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Categoria: Imprenditorialità

  • C…come Contributo a fondo perduto: le 5 tipologie principali

    C…come Contributo a fondo perduto: le 5 tipologie principali

    Quante volte hai sentito parlare di contributi a fondo perduto? Ma il contributo a fondo perduto cos’è? Conosci davvero la differenza tra le diverse forme di agevolazione disponibili per imprese, startup ed aspiranti imprenditori?

    Noi di Trovabando ci occupiamo giornalmente di bandi per i nostri clienti e possiamo assicurarti che la forma di agevolazione più ricercata da imprese, piccole o grandi, startup o realtà consolidate, è senza dubbio il contributo a fondo perduto.

    Il contributo a fondo perduto

    La funzione del contributo a fondo perduto è quella di conferire un aiuto economico concreto al beneficiario, e si concretizza in un intervento finanziario caratterizzato dall’erogazione da parte di un soggetto esterno all’impresa, come ad esempio una finanziaria regionale o una Camera di Commercio, di una somma della quale non si richiederà la restituzione.

    Bisogna sottolineare, però, che questo contributo viene effettivamente erogato solo a fronte della presentazione di tutte le fatture relative alle spese pagate per la realizzazione effettiva del progetto.

    Ciò significa che il beneficiario di un contributo a fondo perduto dovrà prima sostenere le spese ammesse dal bando, poi, una volta consegnate e verificate tutte le fatture, riceverà effettivamente il contributo.

    Eppure… i contributi a fondo perduto non sono tutti uguali! In base alle diverse finalità per cui questo contributo viene concesso è possibile classificarlo in 5 differenti categorie.

    Vediamole insieme…

    due mani che tengono un vocabolario con la scritta il glossario di trovabando e il logo contributo a fondo perduto
    Tutto quello che devi sapere sulla finanza agevolata.

    1. Contributo in conto capitale

    I contributi in conto capitale hanno come obiettivo l’incremento dei mezzi patrimoniali dell’impresa. Ciò significa che non sono correlati all’obbligo di effettuare specifici investimenti, oppure alla copertura dei costi di gestione.

    Solitamente non è richiesta alcuna garanzia all’impresa beneficiaria, a meno che non si preveda l’erogazione di un anticipo.

    Questo tipo di contributo è imputato a bilancio in base al principio di competenza, e va collocato alla voce “Proventi e oneri straordinari”. Tuttavia, per un’approfondimento sugli aspetti civilistici e contabili ti consigliamo di leggere questo articolo del Commercialista Telematico.

     

    2. Contributo in conto impianti

    I contributi in conto impianti vengono erogati per ridurre il costo di acquisto di beni ammortizzabili con l’obiettivo di incentivare gli investimenti.

    Concorre alla formazione del reddito di esercizio, nella stessa misura in cui vi concorre il costo del bene ammortizzabile, sotto forma di quote di ammortamento.

    3. Contributo in conto esercizio

    È un contributo a fondo perduto riconosciuto alle imprese per far fronte ai costi di gestione (come, ad esempio, costi per il personale, pubblicità, locazioni immobiliari, utenze, etc.) sostenuti nell’esecuzione di un progetto specifico, oppure in momenti specifici della vita della impresa, come quello di start up.

    I contributi in conto esercizio vengono erogati allo scopo di integrare i ricavi dell’azienda, o di ridurre i costi d’esercizio, che le imprese sostengono per esigenze legate all’attività produttiva. Per questo motivo, a differenza dei contributi in conto capitale, dal punto di vista fiscale devono essere considerati dei ricavi.

    4. Contributo in conto interessi

    Il contributo in conto interessi viene concesso a fronte della stipula di un contratto di finanziamento, generalmente a medio-lungo termine, ed è erogato direttamente dall’ente finanziatore. Di norma, il beneficiario del contributo può scegliere la banca con cui stipulare il finanziamento, tra una serie di banche convenzionate con l’ente erogatore del contributo in conto interessi.

    Tale contributo ha lo scopo di ridurre il costo del tasso di interesse applicato al finanziamento stipulato dal beneficiario. L’entità dell’agevolazione è calcolata attualizzando la differenza tra tasso ordinario e tasso agevolato.

    Può essere erogato in corrispondenza delle varie scadenze del finanziamento, oppure in un’unica soluzione.

    In ogni caso, poiché il finanziamento con la banca è una normale operazione finanziaria, l’impresa sarà sottoposta alla valutazione della capacità di rimborso del finanziamento e dell’esistenza di idonee garanzie.

    Questo tipo di operazione può essere realizzata, non solo per piani di investimento materiali o immateriali, ma anche per il ripristino della liquidità aziendale.

    5. Contributo in conto canoni

    Presenta le stesse caratteristiche del contributo in conto interessi ma è erogato a fronte della stipula di un contratto di locazione finanziaria (leasing). Anche in questo caso lo scopo è quello di abbattere gli oneri di esercizio.

    Ora non ti resta che scoprire quale contributo può finanziare il tuo progetto!

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  • Regione Lazio. Ecco dove si innova!

    Regione Lazio. Ecco dove si innova!

    Tutte le startup Innovative del Lazio, in un’unica piattaforma. É questo l’obiettivo di Lazio Innovatore, un’ unica piattaforma con un ambizioso obiettivo, quello di diventare un “luogo virtuale” di incontro e collaborazione tra i diversi attori del panorama dell’innovazione laziale.

    Lazio innovatore: ecco dove si innova nella Regione Lazio!

    L’iniziativa si pone come un ponte tra chi ha un’idea innovativa, chi l’ha già sviluppata ed i soggetti alla ricerca di nuovi talenti allo scopo di favorire scambi, collaborazioni e perché no, business.

    I soggetti che si registrano al portale vanno a comporre una mappa che rappresenta l’ecosistema laziale delle startup innovative nella sua interezza. Non solo startup innovative, dunque, ma imprese, giovani creativi, investitori, acceleratori, incubatori e spazi di coworking

    Vuoi saperne di più e registrare la tua impresa? Visita il sito: https://www.lazioinnova.it/news/mappa-dellinnovazione-nel-lazio/

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  • La chiave per idee e progetti innovativi? Horizon 2020

    La chiave per idee e progetti innovativi? Horizon 2020

    Horizon 2020 è il programma di finanziamento a gestione diretta della Commissione Europea per la ricerca e l’innovazione, operativo dal 1° gennaio 2014 al 31 dicembre 2020. Il programma abbraccia l’intera catena della ricerca, da quella di frontiera allo sviluppo tecnologico fino alla dimostrazione e valorizzazione dei risultati fino all’innovazione.

    Il Programma supporta l’Unione Europea nelle sfide globali, fornendo a ricercatori e innovatori gli strumenti necessari alla realizzazione dei propri progetti e delle proprie idee. Il budget stanziato per Horizon 2020, compreso il programma per la ricerca nucleare Euratom, è di 70.2 miliardi di € a prezzi costanti.

    Com’è strutturato Horizon 2020?

    La struttura di Horizon 2020 è composta da tre pilastri:

    1. Eccellenza scientifica – (4 programmi) ha l’obiettivo di incrementare la qualità della base scientifica europea, sostenendo le migliori idee e sviluppando talenti in Europa.
    2. Leadership industriale – (3 programmi) promuovendo attività strutturate dalle aziende, si prefigge di portare grandi investimenti per le tecnologie industriali essenziali, di favorire il potenziale di crescita delle aziende europee, fornendo loro livelli adeguati di finanziamento ed aiutando le PMI innovative a trasformarsi in imprese leader a livello mondiale.
    3. Sfide della società – rispecchia le priorità strategiche della strategia Europa 2020 e affronta le grandi preoccupazioni condivise dai cittadini europei e di altri paesi, riunendo risorse e conoscenze provenienti da una molteplicità di settori, tecnologie e discipline, tra cui le scienze sociali e umanistiche. Si vogliono coprire le attività che interessano l’intero ciclo di vita del “prodotto”, dalla ricerca di base al mercato, con un nuovo accento sulle attività connesse all’innovazione, quali le azioni pilota, le dimostrazioni, i test a sostegno, la progettazione, l’innovazione sociale e la commercializzazione delle innovazioni.

     

    È  accompagnato, inoltre, da quattro attività orizzontali:

    1. diffondere l’eccellenza e ampliare la partecipazione;
    2. scienza con e per la Società;
    3. Istituto Europeo d’Innovazione e Tecnologia (IET);
    4. azioni dirette non nucleari del Centro Comune di Ricerca (Joint Research Center, JRC).

    Quali sono le novità?

    Da gennaio 2015, è operativo il Fast Track to Innovation, Work Programme n.18 di Horizon 2020. Questa nuova azione pilota è caratterizzata da un approccio puramente bottom up, con la possibilità di presentare proposte in tutti gli ambiti tematici delle LEIT (Leadership in Enabling and Industrial Technologies) e delle Sfide Sociali.

    I fondi vengono assegnati attraverso inviti a presentare proposte (Call for proposals) pubblicati nel sito web dedicato al programma.

    Per sapere come funziona, chi può partecipare, e come viene valutato il progetto, leggi il nostro approfondimento.

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  • SBA – Small Business Act

    SBA – Small Business Act

    Da tempo, in modo ricorrente, si sente parlare di “Small Business Act” (SBA). Ma di cosa stiamo parlando realmente?

    In sintesi, con SBA si intende un pacchetto di proposte adottato nel giugno 2008 dalla Commissione Europea per valorizzare le piccole e medie imprese.

    Le proposte sono state accolte con grande entusiasmo da tutto il sistema economico europeo e italiano in particolare, di cui le PMI costituiscono il nucleo centrale.

    L’obiettivo principale di questo strumento è quello di costruire delle solide basi per la crescita e lo sviluppo delle PMI, semplificando il quadro legislativo ed amministrativo dell’Unione Europea e degli Stati membri.

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    Il Rapporto Small Business Act 2015

    Scopriamo insieme quali sono le leve fondamentali su cui il Governo italiano ha puntato per il potenziamento delle PMI del nostro paese nel corso del 2014 e del primo semestre del 2015, ed analizzate dal Rapporto Small Business Act 2015 SBA 2015.

    Tra queste ricordiamo: lo stimolo agli investimenti produttivi, con particolare enfasi su quelli in innovazione, ricerca e sviluppo, la modernizzazione della finanza d’impresa e il rafforzamento della proiezione internazionale del sistema produttivo.

    Per portare avanti questi principi in Italia, sono state promosse diverse agevolazioni, ognuna a favore di una particolare area di sviluppo.

    La visione d’insieme del nostro Paese, che deriva dai risultati presentati nel Rapporto, lascia emergere una ben definita strategia del Governo finalizzata prevalentemente a premiare le imprese di successo (“picking the winners”), cercando di rafforzarle nelle proprie strategie di innovazione e di internazionalizzazione.

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  • La politica di coesione in Italia: cos’è e cosa prevede

    La politica di coesione in Italia: cos’è e cosa prevede

    Si sente spesso parlare di fondi strutturali europei e di politiche di coesione, ma cosa sono davvero i fondi strutturali europei e che cosa prevede la politica di coesione?

    La politica di coesione in Italia è la principale politica di investimento dell’Unione europea. Sostiene la creazione di posti di lavoro, la competitività tra imprese, la crescita economica, lo sviluppo sostenibile e il miglioramento della qualità della vita dei cittadini in tutte le regioni e le città dell’Unione europea.

    È quindi la politica che l’Unione Europea mette in campo per ridurre le disparità di sviluppo fra le regioni degli Stati membri e per rafforzare la coesione economica, sociale e territoriale.

    La politica di coesione è ripartita in cicli di programmazione della durata di 7 anni e si fonda sul principio di solidarietà, che è alle radici dell’Unione Europea. L’attuale ciclo di programmazione riguarda il periodo 2014-2020 e impegna circa un terzo dell’intero bilancio comunitario (351,8 miliardi su 1.082 totali).

    L’obiettivo, in accordo con la strategia “Europa 2020”, è ottenere una crescita inclusiva, intelligente e sostenibile.

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    Chi sono i beneficiari della politica di coesione in Italia?

    La politica di coesione agevola tutte le regioni dell’Unione europea. Il livello degli investimenti riflette le esigenze di sviluppo degli Stati membri.

    … e l’Italia?

    Nel periodo 2014-2020, l’Italia gestirà circa 50 programmi operativi nel quadro della politica di coesione dell’Unione europea e riceverà complessivamente circa 32,8 miliardi di EUR provenienti dai fondi della politica di coesione:

    • 22,3 miliardi di EUR sono destinati alle regioni meno sviluppate (Campania, Puglia, Basilicata, Calabria e Sicilia).
    • 1,1 miliardi di EUR sono destinati alle regioni in transizione (Sardegna, Abruzzo e Molise).
    • 7,7 miliardi di EUR sono destinati alle regioni più sviluppate (Valle d’Aosta, Piemonte, Lombardia, Liguria, Veneto, Provincia di Bolzano, Provincia di Trento, Friuli Venezia-Giulia, Emilia Romagna, Toscana, Marche, Umbria e Lazio).
    • 1,1 miliardi di EUR sono destinati alla Cooperazione territoriale europea.
    • 567,5 milioni di EUR sono destinati all’iniziativa a favore dell’occupazione giovanile.

     

    Degli importi indicati, il Fondo Sociale Europeo coprirà almeno 8,2 miliardi di EUR.

    Quali sono le principali priorità di investimento in Italia?

    Nell’accordo di partenariato concordato con la Commissione europea sono state indicate le priorità di investimento in Italia, e comprendono:

    • lo sviluppo di un ambiente imprenditoriale favorevole all’innovazione;
    • la realizzazione di infrastrutture a elevate prestazioni e la gestione efficiente delle risorse naturali;
    • l’aumento del livello di partecipazione al mercato del lavoro, la promozione dell’inclusione sociale e il miglioramento qualitativo del capitale umano;
    • la qualità, l’efficacia e l’efficienza della pubblica amministrazione.

    Quali risultati sono stati raggiunti fino ad oggi?

    I fondi della politica di coesione complessivamente stanziati per il periodo 2007-2013 sono stati pari a 28,8 miliardi di EUR. In Italia, dall’inizio del periodo di finanziamento 2007-2013, gli investimenti del FESR hanno contribuito, ad esempio, a:

    • creare oltre 47 000 posti di lavoro;
    • avviare oltre 3 700 nuove imprese;
    • sostenere oltre 26 000 PMI;
    • ampliare la copertura Internet a banda larga beneficiando oltre 940 000 persone in più;
    • servire oltre 1 milione di persone in più grazie a progetti di depurazione delle acque reflue;
    • costruire o ricostruire oltre 1 500 km di strada ferrata.

     

    Nello stesso periodo, il FSE ha cofinanziato oltre 500 000 progetti che hanno visto la partecipazione di più di 6,6 milioni di persone, di cui oltre 2 milioni di età compresa tra i 15 e i 24 anni e quasi mezzo milione al di sopra dei 55 anni.

    OpenCoesione ha analizzato i risultati al 31 Agosto 2015 delle politiche di coesione in Italia.

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  • La carta d’identità delle PMI innovative

    La carta d’identità delle PMI innovative

    Carta di identità delle PMI innovative

    Carta di identità delle pmi innovative: grazie alle misure introdotte dall’Investment Compact, nel marzo 2015, l’Italia ha visto nascere una nuova tipologia d’impresa, le PMI innovative.

    L’introduzione delle PMI innovative da parte del Governo, ha come obiettivo quello di rafforzare la competitività del tessuto produttivo nazionale e favorire la diffusione di innovazioni di tipo tecnologico in tutti i settori economici presenti nel nostro Paese.

    Secondo la Legge 33/2015, che ha convertito il DL 3/2015, possono essere definite PMI innovative quelle società di capitali, rientranti nei limiti dimensionali delle PMI, che sul territorio italiano soddisfino determinati parametri riguardanti l’innovazione tecnologica.

    La condizione fondamentale per questo tipo di società è l’iscrizione nell’apposita sezione speciale del Registro delle Imprese riservata alle PMI innovative.

    Ma quali sono i vantaggi di cui possono beneficiare queste nuove imprese?

    Pensate come lo stadio evolutivo successivo delle startup innovative, alle PMI innovative sono stati riservati molti dei benefici previsti per quest’ultime.

    Tra questi sono compresi un tipo di gestione societaria flessibile, facilitazioni nel ripianamento delle perdite, piani di incentivazione in equity, incentivi fiscali per investimenti in PMI innovative e sostegno ad hoc nel processo di internazionalizzazione da parte dell’Agenzia ICE.

    Tenendo presente la novità di questa forma imprenditoriale, il quadro di distribuzione geografica è composto ancora da pochi esemplari ma, considerati gli straordinari risultati ottenuti dalle startup innovative, non ci resta che aspettare e lasciare che le PMI innovative prendano il via, così come è accaduto per le startup innovative.

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  • Il ruolo della finanza nella crescita delle piccole imprese

    Il ruolo della finanza nella crescita delle piccole imprese

    L’intervento di Luigi Signorini

    Il 4 novembre 2015 all’Università degli Studi di Trento il Vice Direttore Generale della Banca d’Italia Luigi Federico Signorini ha tenuto un intervento dal titolo “Sulla crescita delle piccole imprese: il ruolo della finanza”.

    L’intervento ha preso le mosse dalla constatazione delle caratteristiche peculiari della struttura del sistema produttivo italiano, che, com’è noto, è formato per la quasi totalità da micro, piccole e medie imprese.

    Nel corso degli ultimi anni, il nostro sistema industriale ha assistito a numerosi cambiamenti, dagli anni Sessanta alla globalizzazione, fino ai giorni d’oggi, in cui la digitalizzazione si sta diffondendo e sta mutando in maniera permanente tutti i processi produttivi, puntando sempre di più all’innovazione sia a livello di prodotto che di processo.

    “I vantaggi relativi della piccola e grande dimensione non sono né fissi né immutabili, quello che conta è che la struttura produttiva sia capace di reagire con prontezza ai mutamenti competitivi. In questo senso vi è una responsabilità pubblica: se ci sono freni od ostacoli all’adattamento della struttura produttiva, è bene cercare di rimuoverli”

    In Italia sono ancora troppo poche però, le imprese che intraprendono percorsi di crescita ed espansione. I fattori che inibiscono la capacità di crescita delle aziende sono molti e interconnessi tra loro. Alcuni di questi possono essere elementi come la preponderante natura familiare della proprietà, oppure il contesto istituzionale che contribuisce con gli elevati oneri burocratici, la complessità della regolamentazione e delle procedure amministrative e le inefficienze del sistema giudiziario.

    “Per le piccole e medie imprese italiane il legame tra finanza e crescita non sembra essere (principalmente) di natura quantitativa, ma qualitativa. Non è l’ammontare assoluto di risorse disponibili, ma la loro composizione a segnare la differenza”

    Secondo Signorini esistono due modi principali per incidere sul modello di finanziamento delle PMI: misure dirette a cambiare gli incentivi delle imprese e interventi sulla struttura del sistema finanziario.

    Gli incentivi delle imprese

    In Italia, dato il peso elevato dell’imposizione fiscale, la deducibilità delle spese per interessi ha sempre incentivato gli imprenditori a ricorrere al debito piuttosto che al capitale di rischio. Le maggiori aliquote fiscali contribuiscono a spiegare una parte non trascurabile – circa un quarto – dello sfavorevole divario di leverage rispetto agli altri paesi europei.

    La neutralità fiscale rispetto alle scelte di finanziamento è stato un obiettivo perseguito in modo intermittente dal legislatore italiano negli ultimi due decenni.

    Dopo i tentativi di metà anni novanta con il regime del Dual Income Tax, nel 2008 sono stati adottati limiti alla deducibilità degli interessi passivi nelle società di capitale.

    La difficoltà di trovare efficaci meccanismi per tutelare gli investitori esterni e la volontà degli imprenditori di mantenere il controllo dell’azienda nel ristretto ambito della famiglia concorrerebbero a determinare un preferenza sistematica per il ricorso al debito anziché al capitale di rischio.

    Interventi sulla struttura del sistema finanziario

    L’altra grande direttrice del cambiamento del modello di finanziamento delle PMI riguarda lo sviluppo della finanza non bancaria, ovvero nuovi mercati e nuovi finanziatori.

    Il rafforzamento dell’offerta di fondi non bancari è stato perseguito anche con l’introduzione di incentivi fiscali per gli investitori e, più di recente, con l’abbattimento di alcune barriere regolamentari che consente il coinvolgimento di nuovi attori nel finanziamento del sistema produttivo.

    …e il mercato europeo?

    In un mercato finanziario che tende verso una crescente integrazione con quello degli altri paesi europei, le politiche nazionali devono necessariamente coordinarsi con progetti comunitari.

    Quelle che le imprese tengono poco in considerazione è che, oltre ai finanziamenti privati (bancari e non), possono avvalersi di finanziamenti pubblici (nazionali ed europei).

    L’Unione Europea ha infatti stabilito 5 obiettivi strategici per il ciclo di programmazione 2014-2020 che riguardano l’occupazione, la ricerca e sviluppo, il clima e l’energia, l’istruzione, l’integrazione sociale e la riduzione della povertà.

    Per raggiungere gli obiettivi strategici di Europa 2020, l’UE mette a disposizione degli Stati Membri due tipologie di strumenti finanziari, quelli a gestione indiretta, detti anche Fondi strutturali, e quelli a gestione diretta, che comprendono i finanziamenti diretti UE (detti anche programmi tematici o programmi comunitari) e gli strumenti finanziari per l’assistenza esterna.

    Finanziamenti privati o finanziamenti pubblici?

    In definitiva, perché un’impresa dovrebbe avvalersi dei fondi pubblici al posto di quelli privati? Sicuramente perché i vantaggi derivanti dall’utilizzo di finanziamenti pubblici sono molteplici.

    I Contributi a fondo perduto possono essere utilizzati dall’impresa per realizzare investimenti o sostenere costi mediante l’erogazione di capitale del quale non è richiesta restituzione.

    I finanziamenti a tasso agevolato consentono un abbassamento del costo del credito per l’impresa che beneficia di tassi di interesse inferiori rispetto a quelli richiesti se non fosse attivato l’intervento agevolativo.

    Per la forma tecnica della Garanzia del Credito invece, il vantaggio è duplice ed impatta sia sull’impresa che sull’Istituto di credito. Per l’impresa il beneficio si riflette in una diminuzione del tasso di interesse ed in una sostanziale riduzione delle garanzie richieste.

    Per la banca invece, il beneficio è rappresentato dalla possibilità di ridurre gli accantonamenti di capitale sul finanziamento richiesto in quanto nel caso di mancato rimborso del finanziamento interviene la garanzia concessa dallo Stato o da Confidi.

    Signorini conclude affermando che “la teoria economica ci insegna che un sistema finanziario diversificato e un’equilibrata composizione delle fonti di finanziamento delle imprese possono contribuire in modo efficace alla crescita dell’economia. Le politiche pubbliche, nazionali e comunitarie, possono svolgere un ruolo fondamentale di stimolo al cambiamento, se intervengono efficacemente sulle distorsioni della regolamentazione e forniscono i corretti incentivi agli operatori del settore privato”.

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  • Nuove Imprese a Tasso Zero. 150 milioni di euro per donne e giovani

    Nuove Imprese a Tasso Zero. 150 milioni di euro per donne e giovani

    Disponibili altri 100 milioni di euro su Nuove Imprese a Tasso Zero

    Attenzione
    A seguito dell’imminente esaurimento delle risorse finanziarie, Invitalia e il MISE hanno comunicato la chiusura dello sportello per la presentazione delle domande relative alla misura agevolativa ON – Oltre Nuove Imprese a Tasso Zero a partire dalle ore 12.00 di lunedì 15 novembre 2021

    Con questo rifinanziamento, dovuto a risorse liberate dal PON Sviluppo imprenditoriale locale 2000-2006, arrivano in tutto a 150 milioni di euro per il bando Nuove Imprese a Tasso Zero le risorse disponili sulla misura per tutto il territorio nazionale.

    È partito il conto alla rovescia per partecipare al nuovo bando promosso da Invitalia dedicato a donne e giovani under 35 che vogliono avviare una micro o piccola impresa.

    Il bando “Nuove imprese a tasso zero” sostituisce il Titolo I del decreto legislativo 185/2000 “autoimprenditorialità”.

    Chi può partecipare?

    Possono partecipare le imprese costituite in prevalenza da donne o da giovani tra i 18 e i 35 anni, organizzate sotto forma di società e costituite da non più di 12 mesi dalla data di presentazione della domanda.

    Anche le persone fisiche possono richiedere i finanziamenti, a patto che si costituiscano sotto forma di società entro 45 giorni dall’eventuale ammissione alle agevolazioni.

    Quali sono le iniziative finanziabili?

    Sono finanziabili le iniziative per:

    • produzione di beni nei settori industria, artigianato e trasformazione dei prodotti agricoli
    • fornitura di servizi alle imprese e alle persone
    • commercio di beni e servizi
    • turismo

     

    Le attività turistico-culturali e l’innovazione sociale sono considerati di particolare rilevanza.

    Quale tipologia di agevolazione è prevista?

    L’agevolazione prevede un finanziamento agevolato a tasso zero ed è concessa nei limiti del Regolamento De Minimis. Ha una durata massima di 8 anni e può coprire fino al 75% delle spese totali.

    Le imprese devono comunque garantire la restante copertura finanziaria.

    Da quando si può presentare la domanda?

    La domanda può essere inviata dal 13 gennaio 2016 esclusivamente online, dal sito di Invitalia. Le modalità di presentazione, i dettagli sugli incentivi e i criteri di valutazione sono descritti nella Circolare del Ministero dello Sviluppo Economico del 9 ottobre 2015.

    Il bando è a sportello e le richieste di finanziamento saranno esaminate in base all’ordine di presentazione. Dopo la verifica formale, è prevista una valutazione di merito che comprende anche un colloquio con gli esperti di Invitalia.

    Se vuoi altre informazioni, leggi il nostro approfondimento su come compilare la domanda per Nuove Imprese a tasso zero.

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