componenti accessorie è ammissibile esclusivamente a corredo di notebook e/o smartphone nell’ambito della medesima transazione.

    Con riferimento alle componenti software, nel caso in cui il numero degli utilizzatori sia superiore al numero di lavoratori che hanno preso parte al progetto pilota di smart working e svolgono prestazione lavorativa in modalità smart working, la rendicontazione delle spese sostenute dovrà avvenire pro-quota. In ogni caso, deve essere dimostrabile che l’utenza delle componenti hardware e software è rappresentata dagli smart worker.

    Da quando è possibile richiederlo?

    La domanda di finanziamento deve essere presentata esclusivamente sulla piattaforma informativa online a partire dalle ore 12:00 del 2 aprile 2020 fino ad esaurimento della dotazione finanziaria e comunque non oltre le ore 17:00 del 15 dicembre 2021.

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    Ricorda che tante altre agevolazioni sono in arrivo quindi continua a seguirci per non perderti nessuna novità.


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  • Decreti Cura Italia, Liquidità, Rilancio e altre agevolazioni utili per imprese e professionisti

    Decreti Cura Italia, Liquidità, Rilancio e altre agevolazioni utili per imprese e professionisti

    Le agevolazioni per sostenere la tua attività durante e dopo l’emergenza

    Decreti Cura Italia (Decreto 18/2020), pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 17 marzo insieme ad altri, prevedono una serie di misure volte a sostenere il nostro Paese che, in questi giorni, si trova a fronteggiare l’ormai tristemente nota emergenza da COVID-19 (Coronavirus). A questo primo Decreto hanno fatto seguito, nei mesi successivi, il Decreto Liquidità (Decreto 23/2020), il Decreto Rilancio (Decreto 34/2020) e il Decreto Rilancio 2 (ex Decreto Agosto, DL 104/2020).

    Tra i vari provvedimenti del Governo, numerosi sono anche quelli relativi al mondo delle imprese e dei professionisti, soggetti che si trovano, loro malgrado, ad affrontare una crisi sanitaria, economica e organizzativa piuttosto seria.

    A queste iniziative, poi, se ne aggiungono altre, anche a livello regionale, già previste o appositamente varate e che possono certamente rivelarsi un valido supporto economico in questo momento particolarmente critico e delicato.

    Vediamo subito insieme quali sono queste iniziative…

    Decreto Rilancio 2: Sgravi contributivi per nuove assunzioni a tempo indeterminato

    L’articolo 6 del nuovo Decreto prevede l’esonero totale per 6 mesi dal versamento dei contributi previdenziali (con esclusione di quelli INAIL) per le nuove assunzioni a tempo indeterminato effettuate dal 15 agosto al 31 dicembre 2020. L’importo di esonero massimo è di 8.060 euro su base annua, riparametrato e applicato su base mensile.

    Possono usufruire dell’agevolazione tutti i datori di lavoro, con l’esclusione del settore agricolo (per il quale è prevista un’agevolazione specifica), ma sono esclusi i contratti di apprendistato e di lavoro domestico.

    Il sostegno è concesso anche nel caso di trasformazione del contratto a termine in contratto a tempo indeterminato, tranne nel caso in cui il lavoratore, nei sei mesi

    Decreto Rilancio: Contributi a fondo perduto per autonomi e imprese

    Fra le misure previste dal Decreto Rilancio per sostenere le imprese in difficoltà, all’articolo 25 è prevista la concessione di un contributo a fondo perduto per autonomi e imprese. Chiaramente, anche in questo caso, per poter richiedere il contributo è necessario rispettare una serie di requisiti.

    Per cominciare, il contributo viene riconosciuto ai soggetti che esercitano attività d’impresa o attività di lavoro autonomo e ai titolari di reddito agrario la cui media dei ricavi tipici sia inferiore a 5 milioni di euro.

    E’ inoltre necessario che l’ammontare del fatturato e dei corrispettivi del mese di aprile 2020 sia inferiore ai 2/3 rispetto all’ammontare del fatturato e dei corrispettivi del mese di aprile 2019.

    E’ utile ricordare che per le nuove attività si applicano criteri differenti.          
    Per chi ha avviato l’attività a partire dal 1° gennaio 2019 infatti, non è valido quanto previsto in merito al fatturato. Tale criterio non si applica nemmeno ai soggetti che, a far data dall’insorgenza dell’evento calamitoso, hanno la sede operativa (o il domicilio fiscale) nel territorio di comuni colpiti dalla calamità fin dal suo primo insorgere e i cui stati di emergenza erano ancora in atto alla data di dichiarazione dello stato di emergenza Covid-19 (zone rosse chiuse prima del lockdown).

    Restano esclusi dall’agevolazione invece

    • gli Intermediari finanziari e le società di partecipazione;
    •  i contribuenti che hanno diritto alla percezione dei bonus previsti dal Decreto Cura Italia (artt. 27 e 38), cioè liberi professionisti titolari di partita IVA attiva al 23.02.2020 e lavoratori co.co.co. iscritti alla Gestione separata INPS, oppure lavoratori dello spettacolo).
    • lavoratori dipendenti professionisti iscritti agli enti di diritto privato di previdenza obbligatoria (casse professionisti).

     

    Di certo ti starai chiedendo a quanto ammonta questo contributo… Ecco, per calcolarlo bisogna considerare la differenza fra l’ammontare del fatturato o dei corrispettivi di aprile 2019 e quelli di aprile 2020. Il contributo verrà erogato in percentuale su questa cifra, ma la percentuale varia in funzione dei ricavi o compensi del periodo d’imposta precedente a quello in corso alla data del 19 maggio 2020 (nel caso in cui il periodo d’imposta coincida con l’anno solare si considerano quindi i ricavi del 2019):

    • 20% se i ricavi o compensi sono stati fino ad euro 400.000;
    • 15% se i ricavi o compensi sono stati compresi fra 400.000 euro e 1 milione di euro;
    • 10% se i ricavi o compensi sono stati compresi fra 1 milione e 5 milioni di euro.

     

    In ogni caso è previsto un contributo minimo fino a 1.000 euro alle persone fisiche e fino a 2.000 euro ai soggetti diversi dalle persone fisiche qualora il contributo a cui si ha diritto risulti inferiore o non calcolabile (come ad esempio per le attività avviate dopo il 30 aprile 2020).

    Il contributo può essere richiesto dal 15 giugno al 13 agosto 2020 (25 giugno – 24 agosto in caso di richiesta da parte di eredi) presentando istanza online, ma si attende comunque un provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate che definisca le varie disposizioni operative e le date di presentazione della domanda.

    Credito d’imposta per spese di Sanificazione, Dispositivi di Protezione Individuale e adeguamento dei locali aperti al pubblico

    Aggiornamento: Per l’adeguamento dei luoghi di lavoro aperti al pubblico, l’articolo 128 bis del Decreto Rilancio ha previsto anche un credito d’imposta al 60% della somma spesa, con un tetto massimo di 80.000 euro che comprende anche gli interventi edilizi per il rifacimento di locali quali spogliatoi, mense, spazi medici, ingressi e spazi comuni, l’acquisto di arredi di sicurezza e di apparecchi per il controllo della temperatura e anche gli investimenti in attività innovative, incluso lo sviluppo o l’acquisto di tecnologie necessarie per lo svolgimento del lavoro. Non è ancora chiaro se, come potrebbe sembrare, la spese relative alla realizzazione di piani di smart working possano beneficiare del Credito d’imposta, ma probabilmente per chiarire questo aspetto bisognerà attendere un apposito decreto del Ministro dello sviluppo economico. Questo credito però non sarà utilizzabile già dalle scadenze fiscali del 2020 (che, lo ricordiamo, sono state rimandate a settembre), ma solo dal 2021. La buona notizia invece è che è comunque possibile la cessione del credito agli istituti di credito o agli intermediari finanziari.

    L’agevolazione “Credito d’imposta per le spese di sanificazione” è prevista all’art. 64 del Decreto Cura Italia e le risorse attualmente stanziate per questa misura sono pari a 50 milioni di euroma non si può escludere che tale dotazione possa essere incrementata nel caso in cui l’emergenza dovesse protrarsi nel tempo (ma ci auguriamo di no!). Con il successivo Decreto Liquidità (art.30, c. 1) inoltre, il credito d’imposta è stato esteso anche alle spese sostenute nel 2020 per l’acquiso di dispositivi di protezione di vario tipo. Procediamo con ordine.

    Perché in questo momento la sanificazione è una pratica così importante?

    Tale pratica, sempre e comunque utile negli ambienti di lavoro, ma diventa indispensabile in questi giorni di propagazione del contagio, tanto più per tutti coloro che non hanno interrotto l’attività lavorativa e che si trovano a condividere spazi, attrezzature, postazioni di lavoro e che magari lavorano anche a contatto con il pubblico. Le misure di sicurezza imposte successivamente in relazione alla Fase 2 e alla ripresa delle attività inoltre, rendono comunque necessario effettuare spese di questo tipo al fine di tutelare lavoratori e clienti.

    Chi può richiederlo?

    Possono beneficiare del credito tutti i soggetti che esercitano attività d’, arte o professione, e quindi gli imprenditori, i titolari di partita IVA, le società e i professionisti. L’articolo 130 ter del Decreto Rilancio ha poi inserito fra i possibili beneficiari anche gli enti del Terzo Settore egli enti religiosi civilmente riconosciuti.

    Che tipo di agevolazione è prevista?

    L’agevolazione “Credito d’imposta per le spese di sanificazione” contenuta nel Cura Italia concede la possibilità per i richiedenti di beneficiare di un credito d’imposta pari al 50% delle spese sostenute nel 2020 per la sanificazione di ambienti e strumenti di lavoro, fino a un massimo di 20.000 euro. Il Decreto Rilancio  ha fissato invece la misura del Credito d’Imposta al 60% dell’importo speso, portando il tetto massimo di spesa a 60.000 euro. Il credito può essere utilizzato in compensazione già della dichiarazione dei redditi del periodo d’imposta in corso.

    Oltre che per le spese di sanificazione il Decreto Rilancio ha incluso anche l’acquisto di dispositivi di protezione individuale quali, ad esempio, mascherine chirurgiche, Ffp2 e Ffp3, guanti, visiere di protezione e occhiali protettivi, tute di protezione e calzari, termoscanner, termometri. Sono ammissibili anche l’acquisto e l’installazione di altri dispositivi di sicurezza atti a proteggere i lavoratori dall’esposizione accidentale ad agenti biologici o a garantire la distanza di sicurezza interpersonale, come barriere e pannelli protettivi o tappeti e vaschette decontaminanti e igienizzanti. Sono, inoltre, compresi i detergenti mani e i disinfettanti.

    Da quando è possibile richiederlo?

    Perché questa agevolazione sia fruibile bisogna attendere un decreto specifico da parte del Ministro dello sviluppo economico, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, che dovrebbe essere emanato a breve (era previsto entro il 16 aprile).

    Si presume che nel decreto verranno fornite anche maggiori informazioni in merito a dettagli operativi relativi alla scelta delle imprese autorizzate a effettuare gli interventi di sanificazione o ai prodotti da utilizzare.

    Se credi quindi che la tua attività abbia bisogno di interventi di sanificazione, non perderti gli aggiornamenti dell’articolo.

    Contributi per adeguamento dei luoghi di lavoro

    Questa nuova misura prevista all’articolo 102 del Decreto Rilancio prevede un parziale rimborso delle spese sostenute per adeguare i luoghi di lavoro alle nuove normative relative al contenimento del Coronavirus. Lo stanziamento di risorse per questo intervento è di 403 milioni di euro.

    Potranno accedere al contributo le imprese (anche quelle individuali) iscritte al Registro delle Imprese, le imprese artigiane e le imprese sociali iscritte al Registro delle Imprese. Rimangono quindi esclusi professionisti, commercianti e gli autonomi non iscritti al Registro delle Imprese.

    Non sono ancora molte le notizie relative all’attuazione di questa agevolazione, ma si sa che le spese ammissibili riguarderanno l’acquisto e l’installazione di apparecchiature e attrezzature per l’isolamento o il distanziamento di lavoratori e utenti esterni e l’acquisto dei vari dispositivi di protezione individuale.

    Gli importi massimi concedibili saranno stabiliti in base al numero dei dipendenti per un massimo di

    • 15.000 euro per imprese da 1 a 9 dipendenti;
    • 50.000 euro per imprese da 10 a 50 dipendenti
    • 100.000 euro per imprese oltre i 50 dipendenti.

    decreto-cura-italia-e-altre-agevolazioni-utili-per-imprese-e-professionisti

    All’art. 65 il Decreto Cura Italia prevede una agevolazione che ha come finalità quella di sostenere, almeno in parte, le botteghe e i negozi che durante il mese di marzo hanno sostenuto le spese di locazione dell’immobile.

    E’ evidente come in un momento in cui le attività non possono fatturare, anche il pagamento del semplice canone di locazione diventa una spesa gravosa. 

    Stiamo parlando dunque di tutte le attività che hanno dovuto chiudere le serrande per effetto delle misure di contenimento della diffusione del Covid-19, ma che sono comunque obbligate a pagare il canone di affitto ai proprietari degli immobili.

    Vediamo insieme tutte le caratteristiche specifiche di questa agevolazione…

     

    Chi può richiederlo?

    A poter beneficiare dell’agevolazione sono quindi solo le attività che sono state chiuse per effetto del decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri dell’11 marzo 2020.

    Ne sono quindi esclusi quei negozi che, poiché ritenuti attività essenziali, hanno potuto proseguire a esercitare, così come indicati agli allegati 1 e 2 del decreto stesso, ovvero:

    • Ipermercati
    • Supermercati
    • Discount di alimentari
    • Minimercati ed altri esercizi non specializzati di alimentari vari
    • Commercio al dettaglio di prodotti surgelati
    • Commercio al dettaglio in esercizi non specializzati di computer, periferiche, attrezzature per le telecomunicazioni, elettronica di consumo audio e video, elettrodomestici
    • Commercio al dettaglio di prodotti alimentari, bevande e tabacco in esercizi specializzati (codici ateco: 47.2)
    • Commercio al dettaglio di carburante per autotrazione in esercizi specializzati
    • Commercio al dettaglio apparecchiature informatiche e per le telecomunicazioni (ICT) in esercizi specializzati (codice ateco: 47.4)
    • Commercio al dettaglio di ferramenta, vernici, vetro piano e materiale elettrico e termoidraulico
    • Commercio al dettaglio di articoli igienico-sanitari
    • Commercio al dettaglio di articoli per l’illuminazione
    • Commercio al dettaglio di giornali, riviste e periodici
    • Farmacie
    • Commercio al dettaglio in altri esercizi specializzati di medicinali non soggetti a prescrizione medica
    • Commercio al dettaglio di articoli medicali e ortopedici in esercizi specializzati
    • Commercio al dettaglio di articoli di profumeria, prodotti per toletta e per l’igiene personale
    • Commercio al dettaglio di piccoli animali domestici
    • Commercio al dettaglio di materiale per ottica e fotografia
    • Commercio al dettaglio di combustibile per uso domestico e per riscaldamento
    • Commercio al dettaglio di saponi, detersivi, prodotti per la lucidatura e affini
    • Commercio al dettaglio di qualsiasi tipo di prodotto effettuato via internet
    • Commercio al dettaglio di qualsiasi tipo di prodotto effettuato per televisione
    • Commercio al dettaglio di qualsiasi tipo di prodotto per corrispondenza, radio, telefono
    • Commercio effettuato per mezzo di distributori automatici
    • Lavanderia e pulitura di articoli tessili e pelliccia
    • Attività delle lavanderie industriali
    • Altre lavanderie, tintorie
    • Servizi di pompe funebri e attività connesse

    Se non appartieni a nessuno di questi settori ed hai dovuto pagare il canone di affitto per il mese di marzo, questa agevolazione può esserti davvero utile!

    Che tipo di agevolazione è prevista?

    L’agevolazione prevede un credito d’imposta del 60% riconosciuto a chi esercita attività d’impresa (sono quindi esclusi i professionisti) e che si applica ai canoni di locazione per immobili di categoria catastale C/1 (negozi e botteghe) relativamente al mese di marzo 2020.

    Da quando è possibile richiederlo?

    Il credito d’imposta per botteghe e negozi può essere utilizzato esclusivamente in compensazione tramite F24, a partire dal 25 marzo, utilizzando il codice tributo 6914 (già determinato dall’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 13 del 20 marzo 2020).

    Credito d’imposta per canoni di locazione

    L’articolo 28 del Decreto Rilancio introduce un nuovo credito d’imposta del 60% o 30% relativo ai canoni di locazione degli immobili a uso non abitativo e sull’affitto d’azienda per i mesi di marzo, aprile e maggio 2020 (aprile, maggio e giugno per le strutture turistico ricettive con attività stagionale).
    . Il credito è accessibile agli esercenti attività d’impresa, arte e o professione, enti non commerciali del terzo settore ed enti religiosi, ma per poterlo richiedere è necessario rientrare in alcuni parametri, che non sono uguali per tutti. Vediamoli:

    • I ricavi o compensi relativi al periodo d’imposta 2019 non devono essere superiori a 5 milioni di euro. Questo limite non riguarda però le strutture alberghiere e gli agriturismi, né gli enti non commerciali, compresi quelli del Terzo settore, e gli enti religiosi riconosciuti civilmente, che possono accedere al credito indipendentemente dal fatturato.
    • E’ necessario che il canone di locazione/leasing/concessione sia stato versato.
    • Per chi svolge attività economica è necessario aver subito un calo del fatturato (o dei corrispettivi) pari ad almeno il 50% nel mese di riferimento.

     

    Il credito sarà pari al 60% della spesa nel caso di canoni di locali destinati allo svolgimento di attività industriale, commerciale, artigianale, professionale, agricola, di interesse turistico.
    E’ invece prevista la riduzione al 30% del canone versato nel caso di affitto di azienda o di contratti di servizi a prestazioni complesse, comprensivi di almeno un immobile a uso non abitativo destinato allo svolgimento dell’attività economica.

    Il credito è riconosciuto a partire dal periodo d’imposta in cui si sostiene la spesa e può essere utilizzato anche in compensazione. In ogni caso, l’articolo 122 del Decreto Rilancio prevede che il credito possa essere oggetto di cessione, anche parziale.

    Piani Aziendali di Smart Working: le agevolazioni per realizzarli

    COVID-19 ha prodotto effetti molto importanti in ambito lavorativo, che si traducono nell’impossibilità in molti casi di recarsi a lavoro e nella difficoltà dei datori di lavoro a fronteggiare una situazione di emergenza totale.

    Come risolvere allora questa problematica?

    Fortunatamente ci viene in aiuto una nuova modalità di lavoro, attualmente ancora poco utilizzata, che è lo smart working ( “lavoro agile”). In estrema sintesi, si tratta d dare la possibilità ai lavoratori di restare a casa e prestare comunque l’attività lavorativa, ma da remoto.

    Per incentivare lo smart working, le Regioni stanno prevedendo delle misure agevolative ad hoc che ne favoriscano l’adozione.

    Vediamo alcuno esempi…

    Regione Lazio – Piani Aziendali di Smart Working. Adozione di modelli e strumenti da parte delle imprese e dei titolari di Partita IVA del Lazio

     

    Si tratta di una misura che la Regione Lazio ha attivato proprio nell’ambito dell’attuale fase di emergenza epidemiologica, al fine di permettere di proseguire nel massimo dell’efficienza e dell’efficacia, l’attività produttiva aziendale.

    N.B.: Aggiornamento: Le risorse finanziarie per questa agevolazione sono già esaurite e pertanto non è più possibile presentare la domanda.

    Il bando, rivolto a tutti i titolari di partita iva e alle imprese del Lazio, sostiene l’adozione di modelli innovativi di organizzazione del lavoro con piani aziendali che facilitino e promuovano l’uso di mezzi informatici per lo smart working.

    Il contributo è concesso per:

    • A) formazione/consulenza per realizzare piani di smart working (obbligatorio)
    • B) acquisizione di strumenti tecnologici (hardware e software) finalizzati allo smart working (facoltativo).

    Regione Lombardia – Avviso pubblico per l’adozione di piani aziendali di Smart Working

    L’intervento della Regione Lombardia era già previsto prima dell’emergenza, ma a causa della diffusione del Coronavirus è stato previsto che possano accedere all’agevolazione anche le aziende che hanno introdotto il lavoro agile per i propri dipendenti, in modalità provvisoria, durante il periodo dello stato di emergenza.

    N.B.: Aggiornamento: Le risorse finanziarie per questa agevolazione sono già esaurite e pertanto non è più possibile presentare la domanda.

    Possono accedere al contributo i titolari di patita iva e le imprese della regione Lombardia per l’acquisto di:

    • A – Servizi di consulenza e formazione finalizzati all’adozione di un piano di smart working
    • B – Acquisto di “strumenti tecnologici” funzionali all’attuazione del piano di smart working

    Altre agevolazioni sono già previste e altri provvedimenti sono attesi nelle prossime settimane quindi continua a seguirci per rimanere aggiornato.


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