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Categoria: Imprenditorialità

  • Bilancio di sostenibilità: guida chiara e aggiornata per le PMI che vogliono crescere nel 2025

    Ti è mai capitato di sentir parlare di bilancio di sostenibilità e pensare: “Tanto riguarda solo le grandi aziende”? Oppure: “È una cosa da multinazionali, non da PMI”?

    Ecco, se anche tu l’hai pensato, sappi che dal 2025 le cose cambiano davvero per tutti. Anche per le piccole e medie imprese.

    E no, non è (solo) una questione burocratica. Il bilancio di sostenibilità può diventare un potente strumento competitivo, se sai come usarlo. Non si tratta solo di un obbligo normativo, ma di un’opportunità per migliorare la trasparenza, l’efficienza e la sostenibilità dell’azienda.

    In questa guida ti raccontiamo tutto quello che c’è da sapere sul bilancio di sostenibilità: cos’è, chi deve redigerlo, quali sono i suoi vantaggi e come prepararlo in modo efficace. Analizzeremo anche la rendicontazione di sostenibilità nel contesto della direttiva CSRD, gli standard ESRS, e la differenza tra bilancio e report di sostenibilità.

    Cos’è il bilancio di sostenibilità e perché oggi è centrale

    Il bilancio di sostenibilità è un documento che descrive l’impatto ambientale, sociale e di governance (ESG) di un’azienda.

    Include una rendicontazione completa e dettagliata delle performance di sostenibilità, sia in termini quantitativi che qualitativi.

    Ma il bilancio di sostenibilità cos’è davvero? È uno strumento per comunicare la propria strategia, le politiche di sostenibilità adottate e gli obiettivi di lungo periodo, secondo un piano di sostenibilità strutturato.

    La sostenibilità rappresenta ormai un elemento chiave nelle decisioni d’acquisto, nei criteri di finanziamento e nella reputazione delle imprese. Verso la sostenibilità, infatti, si orientano oggi consumatori, investitori, istituzioni e lavoratori.

    Per questo motivo, la rendicontazione della sostenibilità non è più una pratica riservata alle grandi imprese, ma una scelta strategica anche per le PMI.

    Report di sostenibilità e bilancio di sostenibilità: differenze fondamentali

    Molti confondono il bilancio di sostenibilità con il report di sostenibilità. Ma tra i due ci sono differenze importanti.

    Il report di sostenibilità ha spesso una base volontaria, è più flessibile nella struttura e viene usato dalle aziende per raccontare il proprio impegno ambientale e sociale.

    Il bilancio di sostenibilità, invece, è obbligatorio per tutte le imprese che superano determinate soglie, secondo la normativa di riferimento.

    Include una rendicontazione ESG completa, spesso redatta secondo gli standard di rendicontazione internazionali, come quelli definiti dalla Global Reporting Initiative (GRI).

    All’interno del bilancio di sostenibilità devono essere presenti dati precisi, coerenti e comparabili.

    Questa differenza del bilancio è fondamentale: mentre il report esg può essere uno strumento di marketing, il bilancio ESG è un documento ufficiale, integrato nel bilancio d’esercizio.

    Obbligatorio il bilancio di sostenibilità: quando è obbligatorio redigerlo

    Il bilancio di sostenibilità diventa obbligatorio a partire dal 2025 per tutte le aziende che superano almeno due dei seguenti tre criteri:

    • 250 dipendenti
    • 40 milioni di euro di fatturato
    • 20 milioni di euro di totale attivo

    Si tratta della diretta applicazione della direttiva CSRD (Corporate Sustainability Reporting Directive), che ha l’obiettivo di estendere la rendicontazione non finanziaria a un numero molto più ampio di soggetti rispetto alla precedente dichiarazione non finanziaria.

    Nel 2025 saranno coinvolte anche molte PMI quotate, mentre le piccole aziende potranno adottare un approccio volontario attraverso strumenti di rendicontazione semplificata.

    Gli ESRS: gli standard europei per la rendicontazione di sostenibilità

    Per redigere il bilancio di sostenibilità, è necessario seguire gli European Sustainability Reporting Standards (ESRS), pubblicati nel gennaio 2023 e recepiti nell’ordinamento italiano. Questi standard definiscono cosa includere nel documento e come strutturare la rendicontazione ESG.

    La redazione del bilancio di sostenibilità richiede l’analisi dei temi legati alla sostenibilità più rilevanti per l’impresa, secondo il principio della doppia materialità. Significa considerare sia l’impatto dell’azienda su ambiente e società, sia l’influenza di fattori esterni sulle sue attività.

    In questo processo sono fondamentali gli stakeholder: coinvolgerli consente di costruire un bilancio credibile e coerente con le aspettative del mercato. Propri stakeholder, comunità locali e investitori sono oggi sempre più attenti agli aspetti di sostenibilità.

    Come prepararsi alla redazione del bilancio di sostenibilità

    Redigere un bilancio di sostenibilità non significa solo compilare tabelle, ma raccontare con trasparenza chi sei, cosa fai, e dove vuoi andare. Per farlo, servono visione strategica, competenze e una buona raccolta dei dati. Ecco i passaggi fondamentali:

    1. Verifica se sei soggetto all’obbligo: controlla i criteri previsti dalla direttiva CSRD.

    2. Analizza la tua materialità: individua i temi ambientale e sociale più rilevanti per il tuo settore.

    3. Avvia la raccolta dei dati ESG: costruisci indicatori affidabili e confrontabili nel tempo.

    4. Coinvolgi gli stakeholder: confrontati con clienti, dipendenti, comunità locali.

    5. Redigi il bilancio secondo gli ESRS, garantendo coerenza e chiarezza.

    Molte PMI scelgono di iniziare nel 2024 con un reporting di sostenibilità volontario, per poi redigere un bilancio completo nel 2025.

    La pubblicazione bilancio deve avvenire in parallelo al bilancio d’esercizio.

    I vantaggi del bilancio di sostenibilità per le PMI

    Il bilancio di sostenibilità permette di:

    • migliorare la reputazione aziendale;
    • attrarre investitori e talenti;
    • ottenere condizioni di credito più favorevoli;
    • partecipare a bandi legati alla sostenibilità;
    • prendere decisioni strategiche basate su dati ESG reali.

     

    Ma c’è di più. L’importanza della sostenibilità si riflette anche nei comportamenti dei consumatori e nelle catene di fornitura.

    Le aziende sostenibili sono più resilienti e competitive. E la sostenibilità consente di prevenire rischi, anticipare cambiamenti normativi e rafforzare la governance interna.

    Verso la sostenibilità, passo dopo passo

    In un contesto sempre più complesso, redigere il bilancio di sostenibilità è diventato un passaggio necessario per ogni impresa che vuole crescere. Non si tratta solo di adempiere a un obbligo, ma di cogliere l’opportunità di contribuire allo sviluppo sostenibile e alla trasparenza economica.

    Che tu sia una delle grandi aziende già obbligate, o una PMI che vuole prepararsi in anticipo, la rendicontazione di sostenibilità è la chiave per il futuro.

    La sostenibilità è un documento, sì, ma prima ancora è una scelta. Una scelta strategica.

    Sostenibilità aziendale, sostenibilità ambientale, sostenibilità sociale: oggi più che mai, rappresentano il nuovo paradigma del fare impresa. E il bilancio di sostenibilità è il tuo primo, concreto passo in questa direzione.

    Se vuoi affrontare al meglio l’obbligo del bilancio di sostenibilità e trasformarlo in un vantaggio competitivo per la tua impresa, Trovabando è al tuo fianco. I nostri consulenti ti guidano passo dopo passo nella redazione conforme agli standard ESRS, aiutandoti a raccogliere i dati giusti, coinvolgere gli stakeholder e costruire una strategia ESG solida e credibile.

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  • Bandi Regionali Piemonte 2025: Agevolazioni e Contributi a Fondo Perduto

    Se sei un’impresa con sede operativa in Piemonte o stai pensando di avviare una nuova attività, le opportunità messe a disposizione dalla Regione Piemonte per il 2025 sono molteplici.

    Ci sono numerosi bandi regionali piemonte ed europei per favorire l’atterraggio di nuove iniziative imprenditoriali e sostenere lo sviluppo delle imprese già avviate, anche grazie a finanziamenti agevolati e contributi a fondo perduto fino a coprire il 65% dei costi che possono essere ammessi a contributo.

    Questi strumenti sono pensati per incentivare gli investimenti in Piemonte – grandi e piccole imprese e per agevolare la transizione digitale ed ecologica, oltre a sostenere i progetti di ricerca e sviluppo e l’attrazione di investimenti in Piemonte.

    L’obiettivo è stimolare lo sviluppo e il rilancio delle imprese piemontesi e generare nuova occupazione tramite l’accesso ai bandi regionali Piemonte.

    Bandi Regionali Piemonte per Certificazioni di Competitività e Sostenibilità delle PMI

    Il primo tra i bandi regionali piemonte che analizziamo è dedicato alle PMI sul territorio piemontese. Questo avviso pubblico della Regione Piemonte rientra nel Programma Regionale Piemonte FESR 2021-2027 e ha come obiettivo la certificazione di qualità per incrementare la competitività delle imprese sui mercati nazionali ed internazionali.

     

    Chi può beneficiare di questa misura agevolativa

    Le piccole e medie imprese (PMI) piemontesi possono accedere alla misura se hanno:

    • una sede operativa attiva in Piemonte,
    • l’iscrizione al Registro delle Imprese,
    • una situazione patrimoniale stabile e senza rischio di difficoltà.

    Possono accedere anche le piccole imprese a media capitalizzazione e le startup innovative già costituite e iscritte. La misura sostiene anche le imprese in situazione di pre-crisi o con l’obiettivo di attuare volte alla prevenzione di criticità future.

     

    Spese ammissibili e requisiti 

    I costi sostenibili con la misura sono quelli per:

    • certificazioni ESG, ambientali e di prodotto,
    • servizi consulenziali e di consulenza sviluppo impresa,
    • formazione e implementazione di servizi a sostegno dello sviluppo.

    L’incentivo prevede anche investimenti materiali e immateriali realizzati per ottenere le certificazioni necessarie al superamento di criticità di natura organizzativa.

     

    Contributo a fondo perduto e dotazione finanziaria dei voucher

    La misura prevede un contributo a fondo perduto con percentuali che arrivano fino al fondo perduto 50 o addirittura fino al 65% delle spese che sono state ammesse. La dotazione finanziaria complessiva dell’agevolazione è pari a 8,4 milioni di euro, un plafond importante per il rilancio delle piccole e medie imprese.

     

    Modalità telematica per la presentazione della domanda 2025

    Le domande vanno inviate in modalità telematica attraverso la piattaforma ReStart entro luglio 2025. La presentazione dell’istanza di agevolazione avviene con procedura a sportello e il sistema informatico determina l’ordine cronologico.

    Bandi Regionali Piemonte per imprese artigiane: contributi per eventi e fiere

    Un secondo incentivo tra i bandi regionali piemonte  riguarda le imprese artigiane e il settore dell’artigianato.

    L’obiettivo è rafforzare la presenza delle imprese sui mercati nazionali ed internazionali tramite la partecipazione a fiere.

    Requisiti per partecipare ai bandi regionali Piemonte per le imprese artigiane

    Possono partecipare le imprese con sede operativa in Piemonte, regolarmente costituite e iscritte al Registro delle Imprese e in regola con DURC e normativa fiscale. Anche le imprese delle province di Novara, Cusio Ossola e provincia di Asti sono incluse.

     

    Tipologie di spese ammissibili e importo dei contributi a fondo perduto

    Si possono effettuare spese per:

    • iscrizione e allestimento dello stand,
    • comunicazione e mettersi in proprio attraverso fiere di settore.

    L’agevolazione consiste in contributi a fondo perduto fino a 5.000 euro. Questo bando della Regione Piemonte è molto utile anche per chi vuole avviare una nuova attività o sviluppare un ramo d’azienda dedicato all’export.

     

    Come presentare la domanda telematica e le scadenze 2025

    La domanda deve essere presentata entro l’anno 2025, con piattaforma telematica ReStart. Il bando si chiude in base alla disponibilità del plafond, perciò è consigliato muoversi rapidamente.

    Bandi Regionali Piemonte per Aziende Turistico-Ricettive: Ammodernamenti e Ampliamenti

    Questa agevolazione, la terza tra i bandi regionali piemonte in oggetto, sostiene le aziende del turismo piemontese, in particolare quelle che operano in aree ricomprese nella carta degli aiuti e nelle aree 107.3.c.

     

    Agevolazioni a fondo perduto per migliorare la competitività nel turismo piemontese

    Il bando prevede finanziamenti a fondo perduto che coprono fino al 50% delle spese. Si rivolge a imprese piemontesi che intendono effettuare l’ammodernamento e l’ampliamento di una sede operativa. La misura sostiene anche il l’ampliamento e l’adeguamento degli stabilimenti produttivi.

     

    Interventi e spese agevolabili 

    Si possono effettuare:

    • interventi di transizione digitale e transizione ecologica,
    • investimenti materiali e immateriali realizzati nelle aree ricomprese nella carta degli aiuti,
    • azioni di ricerca e sviluppo preordinati o sviluppo preordinati o conseguenti.

    Questa misura è molto utile anche per le imprese in situazione di pre-crisi che devono affrontare il superamento di criticità di natura economica.

     

    Dotazione finanziaria e modalità di presentazione dell’istanza

    La dotazione del bando è di 15,8 milioni di euro. Le imprese devono inviare la presentazione della istanza tramite la piattaforma FINDOM di Finpiemonte, che gestisce le risorse regionali ed europei.

    Bandi Regionali Piemonte per il Rinnovo delle Flotte Aziendali: Acquisto, Noleggio e Conversione

    L’ultimo bando della Regione Piemonte riguarda il rinnovo dei veicoli aziendali. È un incentivo tra i bandi regionali piemonte rivolto sia alle piccole e medie imprese che alle piemonte – grandi imprese che hanno flotte da aggiornare.

     

    Chi può accedere ai contributi a fondo perduto per le imprese piemontesi

    Possono richiedere il contributo le imprese piemontesi con sede operativa in Piemonte che vogliono ridurre le emissioni e investire in sostenibilità. Possono partecipare anche le parte di grandi imprese che intendono effettuare sviluppo di investimenti da parte dei propri stabilimenti.

     

    Linee di intervento dei bandi regionali Piemonte per veicoli aziendali

    Il bando si articola in tre linee:

    1. Acquisto di veicoli nuovi con fondo perduto fino al 30% per veicoli elettrici e idrogeno.

    2. Noleggio a lungo termine con contributi a fondo perduto fino al 30% per 36 mesi.

    3. Conversione dei veicoli esistenti per favorire la transizione ecologica.

     

    Come presentare la domanda telematica tramite piattaforma ReStart

    La presentazione della domanda avviene tramite ReStart fino all’anno 2025. Finpiemonte e Unioncamere Piemonte seguono la concessione di agevolazioni e la tempestiva rilevazione delle richieste.

    Come Accedere alle Agevolazioni dei bandi Regionali Piemonte

    I bandi regionali Piemonte sono strumenti essenziali per il sviluppo preordinati o conseguenti delle attività produttive. Permettono di mettersi in proprio, finanziare progetti di ricerca e sviluppo, e offrire servizi a sostegno dello sviluppo.

     

    Suggerimenti pratici per la presentazione domanda di agevolazione

    • Leggere bene ogni bando e le aree ricomprese nella carta degli aiuti.
    • Preparare la documentazione per tempo, compreso il contratto di insediamento e gli eventuali requisiti l.r.
    • Prevedere lavoro a tempo indeterminato quando richiesto per il sviluppo e del rilancio delle imprese.

     

    Perché i bandi regionali Piemonte sono un’occasione unica

    Grazie ai finanziamenti a fondo perduto, alle condizioni a tasso zero e alla combinazione di finanziamenti agevolati e contributi, le imprese possono investire in innovazione e crescere in un mercato competitivo.

    Che tu sia una PMI, un’impresa artigiana, una realtà turistica o una nuova attività a Novara o in Cusio Ossola, i bandi regionali rappresentano un’opportunità strategica per il sviluppo delle imprese e il rilancio delle piccole e medie imprese in situazione difficile.

    Non sai da dove cominciare?

    Con TrovaBando hai un supporto completo: ti aiutiamo a scegliere il bando giusto, a preparare la documentazione e a presentare la domanda correttamente.

    Contattaci per scoprire subito quali opportunità sono aperte e come accedervi senza rischiare errori.

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  • ATECO Codice 2025: Nuova Classificazione Codice ATECO 2025

    Ateco Codice 2025: Novità, Cambiamenti, Classificazione e Cosa Devi Sapere per la Tua Impresa

    Il 2025 porta con sé importanti aggiornamenti nella classificazione dei codici Ateco, un aspetto fondamentale per ogni imprenditore italiano. Scopri in questo articolo tutte le novità sulla nuova classificazione ateco 2025 operativa dal 1° aprile 2025  entrata in vigore lo scorso 1° gennaio 2025, le principali differenze rispetto agli anni precedenti e quali saranno le implicazioni pratiche per la tua azienda, sia dal punto di vista fiscale che per l’accesso a bandi e agevolazioni.

    Cos’è il Codice Ateco e Perché È Così Importante per le Imprese

    Il codice Ateco è un codice alfanumerico che identifica e serve a codificare l’attività economica svolta da un’impresa. Viene utilizzato dall’Agenzia delle Entrate, dall’INPS e da molti enti pubblici per determinare, tra le altre cose, il regime fiscale applicabile, l’ammissibilità ai contributi e le modalità di versamento dei tributi per imprese e liberi professionisti.

    Nuova classificazione ateco 2025: Cosa Cambia Rispetto al Passato

    Dal 1° aprile 2025 è entrata in vigore la nuova classificazione ATECO Codice 2025.

    La classificazione ATECO Codice 2025 è stata finalemnte aggiornata all’edizione 2025, che sostituisce la precedente versione ATECO 2007 (aggiornamento 2022).

    Nel 2025 dunque l’Istat e le istituzioni preposte hanno aggiornato la tabella dei codici Ateco per adattarla all’evoluzione del mercato e delle professioni. Ecco le principali novità riguardanti la realizzazione dell’ATECO Codice 2025:

    • Inserimento di nuove attività: Nuovi settori emergenti, come la digitalizzazione, le energie rinnovabili e i servizi legati alla sostenibilità ambientale, trovano ora un proprio codice specifico nella riclassificazione del 2025, che sostituisce l’attuale versione della classificazione Ateco.
    • Riorganizzazione di alcuni comparti tradizionali, necessaria per adeguarsi agli adempimenti statistici e amministrativi di imprese. Alcune attività precedentemente classificate in modo generico sono state suddivise in sottocategorie più dettagliate, favorendo una maggiore precisione.
    • Eliminazione di codici obsoleti: Attività non più attuali sono state rimosse, facilitando la semplificazione amministrativa.

    Perché È Importante Aggiornare l’Ateco Codice 2025 della Tua Impresa e per i Liberi Professionisti

    La nuova codifica è fondamentale per diversi motivi:

    • Accesso ai finanziamenti e bandi: Molte agevolazioni e contributi pubblici sono erogati solo ad alcune categorie di attività, identificate proprio dall’Ateco. Un codice errato può precludere l’accesso a risorse utili per lo sviluppo della tua impresa.
    • Aspetti fiscali e previdenziali: L’ATECO influisce sul regime fiscale applicato e sugli obblighi previdenziali; una classificazione non aggiornata può portare a errori o sanzioni, rendendo necessario un adeguato completamento per la natura amministrativa delle imprese e liberi professionisti.
    • Visibilità e posizionamento: Una classificazione precisa può facilitare la partecipazione a reti d’impresa, consorzi e opportunità di business.

    Cosa Deve Fare l’Imprenditore: Passi Pratici

    Cosa fare in pratica?

    1. Verifica il tuo attuale Ateco codice: Controlla la tua visura camerale o i documenti aziendali ufficiali.
    2. Consulta la nuova tabella 2025 per le attività economiche Ateco 2025. Verifica se ci sono nuove voci che descrivono meglio la tua attività o se la tua categoria è stata aggiornata.
    3. Aggiorna il codice in Camera di Commercio per riflettere l’attuale versione della classificazione Ateco. Se necessario, comunica la variazione tramite i canali ufficiali (es. portale Impresa in un giorno).
    4. Chiedi consiglio a un esperto in materia di imposte e Ateco codice 2025. Un consulente fiscale o un commercialista può aiutarti a interpretare le novità e a valutare l’impatto sulla tua impresa, soprattutto in relazione alla nuova versione rispetto alla classificazione ATECO 2007 o ATECO 2022.

    Rettifica con la Nuova Codifica Ateco Codice 2025: Registro delle Imprese e Istat

    Come detto in precedenza già dal 1° aprile di quest’anno è iniziata la riclassificazione automatica dei codici che attribuirà a tutte le imprese che hanno già iscritto l’attività economica (avviato una azienda), i codici Ateco 2025, lasciandoperò iscritti anche i codici precedenti classificati 2007-2022.

    Le nuove imprese che saranno iscritte al Registro Imprese dopo il 1° aprile 2025 saranno invece classificate esclusivamente secondo ATECO 2025.

    Come posso trovare il mio nuovo ATECO Codice 2025?

    La riclassificazione avverrà sulla base della Tabella operativa di riclassificazione ATECO 2022 – ATECO 2025 di Istat. Per ulteriori dettagli visita il sito Istat alla sezione “Strumenti per l’implementazione operativa”.

    Le nuove attività adotteranno dunque direttamente i nuovi ateco , mentre per le imprese esistenti, la nuova classificazione delle attività economiche ateco in Visura sarà aggiornato automaticamente, con un periodo transitorio in cui sarà affiancato dal precedente, lasciando iscritti anche i precedenti classificati come codici ateco 2007-2022. 

    Se l’impresa non ritiene corretto il nuovo codice assegnato automaticamente può richiederne la sostituzione e riclassificazione tramite il servizio gratuito Rettifica Ateco Codice 2025, che tiene conto della nuova codifica ateco 2025.

    Il servizio è gratuito e sarà disponibile all’indirizzo dell’Agenzia delle Entrate, dal 15 aprile 2025 al 30 novembre 2025. 

    Le imprese riceveranno la notifica dell’avvenuta riclassificazione tramite l’App impresa italia, scaricabile dagli store o da impresa.italia.it, e potranno consultare gratuitamente la visura aggiornata contenente il nuovo codice che gli è stato attribuito.

    Quale codice ATECO devo utilizzare per la dichiarazione IVA 2025?

    Dal 1° aprile 2025, in sede di compilazione della dichiarazione IVA 2025, i contribuenti avranno la possibilità di scegliere se indicare i vecchi codici 2007 (aggiornati al 2022) o i nuovi Ateco codice 2025. Qualunque sia la scelta, sarà necessario inserire il codice 1 nella casella “Situazioni particolari” del modello. Per facilitare la compilazione della dichiarazione, entro tale data saranno aggiornati il software ufficiale per la dichiarazione 2025 e le relative procedure di controllo, garantendo così la corretta gestione della nuova classificazione  e degli adempimenti connessi.

    Implicazioni della Riclassificazione su Agevolazioni e Finanza Agevolata

    Le novità sulle attività economiche ateco 2025 avranno un impatto diretto sulla partecipazione a bandi regionali, nazionali ed europei. Molti incentivi e contributi, infatti, saranno erogati solo alle imprese con un codice Ateco aggiornato e corrispondente ai requisiti richiesti dai singoli avvisi, come indicato nel registro delle imprese.

    Suggerimento pratico: consulta il sito Istat per informazioni aggiornate.
    Prima di presentare domanda per un bando o una misura agevolativa, assicurati di aver aggiornato il tuo codice Ateco per evitare esclusioni o rallentamenti nella procedura.

    Il 2025 rappresenta un anno di svolta per la classificazione delle attività economiche italiane, con la nuova versione. Essere informati sulle novità del codice Ateco non è solo un obbligo burocratico, ma un’opportunità per posizionare al meglio la tua azienda, accedere a nuove agevolazioni e ridurre i rischi di errori amministrativi.

    Tieniti aggiornato e cogli tutte le opportunità che i nuovi codici Ateco 2025 possono offrirti.

    Vuoi verificare il tuo codice Ateco o hai bisogno di supporto nell’aggiornamento dei tuoi adempimenti statistici e amministrativi? Contattaci per una consulenza gratuita o lascia un commento qui sotto!



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  • 5 Strategie per Finanziarie per le Strutture Ricettive

    Strategie finanziarie strutture ricettive

    Le strutture ricettive, come hotel, bed and breakfast, e agriturismi, sono essenziali per il settore turistico. Tuttavia, gestire una struttura ricettiva può essere un’impresa complessa, specialmente dal punto di vista finanziario

    Ecco cinque strategie finanziarie che possono aiutare i proprietari di strutture ricettive a migliorare la loro redditività e a garantire una gestione sostenibile.

    1. Ottimizzare i Costi Operativi

    La gestione efficace dei costi operativi è fondamentale per mantenere una struttura ricettiva redditizia. Questo può includere:

    • Automatizzazione dei processi: L’adozione di software gestionali per prenotazioni, check-in e check-out può ridurre i costi del personale e migliorare l’efficienza. Questi strumenti possono automatizzare molte delle attività quotidiane, liberando il personale per concentrarsi su compiti più strategici e migliorando l’esperienza del cliente.
    • Acquisti all’ingrosso: Acquistare beni di consumo come prodotti per la pulizia, biancheria e articoli da toeletta all’ingrosso può ridurre significativamente i costi. Stabilire relazioni con fornitori affidabili può anche assicurare una fornitura costante di materiali di qualità a prezzi competitivi.
    • Energia sostenibile: Investire in tecnologie energetiche efficienti, come pannelli solari e sistemi di illuminazione a LED, può ridurre le bollette energetiche nel lungo termine. Anche l’implementazione di sistemi di gestione dell’energia può aiutare a monitorare e ottimizzare il consumo energetico, contribuendo a ridurre i costi operativi e l’impatto ambientale.

    2. Diversificare le Fonti di Entrata

    Affidarsi esclusivamente alle prenotazioni delle camere può essere rischioso, specialmente in periodi di bassa stagione. Diversificare le fonti di entrata può aiutare a stabilizzare il flusso di cassa:

    • Offrire pacchetti esperienziali: Escursioni, tour guidati, lezioni di cucina locale o degustazioni possono attrarre ospiti e aumentare le entrate. Questi pacchetti non solo offrono un valore aggiunto agli ospiti, ma possono anche differenziare la struttura dalla concorrenza.
    • Eventi e conferenze: Affittare spazi per eventi aziendali, matrimoni o conferenze può generare entrate aggiuntive. Le strutture che possono ospitare grandi gruppi possono beneficiare di entrate supplementari significative, specialmente durante i periodi di bassa occupazione turistica.
    • Ristorazione e benessere: Aprire un ristorante o una spa all’interno della struttura può attirare non solo gli ospiti ma anche clienti esterni. Offrire servizi di alta qualità può aumentare la reputazione della struttura e creare ulteriori opportunità di guadagno attraverso la vendita di pasti, trattamenti spa e altri servizi di benessere.

    3. Gestione Dinamica dei Prezzi

    Adottare una strategia di pricing dinamico consente di ottimizzare le tariffe delle camere in base alla domanda. Alcuni suggerimenti includono:

    • Software di gestione delle entrate: Utilizzare strumenti che analizzano i dati storici e le tendenze di mercato per stabilire le tariffe ottimali. Questi software possono aiutare a massimizzare i ricavi identificando i periodi di alta e bassa domanda e regolando di conseguenza i prezzi.
    • Promozioni stagionali: Offrire sconti e pacchetti speciali durante i periodi di bassa stagione per attirare più ospiti. Creare offerte irresistibili può stimolare la domanda e migliorare l’occupazione anche nei mesi meno popolari.
    • Monitorare la concorrenza: Tenere d’occhio le tariffe dei concorrenti per assicurarsi di rimanere competitivi. Analizzare le strategie di pricing dei concorrenti può fornire preziose informazioni per adattare le proprie tariffe e strategie promozionali.

     

    In questo ambito specifico, ti suggeriamo anche di utilizzare dei tool automatici che ti permettano di calcolare dinamicamente i prezzi della tua struttura, come smartpricing.

    4. Investire in Marketing Digitale

    Il marketing digitale è essenziale per attrarre nuovi ospiti e fidelizzare quelli esistenti. Alcune strategie efficaci includono:

    • Ottimizzazione SEO: Migliorare la visibilità del sito web della struttura sui motori di ricerca per attirare più visitatori. L’ottimizzazione per i motori di ricerca (SEO) aiuta il sito a posizionarsi più in alto nei risultati di ricerca, aumentando le probabilità che potenziali ospiti trovino e prenotino presso la struttura.
    • Social media marketing: Utilizzare piattaforme come Facebook, Instagram e Twitter per promuovere la struttura e interagire con i clienti. Pubblicare contenuti coinvolgenti, come foto, video e storie degli ospiti, può creare una comunità online attiva e fedelizzare i clienti.
    • Email marketing: Inviare newsletter regolari con offerte speciali e aggiornamenti può mantenere vivo l’interesse degli ospiti passati. Le campagne di email marketing ben progettate possono promuovere offerte stagionali, pacchetti speciali e eventi, incentivando i clienti a tornare e a raccomandare la struttura ad altri.

    5. Sfruttare i Bandi Regionali e Nazionali

    Uno dei primi passi per supportare i nuovi investimenti della tua struttura ricettiva è monitorare i bandi pubblici (agevolazioni) regionali e nazionali. Molte regioni italiane offrono fondi specifici per il miglioramento delle strutture ricettive. 

    Queste agevolazioni pubbliche possono finanziare una vasta gamma di interventi, ammodernamento delle infrastrutture all’acquisto di nuove attrezzature. 

    È importante tenersi aggiornati per non perdere tutta una serie di contributi a fondo perduto e finanziamenti agevolati che possono aiutarti a supportare gli investimenti della tua attività-

    Hai bisogno di un aiuto per cercare le agevolazioni adatte a te? Clicca il pulsante qui in basso, saremo lieti di aiutarti!


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  • Bandi Regione Calabria: fondo perduto per internazionalizzazione, export, fiere e mostre

    Calabria bando internazionalizzazione fiere e mostre. L’obiettivo del bando è di accompagnare il sistema produttivo regionale nei processi di apertura e/o incremento dell’export, di diversificazione dei mercati di sbocco e di utilizzo di canali anche “digitali”.

    La Regione Calabria Intende accompagnare il sistema produttivo regionale nei processi di apertura e/o incremento dell’export, di diversificazione dei mercati di sbocco e di utilizzo di canali anche “digitali”. La dotazione finanziaria è pari a €5.500.000.

    L’obiettivo è quello di supportare progetti di internazionalizzazione e di promozione internazionale delle PMI e loro aggregazioni.

    Quali sono i beneficiari dell’agevolazione?

    Possono presentare domanda di agevolazione le micro, piccole medie imprese (MPMI), che possono partecipare: 

    • singolarmente 
    • o in associazioni temporanee di scopo (ATS) (n. minimo di soggetti associati pari a 4 imprese autonome non associate o collegate tra di loro)
    • o Reti di imprese (Rete Soggetto) 
    • o Consorzi (n. minimo di soggetti associati pari a 4 imprese autonome non associate o collegate tra di loro)

    I soggetti economici già costituiti possono partecipare, a prescindere dal settore economico, con le sole esclusioni fissate dalle norme su aiuti (pesca e acquacoltura, produzione primaria prodotti agricoli..).

    Quale tipo di contributo è previsto?

    L’agevolazione prevede la concessione di contributo in conto capitale basato su una procedura valutativa a sportello, la cui % varia in base alle due linee di intervento considerate ammissibili:

    • fino al 50% delle spese ammissibili per le Linee A e B: Servizi di consulenza specialistica per piani per l’export, studi di fattibilità e servizi di supporto all’internazionalizzazione.
    • fino al 100% delle spese ammissibili per la linea C: Costi di partecipazione alle fiere/mostre

     

    Il contributo è cumulabile con altre agevolazioni pubbliche, ma non è cumulabile con nessun altra agevolazione pubblica concessa per la partecipazione alla medesima fiera.

    Quali sono le spese ammissibili?

    Sono ammissibili gli interventi riconducibili a o più delle tipologie/linee di seguito elencate:

    1. Linea A: Definizione di un progetto per l’internazionalizzazione (piano export), che dovrà contenere, a titolo esemplificativo e non esaustivo: motivazioni, obiettivi e strategie commerciali internazionali, modello di business e proposta di valore, mercati esteri target, piano operativo che riporti anche gli strumenti e le risorse umane e finanziarie previsti per l’implementazione del piano per l’export, con definizione di milestone, cronoprogrammi, meccanismi di verifica e di revisione del piano. Le attività consulenziali, finalizzate alla preparazione di un piano di sviluppo sui mercati obiettivo del progetto (con esclusione dei soli studi relativi ai mercati obiettivo), potranno essere comprensive di un piano export digitale.
    2. Linea B: Servizi specialistici per l’export. I servizi finalizzati all’accrescimento delle potenzialità di export del beneficiario, saranno diretti a:

    – conseguimento di certificazioni di prodotto/processo che consentono l’accesso ai mercati esteri (es. Agroalimentare per UK: BRC, ecc.),

    – certificazioni aziendali per l’ottenimento dello status di operatore economico autorizzati o di altre figure e qualificazioni richieste per il commercio internazionale e dagli accordi di libero scambio con paesi terzi;

    – consulenza per ottenimento di marchi, brevetti o altre forme di protezione della proprietà intellettuale internazionali, nonché assistenza legale in materia doganale, contrattuale, fiscale, per l’export nei singoli paesi;

    – utilizzo di TEM (temporary export manager) e/o DEM (digitale export manager), ad integrazione delle funzioni aziendali, funzionale allo sviluppo delle competenze interne del beneficiario per l’export;

    – consulenze per ricerca operatori esteri e assistenza per organizzazione incontri commerciali;

    – consulenza per business on line diretta all’utilizzo di piattaforme/marketplace, sistemi di smart payment internazionali, ecc.;

    – consulenze per la realizzazione di video e materiali di comunicazione digitali redatti in lingua diversa dall’italiano;

    – consulenze per la realizzazione di campagne di comunicazione e marketing digitale finalizzati all’export, comprese vetrine digitali in lingua estera;

    – consulenze per la promozione dei siti web attraverso azioni di search engine marketing (seo e paid adv) e metodologie similari;

    – spese per la registrazione di APP e/o applicativi a livello internazionale connesse alle iniziative promozionali virtuali ammesse;

    – spese per la realizzazione di siti e-commerce.


    • Linea C: partecipazioni a manifestazioni fieristiche e/o saloni internazionali e/o rilevanti eventi commerciali o divulgativi (questi ultimi diretti solo alle imprese Startup e PMI innovative) di livello internazionale:

     

    Le iniziative, se svolte in Italia, dovranno essere presenti sul catalogo fiere internazionali certificato AEFI o devono risultare certificate di valenza internazionale nel calendario fieristico nazionale (calendario manifestazioni fieristiche – Regioni.it) oppure svolte direttamente all’estero e/o inserite in circuiti/cataloghi internazionali.

    I progetti presentati non devono ricomprendere attività che sono parte di operazioni di delocalizzazione/trasferimento in Calabria da altri paesi UE o altre regioni italiane.

    Quali sono gli importi finanziabili?

    Il costo totale ammissibile del progetto presentato non deve essere inferiore a  15.000 Euro e non deve essere superiore a 200.000 Euro.

    Ma veniamo ora alle intensità di aiuto:

    per consulenze di cui alla Linea A e B è del 50% (art. 18 Reg. 651/14);
    – per i costi di partecipazione a fiere internazionali l’impresa ha due opzioni:

    c.1 Per ogni fiera è prevista una somma forfettaria di 12.790 euro più tasso forfettario del 20% per i costi diretti del personale impiegato nella fiera

    c.2 rendicontazione a costi effettivi (Reg. 651/14 art. 19 intensità di aiuto 50%) Aiuto concedibile: massimo 100.000 Euro.

    Tali soglie (di spese ammissibili e di aiuti concedibili) restano valide anche nel caso di domande presentate da aggregazioni di imprese.

    Quando posso presentare la domanda?

    Lo sportello per l’inserimento delle domande è aperto dal giorno 10 aprile 2024 e resterà aperto fino al 10 aprile 2026. …Cosa aspetti? Contattaci per saperne di più!


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  • Nuova Sabatini per l’acquisto di beni strumentali – Le Novità Capitalizzazione 2024

    Pur con le dovute modifiche, è dal lontano 1965 che la “Nuova Sabatini”, la misura che ha l’obiettivo di sostenere gli investimenti produttivi delle piccole e medie imprese per l’acquisto di beni strumentali, continua ad essere rifinanziata e prorogata. Da ultimo, il Disegno di Legge di Bilancio 2024 assegna ulteriori 100 milioni di euro per il 2024 al finanziamento della Nuova Sabatini, già prorogata fino al 2026 dalla precedente Legge di Bilancio.

    Le PMI potranno quindi continuare a beneficiare delle agevolazioni per l’acquisto di beni strumentali d’impresa materiali (macchinari, impianti, attrezzature nuove di fabbrica e hardware) o immateriali (software e tecnologie digitali).

    I benefici previsti riguardano, come detto, agevolazioni per investimenti in beni strumentali, con maggiorazioni  per investimenti 4.0 e per investimenti green.

    Puoi rinfrescarti la memoria sulle modalità di funzionamento della Nuova Sabatini continuando a leggere…

    Nuova Sabatini Capitalizzazione 2024 : tutte le novità e come funziona

    A partire dal 1º ottobre 2024, le micro, piccole e medie imprese (PMI) italiane potranno cogliere una grande opportunità per crescere e rafforzarsi grazie alla “Nuova Sabatini Capitalizzazione”.

    Promossa dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT), questa iniziativa è pensata per sostenere la capitalizzazione delle PMI, aiutandole a investire in beni strumentali fondamentali per la loro crescita.

    Ma cosa significa, in pratica?

    Vuol dire avere accesso a contributi maggiorati per l’acquisto di macchinari, impianti, attrezzature, hardware, software e tecnologie digitali — tutto ciò che serve per far fare un salto di qualità al tuo business.

    Il contributo è calcolato sugli interessi di un finanziamento quinquennale, e c’è una buona notizia per le micro e piccole imprese: il tasso d’interesse è fissato al 5%, mentre per le medie imprese si attesta al 3,575%.

    Con una dotazione di 80 milioni di euro, la “Nuova Sabatini Capitalizzazione” non è solo un aiuto economico, ma una vera e propria spinta verso una maggiore competitività.

    È l’occasione per rafforzare la struttura patrimoniale della tua impresa, migliorare la tecnologia, e prepararti al futuro con maggiore solidità e innovazione.

    Non lasciarti sfuggire questa opportunità per far crescere il tuo business.

    Cos’è la Nuova Sabatini

    La “Nuova Sabatini” è l’agevolazione messa a disposizione dall’ex Ministero dello Sviluppo Economico (oggi MIMIT) con l’obiettivo di facilitare l’accesso al credito delle imprese e accrescere la competitività del sistema produttivo del Paese. La misura sostiene gli investimenti per acquistare o acquisire in leasing macchinari, attrezzature, impianti, beni strumentali a uso produttivo e hardware, nonché software e tecnologie digitali. 

    Per promuovere e incentivare la trasformazione economica e la transizione verso l’industria 4.0, nel 2017 è stato varato un piano nazionale dedicato, poi rivisto e aggiornato dai governi che si sono succeduti, passando da Piano Industria 4.0 a Piano Impresa 4.0 fino all’attuale Transizione 4.0. Per contribuire alla realizzazione di questo piano, la Nuova Sabatini è stata adeguata, andando a incentivare ulteriormente proprio i beni tecnologicamente avanzati.

    Questo strumento serve insomma a favorire la trasformazione del sistema produttivo italiano verso la “Fabbrica Intelligente” e l’ottimizzazione dei processi produttivi.

    La Legge Sabatini è, in termini tecnici, un incentivo che viene erogato alle Piccole e Medie Imprese (PMI) sotto forma di contributo per la copertura degli interessi sui finanziamenti bancari erogati per l’acquisto dei beni strumentali. In altri termini il contributo si caratterizza per essere in conto impianti e fa parte del pacchetto di contributi previsti dal piano Industria 4.0, insieme ad altre, ben note agevolazioni:

     

    Una serie di incentivi differenti uniti da un obiettivo comune, far ripartire l’Italia spingendo le aziende a cogliere tutte le possibilità offerte dalla c.d quarta rivoluzione industriale.

    Quali sono le risorse a disposizione per il 2024 per la Nuova Sabatini?

    La Nuova Sabatini è una delle agevolazioni più longeve e apprezzate nel panorama imprenditoriale italiano. Nel 1965 è stata introdotta su proposta del deputato, sindacalista e operaio, Armando Sabatini e, da allora, di governo in governo, è diventata oggetto di numerosissime proroghe e, ovviamente, di rifinanziamenti

    Tra gli ultimi, il rifinanziamento avvenuto con la legge di bilancio 2023, con cui la Nuova Sabatini è stata prorogata fino al 2026 e dotata di ulteriori 150 milioni di euro, sono stati stanziati ulteriori 100 milioni di euro verranno stanziati con la legge di bilancio 2024.

    Chi può richiedere la Nuova Sabatini?

    Possono beneficiare dell’agevolazione le micro, piccole e medie imprese (PMI) che alla data di presentazione della domanda:

    • Sono regolarmente costituite e iscritte nel Registro delle imprese o nel Registro delle imprese di pesca

    Sono ammessi tutti i settori produttivi, inclusi agricoltura e pesca, ad eccezione dei seguenti:

    • Attività finanziarie e assicurativa e non svolgere attività connesse all’esportazione e per gli interventi subordinati all’impiego preferenziale di prodotti interni rispetto ai prodotti di importazione.

    I liberi professionisti possono richiedere la Nuova Sabatini Beni Strumentali?

    , gli studi professionali e le Associazioni tra professionisti, purtroppo, non possono richiedere la Nuova Sabatini, a meno che non siano costituiti come impresa di piccola e media dimensione, che alla data di presentazione della domanda risulti iscritta nel Registro delle imprese, come nel caso delle STP (Società Tra Professionisti).

    operai che salgono per nuova sabatini
    Nuova Sabatini: tutte le novità in arrivo!

    Vediamo nel dettaglio che cos’è la Nuova Sabatini

    L’obiettivo della Nuova Sabatini, è quello di favorire e agevolare le imprese che intendono investire (sotto forma di acquisto o ) in macchinari, attrezzature, impianti, beni ad uso produttivo, , software e tecnologie digitali.

    Le principali linee di intervento riguardano:

    • Agevolazioni per investimenti in beni strumentali;
    • Agevolazioni per investimenti 4.0;
    • Agevolazioni per investimenti green, un ambito inserito nel 2023;
    • Nuova Sabatini Sud, dedicata agli investimenti nelle regioni del Sud

     

    La Nuova Sabatini consente la concessione, da parte di banche e intermediari finanziari, aderenti alla convenzione tra il Ministero dello sviluppo economico, l’Associazione Bancaria Italiana e Cassa depositi e prestiti S.p.A., di finanziamenti alle PMI italiane per sostenere alcuni tipi di investimenti. Su questi finanziamenti,  il Ministero concede un contributo che, in pratica, permette di ridurre il costo degli interessi dovuti. 

    L’investimento può essere:

    • interamente coperto dal finanziamento bancario (o leasing) e
    • assistito dalla garanzia del “Fondo di garanzia per le piccole e medie imprese” fino all’80% dell’ammontare del finanziamento stesso.

     

    Tale finanziamento inoltre, deve essere:

    • di durata non superiore a 5 anni;
    • di importo compreso tra 20.000 euro e 4 milioni di euro;
    • interamente utilizzato per coprire gli investimenti ammissibili;

     

    Il contributo del MIMIT è un contributo il cui ammontare è determinato in misura pari al valore degli interessi calcolati, su un finanziamento della durata di 5 anni e di importo uguale all’investimento, a un tasso d’interesse annuo pari al:

    • 2,75% per gli investimenti ordinari;
    • 3,575% per gli investimenti in tecnologie digitali e in sistemi di tracciamento e pesatura dei rifiuti (investimenti in tecnologie cd. “industria 4.0”). Vale anche per l’acquisto di macchinari, impianti e attrezzature nuovi di fabbrica a uso produttivo, a basso impatto ambientale, nell’ambito di programmi finalizzati a migliorare l’ecosostenibilità dei prodotti e dei processi produttivi (Nuova Sabatini Green).
    • 5,5% per gli investimenti nelle Regioni del Mezzogiorno effettuati da micro piccole imprese (Nuova Sabatini Sud)

     

    La Nuova Sabatini finanzia beni nuovi e riferiti alle immobilizzazioni materiali per “impianti e macchinari”, “attrezzature industriali e commerciali” e “altri beni”. Non sono in ogni caso ammissibili le spese relative a: terreni e fabbricati; beni usati o rigenerati; immobilizzazioni in corso e acconti.

    Gli investimenti devono soddisfare i seguenti requisiti:

    • autonomia funzionale dei beni, non essendo ammesso il finanziamento di componenti o parti di macchinari che non soddisfano tale requisito;
    • correlazione dei beni oggetto dell’agevolazione all’attività produttiva svolta dall’impresa.

    Sono stati inoltre definiti – a partire dal 1° gennaio 2023 – quali sono gli investimenti ammissibili per le imprese operanti nei settori agricolo, forestale e zone rurali, nonché nel settore della produzione, trasformazione e commercializzazione dei prodotti della pesca e dell’acquacoltura.

    Ricordati che insieme alla Nuova Sabatini è possibile richiedere, inoltre,  l’intervento del Medio Credito Centrale che garantisce questa tipologia di finanziamenti fino ad un massimo dell’80%.

    Se vuoi saperne di più ti consiglio di leggere il nostro approfondimento sul Fondo di Garanzia per le PMI che trovi qui

    Dunque… un solo investimento e agevolazioni combinabili per ottenere il massimo vantaggio possibile. Interessante, non trovi?

    Maggiorazioni per la Nuova Sabatini Green

    Per la nuova Sabatini green,  gli aiuti sono quindi maggiorati rispetto a quelli ordinari. Per poter essere ammessi al contributo maggiorato, però, è richiesto il possesso:

    • di un’idonea certificazione ambientale di processo oppure di prodotto sui beni oggetto dell’investimento;
    • di un’idonea autodichiarazione ambientale rilasciata da produttori, importatori o distributori dei beni

    Come presentare la domanda?

    La domanda di agevolazione dovrà essere compilata, pena l’inammissibilità della stessa, in via esclusivamente telematica attraverso la procedura disponibile sul sito ufficiale.
    Le domande di accesso all’agevolazione devono essere:

    • presentate dall’impresa in formato elettronico;
    • sottoscritte dal legale rappresentante dell’impresa o da un suo procuratore, mediante firma digitale;
    • inviate esclusivamente tramite PEC agli indirizzi dei soggetti finanziatori aderenti alla convenzione stipulata tra il Ministero dello Sviluppo economico, l’Associazione bancaria italiana (ABI) e Cassa depositi e prestiti 

     

    La domanda è inviata attraverso la procedura disponibile nella sezione dedicata “Compilazione domanda di agevolazione” della piattaforma informatica.

    E se ho già stipulato un contratto di leasing o di finanziamento?

    Purtroppo non potrai recuperare alcunché, la stipula di un contratto di finanziamento sia bancario che in leasing deve avvenire successivamente alla presentazione della domanda, dunque se hai già acceso un finanziamento per acquisto di nuovi macchinari non c’è più niente da fare per recuperare gli interessi.

    Dunque… prima di investire verifica sempre le agevolazioni disponibili e cui la tua impresa può accedere, per non correre il rischio di perdere alcuna opportunità!


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  • ZES Unica per il Mezzogiorno: le agevolazioni

    ZES unica per il mezzogiorno è stata istituita dal Decreto Sud, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale il 19 settembre 2023, con l’obiettivo di favorire lo sviluppo economico e la coesione sociale delle aree più svantaggiate del Paese.

    E’ stato firmato nei giorni scorsi il decreto attuativo che prevede l’invio delle domande a partire dal 12 giugno e fino al 12 luglio 2024

    ZES Unica per il mezzogiorno: cos’è?

    Per ZES, acronimo di Zona economica speciale, si intende una zona delimitata del territorio dello Stato nella quale l’esercizio di attività economiche e imprenditoriali da parte delle aziende già operative sul territorio e di quelle che si insedieranno in futuro, può beneficiare di speciali condizioni.

    La Zona Economica Speciale (ZES) Unica del Mezzogiorno è stata istituita il 1° gennaio 2024, sostituendo le precedenti otto ZES regionali esistenti nel Sud Italia. 

    Questa nuova ZES Unica include i territori delle regioni Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sicilia e Sardegna

    L’obiettivo principale della ZES Unica è di rafforzare la competitività del Mezzogiorno a livello internazionale, favorendo lo sviluppo economico e sociale delle aree coinvolte attraverso benefici fiscali e amministrativi per le imprese che vi operano o che intendono insediarsi.

    Quale agevolazione è prevista per la ZES Unica?

    È previsto un credito d’imposta differenziato per regioni, dimensioni dell’impresa ed entità dell’investimento.

    In particolare, il credito d’imposta è determinato:

    • nella misura del 40% dei costi sostenuti in relazione agli investimenti ammissibili nelle regioni Calabria, Campania, Puglia e Sicilia;
    • nella misura del 30% dei costi sostenuti in relazione agli investimenti ammissibili nelle regioni Basilicata, Molise e Sardegna;
    • nella misura massima, rispettivamente del 50% e del 40% per gli investimenti realizzati nei territori individuati ai fini del sostegno del Fondo per una transizione giusta nelle regioni Puglia e Sardegna;
    • nella misura del 15% dei costi sostenuti in relazione agli investimenti ammissibili nelle zone assistite della regione Abruzzo indicate dalla vigente Carta degli aiuti a finalità regionale 2022-2027.

     

    Per i progetti di investimento con costi ammissibili non superiori a 50 milioni di euro, i massimali sono aumentati del 10% per le medie imprese e del 20% per le piccole imprese.

    Per i grandi progetti di investimento con costi ammissibili superiori a 50 milioni di euro, come definiti al punto 19 (18) degli Orientamenti in materia di aiuti di Stato a finalità regionale, le intensità massime di aiuto per le grandi imprese si applicano anche alle piccole-medie imprese e sono calcolate secondo la metodologia dell’«importo di aiuto corretto» di cui all’art. 2, punto 20, del regolamento (UE) n. 651/2014.

    Quali sono gli interventi ammissibili?

    Sono agevolabili gli investimenti facenti parte di un progetto di investimento, realizzati dal 1° gennaio 2024 al 15 novembre 2024, relativi a:

    • acquisto, anche mediante contratti di locazione finanziaria, di nuovi macchinari, impianti e attrezzature varie destinati a strutture produttive già esistenti o che verranno impiantate nella ZES unica
    • acquisto di terreni 
    • acquisizione, realizzazione o ampliamento di immobili strumentali agli investimenti ed effettivamente utilizzati per l’esercizio dell’attività nella struttura produttiva. 

     

    Nel caso di beni immobili strumentali, sono agevolabili gli investimenti anche se riguardano beni già utilizzati da altri soggetti per lo svolgimento di un’attività economica. Sono esclusi dall’agevolazione i beni autonomamente destinati alla vendita, come pure quelli trasformati o assemblati per l’ottenimento di prodotti destinati alla vendita, nonché i materiali di consumo.

    Il valore dei terreni e dei fabbricati ammessi all’agevolazione non può superare il 50% del valore complessivo dell’investimento agevolato.

    Inoltre, sono escluse le acquisizioni effettuate tra soggetti tra i quali sussistano i rapporti di controllo o di collegamento (art. 2359 cod.civ.).


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  • Come aprire una casa di riposo, con le agevolazioni pubbliche

    Come aprire casa di riposo: agevolazioni e finanziamenti, quello che devi sapere se vuoi aprire la tua casa di riposo utilizzando le agevolazioni pubbliche

    Aprire una casa di riposo è una scelta molto interessante, soprattutto in Italia, Paese in cui la popolazione è sempre più composta da persone anziane, over 65. Tuttavia questa giusta ambizione può essere resa difficile soprattutto per via dei costi legati all’apertura di una casa di riposo.

    Se questo è il tuo caso, sai bene quanto può essere complicato finanziare l’apertura di una casa di riposo, con arredi, software o far fronte alle spese per la ristrutturazione dei locali e l’adeguamento alle normative settoriali.

    Eppure… forse non sapevi che esistono tantissime agevolazioni e finanziamenti europei e nazionali a sostegno di tutti coloro che vogliono aprire o sviluppare una casa di riposo.

    Qualche esempio?

    Poniamo il caso che tu sia un giovane residente al sud e voglia aprire una casa di riposo (dunque una struttura di tipo residenziale in grado di ospitare anziani parzialmente autosufficienti).

    Dovrai: affittare/comprare la struttura immobiliare, effettuare i lavori di ristrutturazione dei locali, comprare gli arredi per la casa di riposo, acquistare la strumentazione ed il mobilio necessari.

    Insomma, una spesa non indifferente, che può essere finanziata grazie ad agevolazioni nazionali e regionali. Ad esempio il Fondo di Garanzia per le PMI, la Nuova Sabatini – beni strumentali e altre linee agevolative nazionali o regionali, come Resto al Sud, Oltre Nuove Imprese a Tasso zero o il Microcredito.

    persone anziane come aprire casa di riposo
    Come aprire la tua casa di riposo, con le agevolazioni pubbliche

    Vuoi sapere quali sonio i vantaggi offerti da queste agevolazioni?

    ON – Oltre Nuove Imprese a Tasso Zero

    Il bando Nuove imprese a tasso zero è una delle possibilità di finanziamento per aprire una casa di riposo.

    ON – oltre nuove imprese a tasso zero, è rivolto ai giovani e alle donne di ogni età.

    L’agevolazione è valida in tutta Italia e prevede un mix di finanziamento agevolato a tasso zero  e contributo a fondo perduto per progetti con costi fino a 3 milioni di euro, con una copertura fino al 90% dei costi totali ammissibili.

    Il tuo progetto, per essere ammesso al finanziamento, deve interessare lo sviluppo di una nuova attività o l’ampliamento, la trasformazione o la diversificazione di un’attività già esistente. La copertura delle spese ammissibili può arrivare al 90% da rimborsare in 10 anni.

    Non è possibile accedere al finanziamento con progetti che prevedono spese inferiori a 250mila euro.

    Non sono richieste garanzie in caso di finanziamenti inferiori a 250 mila euro; è prevista invece la garanzia sotto forma di privilegio speciale per i finanziamenti superiori a 250 mila euro È sempre richiesta l’ipoteca per i progetti di investimento che prevedono l’acquisto di un immobile.

    Alcuni esempi di spese del piano d’impresa:

    • Opere murarie e assimilate
    • Macchinari, impianti e attrezzature
    • Programmi informatici e servizi per l’ICT
    • Brevetti, licenze e marchi
    • Consulenze specialistiche
    • Spese connesse alla stipula del contratto di finanziamento
    • Spese per la costituzione della società

    Possono accedere al finanziamento le imprese costituite entro i 5 anni precedenti con regole e modalità differenti a seconda che si tratti imprese costituite da non più di 3 anni o da imprese costituite da almeno 3 anni e da non più di 5.

    Anche le persone fisiche possono presentare domanda di finanziamento, con l’impegno di costituire la società dopo l’eventuale ammissione alle agevolazioni previste.

    Resto al Sud
    per aprire una casa di riposo

    Se sei alla ricerca di finanziamenti per aprire una casa di riposo nelle regioni del Sud puoi tener conto anche del bando Resto al Sud, gestito da Invitalia.

    Resto al Sud è una delle agevolazioni più interessanti e conosciute per avviare e sviluppare nuove attività nelle regioni del Sud da parte di under 56 . Quello che non tutti sanno è che questa agevolazione, nel tempo, ha subito una serie di modifiche che hanno comportato l’apertura anche ad altre zone dell’Italia, in particolare i 146 comuni del cratere sismico del centro Italia (Abruzzo, Lazio e Marche) e alle isole minori, marine, lagunari e lacustri, del Centro-Nord. 

    Resto al Sud copre il 100% delle spese ammissibili con un mix di agevolazioni:

    • 50% di contributo a fondo perduto
    • 50% di finanziamento bancario a tasso zero, garantito dal Fondo di Garanzia per le PMI. 

    Il finanziamento massimo arriva a 50.000 euro per ogni richiedente, che può arrivare fino a 200.000 euro nel caso di società composte da quattro soci.

    Per le sole imprese esercitate in forma individuale, con un solo soggetto proponente, il finanziamento massimo è pari a 60.000 euro.

    Possono essere finanziate le seguenti spese:

    • ristrutturazione o manutenzione straordinaria di beni immobili 
    • macchinari, impianti e attrezzature nuovi
    • programmi informatici e servizi per le tecnologie, l’informazione e la telecomunicazione
    • spese di gestione (materie prime, materiali di consumo, utenze, canoni di locazione, canoni di leasing, garanzie assicurative)

    Fondo di Garanzia
    e Nuova Sabatini

    Ti faccio solo un ultimo esempio, attraverso la garanzia del Fondo Centrale per le PMI potrai abbattere nettamente l’incidenza delle fidejussioni personali che devi rilasciare in relazione a un finanziamento bancario.

    Grazie alla Nuova Sabatini, invece, potrai beneficiare di un contributo a fondo perduto che ti permetterà di ridurre al minimo l’impatto degli interessi. Infatti la Nuova Sabatini è un’agevolazione associata a una richiesta di finanziamento di importo compreso tra 20.000 euro e 4 milioni di euro e la cui finalità sia l’acquisto di beni strumentali all’attività d’impresa. Essa permette di ridurre gli interessi dovuti per il finanziamento, con riduzioni particolarmente vantaggiose per investimenti tecnologici rientranti nel piano Industria 4.0 o per investimenti green. 

    Inoltre, se sei una donna di qualsiasi età, per te è disponibile la sezione speciale del Fondo di Garanzia per le imprese femminili ed una serie di linee di credito agevolate.

    Che aspetti ad esplorare tutte le opportunità offerte dalle agevolazioni regionali e nazionali per le case di riposo?

    Utilizza subito Trovabando e scopri solo le agevolazioni a cui puoi accedere davvero!


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  • Gestione Finanziaria Studio Dentistico: 5 Consigli Efficaci per Liberi Professionisti

    Come gestire al meglio uno studio dentistico?

    Se stai leggendo questo articolo è probabile che tu sia alla ricerca di consigli sulla gestione finanziaria del tuo studio dentistico.

    Non temere: ti garantisco che con una pianificazione adeguata e strategie economiche ben mirate, potrai riuscire a massimizzare i tuoi profitti, garantendo la sostenibilità a lungo termine del tuo studio.

    Quali sono i pilastri per una corretta gestione dello studio dentistico?

    In questo articolo vogliamo esplorare i migliori consigli per una gestione finanziaria sana e prudente di uno studio dentistico.

    Ricorda: molte delle spese necessarie possono essere sostenute anche attraverso le agevolazioni pubbliche disponibili per il settore odontoiatrico, come il costo per l’acquisto dei macchinari biomedicali e di tutta la strumentazione necessaria per effettuare l’attività.

    Forse non sapevi che dal 2017 anche i liberi professionisti, come medici, veterinari e dentisti possono accedere alle agevolazioni pubbliche, in particolare i fondi strutturali.

    La legge di stabilità, infatti, ha equiparato i liberi professionisti alle piccole e medie imprese. Infatti, è stata data la possibilità, anche ai titolari di partita iva, di richiedere agevolazioni e contributi pubblici.

    1. Scegli un gestionale per il controllo accurato di spese e prenotazioni

    Una delle prime misure da adottare è l’implementazione di un sistema di contabilità dettagliato. 

    Monitorare tutte le spese, dalle forniture mediche ai costi di pubblicità, ti permetterà di avere una panoramica chiara delle uscite e di identificare eventuali aree in cui è possibile ridurre i costi. 

    L’utilizzo di software di contabilità specifici per il settore dentale può semplificare significativamente questo processo.

    Ma ti dirò di più: le agevolazioni pubbliche possono coprire una parte degli investimenti in software e sistemi di gestione, rendendo più accessibili queste tecnologie.

    2. Investi in tecnologie innovative

    L’investimento in tecnologie all’avanguardia può sembrare costoso inizialmente, ma ti assicuro che può ridurre i costi operativi nel lungo termine. 

    Per esempio, l’adozione di sistemi digitali per la gestione delle cartelle cliniche non solo migliora l’efficienza ma riduce anche la necessità di spazio fisico per l’archiviazione, diminuendo i costi di gestione. 

    Tra i più famosi in Italia c’è sicuramente XDENT, il gestionale che consente di automatizzare tutte quelle attività time-consuming, che vanno dalla presa di un appuntamento fino alla fatturazione.

    L’acquisto di nuova tecnologia può essere facilitato da specifiche agevolazioni pubbliche dedicate all’innovazione tecnologica nel settore sanitario, che permettono di ammortizzare l’investimento iniziale più velocemente.

    3. Gestisci le scorte in modo ottimizzato

    Mantieni le scorte al minimo necessario per evitare sprechi. 

    Avere un inventario ben gestito, che preveda una rotazione regolare e l’approvvigionamento basato sulle effettive necessità, può ridurre significativamente i costi legati agli articoli non utilizzati o scaduti. 

    Anche in questo caso, considera l’utilizzo di sovvenzioni per la gestione ottimale delle scorte: potresti investire in sistemi di inventario più sofisticati o ecocompatibili.

    4. Pianifica gli aspetti fiscali strategicamente

    Una consulenza fiscale professionale è essenziale per sfruttare al meglio le possibili deduzioni e per evitare sanzioni. 

    Un commercialista esperto nel settore sanitario può offrire preziosi consigli su come strutturare le finanze per massimizzare le deduzioni fiscali disponibili.

    5. Sviluppa di un modello di prezzo flessibile

    Come per ogni business, un’attività performante passa da una strategia di prezzi ottimale.

    Adotta un modello di prezzo che rifletta i vari livelli di servizio offerti, permettendo ai pazienti di scegliere in base alle loro capacità finanziarie. 

    Offrire, ad esempio, pacchetti di trattamento o piani di pagamento dilazionato può attrarre un numero maggiore di pazienti mantenendo un flusso di cassa stabile. 

    Ora che conosci gli aspetti più importanti per una gestione finanziaria ottimale del tuo studio professionale, non ti resta che esplorare tutte le opportunità offerte dalle agevolazioni regionali e nazionali per i liberi professionisti!

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  • Credito d’imposta Ricerca e Sviluppo, Innovazione, Design e Ideazione estetica: aggiornamento 2024

    Le aliquote per chi sostiene spese in Ricerca e Sviluppo, Innovazione, Design e Ideazione estetica.

    La Legge di Bilancio 2022 (art. 1, c. 45) aveva già previsto la proroga del Credito d’imposta e la rimodulazione delle aliquote per il 2022 e per gli anni successivi. Vediamo insieme le aliquote valide fino al 2031, variabili in base alla tipologia di spese sostenute nei diversi ambiti di innovazione, facendo chiarezza anche su questo aspetto.

    Sappiamo infatti che non sempre è facile capire a quale tipologia di spese possano essere attribuiti i propri investimenti e quali siano i costi che realmente possono essere agevolati, ma capire le differenze è importante, perché significa ottenere un credito che può essere anche parecchio diverso!

    credito d'imposta ricerca sviluppo 2023
    Credito dimposta ricerca e sviluppo innovazione design e ideazione estetica le novità

    Credito d’imposta Ricerca e Sviluppo

    Partiamo dal Credito d’imposta Ricerca e Sviluppo (R&S). Quelle di Ricerca e Sviluppo sono attività che portano a un progresso di conoscenze non solo per l’impresa che le svolge, ma per tutto il settore di riferimento.

    Sono comprese in questo gruppo Ricerca Fondamentale, Ricerca Industriale e/o Sviluppo sperimentale, ossia:

    • Ricerca Fondamentale: riguarda attività sperimentali o teoriche svolte soprattutto per acquisire nuove conoscenze sui fondamenti di fenomeni e di fatti osservabili, senza che siano previste applicazioni o utilizzazioni commerciali dirette.
    • Ricerca Industriale: ricerca pianificata o indagini critiche miranti ad acquisire nuove conoscenze e capacità che possono essere utilizzate per sviluppare nuovi prodotti, processi o servizi o apportare un notevole miglioramento a prodotti, processi o servizi esistenti, a livello tecnologico, di prestazioni, di ecocompatibilità o dell’ergonomia.
    • Sviluppo Sperimentale: lo Sviluppo Sperimentale riguarda le azioni compiute per sviluppare prodotti, processi o servizi nuovi o sensibilmente migliorati. Rientra nello sviluppo sperimentale anche la costruzione di prototipi.

    Se le spese di R&S riguardano investimenti effettuati per una sede che si trova in Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna o Sicilia, o anche una delle aree di Lazio, Marche e Umbria colpite dagli eventi sismici del 2016 e 2017, nel 2023 sono invece applicabili le seguenti aliquote maggiorate, in base alla dimensione dell’impresa: 25% per le Grandi imprese, 35% per le Medie imprese e 45% per le Piccole imprese.

    Come viene riconosciuto il credito d’imposta per attività di ricerca e sviluppo?

    • Dal 2023 al 2031: il credito d’imposta è riconosciuto, dal periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2022 e fino a quello in corso al 31 dicembre 2031, in misura pari al 10% della relativa base di calcolo, assunta al netto delle altre sovvenzioni o dei contributi a qualunque titolo ricevuti per le stesse spese ammissibili, nel limite massimo annuale di 5 milioni di euro, aggiornato ad anno in caso di periodo d’imposta di durata inferiore o superiore a 12 mesi.
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    Attività di Innovazione Tecnologica

    Quando le attività di Ricerca e Sviluppo portano alla realizzazione di prodotti o processi produttivi che non sono innovativi per tutto il settore di riferimento, ma solo per la singola impresa, si parla invece di Innovazione tecnologica.

    Costituiscono obiettivi di transizione ecologica: 

    • La progettazione di prodotti sostenibili che durino più a lungo e siano concepiti per essere riutilizzati, riparati o aggiornati per il recupero delle proprie funzioni o sottoposti a procedimenti di riciclo ad elevata qualità, per il recupero dei materiali, in modo da ridurre l’impatto ambientale dei prodotti lungo il loro ciclo di vita (c.d. ecodesign); 
    • La realizzazione di catene del valore a ciclo chiuso nella produzione ed utilizzo di componenti e materiali, anche sfruttando opportunità di riuso e riciclo cross-settoriali; 
    • L’introduzione di modelli di sinergia tra sistemi industriali presenti all’interno di uno specifico ambito economico territoriale (c.d. simbiosi industriale), caratterizzati da rapporti di interdipendenza funzionale in relazione alle risorse materiali ed energetiche (ad es. sottoprodotti, rifiuti, energia termica di scarto, ciclo integrato delle acque);
    • L’introduzione di soluzioni tecnologiche per il recupero atte ad ottenere materie prime seconde di alta qualità da prodotti post-uso, in conformità con le specifiche di impiego nella stessa applicazione o in differenti settori; 
    • L’introduzione di tecnologie e processi di disassemblaggio e/o remanufacturing intelligenti per rigenerare e aggiornare le funzioni da componenti post-uso, in modo da prolungare il ciclo di utilizzo del componente con soluzioni a ridotto impatto ambientale; 
    • L’adozione di soluzioni e tecnologie per monitorare il ciclo di vita del prodotto e consentire la valutazione dello stato del prodotto post-uso al fine di facilitarne il collezionamento per il recupero di materiali e funzioni; 
    • L’introduzione di modelli di business prodotto come servizio ( product-as-a-service ) per favorire catene del valore circolari di beni di consumo e strumentali. 

    Come viene riconosciuto il credito d’imposta per attività di innovazione tecnologica?

    • Anni 2022-2023: il credito d’imposta è riconosciuto, fino al periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2023, in misura pari al 10% della relativa base di calcolo, assunta al netto delle altre sovvenzioni o dei contributi a qualunque titolo ricevuti sulle stesse spese ammissibili, nel limite massimo annuale di 2 milioni di euro, ragguagliato ad anno in caso di periodo d’imposta di durata inferiore o superiore a 12 mesi;
    • Anni 2024 e 2025: il credito d’imposta è riconosciuto, dal periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2023 e fino al periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2025, in misura pari al 5% della relativa base di calcolo, assunta al netto delle altre sovvenzioni o dei contributi a qualunque titolo ricevuti sulle stesse spese ammissibili, nel limite massimo annuale di 2 milioni di euro, ragguagliato ad anno in caso di periodo d’imposta di durata inferiore o superiore a 12 mesi;

     

    Come viene riconosciuto il credito d’imposta per le attività di innovazione tecnologica connesse agli obiettivi di transizione ecologica o di innovazione digitale 4.0:

    • Anno 2023: il credito d’imposta è riconosciuto, per il periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2022, in misura pari al 10% della relativa base di calcolo, assunta al netto delle altre sovvenzioni o dei contributi a qualunque titolo ricevuti sulle stesse spese ammissibili, nel limite massimo annuale di 4 milioni di euro, ragguagliato ad anno in caso di periodo d’imposta di durata inferiore o superiore a 12 mesi;
    • Anni 2024 e 2025: il credito d’imposta è riconosciuto, dal periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2023 e fino a quello in corso al 31 dicembre 2025, in misura pari al 5% della relativa base di calcolo, assunta al netto delle altre sovvenzioni o dei contributi a qualunque titolo ricevuti sulle stesse spese ammissibili, nel limite massimo annuale di 4 milioni di euro, ragguagliato ad anno in caso di periodo d’imposta di durata inferiore o superiore a 12 mesi.
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    Attività di design e ideazione estetica

    Con la definizione Design e Ideazione estetica si intendono invece le spese sostenute per la concezione e realizzazione dei nuovi prodotti e campionari nelle imprese di alcuni settori come quello tessile e della moda, calzaturiero, dell’occhialeria, orafo, del mobile e dell’arredo e della ceramica…

    Si considerano attività ammissibili al credito d’imposta i lavori di design e ideazione estetica, diversi da quelli svolti nell’ambito delle attività di ricerca e sviluppo e di innovazione tecnologica, anche in relazione a progetti avviati in periodi d’imposta precedenti. Per le imprese operanti nel settore dell’abbigliamento e negli altri settori nei quali è previsto il rinnovo a intervalli regolari dei prodotti, sono considerate attività ammissibili al credito d’imposta i lavori relativi alla concezione e realizzazione di nuove collezioni o campionari che presentino elementi di novità rispetto alle collezioni e ai campionari precedenti.

    Come viene riconosciuto il credito d’imposta per attività di innovazione tecnologica?

    • Anni 2022 e 2023: il credito d’imposta è riconosciuto, fino al periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2023, in misura pari al 10% della relativa base di calcolo, assunta al netto delle altre sovvenzioni o dei contributi a qualunque titolo ricevuti sulle stesse spese ammissibili, nel limite massimo annuale di 2 milioni di euro, ragguagliato ad anno in caso di periodo d’imposta di durata inferiore o superiore a 12 mesi;
    • Anni 2024 e 2025: il credito d’imposta è riconosciuto, dal periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2023 e fino al periodo
      d’imposta in corso al 31 dicembre 2025, in misura pari al 5% della relativa base di calcolo, assunta al netto delle altre sovvenzioni o dei contributi a qualunque titolo ricevuti sulle stesse spese ammissibili, nel limite massimo annuale di 2 milioni di euro, ragguagliato ad anno in caso di periodo d’imposta di durata inferiore o superiore a 12 mesi;

     

    Le attività di design e ideazione estetica non possono rientrare nel perimetro del bonus R&S, come disciplinato dalle norme vigenti fino al 2020, in quanto prive di quelle caratteristiche di novità e rischio di insuccesso scientifico e tecnologico richiesto per l’accesso agli incentivi. Lo afferma l’Agenzia delle Entrate con la risoluzione n. 41/E del 26 luglio 2022, dopo aver consultato il Ministero dello Sviluppo economico.

    Devono considerarsi escluse le attività finalizzate alla modifica in senso ampio dell’estetica dei prodotti e al lancio di nuove tendenze di moda, ma non finalizzate alla risoluzione di un’incertezza di carattere tecnico o scientifico.

    L’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 41/E del 26 luglio 2022 ha chiarito che non costituiscono attività ammissibili al credito d’imposta per investimenti in attività di ricerca e sviluppo le attività relative alle ricerche di mercato finalizzate a raccogliere dati concernenti i gusti e le abitudini dei consumatori, nonché le attività riguardanti la valutazione di gradimento dei prodotti (sotto il profilo estetico), necessarie per il corretto posizionamento di una nuova collezione, al fine anche di individuarne il mercato di inserimento. In generale, devono considerarsi escluse le attività finalizzate alla modifica in senso ampio dell’estetica dei prodotti e al lancio di nuove tendenze di moda, ma non finalizzate alla risoluzione di un’incertezza di carattere tecnico o scientifico.

     

    Chi può richiedere il Credito d’Imposta Ricerca & Sviluppo, Innovazione, Design?

    Possono accedere al Credito d’imposta Ricerca e Sviluppo, Innovazione, Design e Ideazione estetica tutte le imprese residenti nel territorio dello Stato che non siano in stato di crisi, incluse le stabili organizzazioni di soggetti non residenti, indipendentemente dalla natura giuridica, dal settore economico di appartenenza, dalla dimensione, dal regime contabile e dal sistema di determinazione del reddito ai fini fiscali.
    Sono escluse solo le imprese in stato di liquidazione volontaria, fallimento, liquidazione coatta amministrativa, concordato preventivo senza continuità aziendale, altra procedura concorsuale.

    E’ necessario comunque essere in regola con le normative sulla sicurezza nei luoghi di lavoro e con gli obblighi di versamento dei contributi previdenziali e assistenziali a favore dei lavoratori.

    Quanto si risparmia e su cosa?

    Le spese ammissibili sono:

    • Lespese di personale relative ai ricercatori e ai tecnici titolari di rapporto di lavoro subordinato o di lavoro autonomo o altro rapporto diverso dal lavoro subordinato, direttamente impiegati nelle operazioni di ricerca e sviluppo svolte internamente all’impresa, nei limiti del loro effettivo impiego in tali operazioni;
    • Le quote di ammortamento, i canoni di locazione finanziaria o di locazione semplice e le altre spese relative ai beni materiali mobili e dei software utilizzati nei progetti di ricerca e sviluppo anche per la realizzazione di prototipi o impianti pilota, per l’importo ordinariamente deducibile ai fini della determinazione del reddito d’impresa relativo al periodo d’imposta di utilizzo e nel limite massimo complessivo pari al 30% delle spese di personale;
    • Le spese per contratti di ricerca extra-muros aventi ad oggetto il diretto svolgimento da parte del soggetto commissionario delle attività di ricerca e sviluppo ammissibili al credito d’imposta. Nel caso di contratti di ricerca extra-muros stipulati con università e istituti di ricerca residenti nel territorio dello Stato, le spese concorrono a formare la base di calcolo del credito d’imposta per un importo pari al 150% del loro ammontare;
    • Le quote di ammortamento relative all’acquisto da terzi, anche in licenza d’uso, di privative industriali relative a un’invenzione industriale o biotecnologica, a una topografia di prodotto a semiconduttori o a una nuova varietà vegetale, nel limite massimo complessivo di 1.000.000 di euro e a condizione che siano utilizzate direttamente ed esclusivamente per lo svolgimento delle attività inerenti ai progetti di ricerca e sviluppo ammissibili al credito d’imposta;
    • Le spese per servizi di consulenza e servizi equivalenti inerenti alle attività di ricerca e sviluppo ammissibili al credito d’imposta, sono ammissibili nel limite massimo complessivo pari al 20% delle spese di personale;
    • Le spese permateriali, forniture e altri prodotti analoghi impiegati nei progetti di ricerca e sviluppo ammissibili al credito d’impostasvolte internamente dall’impresa anche per la realizzazione di prototipi o impianti pilota, sono ammissibili nel limite massimo del 30% delle spese di personale, ovvero, nel caso di ricerca extra-muros, del 30% dei costi dei contratti.

    Come usufruire del Credito d’Imposta Ricerca & Sviluppo, Innovazione, Design e Ideazione estetica?

    Il credito d’imposta è utilizzabile esclusivamente in compensazione, in tre quote annuali di pari importo a decorrere dal periodo d’imposta successivo a quello di maturazione. La base di calcolo del credito d’imposta deve essere assunta escludendo altre sovvenzioni o dei contributi a qualunque titolo ricevuti per le stesse spese ammissibili.

    E’ importante sapere anche che è necessario presentare una relazione tecnica asseverata nella quale siano presenti la descrizione del progetto, le finalità e i risultati delle attività.

    Concentrati sul tuo business, a trovare il bando giusto per te ci pensiamo noi!

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