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Tag: Bandi Nazionali

  • Resto al Sud 2022 – i contributi per under 55 di Invitalia: la mini guida

    Richiedi l’agevolazione e accedi al 50% di fondo perduto per avviare la tua nuova attività: puoi ottenere fino a € 200.000!

    Resto al Sud 2022 è l’incentivo di Invitalia dedicato allo sviluppo di nuove attività imprenditoriali giovanili nelle regioni del Sud Italia.

    Si tratta di un incentivo molto interessante che mette a disposizione 1,2 miliardi di euro, in parte a fondo perduto in parte con finanziamento bancario, destinati – ad oggi – ai giovani tra i 18 e i 55 anni delle regioni del Sud e delle aree del cratere sismico e isole minori.

    Nota bene: non ci sono bandi, scadenze o graduatorie. Le domande vengono valutate in base all’ordine cronologico di arrivo…quindi, non c’è tempo da perdere!

    A chi è rivolto Resto al Sud 2022?

    Potrai chiedere le agevolazioni se alla data di presentazione della domanda:

    • Hai età compresa tra 18 e 55 anni (in altre parole, alla data di presentazione della domanda devi avere un’età compresa tra i 18 anni già compiuti e i 56 anni non ancora compiuti). Se invece risiedi in una delle aree del Centro Italia colpite dai terremoti del 2016 e 2017, NON ci sono limiti d’età.
    • Sei residente in una di queste regioni: Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna, Sicilia o in uno dei Comuni delle regioni del cratere sismico di Lazio, Marche ed Umbria. Puoi trasferire la residenza in una delle suddette regioni dopo aver presentato la domanda, entro massimo 60 giorni dall’eventuale esito positivo della valutazione (120 giorni se risiedi all’estero);
    • Non sei già titolare di altre attività d’impresa in esercizio alla data del 21/06/2017;
    • Hai costituito o intendi costituire imprese individuali o società, comprese le cooperative, con sede legale o operativa nei territori destinatari della misura Resto al Sud. Per le società già costituite, la costituzione deve essere avvenuta successivamente alla data del 21 giugno 2017. Per le società costituende la costituzione deve avvenire entro 60 giorni (120 giorni in caso di residenza all’estero) dall’esito positivo dell’istruttoria
    •  
    • Non sei stato beneficiario di altre agevolazioni nazionali, negli ultimi tre anni, per l’autoimprenditorialità (come, ad esempio, Nuove Imprese a tasso zero, Selfie Employment, Smart & Start, etc.);
    • Non risulti titolare di partita IVA movimentata, nei 12 mesi antecedenti la presentazione della domanda, per lo svolgimento di un’attività analoga a quella proposta (solo per il comparto delle attività libero professionali).
    Bando Resto al Sud a chi è rivolto
    Le regioni di operatività del bando Resto al Sud

    Inoltre, attenzione:

    • I giovani che hanno un rapporto a tempo indeterminato in corso in questo momento potranno presentare la domanda per richiedere Resto al Sud ma dovranno essere pronti ad abbandonare il proprio posto di lavoro qualora risultino vincitori del contributo.
    • Per tutta la durata dell’agevolazione, i giovani beneficiari del contributo non potranno essere titolari di alcun rapporto di lavoro a tempo indeterminato presso altro soggetto.

     

    I giovani in possesso di tali requisiti possono presentare la domanda di ammissione per Resto Al Sud, sia come impresa costituita che come come singole persone fisiche. Qualora partecipino come persone fisiche, devono costituirsi sotto forma di ditta individuale o società (anche cooperativa), dopo aver ricevuto la risposta positiva dalla procedura di valutazione da parte di Invitalia.

    Quali sono le attività finanziabili da Resto al Sud?

    Possono essere finanziate:

    • le attività produttive nei settori industria, artigianato, trasformazione dei prodotti agricoli, pesca e acquacoltura
    • fornitura di servizi alle imprese e alle persone
    • turismo
    • commercio (Novità)
    • attività libero professionali (sia in forma individuale che societaria)

     

    Sono escluse le attività agricole.

    Quali sono le attività escluse dall’agevolazione?

    Ma vediamo nel dettaglio quali sono tutte le attività escluse suddivise per codice ATECO:

    Sono escluse dal finanziamento le attività agricole. A seguito dell’estensione dell’ambito di applicazione di Resto al Sud, sono state ricomprese tra le attività ammissibili quelle afferenti alla sezione M della classificazione Ateco – attività professionali, scientifiche e tecniche – e alla sezione G della classificazione Ateco – commercio all’ingrosso e al dettaglio.
    Restano, pertanto, escluse dalle agevolazioni le sole attività economiche rientranti nella sezione A della classificazione Ateco – Agricoltura, silvicoltura e pesca, ad eccezione della divisione 3 – Pesca e acquacoltura.

    Che tipo di agevolazione concede Resto al Sud?

    L’agevolazione prevista da Resto al Sud è copre il 100% delle spese ammissibili ed è così composta:

    • 50% di contributo a fondo perduto
    • 50% di finanziamento bancario garantito dal Fondo di Garanzia per le PMI. Gli interessi sono interamente a carico di Invitalia.

     

    Ma andiamo ancora più nel dettaglio: Resto al Sud copre fino al 100% delle spese, con un finanziamento massimo di 50.000 euro per ogni richiedente, che può arrivare fino a 200.000 euro nel caso di società composte da quattro soci.

    Per le sole imprese esercitate in forma individuale, con un solo soggetto proponente, il finanziamento massimo è pari a 60.000 euro.

    A supporto del fabbisogno di circolante, è previsto un ulteriore contributo a fondo perduto, che è di:

    • 15.000 euro per le ditte individuali e le attività professionali svolte in forma individuale
    • fino a un massimo di 40.000 euro per le società

     

    L’erogazione del finanziamento bancario avviene immediatamente dopo l’ammissione all’agevolazione, il contributo a fondo perduto viene erogato da Invitalia per stati di avanzamento lavori (SAL). Puoi chiedere la prima erogazione solo se hai realizzato almeno il 50% del tuo programma di spesa. Puoi chiedere il primo SAL anche a fronte di fatture non quietanzate.

    I tempi di erogazione sono questi:

    • 30 giorni dalla data di ricezione di tutta la documentazione, nel caso di primo SAL
    • 60 giorni per il SAL a saldo. Quest’ultimo viene erogato dopo un esame della documentazione e a seguito di un sopralluogo per verificare gli investimenti realizzati e le spese sostenute.

    Come faccio a presentare domanda per Resto Al Sud?

    Le domande possono essere presentate esclusivamente online, attraverso la piattaforma web di Invitalia.

    Prima di inviare la domanda è necessario:

    • registrarsi ai servizi online di Invitalia compilando l’apposito form
    • consultare e scaricare i fac-simile della modulistica
    • disporre di una firma digitale e di un indirizzo di posta elettronica certificata (PEC) valido e attivo, poiché tutte le comunicazioni tra Invitalia e i proponenti avvengono esclusivamente via PEC

     

    La domanda si compone di business plan da compilare online e documentazione da allegare.

    Quali sono le spese ammissibili?

    Ma vediamo nel dettaglio quali spese ti consente di agevolare Resto al Sud:

    • Ristrutturazione o manutenzione straordinaria di beni immobili (fino a un massimo del 30% del programma di spesa);
    • Macchinari, impianti e attrezzature nuovi;
    • Programmi informatici e servizi per le tecnologie, l’informazione e la telecomunicazione;
    • Spese di gestione (materie prime, materiali di consumo, utenze, canoni di locazione, canoni di leasing, garanzie assicurative) – massimo 20% del programma di spesa.

    Quali spese sono escluse?

    Non sono ammissibili alle agevolazioni le spese:

    • beni acquisiti con il sistema della locazione finanziaria, del leasing e del leaseback
    • beni e servizi di proprietà di uno o più soci del beneficiario nel caso di soci persone fisiche, anche dei relativi coniugi ovvero di parenti o affini dei soci stessi entro il terzo grado
    • investimenti di mera sostituzione di impianti, macchinari e attrezzature
    • il cosiddetto “contratto chiavi in mano
    • commesse interne
    • macchinari, impianti e attrezzature usati
    • spese notarili, imposte, tasse
    • acquisto di automezzi, tranne quelli strettamente necessari al ciclo di produzione o destinati al trasporto in conservazione condizionata dei prodotti
    • acquisto di beni di importo unitario inferiore a 500 euro, ad eccezione delle spese afferenti al capitale circolante
    • progettazione, consulenze ed erogazione delle retribuzioni ai dipendenti delle imprese individuali e delle società, nonché agli organi di gestione e di controllo delle società stesse
    • scorte, tasse e imposte (l’IVA realmente e definitivamente sostenuta dal soggetto beneficiario è una spesa ammissibile solo se non è da egli stesso recuperabile)

    Concentrati solo sul tuo business, al tuo bando ci pensiamo noi!

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  • Marchi+, Disegni+, Brevetti+ 2022 – tutte le novità in arrivo

    Confermata la riapertura per l’anno 2022 delle misure Marchi+, Disegni+ e Brevetti+, ovvero degli incentivi a supporto della valorizzazione dei titoli di proprietà industriale. La riapertura degli sportelli è stata confermata dal Decreto direttoriale 7 giugno 2022  (pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 6 luglio 2021).

    Ma cosa sono, e quali sarebbero i benefici riservati alle imprese? Vediamolo subito insieme!

    Cosa sono Marchi+, Disegni+ e Brevetti+?

    Si tratta di incentivi imperdibili per tutte le MPMI che intendono registrare marchi, ma anche per quelle imprese che vogliono brevettare delle innovazioni tecnologiche, oppure valorizzare disegni/modelli per la loro messa in produzione e/o per la loro offerta sul mercato.

    Le risorse messe a disposizione delle PMI ammontano complessivamente a 38 milioni di euro, sono così ripartite:

    • Marchi+: risorse disponibili 2 milioni di euro
    • Disegni+: risorse disponibili 14 milioni di euro
    • Brevetti+ : risorse disponibili 30 milioni di euro

    Scopriamo subito tutte le novità previste dagli incentivi per l’anno 2022!

    Marchi+ 2022

    Il Bando Marchi+ sostiene le imprese di micro, piccola e media dimensione nella registrazione di marchi europei e internazionali, attraverso l’acquisizione di servizi specialistici.

    La misura si articola in 2 linee di intervento, che incentivano:

    • la registrazione di marchi dell’Unione Europea presso EUIPO (Misura A);
    • la registrazione di marchi internazionali presso OMPI (Misura B).

    Chi può partecipare al bando Marchi+?

    L’incentivo si rivolge alle micro, piccole e medie imprese regolarmente iscritte al Registro delle imprese, anche appena costituite, con sede legale e operativa in Italia.

    Le imprese dovranno anche essere titolari del marchio oggetto della domanda di partecipazione, e non essere in stato di liquidazione.

    Per scoprire tutti i requisiti necessari per partecipare, leggi la news dettagliata su Marchi+.

    Quali spese finanzia Marchi+ 2022?

    Le imprese in possesso dei requisiti possono richiedere l’agevolazione per le seguenti spese:

    • progettazione della rappresentazione;
    • assistenza per il deposito;
    • ricerche di anteriorità;
    • assistenza legale per azioni di tutela del marchio in risposta a opposizioni/rilievi seguenti al deposito della domanda di registrazione;
    • tasse per il deposito/registrazione.

     

    Per la Misura A, le agevolazioni sono concesse nella misura dell’80% delle spese ammissibili sostenute per le tasse di deposito e per l’acquisizione dei servizi specialistici per ciascuna tipologia e comunque entro l’importo massimo complessivo per marchio di € 6.000,00

    Per la Misura B, le agevolazioni sono concesse nella misura del 90% delle spese ammissibili sostenute per le tasse di registrazione e per l’acquisizione dei servizi specialistici per ciascuna tipologia e comunque entro l’importo massimo complessivo per marchio di € 9.000,00

    Ciascuna impresa può presentare più richieste di agevolazione, sia per la Misura A sia per la Misura B, fino al raggiungimento del valore complessivo di € 25.000.

    Scorri fino all’ultimo paragrafo per scoprire quando presentare la domanda!

    Disegni+ 2022

    Il bando vuole sostenere la capacità innovativa e competitiva delle PMI attraverso la valorizzazione di disegni e modelli attraverso agevolazioni concesse nella forma di contributo in conto capitale. 

    Chi può partecipare al bando Disegni+?

    Possono beneficiare dell’agevolazione le micro, piccole e medie imprese regolarmente iscritte al Registro delle imprese, anche appena costituite, con sede legale e operativa in Italia, che siano titolari del disegno/modello oggetto del progetto di valorizzazione.

    L’impresa dovrà aver registrato il disegno/modello presso l’Ufficio Italiano Brevetti e Marchi (UIBM) o l’Ufficio dell’Unione europea per la Proprietà Intellettuale (EUIPO) o l’Organizzazione Mondiale per la Proprietà Intellettuale (OMPI). Soltanto in quest’ultimo ultimo caso tra i Paesi designati deve esserci l’Italia.

    Nota bene: Il disegno/modello deve essere registrato a decorrere dal 1° gennaio 2020 e comunque in data antecedente la presentazione della domanda di partecipazione ed essere in corso di validità.

    Quali spese finanzia Disegni+ 2022?

    Le agevolazioni sostengono l’acquisto dei seguenti servizi specialistici esterni:

    • ricerca sull’utilizzo di materiali innovativi;
    • realizzazione di prototipi;
    • realizzazione di stampi;
    • consulenza tecnica per la catena produttiva finalizzata alla messa in produzione del prodotto/disegno;
    • consulenza tecnica per certificazioni di prodotto o di sostenibilità ambientale;
    • consulenza specializzata nell’approccio al mercato (es. business plan, piano di marketing, analisi del mercato, progettazione layout grafici e testi per materiale di comunicazione offline e online) e per la valutazione tecnico-economica del disegno/modello;
    • consulenza legale per la tutela da azioni di contraffazione (azioni legali relative a casi concreti).

     

    Le agevolazioni previste da Disegni+ sono contributi a fondo perduto fino all’80% delle spese ammissibili, entro l’importo massimo di 60.000 €, rispettando importi massimi previsti per ciascuna Fase e per ciascuna tipologia di spesa.

    … Non ti resta che scorrere fino all’ultimo paragrafo per scoprire quando presentare la domanda!

    Brevetti+ 2022

    Brevetti+ è un bando che intende favorire lo sviluppo di una strategia brevettuale e l’accrescimento della capacità competitiva delle micro, piccole e medie imprese, attraverso la concessione ed erogazione di incentivi per l’acquisto di servizi specialistici finalizzati alla valorizzazione economica di un brevetto in termini di redditività, produttività e sviluppo di mercato.

    Chi può partecipare al bando Brevetti+?

    Possono presentare domanda di accesso al bando Brevetti+ le PMI, anche di nuova costituzione, aventi sede legale ed operativa in Italia, che si trovino in una delle seguenti condizioni:

    • siano titolari di un brevetto per invenzione industriale concesso in Italia successivamente al 01/01/2019 ovvero titolari di una licenza esclusiva trascritta all’UIBM di un brevetto per invenzione industriale concesso in Italia successivamente al 01/01/2019. In entrambi i casi i brevetti devono essere in regola con i pagamenti delle tasse di mantenimento in vita, ove dovute, al momento della presentazione della domanda.
    • siano titolari di una domanda nazionale di brevetto per invenzione industriale depositata successivamente al 01/01/20 con un rapporto di ricerca con esito “non negativo”;
    • siano titolari di una domanda di brevetto europeo o di una domanda internazionale di brevetto depositata successivamente al 01/01/20, con il relativo rapporto di ricerca con esito “non negativo”, che rivendichi la priorità di una precedente domanda nazionale di brevetto.

     

    Le imprese che soddisfano una delle condizioni possono richiedere le agevolazioni se, alla data di presentazione della domanda, siano in possesso dei seguenti requisiti:

    • Essere iscritte nel Registro delle imprese;
    • Essere nel pieno e libero esercizio dei propri diritti civili;
    • Non essere in liquidazione volontaria e non essere sottoposte a procedure concorsuali.

    Quali spese finanzia Brevetti+?

    Brevetti+ finanzia l’acquisto di servizi specialistici strettamente connessi alla valorizzazione economica del brevetto e funzionali alla sua introduzione nel processo produttivo ed organizzativo dell’impresa proponente, al fine di accrescere la capacità competitiva della stessa.

    Sono dunque ammissibili i costi dei seguenti servizi:

    • progettazione, ingegnerizzazione e industrializzazione;
    • organizzazione e sviluppo;
    • trasferimento tecnologico.

     

    Le agevolazioni prevedono un contributo a fondo perduto fino all’80% per un massimo di 140.000 €.

    Leggi il paragrafo successivo per scoprire quando presentare la domanda!

    Quali sono le scadenze per presentare le domande?

    Ecco tutte le date per accedere ai contributi a fondo perduto dei bandi per la valorizzazione di Marchi, Brevetti e Disegni.

    Le domande potranno essere presentate:

    • dal 25 ottobre 2022 (ore 9.30) per il bando Marchi+
    • dal 11 ottobre 2022 (ore 9.30) per il bando Disegni+
    • dal 27 settembre 2022 (ore 12.00) per il bando Brevetti+

    Spero di averti dato una serie di informazioni utili per capire se i tuoi progetti sono finanziabili con Marchi+, Disegni+ o Brevetti+.

    Naturalmente se vuoi saperne di più su questo bando, clicca sul pulsante arancione qui sotto e scopri come possiamo aiutarti!

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  • Marchi+ 2022: Agevolazioni a fondo perduto per la registrazione di marchi

    Cos’è Marchi+

    Se hai registrato un marchio per la tua impresa sai quanto il processo di registrazione sia costoso ed impegnativo, soprattutto se fatto a livello internazionale, e non solo europeo. Ti sarai sicuramente trovato a dover sostenere le spese per il design grafico del marchio, le spese legali per le ricerche di anteriorità, quelle per il deposito e, non da ultime, le tasse di deposito vere e proprie.

    Di quale bando parlo? Di Marchi+, ovviamente!

    Dopo il successo di Marchi +2, e del nuovo Marchi +3, il Ministero dello Sviluppo Economico, l‘Ufficio Italiano Brevetti e Marchi e Unioncamere hanno deciso infatti di concedere una nuova opportunità agli imprenditori che intendono registrare (o hanno registrato) marchi comunitari e internazionali. Le nuove risorse messe a disposizione nel 2022 ammontano a 2 milioni di euro a fondo perduto, con modalità di accesso a sportello.

    Dunque… prima si presenta la domanda, meglio è! Soprattutto dopo che abbiamo visto quanto questo bando sia apprezzato!

    Chi può partecipare al bando Marchi+?

    L’incentivo si rivolge alle micro, piccole e medie imprese regolarmente iscritte al Registro delle imprese, anche appena costituite, con sede legale e operativa in Italia.

    Le imprese dovranno anche essere titolari del marchio oggetto della domanda di partecipazione, e non essere in stato di liquidazione.

    Quanto è possibile richiedere per la registrazione del marchio?

    Ciascuna impresa può presentare più richieste di agevolazione, per la Misura A, le agevolazioni sono concesse nella misura dell’80% delle spese ammissibili sostenute per le tasse di deposito e per l’acquisizione dei servizi specialistici e nel rispetto degli importi massimi previsti per ciascuna tipologia e comunque entro l’importo massimo complessivo per marchio di € 6.000,00.

    Per la Misura B, le agevolazioni sono concesse nella misura del 90% delle spese ammissibili sostenute per le tasse di registrazione e per l’acquisizione dei servizi specialistici per ciascuna tipologia e comunque entro l’importo massimo complessivo per marchio di € 9.000,00.

    Ciascuna impresa può presentare più richieste di agevolazione, sia per la Misura A sia per la Misura B, fino al raggiungimento del valore complessivo di € 25.000,00.

    Quali sono le spese agevolabili con il bando Marchi+?

    Il bando 2022, come quello dell’anno precedente, finanzia le spese per servizi specialistici di progettazione e registrazione di marchi per domande di agevolazione:

    • per le registrazioni UE – EUIPO (Ufficio dell’Unione europea per la Proprietà Intellettuale), per la “misura A”;
    • relative alle registrazioni di marchi internazionali presso OMPI (Organizzazione Mondiale per la Proprietà Intellettuale) attraverso l’acquisto di servizi specialistici per la “misura B”.

    Misura A

    Vediamo, in particolare, quali sono le spese agevolabili dalla Linea A del bando Marchi+, per la registrazione di marchi dell’Unione Europea presso EUIPO:

    Per la Misura A, sono agevolabili le spese sostenute per le tasse di deposito e/o per l’acquisizione dei servizi specialistici di seguito indicati: 

    • Progettazione della rappresentazione. Il servizio si riferisce alla elaborazione della rappresentazione del marchio (ad esclusione del marchio denominativo) e deve essere effettuato da un professionista grafico titolare di partita IVA relativa all’attività in oggetto o da un’azienda di progettazione grafica/comunicazione
    • Assistenza per il deposito. Il servizio si riferisce all’assistenza per la compilazione della domanda di marchio dell’Unione europea ed alle conseguenti attività di deposito presso EUIPO e deve essere effettuato da un consulente in proprietà industriale iscritto all’Ordine dei consulenti in proprietà industriale o da un avvocato iscritto all’Ordine degli avvocati o da un centro PATLIB – Patent Library.
    • Ricerche di anteriorità. Il servizio si riferisce all’attività di verifica dell’eventuale esistenza di marchi identici e/o di marchi simili che possano entrare in conflitto con il marchio che si intende registrare e deve essere effettuato da un consulente in proprietà industriale iscritto all’Ordine dei consulenti in proprietà industriale o da un avvocato iscritto all’Ordine degli avvocati o da un centro PATLIB – Patent Library.
    • Assistenza legale per azioni di tutela del marchio in risposta a opposizioni seguenti al deposito della domanda di registrazione. Il servizio si riferisce all’assistenza prestata in tutte le fasi dei procedimenti di opposizione depositati da soggetti terzi successivamente alla domanda di registrazione del marchio presso EUIPO e deve essere effettuato da un consulente in proprietà industriale iscritto all’Ordine dei consulenti in proprietà industriale o da un avvocato iscritto all’Ordine degli avvocati.
    • Tasse di deposito presso EUIPO.

     

    Le spese sostenute devono:

    • Risultare da fatture emesse a decorrere dal 1° giugno 2019 e comunque in data antecedente la presentazione della domanda di partecipazione, intestate all’impresa richiedente l’agevolazione; 
    • Essere state sostenute a decorrere dal 1° giugno 2019 e comunque in data antecedente la presentazione della domanda di partecipazione dall’impresa richiedente.

    Misura B

    La Misura B prevede invece agevolazioni per favorire la registrazione di marchi internazionali presso OMPI, ovvero l’Organizzazione Mondiale per la Proprietà Intellettuale.

    Per la Misura B, sono agevolabili le spese sostenute per le tasse di registrazione e/o per l’acquisizione dei servizi specialistici come: 

    • Progettazione della rappresentazione. Il servizio si riferisce alla elaborazione della rappresentazione del marchio (ad esclusione del marchio denominativo) utilizzato come base per la domanda internazionale, a condizione che quest’ultima venga depositata entro 6 mesi dal deposito della domanda di registrazione presso UIBM o presso EUIPO. Il servizio deve essere effettuato da un professionista grafico titolare di partita IVA relativa all’attività in oggetto o da un’azienda di progettazione grafica/comunicazione.
    • Assistenza per il deposito. Il servizio si riferisce all’assistenza per la compilazione della domanda di marchio internazionale ed alle conseguenti attività di deposito presso UIBM o EUIPO o presso OMPI (per le sole designazioni successive) e deve essere effettuato da un consulente in proprietà industriale iscritto all’Ordine dei consulenti in proprietà industriale o da un avvocato iscritto all’Ordine degli avvocati o da un centro PATLIB – Patent Library.
    • Ricerche di anteriorità. Il servizio si riferisce all’attività di verifica dell’eventuale esistenza di marchi identici e/o di marchi simili che possano entrare in conflitto con il marchio che si intende registrare e deve essere effettuato da un consulente in proprietà industriale iscritto all’Ordine dei consulenti in proprietà industriale o da un avvocato iscritto all’Ordine degli avvocati o da un centro PATLIB – Patent Library.
    • Assistenza legale per azioni di tutela del marchio in risposta a opposizioni/rilievi seguenti al deposito della domanda di registrazione. Il servizio si riferisce all’assistenza prestata in tutte le fasi dei procedimenti di opposizione depositati da soggetti terzi successivamente alla domanda di registrazione del marchio presso OMPI e/o all’assistenza prestata di fronte agli uffici nazionali che hanno emesso il rilievo successivamente al deposito della domanda di registrazione presso OMPI. Il servizio deve esse effettuato da un consulente in proprietà industriale iscritto all’Ordine dei consulenti in proprietà industriale o da un avvocato iscritto all’Ordine degli avvocati. L’agevolazione per tale servizio potrà essere richiesta – nel rispetto dei limiti previsti per singolo marchio – anche a fronte di un’agevolazione già concessa a valere sul presente Bando presentando, entro i termini di vigenza dello stesso, una nuova successiva domanda di partecipazione. e
    • Tasse sostenute presso UIBM o EUIPO e presso OMPI per la registrazione internazionale.

    Quali sono i requisiti per presentare la domanda?

    Abbiamo detto che il Bando Marchi+ sostiene le imprese di micro, piccola e media dimensione nella registrazione di marchi europei e internazionali, attraverso l’acquisizione di servizi specialistici.

    La misura, infatti, si articola in 2 tipologie di agevolazione che incentivano:

    • la registrazione di marchi dell’Unione Europea presso EUIPO (Misura A);
    • la registrazione di marchi internazionali presso OMPI (Misura B).

     

    Ad ogni misura, corrispondono diversi requisiti necessari alla presentazione della domanda per il Bando Marchi+: scopriamoli subito!

    Misura A

    Vediamo, nel dettaglio, quali sono i requisiti di accesso della Linea A del bando Marchi+, per la registrazione di marchi dell’Unione Europea presso EUIPO:

    Alla data di presentazione della domanda di partecipazione, l’impresa deve:

    • aver effettuato, a partire dal 1° giugno 2019, il deposito della domanda di registrazione presso EUIPO del marchio oggetto dell’agevolazione e aver provveduto a pagare le relative tasse di deposito;
    • aver ottenuto la registrazione, presso EUIPO, del marchio dell’Unione europea oggetto della domanda di partecipazione. Questa registrazione deve essere avvenuta in una data antecedente a quella della presentazione della domanda di partecipazione.

    Misura B

    Alla data di presentazione della domanda di partecipazione, l’impresa deve aver effettuato, a partire dal 1° giugno 2019, almeno una delle seguenti attività:

    • il deposito della domanda di registrazione presso OMPI di un marchio registrato a livello nazionale presso UIBM o di un marchio dell’Unione europea registrato presso EUIPO e aver pagato le relative tasse di registrazione;
    • il deposito della domanda di registrazione presso OMPI di un marchio per il quale è già stata depositata domanda di registrazione presso UIBM o presso EUIPO e aver ottemperato al pagamento delle relative tasse di registrazione;
    • il deposito della domanda di designazione successiva di un marchio registrato presso OMPI e aver pagato le relative tasse di registrazione.


    L’impresa dovrà anche aver ottenuto la pubblicazione della domanda di registrazione sul registro internazionale dell’OMPI del marchio interessato, in una data antecedente a quella della presentazione della domanda di partecipazione.

    Quando è possibile presentare la domanda per accedere a Marchi+?

    Sarà possibile compilare la domanda esclusivamente tramite la procedura informatica e secondo le modalità indicate al sito www.marchipiu2022.it

    La domanda, generata dalla piattaforma informatica deve – pena la non ammissibilità della stessa – essere firmata digitalmente dal legale rappresentante dell’impresa richiedente l’agevolazione ovvero dal procuratore speciale delegato sulla base di apposita procura speciale.

    Cosa aspetti? Approfittane subito: la domanda di partecipazione potrà essere presentata a partire dalle ore 9:30 del 25 ottobre 2022, fino all’esaurimento delle risorse disponibili.

    Concentrati solo sul tuo business, a trovare il bando giusto per te ci pensiamo noi!

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  • Iper Ammortamento 2019 – come funziona e quando si applica

    Le novità introdotte dalla Legge di Bilancio

    Con la legge di bilancio 2020 (articolo 1, commi 184-197, legge n. 160/2019) l’agevolazione dell’iper ammortamento è stata rimpiazzata (a decorrere dal 1°gennaio 2020) dal nuovo credito in beni strumentali nuovi.

    La Legge di Bilancio 2022 ha ulteriormente prorogato questa agevolazione.

    Cos’è l’Iper Ammortamento?

    L’Iper Ammortamento è una delle agevolazioni che il MiSE promuove per supportare e incentivare gli investimenti in beni strumentali, materiali e immateriali (software e sistemi IT), funzionali alla trasformazione tecnologica e digitale dei processi produttivi in ottica Industria 4.0.

    Grazie a questa agevolazione, i titolari di reddito d’impresa possono incrementare il costo di acquisizione del bene, ottenendo la maggiorazione della quota annua di ammortamento (o del canone annuo di leasing) fiscalmente deducibile. Da cui “Iper Ammortamento“, appunto.

    Di conseguenza, si avrà una deduzione che opera in via extracontabile, ottenendo un maggior abbattimento della base imponibile, ma soltanto per i beni che rientrano nel Piano Nazionale Industria 4.0. Più avanti ti sveleremo a quali beni si fa riferimento.

    Come funziona Ex Iper Ammortamento 2019 ora Credito d’imposta per investimenti in beni strumentali: quando si applica

    Il credito d’imposta per i beni strumentali materiali 4.0 (di cui all’allegato A, legge 11 dicembre 2016, n. 232 – ex iper-ammortamento) è riconosciuto alle seguenti condizioniPer l’anno 2021 

    • 50% del costo per la quota di investimenti fino a 2,5 milioni di euro;
    • 30% del costo per la quota di investimenti oltre i 2,5 milioni di euro e fino al limite di costi complessivamente ammissibili pari a 10 milioni di euro;
    • 10% del costo per la quota di investimenti tra i 10 milioni di euro e fino al limite di costi complessivamente ammissibili pari a 20 milioni di euro.

     Per l’anno 2022 

    • 40% del costo per la quota di investimenti fino a 2,5 milioni di euro;
    • 20% del costo per la quota di investimenti oltre i 2,5 milioni di euro e fino al limite di costi complessivamente ammissibili pari a 10 milioni di euro;
    • 10% del costo per la quota di investimenti tra i 10 milioni di euro e fino al limite di costi complessivamente ammissibili pari a 20 milioni di euro.

     Dal 2023 al 2025 

    • 20% del costo per la quota di investimenti fino a 2,5 milioni di euro;
    • 10% del costo per la quota di investimenti oltre i 2,5 milioni di euro e fino al limite di costi complessivamente ammissibili pari a 10 milioni di euro;
    • 5% del costo per la quota di investimenti tra i 10 milioni di euro e fino al limite di costi complessivamente ammissibili pari a 20 milioni di euro.

     Il credito d’imposta può essere esteso fino al 30 giugno 2026 a condizione che entro la data del 31 dicembre 2025 l’ordine venga accettato dal venditore e contestualmente sia avvenuto il pagamento di acconti in misura almeno pari al 20% del costo di acquisizione. Il credito d’imposta per i beni strumentali immateriali 4.0 (di cui all’allegato B, legge 11 dicembre 2016, n. 232 – ex iper-ammortamento) in favore di tutte le imprese che effettuano investimenti in beni immateriali funzionali ai processi di trasformazione 4.0, è riconosciuto alle seguenti condizioni: 

    • dal 2021 al 2023: 20% (50% per tutto il 2022) del costo nel limite massimo dei costi ammissibili pari a 1 milione di euro;
    • 2024: 15% del costo nel limite massimo dei costi ammissibili pari a 1 milione di euro;
    • 2025: 10% del costo nel limite massimo dei costi ammissibili pari a 1 milione di euro.

     Anche in questo caso, il credito d’imposta può essere esteso fino al 30 giugno 2026 a condizione che entro la data del 31 dicembre 2025 sia stato accettato dal venditore l’ordine e risultino pagamenti pari al almeno il 20% del costo di acquisizione. Per quanto riguarda tutti gli altri beni strumentali materiali e immateriali, c.d. “ordinari” (per intendersi quelli diversi dai citati Allegati A e B), il relativo credito d’imposta è riconosciuto alle seguenti condizioni: 

    • 2021: 10% nel limite massimo dei costi ammissibili pari a 2 milioni di euro;
    • 2022: 6% nel limite massimo dei costi ammissibili pari a 2 milioni di euro

    Chi può usufruire del Credito d’imposta per investimenti in beni strumentali?

    I beneficiari sono le imprese residenti nel territorio dello Stato, incluse le stabili organizzazioni di soggetti non residenti, indipendentemente dalla forma giuridica, dal settore economico di appartenenza, dalla dimensione e dal regime fiscale di determinazione del reddito. 

    Il credito d’imposta per gli investimenti in altri beni strumentali materiali tradizionali è riconosciuto anche agli esercenti arti e professioni, ai soggetti aderenti al regime forfetario, alle imprese agricole ed alle imprese marittime.

    A quali beni si può applicare?

    L’Iper Ammortamento è riservato soltanto ad alcune tipologie di beni.

    Possiamo infatti individuare in tal senso tre diverse tipologie di investimenti, aventi ad oggetto beni strumentali:

    • nuovi indicati nell’allegato A annesso alla legge 11 dicembre 2016, n. 232;
    • nuovi indicati nell’allegato B annesso alla legge 11 dicembre 2016, n. 232;
    • diversi da quelli indicati negli allegati A e B annessi alla legge 11 dicembre 2016, n. 232.

     

    Sono ammissibili le seguenti categorie di intervento per l’Allegato A:

    • Beni strumentali il cui funzionamento è controllato da sistemi computerizzati o gestito tramite opportuni sensori;
    • Sistemi per l’assicurazione della qualità e della sostenibilità (es. sistemi di misura, sistemi di monitoraggio, sistemi per l’ispezione;
    • Dispositivi per l’interazione uomo macchina e per il miglioramento dell’ergonomia e della sicurezza (es. postazioni adattative, sistemi di movimentazione agevolata, dispositivi wearable, interfacce uomo macchina intelligenti).

     

    Sono ammissibili le seguenti categorie di intervento per l’Allegato B:

    • Beni immateriali (software, sistemi e system integration, piattaforme e applicazioni) connessi a investimenti in beni materiali «Industria 4.0.

    Sono ammessi gli acquisti in leasing?

    L’agevolazione è applicabile anche ai beni acquistati in leasing, il costo da considerare, per il calcolo del credito di imposta, è quello di acquisizione del bene.

    Come usufruire del credito di imposta?

    Il credito d’imposto viene goduto come compensazione su F24 con l’uso dei 6 NUOVI codici tributo istituiti con la risoluzione dell’AdE n. 3/E del 2021 per utilizzare in compensazione i bonus previsti dalla legge di Bilancio 2020 e dalla legge Bilancio 2021 e 2022.

    Cosa deve fare l’impresa per godere dell’agevolazione 2022?

    E’ necessario procedere all’acquisto di beni, materiali o immateriali nuovi di fabbrica, dal 1 gennaio 2022 fino al 31 dicembre 2025, oppure deve emettere l’ ordine e pagare un acconto maggiore del 20% entro il 31 dicembre 2025 e mettere in funzione il bene entro il 30 giugno 2026.

    L’impresa, per beni del valore inferiore a 300.000 euro, deve poi acquisire un’attestazione che dimostri che il bene:

    • possieda tutte le caratteristiche tecniche vincolanti previste dalla legge;
    • sia interconnesso al sistema di gestione della produzione o alla rete di fornitura.

    Come richiedere il credito di imposta?

    Le imprese che si avvalgono di tali misure effettuano una comunicazione al Ministero dello Sviluppo Economico (MISE). Con apposito decreto direttoriale del Ministero dello sviluppo economico sono stabiliti il modello, il contenuto, le modalità e i termini di invio della comunicazione in relazione a ciascun periodo d’imposta agevolabile.

    I modelli di comunicazione sono stati resi disponibili solo il 20 ottobre 2021.

    L’agevolazione verrà poi goduta dall’impresa come credito di imposta utilizzabile, solo in compensazione con il mod. F24, in 3 quote annuali (erano 5 nel 2020) di pari importo a decorrere dall’anno di interconnessione dei beni.


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  • Credito d’imposta Mezzogiorno – incentivi per le imprese del Sud

    Credito d’imposta Mezzogiorno – incentivi per le imprese del Sud

    Il Programma Operativo Nazionale “Imprese e competitività” 2014-2020 FESR assegna 123 milioni di euro alle imprese con sede nelle regioni del Mezzogiorno , che desiderano investire in beni strumentali.

    Il Programma Operativo Nazionale “Imprese e competitività” 2014-2020 FESR assegna 163 Milioni di euro allo strumento del credito d’imposta Mezzogiorno, per le PMI italiane che desiderano investire in beni strumentali.

    Di questi, ben 123 milioni sono assegnati alle imprese con sede nelle regioni del Mezzogiorno.

    Come utilizzare il credito d’imposta Mezzogiorno

    Secondo quanto previsto dalla Legge di Stabilità 2016, dal 1° gennaio 2016 e fino al 31 dicembre 2019, le aziende con sede nelle regioni del Mezzogiorno potranno usufruire di un credito di imposta per l’acquisto di beni strumentali nuovi, da destinare alle proprie unità produttive.

    La misura in base all’articolo 1, comma 171, della legge n. 178/2020, si applica fino al 31 dicembre 2022.

    Qualche esempio delle spese che godranno di questo sgravio? Rientrano in questa definizione gli investimenti per l’acquisto di impianti, macchinari, arredi, strumentazione, attrezzature informatiche e licenze software. Sono gli investimenti che l’azienda utilizza per il suo funzionamento.

    Chi potrà beneficiare dell’agevolazione?

    Il Ministero tiene a sottolineare che il Decreto, in cui si definiscono i criteri di concessione del credito d’imposta, è destinato esclusivamente alle imprese ricadenti nell’ambito di ammissibilità del PON I&C.

    I beneficiari saranno quindi le Piccole e Medie imprese, le quali dovranno aver avuto, da parte dell’Agenzia delle Entrate, l’approvazione a poter usufruire del credito d’imposta in questione.

    Sono escluse dal beneficio le imprese che rientrano nel settore economico incluso nella sezione A della Classificazione Ateco, ovvero le imprese operanti nel settore dell’agricoltura, della caccia e della silvicultura.

    Inoltre, come specificato sul sito dell’Agenzia delle Entrate: ” l’agevolazione non si applica ai soggetti che operano nei settori dell’industria siderurgica, carbonifera, della costruzione navale, delle fibre sintetiche, dei trasporti e delle relative infrastrutture, della produzione e della distribuzione di energia e delle infrastrutture energetiche, nonché ai settori creditizio, finanziario e assicurativo“.

    Sono escluse anche le imprese in difficoltà.

    Quali caratteristiche dovranno avere gli investimenti?

    Saranno coperti gli investimenti in beni strumentali che abbiano le seguenti caratteristiche:

    • il bene acquistato deve essere rigorosamente nuovo;
    • l’ammontare dell’investimento deve essere pari o superiore a 500 mila euro;
    • l’investimento dovrà essere localizzato nelle regioni meno sviluppate o in transizione.

    Quali sono le novità sul credito d’imposta per il Mezzogiorno?

    La legge n. 18 del 27 febbraio 2017, ha modificato la disciplina del credito d’imposta ampliando gli ambiti di applicazione, le aliquote, e l’ammontare massimo delle spese agevolabili. L’Agenzia delle Entrate ha dato alcuni chiarimenti in merito, con la Circolare n. 12/E del 13 aprile 2017.

    Prima di elencare le novità introdotte dalla legge 18/2017, è importante tenere a mente che, in linea generale:

    • per gli investimenti effettuati prima del 1° marzo 2017 si applica la disciplina previgente;
    • per gli acquisti effettuati dopo il primo marzo, si applica la nuova normativa.
      Le principali modifiche, in sintesi, prevedono quanto segue.

    Estensione dell’agevolazione all’intero territorio della Sardegna

    Con la precedente normativa, nelle regioni Sardegna, Molise ed Abruzzo, l’agevolazioni fiscale poteva essere utilizzata soltanto in alcune zone o alcuni comuni della regione, ossia quelle “ammissibili alle deroghe previste dall’art. 107, paragrafo 3, lettera c) del TFUE”.

    Le modifiche introdotte a marzo 2017, la Sardegna è stata inserita nell’altro gruppo di regioni del Mezzogiorno, ossia quelle “ammissibili alle deroghe previste dall’art. 107, paragrafo 3, lettera a) del TFUE”. In questo secondo caso, risulta agevolato l’intero territorio regionale.

    Aumento delle aliquote del credito d’imposta

    La normativa previgente prevedeva un credito d’imposta nella misura massima del:

    • 20% per le piccole imprese
    • 15 % per le medie imprese
    • 10 % per le grandi imprese.

     

    Con l’applicazione del nuovo modello, invece, sono state aumentate le aliquote per tutti i tipi di impresa, che dal primo marzo raggiungono la misura massima del:

    • 45 % per le piccole imprese
    • 35 % per le medie imprese
    • 25 % per le grandi imprese.

    Aumento dell’ammontare massimo delle spese agevolabili

    Rispetto a quanto precedentemente stabilito, il limite massimo dei costi ammissibili per ciascun progetto d’investimento sale da 1.5 milioni di euro a 3 milioni di euro per le piccole imprese, e da 5 a 10 milioni di euro per le medie imprese.

    Per le grandi imprese, invece, rimane invariata la soglia dei 15 milioni di euro.

    Inoltre, la determinazione del credito d’imposta sarà effettuata sulla base del costo complessivo dei beni acquisiti, e non più al netto degli ammortamenti fiscali dedotti nel periodo d’imposta.

    Possibilità di cumulo con gli aiuti De Minimis

    La nuova disciplina prevede che il credito d’imposta sia cumulabile con gli aiuti De Minimis e con altri aiuti di Stato che abbiano ad oggetto gli stessi costi ammessi a beneficio.

    Di conseguenza, per garantire il rispetto del limite dell’intensità d’aiuto, previsto dal Regolamento De Minimis, bisognerà indicare le altre agevolazioni richieste ed eventualmente ottenute per coprire gli stessi costi, in modo da ridurre il credito richiesto nei limiti della misura massima consentita.

    Non pensi che sia un’ottima opportunità? Se anche te hai bisogno di fare grandi investimenti e ti trovi nelle regioni del Sud, approfittane!

     

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  • Temporary Manager Simest: il Temporary Export Manager per l’internazionalizzazione

    Temporary Manager Simest: il Temporary Export Manager per l’internazionalizzazione

    Cos’è l’attività di Temporary Manger e a cosa serve?

    Il Temporary Manager (o TEM – Temporary Export Manager) è una figura chiave per le imprese che vogliono rafforzare la propria presenza sui mercati esteri.

    Il finanziamento agevolato SIMEST, parte del Fondo 394/81, sostiene l’inserimento temporaneo di queste figure professionali altamente specializzate (temporary manager), e quindi l’inserimento temporaneo nell’impresa di un temporary manager, per realizzare progetti di internazionalizzazione, innovazione digitale, tecnologica o ecologica. Questo tipo di intervento rappresenta una tipica declinazione del temporary management, una soluzione intermedia che consente di ridurre al minimo le tempistiche operative per l’avvio di nuovi progetti.

    Con la nuova Circolare n. 8/394/2023, aggiornata a dicembre 2023 e operativa da marzo 2024, SIMEST ha introdotto novità importanti: aumento delle aree geografiche prioritarie, maggiore flessibilità nelle spese, semplificazione delle condizioni di accesso, ed estensione dei benefici anche a imprese non PMI in specifici casi. 

    A cosa serve ottenere un finanziamento per inserire un Temporary Manager

    L’obiettivo del finanziamento è supportare le imprese italiane nei processi di espansione estera, attraverso un affiancamento con temporary manager esperti. Il temporary manager viene messo a disposizione da una società di servizi qualificata e lavora all’interno dell’impresa per almeno 6 mesi.

    Questa forma di gestione temporanea consente all’impresa di beneficiare di competenze manageriali esistenti, accrescendone le competenze manageriali e garantendo un vantaggio competitivo nei mercati internazionali.

    Le attività finanziabili riguardano:

    • L’esportazione verso nuovi mercati (export);
    • La digitalizzazione dei processi aziendali;
    • L’innovazione ecologica e tecnologica;
    • Il miglioramento organizzativo;
    • L’acquisizione di certificazioni internazionali o marchi.

    Chi può accedere al bando per il Temporary Management

    Possono richiedere il finanziamento:

    • Micro, Piccole e Medie Imprese;
    • Altre imprese se in possesso dei requisiti specifici;
    • Imprese con sede legale e operativa in Italia;
    • Imprese in possesso di almeno due bilanci approvati o, in assenza, con documentazione contabile equivalente.

    Requisiti aggiuntivi:

    • Essere in regola con DURC, normativa ambientale e obblighi fiscali;
    • Non operare in settori esclusi (banche, assicurazioni, pesca, ecc.);
    • Non avere procedure concorsuali o situazioni di crisi e garantire la gestione di un’impresa stabile;
    • Non essere state destinatarie di revoche da parte di SIMEST.

    Quanto si può ottenere con il bando Temporary Manager

    L’importo finanziabile va da 10.000 a 500.000 euro, nel limite del 20% dei ricavi medi degli ultimi due bilanci, per la realizzazione di progetti innovativi.

    Il finanziamento si compone di:

    • Una quota di prestito a tasso agevolato (tra 10%, 50% o 80% del tasso UE);
    • Un contributo a fondo perduto fino al 10% (massimo 100.000 euro), che può arrivare al 20% per le imprese del Sud o per progetti in Africa e America Latina.

    Quali sono le spese ammissibili e cosa finanzia il bando per il Temporary Management

    Le spese finanziabili sono suddivise in:

    Spese obbligatorie (minimo 60%):

    • Compenso e costi per il Temporary Manager, come da contratto stipulato con società di servizi esterna, per l’inserimento di un temporary manager a tempo nell’impresa. Si tratta di una figura spesso scelta anche in alternativa al manager a tempo pieno, per incarichi di medio termine (tipicamente 18-36 mesi).

    Spese accessorie (massimo 40%):

    • Attività di marketing e promozione;
    • Viaggi, fiere, eventi, soggiorni partner esteri;
    • Digitalizzazione e innovazione gestionale;
    • Adeguamenti organizzativi, certificazioni, marchi;
    • Consulenze per l’applicazione del progetto;
    • Spese legali per apertura filiali all’estero;
    • Costi di formazione del personale e interventi operativi su alcune funzioni aziendali.

    Come presentare domanda per il Temporary Manager

    La domanda si presenta esclusivamente online attraverso il Portale dedicato.

    Documenti da preparare:

    • Contratto con la società di servizi e dettagli sull’attività del temporary manager;
    • Bilanci o documenti contabili alternativi;
    • Documento sul rispetto della normativa ambientale;
    • Documento sui poteri del legale rappresentante;
    • Richiesta del CUP e apertura conto corrente dedicato.

    Modalità di erogazione e rendicontazione delle spese

    L’erogazione avviene in due tranche:

    • 25% anticipato a contratto firmato e condizioni rispettate;
    • 75% a saldo dopo la rendicontazione delle spese, da completarsi entro 4 mesi dalla fine del progetto.

     

    Linee guida per la Rendicontazione:

    • Le spese devono essere pagate tramite il conto dedicato;
    • Tutti i documenti (fatture, bonifici) devono riportare il CUP;
    • Devono essere accompagnati da dichiarazioni di fornitura, evidenze e relazioni finali.

     

    Quando viene erogato il fondo perduto

    Il contributo a fondo perduto viene concesso solo se, alla data di prima erogazione, l’impresa rispetta almeno uno dei seguenti criteri:

    • Sede operativa nel Sud Italia;
    • Impresa femminile o giovanile;
    • PMI innovativa;
    • Possesso di certificazioni ISO ambientali/sociali;
    • Export >20% del fatturato;
    • Interesse diretto o indiretto nei Balcani o paesi in Africa o America Latina.

    In mancanza dei requisiti, la parte a fondo perduto viene revocata ma rimane il prestito agevolato.

     

    Garanzie richieste e casi di esenzione

    La garanzia dipende dallo scoring MCC (da 1 a 9):

    • Le imprese con scoring 1 o 2 non devono prestare garanzie;
    • Le altre devono offrire garanzie crescenti (fino al 40%).

     

    Sono esentate dalle garanzie anche:

    • PMI innovative;
    • Imprese nei Balcani, Africa o America Latina;
    • Imprese colpite da alluvioni (fino al 31/12/2024).

    Novità 2024–2025: Africa e America Latina tra i paesi prioritari

    Dal 2024, le imprese che realizzano progetti in Africa o America Latina hanno:

    • Fondo perduto fino al 20%;
    • Esenzione da garanzie;
    • Priorità in graduatoria.

     

    Queste novità si affiancano a quelle già attive per le imprese del Sud e per progetti nei Balcani Occidentali. L’attività nei contesti internazionali, specialmente in paesi extra-UE, rappresenta un supporto flessibile e concreto all’internazionalizzare.

    Vantaggi del Temporary Manager con elevata esperienza

    • Inserimento di un temporary manager, cioè un esperto a tempo altamente qualificato;
    • Accesso a nuovi mercati esteri;
    • Progetti green e digitali con cofinanziamento pubblico;
    • Ottimizzazione dell’organizzazione interna attraverso l’inserimento di top direttori;
    • Formazione del personale;
    • Miglioramento della reputazione internazionale;
    • Capacità di gestione e capacità di gestire lo stress nelle fasi di riassestamento o sviluppo di nuovi business.

    Il dirigente ad interim può rappresentare una leva fondamentale per garantire continuità all’organizzazione.

    Diverse realtà aziendali, tra cui aziende di piccole dimensioni, si affidano oggi a società di temporary management per integrare temporaneamente alcune funzioni critiche, anche in ambiti come la finanza e controllo o il senior project management.

    Figure come il fractional manager o l’executive manager rappresentano opzioni efficaci per affiancare il manager o sostituire il manager con incarico a tempo determinato, con la possibilità di riattivare rapidamente strategie aziendali condivise e obiettivi concordati.

    Come combinare il bando Temporary Manager con altre agevolazioni SIMEST

    Il bando è cumulabile (entro i limiti del “de minimis”) con altre iniziative per l’internazionalizzazione:

    • Finanziamenti SIMEST per fiere e mostre;
    • Finanziamento per e-commerce estero;
    • Studi di fattibilità;
    • Inserimento in mercati extra UE;
    • Transizione digitale ed ecologica per progetti di innovazione tecnologica.

     

    Combinare più misure consente di amplificare l’impatto strategico del progetto di internazionalizzazione.

    Perché richiedere subito il finanziamento per Temporary Manager 

    Perché richiedere richiedere subito il finanziamento per Temporary Manager

    Con un tasso agevolato tra i più bassi in Europa, una quota a fondo perduto fino al 20% e spese flessibili, il bando Temporary Manager SIMEST rappresenta un’occasione concreta per fare il salto di qualità sui mercati internazionali attraverso l’inserimento di un direttore temporaneo.

    I fondi sono disponibili fino a esaurimento, con riserve specifiche per Sud Italia e aree prioritarie.

    La partecipazione al bando può rappresentare un acceleratore decisivo per portare competenze dirigenziali in azienda, con una copertura pubblica che riduce costi e rischi e può aiutare a garantire continuità in contesti di cambiamento.

    L’approccio dirigenziale e gestionale proposto dal fractional o dall’interim consente alle imprese di inserire una figura professionale ad interim anche solo per lo stesso periodo di tempo utile a completare un progetto di sviluppo aziendale ben definito.

    Concentrati sul tuo business, a trovare il bando giusto per te ci pensiamo noi!

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  • Fino a 300.000 euro e il 40% a fondo perduto per il tuo e-commerce in paesi esteri

    Fino a 300.000 euro e il 40% a fondo perduto per il tuo e-commerce in paesi esteri

    Resta aggiornato sulle novità della finanza agevolata, clicca qui!

    Cosa prevede l’agevolazione e quanto posso ricevere?

    L’agevolazione Simest ecommerce, che già prevedeva l’erogazione di un  agevolato per il 100% delle spese ammissibili, si arricchisce di alcuni importanti cambiamenti che la rendono un’occasione davvero imperdibile per chi ha intenzione di aprire il proprio business a nuovi mercati internazionali.

    Iniziamo dalla notizia più ghiotta, ossia la possibilità di ottenere fino al 40% del finanziamento a nel caso in cui la PMI abbia una sede operativa al Sud, e fino al 25% per le restanti imprese. Il tasso del finanziamento rimane fisso al 10% del tasso di riferimento UE (attualmente, fino al 30 aprile 2021, il tasso UE è dello 0,55%, quindi l’interesse da pagare sul finanziamento è solo dello 0,055%!). 

    La restituzione avverrà in 4 anni, di cui 1 di preammortamento, mentre l’erogazione avverrà in due momenti: anticipo (50%) e saldo.

    Le rate sono 6 semestrali.

    Altra buona notizia riguarda le garanzie, perché è possibile accedere all’agevolazione senza necessità di presentare garanzie.

    Se ancora non ti basta, sappi che potrai ricevere fino a 300.000 euro se realizzi una tua piattaforma e fino a 200.000 euro se invece scegli di utilizzare un marketplace di terzi.

    L’importo non potrà comunque superare il 15% dei ricavi medi risultanti dagli ultimi due bilanci approvati e depositati, mentre è previsto un importo minimo di 10.000 euro.

    Se non ti è ben chiara la differenza tra piattaforma proprietaria e marketplace, cerchiamo di fare un minimo di chiarezza!

    Una piattaforma proprietaria di e-commerce indica un sito internet in cui l’azienda vende online i propri prodotti. Si tratta di un sito realizzato direttamente dall’azienda e e in cui è l’impresa stessa a gestire ogni aspetto relativo alla gestione e alla vendita: dalla progettazione e sviluppo del sito all’aggiornamento delle schede di prodotto, dalla fatturazione alla gestione degli ordini e delle spedizioni, dalla sponsorizzazione all’assistenza ai clienti.

    L’investimento da effettuare, in termini sia economici che di risorse umane impiegate nella realizzazione e poi nella gestione del sito, è certamente maggiore, ma è maggiore anche l’autonomia di cui si gode e la possibilità di aumentare la brand awareness della propria azienda, utilizzando il proprio sito anche come strumento di marketing e di branding.

     

    Un marketplace invece è una piattaforma in cui sono riuniti molti rivenditori, ognuno dei quali avrà un suo spazio, ma insieme a tutti gli altri (una specie di centro commerciale virtuale, insomma…) e in cui sarà necessario gestire solo alcune attività, perché a molte altre pensa il market place stesso.

    Questo implica certamente una maggiore semplicità di gestione, ma limita anche, al tempo stesso, l’indipendenza dell’imprenditore, che in cambio della semplificazione delle attività e della maggiore facilità, soprattutto iniziale, di entrare in contatto con molti nuovi potenziali clienti, dovrà comunque sostenere dei costi o delle commissioni e avrà limitazioni nella scelta delle azioni di marketing e di personalizzazione della propria “vetrina”

    Chi può richiedere il contributo?

    Come dicevamo, l’opportunità è rivolta alle Società di Capitali che abbiano depositato almeno 2 bilanci completi.

    Dal momento che l’importo massimo del finanziamento è legato alla media dei ricavi degli ultimi 2 anni e che il finanziamento minimo è di 25.000 euro, andando a fare qualche calcolo non troppo complesso risulta che, per poter accedere, la media dei tuoi ricavi medi nel biennio precedente deve essere di circa 166.700 euro.

    A chi non dovesse raggiungere questi valori, ricordiamo che quelle di Sace-Simest non sono le uniche agevolazioni dedicate all’internazionalizzazione e che spesso è possibile ricevere contributi anche per la partecipazione a fiere e mostre internazionali (sia in Italia che all’estero) per iniziare comunque, senza investimenti troppo elevati, a farsi conoscere anche su altri mercati.

    Ancora una precisazione. Ricordati che esiste un limite di esposizione verso il  Fondo 394/81 di Simest (ovvero il Fondo per l’Internazionalizzazione) e il Fondo per la crescita sostenibile (quando previsto).

    Questo significa che, se hai chiesto altri finanziamenti a valere su tali risorse, dovrai fare attenzione che l’esposizione dell’ (compreso l’importo che stai richiedendo) non superi il 50% dei ricavi medi degli ultimi due bilanci approvati e depositati.

    Adesso vediamo più nel dettaglio cosa è possibile realizzare.

    Quali sono le spese ammissibili?

    Anche in questo caso non resterai deluso, perché, qualsiasi opzione tu abbia scelto (marketplace o piattaforma proprietaria), le spese ammissibili possono essere finanziate al 100% e sono… praticamente tutte! L’essenziale è che l’e-commerce abbia un dominio di primo livello nazionale registrato nel Paese di destinazione e che i beni o servizi distribuiti siano prodotti in Italia o con marchio italiano.

    Differentemente dall’edizione precedente, potrai realizzare o migliorare un E-commerce estero, qualora tu lo abbia già!

    E’ possibile infatti finanziare :

    Le spese relative alla creazione e miglioramento di una propria piattaforma informatica:

    • creazione sito e-commerce front-end, sito responsive/sito mobile/app;
    • circuiti di pagamento;
    • costo configurazione del sistema;
    • spese di avvio dell’utilizzo del marketplace;
    • software per la gestione degli ordini.

     

    Le spese relative alla gestione/funzionamento della propria piattaforma informatica / marketplace:

    • spese per la sicurezza dei dati e della piattaforma;
    • spese di hosting del dominio o annual fee;
    • spese per certificazioni internazionali;
    • analisi e tracciamento dati di navigazione;
    • registrazione, omologazione e tutela del marchio.

     

    Le spese relative alle attività promozionali ed alla formazione connesse allo sviluppo del programma:

    • spese per l’indicizzazione dell’e-commerce;
    • spese per web marketing;
    • spese per comunicazione e promozione;
    • formazione del personale adibito alla gestione/funzionamento della piattaforma;
    • aggiunta di grafiche;

     

    Non male, eh?

    Come posso accedere?

    Per non farti sfuggire questa opportunità dovrai registrarti sul Portale Sace-Simest, compilare e inviare la domanda sottoscritta digitalmente.

    La domanda, che dovrà riguardare un solo Paese, deve essere presentata prima di iniziare il programma di investimento presentato.

    E adesso non ti rimane che prepararti alla conquista di nuovi mercati!

    Concentrati sul tuo business, a trovare il bando giusto per te ci pensiamo noi!

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  • Fondo Nazionale Innovazione – Come funziona

    Fondo Nazionale Innovazione – Come funziona

    Novità 2022: Stanziati complessivamente di oltre 2,5 miliardi, a cui si sommeranno ulteriori 600 milioni allocati da Cassa Depositi e Prestiti e investitori terzi, come previsto dal decreto infrastrutture. Consulta la nota qui.

    Cos’è il Fondo Nazionale Innovazione

    Introdotto dalla Legge di Bilancio 2019, il Fondo Nazionale Innovazione (FNI) prevede una dotazione finanziaria di 1 miliardo di euro circa.

    Il Fondo sarà gestito da , ed è stato attivato il 5 agosto grazie alla cessione di una partecipazione pari al 70% del capitale sociale detenuto nella società di gestione del risparmio,  Venture SGR.

    Il Fondo Nazionale Innovazione è un soggetto (SGR) multifondo che opera in una logica di mercato e di lungo periodo, ma esclusivamente attraverso le metodologie di .

    Il principale obiettivo del Fondo è la crescita economica, e in base a quanto espresso dal MiSE dovrebbe rappresentare il perno della politica industriale in ambito startup e innovazione.

    Allo stesso tempo, tramite queste risorse, si vuole evitare o ridimensionare il fenomeno spesso sintetizzato con il termine “fuga di cervelli”. Si vogliono creare nuove opportunità di lavoro e nuove professioni, facendo rientrare le tante startup fondate da italiani che operano in altri Paesi europei e non.

    Si stima che l’insieme degli occupati in ambito startup e Pmi innovative sia pari almeno a 50.000 persone: il Governo ha dichiarato di voler raddoppiare o triplicare questo numero in tempi brevi.

    Come funziona il Fondo

    Il Fondo opera come intervento in capitale di rischio, ossia con investimenti nel capitale di imprese innovative, e quindi a supporto di startup, scaleup e PMI innovative.

    Questi investimenti potranno essere diretti, nel capitale delle aziende, o indiretti, in fondi di Venture Capital.

    Di conseguenza, gli investimenti possono essere effettuati dai singoli Fondi del FNI in modo selettivo, come previsto dalle best practices di settore, in base alla capacità di generare impatto e valore sia per l’investimento che per l’economia nazionale.

    Si è deciso di utilizzare il Venture Capital perché è considerato lo strumento chiave di mercato per lo sviluppo dell’innovazione, essendo caratterizzato da tre elementi che si sposano al meglio con il sistema innovativo:

    • la selettività sui progetti in cui investire,
    • la rapidità con cui possono essere attuati gli investimenti,
    • la flessibilità sull’ammontare dell’investimento in relazione al settore, al progetto e alla fase di sviluppo dello stesso.

    Come accedere al Fondo

    Ovviamente, il Fondo potrà operare su tutto il territorio nazionale.

    A prescindere dalla tipologia di investimento, diretto o indiretto, saranno finanziate esclusivamente Pmi innovative con elevato potenziale di sviluppo, non quotate in mercati regolamentati, in tutte le fasi possibili: di sperimentazione, di costituzione, di avvio o di sviluppo del prodotto.

    Gli investimenti si focalizzeranno sui settori considerati strategici per la crescita e la competitività del Paese. Ad esempio, si investirà su Intelligenza Artificiale (AI), Internet of Things (IoT), blockchain, e aerospazio.

    Sono previste opportunità di investimento anche su settori più conosciuti, legati comunque alla crescita del Paese, come la sanità, la mobilità, il design e made in Italy, le tecnologie innovative applicate al settore finanziario (Fintech), agricolo (Agritech), o più in generale al cibo (Foodtech), e a tutte quelle applicazioni che riguardano l’industria sostenibile.

    Da quando è operativo FNI

    Il 27 novembre Cassa Depositi e Prestiti ha affidato il ruolo di Amministratore Delegato del Fondo a Enrico Resmini, ed è grazie a questa nomina e a quelle degli altri candidati consiglieri che si rende operativo il Fondo Nazionale Innovazione.

    Dati gli obiettivi espressi dal MiSE e il “gruppo di lavoro” così ricco e competente, nutriamo molte speranze e fiducia sull’evoluzione e gli effetti del FNI.

    Scopriremo in tempi relativamente brevi se, e quanto, l’impatto reale di questo intervento si sarà avvicinato a quello previsto.

    Nel frattempo cercheremo di dare aggiornamenti rilevanti su questo Fondo, quando si presenterà l’occasione.

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  • Fondo Nazionale Efficienza Energetica 2019: finanziamenti agevolati e garanzie per le imprese

    Fondo Nazionale Efficienza Energetica 2019: finanziamenti agevolati e garanzie per le imprese

    Fondo Nazionale Efficienza Energetica 2019 promosso da MiSE e Invitalia

    Grazie al Fondo Nazionale Efficienza Energetica 2019, è possibile ottenere finanziamenti agevolati e garanzie per investimenti di efficientamento energetico su immobili, impianti e processi produttivi.

    Il Fondo, di natura rotativa, ha infatti la finalità di sostenere interventi che possano garantire il raggiungimento dei target nazionali di efficienza energetica, riuscendo a mobilitare, proprio grazie a tale strumento, maggiori risorse private in questo settore.

    A questo scopo, con i suoi 310 milioni di dotazione finanziaria al 2020, si prevede che il Fondo possa mobilitare un volume di investimenti di oltre 1.7 miliardi di euro, grazie al quale generare un utilizzo più razionale dell’energia e una riduzione delle emissioni climalteranti.

    Chi può partecipare al bando Fondo Nazionale Efficienza Energetica 2019 e come funziona

    Possono accedere al Fondo Nazionale Efficienza Energetica 2019 quasi tutte le imprese (in forma singola o associata/aggregata), le ESCo (Energy Service Company) e anche le Pubbliche Amministrazioni. Per tutte le imprese, tra gli altri requisiti, è necessario che siano costituite da almeno 2 anni e iscritte al .

    Sono previste esclusioni solo per i settori della pesca e dell’acquacoltura, della produzione primaria dei prodotti agricoli o della loro trasformazione e commercializzazione, e per alcuni casi specifici.

    Il Fondo Nazionale Efficienza Energetica 2019 permetterà una riduzione dei costi di accesso al credito ed è articolato in due sezioni.

    La prima, che comprende il 30% delle risorse annuali, è destinata alla concessione di garanzie su singole operazioni di finanziamento, a coprire fino all’80% dei costi agevolabili, per importi da 150.000 a 2.500.000 euro; la seconda, invece, prevede l’erogazione di finanziamenti a un tasso agevolato dello 0.25%. E’ possibile richiedere sia la garanzia che il finanziamento.

    Per le imprese il finanziamento del Fondo Nazionale Efficienza Energetica 2019  può avere una durata massima di 10 anni e può arrivare a coprire fino al 70% dei costi agevolabili, per un importo compreso fra 250.000 euro e 4 milioni di euro. La richiesta di finanziamento può essere presentata presso tutti gli istituti bancari.

    E’ obbligatorio fornire con mezzi propri una copertura finanziaria minima del 15% dell’investimento. La buona notizia è che per le operazioni relative a questa “quota privata” è comunque possibile utilizzare il Fondo di Garanzia per le PMI (rispettando comunque i limiti di cumulabilità).

    Non solo fotovoltaico: cosa si può fare con il Fondo Nazionale Efficienza Energetica

    Le imprese con il Fondo Nazionale Efficienza energetica 2019 possono finanziare progetti di investimento che riguardino:

    • il miglioramento dell’efficienza energetica dei processi e dei servizi;
    • la riqualificazione energetica degli edifici (ad es. fotovoltaico);
    • l’installazione o il potenziamento di impianti per il teleriscaldamento e il teleraffrescamento.

    Per queste tipologie di progetto, le spese ammissibili sono quelle per:

    1.  consulenze (nella misura max del 10% delle spese ammissibili), con riferimento in particolare alle spese per progettazioni ingegneristiche relative alle strutture dei fabbricati e degli impianti, direzione lavori, collaudi di legge, progettazione e implementazione di sistemi di gestione energetica, studi di fattibilità nonché la predisposizione dell’attestato di prestazione energetica degli edifici e della diagnosi energetica degli edifici pubblici;
    2. impianti, macchinari e attrezzature quali le apparecchiature, gli impianti, nonché macchinari e attrezzature varie, solo se nuovi (inclusi i sistemi di telegestione, telecontrollo e monitoraggio per la raccolta dei dati riguardanti i risparmi conseguiti) comprensivi delle forniture di materiali e dei componenti previsti per la realizzazione dell’intervento;
    3. interventi sull’involucro edilizio comprensivi di opere murarie e assimilate, inclusi i costi per gli interventi di mitigazione del rischio sismico, qualora riguardanti elementi edilizi interessati dagli interventi di efficientamento energetico;
    4. infrastrutture specifiche, comprese le opere civili, i supporti, le linee di adduzione dell’acqua, dell’energia elettrica – comprensivo dell’allacciamento alla rete del gas e/o del combustibile biomassa necessari per il funzionamento dell’impianto, nonché i sistemi di misura dei vari parametri di funzionamento dell’impianto.

    Come presentare la domanda di partecipazione

    La domanda di presentazione per il Fondo Nazionale Efficienza Energetica 2019 va inviata direttamente online sulla piattaforma di Invitalia prima della data di inizio dei lavori, a partire dal 20 maggio 2019.

    Le domande vengono valutate in ordine cronologico di arrivo entro 60 giorni dalla presentazione (salvo eventuali richieste di integrazione dei documenti).

    Ottima opportunità, quindi, soprattutto considerando che queste agevolazioni sono cumulabili con agevolazioni contributive o finanziarie previste da altre norme comunitarie, nazionali e regionali. Quali? Scoprilo con Trovabando!

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  • Nuova Sabatini 2019 – il contributo del MiSE per l’acquisto di beni strumentali

    Nuova Sabatini 2019 – il contributo del MiSE per l’acquisto di beni strumentali

    Attenzione: Il presente bando ha subito delle modifiche. Per rimanere aggiornato sulle novità ti invitiamo a leggere il nostro articolo dedicato!

    Nuova Sabatini 2019: aumento degli importi massimi per l’acquisto di attrezzature, macchinari e impianti

    Aumentato l’importo massimo concedibile e nuovo modulo di domanda

    Grazie al Decreto Crescita, entrato in vigore il 1° maggio, è stato aumentato da 2 a 4 milioni di euro l’importo dei finanziamenti concedibili a ciascun impresa.

    Attenzione! Per le nuove domande presentate a partire dal 27 maggio 2019 è necessario utilizzare un nuovo Modulo di Domanda (Release 6.0), disponibile sul sito del MiSE alla sezione Beni Strumentali “Nuova Sabatini” – Presentazione domande.

    Agevolazione rifinanziata con la legge di Bilancio 2019

    Come anticipato sulla nostra miniguida sulla Legge di Bilancio 2019, tra i provvedimenti previsti dalla , approvata poche settimane fa, era presente il rifinanziamento della Nuova Sabatini.

    E così, con decreto del 28 gennaio, è stata disposta la riapertura del bando, grazie allo stanziamento di nuove risorse finanziarie pari a 480 milioni di euro. E’ possibile presentare domanda a partire dal 7 febbraio.

    La Nuova Sabatini 2019, conosciuta anche come “Beni Strumentali”, è una delle misure più note e con più partecipazione da parte delle imprese, tanto più che l’edizione del 2018 si è chiusa a dicembre per esaurimento fondi.

    Con le agevolazioni previste da questa misura, il  intende:

    • accrescere la competitività del sistema produttivo del Paese;
    • migliorare l’accesso al credito delle piccole e medie imprese.

    Infatti il MiSE agevola le imprese che acquistano beni strumentali ad uso produttivo. Non per tutte le tipologie di beni quindi, ma soltanto quelli che possono considerarsi strumentali per il funzionamento dell’azienda. Rispetto all’edizione passata non è cambiato molto, ma nei prossimi paragrafi cercheremo di spiegarti e ricapitolare tutto.

    Chi può partecipare alla Nuova Sabatini 2019?

    Possono beneficiare delle agevolazioni previste dal bando Nuova Sabatini 2019  le micro, piccole e medie imprese di tutto il territorio nazionale, che rispettano determinati requisiti. Ad esempio dovranno risultare regolarmente costituite e iscritte al Registro delle Imprese, non dovranno avere procedure concorsuali in corso e non dovranno trovarsi in condizioni tali da risultare “impresa in difficoltà”.

    Sono ammessi quasi tutti i settori produttivi, inclusi agricoltura e pesca.

    Quali sono i settori esclusi?

    Le uniche attività escluse dalla partecipazione Nuova Sabatini 2019 sono quelle finanziarie e assicurative, e le attività connesse all’esportazione e per gli interventi subordinati all’impiego preferenziale di prodotti interni rispetto ai prodotti di importazione.

    Quali sono gli investimenti finanziabili?

    Con la Nuova Sabatini 2019 è possibile finanziare l’acquisto di (o prendere in leasing) macchinari, attrezzature, impianti, beni strumentali ad uso produttivohardware, software e tecnologie digitali.

    Affinché i beni possano essere considerati strumentali ad uso produttivo devono riferirsi alle immobilizzazioni materiali per “impianti e macchinari”, “attrezzature industriali e commerciali” e “altri beni”, oppure a software e tecnologie digitali. Pertanto le spese devono essere classificabili nell’Attivo dello Stato Patrimoniale alle voci B.II.2, B.II.3 e B.II.4.

    I beni materiali e immateriali che rientrano tra gli investimenti “Industria 4.0”, e che possono beneficiare di un contributo maggiorato del 30%, sono elencati negli allegati 6/A e 6/B, che puoi trovare nella documentazione pubblicata sul sito del MiSE.

    Sono quindi escluse le voci “terreni e fabbricati” e “immobilizzazioni in corso e acconti”. Inoltre l’agevolazione non finanzia l’acquisto di beni usati.

    Quale tipologia di agevolazione è prevista?

    A fronte della concessione di finanziamenti da parte di banche e intermediari finanziari, aderenti alla convenzione tra il MiSE, l’Associazione Bancaria Italiana e Cassa depositi e prestiti, a favore dell’impresa beneficiaria, è previsto un contributo in conto interessi (ovvero un ) ripartito in più quote annuali ed erogato a seguito della rendicontazione degli investimenti realizzati.

    Questo contributo è pari all’ammontare degli interessi, calcolati su un piano di ammortamento convenzionale con rate semestrali, al tasso del 2.75% annuo per gli investimenti ordinari, e al tasso del 3.575% per gli investimenti in software e tecnologie digitali (Industria 4.0).

    Gli investimenti possono essere coperti interamente dal finanziamento bancario, ma questo dovrà essere:

    • interamente utilizzato per coprire gli investimenti ammissibili
    • di importo compreso tra 20.000 euro e 2 milioni di euro, innalzati a 4 milioni per effetto delle novità introdotte dal Decreto Crescita (D.L. 34/2019).
    • di durata non superiore a 5 anni.

    Le PMI possono beneficiare del contributo e del finanziamento che può essere assistito dalla  del “Fondo di garanzia per le piccole e medie imprese”, fino al massimo previsto dalla vigente normativa (80% dell’ammontare del finanziamento), sul finanziamento bancario con priorità di accesso.

    Come funziona e da quando si può presentare la domanda?

    E’ possibile presentare domanda di accesso all’agevolazione Nuova Sabatini 2019  a partire dal 7 febbraio, fino a esaurimento fondi.

    Insieme alla richiesta di finanziamento, l’impresa presenta alla banca o all’intermediario finanziario la domanda di accesso al contributo previsto dalla Nuova Sabatini 2019. Dovrà inoltre attestare il possesso dei requisiti di partecipazione, e l’aderenza degli investimenti alle previsioni di legge che ti abbiamo descritto nei paragrafi precedenti. Il resto della procedura è rappresentato sull’immagine in alto.

    La domanda di agevolazione e i relativi allegati devono essere compilati utilizzando esclusivamente, pena l’invalidità, i moduli disponibili nella sezione “BENI STRUMENTALI (NUOVA SABATINI)” del sito internet del Ministero dello Sviluppo Economico.

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