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Categoria: Bandi

  • Credito Adesso 2020 e Credito Adesso Evolution – il sostegno alla liquidità aziendale della Regione Lombardia

    Credito Adesso 2020 e Credito Adesso Evolution – il sostegno alla liquidità aziendale della Regione Lombardia

    L’ormai celebre agevolazione della Regione Lombardia rifinanziata e rivisitata per vedere la luce in una nuova versione-Covid!

    Per dare un sostegno ancora più concreto alle imprese durante l’emergenza epidemiologica in corso, la Regione  ha deciso di apportare alcune modifiche al bando Credito Adesso 2020, estendendo l’agevolazione anche a nuovi settori di attività e stanziando per questa agevolazione nuove risorse finanziarie, ulteriormente incrementate grazie all’ingresso dei Confidi tra gli istituti convenzionati. Altra importante novità riguarda l’innalzamento del contributo in conto interesse dal 2 al 3%. Ma procediamo con calma.

    Cosa prevede l’agevolazione?

    Credito Adesso è un’agevolazione mista e consiste nell’erogazione di un finanziamento abbinato a un contributo a fondo perduto destinato ad abbattere il costo degli interessi relativi al finanziamento (contributo in conto interessi).

    Recentemente la dotazione finanziaria per questo intervento è stata incrementata con ulteriori 35 milioni di euro per i finanziamenti e 1,8 milioni di euro per la concessione dei contributi a fondo perduto. Contemporaneamente è stata ampliata anche la platea dei beneficiari, mentre il contributo in conto interessi è stato portato dal 2% al 3%.

    Chi può accedere all’agevolazione?

    I soggetti beneficiari sono i professionisti, gli studi professionali associati, le PMI e le MID CAP con organico inferiore a 3.000 dipendenti e con sede operativa in Lombardia. E’ necessario inoltre che la media dei ricavi tipici risultante dagli ultimi due esercizi contabilmente chiusi sia di almeno 72 mila euro. Non tutti i settori di attività sono ammessi, però!

    Vediamo nel dettaglio chi può realmente partecipare al bando:

    PMI e MID CAP:

    • singole e in qualunque forma costituite, comprese le imprese artigiane;
    • con sede operativa in Lombardia;
    • iscritte al registro delle imprese;
    • operative da almeno 24 mesi;
    • appartenenti, con specifiche esclusioni, ad uno dei seguenti settori:
    1.  settore manifatturiero
    2. settore del commercio all’ingrosso
    3. settore delle costruzioni
    4. settore del 

     

    Più nel dettaglio, i codici ISTAT – ATECO 2007 ammessi sono: C, J60, J62, J63, M69, M70, M71, M72, M73, M74, N78, N79, N81, N82, H49, H52, S.96.01.10, G45, G46.2, G46.3, G46.4, G46.5, G46.6, G46.7, G47.2, G.47.3, G47.4, G47.5, G47.6, G47.7 F, I55, I56, Q88.91.

    LIBERI PROFESSIONISTI E STUDI ASSOCIATI

    • dotati di partita Iva da almeno 24 mesi;
    • operanti in uno dei comuni della Lombardia;
    • appartenenti ad uno dei settori di cui alla lettera M del codice ISTAT primario – ATECO 2007.

    Quanto posso ricevere?

    Il finanziamento erogato non potrà comunque superare il 25% della media dei ricavi tipici risultante dagli ultimi due esercizi contabilmente chiusi e sarà comunque compreso fra i seguenti importi:

    • tra 18 mila e 200 mila euro (per i Liberi Professionisti, gli Studi Associati e le imprese Ateco J 60),
    • ­tra 18 mila e 750 mila euro (per le PMI)
    • tra 18 mila e 1,5 milioni di euro (per le MID CAP)

     

    La durata del finanziamento, senza preammortamento ad esclusione di quello tecnico, è compresa fra 24 e 36 mesi.

    Il tasso di interesse è pari a Euribor a 6 mesi, oltre a un margine che varierà in funzione della classe di rischio assegnata al Soggetto richiedente, ma che sarà comunque compreso fra 0 e 600 bps p.a.

    Il contributo in conto interessi, come già visto, sarà pari al 3%, ma è incrementato al 4% per le agenzie di viaggio o altre imprese del settore che dimostrano di aver diversificato la propria attività.

    Quali sono le spese ammissibili?

    Con Credito Adesso le imprese possono ottenere dei finanziamenti erogati dagli istituti di credito convenzionati con Finlombarda per sostenere le necessità di liquidità legata all’attività produttiva e commerciale. Le spese ammissibili sono quindi quelle relative al capitale circolante, ovvero quelle sostenute per

    • materie prime, sussidiarie, di consumo e di merci;
    • servizi;
    • personale;
    • oneri diversi di gestione.

     

    Non sono considerate spese inerenti il capitale circolante quelle inerenti gli investimenti materiali e immateriali, le poste di natura finanziaria (ivi inclusi i leasing operativi e finanziari) e fiscale.

    Come posso accedere all’agevolazione?

    La domanda di partecipazione può essere presentata a partire dalle ore 10.30 del giorno 23 aprile 2020, esclusivamente per mezzo di Bandi on Line.

    Quali sono le novità rispetto al bando precedente?

    Rispetto alla vecchia edizione del bando le maggiori novità sono:

    • Ampliamento dei settori di attività ammissibili per le imprese;
    • Ammissibilità come funding partner, insieme alle banche già convenzionate, anche dei Consorzi di Garanzia Collettiva fidi (Confidi);
    • Contributo in conto interessi incrementato dal 2% al 3%;
    • Potenziamento attraverso la linea Credito Adesso Evolution.

    Credito Adesso Evolution

    Per prevenire la crisi di liquidità delle MPMI causata dall’emergenza sanitaria ed economica COVID 19 Regione Lombardia ha creato, all’interno della misura Credito Adesso 2020, una linea specifica denominata “Credito Adesso Evolution” e finalizzata a supportare il tessuto produttivo lombardo in maniera ancora più specifica, anche in complementarietà con le misure statali per la liquidità.

    Questa linea speciale è molto simile a Credito Adesso 2020, ma se ne differenzia per alcuni aspetti importanti. Ecco quali.

    Nonostante i settori di attività ammissibili siano gli stessi, per accedere a Credito Adesso Evolution la media dei Ricavi Tipici degli ultimi 2 esercizi contabili chiusi deve risultare pari ad almeno 72.000 euro per Professionisti e Studi Associati e a 300.000 euro per le PMI e le MID CAP.

    1. Gli importi del finanziamento, pur dovendo comunque sottostare al criterio del 25% della Media dei Ricavi Tipici degli ultimi 2 esercizi contabili, dovranno essere compresi
      • fra 18.000 e 200.000 euro per i liberi professionisti e gli Studi Associati
      • fra 75.000 e 800.000 euro per le PMI
      • fra 75.000 e 1,5 milioni di euro per le MID CAP
    2. La Durata del finanziamento invece è compresa fra 24 e 72 mesi, potendo prevedere anche un periodo di preammortamento fino a 24 mesi.
    3. Il contributo a fondo perduto è pari al 3%, senza alcuna eccezione.

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  • Decreto Liquidità: Garanzia statale 100% su prestiti fino a 25.000 euro

    Decreto Liquidità: Garanzia statale 100% su prestiti fino a 25.000 euro

    Via libera ai prestiti fino a 25.000 euro, garantiti al 100% dallo Stato, per le PMI fino a 499 dipendenti.

    Cosa prevede l’agevolazione Decreto Liquidità?

    Il  Liquidità (Decreto Legge 8 aprile 2020, n. 23), tra le altre misure a sostegno delle imprese, ha esteso il raggio d’azione del Fondo di Garanzia, ampliando sia la platea dei beneficiari che l’intensità della . In particolare, per  fino a 25.000 euro, le garanzie saranno fornite dal Fondo sul 100% dell’importo e senza che il Gestore del Fondo debba procedere alla valutazione del merito di credito.

    L’importo per il quale è possibile ottenere la garanzia, comunque, non potrà essere superiore al 25% dei  relativi all’ultimo bilancio o dichiarazione fiscale, e quindi, di fatto, solo chi presenta ricavi pari ad almeno 100.000 euro potrà godere pienamente del beneficio.

    Nel caso invece di soggetti costituiti dopo il 1° gennaio 2019, per attestare i ricavi servirà un’autocertificazione oppure altra documentazione idonea allo scopo.

    Il Decreto prevede anche alcune precise caratteristiche relative al prestito:

    •  Inizio del rimborso della rata capitale dopo almeno 24 mesi;
    • Tasso di interesse, nel caso di garanzia diretta o un premio complessivo di garanzia, nel caso di riassicurazione, che tiene conto della sola copertura dei soli costi di istruttoria e di gestione dell’operazione finanziaria e, comunque, non superiore al tasso di Rendistato con durata residua da 4 anni e 7 mesi a 6 anni e 6 mesi, maggiorato della differenza tra il CDS banche a 5 anni e il CDS ITA a 5 anni, come definiti dall’accordo quadro per l’anticipo finanziario a garanzia pensionistica di cui all’articolo 1, commi da 166 a 178 della legge 11 dicembre 2016, n. 232, maggiorato dello 0,20 per cento. Cosa significa? In pratica un tasso d’interesse che sarà compreso, più o meno, fra l’1,25 e il 2%;
    • Prestito richiesto per coprire costi di gestione o altri investimenti, con l’esclusione dell’acquisizione di quote di società;
    • Prestito perfezionato ed erogato da non più di 3 mesi dalla data di presentazione della richiesta e, comunque, dopo il 31 gennaio 2020.

    Chi può richiedere il contributo?

    La Garanzia statale può essere richiesta dalle imprese che occupano meno di 499 dipendenti e dalle  esercenti attività d’impresa, arti o professi e la cui attività d’impresa sia stata danneggiata dall’emergenza Covid-19 (a riguardo sarà necessario presentare relativa autocertificazione).

    La garanzia è concessa anche in favore di beneficiari che, alla data della richiesta di garanzia, presentino esposizioni nei confronti del soggetto finanziatore classificate come “inadempienze probabili” o “scadute o sconfinanti deteriorate”, purché tale classificazione non sia precedente al 31 gennaio 2020.

    La garanzia è concessa anche alle imprese che, in data successiva al 31 dicembre 2019, sono state ammesse alla procedura del concordato con continuità aziendale, hanno stipulato accordi di ristrutturazione o hanno presentato un piano attestato, purché, alla data di entrata in vigore del decreto legge, le loro esposizioni non siano più in una situazione che ne determinerebbe la classificazione come esposizioni deteriorate, non presentino importi in arretrato successivi all’applicazione delle misure di concessione e la banca, sulla base dell’analisi della situazione finanziaria del debitore, possa ragionevolmente presumere che vi sarà il rimborso integrale dell’esposizione alla scadenza.

    Restano, in ogni caso, escluse le imprese che presentano esposizioni classificate come “sofferenze” ai sensi della disciplina bancaria.

    Quando è possibile presentare la domanda?

    L’intervento del Fondo può essere richiesto su finanziamenti concessi richiesti da non più di 3 mesi dalla data di presentazione della richiesta e, comunque, dopo il 31 gennaio 2020. Se non verranno stabilite proroghe, la misura sarà valida fino al 31 dicembre 2020.

    Come posso accedere al contributo?

    Richiedere la garanzia è abbastanza semplice: bisogna scaricare e compilare il modulo messo a disposizione dal  e inviarlo alla banca per email, insieme alla copia di un documento di identità.

    Se da un lato l’intervento può davvero agevolare l’accesso al credito da parte delle imprese e dei professionisti che devono fronteggiare situazioni di scarsa liquidità, è bene sottolineare un aspetto importante.

    Il Decreto infatti indica che il Gestore del Fondo di Garanzia non effettuerà, per questo tipo di intervento, né la valutazione del merito creditizio, né la valutazione andamentale (ossia dell’andamento dei rapporti bancari negli ultimi mesi).

    Ma il Gestore del Fondo concede la garanzia, non il finanziamento, che è invece erogato dalla banca, la quale può quindi comunque effettuare le proprie valutazioni sull’opportunità d concedere il credito.

    L’opportunità è comunque interessante. Anche perché in un momento così difficile, ogni agevolazione può rivelarsi decisiva!

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  • Smart Working: tutte le agevolazioni e i contributi a fondo perduto

    Smart Working: tutte le agevolazioni e i contributi a fondo perduto

    Attenzione: Lo sportello dedicato ai Piani Aziendali di Smart Working Regione Lazio è stato chiuso in data 20 Aprile 2020. Lo sportello dedicato ai piani aziendali di Smart Working della Regione Lombardia è stato chiuso in data 24 febbraio 2021 ore 12.00.
     

    Che cos’è lo smart working? Quali sono le agevolazioni e i contributi per applicarlo concretamente? Ecco tutto quello che c’è da sapere su smart working agevolazioni…

    Questo articolo è in continuo aggiornamento con l’inserimento di nuove agevolazioni che possono essere di supporto alla tua attività per superare le difficoltà del momento.

    Quello dello smart working, o lavoro agile, è un concetto che solo negli ultimi tempi si sta diffondendo nelle aziende italiane e capirne il significato  non è scontato e nemmeno così intuitivo.

    Il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali lo definisce così:  «lo Smart Working (o Lavoro Agile) è una modalità di esecuzione del rapporto di lavoro subordinato caratterizzato dall’assenza di vincoli orari o spaziali e un’organizzazione per fasi, cicli e obiettivi, stabilita mediante accordo tra dipendente e datore di lavoro; una modalità che aiuta il lavoratore a conciliare i tempi di vita e lavoro e, al contempo, favorire la crescita della sua produttività».

    Se ci limitassimo a questa definizione potremmo pensare che lo Smart Working sia solo una semplice iniziativa di work-life balance per le persone.

    L’implementazione dello smart working in una qualunque realtà aziendale presuppone invece un percorso di profondo cambiamento che richiede un’evoluzione dei modelli organizzativi aziendali, evoluzione che va governata fase per fase.

    Con la diffusione del Coronavirus nel nostro paese, l’introduzione dello Smart Working nelle imprese è diventata di fatto la misura consente di ridurre al minimo le possibilità di contagio, pur permettendo di portare avanti le proprie attività.

    È evidente che se da un lato il lavoro agile regala ai lavoratori flessibilità e autonomia dall’altro la struttura aziendale deve necessariamente adottare tutte le misure necessarie per rendere l smart working efficiente ed efficace. Questo significa sostenere dei costi che non sempre sono di banale entità.

    Fortunatamente lo Stato mette a disposizione delle imprese una serie di strumenti agevolativi per sostenere le imprese durante questa transizione.

    Scopriamo insieme quali sono i principali strumenti a disposizione delle imprese italiane…

    Regione Lazio – Piani Aziendali di Smart Working. Adozione di modelli e strumenti da parte delle imprese e dei titolari di Partita IVA del Lazio

    L’intervento della Regione Lazio nasce dalla volontà di sostenere le imprese durante questa fase di emergenza epidemiologica da COVID-19(coronavirus) agevolandole nell’adozione di modelli innovativi di organizzazione del lavoro che consentano alle stesse di adottare nel breve periodo strumenti di lavoro agile ovvero di “smart working”.

    Come abbiamo già evidenziato, ai sensi di quanto previsto dalla normativa nazionale, il lavoro agile/smart working riguarda l’ambito del lavoro subordinato e comprende tutte le forme di svolgimento della prestazione lavorativa in maniera flessibile rispetto all’orario e al luogo di lavoro.

    Attraverso lo sviluppo di piani aziendali e l’adozione di adeguata strumentazione informatica, le imprese laziali potranno progressivamente eliminare – almeno per il momento – il vincolo del luogo in cui svolgere la prestazione lavorativa, lasciando la libertà di scelta al lavoratore stesso.

    L’agevolazione si configura come aiuto di stato per i soggetti beneficiari dell’agevolazione ed è quindi riconosciuta ai sensi del Reg. (UE) n. 1407/2013 nei limiti previsti per gli altri aiuti di importanza minore “de minimis”.

    Chi può richiederlo?

    Possono presentare domanda le imprese iscritte alla  ed i titolari di partita IVA, che operano nella  e che non risultano già in possesso di un piano regolamentato di smart working.

    Occorre a questo punto fare una precisazione.

    Non tutti i lavoratori e lavoratrici dipendenti delle imprese richiedenti il contributo possono essere destinatari degli interventi. Per poter avere accesso al contributo, infatti, i dipendenti devono essere ricompresi nelle seguenti tipologie contrattuali:

    • contratto di lavoro di diritto privato a tempo indeterminato o a tempo determinato (in entrambi i casi sia a tempo pieno, sia a tempo parziale);
    • contratto di apprendistato (ai sensi del D.Lgs. 81/2015);
    • soci-lavoratori di cooperative (sia che partecipino o non partecipino agli utili).

    Questo vuol dire che rimangono esclusi:

    • i tirocinanti;
    • i collaboratori d’impresa;
    • i lavoratori con contratto di somministrazione;
    • i lavoratori con contratto di lavoro intermittente;
    • i titolari di impresa e i componenti dei Consigli di Amministrazione.

    Che tipo di agevolazione è prevista?

    Il sostegno viene concesso nella forma di  il cui valore varia in funzione della tipologia di azione scelta e del numero totale di dipendenti delle sedi localizzate sul territorio di Regione Lazio.

    Il valore del contributo potrà comunque raggiungere valori compresi fra € 7.500 ed € 22.500.

    Nel dettaglio il valore del contributo viene determinato in questo modo:

    • Da 2 a 10 dipendenti l’importo totale del contributo è di € 7.500,00 di cui: l’importo per l’Azione A è di € 5.000,00 e l’importo per l’Azione B è di € 2.500,00
    • Da 11 a 20 dipendenti l’importo totale del contributo è di € 10.500,00 di cui: l’importo per l’Azione A è di € 7.000,00 e l’importo per l’Azione B è di € 3.500,00
    • Da 21 a 30 dipendenti l’importo totale del contributo è di € 000,00 di cui: l’importo per l’Azione A è di € 10.000,00 e l’importo per l’Azione B è di € 5.000,00
    • Oltre i 30 dipendenti l’importo totale del contributo è di € 22.500,00 di cui: l’importo per l’Azione A è di € 15.000,00 e l’importo per l’Azione B è di € 7.500,00

    Che tipo di spese sono ammissibili?

     L’agevolazione prevede l’erogazione del contributo per la fruizione di diversi servizi, suddivisi in due azioni specifiche:

    • AZIONE A: servizi di consulenza e formazione finalizzati all’adozione di un piano di smart working con relativo accordo aziendale o regolamento aziendale approvato e pubblicizzato nella bacheca e nella intranet aziendale;
    • AZIONE B: acquisto di “strumenti tecnologici” funzionali all’attuazione del piano di smart working.

    Attenzione però perché ai fini del riconoscimento del contributo, l’Azione A è obbligatoria mentre l’Azione B è facoltativa. Analizziamo insieme nel dettaglio queste due Azioni.

    In riferimento all’Azione A, il supporto all’adozione del Piano di Smart Working (incluso il regolamento aziendale e documentazione utile alla regolazione dello Smart Working) comprende 3 principali tipologie di attività:

    1. Attività preliminari all’adozione del piano di Smart Working: riguardano la definizione della policy aziendale sullo smart working e delle procedure idonee a introdurre la modalità di lavoro smart.

    Ecco qualche esempio pratico:

    • analisi organizzativa e dei processi interni aziendali;
    • individuazione delle tecnologie digitali più idonee per lo smart working (es. strutturazione di processi di dematerializzazione, realizzazione di strumenti di social collaboration, utilizzo di devices, ecc.);
    • consulenza giuslavoristica per garantire il rispetto delle normative vigenti;
    • supporto per la stesura del piano di Smart Working e la redazione dell’accordo aziendale, corredato della modulistica necessaria.
    1. Attività di formazione rivolta al personale interessato dallo Smart Working: può essere realizzata dagli stessi soggetti proponenti che si candidano per la realizzazione di attività di formazione e direttamente destinata ai propri dipendenti o può essere erogata da un Organismo accreditato dalla Regione Lazio (in tal caso tale organismo si presenta in ATI/ATS con il soggetto proponente).

    Chi potrà usufruire della formazione? L’attività formativa riguarda sia il management aziendale sia i lavoratori e le lavoratrici che ricorrono allo smart working.

    1. Avvio e monitoraggio di un progetto pilota: l’obiettivo, in questo caso, è supportare il soggetto beneficiario dell’agevolazione nella sperimentazione del piano di smart working, anche con un numero ridotto di dipendenti o appartenenti ad una sola unità produttiva/divisione/gruppo/ direzione.

    Attenzione perché questa è una attività cruciale perché consente di verificare l’andamento del piano di smart working progettato, valutandone l’opportunità di perfezionamento e d’implementazione a regime.

    Parte integrante dello smart working sono gli strumenti tecnologici che vengono forniti dal datore di lavoro.

    In riferimento all’Azione B, infatti, il supporto all’attuazione del Piano di smart working viene effettuato attraverso l’acquisto di nuova strumentazione tecnologica, funzionale all’attuazione del piano.

    Le spese ammissibili dovranno essere inerenti esclusivamente alle seguenti voci:

    • Componenti , come ad esempio Notebook (i.e. computer portatile), Smartphone, Accessori.
    • Componenti   funzionali allo svolgimento della prestazione lavorativa.

    Da quando è possibile richiederlo?

    I progetti devono essere presentati esclusivamente attraverso la procedura telematica accessibile dal sito della Regione Lazio.

    La procedura di presentazione del progetto è da ritenersi conclusa solo all’avvenuta trasmissione di tutta la documentazione prevista dall’avviso e prodotta dal sistema, da effettuarsi, a cominciare dalle ore 9:30 del 12 marzo 2020 fino ad esaurimento risorse.

    Regione Lombardia – Avviso pubblico per l’adozione di piani aziendali di Smart Working

    La  aveva previsto l’erogazione di un sostegno alle imprese per l’attuazione dello smart working nelle imprese ancor prima dell’emergenza generata dal Coronavirus e dalle relative politiche che hanno obbligano molte imprese a lavorare in modalità remota.

    Con  regionale 3516 del 18 marzo 2020, la partecipazione al bando è stata estesa anche ai datori di lavoro che hanno introdotto il lavoro agile per i propri dipendenti nel periodo dell’emergenza epidemiologica da COVID-19, a partire dal 25 febbraio 2020 per la durata dello stato di emergenza di cui alla deliberazione del Consiglio dei ministri 31 gennaio 2020.

    Per questi datori di lavoro saranno ammissibili al contributo le spese sostenute a partire dal 25 febbraio 2020 per l’acquisto della strumentazione tecnologica e l’attuazione delle attività in smart working.

    L’intervento ha il chiaro obiettivo di supportare le imprese lombarde nell’adozione e nell’attuazione di piani aziendali di smart working per i propri dipendenti, anche alla luce di quanto previsto dalla legge n. 81 del 22 maggio 2017 che prevede:

    • organizzazione flessibile del lavoro (fasi, cicli, obiettivi, orari, spazi, interno/esterno dell’azienda);
    • accordo scritto tra le parti per definire i poteri di controllo, la strumentazione tecnologica, i tempi di riposo (diritto alla disconnessione) e le modalità di recesso;
    • necessità di assicurare al lavoratore percorsi di apprendimento permanente, anche attraverso la certificazione di competenze acquisite in ambiti formali e informali;
    • necessità di garantire le condizioni di sicurezza dei luoghi di lavoro e l’assicurazione obbligatoria.

    L’iniziativa è finanziata con risorse del POR FSE 2014-2020 – ASSE I “Occupazione”, a valere sull’Obiettivo specifico 8.6, Azione 8.6.1 e la sua dotazione finanziaria è pari a 4.500.000,00 euro.

    Vediamo nel dettaglio cosa prevede la misura e a chi si rivolge.

    Chi può richiederlo?

    Possono partecipare al presente bando i soggetti che esercitano attività economica e che, al momento della presentazione della domanda, sono in possesso dei seguenti requisiti:

    • essere imprese regolarmente iscritte allaCamera di Commerciodi competenza; oppure
    • essere soggetti, in forma singola o associata, non iscritti alla Camera di Commercio, in possesso di partita IVA.

    Anche in questo caso, non tutti i lavoratori dipendenti delle imprese richiedenti il contributo possono essere destinatari degli interventi. Per poter avere accesso al contributo, nel conteggio dei dipendenti si devono ricomprendere esclusivamente le seguenti tipologie contrattuali:

    • contratto di lavoro di diritto privato a tempo indeterminato o a tempo determinato (in entrambi i casi sia a tempo pieno, sia a tempo parziale);
    • contratto di apprendistato (ai sensi del D.Lgs. 81/2015);
    • soci-lavoratori di cooperative (sia che partecipino o non partecipino agli utili).

    Sono pertanto esclusi dal conteggio dei dipendenti:

    • i tirocinanti;
    • i collaboratori d’impresa;
    • i lavoratori con contratto di somministrazione;
    • i lavoratori con contratto di lavoro intermittente;
    • i titolari di impresa e i componenti dei Consigli di Amministrazione.

    Che tipo di agevolazione è prevista?

    Ai soggetti beneficiari dell’agevolazione, in possesso dei requisiti identificati in precedenza, è messo a disposizione un voucher, ovvero un contributo a fondo perduto, per la fruizione di:

    • servizi di consulenza e formazione finalizzati all’adozione di un piano di smart working con relativo accordo aziendale o regolamento aziendale approvato e pubblicizzato nella bacheca e nella intranet aziendale (Azione A);
    • acquisto di “strumenti tecnologici” funzionali all’attuazione del piano di smart working (Azione B).

    Analogamente alla precedente agevolazione, il valore del voucher viene determinato in base alla tipologia di azione scelta e al numero totale di dipendenti delle sedi localizzate sul territorio di Regione Lombardia, nel seguente modo:

    • Da 2 a 10 dipendenti l’importo totale del contributo è di € 7.500,00 di cui: l’importo per l’Azione A è di € 5.000,00 e l’importo per l’Azione B è di € 2.500,00
    • Da 11 a 20 dipendenti l’importo totale del contributo è di € 10.500,00 di cui: l’importo per l’Azione A è di € 7.000,00 e l’importo per l’Azione B è di € 3.500,00
    • Da 21 a 30 dipendenti l’importo totale del contributo è di € 000,00 di cui: l’importo per l’Azione A è di € 10.000,00 e l’importo per l’Azione B è di € 5.000,00
    • Oltre i 30 dipendenti l’importo totale del contributo è di € 22.500,00 di cui: l’importo per l’Azione A è di € 15.000,00 e l’importo per l’Azione B è di € 7.500,00

    Il voucher avrà pertanto un valore compreso fra € 7.500 ed € 22.500.

    Che tipo di spese sono ammissibili?

    Come anticipato,  sono finanziabili gli interventi di supporto all’adozione (Azione A) e all’attuazione (Azione B) del piano di smart working realizzati sul territorio lombardo, articolati come segue:

    Azione A – Supporto all’adozione del Piano di smart working, che si articola in:

    1. Attività preliminari all’adozione del piano di smart working
    2. Attività di formazione rivolta al management/middle management e agli smart worker
    3. Avvio e monitoraggio di un progetto pilota.

    Azione B – Supporto all’attuazione del Piano di smart working, che si articola nell’acquisto di strumentazione tecnologica.

    Ai fini del riconoscimento della spesa tutti gli interventi previsti all’azione A devono essere realizzati obbligatoriamente e devono essere verificabili e rendicontati attraverso il time sheet, previsto dalla fase di rendicontazione.

    In riferimento all’Azione A, il supporto all’adozione del Piano di Smart Working (incluso il regolamento aziendale e documentazione utile alla regolazione dello Smart Working) comprende 3 principali tipologie di attività:

    1. Attività preliminari all’adozione del piano di smart working il cui obiettivo è supportare il soggetto beneficiario dell’agevolazione nella definizione della policy aziendale sullo smart working e delle procedure idonee a introdurre la modalità di lavoro smart e nella redazione del piano di smart working (incluso il regolamento aziendale e documentazione utile alla regolazione dello smart working) in coerenza con la legislazione vigente.

    Questa attività deve essere realizzata ad hoc, considerando le caratteristiche peculiari del soggetto beneficiario dell’agevolazione: categoria produttiva, dimensione, strumenti organizzativi e tecnologici, cultura dell’organizzazione e gli stili di leadership adottati.

    1. Attività di formazione rivolta al management/middle management e agli smart worker.

    Questa fase ha un duplice obiettivo.

    In prima battuta l’obiettivo è accompagnare il management e il middle management cambiamento organizzativo e dei modelli manageriali tradizionali (basati su concetti come il luogo e l’orario di lavoro), promuovendo nuovi stili di leadership che privilegino l’autonomia e la responsabilità dei lavoratori, dando loro maggior fiducia e flessibilità, implementando una modalità di lavoro orientata ai risultati.

    Allo stesso tempo, l’obiettivo è accompagnare i lavoratori e le lavoratrici, che si apprestano a sperimentare lo smart working, a gestire la propria attività in assenza di vincoli orari o spaziali, anche con l’utilizzo di nuovi strumenti tecnologici, e assicurare loro le giuste conoscenze e competenze in ordine alla sicurezza in caso di infortuni e malattie professionali.

    1. Avvio e monitoraggio di un progetto pilota: l’obiettivo è supportare il soggetto beneficiario dell’agevolazione nella sperimentazione del piano di smart working, anche con un numero ridotto di dipendenti o appartenenti ad una sola unità produttiva/divisione/gruppo/direzione.

    Attenzione perché questa è una attività cruciale perché consente di verificare l’andamento del piano di smart working progettato, valutandone l’opportunità di perfezionamento e d’implementazione a regime.

    Parte integrante dello smart working sono gli strumenti tecnologici che vengono forniti dal datore di lavoro.

    In riferimento all’Azione B, infatti, il supporto all’attuazione del Piano di smart working viene effettuato attraverso l’acquisto di nuova strumentazione tecnologica, funzionale all’attuazione del piano.

    Le spese ammissibili dovranno essere inerenti esclusivamente alle seguenti voci:

    • Componenti hardware, come ad esempio Notebook (i.e. computer portatile), Smartphone, Accessori.
    • Componenti software funzionali allo svolgimento della prestazione lavorativa.

    Occorre fare alcune precisazioni.

    Con riferimento alle componenti hardware, l’acquisto delle componenti accessorie è ammissibile esclusivamente a corredo di notebook e/o smartphone nell’ambito della medesima transazione.

    Con riferimento alle componenti software, nel caso in cui il numero degli utilizzatori sia superiore al numero di lavoratori che hanno preso parte al progetto pilota di smart working e svolgono prestazione lavorativa in modalità smart working, la rendicontazione delle spese sostenute dovrà avvenire pro-quota. In ogni caso, deve essere dimostrabile che l’utenza delle componenti hardware e software è rappresentata dagli smart worker.

    Da quando è possibile richiederlo?

    La domanda di finanziamento deve essere presentata esclusivamente sulla piattaforma informativa online a partire dalle ore 12:00 del 2 aprile 2020 fino ad esaurimento della dotazione finanziaria e comunque non oltre le ore 17:00 del 15 dicembre 2021.

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    Ricorda che tante altre agevolazioni sono in arrivo quindi continua a seguirci per non perderti nessuna novità.


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  • Decreti Cura Italia, Liquidità, Rilancio e altre agevolazioni utili per imprese e professionisti

    Decreti Cura Italia, Liquidità, Rilancio e altre agevolazioni utili per imprese e professionisti

    Le agevolazioni per sostenere la tua attività durante e dopo l’emergenza

    Decreti Cura Italia (Decreto 18/2020), pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 17 marzo insieme ad altri, prevedono una serie di misure volte a sostenere il nostro Paese che, in questi giorni, si trova a fronteggiare l’ormai tristemente nota emergenza da COVID-19 (Coronavirus). A questo primo Decreto hanno fatto seguito, nei mesi successivi, il Decreto Liquidità (Decreto 23/2020), il Decreto Rilancio (Decreto 34/2020) e il Decreto Rilancio 2 (ex Decreto Agosto, DL 104/2020).

    Tra i vari provvedimenti del Governo, numerosi sono anche quelli relativi al mondo delle imprese e dei professionisti, soggetti che si trovano, loro malgrado, ad affrontare una crisi sanitaria, economica e organizzativa piuttosto seria.

    A queste iniziative, poi, se ne aggiungono altre, anche a livello regionale, già previste o appositamente varate e che possono certamente rivelarsi un valido supporto economico in questo momento particolarmente critico e delicato.

    Vediamo subito insieme quali sono queste iniziative…

    Decreto Rilancio 2: Sgravi contributivi per nuove assunzioni a tempo indeterminato

    L’articolo 6 del nuovo Decreto prevede l’esonero totale per 6 mesi dal versamento dei contributi previdenziali (con esclusione di quelli INAIL) per le nuove assunzioni a tempo indeterminato effettuate dal 15 agosto al 31 dicembre 2020. L’importo di esonero massimo è di 8.060 euro su base annua, riparametrato e applicato su base mensile.

    Possono usufruire dell’agevolazione tutti i datori di lavoro, con l’esclusione del settore agricolo (per il quale è prevista un’agevolazione specifica), ma sono esclusi i contratti di apprendistato e di lavoro domestico.

    Il sostegno è concesso anche nel caso di trasformazione del contratto a termine in contratto a tempo indeterminato, tranne nel caso in cui il lavoratore, nei sei mesi

    Decreto Rilancio: Contributi a fondo perduto per autonomi e imprese

    Fra le misure previste dal Decreto Rilancio per sostenere le imprese in difficoltà, all’articolo 25 è prevista la concessione di un contributo a fondo perduto per autonomi e imprese. Chiaramente, anche in questo caso, per poter richiedere il contributo è necessario rispettare una serie di requisiti.

    Per cominciare, il contributo viene riconosciuto ai soggetti che esercitano attività d’impresa o attività di lavoro autonomo e ai titolari di reddito agrario la cui media dei ricavi tipici sia inferiore a 5 milioni di euro.

    E’ inoltre necessario che l’ammontare del fatturato e dei corrispettivi del mese di aprile 2020 sia inferiore ai 2/3 rispetto all’ammontare del fatturato e dei corrispettivi del mese di aprile 2019.

    E’ utile ricordare che per le nuove attività si applicano criteri differenti.          
    Per chi ha avviato l’attività a partire dal 1° gennaio 2019 infatti, non è valido quanto previsto in merito al fatturato. Tale criterio non si applica nemmeno ai soggetti che, a far data dall’insorgenza dell’evento calamitoso, hanno la sede operativa (o il domicilio fiscale) nel territorio di comuni colpiti dalla calamità fin dal suo primo insorgere e i cui stati di emergenza erano ancora in atto alla data di dichiarazione dello stato di emergenza Covid-19 (zone rosse chiuse prima del lockdown).

    Restano esclusi dall’agevolazione invece

    • gli Intermediari finanziari e le società di partecipazione;
    •  i contribuenti che hanno diritto alla percezione dei bonus previsti dal Decreto Cura Italia (artt. 27 e 38), cioè liberi professionisti titolari di partita IVA attiva al 23.02.2020 e lavoratori co.co.co. iscritti alla Gestione separata INPS, oppure lavoratori dello spettacolo).
    • lavoratori dipendenti professionisti iscritti agli enti di diritto privato di previdenza obbligatoria (casse professionisti).

     

    Di certo ti starai chiedendo a quanto ammonta questo contributo… Ecco, per calcolarlo bisogna considerare la differenza fra l’ammontare del fatturato o dei corrispettivi di aprile 2019 e quelli di aprile 2020. Il contributo verrà erogato in percentuale su questa cifra, ma la percentuale varia in funzione dei ricavi o compensi del periodo d’imposta precedente a quello in corso alla data del 19 maggio 2020 (nel caso in cui il periodo d’imposta coincida con l’anno solare si considerano quindi i ricavi del 2019):

    • 20% se i ricavi o compensi sono stati fino ad euro 400.000;
    • 15% se i ricavi o compensi sono stati compresi fra 400.000 euro e 1 milione di euro;
    • 10% se i ricavi o compensi sono stati compresi fra 1 milione e 5 milioni di euro.

     

    In ogni caso è previsto un contributo minimo fino a 1.000 euro alle persone fisiche e fino a 2.000 euro ai soggetti diversi dalle persone fisiche qualora il contributo a cui si ha diritto risulti inferiore o non calcolabile (come ad esempio per le attività avviate dopo il 30 aprile 2020).

    Il contributo può essere richiesto dal 15 giugno al 13 agosto 2020 (25 giugno – 24 agosto in caso di richiesta da parte di eredi) presentando istanza online, ma si attende comunque un provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate che definisca le varie disposizioni operative e le date di presentazione della domanda.

    Credito d’imposta per spese di Sanificazione, Dispositivi di Protezione Individuale e adeguamento dei locali aperti al pubblico

    Aggiornamento: Per l’adeguamento dei luoghi di lavoro aperti al pubblico, l’articolo 128 bis del Decreto Rilancio ha previsto anche un credito d’imposta al 60% della somma spesa, con un tetto massimo di 80.000 euro che comprende anche gli interventi edilizi per il rifacimento di locali quali spogliatoi, mense, spazi medici, ingressi e spazi comuni, l’acquisto di arredi di sicurezza e di apparecchi per il controllo della temperatura e anche gli investimenti in attività innovative, incluso lo sviluppo o l’acquisto di tecnologie necessarie per lo svolgimento del lavoro. Non è ancora chiaro se, come potrebbe sembrare, la spese relative alla realizzazione di piani di smart working possano beneficiare del Credito d’imposta, ma probabilmente per chiarire questo aspetto bisognerà attendere un apposito decreto del Ministro dello sviluppo economico. Questo credito però non sarà utilizzabile già dalle scadenze fiscali del 2020 (che, lo ricordiamo, sono state rimandate a settembre), ma solo dal 2021. La buona notizia invece è che è comunque possibile la cessione del credito agli istituti di credito o agli intermediari finanziari.

    L’agevolazione “Credito d’imposta per le spese di sanificazione” è prevista all’art. 64 del Decreto Cura Italia e le risorse attualmente stanziate per questa misura sono pari a 50 milioni di euroma non si può escludere che tale dotazione possa essere incrementata nel caso in cui l’emergenza dovesse protrarsi nel tempo (ma ci auguriamo di no!). Con il successivo Decreto Liquidità (art.30, c. 1) inoltre, il credito d’imposta è stato esteso anche alle spese sostenute nel 2020 per l’acquiso di dispositivi di protezione di vario tipo. Procediamo con ordine.

    Perché in questo momento la sanificazione è una pratica così importante?

    Tale pratica, sempre e comunque utile negli ambienti di lavoro, ma diventa indispensabile in questi giorni di propagazione del contagio, tanto più per tutti coloro che non hanno interrotto l’attività lavorativa e che si trovano a condividere spazi, attrezzature, postazioni di lavoro e che magari lavorano anche a contatto con il pubblico. Le misure di sicurezza imposte successivamente in relazione alla Fase 2 e alla ripresa delle attività inoltre, rendono comunque necessario effettuare spese di questo tipo al fine di tutelare lavoratori e clienti.

    Chi può richiederlo?

    Possono beneficiare del credito tutti i soggetti che esercitano attività d’, arte o professione, e quindi gli imprenditori, i titolari di partita IVA, le società e i professionisti. L’articolo 130 ter del Decreto Rilancio ha poi inserito fra i possibili beneficiari anche gli enti del Terzo Settore egli enti religiosi civilmente riconosciuti.

    Che tipo di agevolazione è prevista?

    L’agevolazione “Credito d’imposta per le spese di sanificazione” contenuta nel Cura Italia concede la possibilità per i richiedenti di beneficiare di un credito d’imposta pari al 50% delle spese sostenute nel 2020 per la sanificazione di ambienti e strumenti di lavoro, fino a un massimo di 20.000 euro. Il Decreto Rilancio  ha fissato invece la misura del Credito d’Imposta al 60% dell’importo speso, portando il tetto massimo di spesa a 60.000 euro. Il credito può essere utilizzato in compensazione già della dichiarazione dei redditi del periodo d’imposta in corso.

    Oltre che per le spese di sanificazione il Decreto Rilancio ha incluso anche l’acquisto di dispositivi di protezione individuale quali, ad esempio, mascherine chirurgiche, Ffp2 e Ffp3, guanti, visiere di protezione e occhiali protettivi, tute di protezione e calzari, termoscanner, termometri. Sono ammissibili anche l’acquisto e l’installazione di altri dispositivi di sicurezza atti a proteggere i lavoratori dall’esposizione accidentale ad agenti biologici o a garantire la distanza di sicurezza interpersonale, come barriere e pannelli protettivi o tappeti e vaschette decontaminanti e igienizzanti. Sono, inoltre, compresi i detergenti mani e i disinfettanti.

    Da quando è possibile richiederlo?

    Perché questa agevolazione sia fruibile bisogna attendere un decreto specifico da parte del Ministro dello sviluppo economico, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, che dovrebbe essere emanato a breve (era previsto entro il 16 aprile).

    Si presume che nel decreto verranno fornite anche maggiori informazioni in merito a dettagli operativi relativi alla scelta delle imprese autorizzate a effettuare gli interventi di sanificazione o ai prodotti da utilizzare.

    Se credi quindi che la tua attività abbia bisogno di interventi di sanificazione, non perderti gli aggiornamenti dell’articolo.

    Contributi per adeguamento dei luoghi di lavoro

    Questa nuova misura prevista all’articolo 102 del Decreto Rilancio prevede un parziale rimborso delle spese sostenute per adeguare i luoghi di lavoro alle nuove normative relative al contenimento del Coronavirus. Lo stanziamento di risorse per questo intervento è di 403 milioni di euro.

    Potranno accedere al contributo le imprese (anche quelle individuali) iscritte al Registro delle Imprese, le imprese artigiane e le imprese sociali iscritte al Registro delle Imprese. Rimangono quindi esclusi professionisti, commercianti e gli autonomi non iscritti al Registro delle Imprese.

    Non sono ancora molte le notizie relative all’attuazione di questa agevolazione, ma si sa che le spese ammissibili riguarderanno l’acquisto e l’installazione di apparecchiature e attrezzature per l’isolamento o il distanziamento di lavoratori e utenti esterni e l’acquisto dei vari dispositivi di protezione individuale.

    Gli importi massimi concedibili saranno stabiliti in base al numero dei dipendenti per un massimo di

    • 15.000 euro per imprese da 1 a 9 dipendenti;
    • 50.000 euro per imprese da 10 a 50 dipendenti
    • 100.000 euro per imprese oltre i 50 dipendenti.

    decreto-cura-italia-e-altre-agevolazioni-utili-per-imprese-e-professionisti

    All’art. 65 il Decreto Cura Italia prevede una agevolazione che ha come finalità quella di sostenere, almeno in parte, le botteghe e i negozi che durante il mese di marzo hanno sostenuto le spese di locazione dell’immobile.

    E’ evidente come in un momento in cui le attività non possono fatturare, anche il pagamento del semplice canone di locazione diventa una spesa gravosa. 

    Stiamo parlando dunque di tutte le attività che hanno dovuto chiudere le serrande per effetto delle misure di contenimento della diffusione del Covid-19, ma che sono comunque obbligate a pagare il canone di affitto ai proprietari degli immobili.

    Vediamo insieme tutte le caratteristiche specifiche di questa agevolazione…

     

    Chi può richiederlo?

    A poter beneficiare dell’agevolazione sono quindi solo le attività che sono state chiuse per effetto del decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri dell’11 marzo 2020.

    Ne sono quindi esclusi quei negozi che, poiché ritenuti attività essenziali, hanno potuto proseguire a esercitare, così come indicati agli allegati 1 e 2 del decreto stesso, ovvero:

    • Ipermercati
    • Supermercati
    • Discount di alimentari
    • Minimercati ed altri esercizi non specializzati di alimentari vari
    • Commercio al dettaglio di prodotti surgelati
    • Commercio al dettaglio in esercizi non specializzati di computer, periferiche, attrezzature per le telecomunicazioni, elettronica di consumo audio e video, elettrodomestici
    • Commercio al dettaglio di prodotti alimentari, bevande e tabacco in esercizi specializzati (codici ateco: 47.2)
    • Commercio al dettaglio di carburante per autotrazione in esercizi specializzati
    • Commercio al dettaglio apparecchiature informatiche e per le telecomunicazioni (ICT) in esercizi specializzati (codice ateco: 47.4)
    • Commercio al dettaglio di ferramenta, vernici, vetro piano e materiale elettrico e termoidraulico
    • Commercio al dettaglio di articoli igienico-sanitari
    • Commercio al dettaglio di articoli per l’illuminazione
    • Commercio al dettaglio di giornali, riviste e periodici
    • Farmacie
    • Commercio al dettaglio in altri esercizi specializzati di medicinali non soggetti a prescrizione medica
    • Commercio al dettaglio di articoli medicali e ortopedici in esercizi specializzati
    • Commercio al dettaglio di articoli di profumeria, prodotti per toletta e per l’igiene personale
    • Commercio al dettaglio di piccoli animali domestici
    • Commercio al dettaglio di materiale per ottica e fotografia
    • Commercio al dettaglio di combustibile per uso domestico e per riscaldamento
    • Commercio al dettaglio di saponi, detersivi, prodotti per la lucidatura e affini
    • Commercio al dettaglio di qualsiasi tipo di prodotto effettuato via internet
    • Commercio al dettaglio di qualsiasi tipo di prodotto effettuato per televisione
    • Commercio al dettaglio di qualsiasi tipo di prodotto per corrispondenza, radio, telefono
    • Commercio effettuato per mezzo di distributori automatici
    • Lavanderia e pulitura di articoli tessili e pelliccia
    • Attività delle lavanderie industriali
    • Altre lavanderie, tintorie
    • Servizi di pompe funebri e attività connesse

    Se non appartieni a nessuno di questi settori ed hai dovuto pagare il canone di affitto per il mese di marzo, questa agevolazione può esserti davvero utile!

    Che tipo di agevolazione è prevista?

    L’agevolazione prevede un credito d’imposta del 60% riconosciuto a chi esercita attività d’impresa (sono quindi esclusi i professionisti) e che si applica ai canoni di locazione per immobili di categoria catastale C/1 (negozi e botteghe) relativamente al mese di marzo 2020.

    Da quando è possibile richiederlo?

    Il credito d’imposta per botteghe e negozi può essere utilizzato esclusivamente in compensazione tramite F24, a partire dal 25 marzo, utilizzando il codice tributo 6914 (già determinato dall’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 13 del 20 marzo 2020).

    Credito d’imposta per canoni di locazione

    L’articolo 28 del Decreto Rilancio introduce un nuovo credito d’imposta del 60% o 30% relativo ai canoni di locazione degli immobili a uso non abitativo e sull’affitto d’azienda per i mesi di marzo, aprile e maggio 2020 (aprile, maggio e giugno per le strutture turistico ricettive con attività stagionale).
    . Il credito è accessibile agli esercenti attività d’impresa, arte e o professione, enti non commerciali del terzo settore ed enti religiosi, ma per poterlo richiedere è necessario rientrare in alcuni parametri, che non sono uguali per tutti. Vediamoli:

    • I ricavi o compensi relativi al periodo d’imposta 2019 non devono essere superiori a 5 milioni di euro. Questo limite non riguarda però le strutture alberghiere e gli agriturismi, né gli enti non commerciali, compresi quelli del Terzo settore, e gli enti religiosi riconosciuti civilmente, che possono accedere al credito indipendentemente dal fatturato.
    • E’ necessario che il canone di locazione/leasing/concessione sia stato versato.
    • Per chi svolge attività economica è necessario aver subito un calo del fatturato (o dei corrispettivi) pari ad almeno il 50% nel mese di riferimento.

     

    Il credito sarà pari al 60% della spesa nel caso di canoni di locali destinati allo svolgimento di attività industriale, commerciale, artigianale, professionale, agricola, di interesse turistico.
    E’ invece prevista la riduzione al 30% del canone versato nel caso di affitto di azienda o di contratti di servizi a prestazioni complesse, comprensivi di almeno un immobile a uso non abitativo destinato allo svolgimento dell’attività economica.

    Il credito è riconosciuto a partire dal periodo d’imposta in cui si sostiene la spesa e può essere utilizzato anche in compensazione. In ogni caso, l’articolo 122 del Decreto Rilancio prevede che il credito possa essere oggetto di cessione, anche parziale.

    Piani Aziendali di Smart Working: le agevolazioni per realizzarli

    COVID-19 ha prodotto effetti molto importanti in ambito lavorativo, che si traducono nell’impossibilità in molti casi di recarsi a lavoro e nella difficoltà dei datori di lavoro a fronteggiare una situazione di emergenza totale.

    Come risolvere allora questa problematica?

    Fortunatamente ci viene in aiuto una nuova modalità di lavoro, attualmente ancora poco utilizzata, che è lo smart working ( “lavoro agile”). In estrema sintesi, si tratta d dare la possibilità ai lavoratori di restare a casa e prestare comunque l’attività lavorativa, ma da remoto.

    Per incentivare lo smart working, le Regioni stanno prevedendo delle misure agevolative ad hoc che ne favoriscano l’adozione.

    Vediamo alcuno esempi…

    Regione Lazio – Piani Aziendali di Smart Working. Adozione di modelli e strumenti da parte delle imprese e dei titolari di Partita IVA del Lazio

     

    Si tratta di una misura che la Regione Lazio ha attivato proprio nell’ambito dell’attuale fase di emergenza epidemiologica, al fine di permettere di proseguire nel massimo dell’efficienza e dell’efficacia, l’attività produttiva aziendale.

    N.B.: Aggiornamento: Le risorse finanziarie per questa agevolazione sono già esaurite e pertanto non è più possibile presentare la domanda.

    Il bando, rivolto a tutti i titolari di partita iva e alle imprese del Lazio, sostiene l’adozione di modelli innovativi di organizzazione del lavoro con piani aziendali che facilitino e promuovano l’uso di mezzi informatici per lo smart working.

    Il contributo è concesso per:

    • A) formazione/consulenza per realizzare piani di smart working (obbligatorio)
    • B) acquisizione di strumenti tecnologici (hardware e software) finalizzati allo smart working (facoltativo).

    Regione Lombardia – Avviso pubblico per l’adozione di piani aziendali di Smart Working

    L’intervento della Regione Lombardia era già previsto prima dell’emergenza, ma a causa della diffusione del Coronavirus è stato previsto che possano accedere all’agevolazione anche le aziende che hanno introdotto il lavoro agile per i propri dipendenti, in modalità provvisoria, durante il periodo dello stato di emergenza.

    N.B.: Aggiornamento: Le risorse finanziarie per questa agevolazione sono già esaurite e pertanto non è più possibile presentare la domanda.

    Possono accedere al contributo i titolari di patita iva e le imprese della regione Lombardia per l’acquisto di:

    • A – Servizi di consulenza e formazione finalizzati all’adozione di un piano di smart working
    • B – Acquisto di “strumenti tecnologici” funzionali all’attuazione del piano di smart working

    Altre agevolazioni sono già previste e altri provvedimenti sono attesi nelle prossime settimane quindi continua a seguirci per rimanere aggiornato.


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  • Progetti di innovazione digitale: stanziati 5 milioni per la digitalizzazione delle imprese del Lazio

    Progetti di innovazione digitale: stanziati 5 milioni per la digitalizzazione delle imprese del Lazio

    Avviso: il bando Progetti di Innovazione Digitale è stato chiuso il 22 marzo 2020 per esaurimento dei foni. Rimani aggiornato su tutte le novità di finanza agevolata clicca qui!

    Stanziati dalla Regione Lazio 5 milioni di euro con il bando Progetti di Innovazione Digitale alle MPMI e liberi professionisti per l’innovazione digitale della propria attività

    Attenzione!!! I contributi richiesti hanno già raggiunto un importo pari a tre volte la dotazione finanziaria. Si prevede quindi la chiusura anticipata dello sportello mediante apposito provvedimento amministrativo.

    L’innovazione digitale è una tematica oggi più che mai rivelante per le aziende e i , ma trovare le risorse per stare al passo con i tempi non è mai semplice!

    Per fortuna arrivano ottime notizie sul versante : se sei una MPMI o un libero professionista operante nel Lazio grazie al nuovo bando “Progetti di Innovazione Digitale” potrai finalmente digitalizzare la tua attività!

    Cosa prevede Progetti di Innovazione Digitale?

    “Progetti di Innovazione Digitale” è il nuovo bando della Regione Lazio che destinerà ben 5 milioni di euro alle imprese  per l’introduzione di tecnologie digitali e di soluzioni  a sostegno dell’innovazione di processo e di prodotto.

    A chi si rivolge il bando?

    I destinatari del bando Progetti di Innovazione Digitale sono le MPMI (micro, ), inclusi i Liberi Professionisti, con Sede Operativa nel territorio della Regione Lazio, in forma singola o aggregata.

    Ahimè ci sono delle restrizioni che possono precludere l’ammissibilità della domanda a contributo e riguardano principalmente la capacità amministrativa, finanziaria e operativa necessaria a completare il Progetto presentato.

    Al momento della presentazione della domanda, infatti, i richiedenti devono avere il  pari ad almeno 5 volte il valore del Progetto non coperto dal contributo oppure, in alternativa, il Patrimonio netto pari ad almeno il valore del Progetto non coperto dal contributo.

    Che tipo di progetti possono essere presentati?

    Le imprese o i professionisti che presenteranno la propria domanda per il bando Progetti di Innovazione Digitale dovranno tenere a mente che sono agevolabili esclusivamente i Progetti che prevedono l’adozione di una o più soluzioni tecnologiche o sistemi digitali, finalizzate a introdurre innovazioni nei processi produttivi, logistici, organizzativi e commerciali.

    Tali spese devono necessariamente appartenere alle seguenti macrocategorie:

    • Investimenti materiali e immateriali
    • Acquisto di servizi e consulenze
    • Costi a forfait (del personale e indiretti)

     

    Ma, nel dettaglio, quali sono le tipologie di spese che potranno essere includere nel progetto?

    Per semplificarti la vita, ti faccio qualche esempio pratico:

    • soluzioni di digital marketing;
    • e-commerce;
    • punto vendita digitale;
    • soluzioni digitali di prenotazione e pagamento;
    • sistemi Self scanning e Self checkout;
    • stampa 3D;
    • IOT (internet of things);
    • logistica digitale;
    • amministrazione digitale;
    • sicurezza digitale.

    Quale tipologia di agevolazione è prevista?

    L’agevolazione è concessa in regime De Minimis, sotto forma di contributo a fondo perduto nella misura del 40% dell’importo complessivo del Progetto ammesso.

    I costi ammissibili previsti nel Progetto non possono essere inferiori a:

    • 50.000 euro nel caso di progetti presentati da una MPMI in forma singola;
    • 50.000 euro, con un importo minimo di 20.000 euro per singola MPMI, nel caso di Progetti da realizzare mediante una aggregazione temporanea.

     

    Nel caso in cui la MPMI opti per il contributo in RGE (Regolamento Generale di Esenzione n. 651/2014), tale regime sarà applicato a tutte le Spese Ammissibili da rendicontare.

    La quota di contributo sui costi a forfait (del personale e indiretti) potrà comunque essere concessa esclusivamente in regime De Minimis, con intensità di Aiuto del 40%.

    ​Da quando posso presentare domanda per partecipare?

    Le richieste di contributo  per il bando Progetti di Innovazione Digitale potranno essere presentate dalle ore 12:00 del 4 marzo 2020 e fino alle ore 18:00 del 21 aprile 2020.

    Come faccio a presentare la domanda?

    Le richieste devono essere presentate esclusivamente via PEC successivamente alla finalizzazione del Formulario GeCoWEB.

    Per farlo bisognerà utilizzare la modulistica in parte prodotta automaticamente da GeCoWEB stesso dalle ore 12:00 del 5 febbraio 2020 e fino alle ore 12:00 del 21 aprile 2020.

    Come si accede al sistema GeCoWEB?

    Tranquillo dovrai semplicemente registrarti al portale www.impresainungiorno.gov.it ed effettuare la relativa autenticazione per l’accesso ai servizi on-line.

    Non vuoi limitarti ad una sola agevolazione ma vuoi sapere tutti – ma proprio tutti – i bandi e le agevolazioni a cui puoi accedere ogni mese?

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  • Bando “Al Via” – Agevolazioni per la Valorizzazione degli Investimenti Aziendali

    Bando “Al Via” – Agevolazioni per la Valorizzazione degli Investimenti Aziendali

    Attenzione: AL VIA Agevolazioni Lombarde per la Valorizzazione degli Investimenti Aziendali ha chiuso lo sportello in data 30 Giugno 2021.

    Oltre 486 milioni di euro a sostegno degli investimenti produttivi aziendali delle imprese lombarde con il bando Al Via.

    Con il bando Al Via la Regione Lombardia agevola gli investimenti dedicati allo sviluppo aziendale, ma anche a programmi di ammodernamento e ampliamento produttivo delle PMI lombarde. 

    Un buona notizia è che la dotazione finanziaria del bando Al Via è stata più volte aumentata dai 75 milioni iniziali, fino ad arrivare alla somma di 486.5 milioni di euro ripartiti tra finanziamenti agevolati, garanzie del credito e contributi a fondo perduto.

    A chi è rivolto il bando Al Via?

    Il bando Al Via è rivolto alle Piccole e Medie Imprese (PMI) costituite da almeno 24 mesi e caratterizzate dai seguenti codici ATECO:

    • C – Attività manifatturiere;
    • F – Costruzioni;
    • H – Trasporto e magazzinaggio;
    • J – Servizi di informazione e comunicazione;
    • M – Attività professionali, scientifiche e tecniche;
    • N – Noleggio, agenzie di viaggio, servizi di supporto alle 

    Inoltre, indipendentemente dal codice ATECO  possono presentare la domanda per il bando Al Via anche le PMI iscritte all’Albo delle imprese agromeccaniche della Regione Lombardia.

    Esclusioni

    Il bando Al Via esclude diverse attività quali, ad esempio,

    • Industria del tabacco;
    • Fabbricazione di prodotti derivanti dalla raffinazione del petrolio;
    • Attività editoriali;
    • Attività di produzione cinematografica, di video e di programmi televisivi, di registrazioni musicali e sonore;

    Sono escluse anche le altre attività che riguardano le sezioni J, M e N della tabella Ateco. Per questa ragione, per visionare un elenco esaustivo dei codici Ateco esclusi si rimanda all’Allegato 2 del bando.

    Le linee di intervento

    Il bando Al Via prevede due diverse linee con caratteristiche differenti in termini di interventi finanziabili:

    1. Linea Sviluppo Aziendale: finanzia investimenti per l’ammodernamento e l’ampliamento produttivo;
    2. Linea Rilancio Aree Produttive: finanzia investimenti per lo sviluppo aziendale basati su programmi di ammodernamento e ampliamento produttivo collegati a piani di riqualificazione e/o riconversione territoriale di aree produttive.

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    Bando al via agevolazioni per gli investimenti aziendali

    Qualeagevolazione prevede il bando?

    Le agevolazioni previste dal bando Al Via comprendono in ogni caso un finanziamento assistito da  del credito e da un  In base alla linea scelta possono essere presentati differenti tipologie di progetto, ed è possibile coprire differenti tipologie di spese.

    La linea Sviluppo Aziendale, prevede Progetti standard Progetti incentivati nei casi in cui i progetti stessi abbiano determinate caratteristiche. Mentre la linea Rilancio Aree produttive non prevede Progetti incentivati.

    Per entrambe le linee, l’agevolazione sarà concessa in alternativa, a scelta del beneficiario, nel rispetto del Regolamento de minimis oppure nel rispetto del Regolamento di esenzione.

    Gli incentivi economici previsti saranno:

    • Finanziamento agevolato, tra un minimo di 50 mila e un massimo di 2,85 milioni di euro;
    • Garanzia prestata a titolo gratuito, nel limite del 70% del Finanziamento;
    • Contributo in conto capitale, in misura variabile tra il 5% e il 15% in base alle caratteristiche del progetto presentato e al Regolamento scelto.

    Focus sulla linea Sviluppo Aziendale

    Vediamo nel dettaglio quali sono le caratteristiche fondamentali della linea “Sviluppo aziendale” del bando Al Via.

    I progetti presentati non potranno avere un importo totale inferiore ai € 53.000 e superiore a € 2.000.000 (nel caso di De Minimis) o € 3.000.000 (nel caso di Regolamento di esenzione 651/14).

    I Progetti dovranno essere realizzati in uno degli ambiti della Strategia di Specializzazione Regionale (S3) della Regione Lombardia, ovvero rientrare in una delle seguenti aree:

    • aerospazio;
    • agroalimentare;
    • eco-industria;
    • industrie creative e culturali;
    • industria della salute;
    • manifatturiero avanzato;
    • mobilità sostenibile.

     

    Le spese ammissibili dalla linea Sviluppo Aziendale sono:

    1. acquisto di macchinari, impianti, attrezzature e arredi nuovi di fabbrica
    2. acquisto di sistemi gestionali integrati (software & hardware)
    3. acquisizione di marchi, brevetti e licenze di produzione;
    4. opere murarie, di bonifica, impiantistica e costi, anche finalizzati all’introduzione di criteri di ingegneria antisismica.

     

    Le agevolazione previste per questa linea sono rappresentate da un finanziamento a medio lungo termine assistito da una garanzia e da un contributo in conto capitale.

     

    Focus sulla linea Rilancio Aree Produttive

    Vediamo, ora, quali sono le caratteristiche peculiari della linea “Rilancio aree produttive” del bando “Al Via“.

    I progetti presentati non potranno avere un importo totale inferiore ai € 53.000, e superiore a € 2.000.000 (nel caso di De Minimis) o € 6.000.000 (nel caso di Regolamento di esenzione 651/14).

    Nel caso di progetti presentati a valere su questa linea, l’impresa richiedente dovrà allegare una dichiarazione del Comune su cui è programmato l’investimento, che attesti l’inutilizzo, da almeno un’anno, dell’area o dell’immobile stesso, oppure una prova di appartenenza dell’area o dell’immobile agli elenchi delle aree dismesse della Regione Lombardia.

    Anche in questo caso, i progetti dovranno essere coerenti con la Strategia di Specializzazione Regionale (S3) e dovranno essere realizzati entro 12 mesi dalla concessione dell’agevolazione.

    Le spese ammissibili dalla linea “Rilancio aree produttive” sono:

    1. acquisto di macchinari, impianti, attrezzature, arredi nuovi di fabbrica;
    2. acquisto di sistemi gestionali integrati (software & );
    3. acquisizione di marchi, di brevetti e di licenze di produzione;
    4. opere murarie, di bonifica, impiantistica e costi assimilati, anche finalizzati all’introduzione di criteri di ingegneria antisismica;
    5. acquisto di proprietà/diritto di superficie in relazione ad immobili destinati all’esercizio dell’impresa;

    Per le prime tre spese in elenco, le agevolazioni sono rappresentate da un finanziamento a medio lungo termine assistito da garanzia e da un contributo in conto capitale , mentre per le ultima due spese (4 e 5) l’agevolazione prevista è un contributo in conto capitale.

    Come e quando è possibile presentare la domanda?

    Le richieste di accesso agli incentivi possono essere presentate esclusivamente on-line, sul portale Siage, a partire dal 05 luglio 2017 e fino al 31 dicembre 2020.

    Di seguito ti proponiamo due video esplicativi della Regione Lombardia, su come presentare la domanda di ammissione per le due linee. Se vuoi farti aiutare per presentare la domanda e non commettere errori, contattaci… saremo lieti di aiutarti!

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  • Adeguamento del registratore di cassa telematico: il credito d’imposta

    Adeguamento del registratore di cassa telematico: il credito d’imposta

    Nuova normativa registratore di cassa fiscale

    Il nuovo obbligo di adeguamento del registratore di cassa telematico per gli esercizi commerciali. Scopri come funziona il credito d’imposta. ha portato un certo scompiglio nel mondo degli esercizi commerciali… Vediamo di fare un po’ di chiarezza!

    Dal 1° gennaio 2020 tutti gli esercizi commerciali (artigiani e commercianti) dovranno avere una cassa telematica che consenta la memorizzazione elettronica e l’invio telematico dei corrispettivi giornalieri all’Agenzia delle Entrate. Per gli esercenti con volume d’affari superiore a 400.000 euro, l’obbligo è anticipato addirittura al 1° luglio 2019.

    La buona notizia è che la normativa, per l’obbligo di adeguamento del registratore di cassa telematico per gli esercizi commerciali, ha previsto anche un contributo per le spese sostenute per l’acquisto di un nuovo misuratore fiscale o per adattarne uno vecchio.

    Il contributo per l’obbligo di adeguamento del registratore di cassa telematico per gli esercizi commerciali, permette di ricevere un  pari al 50% della spesa sostenuta, fino a un massimo di 250 euro in caso di acquisto di un nuovo apparecchio e un massimo di 50 euro in caso di adeguamento di un registratore di cassa già posseduto.

    Il credito d’imposta potrà essere utilizzato esclusivamente in compensazione, facendo ricorso al modello F24 e utilizzando l’apposito codice tributo 6899, comunicato dall’Agenzia delle Entrate con la risoluzione 33/E del 1° marzo 2019.

    In realtà, in un primo momento, si era previsto che il contributo venisse anticipato direttamente dal fornitore del bene, sotto forma di sconto diretto sull’acquisto. Certo, forse sarebbe stato più comodo (tranne che per il fornitore, in effetti…), ma allo stato attuale dei fatti, la Legge di Bilancio 2019 ha stabilito che il credito sarà riconosciuto al contribuente che sosterrà le spese per l’adeguamento.

    Sono valide le spese sostenute nel 2019 e nel 2020.

    Come beneficiare del credito d’imposta per adeguamento del registratore di cassa telematico per gli esercizi commerciali

    A partire dalla prima liquidazione periodica dell’IVA, successiva al mese in cui è stata registrata la fattura di acquisto o dell’intervento di adeguamento, sarà già possibile iniziare a utilizzare il credito, indicandolo nella dichiarazione dei redditi del periodo d’imposta in cui si è sostenuta la spesa e in quelle successive, finché il credito non sia esaurito.

    Quindi, visto che comunque bisognerà attenersi all’ obbligo di adeguamento del registratore di cassa telematico per gli esercizi commerciali, che aspetti? Tanto vale farlo risparmiando grazie a questo contributo statale!

    Vuoi conoscere altri contributi e agevolazioni disponibili per la tua impresa? Scopri Trovabando!

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  • 2 milioni di € per l’efficientamento energetico delle PMI lombarde

    2 milioni di € per l’efficientamento energetico delle PMI lombarde

    Avviso: il bando è scaduto il 30 settembre 2019. Se vuoi rimanere aggiornato sulle novità della finanza agevolata clicca qui

    Se hai una piccola o media impresa in Lombardia e stai pensando all’ efficientamento energetico delle tue sedi operative, preparati a partecipare al prossimo bando in uscita approvato dalla tua Regione!
    Dal 28 settembre 2016 infatti, sarà possibile presentare domanda al “Bando per l’ efficientamento energetico delle piccole e medie imprese”, fino ad esaurimento delle risorse disponibili (pari ad oltre 2.27 milioni di euro!). In quel caso sarà creata una lista di riserva fino ad un massimo di richieste aggiuntive pari a circa 220 mila euro.

    L’obiettivo è quello di incentivare la realizzazione delle diagnosi energetiche o l’adozione del sistema di gestione ISO 50001 in una o più delle sedi operative (fino a un massimo di 10), situate in Lombardia, in cui svolge l’attività l’impresa.

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    Perché dovrei utilizzare un sistema di gestione dell’energia?

    Se non stai ancora pensando all’efficientamento energetico per la tua impresa, be’…hai l’occasione per iniziare a farlo!

    Secondo lo standard ISO 50001, il sistema di gestione dell’energia (Energy Management System) stimola lo sviluppo di una politica energetica. Questo, identificando i consumi energetici passati e presenti, determina gli obiettivi di miglioramento futuri, tenendoli poi sotto controllo attraverso opportuni piani di monitoraggio.

    Dall’analisi dei consumi si possono ottenere informazioni utili per attuare piani di miglioramento dell’efficienza energetica, e ridurre i costi del consumo energetico.

    Chi può presentare la domanda per efficientamento energetico delle pmi lombarde?

    La domanda può essere presentata dal legale rappresentante di un’impresa lombarda (PMI) operante in qualsiasi settore. Questo a condizione che l’azienda sia regolarmente costituita e iscritta nel registro delle imprese da almeno 2 anni alla data del 30.10.2015.

    Come posso presentare la domanda al bando?

    La domanda di contributo deve essere presentata a decorrere dal 28 settembre 2016 esclusivamente on-line, per mezzo del Sistema Informativo “SIAGE”.

    Che tipo di contributo è previsto?

    Il bando prevede un contributo a fondo perduto finalizzato a coprire il 50% delle spese ammissibili.
    Le spese ammissibili non saranno considerate oltre l’importo di:

    • € 10.000 al netto dell’iva per ciascuna diagnosi energetica;
    • € 20.000 al netto dell’iva per la 50001 per ciascuna adozione del sistema di gestione ISO 50001.

     

    Pertanto, il contributo massimo che potrà essere riconosciuto sarà di:

    • € 5.000 per ogni diagnosi energetica;
    • € 10.000 per ogni adozione del sistema di gestione ISO 50001.

    Quali spese possono essere agevolate?

    Sono ammissibili al contributo le spese al netto dell’iva, sostenute a partire dalla data di comunicazione regionale di assegnazione del contributo:

    • per la realizzazione diagnosi energetiche, eseguite da soggetti certificati da organismi accreditati;
    • per l’adozione del sistema di gestione conforme alla norma ISO 50001, comprendente prestazioni di consulenza, inclusa la formazione al personale, acquisto di software e di dispositivi hardware per l’analisi dei dati, e la certificazione di conformità alla norma.

    Non sei ancora sicuro se questo è il bando adatto a te? Chiedi a noi di Trovabando!

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  • Fondo Nazionale Efficienza Energetica 2019: finanziamenti agevolati e garanzie per le imprese

    Fondo Nazionale Efficienza Energetica 2019: finanziamenti agevolati e garanzie per le imprese

    Fondo Nazionale Efficienza Energetica 2019 promosso da MiSE e Invitalia

    Grazie al Fondo Nazionale Efficienza Energetica 2019, è possibile ottenere finanziamenti agevolati e garanzie per investimenti di efficientamento energetico su immobili, impianti e processi produttivi.

    Il Fondo, di natura rotativa, ha infatti la finalità di sostenere interventi che possano garantire il raggiungimento dei target nazionali di efficienza energetica, riuscendo a mobilitare, proprio grazie a tale strumento, maggiori risorse private in questo settore.

    A questo scopo, con i suoi 310 milioni di dotazione finanziaria al 2020, si prevede che il Fondo possa mobilitare un volume di investimenti di oltre 1.7 miliardi di euro, grazie al quale generare un utilizzo più razionale dell’energia e una riduzione delle emissioni climalteranti.

    Chi può partecipare al bando Fondo Nazionale Efficienza Energetica 2019 e come funziona

    Possono accedere al Fondo Nazionale Efficienza Energetica 2019 quasi tutte le imprese (in forma singola o associata/aggregata), le ESCo (Energy Service Company) e anche le Pubbliche Amministrazioni. Per tutte le imprese, tra gli altri requisiti, è necessario che siano costituite da almeno 2 anni e iscritte al .

    Sono previste esclusioni solo per i settori della pesca e dell’acquacoltura, della produzione primaria dei prodotti agricoli o della loro trasformazione e commercializzazione, e per alcuni casi specifici.

    Il Fondo Nazionale Efficienza Energetica 2019 permetterà una riduzione dei costi di accesso al credito ed è articolato in due sezioni.

    La prima, che comprende il 30% delle risorse annuali, è destinata alla concessione di garanzie su singole operazioni di finanziamento, a coprire fino all’80% dei costi agevolabili, per importi da 150.000 a 2.500.000 euro; la seconda, invece, prevede l’erogazione di finanziamenti a un tasso agevolato dello 0.25%. E’ possibile richiedere sia la garanzia che il finanziamento.

    Per le imprese il finanziamento del Fondo Nazionale Efficienza Energetica 2019  può avere una durata massima di 10 anni e può arrivare a coprire fino al 70% dei costi agevolabili, per un importo compreso fra 250.000 euro e 4 milioni di euro. La richiesta di finanziamento può essere presentata presso tutti gli istituti bancari.

    E’ obbligatorio fornire con mezzi propri una copertura finanziaria minima del 15% dell’investimento. La buona notizia è che per le operazioni relative a questa “quota privata” è comunque possibile utilizzare il Fondo di Garanzia per le PMI (rispettando comunque i limiti di cumulabilità).

    Non solo fotovoltaico: cosa si può fare con il Fondo Nazionale Efficienza Energetica

    Le imprese con il Fondo Nazionale Efficienza energetica 2019 possono finanziare progetti di investimento che riguardino:

    • il miglioramento dell’efficienza energetica dei processi e dei servizi;
    • la riqualificazione energetica degli edifici (ad es. fotovoltaico);
    • l’installazione o il potenziamento di impianti per il teleriscaldamento e il teleraffrescamento.

    Per queste tipologie di progetto, le spese ammissibili sono quelle per:

    1.  consulenze (nella misura max del 10% delle spese ammissibili), con riferimento in particolare alle spese per progettazioni ingegneristiche relative alle strutture dei fabbricati e degli impianti, direzione lavori, collaudi di legge, progettazione e implementazione di sistemi di gestione energetica, studi di fattibilità nonché la predisposizione dell’attestato di prestazione energetica degli edifici e della diagnosi energetica degli edifici pubblici;
    2. impianti, macchinari e attrezzature quali le apparecchiature, gli impianti, nonché macchinari e attrezzature varie, solo se nuovi (inclusi i sistemi di telegestione, telecontrollo e monitoraggio per la raccolta dei dati riguardanti i risparmi conseguiti) comprensivi delle forniture di materiali e dei componenti previsti per la realizzazione dell’intervento;
    3. interventi sull’involucro edilizio comprensivi di opere murarie e assimilate, inclusi i costi per gli interventi di mitigazione del rischio sismico, qualora riguardanti elementi edilizi interessati dagli interventi di efficientamento energetico;
    4. infrastrutture specifiche, comprese le opere civili, i supporti, le linee di adduzione dell’acqua, dell’energia elettrica – comprensivo dell’allacciamento alla rete del gas e/o del combustibile biomassa necessari per il funzionamento dell’impianto, nonché i sistemi di misura dei vari parametri di funzionamento dell’impianto.

    Come presentare la domanda di partecipazione

    La domanda di presentazione per il Fondo Nazionale Efficienza Energetica 2019 va inviata direttamente online sulla piattaforma di Invitalia prima della data di inizio dei lavori, a partire dal 20 maggio 2019.

    Le domande vengono valutate in ordine cronologico di arrivo entro 60 giorni dalla presentazione (salvo eventuali richieste di integrazione dei documenti).

    Ottima opportunità, quindi, soprattutto considerando che queste agevolazioni sono cumulabili con agevolazioni contributive o finanziarie previste da altre norme comunitarie, nazionali e regionali. Quali? Scoprilo con Trovabando!

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  • Bando Intraprendo: cosa c’è di nuovo per le startup lombarde [Aggiornamento]

    Bando Intraprendo: cosa c’è di nuovo per le startup lombarde [Aggiornamento]

    Avviso: il bando è stato chiuso il 15 luglio 2019. Non perderti le novità sulla finanza agevolata, clicca qui!

    Contributi a fondo perduto e finanziamenti a tasso zero per le Start up della Lombardia

    Il bando Intraprendo per le start up lombarde, riaperto dal 4 ottobre 2017, è l’agevolazione promossa da Regione Lombardia in collaborazione con Finlombarda spa.

    L’obiettivo è favorire e stimolare l’imprenditorialità lombarda, mediante l’avvio ed il sostegno alla realizzazione di nuove iniziative imprenditoriali e di autoimpiego.

    Saranno favorite le iniziative intraprese da giovani (under 35 anni) o da soggetti maturi (over 50 anni) usciti dal mondo del lavoro, oppure da imprese caratterizzate da elevata innovatività e a forte contenuto tecnologico.

    Qual’ è la dotazione finanziaria del bando Intraprendo?

    L’intera linea Intraprendo ha una dotazione finanziaria complessiva pari ad 30 milioni di euro.

    La finestra di erogazione per il 2017 ha una dotazione di oltre 7 milioni di euro.

    Chi può partecipare?

    Possono partecipare al Bando Intraprendo i soggetti che, al momento della presentazione on line della domanda, siano classificabili come:

    • microimprese o PMI iscritte e attive al Registro delle Imprese da non più di 24 mesi, con una sede operativa attiva in Lombardia;
    • Liberi Professionisti in forma singola che abbiano avviato la propria attività professionale da non più di 24 mesi, e che abbiano eletto a luogo di esercizio prevalente dell’attività professionale uno dei Comuni di Regione Lombardia e che, per tale attività professionale, risultino iscritti all’albo professionale del territorio di Regione Lombardia;
    • aspiranti imprenditori”, ossia persone fisiche che provvedano, nel termine perentorio di 90 giorni a partire dalla data del decreto di assegnazione ad iscrivere ed attivare nel Registro delle Imprese di una delle  di Regione Lombardia una microimpresa o una PMI;
    • aspiranti liberi professionisti in forma singola”, ossia persone fisiche, non ancora in possesso di una Partita IVA riferibile all’attività professionale che intendono avviare.

    Che tipo di contributo è previsto?

    Il contributo del Bando Intraprendo può variare da un minimo di 25 mila euro fino ad un massimo di 65 mila euro.

    Questo si compone di una quota di contributo a fondo perduto (pari al 10%) e di una quota di finanziamento agevolato a tasso zero (pari al 90%).

    Il  è a tasso zero con rimborso compreso tra 3 e 7 anni e un pre-ammortamento massimo di 18 mesi: in pratica per i primi 18 mesi non rimborsi la quota capitale del prestito.

    L’entità del contributo, determinata sulla base della tipologia di progetto, è normalmente pari al 60% delle spese ammissibili e può aumentare fino al 65% se il progetto:

    • è presentato da giovani under 35;
    • è proposto da soggetti usciti dal mondo del lavoro over 50;
    • è caratterizzato da elevata innovatività.

    I contributi saranno concessi secondo il Regime De minimis n. 1407/2013.

    Quali sono gli investimenti agevolati secondo il bando Intraprendo?

    Per la realizzazione della finalità del Bando Intraprendo possono essere presentati Progetti di:

    • avvio e/o sviluppo di microimprese e PMI;
    • avvio e/o sviluppo di attività di lavoro libero-professionale in forma singola, da realizzarsi esclusivamente in una sede operativa/luogo di esercizio prevalente in Lombardia.

    Sono ammissibili all’Intervento Finanziario progetti che comportino spese totali ammissibili uguali o superiori ad Euro 41.700,00.

    Per essere ammessi all’agevolazione prevista dal bando Intraprendo, i progetti presentati devono aver ricevuto uno o più endorsement, ovvero una dichiarazione a supporto della qualità dell’idea imprenditoriale/professionale oggetto della domanda di partecipazione al bando.

    Quali spese possono essere agevolate?

    Come già detto, sono ammissibili all’intervento finanziario previsto dal bando Intraprendo soltanto i progetti che comportino spese totali ammissibili uguali o superiori ad Euro 41.700.

     
    Le spese ammissibili devono riguardare le seguenti tipologie:

    • nuovo personale contrattualizzato fino ad un massimo del 30% delle spese totali ammissibili;
    • acquisto di beni strumentali materiali nuovi, usati o noleggio dei medesimi, quali ad es. attrezzature, hardware, macchinari, impianti, arredi, veicoli commerciali leggeri
    • acquisto di beni immateriali (marchi e brevetti acquisiti o ottenuti in licenza, licenze di produzione di  e di conoscenze tecniche non brevettate, costi di prototipazione);
    • licenze di software nel limite massimo del 20% delle spese totali ammissibili;
    • servizi di consulenza o servizi equivalenti, non riferiti all’ordinaria amministrazione, fino ad un massimo del 25% delle spese totali ammissibili;
    • affitto dei locali della sede operativa o del luogo di esercizio prevalente nel quale viene realizzato il Progetto di avvio e/o sviluppo dell’impresa o dell’attività libero-professionale, fino a un massimo di dodici mensilità di canone di locazione all’interno della durata di realizzazione del progetto;
    • acquisto delle scorte fino ad un massimo del 10% delle spese totali ammissibili;
    • spese generali addizionali forfettarie per un massimo del 15% delle spese di personale ammissibili del Progetto e il costo per le commissioni relative al rilascio di una eventuale  fidejussoria, nel caso sia richiesta in base alle vigenti regole e in base agli esiti dell’ di merito creditizio.

    Quando posso presentare la domanda?

    La domanda di partecipazione per il  Bando Intraprendo deve essere presentata esclusivamente online sulla piattaforma informativa SiAge a partire dalle ore 12.00 del giorno 4 ottobre 2017, fino al 15 luglio 2019.

    Concentrati solo sul tuo business, a trovare il bando giusto per te ci pensiamo noi!

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