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Categoria: Bandi

  • Cultura Crea: scopri come compilare la domanda

    Avviso: non è più possibile inoltrare la domanda per questi bandi. Nel frattempo non perderti le novità della finanza agevolata, clicca qui!

    Dal 15 Settembre 2016, sarà possibile inviare le domande per partecipare al bando Cultura Crea !

    Scopri il nostro articolo dedicato a Cultura Crea come compilare la domanda! Il bando è rivolto alle MPMI dell’industria culturale e creativa, inclusi i team di persone che vogliono costituire una società, e ai soggetti del terzo settore che vogliono realizzare i loro progetti di investimento in Basilicata, Campania, Puglia, Calabria e Sicilia.

    Per concludere la nostra rubrica di approfondimento sul bando Cultura Crea di Invitalia abbiamo pensato di proporti una guida completa alla compilazione della domanda per poter richiedere anche tu questa l’agevolazione!

    …ed eccola qua!

    Innanzitutto cominciamo con lo specificare che:

    La presentazione del business plan avviene esclusivamente online

    La procedura di presentazione del business plan e della documentazione deve essere effettuata esclusivamente attraverso la piattaforma informatica di Invitalia.

    Se hai ancora dei dubbi su come scrivere il tuo business plan o su come compilare tutta la documentazione necessaria non esitare a contattarci!

    Come faccio ad inoltrare la domanda per Cultura Crea?

    Per inoltrare la domanda di richiesta dell’agevolazione prevista da Cultura Crea basterà:

    1. registrarsi ai servizi online di Invitalia indicando un indirizzo di posta elettronica ordinario
    2. accedere al sito riservato per compilare direttamente online la domanda, caricare il business plan e tutta la documentazione da allegare.

     

    Attenzione: per completare tutta la procedura di presentazione della domanda è necessario disporre di una firma digitale e di un indirizzo di posta elettronica certificata (PEC).

    Un altro aspetto da tenere in considerazione è che le domande saranno esaminate in base all’ordine cronologico di presentazione, dunque…

    Niente click day!

    Questo vuol dire che dopo la verifica formale della documentazione inviata, è prevista una valutazione di merito. Questa si concluderà entro 60 giorni dalla data di presentazione della domanda completa di tutta la documentazione richiesta. Quindi, niente click day.

    Ricorda che la corretta compilazione della domanda e del business plan è assolutamente necessaria per avere maggiori possibilità di accesso al bando!

    Per questo, prima di procedere all’inoltro della domanda, verifica attentamente il possesso dei requisiti richiesti dal bando Cultura Crea (se non sai come fare clicca qui!) e compila con la massima attenzione tutti i documenti necessari, compreso il Business Plan.

    Questo ti permetterà di limitare il rischio di presentare una domanda incompleta o non completamente corretta, cosa che potrebbe compromettere l’ammissione all’agevolazione.

    Il team di Trovabando è sempre a tua disposizione per aiutarti in ogni fase della compilazione della domanda. Contattaci e approfitta ora di questa agevolazione.

    Non sai a quale linea del bando fare domanda? Leggi tutti gli approfondimenti:

    Linea 1: Creazione di nuove imprese nell’industria culturale

    Linea 2: Sviluppo delle imprese dell’industria culturale e turistica

    Linea 3: Sostegno ai soggetti del terzo settore dell’industria culturale

    Concentrati solo sul tuo business, a trovare il bando giusto per te ci pensiamo noi!

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  • Come partecipare al bando Cultura Crea [2 di 3]

    Come partecipare al bando Cultura Crea [2 di 3]

    Avviso: il bando è stato chiuso il 29 marzo 2021. Nel frattempo non perderti tutte le novità della finanza agevolata, clicca qui!

    Continua la nostra rubrica sul bando Cultura Crea!

    Oggi analizzeremo la seconda delle tre linee in particolare i requisiti bando Cultura Crea linea: “Sviluppo delle imprese dell’industria culturale e turistica”.

    Se ti sei perso le puntate precedenti, clicca qui e qui e non perderti il nostro prossimo articolo conclusivo sul bando Cultura Crea!

    come-partecipare-al-bando-cultura-crea-2-di-3
    Ottime notizie per te che vuoi fare impresa al Sud. In arrivo il nuovo bando Invitalia Cultura Crea a sostegno dell’industria culturale e turistica delle regioni del Sud Italia.

    La seconda linea del bando Cultura Crea ha come obiettivo il sostegno allo sviluppo e al consolidamento delle micro, piccole e medie imprese dell’industria culturale, turistica, creativa, dello spettacolo e del settore manifatturiero tipico locale.

    Ho i requisiti giusti per partecipare a questa linea del bando?

    Vediamo subito insieme quali sono le caratteristiche necessarie per partecipare alla seconda linea del bando Cultura Crea!

    Questa agevolazione si rivolge alle imprese costituite in forma societaria da non meno di 36 mesi, incluse le cooperative che vogliono presentare progetti di investimento nei settori dell’industria culturale, turistica, creativa, dello spettacolo e dei prodotti tipici locali e si applica nei Comuni delle regioni Basilicata, Calabria, Campania e Puglia inseriti nell’elenco delle aree di attrazione culturale.

    Se vuoi sapere ora se hai i requisiti specifici richiesti da questo bando contattaci e ti diremo subito se puoi partecipare!

    Per questa linea, che tipo di agevolazione è prevista?

    Le agevolazioni sono concesse nei limiti del regolamento de minimis e prevedono congiuntamente:

    • un finanziamento agevolato a tasso zero fino al 60% della spesa ammessa.
    • un contributo a fondo perduto fino al 20% della spesa ammessa.

     

    Anche in questo caso, come per la prima linea, se sei un’impresa femminile, giovanile o in possesso del rating di legalità, in entrambi i casi il tetto delle agevolazioni può essere elevato del 5%, arrivando quindi, nel primo caso al 65%, mentre nel secondo fino al 25%.

    Quali attività posso finanziare con questa linea del bando Cultura Crea?

    I progetti imprenditoriali finanziabili devono riguardare:

    • servizi per la fruizione turistica e culturale;
    • promozione finalizzata alla valorizzazione delle risorse culturali;
    • recupero e valorizzazione di produzioni tipiche locali.

     

    I programmi di investimento finanziabili possono arrivare fino a 500.000 euro!

    Le spese ammissibili sono quindi di due tipi:

    • Investimenti: macchinari, impianti e attrezzature. programmi informatici, brevetti, licenze e marchi, certificazioni e know how;
    • Spese di gestione: personale dipendente qualificato assunto dopo la presentazione della domanda, servizi per tecnologie dell’informazione e della comunicazione, consulenze specialistiche esterne.

    Come faccio a richiedere l’agevolazione?

    La domanda si presenta online, sul portale di Invitalia e deve essere firmata digitalmente. Le domande saranno valutate secondo un ordine cronologico.
    L’iter di valutazione prevede l’esame dei requisiti formali di accesso e l’esame di merito.

    Vuoi sapere se hai i requisiti giusti per partecipare? Contattaci e te lo diremo noi in tempo reale!

    La domanda da inviare deve contenere, oltre ai dati anagrafici e al profilo del proponente, il business plan completo di:

    • descrizione dell’attività proposta
    • analisi del mercato e relative strategie
    • aspetti tecnico-produttivi ed organizzativi
    • aspetti economico finanziari

     

    Ecco per te l’elenco dei documenti necessari per la presentazione della domanda alla seconda linea del bando Cultura Crea!

    Ricorda che, anche in questo caso, la qualità del tuo business plan può fare la differenza. Descrivi in maniera accurata ogni punto richiesto per avere una maggiore possibilità di accesso all’agevolazione prevista dal bando Cultura Crea!

    Ora non ti resta che preparare tutta la documentazione inviare la domanda e aspettare l’esito della valutazione della tua domanda da parte di Invitalia!

    P.S. Non perderti il prossimo articolo per conoscere l’ultima linea di intervento del bando Cultura Crea!
    Si parlerà dell’incentivo creato per il “Sostegno ai soggetti del terzo settore dell’industria culturale”!

    Leggi anche La guida completa per partecipare al bando!

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  • Decreto Rilancio 2020: Credito d’imposta 50% per investimenti in startup e PMI innovative

    Decreto Rilancio 2020: Credito d’imposta 50% per investimenti in startup e PMI innovative

    Ecco il credito d’imposta del 50% previsto dal Decreto Rilancio 2020, destinato ai contribuenti che investono in startup innovative e PMI innovative

    Il “Decreto Rilancio 2020” (DL n.34 del 19 maggio 2020, pubblicato in Gazzetta Ufficiale n.128 del 19 maggio 2020) , che fa parte del panorama agevolazioni stratup innovative 2020, ha introdotto una nuova agevolazione per sostenere le imprese italiane a seguito dell’emergenza Coronavirus. Una buona opportunità all’interno del panorama dei bandi per startup 2020.

    È un credito d’imposta del 50% destinato a chi investe nel capitale sociale di una o più startup innovative, e/o di una o più Pmi innovative (articolo 38, commi 7 ed 8).

    Quando si parla di startup innovative si fa riferimento a società di capitali che rispondono a determinati requisiti previsti dall’art. 25, comma 2 del DL 179/2012.

    Per Pmi innovative, invece, si intendono società in possesso di almeno due dei seguenti requisiti:

    • il 3% dei costi totali deve essere attribuibile a attività di ricerca, sviluppo e innovazione;
    • un terzo del team deve essere composto da persone in possesso di una laurea magistrale;
    • un quinto del team deve essere formato da dottorandi, dottori di ricerca o ricercatori;
    • deve essere proprietaria di una forma di protezione intellettuale o di protezione del software.

    La detrazione del 50% è riconosciuta per investimenti – diretti o indiretti – che vengono mantenuti per almeno 3 anni. Nel caso in cui questa temporalità non sia rispettata, si decade dal beneficio e si è obbligati a restituire quanto detratto con interessi legali.

    Decreto Rilancio 2020: Quali soggetti vengono premiati con i bandi startup 2020?

    L’agevolazione del Decreto Rilancio 2020 premia tutti i contribuenti che investono nel capitale sociale di una o più realtà innovative che sono iscritte al Registro delle imprese al momento dell’investimento.

    L’investimento in questione può essere diretto o indiretto. Con investimenti indiretti si intendono quelli effettuati attraverso organismi di investimento collettivo (Oicr) oppure altre società di capitali che investono prevalentemente in Start up innovative e Pmi innovative ammissibili.

    Quanto si risparmia e su cosa con le agevolazioni startup innovative 2020?

    Vediamo più nel dettaglio a cosa si applica il nuovo credito d’imposta per investimenti in startup e Pmi del Decreto Rilancio 2020 e quanto è possibile recuperare tramite questo bando startup 2020.

    Chi investe in startup innovative, può detrarre dall’imposta lorda un importo pari al 50% dell’investimento, fino ad un massimo di 100mila euro, per un ammontare di detrazione non superiore a 50mila euro.

    Chi, invece, decide di investire in Pmi innovative, può detrarre dall’imposta lorda un importo pari al 50% dell’investimento fino ad un massimo di 300mila euro, per un ammontare di detrazione non superiore a 150mila euro. In caso di investimento superiore a 300mila euro, l’investitore potrà detrarre dall’imposta lorda un importo pari al 30% dell’eccedenza, nel limite di 200mila euro, in tre esercizi finanziari.

    Cosa non può essere agevolato con il bando startup 2020 del Decreto Rilancio 2020?

    Il decreto Rilancio 2020 stabilisce che NON sono agevolabili:

    • Gli investimenti effettuati attraverso Oicr e società, direttamente o indirettamente, a partecipazione pubblica

    Non sono agevolabili con il bando startup 2020, inoltre, gli investimenti in startup innovative o di invetsire in Pmi innovative che operano in alcuni settori (indicati all’art. 1, comma 1 del Regolamento (UE) n. 1407/2013 della Commissione del 18 dicembre 2013).

    Sono, infatti, esclusi gli investimenti effettuati in:

    • Imprese che operano nel settore della pesca e dell’acquacoltura;
    • Aziende che lavorano nel settore della produzione primaria dei prodotti agricoli;
    • Imprese operanti nel settore della trasformazione e commercializzazione di prodotti agricoli (nei casi indicati dall’art.1, comma 1 del Regolamento (UE) n. 1407/2013)
    • Attività connesse all’esportazione verso paesi terzi o Stati membri, ossia aiuti direttamente collegati ai quantitativi esportati, alla costituzione e gestione di una rete di distribuzione o ad altre spese connesse con l’attività d’esportazione.

    Come e quando presentare la domanda per le agevolazioni startup innovative 2020?

    Come indicato nel Decreto Rilancio 2020, e preciasamente nella Gazzetta Ufficiale del 15 febbraio 2021, l’impresa beneficiaria dovrà presentare un’istanza attraverso la piattaforma online chiamata “Incentivi fiscali in regime «de minimis» per investimenti in start-up e Pmi innovative”, indicando dati e termini dell’investimento prima che diventi effettivo.

    Se, invece, tali investimenti sono già stati effettuati durante il 2020, si potrà presentare comunque la domanda, nel periodo che va dal 1° marzo al 30 aprile 2021.

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  • Bando Isi INAIL 2020-2021

    Bando Isi INAIL 2020-2021

    Aggiornamento: Per le novità relative agli anni 2021-2022 ti consigliamo di leggere il nostro articolo!

    Il Bando ISI 2020 dell’Inail sostiene imprese che operano in Italia con incentivi a fondo perduto destinati a progetti di prevenzione e sicurezza sul lavoro.

    Il Bando Isi Inail 2020 (pubblicato in Gazzetta Ufficiale n. 297 del 30-11-2020) ha l’obiettivo di incentivare le imprese a realizzare progetti per il miglioramento dei livelli di salute e di sicurezza nei luoghi di lavoro, attraverso incentivi a fondo perduto.

    Come indicato dal Bando, sono finanziabili quattro tipologie di progetto, suddivise rispettivamente in 4 Assi di finanziamento:

    • Asse di finanziamento 1Progetti di investimento e Progetti per l’adozione di modelli organizzativi e di responsabilità sociale
    • Asse di finanziamento 2Progetti per la riduzione del rischio da movimentazione manuale di carichi (MMC)
    • Asse di finanziamento 3Progetti di bonifica da materiali contenenti amianto
    • Asse di finanziamento 4Progetti per micro e piccole imprese operanti in specifici settori di attività

    Quanto si risparmia e su cosa?

    Vediamo quanto si risparmia, basandoci sulla suddivisione dei 4 Assi di finanziamento.

    Assi 1,2,3

    Sui progetti che rientrano nei primi 3 assi di finanziamento (Progetti di investimento e Progetti per l’adozione di modelli organizzativi e di responsabilità sociale, Progetti per la riduzione del rischio da movimentazione manuale di carichi (MMC), Progetti di bonifica da materiali contenenti amianto) è concesso un finanziamento in conto capitale del 65%. Il finanziamento è calcolato sulle spese sostenute al netto dell’IVA. Il finanziamento massimo erogabile è pari a 130mila euro e il finanziamento minimo ammissibile è pari a 5mila euro. Per le imprese fino a 50 dipendenti che presentano progetti per l’adozione di modelli organizzativi e di responsabilità sociale di cui all’Allegato 1.2, invece, non è fissato alcun limite minimo di finanziamento.

    Asse 4

    Per quanto riguarda i progetti per micro e piccole imprese operanti in specifici settori di attività, è concesso un finanziamento in conto capitale del 65% (sulle spese sostenute al netto dell’IVA). In questo caso, cambiano gli importi: il finanziamento massimo erogabile è pari a 50mila euro e il finanziamento minimo ammissibile è pari a 2mila euro.

    Quali sono le spese ammissibili?

    Sono ammesse al finanziamento:

    • Le spese di progetto
    • Le spese tecniche e assimilabili
    • Le spese di consulenza del progetto

     

    Sono “spese di progetto” tutte le spese direttamente necessarie all’intervento, nonché quelle accessorie utili alla sua realizzazione e indispensabili per la sua completezza. Queste ultime, tuttavia, non devono essere prevalenti rispetto a quelle direttamente riconducibili alla riduzione del rischio. Si considerano “spese tecniche e assimilabili” le spese che si rendono necessarie in funzione del progetto specifico.

    Come e quando si presenta la domanda?

    Le imprese interessate dovranno collegarsi sul portale istituzionale e compilare la domanda tramite i servizi online a disposizione, seguendo il percorso guidato sul sito dell’INAIL – “Accedi ai servizi online” – per l’inserimento della richiesta di finanziamento conformemente a quanto previsto dagli Avvisi regionali.

    Riassumiamo, quindi, le date più importanti da tenere a mente per poter partecipare:

    • Compilazione domande: dal 1 giugno 2021 al 15 luglio 2021 ore 18.00
    • Download codici identificativi: dal 20 luglio 2021
    • Comunicazione regole tecniche per l’invio della domanda online: entro il 15 luglio.

     

    Le aziende dovranno selezionare l’avviso di riferimento della propria regione in cui troveranno le modalità di compilazione della domanda con un percorso guidato.

    Sembra un’ottima opportunità, non trovi?

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  • Bando Voucher 3I di Invitalia per le start-up innovative

    Bando Voucher 3I di Invitalia per le start-up innovative

    Avviso: a seguito dell’esaurimento delle risorse non è più possibile presentare domanda. Nel frattempo non perderti le ultime novità di finanza agevolata, clicca qui!

    Bando Voucher 3I: l’incentivo per le startup innovative che finanzia l’acquisto di servizi di consulenza per la brevettazione.

    Con la pubblicazione del Decreto Direttoriale del 14 maggio 2020 diviene operativo lo strumento denominato “Voucher 3I”, già previsto dal Decreto Crescita, interamente dedicato alle start-up che investono in innovazione.

    Il bando è promosso dal Ministero dello Sviluppo Economico e gestito da Invitalia ed ha una dotazione finanziaria di 19, 5 milioni di euro per il triennio 2019-2021.

    Lo strumento ha l’obiettivo di supportare le imprese nella registrazione di un brevetto per invenzione industriale allo scopo di valorizzare e tutelare, in Italia e all’estero, i processi di innovazione tecnologica e digitale delle startup.

    Chi può richiedere il bando Voucher 3I?

    Hai diritto a richiedere questo voucher se sei una startup innovativa, ovvero una società di capitali, costituita anche in forma cooperativa, le cui azioni o quote rappresentative del capitale sociale non sono quotate su un mercato regolamentato o su un sistema multilaterale di negoziazione.

    Essere una startup innovativa però non basta, bisogna rispettare alcuni requisiti, tra cui:

    1. essere costituiti da non più di 60 mesi
    2. avere sede in Italia, o in uno degli Stati membri dell’Unione Europea o in Stati aderenti all’Accordo sullo spazio economico europeo, a condizione di avere una sede produttiva o una filiale in Italia
    3. registrare, a partire dal secondo anno di attività, un valore totale della produzione annua non superiore a 5 milioni di euro
    4. non distribuire, e non aver distribuito, utili
    5. avere, quale oggetto sociale esclusivo o prevalente, lo sviluppo, la produzione e la commercializzazione di prodotti o servizi innovativi ad alto valore tecnologico
    6. non essere stata costituita da una fusione, scissione societaria o a seguito di cessione di azienda o di ramo di azienda

     

    Per poter beneficiare del contributo bisogna inoltre possedere almeno uno tra questi ulteriori requisiti:

    • le spese in ricerca e sviluppo devono essere uguali o superiori al 15% del maggiore valore fra costo e valore totale della produzione
    • il personale complessivamente impiegato – come soci, dipendenti o collaboratori a qualsiasi titolo – deve essere costituito per almeno un terzo da dottorandi, dottori di ricerca o ricercatori, oppure per almeno due terzi da soggetti in possesso di laurea magistrale
    • l’impresa deve essere titolare o depositaria o licenziataria di una privativa industriale (brevetto) o di un software originario registrato, purché direttamente afferenti all’oggetto sociale e all’attività di impresa.

    Che tipo di contributo viene concesso?

    Il contributo previsto dal bando è concesso sotto forma di voucher, finalizzato all’acquisizione di servizi specialistici di consulenza per :

    • ricerche di anteriorità preventive e alla verifica della brevettabilità dell’invenzione, concedibile nella misura massima di euro 2.000,00 + iva;
    • stesura della domanda di brevetto e di deposito presso l’Ufficio italiano brevetti e marchi, concedibile nella misura massima di euro 4.000,00 +iva;
    • servizi di consulenza relativi al deposito all’estero della domanda nazionale di brevetto, concedibile nella misura massima di euro 6.000 + iva.

     

    I servizi possono essere acquistati anche separatamente e l’entità del voucher andrà a ricoprire interamente il costo del singolo servizio.

    Per ciascuna tipologia di servizio, inoltre, le startup possono richiedere fino a tre voucher, ricevendo la consulenza su tre diverse invenzioni e/o domande di brevetto.

    Potrai dunque ricevere fino a un massimo di 9 voucher nell’arco di un anno (12 mesi calcolati a partire dalla prima richiesta).

    Tieni a mente però che il voucher copre esclusivamente i costi dei servizi e non include gli oneri relativi a tasse e diritti relativi al deposito delle domande di brevetto presso gli uffici competenti.

    A chi posso rivolgermi per i servizi di consulenza specialistica?

    Ai fini dell’ammissibilità al bando, purtroppo, non tutti possono essere fornitori di servizi di consulenza specialistica.

    Il Decreto del MiSE precisa infatti che i servizi ammissibili possono essere forniti esclusivamente dai consulenti in proprietà industriale e avvocati, iscritti negli appositi elenchi predisposti e gestiti dall’Ordine dei consulenti in proprietà industriale e dal Consiglio nazionale forense.

    L’inclusione dei fornitori negli appositi elenchi avviene su base volontaria, tramite la presentazione della propria candidatura al Consiglio dell’Ordine dei consulenti in Proprietà industriale, per i consulenti in Proprietà industriale, e al Consiglio nazionale Forense, per gli avvocati.

    Se hai già in mente un fornitore, o ne stai cercando uno, assicurati che sia iscritto ad uno degli elenchi specificati.

    Quando e come posso presentare domanda?

    Le domande potranno essere compilate, a partire dalle ore 12 del 15 giugno 2020, utilizzando il format predisposto da Invitalia.

    Ogni domanda deve indicare la tipologia di servizi di consulenza di cui il richiedente intende beneficiare, nonché il fornitore individuato e la relativa accettazione dell’incarico.

    Alla domanda dovranno inoltre essere allegate le dichiarazioni sostitutive dell’atto di notorietà, i cui format sono scaricabili in automatico al momento della presentazione della domanda.

    Le domande verranno valutate in base all’ordine di arrivo e fino a esaurimento dei fondi: non ci sono quindi graduatorie o scadenze per la presentazione delle domande.

    Si tratta di un voucher sicuramente molto interessante per tutte le startup che hanno l’esigenza di ottenere un supporto concreto per la tutela, in Italia e all’estero, delle proprie idee innovative.

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  • FAICredito: Fondo Abbattimento Interessi

    FAICredito: Fondo Abbattimento Interessi

    Avviso: il bando è stato chiuso il 10 ottobre 2020. Se vuoi rimanere aggiornato sulle ultime novità di finanza agevolata clicca qui!

    Faicredito: contributi in conto interesse su finanziamenti fra 10.000 e 100.000 euro.

    Per fronteggiare la crisi di liquidità conseguente alle misure di sicurezza messe in atto per contenere l’emergenza Covid-19, la Regione Lombardia e le  lombarde hanno attuato una misura rivolta alle micro,  del territorio: FAICredito.

    Cosa prevede l’agevolazione?

    Con FAICredito è possibile ricevere un contributo in conto interessi, cioè un contributo a fondo perduto destinato ad abbattere il tasso di interesse su finanziamenti richiesti per esigenze di liquidità.

    E’ inoltre previsto un ulteriore contributo a copertura del costo della garanzia, compresi i costi di istruttoria,per le pratiche presentate tramite i Consorzi Fidi, che si impegnano ad applicare tariffe calmierate sulle operazioni oggetto di agevolazione.

    I finanziamenti però devono presentare alcune caratteristiche ben precise:

    • Essere destinati a operazioni di liquidità per far fronte all’attuale situazione di emergenza;
    • Importo compreso fra 10.000 e 100.000 euro (in realtà il  può essere di importo superiore, ma 100.000 euro è la cifra massima su cui verrà calcolato il contributo)
    • Durata del finanziamento da 12 a 36 mesi;
    •  Data di stipula: dopo il 24 febbraio 2020;
    • Tasso d’interesse applicato non superiore al 5%.

    Chi può richiedere il contributo?

    Possono presentare la domanda di contributo le micro, piccole e medie imprese di tutti i settori economici che, al momento dell’erogazione del contributo, abbiano sede legale e/o operativa iscritta e attiva al Registro Imprese di una delle Camere di Commercio della Lombardia.

    Sarà necessario inoltre essere in regola con il pagamento del diritto camerale, rispettare la normativa antimafia, non avere forniture in essere con una delle Camere di Commercio lombarde e non trovarsi in uno stato previsto dal “Codice della crisi di impresa e dell’” o in  volontaria.

    Quanto posso ricevere?

    Il tasso massimo agevolabile è del 3% ed è possibile ricevere un contributo massimo di 5.000 euro.

    Inoltre, alle imprese che presentano domanda per il tramite di un , è riconosciuta una copertura del 50% dei costi di garanzia (compresi costi di istruttoria), fino ad un valore massimo di 1.000 euro.

    Come posso accedere al contributo?

    Ci sono due possibilità per presentare la domanda di contributo:

    1.  in modo diretto, dopo aver ottenuto il finanziamento bancario, seguendo la procedura telematica;
    2. tramite il Confidi che ha concesso la garanzia all’impresa.

    Quando è possibile presentare la domanda?

    Le domande di contributo devono essere presentate a partire dalle ore 10.00 del 29 aprile 2020 ed entro le ore 12.00 del 30 ottobre 2020, ma il  potrebbe anche chiudere prima nel caso in cui le richieste dovessero superare del 10% la dotazione finanziaria, che nel suo complesso è di € 11.600.000 (ma ogni Camera di Commercio ha stanziamenti diversi).

    Ti conviene affrettarti!

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  • Credito d’imposta Mezzogiorno – incentivi per le imprese del Sud

    Credito d’imposta Mezzogiorno – incentivi per le imprese del Sud

    Il Programma Operativo Nazionale “Imprese e competitività” 2014-2020 FESR assegna 123 milioni di euro alle imprese con sede nelle regioni del Mezzogiorno , che desiderano investire in beni strumentali.

    Il Programma Operativo Nazionale “Imprese e competitività” 2014-2020 FESR assegna 163 Milioni di euro allo strumento del credito d’imposta Mezzogiorno, per le PMI italiane che desiderano investire in beni strumentali.

    Di questi, ben 123 milioni sono assegnati alle imprese con sede nelle regioni del Mezzogiorno.

    Come utilizzare il credito d’imposta Mezzogiorno

    Secondo quanto previsto dalla Legge di Stabilità 2016, dal 1° gennaio 2016 e fino al 31 dicembre 2019, le aziende con sede nelle regioni del Mezzogiorno potranno usufruire di un credito di imposta per l’acquisto di beni strumentali nuovi, da destinare alle proprie unità produttive.

    La misura in base all’articolo 1, comma 171, della legge n. 178/2020, si applica fino al 31 dicembre 2022.

    Qualche esempio delle spese che godranno di questo sgravio? Rientrano in questa definizione gli investimenti per l’acquisto di impianti, macchinari, arredi, strumentazione, attrezzature informatiche e licenze software. Sono gli investimenti che l’azienda utilizza per il suo funzionamento.

    Chi potrà beneficiare dell’agevolazione?

    Il Ministero tiene a sottolineare che il Decreto, in cui si definiscono i criteri di concessione del credito d’imposta, è destinato esclusivamente alle imprese ricadenti nell’ambito di ammissibilità del PON I&C.

    I beneficiari saranno quindi le Piccole e Medie imprese, le quali dovranno aver avuto, da parte dell’Agenzia delle Entrate, l’approvazione a poter usufruire del credito d’imposta in questione.

    Sono escluse dal beneficio le imprese che rientrano nel settore economico incluso nella sezione A della Classificazione Ateco, ovvero le imprese operanti nel settore dell’agricoltura, della caccia e della silvicultura.

    Inoltre, come specificato sul sito dell’Agenzia delle Entrate: ” l’agevolazione non si applica ai soggetti che operano nei settori dell’industria siderurgica, carbonifera, della costruzione navale, delle fibre sintetiche, dei trasporti e delle relative infrastrutture, della produzione e della distribuzione di energia e delle infrastrutture energetiche, nonché ai settori creditizio, finanziario e assicurativo“.

    Sono escluse anche le imprese in difficoltà.

    Quali caratteristiche dovranno avere gli investimenti?

    Saranno coperti gli investimenti in beni strumentali che abbiano le seguenti caratteristiche:

    • il bene acquistato deve essere rigorosamente nuovo;
    • l’ammontare dell’investimento deve essere pari o superiore a 500 mila euro;
    • l’investimento dovrà essere localizzato nelle regioni meno sviluppate o in transizione.

    Quali sono le novità sul credito d’imposta per il Mezzogiorno?

    La legge n. 18 del 27 febbraio 2017, ha modificato la disciplina del credito d’imposta ampliando gli ambiti di applicazione, le aliquote, e l’ammontare massimo delle spese agevolabili. L’Agenzia delle Entrate ha dato alcuni chiarimenti in merito, con la Circolare n. 12/E del 13 aprile 2017.

    Prima di elencare le novità introdotte dalla legge 18/2017, è importante tenere a mente che, in linea generale:

    • per gli investimenti effettuati prima del 1° marzo 2017 si applica la disciplina previgente;
    • per gli acquisti effettuati dopo il primo marzo, si applica la nuova normativa.
      Le principali modifiche, in sintesi, prevedono quanto segue.

    Estensione dell’agevolazione all’intero territorio della Sardegna

    Con la precedente normativa, nelle regioni Sardegna, Molise ed Abruzzo, l’agevolazioni fiscale poteva essere utilizzata soltanto in alcune zone o alcuni comuni della regione, ossia quelle “ammissibili alle deroghe previste dall’art. 107, paragrafo 3, lettera c) del TFUE”.

    Le modifiche introdotte a marzo 2017, la Sardegna è stata inserita nell’altro gruppo di regioni del Mezzogiorno, ossia quelle “ammissibili alle deroghe previste dall’art. 107, paragrafo 3, lettera a) del TFUE”. In questo secondo caso, risulta agevolato l’intero territorio regionale.

    Aumento delle aliquote del credito d’imposta

    La normativa previgente prevedeva un credito d’imposta nella misura massima del:

    • 20% per le piccole imprese
    • 15 % per le medie imprese
    • 10 % per le grandi imprese.

     

    Con l’applicazione del nuovo modello, invece, sono state aumentate le aliquote per tutti i tipi di impresa, che dal primo marzo raggiungono la misura massima del:

    • 45 % per le piccole imprese
    • 35 % per le medie imprese
    • 25 % per le grandi imprese.

    Aumento dell’ammontare massimo delle spese agevolabili

    Rispetto a quanto precedentemente stabilito, il limite massimo dei costi ammissibili per ciascun progetto d’investimento sale da 1.5 milioni di euro a 3 milioni di euro per le piccole imprese, e da 5 a 10 milioni di euro per le medie imprese.

    Per le grandi imprese, invece, rimane invariata la soglia dei 15 milioni di euro.

    Inoltre, la determinazione del credito d’imposta sarà effettuata sulla base del costo complessivo dei beni acquisiti, e non più al netto degli ammortamenti fiscali dedotti nel periodo d’imposta.

    Possibilità di cumulo con gli aiuti De Minimis

    La nuova disciplina prevede che il credito d’imposta sia cumulabile con gli aiuti De Minimis e con altri aiuti di Stato che abbiano ad oggetto gli stessi costi ammessi a beneficio.

    Di conseguenza, per garantire il rispetto del limite dell’intensità d’aiuto, previsto dal Regolamento De Minimis, bisognerà indicare le altre agevolazioni richieste ed eventualmente ottenute per coprire gli stessi costi, in modo da ridurre il credito richiesto nei limiti della misura massima consentita.

    Non pensi che sia un’ottima opportunità? Se anche te hai bisogno di fare grandi investimenti e ti trovi nelle regioni del Sud, approfittane!

     

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  • Le agevolazioni fiscali per chi investe in una startup o PMI innovativa

    Le agevolazioni fiscali per chi investe in una startup o PMI innovativa

    Scopri le agevolazioni fiscali per chi investe in startup innovative, nuove opportunità per coloro i quali vogliono investire!

    Cos’è una Startup Innovativa?

    Una delle prime domande che ci si potrebbe porre, nel momento in cui si affronta questo argomento, è proprio cos’è una startup innovativa e come viene disciplinata dal nostro ordinamento?

    Per quanto riguarda la prima domanda occorre prendere in considerazione il D.L. Crescita 2.0 (179/2012) e le successive modifiche che permettono di conoscere sia la definizione di ‘start-up innovativa’ fatta propria dal legislatore, sia i requisiti indispensabili per costituirne una startup innovativa, secondo un’apposita procedura semplificata.

    Per riassumere, potremmo definire una startup innovativa come una impresa giovane, ad alto contenuto tecnologico, con forti potenzialità di crescita e rappresenta per questo uno dei punti chiave della politica industriale italiana.

    Nel 2012, il D.L. 179/2012 ha introdotto alcune misure specifiche a sostegno di tale tipologia di impresa per supportarle durante il loro ciclo di vita (nascita, crescita, maturità).

    Con questo pacchetto, oltre a sviluppare un ecosistema dell’innovazione dinamico e competitivo, si vogliono creare nuove opportunità per fare impresa e incoraggiare l’occupazione, si intende promuovere una strategia di crescita sostenibile a carattere innovativo.

    E’ evidente come nella definizione data sia fondamentale capire esattamente che cosa si intende per ‘innovativa’, o meglio cosa sia l’innovazione, che non si configura semplicemente nell’essere ‘una nuova società’.

    L’innovazione infatti si sostanzia nell’introduzione nel mercato di un prodotto/servizio nuovo, o significativamente migliorato, capace di rispondere a un bisogno o di avere un impatto positivo ed essere riconosciuto come un ‘progresso’.

    L’innovazione infatti può anche riguardare l’introduzione di nuovi processi, tecniche, organizzazione del lavoro, che abbattono i costi di produzione o aprono nuovi mercati.

    Si pensi semplicemente alla cosiddetta Industria 4.0: in essa si sta riversando e trova applicazione un enorme quantità di innovazione, poiché riguarda prodotti (ad es: nuovi macchinari, robotica, software); servizi (cloud computing, sistemi gestionali); processi e organizzazione del lavoro che dovranno essere ripensati in relazione a un nuovo modello produttivo e che possono essere ottimizzati grazie all’uso di apposito software.

    Le imprese in possesso dei requisiti possono accedere allo status di startup innovativa tramite autocertificazione sottoscritta dal legale rappresentante e godere delle agevolazioni registrandosi nella sezione speciale dedicata del Registro delle Imprese presso la Camera di Commercio della propria provincia.

    Quali sono i requisiti di una startup innovativa?

    Ai sensi della normativa di riferimento (DL 179/2012, art. 25, comma 2) una startup innovativa è una società di capitali, costituita anche in forma cooperativa, che rispetti i seguenti requisiti oggettivi:

    • è un’impresa nuova o costituita da non più di 5 anni
    • ha residenza in Italia, o in un altro Paese dello Spazio Economico Europeo ma con sede produttiva o filiale in Italia
    • ha fatturato annuo inferiore a 5 milioni di euro
    • non è quotata in un mercato regolamentato o in una piattaforma multilaterale di negoziazione
    • non distribuisce e non ha distribuito utili
    • ha come oggetto sociale esclusivo o prevalente lo sviluppo, la produzione e la commercializzazione di un prodotto o servizio ad alto valore tecnologico
    • non è risultato di fusione, scissione o cessione di ramo d’azienda

     

    Infine, una startup è innovativa se rispetta almeno 1 dei seguenti 3 requisiti soggettivi:

    • sostiene spese in R&S e innovazione pari ad almeno il 15% del maggiore valore tra fatturato e costo della produzione;
    • impiega personale altamente qualificato (almeno 1/3 dottori di ricerca, dottorandi o ricercatori, oppure almeno 2/3 con laurea magistrale);
    • è titolare, depositaria o licenziataria di almeno un brevetto o titolare di un software registrato.

    Come si può possibile investire in startup e PMI innovative?

    Esistono diverso modi per poter investire in una startup o PMI innovative e variano in funzione del soggetto specifico che intende effettuare l’investimento.

    Vediamo insieme quali sono le più famose forme di investimento e le novità degli ultimi anni.

    Investimenti in Startup o PMI Innovative effettuati tramite OICR o società di capitali

    Come definito dall’articolo 1, comma 2, lettera e) del decreto del Ministero dell’economia e delle finanze del 30 gennaio 2014, per Organismi di Investimento Collettivo del Risparmio (OICR) che investono prevalentemente in startup innovative si intendono quegli organismi di investimento collettivo del risparmio che, al termine del periodo di imposta in corso al 31 dicembre dell’anno in cui è effettuato l’investimento agevolato, detengono azioni o quote di startup o PMi innovative di valore almeno pari al 70% del valore complessivo degli investimenti in strumenti finanziari risultanti dal rendiconto di gestione o dal bilancio chiuso nel corso dell’anzidetto periodo di imposta.

    Questi Organismi sono una novità assoluta nel panorama del risparmio gestito italiano in quanto investono in strumenti finanziari non quotati: le Startup e le PMI innovative.

    Per poter beneficiare del vantaggio fiscale, deve essere rilasciata all’investitore apposita documentazione comprovante lo status di OICR con investimento prevalente in Startup e PMI innovative.

    L’equity crowdfunding

    Partecipando a una campagna di equity crowdfunding non stai acquistando un prodotto finanziario tradizionale, ma stai facendo un investimento che riguarda l’economia reale e in particolare lo sviluppo di un’impresa innovativa: si tratta quindi di un investimento ad alto rischio.

    L’impresa potrebbe non avere successo o comunque non produrre utili nell’immediato, per questo motivo devi tenere presente che:

    • potresti perdere l’intera cifra investita
    • aspetterai a lungo prima di avere un ritorno sul tuo investimento, soprattutto nel caso delle startup innovative per cui è fatto divieto di distribuzione degli utili fino a quando rimangono iscritte nel registro speciale presso la Camera di Commercio fino ad un massimo di 5 anni di attività

    Che tipo di investimento è l’equity crowdfunding?

    L’equity crowdfunding è un investimento a lungo termine che avrà successo solo se le imprese che hai finanziato riusciranno a sviluppare il loro business e a renderlo profittevole.

    In tal caso puoi trarre beneficio dal tuo investimento in diversi modi.

    Se hai investito in una startup innovativa, una volta cancellata la società dal registro speciale fino ad un massimo di 5 anni dalla costituzione della startup potrai partecipare alla divisione degli utili.

    Se hai investito in una PMI, invece, gli utili potranno essere divisi fin da subito.

    In entrambi i casi, se l’impresa viene acquistata potrai decidere di vendere la tua quota.

    Inoltre, puoi rivendere la tua quota in qualsiasi momento a un altro investitore privato.

    Quali sono i benefici fiscali derivanti da questo investimento?

    Dal 1° Gennaio 2017, con l’entrata in vigore della Legge di Bilancio 2017, sono aumentate ulteriormente le agevolazioni fiscali a favore degli investitori.

    Per le persone fisiche: detrazione IRPEF pari al 30% dell’importo investito in startup innovative o PMI innovative. Investimento massimo detraibile per periodo d’imposta: € 1.000.000.

    Per le persone giuridiche: hanno diritto a dedurre dal reddito imponibile un importo pari al 30% dell’importo investito in startup innovative o PMI innovative. L’investimento massimo deducibile per periodo d’imposta è di € 1.800.000.

    Mantenimento e decadenza delle agevolazioni fiscali per chi investe in startup o PMI innovative

    Le condizioni per beneficiare delle agevolazioni sono in parte diverse in caso di startup e di PMI innovativa.

    Esiste tuttavia una condizione generale valida per entrambe: il mantenimento dell’investimento per almeno tre anni e la decadenza dal beneficio in caso di perdita dei requisiti innovativi.

    Come anticipato ci sono ulteriori specifici criteri ai quali prestare attenzione:

    • la società se è una Startup innovativa non deve perdere uno dei requisiti previsti dall’articolo 25, comma 2, del Dl 179/2012, se invece è una PMI innovativa non perda di uno dei requisiti previsti dall’articolo 4, comma 1, del Dl 3/2015;
    • la quota di capitale acquisita non deve essere ceduta a titolo oneroso;
    • il socio investitore non deve recedere o non deve essere escluso dalla società;
    • la riduzione di capitale nonché la ripartizione di riserve o altri fondi costituiti con sovrapprezzi di emissione delle azioni o quote delle Startup o delle PMI innovative o delle altre società che investono prevalentemente in Start-up o PMI innovative e le cui azioni non sono quotate su un mercato regolamentato o su un sistema.

    Qual è la documentazione da compilare per usufruire delle agevolazioni?

    La tipologia di documentazione da compilare per usufruire delle agevolazioni varia in funzione del soggetto che ha effettuato l’investimento.

    Vi sono inoltre una serie di documenti che gli investitori devono obbligatoriamente ricevere per poter usufruire delle agevolazioni fiscali.

    La dichiarazione dei redditi per persone fisiche (Modelllo Redditi PF 2020)

    E’ importante precisare che tutte le persone fisiche che hanno investito in startup nell’anno 2019 non potranno compilare il modello 730 (normalmente compilato da dipendenti e pensionati), ma sono obbligate a compilare il modello Unico PF 2020 come da circolare dell’Agenzia delle Entrate n. 26/E/2015 (compilato da chi ha la partita IVA o da persone che hanno redditi di varia natura).

    Per usufruire dell’agevolazione, andrà quindi compilato all’interno del Modello Unico PF 2020 il rigo RP 80– “Detrazioni per investimenti in Start up” presente nel Quadro RP, Sezione VI.

    La dichiarazione dei redditi per società

    Le società di capitali, essendo soggetti IRES, hanno l’obbligo di compilare il modello redditi SC.

    Per cui, le società che hanno effettuato nel 2019 investimenti in startup/PMI innovative dovranno, compilare gli importi nel quadro RS, molto simile al quadro RP 80 compilato dalle persone fisiche.

    Documentazione necessaria per usufruire delle agevolazioni fiscali

    Per poter beneficiare delle agevolazioni fiscali, gli investitori devono ricevere:

    • Certificazione rilasciata dalla Startup o PMI innovativa che attesti: di non avere superato il limite di 15 milioni di euro ovvero, se superato, l’importo per il quale spetta la deduzione o detrazione. La certificazione deve essere rilasciata entro 60 giorni dal conferimento
    • Copia del piano d’investimento della Start-up o PMI innovativa, contenente informazioni dettagliate sull’oggetto dell’attività prevista, sui relativi prodotti e sull’andamento (previsto o attuale) di vendite e profitti. Se l’investimento viene fatto mediante OICR o in altre società che investono prevalentemente in startup innovative, tali soggetti rilasciano, su richiesta dell’investitore, una certificazione in cui attestano che il 70% dei loro investimenti viene effettuato in startup innovative e certificano l’entità dell’investimento agevolabile. Se nell’anno di competenza non si è potuto usufruire dell’agevolazione fiscale, in quanto, ad esempio il diretto interessato non aveva imposte da pagare, vi è la possibilità di riportare l’agevolazione negli anni successivi fino ad un massimo di 3 anni, ma non oltre il terzo.

    Concentrati sul tuo business, a trovare il bando giusto per te ci pensiamo noi!

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  • Bonus contributo a fondo perduto: il nuovo incentivo dell’Agenzia delle Entrate

    Bonus contributo a fondo perduto: il nuovo incentivo dell’Agenzia delle Entrate

    Avviso: dal 24 agosto 2020 non è più possibile presentare domanda. Se vuoi rimanere aggiornato sulle novità della finanza agevolata clicca qui!

    Dal 15 giugno le imprese che hanno avuto un calo di fatturato possono richiedere il bonus contributo a fondo perduto.

    L’ Agenzia delle Entrate ha messo online la guida con tutte le istruzioni per richiedere accesso alle risorse previste dal decreto Rilancio a favore delle imprese e delle partite Iva colpite dalla crisi emergenziale post Covid -19.

    Il contributo a fondo perduto si configura dunque come una somma di denaro che verrà corrisposta direttamente dall’Agenzia delle Entrate, in seguito alla presentazione dell’istanza, inviata in via telematica da imprese e titolari di partita iva.

    Tale importo dovrà essere necessariamente commisurato alla perdita del  e dei corrispettivi, questa condizione dovrà essere documentata e riportata nella presentazione, subita a seguito del lockdown.

    Chi può richiedere il contributo a fondo perduto?

    Il contributo a  potrà essere richiesto dai numerosi titolari di partita Iva che esercitano attività d’impresa o di lavoro autonomo o titolari di reddito agrario .

    Il primo requisito per poter richiedere il contributo è rappresentato dal conseguimento nell’anno 2019, di un ammontare di ricavi o compensi che non sia superiore ai 5 milioni di euro.

    Nel caso delle società con periodo d’imposta non coincidente con l’anno solare, è specificato che si farà riferimento al periodo d’imposta precedente a quello in corso alla data di entrata in vigore del decreto Rilancio, ovvero il 19 maggio 2020.

    Se invece l’imprenditore svolge diverse attività, il limite dei 5 milioni di euro si riferirà a tutte le attività svolte.

    Per le persone fisichesocietà semplici ed enti non commerciali titolari di reddito agrario e attività agricole connesse, come nel caso di agriturismi o allevamento, sarà necessario fare riferimento all’ammontare del volume d’affari del modello di dichiarazione Iva 2020, con il periodo d’imposta 2019.

    Inoltre, per poter accedere all’erogazione del contribuito a fondo perduto occorre che sia presente almeno uno tra i tre seguenti requisiti:

    • ammontare del fatturato e dei corrispettivi del mese di aprile 2020 inferiore ai due terzi dell’ammontare del fatturato e dei corrispettivi del mese di aprile 2019;
    • inizio dell’attività a partire dal 1° gennaio 2019;
    • domicilio fiscale o sede operativa che siano situate nel territorio di Comuni che sono stati colpiti da eventi calamitosi, in stato di emergenza ancora in atto al 31 gennaio 2020.

    Chi non può richiedere il contributo a fondo perduto?

    All’ interno della guida è specificato che il contributo spetta ai soggetti coloro i quali abbiano iniziato l’attività in data antecedente il 1° maggio 2020.

    Oltre ai professionisti iscritti agli enti di diritto privato di previdenza obbligatoria, con riferimento ai soggetti esclusi dal contributo, la norma cita:

    • i soggetti la cui attività risulti cessata alla data di presentazione dell’istanza;
    • i soggetti di cui all’art. 162-bis TUIR (intermediari finanziari e società di partecipazione);
    •  che hanno diritto alla percezione delle indennità previste dagli articoli 27 e 38 del D.L. 18/2020.

     

    Sono esclusi i professionisti iscritti alle Casse degli Ordini privatizzati, gli intermediari finanziari, le società di partecipazione, gli enti pubblici e i soggetti che fruiscono del bonus professionisti e del bonus lavoratori (i 600 euro) introdotti dal Cura Italia.

    Alcuni casi di soggetti beneficiari particolari

    Per i soggetti con inizio attività tra gennaio e aprile 2019 o soggetti con domicilio fiscale o sede operativa in Comune colpito da calamità in corso al 31 gennaio 2020:

    • se la differenza tra l’ammontare del fatturato e dei corrispettivi del mese di aprile 2020 e l’ammontare del fatturato e dei corrispettivi del mese di aprile 2019 risulta negativa a tale differenza (in valore assoluto) si applica la percentuale prevista in relazione alla soglia dei ricavi/compensi. Se il risultato è inferiore, spetta comunque l’importo minimo del contributo;
    • nel caso in cui, invece, tale differenza risulti positiva o pari a zero, il contributo è pari a quello minimo (1.000 euro per le  e 2.000 euro per i soggetti diversi).
    • per i soggetti con inizio attività da maggio 2019 (ma non oltre il 30 aprile 2020) spetta sempre l’importo minimo del contributo.

    Che tipo di contributo è previsto?

    L’agevolazione prevede la concessione di un contributo a fondo perduto, determinato applicando una diversa percentuale alla differenza tra quanto incassato con la propria attività nel mese di aprile 2020 e l’analogo importo riferito ad aprile 2019.

    In generale il finanziamento a fondo perduto sarà comunque riconosciuto per un importo non inferiore ai 1.000 euro per le persone fisiche e ai 2.000 euro per i soggetti diversi dalle persone fisiche.

    Per quanto riguarda quei soggetti che hanno iniziato l’attività da maggio 2019, a loro spetterà l’importo minimo del contributo.

    Come viene determinato l’importo del contributo?

    L’ammontare del contributo è determinato applicando una diversa percentuale alla differenza tra l’importo del fatturato e dei corrispettivi del mese di aprile 2020 e l’analogo importo del mese di aprile 2019.

    La differenza fra il fatturato e i corrispettivi del mese di aprile 2020 e il valore corrispondente di aprile 2019 si applica una specifica percentuale di contributo in relazione all’ammontare di ricavi e compensi:

    • 20% se i ricavi e i compensi dell’anno 2019 non superano la soglia di 400 mila euro
    • 15% se i ricavi e i compensi dell’anno 2019 non superano la soglia di 1 milione di euro
    • 10% se i ricavi e i compensi dell’anno 2019 non superano la soglia di 5 milioni di euro

     

    Il bonus è escluso da tassazione – sia dalle imposte sui redditi, sia dall’Irap – e non incide sul calcolo del rapporto per la deducibilità delle spese e degli altri componenti negativi di reddito, compresi gli interessi passivi.

    Quali sono le spese ammissibili?

    Sono ammissibili le spese legate alla liquidità necessaria per l’attività produttiva e commerciale

    Quando è possibile richiedere il contributo a fondo perduto?

    Le domande potranno essere presentate dal 15 giugno e non oltre il 13 agosto 2020; se il soggetto richiedente è un erede che continua l’attività per conto del soggetto deceduto, le istanze potranno essere trasmesse dal 25 giugno al 24 agosto.

    Per ottenere il contributo bisogna presentare telematicamente un’istanza all’Agenzia delle Entrate.  

    Per accedere possono essere utilizzate le credenziali Carta nazionale dei servizi, Fisconline, Spid e Entratel.

    In caso di contributo di importo superiore a 150.000 euro, il modello dell’istanza deve essere firmato digitalmente dal soggetto richiedente e inviato esclusivamente tramite Posta elettronica certificata (Pec).

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  • Fino a 300.000 euro e il 40% a fondo perduto per il tuo e-commerce in paesi esteri

    Fino a 300.000 euro e il 40% a fondo perduto per il tuo e-commerce in paesi esteri

    Resta aggiornato sulle novità della finanza agevolata, clicca qui!

    Cosa prevede l’agevolazione e quanto posso ricevere?

    L’agevolazione Simest ecommerce, che già prevedeva l’erogazione di un  agevolato per il 100% delle spese ammissibili, si arricchisce di alcuni importanti cambiamenti che la rendono un’occasione davvero imperdibile per chi ha intenzione di aprire il proprio business a nuovi mercati internazionali.

    Iniziamo dalla notizia più ghiotta, ossia la possibilità di ottenere fino al 40% del finanziamento a nel caso in cui la PMI abbia una sede operativa al Sud, e fino al 25% per le restanti imprese. Il tasso del finanziamento rimane fisso al 10% del tasso di riferimento UE (attualmente, fino al 30 aprile 2021, il tasso UE è dello 0,55%, quindi l’interesse da pagare sul finanziamento è solo dello 0,055%!). 

    La restituzione avverrà in 4 anni, di cui 1 di preammortamento, mentre l’erogazione avverrà in due momenti: anticipo (50%) e saldo.

    Le rate sono 6 semestrali.

    Altra buona notizia riguarda le garanzie, perché è possibile accedere all’agevolazione senza necessità di presentare garanzie.

    Se ancora non ti basta, sappi che potrai ricevere fino a 300.000 euro se realizzi una tua piattaforma e fino a 200.000 euro se invece scegli di utilizzare un marketplace di terzi.

    L’importo non potrà comunque superare il 15% dei ricavi medi risultanti dagli ultimi due bilanci approvati e depositati, mentre è previsto un importo minimo di 10.000 euro.

    Se non ti è ben chiara la differenza tra piattaforma proprietaria e marketplace, cerchiamo di fare un minimo di chiarezza!

    Una piattaforma proprietaria di e-commerce indica un sito internet in cui l’azienda vende online i propri prodotti. Si tratta di un sito realizzato direttamente dall’azienda e e in cui è l’impresa stessa a gestire ogni aspetto relativo alla gestione e alla vendita: dalla progettazione e sviluppo del sito all’aggiornamento delle schede di prodotto, dalla fatturazione alla gestione degli ordini e delle spedizioni, dalla sponsorizzazione all’assistenza ai clienti.

    L’investimento da effettuare, in termini sia economici che di risorse umane impiegate nella realizzazione e poi nella gestione del sito, è certamente maggiore, ma è maggiore anche l’autonomia di cui si gode e la possibilità di aumentare la brand awareness della propria azienda, utilizzando il proprio sito anche come strumento di marketing e di branding.

     

    Un marketplace invece è una piattaforma in cui sono riuniti molti rivenditori, ognuno dei quali avrà un suo spazio, ma insieme a tutti gli altri (una specie di centro commerciale virtuale, insomma…) e in cui sarà necessario gestire solo alcune attività, perché a molte altre pensa il market place stesso.

    Questo implica certamente una maggiore semplicità di gestione, ma limita anche, al tempo stesso, l’indipendenza dell’imprenditore, che in cambio della semplificazione delle attività e della maggiore facilità, soprattutto iniziale, di entrare in contatto con molti nuovi potenziali clienti, dovrà comunque sostenere dei costi o delle commissioni e avrà limitazioni nella scelta delle azioni di marketing e di personalizzazione della propria “vetrina”

    Chi può richiedere il contributo?

    Come dicevamo, l’opportunità è rivolta alle Società di Capitali che abbiano depositato almeno 2 bilanci completi.

    Dal momento che l’importo massimo del finanziamento è legato alla media dei ricavi degli ultimi 2 anni e che il finanziamento minimo è di 25.000 euro, andando a fare qualche calcolo non troppo complesso risulta che, per poter accedere, la media dei tuoi ricavi medi nel biennio precedente deve essere di circa 166.700 euro.

    A chi non dovesse raggiungere questi valori, ricordiamo che quelle di Sace-Simest non sono le uniche agevolazioni dedicate all’internazionalizzazione e che spesso è possibile ricevere contributi anche per la partecipazione a fiere e mostre internazionali (sia in Italia che all’estero) per iniziare comunque, senza investimenti troppo elevati, a farsi conoscere anche su altri mercati.

    Ancora una precisazione. Ricordati che esiste un limite di esposizione verso il  Fondo 394/81 di Simest (ovvero il Fondo per l’Internazionalizzazione) e il Fondo per la crescita sostenibile (quando previsto).

    Questo significa che, se hai chiesto altri finanziamenti a valere su tali risorse, dovrai fare attenzione che l’esposizione dell’ (compreso l’importo che stai richiedendo) non superi il 50% dei ricavi medi degli ultimi due bilanci approvati e depositati.

    Adesso vediamo più nel dettaglio cosa è possibile realizzare.

    Quali sono le spese ammissibili?

    Anche in questo caso non resterai deluso, perché, qualsiasi opzione tu abbia scelto (marketplace o piattaforma proprietaria), le spese ammissibili possono essere finanziate al 100% e sono… praticamente tutte! L’essenziale è che l’e-commerce abbia un dominio di primo livello nazionale registrato nel Paese di destinazione e che i beni o servizi distribuiti siano prodotti in Italia o con marchio italiano.

    Differentemente dall’edizione precedente, potrai realizzare o migliorare un E-commerce estero, qualora tu lo abbia già!

    E’ possibile infatti finanziare :

    Le spese relative alla creazione e miglioramento di una propria piattaforma informatica:

    • creazione sito e-commerce front-end, sito responsive/sito mobile/app;
    • circuiti di pagamento;
    • costo configurazione del sistema;
    • spese di avvio dell’utilizzo del marketplace;
    • software per la gestione degli ordini.

     

    Le spese relative alla gestione/funzionamento della propria piattaforma informatica / marketplace:

    • spese per la sicurezza dei dati e della piattaforma;
    • spese di hosting del dominio o annual fee;
    • spese per certificazioni internazionali;
    • analisi e tracciamento dati di navigazione;
    • registrazione, omologazione e tutela del marchio.

     

    Le spese relative alle attività promozionali ed alla formazione connesse allo sviluppo del programma:

    • spese per l’indicizzazione dell’e-commerce;
    • spese per web marketing;
    • spese per comunicazione e promozione;
    • formazione del personale adibito alla gestione/funzionamento della piattaforma;
    • aggiunta di grafiche;

     

    Non male, eh?

    Come posso accedere?

    Per non farti sfuggire questa opportunità dovrai registrarti sul Portale Sace-Simest, compilare e inviare la domanda sottoscritta digitalmente.

    La domanda, che dovrà riguardare un solo Paese, deve essere presentata prima di iniziare il programma di investimento presentato.

    E adesso non ti rimane che prepararti alla conquista di nuovi mercati!

    Concentrati sul tuo business, a trovare il bando giusto per te ci pensiamo noi!

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