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  • Ecobonus 2019 – proroga delle detrazioni fiscali per il risparmio energetico

    Ecobonus 2019 – proroga delle detrazioni fiscali per il risparmio energetico

    Se vuoi conoscere le novità riguardanti Ecobonus 110 ti consigliamo di dare un occhiata al nostro articolo dedicato!

    Lo sgravio fiscale dell’Agenzia delle Entrate rivolto a tutte le imprese italiane

    Ecobonus 2019, l’Agenzia delle Entrate sostiene le imprese, i lavoratori autonomi e i , concedendo , dall’ o dall’, per sostenere gli interventi in efficientamento energetico realizzati nel corso dell’anno.

    L’agevolazione è promossa al fine di aumentare il livello di efficienza energetica degli edifici esistenti, di qualunque categoria catastale, anche se rurale, compresi quelli strumentali per l’attività d’impresa o professionale.

    Ma le buone notizie non finiscono qui. Devi sapere che la detrazione d’imposta è compatibile con specifici incentivi concessi da Regioni, Province e Comuni. Se compatibili, le detrazioni possono comunque essere richieste per la parte di spesa eccedente gli incentivi concessi dagli enti territoriali.

    Come funziona Ecobonus 2019
    Attenzione!

    Questo incentivo non è cumulabile con altre agevolazioni fiscali a valere sugli stessi interventi.

    Se gli interventi realizzati rientrano sia nelle agevolazioni previste per il risparmio energetico sia in quelle previste per le ristrutturazioni edilizie, si potrà fruire, per le medesime spese, soltanto dell’uno o dell’altro beneficio fiscale, rispettando gli adempimenti previsti per l’agevolazione prescelta.

    Vediamo insieme quali sono le caratteristiche principali di questa agevolazione.

    Chi ha diritto e può usufruire della detrazione fiscale dell’Agenzia delle Entrate?

    I beneficiari dello sgravio fiscale previsto dall’Ecobonus 2019 sono:

    • Imprese ovvero micro, piccole e medie imprese (MPMIGrandi imprese:
    1. indipendentemente dalla natura giuridica assunta, dalle dimensioni aziendali e dal regime contabile adottato
    2. iscritte nel 
    • Lavoratori autonomi

    In particolare, sono ammessi all’agevolazione:

    1. le , compresi gli esercenti arti e professioni
    2. contribuenti titolari di reddito d’impresa (persone fisiche)
    3. le associazioni tra professionisti
    4. gli enti pubblici e privati che non svolgono attività commerciale.

    Praticamente quest’agevolazione è rivolta quasi a tutte le imprese italiane. In realtà, possono usufruire di questa detrazione fiscale anche i titolari di un diritto reale sull’immobile, i condòmini, per gli interventi sulle parti comuni condominiali, gli inquilini, e coloro che hanno l’immobile in comodato.

    Non solo: in determinati casi, può spettare anche a familiari e conviventi. Ma sul nostro blog ci occupiamo di agevolazioni per le imprese, perciò non ci dilungheremo in dettagli per questo tipo di beneficiari.

    Che cosa prevede Ecobonus?

    L’agevolazione consiste in uno sgravio fiscale (detrazione Irpef) concesso dal 1° gennaio 2018. Per la maggior parte degli interventi la detrazione è pari al 65%, per altri spetta nella misura del 50%.

    La detrazione è pari al 50% per le seguenti spese: 

    1. l’acquisto e posa in opera di finestre comprensive di infissi e di schermature solari;
    2. sostituzione di impianti di climatizzazione invernale con impianti dotati di caldaie a condensazione con efficienza almeno pari alla classe A di prodotto (dal 2018 gli impianti dotati di caldaie a condensazione con efficienza inferiore alla classe A sono esclusi dall’agevolazione;
    3. l’acquisto e posa in opera di impianti di climatizzazione invernale dotati di generatori di calore alimentati da biomasse combustibili. Se, invece, oltre ad essere in classe A, sono anche dotate di sistemi di termoregolazione evoluti è riconosciuta la detrazione più elevata del 65%.

    Quali spese comprende e cosa è cambiato?

    Sono ammissibili esclusivamente le seguenti tipologie di interventi:

    • riqualificazione energetica di edifici esistenti volti a conseguire un risparmio del fabbisogno di energia primaria;
    • interventi sull’involucro degli edifici;
    • installazione di pannelli solari;
    • sostituzione degli impianti di climatizzazione invernale.

     

    Alcuni provvedimenti successivi hanno esteso l’agevolazione ad altri interventi:

    • acquisto e posa in opera delle schermature solari;
    • acquisto e posa in opera di impianti di climatizzazione invernale dotati di generatori di calore alimentati da biomasse combustibili;
    • acquisto, installazione e messa in opera di dispositivi multimediali per il controllo a distanza degli impianti di riscaldamento, di produzione di acqua calda, di climatizzazione delle unità abitative;
    • acquisto e posa in opera di micro-cogeneratori in sostituzione di impianti esistenti;
    • sostituzione di impianti di climatizzazione invernale con impianti dotati di apparecchi ibridi, costituiti da pompa di calore integrata con caldaia a condensazione;
    • acquisto e posa in opera di generatori d’aria calda a condensazione.

     

    Il massimo di cui si può beneficiare dalla detrazione fiscale sarà così suddiviso:

    –  100.000 €, per la riduzione del fabbisogno energetico per il riscaldamento

    – 60.000 €, per il miglioramento termico dell’edificio e l’installazione di pannelli solari

    – 30.000 €, per la sostituzione degli impianti di climatizzazione invernale.

    Come posso richiedere l’Ecobonus 2019?

    Per richiedere questa detrazione per la riqualificazione enrgetica è necessario essere in possesso di alcuni documenti che riassumeremo brevemente di seguito:

    • asseverazione di un tecnico abilitato, o dichiarazione resa dal direttore dei lavori, che consente di dimostrare che l’intervento realizzato è conforme ai requisiti tecnici richiesti;
    • l’attestato di prestazione energetica (APE), finalizzato ad acquisire i dati relativi all’efficienza energetica dell’edificio;
    • la scheda informativa relativa agli interventi realizzati.

     

    Una cosa molto importante da tenere a mente è il metodo di pagamento: è necessario effettuare il pagamento con bonifico bancario o postale. Nel modello di versamento andranno dichiarate una serie informazioni come, ad esempio, il codice fiscale del beneficiario e di chi ha eseguito i lavori.

    Quando scade la possbilità di richiedere la detrazione?

    Le domande per ottenere la detrazione fiscale possono essere presentate fino al 31 dicembre 2019.

    Concentrati sul tuo business, a trovare il bando giusto per te ci pensiamo noi!

    Se ti è piaciuto questo articolo, o pensi che possa essere utile per qualche tuo amico, lascia un commento e condividilo sui social!


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  • Voucher per la digitalizzazione – cosa fare dopo l’ammissione [Miniguida – aggiornata]

    Voucher per la digitalizzazione – cosa fare dopo l’ammissione [Miniguida – aggiornata]

    Aggiornamento del 17 Dicembre 2018

    Ancora ottime notizie relativamente al Voucher per la Digitalizzazione: il Ministero dello Sviluppo Economico con il decreto direttoriale del 14 Dicembre 2018, che trovi disponibile quiconcede altro tempo per concludere i progetti delle imprese risultate aggiudicatarie del voucher.

    Questo significa che potrai concludere il tuo progetto e pagare i fornitori fino al 31 Gennaio 2019, mentre avrai tempo di presentare la documentazione necessaria per procedere con la rendicontazione fino al 19 Marzo 2019.

    Hai già effettuato tutte le spese? Per te che hai terminato il tuo progetto e vuoi subito procedere con la rendicontazione non c’è nessun problema, potrai consegnare tutta la documentazione attraverso la procedura informatica predisposta sulla piattaforma del Mise.

    Aggiornamento sul Voucher per la digitalizzazione 2018

    Sono usciti i risultati definitivi (sì, esatto…definitivi!) delle valutazioni di ammissione al bando, con i relativi importi per ciascuna impresa.

    Con decreto del 1° giugno, pubblicato il 20, è stato approvato l’elenco delle imprese assegnatarie dell’agevolazione, suddivise per regione, riportate nell’allegato A. Negli allegati B e C, sono riportate le imprese per le quali il MiSE ha riscontrato delle problematiche legate al Regolamento De minimis o ad altre dichiarazioni e documenti.

    Le nostre stime sullo strumento di calcolo che avevamo condiviso sui nostri articoli che trattano l’argomento, lasciacelo dire, erano molto molto vicine alla realtà!

    Prova subito il nostro strumento online che ti consentirà di scoprire l’importo del tuo voucher. E’ gratuito e ti consente di verificare in un attimo quanto vale il tuo Voucher.

    In questo modo non dovrai consultare i numerosi allegati in pdf del MiSE ma riceverai l’importo del tuo voucher direttamente sulla tua casella mai! Facile, no?

    Aggiornamento – 14 maggio 2018

    E’ stato pubblicato un nuovo decreto che prevede l’integrazione della dotazione finanziaria dei Voucher per la digitalizzazione delle PMI, per 242.5 milioni di euro.

    Adesso le risorse complessivamente disponibili per la concessione del contributo salgono a 342.5 milioni di euro.

    Come dichiarato sul sito del MiSE e sul decreto, è stata presa questa decisione per evitare che gli importi del voucher fossero sensibilmente inferiori a quelli richiesti dalle imprese. In sostanza, considerato l’elevato interesse che l’intervento agevolativo ha suscitato nelle imprese (hanno partecipato 91.500 imprese per un ammontare di agevolazioni richieste pari a circa 625 milioni) e che i decreti precedenti stabilivano che:

    • i servizi e le soluzioni informatiche oggetto di agevolazione dovevano essere acquisiti successivamente all’assegnazione del voucher alle imprese;
    • nel caso in cui l’importo complessivo dei voucher richiesti dalle imprese istanti fosse superiore all’ammontare delle risorse disponibili, era previsto il riparto delle risorse in proporzione al fabbisogno derivante dalla concessione del voucher da assegnare a ciascun beneficiario;

    per sostenere (davvero) le imprese nella realizzazione dei progetti di digitalizzazione, il MiSE, attingendo a risorse del “Fondo per la crescita sostenibile”, ha stabilito di suddividere questa integrazione delle risorse finanziarie assegnando l’80% alle imprese operanti nelle regioni del , e il 20% a quelle operanti nelle aree del centro-nord.

    Non solo… Nei prossimi giorni verrà comunicato l’importo del Voucher concedibile a ciascuna impresa per la realizzazione dei progetti di digitalizzazione e di ammodernamento tecnologico proposti.”

    Nel frattempo, dai un’occhiata ai nostri 10 consigli pratici per ricevere il  che hai richiesto al MiSE.

    Le 10 cose da fare (e non fare) se hai vinto il Voucher per la digitalizzazione e vuoi ricevere effettivamente il contributo che ti spettaLe 10 cose da fare (e non fare) se hai vinto il Voucher per la digitalizzazione e vuoi ricevere effettivamente il contributo che ti spetta

    Se stai leggendo questo post sicuramente la tua impresa rientra tra quelle che sono risultate aggiudicatarie di questo interessante contributo a fondo perduto.

    L’elenco delle imprese ammissibili, suddiviso su base regionale, è stato infatti pubblicato il 14 marzo 2018 con provvedimento del  (puoi trovarlo qui).

    Passato il momento di euforia, probabilmente, ti sarai chiesto… e adesso?

    Se non sai da dove cominciare per iniziare ad utilizzare il voucher e realizzare il tuo progetto di digitalizzazione, non perdere la nostra miniguida, e scopri i segreti per non sbagliare un colpo in fase di rendicontazione.

    Se non hai voglia di leggere, guarda il nostro video riassuntivo.

    1. Conosci le tempistiche previste dal Voucher per la digitalizzazione

    Le imprese che sono risultate aggiudicatarie del voucher, come la tua, e che sono presenti nell’elenco pubblicato il 14 Marzo 2018 sul sito del Mise, hanno davanti a se diversi mesi per poter concludere il proprio progetto. Che cosa significa?

    Che tra il 14 Settembre 2018 ed il 31 Gennaio 2019 potrai chiudere ufficialmente il tuo progetto e passare alla fase successiva…

    A partire dalla chiusura del tuo progetto hai tempo fino al 14 Marzo 2019 per per presentare l’effettiva richiesta di erogazione dei contributi.

    Il Mise analizzerà i documenti che hai inviato, ed entro 30 giorni dalla richiesta di erogazione ti comunicherà l’importo esatto che ti verrà accreditato.

    Ricorda, che rispetto a quello che hai richiesto, il Ministero può operare delle decurtazioni se ritiene che le spese presentate non siano coerenti con quelle previste dal bando stesso.

    2. E’ cambiato qualcosa in azienda? Comunicalo subito!

    Nelle imprese, si sa, le cose possono cambiare molto velocemente. Ricordati di comunicare tempestivamente tutte le variazioni alla compagine societaria che sono avvenute dopo la data di presentazione della tua domanda, ma anche le variazioni relative alle condizioni del tuo progetto.

    3. Verifica che le spese che intendi realizzare con il tuo progetto siano effettivamente ammissibili per richiedere il Voucher per la digitalizzazione

    Con il voucher per la  puoi acquistare i , hardware, e sostenere le spese per consulenze che consentano all’impresa di:

    • migliorare l’efficienza aziendale;
    • modernizzare l’organizzazione del lavoro, mediante l’utilizzo di strumenti tecnologici e forme di flessibilità del lavoro, tra cui il telelavoro;
    • sviluppare soluzioni di e-commerce;
    • fruire della connettività a  larga e ultralarga o del collegamento alla rete internet mediante la tecnologia satellitare;
    • realizzare interventi di formazione qualificata del personale nel campo ICT.

    Tutto ciò che non rientra in questi ambiti non può essere spesato e quindi rendicontato al MISE!

    Mi raccomando: se hai dubbi ti consigliamo di dare un’occhiata alle FAQ del Ministero dello Sviluppo Economico.

    4. Paga i fornitori senza commettere errori

    Puoi pagare i fornitori solo ed esclusivamente tramite bonifico bancario SEPA. Ogni altra forma di pagamento non è ammessa: vuoi pagare un bene su Amazon con la carta di credito? Il MiSE potrebbe avere qualcosa da ridire.

    5. Usa la giusta causale per il pagamento

    Tutti i bonifici che effettuerai per pagare i fornitori che ti hanno supportato nel tuo progetto di digitalizzazione, dovranno riportare la seguente dicitura Bene acquistato ai sensi del Decreto MISE 23 settembre 2014”

    Fai attenzione alla causale, è molto importante!

    6. Fai sottoscrivere ai tuoi fornitori la liberatoria

    Ogni fornitore dovrà sottoscrivere una liberatoria relativa alle attività, i servizi o i beni che ti ha fornito.  La liberatoria dovrà riportare tutti gli allegati necessari così come previsto dal MISE.

    7. Non dimenticare nessun allegato

    Per la richiesta di erogazione dovrai compilare parecchi allegati, dal resoconto che descrive il progetto realizzato, alle liberatorie di cui abbiamo parlato prima, fino ai moduli previsti dall’allegato 3.

    Presta molta attenzione a questi documenti perché sono fondamentali.

    Ti ricordiamo che si può procedere alla presentazione della richiesta di contributo a partire dal 14 settembre 2018.

    8. Conserva i documenti del Voucher per la digitalizzazione

    Con le agevolazioni pubbliche serve la massima attenzione e precisione. In particolare sei tenuto a conservare la documentazione e le fatture per 10 anni, così da poterla esibire in caso di controlli del Ministero. Sappi che ci sono molti fornitori che effettuano la conservazione digitali dei documenti, in questo modo avrai tutta la documentazione a posto senza essere invaso da pezzi di carta.

    9. Controlli a campione

    Il Ministero controllerà a campione che le informazioni fornite dalle aziende siano rispondenti al vero: nel caso rilevi qualsiasi difformità provvederà a revocare l’agevolazione!

    10. Mantieni software ed hardware in azienda

    Ricorda che dovrai mantenere, nei 3 anni successivi alla data di erogazione del voucherle componenti  e software acquisite nell’unità produttiva interessata dal progetto agevolato.

    Nel caso tu dismetta prima tali investimenti, ti vedrai revocato il voucher.

    Noi di Trovabando abbiamo pensato ad un servizio di supporto dedicato, per aiutarti a portare avanti tutti gli adempimenti burocratici legati al Voucher per la digitalizzazione, nella maniera corretta.

    Vuoi saperne di più?

    E se vuoi rinunciare al tuo voucher?

    Nel caso tu voglia rinunciare al tuo voucher perchè hai deciso di non realizzare più il tuo progetto di digitalizzazione ti basterà visitare il sito del MISE ed in particolare il link https://agevolazionidgiai.invitalia.it/ per poter effettuare il login all’interno della tua pratica. 

    Da li, per effettuare la rinuncia, ti basterà cliccare sul link “Rinuncia” che trovi sul menù di destra. 

    Il processo per effettuare la rinuncia è estremamente semplice e guidato, ci vorranno non più di 10 minuti per portarlo a termine ma è fondamentale effettuarlo nel caso tu abbia deciso di non procedere con la richiesta di erogazione al Mise. 

    voucher-per-la-digitalizzazione-mise-cosa-fare-dopo-ammissione

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  • Le 10 cose da sapere sul voucher per la digitalizzazione delle PMI

    Le 10 cose da sapere sul voucher per la digitalizzazione delle PMI

    Avviso: Il bando voucher per la digitalizzazione delle pmi è stato chiuso alle ore 17:00 del 12 febbraio 2018. Se vuoi rimanere aggiornato su tutte le novità sulla finanza agevolata clicca qui !

    Se sei stato ammesso e vuoi sapere cosa dovrai fare per avere i contributi, leggi il nostro approfondimento su cosa fare dopo l’ammissione.

    Se hai letto il nostro blog post precedente sul Voucher per la digitalizzazione delle PMI, conoscerai già, a grandi linee, le principali caratteristiche del nuovo contributo del Ministero dello Sviluppo Economico a sostegno dei processi di digitalizzazione delle PMI italiane.

    Il voucher, come fa intuire il nome, si configura, in un contributo a fondo perduto, fino ad un massimo di €10.000 che le imprese possono prenotare a partire dal 15 Gennaio 2018.

    Ma vediamo insieme le 10 cose che devi sapere se vuoi partecipare e richiedere questo interessante contributo a fondo perduto per la tua impresa.

    1. Per chi?

    Il voucher per la digitalizzazione delle PMI può essere richiesto da micro, piccole e medie imprese, costituite in qualsiasi forma giuridica e con qualsiasi regime contabile. L’importante è che risultino iscritte nel Registro delle Imprese.

    2. I liberi professionisti possono richiedere il voucher per la digitalizzazione delle PMI?

    I liberi professionisti, come avvocati, architetti, commercialisti o titolari di partita IVA, possono accedere alle agevolazioni solo ed esclusivamente se iscritti al Registro delle imprese. Questo significa che la sola iscrizione ad un albo professionale non è sufficiente per richiedere l’agevolazione, ma l’attività deve essere svolta in forma di impresa.

    Le associazioni o gli enti posso richiedere il voucher?

    Purtroppo no! Le associazioni o gli enti non possono richiedere il Voucher, anche se registrate presso il REA della Camera di Commercio di competenza.

    3. Quali progetti è possibile spesare con il voucher per la digitalizzazione?

    Con il voucher per la digitalizzazione delle PMI potrai spesare l’acquisto di software, hardware e consulenze che consentano all’impresa di:

    • migliorare l’efficienza aziendale;
    • modernizzare l’organizzazione del lavoro, mediante l’utilizzo di strumenti tecnologici e forme di flessibilità del lavoro, tra cui il telelavoro;
    • sviluppare soluzioni di e-commerce;
    • fruire della connettività a banda larga e ultralarga o del collegamento alla rete internet mediante la tecnologia satellitare;
    • realizzare interventi di formazione qualificata del personale nel campo ICT.

    4. É possibile spesare canoni di Saas?

    Purtroppo no! Non potrai spesare i canoni di un Saas (Software as a Service) ma solo l’acquisto di licenze software.

    Secondo le FAQ 2.4 e 2.5 del MiSE, le spese per i canoni relativi a servizi informatici, sono escluse.

    Sono ammissibili i costi sostenuti per l’acquisto a tempo determinato di licenze d’uso dei software, a condizione che gli stessi risultino iscrivibili in bilancio tra le immobilizzazioni immateriali dell’impresa beneficiaria.

    La condizione a cui si fa riferimento, dovrebbe essere che la durata della licenza sia di almeno 3 anni. Puoi chiedere conferma al tuo commercialista.

    5. É possibile richiedere più di un voucher?

    No, ogni azienda può fare richiesta per un singolo voucher che copre il 50% delle spese presentate per un importo non superiore ai €10.000.

    6. É possibile richiedere il voucher su spese già sostenute?

    No, se hai già sostenuto le spese e ricevuto fattura non potrai beneficiare del voucher per la digitalizzazione delle PMI. Gli acquisti di beni o servizi dovranno essere effettuati tassativamente solo dopo la la prenotazione del voucher.

    7. Entro quanto deve essere concluso il progetto?

    Il progetto che presenterai dovrà essere completato entro 6 mesi dall’ammissione del progetto all’agevolazione.

    8. A partire da che data è possibile prenotare il voucher?

    É possibile inviare la propria domanda per la richiesta del Voucher utilizzando la piattaforma del Ministero dello Sviluppo Economico a partire dalle ore 10.00 del 30 gennaio 2018, e fino alle ore 17.00 del 9 febbraio 2018.

    La domanda può essere pre-caricata sulla piattaforma dal 15 al 30 gennaio. A fine procedura il MiSE assocerà un codice alla tua domanda di partecipazione, che potrai riutilizzare dopo il 30 gennaio per inviare la domanda.

    9. Si tratterà di un click day?

    No, non si tratta di un click day! Il Ministero considererà come ricevute nello stesso momento tutte le domande. A disposizione delle imprese italiane ci sono € 100 Milioni suddivisi su base regionale.

    10. Per partecipare al Voucher hai bisogno della Carta Nazionale dei Servizi

    La CNS, ovvero la Carta nazionale dei Servizi, è una sorta di carta d’identità dell’impresa.

    E’ uno degli strumenti messi a disposizione delle imprese per permettere alla Pubblica Amministrazione di identificare l’impresa, con assoluta certezza.

     

    Noi di Trovabando abbiamo offerto un servizio specifico per aiutarti a richiedere il voucher per la digitalizzazione delle PMI.

    Se sei stato ammesso e vuoi sapere cosa dovrai fare per avere i contributi, leggi il nostro approfondimento su cosa fare dopo l’ammissione.

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  • Resto al Sud – Come scrivere la tua domanda per aprire un’affittacamere

    Resto al Sud – Come scrivere la tua domanda per aprire un’affittacamere

    I 5 consigli Trovabando per aprire un affittacamere o un b&b con Resto al Sud

    Se il tuo obiettivo è quello di aprire un’affittacamere o un b&b, Resto al sud è sicuramente l’opportunità che fa per te, perché ti da la possibilità di avere accesso ad un’agevolazione che copre il 100% delle spese che dovrai sostenere per avviare la tua attività.

    Buttarsi a capofitto nella scrittura del progetto, senza capire bene quali elementi “critici” bisogna valutare attentamente, può essere molto rischioso.

    Per queste ragioni ho pensato di suggerirti alcune domande fondamentali che dovrai porti per scrivere il tuo progetto in maniera efficace ed…aprire finalmente il tuo affittacamere.

    Se vuoi sapere come funziona il bando Resto al Sud, o quali sono le attività finanziabili, puoi leggere i nostri blog post precedenti.

    Ho i giusti requisiti per partecipare a Resto al Sud?

    Questa è in assoluto la prima cosa su cui devi essere assolutamente certo: possedere tutti i requisiti per poter richiedere l’agevolazione.

    Di quali requisiti sto parlando? Mi riferisco, in prima battuta, all’età che deve essere compresa tra i 18 e i 45 anni.

    Per poter partecipare e richiedere Resto al Sud devi avere 18 anni già compiuti o 46 anni non compiuti, alla data di entrata in vigore del Decreto “Resto al Sud”: ossia, al 21 giugno 2017.

    Oltre a questo requisito strettamente anagrafico, dovrai dimostrare di possedere le competenze ed esperienze necessarie per portare a termine il tuo progetto nell’ambito del turismo con successo.

    Chi sono i competitor del mio affittacamere o B&B che dovrò indicare nella domanda del bando Resto al Sud?

    Conoscere i propri competitor vuol dire capire, per ciascuno di loro, punti di forza e di debolezza.

    Lo so, sembra un’affermazione leggermente “spietata” ma fidati, è la logica più utile per approcciare il mercato in cui stai cercando di inserirti.

    Analizzare i potenziali competitor diretti e indiretti e il comportamento del target di riferimento, ti permette di ottenere tutta una serie di informazioni utilissime per capire quali azioni vanno replicate (perché di successo) e quali sono quelle da evitare.

    Quali spese dovrò sostenere e quali di queste posso agevolare con Resto al Sud?

    L’avvio di una qualsiasi attività imprenditoriale, compreso ovviamente l’affittacamere, sottintende il dover sostenere numerosi costi.

    La prima tipologia di spesa che, molto probabilmente, dovrai affrontare sarà relativa agli eventuali interventi di ristrutturazione.

    Parlo di ristrutturazione dell’immobile, e non di acquisto dello stesso, perché mentre il primo è consentito nel limite del 30% del programma di spesa, il secondo non può essere in nessun caso agevolato con Resto al Sud.

    La seconda tipologia di spesa a cui far fronte riguarda le materie prime. Un esempio di materie prime può riguardare, laddove dovessi decidere di offrire la colazione, i costi per l’acquisto di latte, caffè, biscotti, e tutto quello di cui avrai bisogno per proporre un’ottima colazione ai tuoi clienti.

    La gestione di una struttura ricettiva comporta grossi sforzi, soprattutto per ciò che concerne la gestione delle prenotazioni.

    Per questa semplice motivazione, se pur cruciale, adottare un software gestionale che semplifichi l’intera attività, diventa essenziale. Anche in questo senso, Resto al Sud ti dà un grosso aiuto, permettendoti di spesare anche i programmi informatici e servizi per le tecnologie dell’informazione e della telecomunicazione (TIC), purché connessi alle esigenze produttive e gestionali dell’impresa.

    Non vanno sottovalutate assolutamente le spese per le utenze, come ad esempio telefono, gas, luce, abbonamento ad internet, acqua. Anche in questo caso, si tratta di spese che potrai tranquillamente agevolare con Resto al Sud.

    Non hai un locale a disposizione e, considerando che la misura non ti consente di spesarne l’acquisto, non hai il capitale necessario per acquistarlo? Nessun problema: Resto al Sud ti permette di includere tra le spese agevolabili quelle relative ai canoni di affitto di immobili.

    Come posso pubblicizzare il mio affittacamere o b&b?

    Quando si parla di promozione della propria attività ci si riferisce all’identificazione delle strategie attraverso cui si può incrementare il numero dei clienti, identificando il budget di cui avrai bisogno.

    Le azioni di marketing offline ed online che puoi implementare sui potenziali clienti, sono molteplici e toccherà pianificarle attentamente, anche con l’aiuto di esperti del settore, per ottenere reali risultati.

    Alcuni esempi di strategie da adottare potrebbero essere:

    • eventi inaugurali
    • realizzazione di un sito web completo, multilingua e curato dal punto di vista della SEO
    • creazione e cura dei profili della tua attività su Social networks
    • attività di SEM e SEA
    • siti web intermediari di 1° livello generici come ad esempio Booking.com

     

    Queste sono certamente alcune delle cose più importanti da tenere a mente.

    Se vuoi approfondire gli argomenti trattati, o avere ulteriori informazioni per la stesura del business plan, clicca subito sul pulsante arancione che trovi qui sotto.

    Concentrati solo sul tuo business, a trovare il bando giusto per te ci pensiamo noi!

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  • Resto al Sud – Quali sono le attività finanziabili?

    Resto al Sud – Quali sono le attività finanziabili?

    Ti proponiamo degli esempi per capire meglio quali attività sono ammesse da Invitalia e quali sono escluse

    Leggi il nostro articolo e scopri subito tutto quello che c’è da sapere su questa agevolazione che ti permette di finanziare nuove attività come: affittacamere, b&b, ristoranti… E molto altro!

    Nella nostra mini guida, abbiamo già parlato nel dettaglio di Resto al Sud, la nuova agevolazione di Invitalia pensata per combattere il fenomeno dell’emigrazione dei giovani dal sud Italia e per favorire la nascita di nuove attività nel meridione.

    Per Resto al sud sono stati stanziati complessivamente 1.25 miliardi di euro, che saranno di grande supporto per tutti gli under 46 che vogliono aprire (o hanno da poco aperto) un’attività nelle 8 regioni del meridione, ovvero: Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia.

    Ma quali sono le attività finanziabili da Resto al Sud?

    La prima cosa da fare per comprendere se Resto al Sud fa davvero al casa tuo, è capire quali solo le attività che possono essere finanziate da questo bando!

    A questo proposito, una prima soluzione è quella di leggere il bando, dal sito di Invitalia, e consultare uno ad uno i codici ATECO delle attività che sono ammissibili per richiedere questa agevolazione, sincerandosi che il codice relativo all’attività che si vuole intraprendere non sia presente tra le attività escluse dal bando.

    Ti anticipo, però, che i codici ATECO sono più di 1.300… una lettura abbastanza impegnativa!

    Se ti stai chiedendo come fare, e già ti vedi impegnato per ore e ore a leggere righe di Excel, abbiamo pensato per te di fornirti qualche esempio di attività che puoi avviare con questo bando “Resto al Sud”.

    Come molti sanno il sud Italia è famoso per il suo cibo squisito ed ogni regione ha i suoi piatti tipici… perché ti dico questo?

    Perchè grazie al bando Resto al Sud potrai finanziare l’apertura di attività collegate alla ristorazione e alla somministrazione. Potrai aprire, ad esempio le seguenti attività:

    • ristorante
    • gelateria
    • pasticceria
    • bar
    • catering per eventi o matrimoni

     

    Se invece sei interessato all’ambito del turismo e delle ricettività, grazie a Resto al sud potrai finalmente aprire le attività che trovi di seguito:

     

    Resto al sud finanzia anche l’apertura di attività collegate ai servizi alla persona. Qualche esempio?

    • lavanderia
    • tintoria
    • parrucchiere
    • istituti di bellezza
    • salone di estetica
    • manicure
    • pedicure
    • studio di tatuaggi
    • toletta per animali
    • centro benessere
    • palestra
    • stabilimento balneare

     

    Ma non finisce qui!

    Resto al Sud potrà essere utilizzato anche nell’ambito della formazione e dell’istruzione, ovvero per aprire, ad esempio le seguenti attività:

    • scuola di vela
    • scuola di danza
    • autoscuola
    • scuole di lingua
    • asilo nido

    E nel campo della sanità e dell’assistenza sociale?


    Al bando Resto al Sud possono accedere anche le attività che si riferiscono ai servizi di assistenza sanitaria e sociale, che appartengono alla sezione Q, come ad esempio:

    • servizi degli studi medici di medicina generale
    • attività dei centri di radioterapia
    • studi di omeopatia e di agopuntura
    • attività degli studi odontoiatrici
    • fisioterapia
    • attività svolta da psicologi
    • strutture di assistenza residenziale, e non residenziale, per anziani e disabili
    • servizi di asili nido.

    Abbiamo visto insieme alcune delle attività finanziabili con il bando Resto al Sud. Ma vediamo insieme quali sono, invece, alcune delle attività che non possono essere finanziate con questo bando.

    Quali sono le attività che non possono essere finanziate con Resto al Sud?

    Resto al sud esclude la creazione di qualsiasi attività commerciale sia al dettaglio che all’ingrosso. Che significa?

    Con resto al sud non potrai aprire nessun tipo di negozio, né fisico né online. Quindi un no assoluto ai negozi di abbigliamento, fiori e piante, articoli di profumeria, prodotti per l’igiene personale, piccoli animali domestici, orologi, articoli di gioielleria e argenteria, calzature e pelletterie, articoli sportivi, pesce, carni, verdure, bibite, computer, e così via.

    Resto al Sud, inoltre esclude tutte le attività legate all’agricoltura ed alla silvicoltura.

    Spero di averti dato una serie di informazioni utili per capire se il tuo progetto e la tua nuova attività sono finanziabili o meno tramite Resto al sud. Naturalmente se vuoi saperne di più su questo bando, clicca sul pulsante arancione qui sotto e scopri come possiamo aiutarti!

     

    Concentrati solo sul tuo business, a trovare il bando giusto per te ci pensiamo noi!

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  • Superammortamento 2017 – Cosa siginifica e come si applica

    Superammortamento 2017 – Cosa siginifica e come si applica

    Superammortamento 2017: Tutto quello che c’è da sapere su questo importante incentivo fiscale

    Il Superammortamento 2017 è uno degli incentivi più noti del Piano nazionale Industria 4.0

    Quest’agevolazione prevede un incentivo fiscale di cui possono godere le imprese per l’acquisto di beni strumentali. In particolare, il superammortamento prevede una maggiorazione dell’ammortamento al 140% per i macchinari tradizionali.

    Per i beni funzionali alla digitalizzazione, invece, il Piano Industria 4.0 ha previsto un’altra agevolazione: l’iper ammortamento al 250%.

    Cos’è e cosa significa Superammortamento?

    Già nel corso del 2015, con la legge di Stabilità 2016, era stata prevista la possibilità di operare un super ammortamento per gli investimenti in beni materiali nuovi, effettuati appunto da ottobre 2015 al 31 dicembre 2016.

    Questo incentivo fiscale è stato riproposto con la legge di Bilancio 2017 (superammortamento 2017), per lo stesso tipo di investimenti effettuati durante il corso di quest’anno, e sarà prorogato per tutto il 2018 grazie alla nuova Legge di Stabilità 2018. Nell’ultimo paragrafo di questo post vedremo quali sono le novità.

    Ma, dopo questa breve ricapitolazione generale, torniamo a noi: cos’è il superammortamento o super ammortamento?

    In poche parole, è uno strumento di deducibilità fiscale che permette di aumentare i costi dell’ammortamento (del 40%, appunto) per alcune tipologie di beni aziendali, riducendo l’ammontare di imposte pagate sul bene stesso.

    superammortamento-140-esempio-come-si-applica
    Superammortamento: l’incentivo fiscale previsto dal Piano nazionale Industria 4.0 per i beni strumentali

    Questo sgravio fiscale è stato introdotto dal governo, come abbiamo visto sopra, per supportare ed incentivare le aziende italiane a compiere nuovi investimenti, e quindi come misura di rilancio dell’economia.

    Come funziona il superammortamento al 140% ?

    Nello specifico, il superammortamento 2017 al 140%, incrementando fiscalmente le quote di ammortamento di un bene del 40%, rispetto all’effettivo valore del bene acquistato, permette di pagare le imposte su una base imponibile inferiore, grazie alle deduzioni delle quote di ammortamento maggiorate.

    Per semplificare, si tratta di una supervalutazione del bene che consente di beneficiare di una deduzione fiscale maggiore rispetto a quella che spetterebbe se il bene fosse iscritto in bilancio al suo reale costo.

    Quindi, permette di pagare meno tasse sul bene acquistato. Investi 100 mila euro, e ne deduci 140. 2017

    Cosa rientra nel Superammortamento 2017? Come si applica?

    Innanzitutto si applica soltanto ai beni strumentali nuovi. Questo chiarimento è stato reso noto dall’Agenzia delle Entrate a maggio 2016, con la circolare numero 23/E.

    Sono suscettibili di superammortamento sia i beni acquistati in proprietà che quelli acquistati in leasing, purché siano beni materiali acquistati fino al 31 dicembre 2017. Inoltre, per gli investimenti effettuati in leasing la maggiorazione spetta soltanto all’utilizzatore del bene, e non al concedente.

    Super ammortamento per i software

    Se il richiedente beneficia anche dell’iper ammortamento, potrà usufruire del superammortamento 2017 anche per alcuni beni strumentali immateriali, come software e sistemi IT.

    A chi si applica?

    Dal punto di vista soggettivo, possono beneficiare dell’agevolazione prevista dal pacchetto Industria 4.0 tutti i soggetti titolari di reddito d’impresa, compresi gli esercenti di arti e professioni. Quindi, indipendentemente dalla dimensione aziendale, dalla forma giuridica adottata e dal settore economico in cui operano.

    Possono beneficiare dell’agevolazione anche gli enti non commerciali con riferimento all’attività commerciale eventualmente esercitata.

    E i liberi professionisti?

    La circolare n. 4/E dell’Agenzia delle Entrate del 30 marzo 2017 ha fornito chiarimenti in merito, disponendo che:

    “per quanto riguarda gli esercenti di arti e professioni, si ricorda che la disposizione sul super ammortamento si applica ai contribuenti che esercitano le attività di lavoro autonomo, anche se svolte in forma associata”.

    E’ possibile applicare questa maggiorazione anche per le persone fisiche esercenti attività di impresa, arti o professioni che rientrano nel “regime di vantaggio“. Sono quindi escluse le persone fisiche a cui si applica il “regime forfettario“, e il cui reddito è determinato attraverso l’applicazione di un coefficiente di redditività al volume dei ricavi o compensi.

    Per quel che interessa i lavoratori autonomi, la maxi deduzione si applica soltanto ai fini IRPEF e non ha alcun effetto sull’IRAP.

    Sulla circolare, vengono dati molti chiarimenti anche per quanto riguarda l’applicazione agli investimenti effettuati da imprese che aderiscono a “contratti di rete“.

    Come faccio ad avere il beneficio fiscale?

    Si può accedere al super ammortamento in maniera automatica, o quasi, in fase di presentazione del bilancio. Ottimo, no?!?

    Bisogna compilare un’autocertificazione in fase di redazione del bilancio, ma il diritto all’agevolazione matura soltanto, come accennato prima, se l’ordine è stato accettato dal fornitore e sono stati pagati almeno il 20% degli anticipi entro il 31 dicembre. In questo caso si può beneficiare di una proroga fino al 30 giugno 2018.

    L’autocertificazione di fatto sarebbe una dichiarazione del legale rappresentante, in cui si attesta che il bene:

    • possiede le caratteristiche per essere incluso in quelli descritti nell’Allegato A e nell’Allegato B (per iper ammortamento);
    • è collegato al sistema aziendale di gestione della produzione o della fornitura.

    La consegna del bene deve comunque avvenire entro il 30 settembre 2018.

    Super ammortamento 140: un esempio su come si calcola

    Ammettiamo che un’impresa acquisti, 5 nuovi pc portatili, entro il 31 dicembre 2017, per un totale di 5.000 euro + IVA.

    La maggiorazione del 40% sarà pari a 2.000 euro.

    Quindi il costo maggiorato dei pc sarà pari a 7 mila euro.

    Ammettiamo che l’aliquota di ammortamento sia pari al 20%.

    In questo caso, l’ammortamento deducibile per quest’anno sarà pari a: 7.000*20% = 1.400 euro. Si avrà quindi una deducibilità ordinaria di 1.000 euro, con una maggiorazione di 400 euro.

    La procedura sarà la stessa anche per gli anni successivi.

    Un caso particolare di super ammortamento, applicato ai professionisti, è quello che riguarda le auto acquistate in leasing.

    Come contabilizzare il super ammortamento

    Per quanto risulta a noi, il super ammortamento non si contabilizza, ma è una voce da inserire nei quadri di reddito tra gli altri componenti in diminuzione.

    Novità introdotte dalla Legge di stabilità 2018

    La Legge di bilancio 2018 ha confermato la proroga di un anno per iper e super ammortamento.

    superammortamento-140-esempio-come-si-applica
    Le novità introdotte dalla Legge di Stabilità 2018 per il Superammortamento

    Le novità riguardano il fatto che per gli investimenti effettuati nel corso del 2018, il super ammortamento sarà del 130%, invece che del 140. Questo significa che le imprese dal 1° gennaio 2018 potranno beneficiare di una maggiorazione del 30% sul costo di acquisto dei beni sopra citati.

    Ovviamente stiamo parlando dei beni acquistati durante il 2018 (con la stessa proroga descritta precedentemente, fino a giugno 2019).

    Sfortunatamente per il settore auto, con la nuova legge di Bilancio è stato abolito il super ammortamento auto al 120%. Almeno per ora. Vedremo se vi saranno critiche dagli addetti ai lavori di questo settore.

    Vi ricordiamo che il beneficio è cumulabile con tutti gli altri incentivi del pacchetto Industria 4.0, ossia:

    Hai ancora dubbi?

    Per avere chiarimenti in materia di disposizioni tributarie legate a fattispecie concrete e personali, è possibile presentare un’istanza d’appello all’Agenzia delle Entrate.

    Per avere chiarimenti in merito all’ambito oggettivo di applicazione del beneficio, quindi con riferimento ad un bene in particolare, è possibile richiedere un parere tecnico al Ministero dello Sviluppo Economico, inviando una mail al seguente indirizzo: dgpicpmi.dg@pec.mise.gov.it

     

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  • Voucher digitalizzazione PMI – Fino a 10.000 euro a fondo perduto per il digitale della tua impresa

    Voucher digitalizzazione PMI – Fino a 10.000 euro a fondo perduto per il digitale della tua impresa

    Avviso: il bando è stato chiuso il 12 febbraio 2018. Se vuoi conoscere le novità sulle ultime agevolazioni clicca qui.

    Voucher digitalizzazione PMI: se sei stato ammesso e vuoi sapere cosa dovrai fare per avere i contributi, leggi il nostro approfondimento su cosa fare dopo l’ammissione.

    Sono molte le agevolazioni utili per chi fa impresa, noi di Trovabando lo sappiamo bene perchè le seguiamo tutte, tutti i giorni. Per nostra fortuna, sono poche quelle che si fanno attendere così a lungo. Era da mesi che avevo pronto questo blog post.

    Del voucher digitalizzazione se ne era iniziato a parlare in modo concreto a fine 2014 (!). Nel frattempo il tempo passa e non potete immaginare quante riunioni e telefonate con amici e partner che si occupano di sviluppo di servizi digitali si concludevano con un “Ma poi, è uscito il voucher per la digitalizzazione?!” e a seguire “Ehi, mi raccomando appena esce dimmelo, che ho almeno un paio di clienti che posso chiudere facilmente se sanno che c’è il fondo perduto!“.

    Miracolo degli interventi di finanza agevolata: volano di investimenti ed occupazione, veri sherpa della crescita, che guidano la cordata dello sviluppo (anche) digitale delle nostre imprese. Avevamo perso quasi tutte le speranze.
    Ieri invece i cuori digitali del Belpaese si sono risvegliati dal torpore: quasi all’improvviso è comparso l’annuncio del MiSE, che ha dedicato alla misura grande spazio nella sua home page e anche in un approfondimento dettagliato.

    VOUCHER DIGITALIZZAZIONE 100 MILIONI DI EURO PER LA DIGITALIZZAZIONE DELLE PMI

    Finalmente è uscito il decreto direttoriale sul Voucher MiSE, che permette alle imprese di recuperare a fondo perduto fino a 10.000 euro per gli interventi di acquisto di hardware, software e quelli di consulenza specialistici per rendere tangibili le politiche di abbattimento del digital divide delle nostre imprese.

    Insomma un intervento tanto necessario quanto atteso, soprattutto dalle imprese poco “digital”, che grazie ad esso potranno sostenere, sebbene parzialmente, lo sviluppo (ed i rischi) del loro debutto in rete.

    Cos’è e cosa finanzia il voucher digitalizzazione?

    Si tratta di un contributo a fondo perduto che prende la forma di uno strumento che consente di prenotare un piccolo “tesoretto” di disponibilità per finanziare componenti hardware e servizi IT: l’obiettivo è coprire gli interventi di digitalizzazione dei processi aziendali e/o rinnovare la tecnologia utilizzata in azienda.

    Questa è la misura per te se stai pensando di acquistare hardware, software o servizi (compreso il tempo degli sviluppatori) che ti consentirebbero di:

    • aprire e/o sviluppare un e-commerce
    • adottare soluzioni di telelavoro o semplicemente migliorare l’efficienza aziendale e la produttività del lavoro in azienda con l’uso di strumenti e servizi tecnologici dedicati
    • migliorare le competenze delle risorse umane per un uso più efficace delle tecnologie digitali a disposizione
    • navigare su internet a banda larga ed ultralarga o con connessione satellitare

    Vuoi sapere se puoi partecipare al Voucher digitalizzazione?

    La risposta è (quasi) sempre SI, se l’impresa rientra nei settori ammessi al regime de minimis, praticamente quasi tutte le imprese italiane.

    Solo se operi nel settore della pesca e dell’acquacoltura, o nel settore della produzione primaria dei prodotti agricoli, la partecipazione è preclusa, salvo però che il progetto di digitalizzazione si riferisca ad un ramo dell’azienda diverso (es. all’attività turistica di un’azienda agricola).

    Se poi l’azienda ha anche richiesto ed ottenuto il rating di legalità, c’è un vantaggio in più: una riserva specifica per digitalizzarsi.

    Voucher digitalizzazione: la dotazione finanziaria e le coperture

    La dotazione complessiva di quest’agevolazione è pari a 100 milioni di euro, ma il plafond è suddiviso su base regionale: qui i dettagli.

    E’ importante sottolineare che il contributo copre fino al 50% delle spese che sono ritenute ammissibili, quindi è opportuno sapere che l’investimento complessivo dovrà prevedere una parte che sarà comunque a carico dell’impresa.

    Partecipare al bando e richiedere il Voucher Digitalizzazione: le cose da ricordare

    Il funzionamento è molto semplice: il 15 gennaio 2018 si apre la piattaforma informatica del Ministero dello Sviluppo Economico; da quel momento è possibile iniziare a caricare online la domanda.

    Lo sportello vero e proprio si apre alle ore 10 del 30 gennaio 2018 e chiude il 9 febbraio alle ore 18.

    Per accedere alla piattaforma del Ministero è necessario:

    1. Essere in possesso della Carta Nazionale dei Servizi
    2. Aver accesso ad una casella di posta elettronica certificata (PEC) attiva
    3. Essere registrati nel Registro delle Imprese.

    Ma una volta presentata la domanda che succede?

    Entro 30 giorni dalla chiusura dello sportello, il Ministero adotterà un provvedimento cumulativo di prenotazione del Voucher, che conterrà l’elenco di tutte le imprese ammesse e dell’importo dell’agevolazione prenotata, suddivise per regione.

    Da quel momento le imprese beneficiarie avranno 6 mesi di tempo per fronteggiare le spese che hanno detto di voler sostenere nella domanda di ammissione.

    La cosa interessante è che nessuna delle imprese che farà domanda rimarrà a bocca asciutta.

    In altre parole, in quest’agevolazione non è necessario essere i primi per partecipare: vincono proprio tutti!

    Infatti, se le richieste fossero davvero numerose, come ci si attende, il Ministero procederà al riparto delle risorse in ragione del fabbisogno derivante dalla concessione del Voucher da assegnare a ciascuna impresa beneficiaria.

    Se sei stato ammesso e vuoi sapere cosa dovrai fare per avere i contributi, leggi il nostro approfondimento su cosa fare dopo l’ammissione.

    Noi di Trovabando abbiamo preparato un servizio specifico di consulenza e supporto per la presentazione della domanda e la rendicontazione amministrativa ad un prezzo bassissimo.

    PARLANE CON NOI
  • Legge di Stabilità 2018: le 10 agevolazioni per imprese e professionisti

    Legge di Stabilità 2018: le 10 agevolazioni per imprese e professionisti

    Le principali novità per imprese e professionisti

    Dopo l’approvazione del decreto fiscale del 13 Ottobre 2017, è arrivata, il 16 Ottobre scorso, anche l’approvazione del ddl della Legge di bilancio 2018. Sono previste diverse novità in termini di agevolazioni per piccole e medie imprese, e professionisti per l’anno prossimo.

    Vuoi conoscere le novità introdotte dalla Legge di Bilancio 2023? Leggi il nostro articolo di approfondimento.

    Ma cos’è la Legge di Stabilità?

    La legge di stabilità sostituisce la vecchia e ben nota ”legge finanziaria” ed è, secondo la definizione del Ministero dello Finanze, “lo strumento principale di attuazione degli obiettivi programmatici definiti con la Decisione di finanza pubblica“.

    Vediamo quali sono le 10 principali novità della Legge di Stabilità 2018 per imprese e professionisti

    La legge di Stabilità 2018 prevede numerose novità, alcune conferme ed una serie di ottime notizie in termini di agevolazioni che potranno essere richieste da PMI, Startup e liberi professionisti.

    Le opportunità sono molte, sia per chi vuole avviare una nuova attività sia per chi vuole far crescere la sua impresa. Vediamole insieme una per una!

    legge-di-stabilita-2018-agevolazioni-per-imprese-e-professionisti
    Scopri le 10 agevolazioni principali per imprese e professionisti previste dalla Legge di Stabilità 2018

    1. Incentivo strutturale per l’occupazione giovanile stabile

    Un incentivo che prevede la riduzione dei contributi del 50%, per la durata massima di 36 mesi, a favore delle imprese che assumono con contratto a tempo indeterminato lavoratori fino a 35 anni di età.

    I datori di lavoro che possono usufruire di questo incentivo previsto dalla Legge di Stabilità 2018 sono:

    • imprenditori – compresi gli enti pubblici economici, i consorzi e gli enti morali ed ecclesiastici;
    • i datori di lavoro agricoli;
    • “non imprenditori” – come gli studi professionali, le associazioni culturali, e di volontariato.

    Per poter usufruire dell’agevolazione prevista, è necessario che si tratti di un’assunzione avvenuta successivamente al 1° gennaio 2018. Inoltre, i lavoratori non devono essere mai stati occupati con un contratto a tempo indeterminato, ad esclusione dei contratti di apprendistato svolti presso altre società e non proseguiti.

    2. Bonus pubblicità – Credito d’imposta per investimenti pubblicitari

    Uno sgravio fiscale dal 75% al 90% per gli investimenti in pubblicità, realizzati su radio analogiche e online, tv e giornali quotidiani e periodici (anche online).

    Quest’agevolazione fiscale è utilizzabile dalle piccole, medie e grandi imprese, dai lavoratori autonomi, e dagli enti non commerciali.

    Per l’esattezza, questa agevolazione è un “credito d’imposta per gli investimenti pubblicitari incrementali”. Significa che per beneficiare dell’agevolazione è necessario che l’ammontare complessivo degli investimenti pubblicitari realizzati superi almeno dell’1% l’importo degli analoghi investimenti effettuati sugli stessi mezzi d’informazione, nell’anno precedente.

    Per approfondimenti, visita il sito dell’Agenzia delle Entrate.

    3. Incremento delle risorse previste per il Fondo Centrale di Garanzia per le PMI

    Lo strumento di garanzia del credito, gestito da Medio Credito Centrale, beneficerà di un incremento della dotazione finanziaria disponibile di 200 Milioni di Euro nel solo 2018.

    4. Sostegno per le grandi imprese in crisi

    Istituzione di uno stanziamento ad hoc, all’interno delle risorse previste dal Fondo per la crescita sostenibile, per le Grandi Imprese con difficoltà finanziarie.

    I finanziamenti che verranno erogati saranno destinati ad aziende di grandi dimensioni, con l’obiettivo di fornire un sostegno concreto ai fini della continuazione delle attività produttive e del mantenimento dei livelli occupazionali.

    5. Super ammortamento e Iper ammortamento

    Proroga per il 2018 delle deduzioni extra contabili previste per l’acquisto di beni strumentali.

    Il Super ammortamento prevede un incentivo fiscale utilizzabile per l’acquisto di beni strumentali nuovi. In particolare, il super ammortamento prevede una maggiorazione dell’ammortamento al 130% per i macchinari tradizionali.

    Per i beni che riguardano l’Industria 4.0, ossia quelli funzionali alla digitalizzazione delle imprese, si può usufruire invece dell’Iper ammortamento. Si tratta sempre di un incentivo fiscale, che prevede la supervalutazione del 250% degli investimenti in beni materiali nuovi, dispositivi e tecnologie, che abilitano la trasformazione dell’impresa in chiave digitale.

    Per tutti e due gli incentivi, i beni in questione si possono acquistare o utilizzare in leasing.

    6. Proroga della Nuova Sabatini – beni strumentali

    Il contributo in conto interessi gestito dal Ministero dello Sviluppo economico e pensato per favorire gli investimenti in macchinari, attrezzature, impianti, beni strumentali ad uso produttivo e hardware, software e tecnologie digitali è stato prorogato dalla Legge di Stabilità 2018.

    Possono partecipare le MPMI di tutto il territorio nazionale, comprendendo quasi tutti i settori produttivi, inclusi agricoltura e pesca.

    I settori esclusi sono l’industria carboniera, le attività finanziarie e assicurative, le attività connesse all’esportazione, e la fabbricazione di prodotti di imitazione o di sostituzione del latte o dei prodotti lattiero-caseari.

    7. Credito d’imposta per gli investimenti nel Mezzogiorno

    Uno sgravio fiscale concesso fino ad un massimo del 45% a favore delle imprese che acquistano beni strumentali, da destinare a strutture produttive nelle regioni del Mezzogiorno, ovvero: Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia, Molise, Sardegna e Abruzzo.

    Si tratta di tutti quegli investimenti che l’azienda effettua per il suo funzionamento. Fanno parte di questo gruppo, le spese per l’acquisto di impianti, macchinari, arredi, strumentazione, attrezzature informatiche e licenze software.

    In questo caso sono escluse dall’agevolazione le imprese che appartengono alla sezione A dei Codici Ateco, ossia quelle che si occupano di agricoltura, silvicoltura, e pesca.

    8. Bonus assunzioni sud

    Una riduzione totale dei contributi del 100% per il primo anno, e del 50% per il secondo e terzo anno, per le assunzioni di lavoratori nelle regioni del Mezzogiorno.

    I datori di lavoro che assumono, a tempo determinato o indeterminato, giovani o disoccupati durante il corso del 2018, potranno ricevere un incentivo all’occupazione che può arrivare fino a 8.060 euro per il primo anno di assunzione, nel caso di contratto a tempo indeterminato.

    L’agevolazione è gestita da Anpal, e sarà utilizzabile per chi assume o stabilizza a tempo pieno e indeterminato, i seguenti tipi di lavoratori:

    • con età al momento dell’assunzione tra i 16 e i 34 anni;
    • con oltre 35 anni di età, ma privi di impegno regolarmente retribuito da almeno 6 mesi.

    Il bonus non spetterà nei rapporti di lavoro domestico, nei contratti a chiamata e nel lavoro occasionale.

    9. Fondo sviluppo e coesione

    La legge di Stabilità 2018 prevede un incremento delle risorse destinate alle aree sottoutilizzate.

    E’ uno degli strumenti finanziari principali, assieme ai Fondi Strutturali Europei, atrraverso cui si intendono attuare le politiche per lo sviluppo della coesione economica, sociale e territoriale e la rimozione degli squilibri economici e sociali. Per il 2018 ha una dotazione finanziaria di 4,879 miliardi di euro, prevista in crescita per il periodo 2019-2020.

    10. Istituzione del Fondo imprese Sud – Italia Venture II

    Un fondo da € 150 Milioni volto alla crescita dimensionale delle piccole e medie imprese di Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia.

    Questa è la dotazione finanziaria iniziale di Italia Venture II, il nuovo strumento di Private Equity gestito da Invitalia Ventures. Il Fondo è finanziato tramite risorse a valere sul Fondo per lo Sviluppo e la Coesione, descritto al punto precedente, ma sarà utilizzabile solo assieme a degli investitori privati. Questi ultimi dovranno apportare almeno il 50% dell’investimento totale.

    Secondo i gestori del Fondo, si avrà un bacino potenziale di circa 300 imprese, alcune delle quali sono considerate un’eccellenza anche dal punto di vista della struttura finanziaria. Grazie a questo Fondo si vogliono aumentare investimenti di questo tipo, che per il momento sono molto più concentrati nelle regioni del nord Italia.

    Insomma, le possibilità offerte dalla Legge di Stabilità 2018 per imprese e professionisti sono molte e ben distribuite per finalità, tipologia ed obiettivi. Dai liberi professionisti alle grande imprese, ce n’è davvero per tutti i gusti e tutte le tipologie di progetti.

     

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  • Fondo di Garanzia PMI: tutte le novità del modello di rating (2018)

    Fondo di Garanzia PMI: tutte le novità del modello di rating (2018)

    Il nuovo modello di rating del Fondo di Garanzia PMI

    Attivo da 17 anni e con oltre 658 mila operazioni accolte al 31/03/2017, il Fondo Centrale di Garanzia PMI è la più nota e longeva agevolazione nazionale utilizzata in Italia negli ultimi anni.

    Dopo una lunga discussione, il Fondo di Garanzia PMI è stato oggetto di un processo di riforma che entrerà in vigore a partire dal 1° gennaio 2018.

    Vediamo insieme quali sono le principali novità.

    La riforma del Fondo di Garanzia PMI

    Il cuore della riforma è l’introduzione di un sistema di rating che incasella le imprese all’interno di classi di rischio diversificate. Perciò si prevedono riflessi importanti sulla percentuale di garanzia concessa dal fondo stesso.

    L’obiettivo della riforma del Fondo è quella di consentire al maggior numero di imprese di fruire della garanzia pubblica, supportando maggiormente proprio le imprese con un livello di rischio superiore.

    Sono queste imprese, infatti, che incontrano maggiori difficoltà dal punto di vista bancario.

    Il nuovo modello di rating è utilizzato al momento, in via sperimentale, per le sole operazioni di garanzia sui finanziamenti Sabatini-ter.

    A partire dal 2018, il modello di valutazione verrà utilizzato per valutare tutte le richieste da parte di imprese con almeno due esercizi contabili chiusi.

    Le novità nel modello di rating del Fondo di Garanzia PMI

    Se leggere le disposizioni operative non ti entusiasma, di seguito trovi una breve sintesi delle maggiori novità:

    1. Introduzione di classi di rischio: la garanzia pubblica viene differenziata in funzione del profilo di rischio dell’impresa. Ad ogni impresa, con almeno due bilanci depositati, sarà attribuita una una probabilità di inadempimento e assegnata una classe di valutazione ben determinata.
    2. Il modello di valutazione utilizzato per determinare la probabilità di default e la relativa classe di valutazione è strutturato in due moduli, più un blocco informativo:
      • modulo economico – finanziario: fornisce una misura predittiva del profilo di rischio patrimoniale, economico e finanziario.
      • Modulo andamentale: fornisce una misura predittiva del profilo di rischio di credito. Infatti, approfondisce la dinamica dei rapporti intrattenuti con le istituzioni finanziarie a livello di sistema bancario. Nei dati presi in considerazione dal modulo andamentale rientrano i dati forniti dalla Centrale dei Rischi e dai vari Credit Bureau o SIC. Qualche esempio? Rate scadute, sconfinamenti e analisi del rapporto tra accordato e utilizzato.
      • Blocco informativo: valuta la presenza di atti ed eventi pregiudizievoli a carico dell’impresa e dei soci come, ad esempio, ipoteca giudiziale o pignoramento, ipoteca legale, etc.

    A differenza dell’attuale sistema basato su un modello di scoring economico-finanziario, con la riforma, la valutazione del merito di credito dell’impresa, e dunque della probabilità di default, diventa il risultato dell’analisi dei dati dei due moduli e del blocco informativo.

    In base alla probabilità di inadempimento, o probabilità di default (PD) stimata, ogni impresa viene classificata in una delle 12 classi di valutazione, che a loro volta sono raggruppate all’interno di una delle 5 macro fasce di valutazione.

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    Tutte le novità introdotte dal nuovo modello di rating del Fondo di Garanzia per le PMI.

    Quali sono le caratteristiche delle imprese che appartengono alle 5 fasce di valutazione?

    Prima fascia – Sicurezza: raggruppa le imprese con una probabilità di inadempimento fino allo 0.12%, ovvero con un rischio di credito estremamente ridotto.

    Seconda fascia – Solvibilità: raggruppa le imprese con una probabilità di inadempimento fino all’ 1.02% e riguarda le aziende con un rischio di credito contenuto.

    Terza fascia – Vulnerabilità: raggruppa le imprese con una probabilità di inadempimento fino al 3.62% e riguarda le aziende con un rischio di credito accettabile.

    Quarta fascia – Pericolosità: raggruppa le imprese con elementi di fragilità ed una probabilità di inadempimento fino al 9,43%.

    Quinta fascia – Rischiosità: raggruppa le imprese con una probabilità di inadempimento superiore al 9.43% e con un rischio di credito estremamente elevato.

    La riforma, quindi, intende collegare la percentuale di copertura concessa dal Fondo di Garanzia PMI, non solo con la durata e la tipologia di operazione, ma soprattutto con la rischiosità dell’impresa. L’obiettivo finale è quello di sostenere con la garanzia pubblica le imprese giudicate più a rischio.

    Un intento lodevole, che mira ad ampliare la platea di imprese potenzialmente interessate a beneficiare della garanzia, e a sostenerle nel difficile percorso dell’accesso al credito bancario.

    Puoi restare aggiornato sul Fondo di Garanzia PMI isitando la nostra pagina dedicata.

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  • Tutto, ma proprio tutto, sugli incentivi Industria 4.0

    Tutto, ma proprio tutto, sugli incentivi Industria 4.0

    Hai sempre sentito parlare di incentivi Industria 4.0 ma non hai mai veramente compreso a quali agevolazioni ci si riferisce?

    La legge di Bilancio 2017 prevede, per il triennio 2017-2019, moltissime opportunità di sviluppo per le imprese italiane.

    In particolare, oggi ti parlerò delle agevolazioni previste dal pacchetto Industria 4.0 e dagli altri numerosi incentivi nazionali pensati per aiutare, tante piccole e medie imprese, ma anche liberi professionisti, a realizzare gli investimenti di cui hanno bisogno per crescere…

    Un gran numero di strumenti previsto dal pacchetto Industria 4.0: dai contributi in conto interessi agli sgravi fiscali, tutti pensati per permettere alle imprese, piccole e grandi, di crescere.

    Industria 4.0: che cos’è e cosa significa

    Se ne sente parlare praticamente ovunque, sui giornali, sui social, durante le presentazioni organizzate da associazioni di categoria e dalle associazioni professionali. Ma che cosa si intende con il termine “Industria 4.0”?

    Wikipedia definisce il termine Industria 4.0 (o Industry 4.0) come “una tendenza dell’automazione industriale, che integra alcune nuove tecnologie produttive per migliorare le condizioni di lavoro e aumentare la produttività e la qualità produttiva degli impianti”.

    Sempre secondo “Wikipedia”, Industria 4.0 si basa sul concetto di smart factory o Fabbrica Intelligente composta da:

    1. Smart production: nuove tecnologie produttive che creano collaborazione tra tutti gli elementi presenti nella produzione ovvero collaborazione tra operatore, macchine e strumenti.
    2. Smart services: tutte le “infrastrutture informatiche” e tecniche che permettono di integrare i sistemi; ma anche tutte le strutture che permettono, in modo collaborativo, di integrare le aziende (fornitore – cliente) tra loro e con le strutture esterne (strade, hub, gestione dei rifiuti, ecc.)
    3. Smart energy: tutto questo sempre con un occhio attento ai consumi energetici, creando sistemi più performanti e riducendo gli sprechi di energia.

     

    La chiave di volta dell’Industry 4.0 sono i sistemi ciberfisici (CPS) ovvero sistemi fisici che sono strettamente connessi con i sistemi informatici e che possono interagire e collaborare con altri sistemi CPS. Questo sta alla base della decentralizzazione e della collaborazione tra i sistemi, che è strettamente connessa con il concetto di industria 4.0.

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    Lo sapevi che all’interno della Legge di Bilancio 2017 sono incluse degli incentivi connessi proprio all’Industria 4.0?

    Industria 4.0 in Italia: le agevolazioni previste dal piano

    A livello globale, sono moltissimi i programmi e gli interventi declinati con strategie e formule differenti, ma tutti dedicati allo sviluppo e all’utilizzo di macchine intelligenti, interconnesse e collegate ad internet di “Industria 4.0”.

    Dal programma Manufacturing USA degli Stati Uniti, all’Industrie 4.0 tedesco, al programma Industrie du Future francese…

    In questo contesto l’Italia non è rimasta con le mani in mano. Con la legge di Bilancio 2017 è stato dato il via ad un piano basato su un intelligente mix di sgravi ed incentivi fiscali, contributi a fondo perduto, incentivi all’investimento in startup e pmi innovative ed altri strumenti dedicati allo sviluppo della competitività.

    In generale le agevolazioni previste dal pacchetto sono:

     

    A cui vanno aggiunti gli Incentivi per la Competitività

    Perché devi conoscere le agevolazioni previste dal piano italiano

    1. Se vuoi crescere ed investire in impianti, macchinari, strumenti e tecnologie è questo il momento giusto!
    2. Hai a disposizione strumenti diversi, ma cumulabili tra loro. Che significa? Che aver utilizzato un’agevolazione, come la Nuova Sabatini, non ti preclude l’utilizzo del super ammortamento. Non è mica un vantaggio da poco!
    3. Finalmente potrai digitalizzare la tua azienda, non era quello che stavi aspettando?

    Sei curioso di sapere come funziona la Nuova Sabatini nel dettaglio e se è l’agevolazione che fa davvero per te?

    Se hai ancora dubbi o hai bisogno di un aiuto professionale contattaci e saremo lieti di aiutarti!

    Concentrati solo sul tuo business, a trovare il bando giusto per te ci pensiamo noi!

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