Trovabando

Autore: gabriele@cloudfactory.it

  • Transizione 5.0 cos’è e come funziona: Guida Essenziale 2025

    Transizione 5.0: un nuovo modello per uno sviluppo sostenibile

    Avevamo appena iniziato a capire cosa fosse la Transizione 4.0 e a metterla subito in relazione con la digitalizzazione, e… ecco che già si parla di Transizione 5.0! Che significa?

    Il concetto di Transizione 5.0 è stato introdotto per la prima volta dal World Economic Forum nel 2020 e si basa sull’idea che, insieme all’innovazione tecnologica, è indispensabile perseguire anche la sostenibilità e l’inclusione sociale.

    Il progresso tecnologico è infatti un tema centrale e importante, ma è necessario concentrarsi su una visione più ampia del benessere umano e dell’equilibrio con l’ambiente. Per questo motivo, uno dei pilastri principali della Transizione 5.0 è rappresentato proprio dalla sostenibilità ambientale.

    Transizione 5.0: cos’è e quante sono le risorse

    L’attenzione all’ambiente, alle risorse naturali e al consumo responsabile, tuttavia, non può prescindere dal tema dell’innovazione tecnologica, che continua quindi ad essere di estrema importanza, soprattutto perché le nuove tecnologie possono offrire un contributo enorme nel risolvere sfide ambientali e sociali. 

    Considerata l’importanza e l’attualità delle tematiche ambientali e di sostenibilità, le istituzioni si stanno già attivando per favorire il nuovo processo di Transizione 5.0 anche con azioni concrete. A tal proposito, il Piano intende sostenere il passaggio verso processi più efficienti da un punto di vista energetico e più sostenibili, basati su fonti rinnovabili e volti alla riduzione degli sprechi.

    Per il biennio 2024-2025 il RePowerEU ha stanziato 6.3 miliardi di euro sono stati previsti dal piano per sostenere le imprese nell’industria, permettendo di introdurre nuove misure per incentivare investimenti che possano aumentare l’efficienza energetica e/o favorire l’autoproduzione di energia rinnovabile.

    A queste risorse, 6.4 miliardi già previsti dalla legge di bilancio, per un totale di circa 13 miliardi nel biennio 2024-2025 a favore della trasformazione digitale ed energetica delle imprese italiane, incentivando la promozione delle imprese e del made in Italy.

    L’articolo 38 del Decreto-legge 2 marzo 2024, n. 19 convertito, con modificazioni, dalla legge 29 aprile 2024, n. 56, ha istituito il nuovo Piano Transizione 5.0, introducendo un credito d’imposta utilizzabile per le imprese che effettuano nuovi investimenti, a decorrere dal 1° gennaio 2024 ed entro il 31 dicembre 2025, destinati ad aziende ubicate nel territorio dello Stato, nell’ambito di progetti di innovazione che comportano una riduzione dei consumi.

    Inoltre qui potete trovare il link alla gazzetta ufficiale.

     

    Quali sono gli investimenti agevolabili?

    L’agevolazione riguarda i seguenti investimenti:

    1. investimenti in beni materiali e immateriali nuovi, strumentali all’esercizio d’impresa di cui agli allegati A e B annessi alla legge 11 dicembre 2016, n. 232, interconnessi al sistema aziendale, a condizione che, tramite gli stessi, si consegua.

     

    Il nostro consiglio? Inizia subito a programmare i tuoi investimenti e rivolgiti a dei veri professionisti per non perdere le opportunità in arrivo!

    Piano Transizione 5.0: chi può accedere ai crediti?

    Il Piano è dedicato a tutte le imprese residenti nel territorio dello Stato, nonché le Stabili Organizzazioni nel territorio dello Stato, indipendentemente dalla forma giuridica, dal settore economico di appartenenza, dalla dimensione e dal regime fiscale di determinazione del reddito dell’impresa.

    Possono partecipare quindi tutte le imprese che negli anni 2024 e 2025 in accordo con il piano nazionale di ripresa e resilienza effettuano investimenti in beni materiali e immateriali nuovi, contribuendo alla transizione digitale ed energetica.

    Per accedere all’incentivo occorre che si verifichino le seguenti condizioni:

    • Effettuare un investimento in almeno uno dei I beni strumentali materiali e immateriali,  fondamentali per le imprese nel contesto della transizione energetica,  previsti agli allegati A e B del piano. I beni devono essere interconnessi al sistema aziendale di gestione della produzione o alla rete di fornitura.
    • Questi beni devono essere inseriti in un contesto di innovazione per il risparmio energetico. progetto di innovazione che consenta di ottenere una riduzione dei consumi energetici
    • La riduzione dei consumi deve essere pari ad almeno il 3% dei consumi energetici della struttura produttiva localizzata nel territorio nazionale oppure ad almeno il 5% dei consumi energetici dei processi interessati dall’investimento, in linea con le tecnologie rilevanti.

     

    La riduzione dei consumi energetici deve essere:

    • attestata da una certificazione ex ante, idonea a individuare i consumi energetici conseguibili tramite gli investimenti da effettuare, una certificazione ex post idonea a dimostrare l’effettiva realizzazione degli investimenti conformemente alla certificazione ex ante;
    • rilasciata da valutatori indipendenti, disciplinati da un successivo decreto. Sono in ogni caso compresi gli Esperti in Gestione dell’Energia (EGE) nonché le Energy Service Company (ESCo) riconosciute dal ministero delle imprese, certificati da organismi accreditati, certificati da organismo accreditato.

     

    Sono escluse dall’agevolazione le imprese in difficoltà finanziaria o che hanno ricevuto sanzioni interdittive.

    piano transizione 5.0
    Piano Transizione 5.0: tutte le novità

    In cosa consiste l’agevolazione?

    La trasformazione digitale e energetica dei processi produttivi innescata per sostenere la transizione è il presupposto per le imprese per ottenere un beneficio sotto forma di agevolazione fiscale.

    Gli investimenti effettuati determinano l’importo del credito d’imposta utilizzabile, come anche l’eventuale aumento del credito d’imposta. 

    Le imprese ammissibili potranno beneficiare di un credito di imposta riconosciuto per investimenti in tecnologia sostenibile fino al 45%, proporzionale alla spesa sostenuta per gli investimenti effettuati alla percentuale di riduzione dei consumi energetici (dei processi o dell’unità produttiva).

    Le aliquote di base del credito, esogabili se l’investimento consegua una riduzione non inferiore al 3% dei consumi energetici della struttura produttiva localizzata o, in alternativa, una riduzione non inferiore al 5% dei consumi energetici dei processi interessati dall’investimento, sono:

    • 35% per la quota di investimenti fino a 2,5 milioni di euro
    • 15% per la quota di investimenti oltre i 2,5 milioni di euro e fino a 10 milioni di euro
    • 5% per la quota di investimenti oltre i 10 milioni di euro e fino al limite massimo di costi ammissibili pari a 50 milioni di euro per anno per impresa beneficiaria

     

    Come abbiamo già anticipato, sono previste delle maggiorazioni. Le aliquote, infatti, aumentano al:

    • 40%, 20% e 10% nel caso di riduzione dei consumi energetici della struttura produttiva superiore al 6%, e le imprese possono beneficiare di incentivi riconosciuti in aumento del credito.
    • 45%, 25% e 15% nel caso di riduzione dei consumi energetici superiore al 10% o, in alternativa, di riduzione dei consumi energetici dei processi interessati dall’investimento superiore al 15%.

     

    Il credito è utilizzabile esclusivamente in compensazione mediante F24 secondo la legge di bilancio 2025, da avviare entro la data del 31 dicembre 2025 e, in ogni caso, a decorrere dal quinto giorno successivo alla comunicazione del provvedimento di concessione.

    Per poter poter la prenotazione del credito è possibile accedere tramite SPID dall’Area Clienti del sito istituzionale del GSE

    Le comunicazioni preventive inviate saranno valutate e gestite dal Gestore dei servizi Energetici (GSE) secondo l’ordine cronologico di invio.

    L’agevolazione fiscale è utilizzabile, esclusivamente in compensazione ai sensi dell’art.17 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241, decorsi 10 giorni dalla comunicazione delle imprese beneficiarie all’Agenzia delle entrate da parte del GSE. 

    Piano Transizione 5.0: è cumulabile?

    L’incentivo Transizione 5.0 è cumulabile con altri incentivi che abbiano ad oggetto i medesimi costi, a condizione che il cumulo, tenuto conto anche della non concorrenza alla formazione del reddito e della base imponibile dell’imposta regionale sulle attività produttive di cui al periodo precedente, non porti al superamento del costo sostenuto.

    Non è invece cumulabile con i crediti d’imposta previsti dalla legge di bilancio 2025 Transizione 4.0 (se si entra nell’alveo del 5.0 si esce da quello del 4.0) e con quello per investimenti nella ZES unica.

    Il piano resterà operativo per tutti gli investimenti nei beni previsti negli allegati A- B che:

    • non generano risparmio, oppure
    • generano risparmio sotto le soglie minime previste 

     

    PARLANE CON NOI
  • Green New Deal italiano: incentivi per la transizione ecologica

    Green New Deal significato

    Il Green New Deal o “Green and Innovation Deal” è un programma di interventi le cui finalità sono: l’aumento della sostenibilità ambientale, l’efficientamento energetico e l’innovazione tecnologica il tutto ispirato ai principi di resilienza economica.  Il programma in questione è organizzato in coerenza e nel rispetto del Green Deal europeo (comunicazione della Commissione europea COM(2019) 640 fino al dell’11 dicembre 2019).

    La misura è volta al sostegno dei progetti di imprese ammesse ai finanziamenti agevolati Fondo rotativo per il sostegno alle imprese e gli investimenti in ricerca (FRI), e prevede la concessione di contributi a sostegno delle attività di ricerca industriale, sviluppo sperimentale e, per le PMI, di industrializzazione dei risultati della ricerca e sviluppo.

    Gli obiettivi del Fondo per la Crescita Sostenibile

    Il FCS è destinato in particolare al finanziamento di programmi e interventi con un impatto significativo in ambito nazionale sulla competitività dell’apparato produttivo, con particolare riguardo a:

    • Promozione di progetti di ricerca, sviluppo e innovazione di rilevanza strategica per il rilancio della competitività del sistema produttivo, anche tramite il consolidamento dei centri e delle strutture di ricerca e sviluppo delle imprese;
    • Rafforzamento della struttura produttiva, riutilizzo di impianti produttivi e rilancio di aree che versano in situazioni di crisi complessa di rilevanza nazionale tramite la sottoscrizione di accordi di programma;
    • Promozione della presenza internazionale delle imprese e l’attrazione di investimenti dall’estero, anche in raccordo con le azioni che saranno attivate dall’ICE – Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane.

    E il Green new deal italiano?

    Con un plafond di 750 milioni di euro così distribuito su:

    • Fondo per la crescita sostenibile (FCS), gestito da Mediocredito Centrale,
    • Fondo rotativo per il sostegno alle imprese e agli investimenti in ricerca (FRI), gestito da Cassa depositi e prestiti

     

    verranno finanziati i progetti che prevedono investimenti, non inferiori a 3 milioni e non superiori a 40 milioni, da realizzare sul territorio nazionale.

    Per l’agevolazione dei progetti sono disponibili:

    • 600 milioni di euro per la concessione dei finanziamenti agevolati, a valere sul Fondo rotativo per il sostegno alle imprese e gli investimenti in ricerca (FRI), di cui 300 milioni destinati ai progetti che accedono alla procedura a sportello e 300 milioni destinati ai progetti che accedono alla procedura negoziale;
    • 150 milioni di euro per la concessione dei contributi, di cui 75 milioni destinati ai progetti che accedono alla procedura a sportello e 75 milioni destinati ai progetti che accedono alla procedura negoziale.

     

    Le agevolazioni del Green New Deal sono concesse sono nella forma del contributo a fondo perduto e del finanziamento agevolato, a cui deve essere associato un finanziamento bancario.

    L’intervento, realizzato nell’ambito del Fondo per la crescita sostenibile (FCS), è disciplinato dal decreto 1° dicembre 2021 del Ministro dello sviluppo economico di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze.

    Con il recente decreto direttoriale 23 agosto 2022 sono state definite le modalità attuative, e i relativi Allegati per il Green New Deal.

    A chi si rivolge il Green New Deal?

    Il Green New Deal individua come ammissibili i progetti presentati singolarmente o in forma congiunta dai seguenti beneficiari:

    1. Imprese, di qualsiasi dimensione, che esercitano le attività di cui all’articolo 2195 del codice civile, numeri 1) e 3) (e quindi attività industriale diretta alla produzione di beni o di servizi e attività di trasporto per terra, per acqua o per aria), ivi comprese le imprese artigiane di produzione di beni di cui alla legge 8 agosto 1985, n. 443;
    2. Imprese agro-industriali che svolgono prevalentemente attività industriale;
    3. Imprese che esercitano le attività ausiliarie di cui al numero 5) dell’articolo 2195 Codice civile, in favore delle imprese di cui alle lettere a) e b);
    4. Centri di ricerca, vale a dire imprese con personalità giuridica autonoma che svolgono attività di ricerca di base, di ricerca industriale o di sviluppo sperimentale.

     

    I beneficiari del Green New Deal possono presentare programmi come descritto in precedenza congiuntamente tra loro, indicando prima il soggetto capofila e fermo restando un importo progettuale a carico di ciascuna impresa partecipante di valore non inferiore a euro 3.000.000,00 (tremilioni/00).

    Quali progetti si possono finanziare?

    L’intervento sostiene progetti di transizione ecologica in particolar modo:

    • Decarbonizzazione dell’economia
    • Economia circolare
    • Riduzione dell’uso della plastica e sostituzione della plastica con materiali alternativi
    • Rigenerazione urbana
    • Turismo sostenibile
    • Adattamento e mitigazione dei rischi sul territorio derivanti dal cambiamento climatico

     

    Le attività di ricerca industriale e sviluppo sperimentale devono essere finalizzate alla realizzazione di nuovi prodotti, processi o servizi o al notevole miglioramento di prodotti, processi o servizi esistenti.

    Gli investimenti per l’industrializzazione, che sono ammessi esclusivamente per le PMI, devono avere un elevato contenuto di innovazione e sostenibilità, ed essere volti a diversificare la produzione di uno stabilimento mediante prodotti nuovi aggiuntivi ovvero a trasformare radicalmente il processo produttivo complessivo di uno stabilimento esistente. Possono essere ammessi distintamente ovvero insieme ad un progetto di ricerca industriale e sviluppo sperimentale nell’ambito di un programma integrato presentato per l’ottenimento di agevolazioni, alle condizioni previste dal decreto.

    progetti ammissibili del Green New Deal inoltre devono:

    • Essere realizzati nell’ambito di una o più unità locali ubicate nel territorio nazionale
    • Prevedere spese e costi ammissibili non inferiori a 3 milioni e non superiori a 40 milioni di euro
    • Avere una durata non inferiore a 12 mesi e non superiore a 36 mesi
    • Essere avviati successivamente alla presentazione della domanda di agevolazioni.

     

    Consulta la pagina dedicata al Green New Deal sul sito del Ministero delle Imprese e del Made in Italy (mise.gov.it)

    Quali sono le spese ammissibili dei programmi del Green New Deal?

    Nel caso delle attività di ricerca industriale e sviluppo sperimentale, il Green New Deal prevede come ammissibili le spese e i costi delle imprese beneficiarie relativi a:

    • Il personale dell’impresa proponente, limitatamente a tecnici, ricercatori ed altro personale ausiliario, nella misura in cui sono impiegati nelle attività di ricerca e di sviluppo oggetto del progetto, con esclusione del personale con mansioni amministrative, contabili e commerciali;
    • Gli strumenti e le attrezzature, nella misura e per il periodo in cui sono utilizzati per il progetto di ricerca e sviluppo;
    • Servizi di consulenza e gli altri servizi utilizzati per l’attività del progetto di ricerca e sviluppo, inclusa l’acquisizione o l’ottenimento in licenza dei risultati di ricerca, dei brevetti e del knowhow, tramite una transazione effettuata alle normali condizioni di mercato;
    • Le spese generali relative al progetto;
    • I materiali utilizzati per lo svolgimento del progetto.

     

    Nel caso delle attività di industrializzazione, il Green New Deal prevede come ammissibili i costi sostenuti dalle PMI, strettamente funzionali alla realizzazione dei progetti, relativi:

    • All’acquisto di nuove immobilizzazioni materiali che riguardino macchinari, impianti e attrezzature, ivi compresi i programmi informatici e licenze correlati all’utilizzo dei predetti beni materiali;
    • All’acquisizione di immobilizzazioni immateriali relative a brevetti di nuove tecnologie di prodotti e processi produttivi, know-how o altre forme di proprietà intellettuale, diritti di licenza di sfruttamento o di conoscenze tecniche anche non brevettate, che devono essere ammortizzabili, utilizzate esclusivamente nelle unità produttive destinatarie delle agevolazioni, acquistate a condizioni di mercato da terzi che non hanno relazioni con l’acquirente, e devono figurare nell’attivo di bilancio dell’impresa per almeno tre anni;
    • All’acquisizione di servizi di consulenza, prestati da consulenti esterni, di natura non continuativa o periodica, e comunque diversi dai costi di esercizio ordinari dell’impresa connessi ad
      attività regolari quali la consulenza fiscale, la consulenza legale o la pubblicità.

    Le agevolazioni del Green New Deal

    Nel rispetto della normativa recante i limiti e le spese ammissibili possono essere concesse agevolazioni nella forma:

    1. Finanziamento agevolato a valere sulle risorse del FRI, per una percentuale nominale
      delle spese e dei costi ammissibili non inferiore al 50% e, comunque, non superiore al 70%;
    2. Contributo a fondo perduto, per una percentuale massima delle spese e dei costi ammissibili:
    • Pari al 15% come contributo alla spesa, a sostegno delle attività di ricerca industriale e sviluppo sperimentale e per l’acquisizione delle prestazioni di consulenza relative alle attività di industrializzazione;
    • Pari al 10% come contributo in conto impianti, per l’acquisizione delle immobilizzazioni oggetto delle attività di industrializzazione.

    Il finanziamento agevolato ed il contributo possono essere concessi a ciascuna impresa beneficiaria esclusivamente in concorso tra loro. La concessione del contributo è subordinata alla deliberazione del finanziamento agevolato nel rispetto delle condizioni di accesso al FRI.

    Presentazione della domanda

    Le imprese possono presentare la domanda esclusivamente on line anche in forma congiunta, dal lunedì al venerdì (ore 10.00-18.00)

    Concentrati solo sul tuo business, al tuo bando ci pensiamo noi!

    Se ti è piaciuto questo articolo, o pensi che possa essere utile per qualche tuo amico, lascia un commento e condividilo sui social!

    PARLANE CON NOI
  • Bando ISI INAIL 2023: agevolazioni per la sicurezza sui luoghi di lavoro

    Il 20 dicembre 2023 è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale l’Avviso pubblico del bando Isi Inail 2023

    Oltre 508 milioni di euro alle imprese per progetti sul miglioramento dei livelli di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro

    Bando Isi Inail 2023: cos’è

    Isi Inail è l’incentivo che sostiene le imprese nella realizzazione di progetti per il miglioramento delle condizioni di salute e di sicurezza dei lavoratori, supportando inoltre le micro e piccole imprese operanti nel settore della produzione primaria dei prodotti agricoli nell’acquisto di nuove attrezzature di lavoro e macchinari innovativi per abbattere le emissioni inquinanti, migliorare il rendimento e la sostenibilità aziendale e ridurre il livello di rumorosità o il rischio di infortuni..

    Chi può presentare la domanda?

    Scopriamo allora quali sono i requisiti per poter accedere al Bando Isi Inail 2023.

    Possono richiedere le agevolazioni tutte le imprese (anche individuali) iscritte alla Camera di Commercio Industria Artigianato e Agricoltura.

    Non solo: anche gli enti del terzo settore possono beneficiare delle agevolazioni, seppur limitatamente a una sola tipologia di Intervento (Asse 1.1, intervento d).

    Sono escluse le imprese beneficiarie dell’incentivo 2020, 2021 e 2022 e, per le imprese agricole, anche 2019/2020.

    Quali progetti possono essere agevolati?

    Lo scopo del bando è quello di incentivare le imprese a realizzare interventi finalizzati al miglioramento dei livelli di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro. Per fare questo i progetti finanziabili possono essere di varia natura, e sono ricompresi in 5 Assi di finanziamento:

    • Asse 1 (Isi generalista): Progetti volti alla riduzione dei rischi tecnopatici (Asse 1.1) e progetti per l’adozione di modelli organizzativi e di responsabilità sociale (Asse 1.2);
    • Asse 2 (Isi tematica): Progetti per la riduzione dei rischi infortunistici;
    • Asse 3 (Isi amianto): Progetti di bonifica da materiali contenenti amianto;
    • Asse 4 (Isi micro e piccole imprese): Progetti per micro e piccole imprese operanti in specifici settori di attività;
    • Asse 5 (Isi agricoltura): Progetti per imprese operanti nel settore della produzione primaria dei prodotti agricoli (Asse 5.1) e per i giovani agricoltori (Asse 5.2).

     

    Gli investimenti devono essere avviati dopo la chiusura dello sportello telematico per l’invio delle domande.

    Quant’è la dotazione finanziaria?

    La dotazione finanziaria totale del bando Isi Inail 2023 è pari a oltre 508,4 milioni di euro (l’importo più alto stanziato nelle 14 edizioni dell’iniziativa) ed è suddivisa tra i diversi Assi e tra le diverse regioni/province autonome:

    1. Asse 1 (“Isi generalista”): prevede risorse per oltre 98 milioni, suddivisi in:
      – 93,4 milioni per progetti di prevenzione del rischio chimico e dei rischi legati al rumore (Asse 1.1),
      – 5 milioni per progetti di adozione di modelli organizzativi e di responsabilità sociale (Asse 1.2).
    2. Asse 2 (“Isi tematica”): dispone di 140 milioni, destinati a progetti di prevenzione dei rischi infortunistici. 
    3. Asse 3 (“Isi amianto”), che dispone di 100 milioni per progetti di bonifica da materiali contenenti amianto (MCA).
    4. Asse 4 (“Isi micro e piccole imprese”): prevede 80 milioni per progetti realizzati da micro e piccole imprese che operano in diversi settori dell’industria manifatturiera.
    5. Asse 5 (“Isi agricoltura”) mette a disposizione 90 milioni di euro (70 milioni per tutte le imprese agricole, Asse 5.1, e 20 milioni per per i giovani agricoltori under 40, Asse 5.2). 

    Che tipo di agevolazione è prevista?

    Il bando Isi Inail 2023 prevede un contributo in conto capitale fino al 65% dell’investimento (80% nel caso di giovani agricoltori) e fino a un massimo di 130.000 euro, che viene erogato a seguito del superamento della verifica tecnico-amministrativa e la conseguente realizzazione del progetto.

    Il finanziamento in conto capitale è calcolato sulle spese ammissibili al netto dell’iva e l’ammontare del contributo.

    Con la sola esclusione delle imprese con meno di 50 dipendenti che presentino progetti per l’adozione di modelli organizzativi e di responsabilità sociale, i progetti dovranno comportare un contributo minimo di 5.000 euro.

    Come presentare la domanda?

    La procedura informatica per presentare la domanda di finanziamento si svolge in più fasi. 

    Per iniziare, è necessario procedere alla compilazione della domanda in piattaforma. 

    I soggetti risultati ammissibili potranno quindi accedere alla procedura per scaricare il codice che li identificherà in modo univoco e che dovrà essere utilizzato per l’inoltro vero e proprio della domanda, nel corso di un click-day.

    Le date di apertura dello sportello per la presentazione della domanda verranno definite entro il 21 febbraio 2024.

    Concentrati sul tuo business, a trovare il bando giusto per te ci pensiamo noi!

    Se ti è piaciuto questo articolo, o pensi che possa essere utile per qualche tuo amico, lascia un commento e condividilo sui social


    PARLANE CON NOI

  • Fondo di Garanzia: Il Fondo Centrale di Garanzia per le PMI

    Le Nuove Regole del Fondo di Garanzia 2025: CosaCambia per PMI e Mid-Cap

    Nel 2025, il Fondo di Garanzia per le PMI ha introdotto significative novità per facilitare l’accesso al credito delle imprese italiane, come stabilito dalla Legge di Bilancio 2025 (Legge 30 dicembre 2024, n. 207, commi 450-454).

    Principali novità

    • Riduzione della copertura per operazioni di liquidità: La garanzia per i finanziamenti destinati a esigenze di liquidità è stata uniformata al 50%, indipendentemente dal rating dell’impresa. Questa modifica si applica alle richieste deliberate a partire dal 1° gennaio 2025, nonché a quelle presentate prima di tale data ma non ancora deliberate.
    • Mantenimento della copertura per investimenti e start-up: Rimane invariata la garanzia all’80% per i finanziamenti finalizzati a programmi di investimento e per le start-up innovative, riconoscendo l’importanza di sostenere la crescita e l’innovazione nel tessuto imprenditoriale italiano.
    • Aumento dell’importo massimo per operazioni di importo ridotto: Per le richieste presentate da soggetti garanti autorizzati a certificare il merito di credito, l’importo massimo garantito è stato innalzato da 80.000 a 100.000 euro, ampliando le possibilità di accesso al credito per le piccole imprese.
    • Estensione della garanzia alle imprese mid-cap: Il Fondo di Garanzia è stato esteso alle imprese con un numero di dipendenti fino a 499, considerando eventuali relazioni di associazione o collegamento con altre imprese. Tuttavia, questa misura è subordinata all’autorizzazione preliminare della Commissione Europea.
    • Introduzione di un premio aggiuntivo per i soggetti finanziatori: I soggetti finanziatori sono tenuti a versare al Fondo di Garanzia, entro il 30 giugno dell’anno successivo a quello di rilascio delle garanzie, un premio aggiuntivo rispetto a quello dovuto per la singola operazione. I criteri e le modalità di attuazione di questo premio saranno definiti da un successivo decreto del Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT) e del Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF).

    Queste modifiche mirano a rendere il Fondo di Garanzia uno strumento più efficiente e mirato, in grado di supportare le diverse esigenze finanziarie delle imprese italiane, favorendo investimenti e crescita sostenibile.

    Fondo Centrale di Garanzia per PMI: cos’è?

    Il Fondo Centrale di Garanzia per PMI è uno strumento istituito dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy con la Legge n. 662/96 (art. 2, comma 100, lettera a), ed è operativo dal 2000.

    Il suo scopo principale è quello di favorire l’accesso alle fonti finanziarie da parte delle piccole e medie imprese e liberi professionisti, tramite la concessione (post richiesta della garanzia del fondo) di una garanzia pubblica che si affianca, e spesso si sostituisce, alle garanzie reali fornite dalle imprese.

    La garanzia costituisce per le banche una mitigazione del rischio di credito. Per questo, risulta molto utile per le imprese utilizzarla per migliorare le variabili di accesso al credito (condizioni contrattuali relative al rapporto di finanziamento: prezzo del credito, durata, importo etc.).

    Con il Fondo Centrale di Garanzia, l’Unione Europea e lo Stato Italiano affiancano le imprese e i professionisti che hanno difficoltà ad accedere al credito bancario, perché non dispongono di sufficienti garanzie.

    La garanzia pubblica, in pratica, sostituisce le costose garanzie normalmente richieste per ottenere un finanziamento.

    Nel corso degli anni, sono state modificate le modalità operative del Fondo di garanzia semplificando le procedure, aumentando le coperture e ampliando la platea dei beneficiari, in seguito alla riforma del fondo di garanzia.

    In particolare, dal 1° gennaio 2024 e per i successivi 12 mesi, sono in vigore le nuove regole previste dal DL Anticipi (DL 145/2023, convertito con modificazioni dalla L. 191/2023), alle quali facciamo riferimento in questo articolo.

    Chi può accedere alla garanzia del Fondo?

    Possono essere garantite dal Fondo Centrale di Garanzia per PMI le imprese di micro, piccole o medie dimensioni (PMI), iscritte al Registro delle Imprese, i liberi professionisti titolari di P. Iva, ma anche le imprese femminili e le Startup (intese sia come startup innovative sia come “non innovative”).

    La nuova normativa include inoltre anche le small MidCap, ovvero imprese con un numero di addetti compreso tra le 250 e le 499 unità, e gli enti del Terzo Settore iscritti al RUNTS (Registro Unico Nazionale del Terzo Settore). Gli enti non iscritti al RUNTS avranno comunque la possibilità di accedere a una sezione speciale del Fondo, che deve però ancora essere istituita.

    È importante sapere che, per essere ammessi alla Garanzia del Fondo, è necessario effettuare una valutazione del rischio creditizio applicando un modello che tiene conto sia dei dati economico-finanziari, sia dei dati della Centrale Rischi. La valutazione comporta l’inserimento del richiedente in apposite fasce di rischio: chi rientra in fascia 5 non sarà ammissibile, ma alcune tipologie di imprese sono esentate dall’applicazione di questo modello di valutazione.

    Quali tipologie di operazioni garantisce?

    L’intervento è concesso su tutti i tipi di operazioni finalizzate all’attività di impresa, sia a breve sia a medio-lungo termine, con diverse coperture stabilite dalle disposizioni operative del Fondo e dall’attuale disciplina prevista per il 2024 dal Decreto Anticipi e che tengono conto della finalità del finanziamento, della tipologia di richiedente e della fascia di rating.

    Quali sono le percentuali di copertura?

    Attualmente, per tutto il 2024, per le garanzie dirette in favore delle PMI sono previste le seguenti percentuali di copertura per le operazioni finanziarie che rispettano i criteri di valutazione del merito:

    • 80% per tutte le operazioni di finanziamento con finalità di investimento e, nel caso di PMI attive da meno di 3 anni, per tutte le operazioni finanziarie che richiedono una domanda al fondo. Questa percentuale si applica anche nel caso di operazioni di importo ridotto, di microcredito, per richieste inerenti l’agevolazione Nuova Sabatini, per gli enti del Terzo Settore e per gli incubatori certificati
    • 60% per le aziende PMI che rientrano nelle fasce 3 e 4 del modello di valutazione e che intendono effettuare operazioni di liquidità
    • 55% per le aziende PMI che ricadono nelle fasce 1 e 2 del modello di valutazione, per operazioni di liquidità
    • 50% per operazioni di capitale di rischio

    Per le MidCap invece, la Garanzia è esclusa per operazioni finanziarie inerenti investimenti nel capitale di rischio, mentre per le altre operazioni le percentuali di copertura sono:

    • 40% per operazioni di investimento (per tutte le operazioni se si tratta di startup, startup innovative o incubatori certificati)
    • 30% per operazioni di liquidità, secondo il modello di valutazione del fondo.

    Qual è l’importo del finanziamento che posso chiedere?

    L’importo massimo garantito per singola impresa è pari a 5 milioni di euro. Tale importo deve essere considerato come importo complessivo, risultante anche da diverse operazioni finanziarie. È necessario precisare però che per le richieste di garanzia di imprese con importi garantiti eccedenti i 2,5 milioni che presentano richiesta a valere sui Regolamenti de minimis e di esenzione, l’istruttoria verrà attualmente sospesa in attesa dell’autorizzazione da parte della Commissione europea.

    Per gli enti del Terzo Settore iscritti al RUNTS le operazioni finanziarie non possono eccedere l’importo di 60.000 euro ciascuna.

    I vantaggi del Fondo di Garanzia

    Il Fondo Centrale di Garanzia per PMI può portare benefici per tutti i soggetti coinvolti nell’operazione finanziaria. Ovviamente, porta dei vantaggi alle imprese che, avendo lo Stato che fa da garante, riescono ad ottenere più facilmente il finanziamento.

    Allo stesso tempo, beneficiano dell’operazione anche le banche che concederanno credito senza sopportare il rischio d’insolvenza: nel peggiore dei casi, la banca potrà rivalersi sul Fondo o nei confronti dello Stato.

    Qual è il costo della Garanzia del Fondo?

    Per le microimprese l’accesso è gratuito, mentre è prevista una commissione una tantum nelle seguenti misure di agevolazione:

    • 0,5% dell’importo garantito per le piccole imprese
    • 1% dell’importo garantito per le medie imprese
    • 1,25% dell’importo garantito per le small MidCap

    Chi è esonerato dall’applicazione del modello di valutazione?

    L’applicazione del modello di scoring è prevista solo nel caso in cui i soggetti beneficiari siano in possesso di due bilanci depositati o dichiarazioni fiscali presentate, per facilitare la modulistica.

    Sono inoltre esentati anche gli enti del Terzo Settore che risultino iscritti al RUNTS e al REA presso il Registro delle Imprese.

    Come si può presentare la domanda?

    L’impresa, o il libero professionista, non può inoltrare la domanda direttamente al Fondo Centrale di Garanzia per PMI.

    Deve rivolgersi ad una banca convenzionata per richiedere il finanziamento e, contestualmente, richiedere che sul finanziamento sia acquisita la garanzia diretta. Sarà la banca stessa ad occuparsi della domanda.

    Se vuoi sapere di più su quest’agevolazione, leggi i nostri approfondimenti su:

    Ti piacerebbe sapere se la tua impresa è realmente ammissibile a partecipare al Fondo di Garanzia?

    Clicca sul pulsante qui in basso, compila il form, e ti diremo se hai tutte le caratteristiche per poter accedere!

    Concentrati solo sul tuo business, a trovare il bando giusto per te ci pensiamo noi!


    PARLANE CON NOI

  • Smart e Start di Invitalia – tutte le novità

    Crea o sviluppa la tua startup innovativa con un finanziamento a tasso zero e un contributo a fondo perduto.

    Cos’è Smart e Start Italia

    Smart e Start Italia è un bando gestito da Invitalia a sostegno della nascita e della crescita delle startup innovative ad alto contenuto tecnologico.

    L’agevolazione è concessa, su tutto il territorio nazionale, al fine di stimolare e promuovere una nuova cultura imprenditoriale legata all’economia digitale, valorizzare i risultati della ricerca scientifica e tecnologica, e incoraggiare il rientro dei «cervelli» dall’estero.

    Smart&Start Italia prevede un  agevolato, senza interessi, per l’80% delle spese ammissibili; l’importo del finanziamento arriva fino al 90% nel caso in cui la startup sia interamente costituita da donne e/o da giovani under 35, oppure abbia almeno un esperto con titolo di dottore di ricerca da non più di 6 anni, che lavora all’estero da almeno 3 anni svolgendo attività di ricerca o attività didattica e vuole rientrare in Italia. 

    E le opportunità non sono ancora finite: per le imprese del sud o del Cratere sismico del Centro Italia è previsto anche un contributo a  sul finanziamento agevolato, pari al 30% del finanziamento ricevuto: in pratica andrà restituito solo il 70% della cifra ottenuta a titolo di finanziamento!

    Sono finanziabili progetti con spese comprese tra 100.000 euro e 1,5 milioni di euro.  

    C’è un’altra cosa importante da sapere: non ci sono scadenze o graduatorie: le domande vengono valutate entro 60 giorni, in base all’ordine cronologico di arrivo. Le agevolazioni vengono concesse fino ad esaurimento dei fondi. E questo significa solo una cosa: non c’è tempo da perdere!

    Quali sono i requisiti per accedere a Smart e Start

    Scopriamo allora quali sono i requisiti per poter accedere a Smart&Start Italia. 

    Possono richiedere le agevolazioni le startup innovative di micro e piccola dimensione. Ma cosa si intende per “startup innovative”? Sono società di capitali che rispondono a determinati requisiti previsti dall’art. 25, comma 2 del DL 179/2012: per scoprire di cosa si tratta, leggi il nostro approfondimento sulle startup innovative.

    Torniamo ai requisiti di Smart e Start Italia: per accedere al finanziamento agevolato, le startup innovative devono:

    • essere costituite da non più di 5 anni al momento della presentazione della domanda;
    • essere iscritte all’apposita sezione del ;
    • avere sede legale e operativa nel territorio nazionale.

    Ma abbiamo detto che Smart and Start sostiene anche chi vuole lanciare una startup innovativa. Ecco perché gli incentivi possono essere richiesti anche da team di persone fisiche che intendono costituire una startup innovativa in Italia, anche se residenti all’estero, o cittadini stranieri in possesso dello “startup Visa”.

    Se la tua è una impresa straniera che si impegna a istituire almeno una sede sul territorio italiano, potrai richiedere anche per la tua attività tutti i vantaggi dell’incentivo! In questo caso, la disponibilità di almeno una sede operativa nel territorio nazionale deve essere dimostrata alla data di richiesta della prima erogazione delle agevolazioni.

    Cosa finanzia Smart and Start?

    Smart&Start Italia è un bando interessante perché finanzia piani di impresa con spese comprese tra 100.000 euro e 1,5 milioni di euro, per acquistare beni di investimento, servizi, spese del personale e costi di funzionamento aziendale.

    Il progetto imprenditoriale che si desidera finanziare deve possedere almeno una delle seguenti caratteristiche:

    • avere un significativo contenuto tecnologico e innovativo;
    • essere orientato allo sviluppo di prodotti, servizi o soluzioni nel campo dell’economia digitale, dell’intelligenza artificiale, della blockchain e dell’internet of things;
    • essere finalizzato alla valorizzazione economica dei risultati della ricerca pubblica e privata

     

    Cerchiamo però di andare nel merito: quali sono le spese finanziabili da Smart & Start?

    1) Spese del piano d’impresa

    Sono anzitutto finanziabili le spese del piano d’impresa, ovvero gli investimenti per la tua attività: facciamo qualche esempio!

    • Componenti  e software
    • Impianti, macchinari e attrezzature nuove di fabbrica
    • Brevetti, marchi e 
    • Certificazioni e conoscenze tecniche direttamente correlate alle esigenze produttive e gestionali dell’impresa
    • Licenze e diritti relativi all’utilizzo di titoli della proprietà industriale e licenze relative all’utilizzo di software
    • Progettazione, sviluppo, personalizzazione, collaudo di soluzioni architetturali informatiche e di impianti tecnologici produttivi
    • Consulenze specialistiche tecnologiche
    • Costi salariali del personale dipendente, nonché costi relativi a collaboratori
    • Servizi di incubazione e di accelerazione di impresa
    • Investimenti in marketing e web marketing

    Le spese del piano d’impresa devono essere sostenute nei 24 mesi successivi alla firma del contratto.

    2) Costi di funzionamento aziendale

    Potrai richiedere il finanziamento anche per i costi di funzionamento aziendale, come:

    • Materie prime
    • Servizi necessari allo svolgimento delle attività dell’impresa
    • Hosting e housing
    • Godimento beni di terzi

    Cosa vuoi di più… ? Non c’è dubbio: è un’occasione da non perdere per la tua startup! 

    Quali agevolazioni sono previste?

    Smart&Start Italia offre un finanziamento a tasso zero, che non richiede alcuna garanzia, con una copertura dell’80% delle spese ammissibili.

    Ma c’è una bella notizia: se la tua startup è costituita interamente da donne e/o da giovani sotto i 36 anni, oppure se tra i soci è presente un esperto col titolo di dottore di ricerca italiano (o equivalente) che lavora all’estero e vuole rientrare in Italia, la percentuale di copertura può salire fino al 90%!

    Le startup con sede in Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia, inoltre, possono godere di un contributo a fondo perduto pari al 30% del mutuo, e restituire così solo il 70% del finanziamento agevolato ricevuto.

    Il “Decreto Rilancio” del 20 maggio 2020 ha esteso il contributo a fondo perduto (il 30% del finanziamento concesso) anche alle startup innovative localizzate nel Cratere sismico del Centro Italia, ovvero nei 57 comuni interessati in provincia de L’Aquila, Teramo e Pescara.

    Il finanziamento va restituito in 10 anni a partire dal 12° mese successivo all’ultima quota di finanziamento ricevuto.

    Tra i vantaggi previsti dall’incentivo Smart e Start, vi è anche un servizio di tutoraggio tecnico-gestionale riservato alle startup con meno di 12 mesi. Questo tutoraggio prevede una serie di servizi volti a rafforzare le competenze dei neo-imprenditori. 

    Per finire, come già accennato in precedenza, Smart&Start Italia prevede un’ulteriore, interessantissima opportunità.

    Infatti le startup già ammesse e nelle quali vengono realizzati investimenti in capitale di rischio,  possono chiedere di trasformare in fondo perduto una quota del mutuo se nella società vengono realizzati investimenti in capitale di rischio per almeno 80.000 euro, da parte di investitori terzi o dei soci stessi. Il valore del contributo sarà pari al 50% delle somme apportate e comunque entro il limite massimo del 50% del totale delle agevolazioni concesse alla startup stessa.

    È un bando a scadenza?

    Smart & Start Italia è una misura a sportello, le domande sono valutate in base all’ordine cronologico di arrivo e non ci sono graduatorie.

    Le agevolazioni vengono concesse fino ad esaurimento dei fondi.

    Premialità Smart and Start

    Come se non bastasse, è previsto un punteggio aggiuntivo in fase di valutazione per le iniziative che:

    • attivano collaborazioni con incubatori, acceleratori d’impresa, compresi gli innovation hub e gli organismi di ricerca
    • operano al Centro-Nord e realizzano piani di impresa al Sud
    • dispongono di un accordo di investimento con un investitore qualificato
    • dispongono del rating di legalità

    Le startup costituite da meno di un anno possono inoltre contare su servizi di tutoring tecnico-gestionale nella fase di avvio (pianificazione finanziaria, marketing, organizzazione, ecc.).

    Come posso presentare la domanda per partecipare?

    Le domande possono essere inviate esclusivamente online attraverso la piattaforma di Invitalia

    Per richiedere le agevolazioni è necessario:

    • registrarsi ai servizi online di  indicando un indirizzo di posta elettronica ordinario
    • una volta registrati, accedere all’area riservata per compilare direttamente online la domanda, caricare il business plan e gli allegati

    Per concludere la procedura di presentazione della domanda è necessario disporre di una firma digitale e di un indirizzo di posta elettronica certificata (PEC):

    • per le società già costituite: la domanda deve essere presentata dal rappresentante legale della società che la deve firmare digitalmente
    • per le società non costituite: la domanda deve essere presentata dalla persona fisica referente del progetto che la deve firmare digitalmente. Il referente del progetto deve essere uno dei futuri soci della società.

    Al termine di queste procedure, verrà assegnato un protocollo elettronico. Come abbiamo specificato all’inizio, non ci sono scadenze né graduatorie. Invitalia valuta le domande in base all’ordine di arrivo, fino ad esaurimento dei fondi.

    La valutazione prevede una verifica formale e una valutazione di merito, compreso il colloquio con gli esperti di Invitalia, e si conclude in 60 giorni, salvo eventuali richieste di integrazione dei documenti.

    Spero di averti dato una serie di informazioni utili per capire se la tua startup innovativa e i tuoi progetti sono finanziabili o meno tramite Smart & Start Italia.

    Naturalmente se vuoi saperne di più su questo bando, clicca sul pulsante qui sotto e scopri come possiamo aiutarti!


    PARLANE CON NOI

  • Piano Transizione 4.0: i migliori crediti d’imposta

    Tutti i crediti d’imposta per investimenti in beni strumentali, innovazione, green, ricerca, sviluppo e design disponibili nel 2024.

    Piano Transizione 4.0: come funziona nel 2024

    Il Piano Transizione 4.0 è un programma messo a punto dal governo italiano nel 2020 e comprensivo di una serie di incentivi, principalmente nella forma di crediti d’imposta, a favore di imprese che realizzano investimenti nel campo della digitalizzazione, dell’innovazione tecnologica e della transizione ecologica.

    In realtà era atteso un Piano Transizione 5.0, già in parte delineato dal MIMIT e finanziato anche grazie alla riprogrammazione delle risorse PNRR, ma nella Legge di Bilancio 2024 non ce n’è traccia. Il Piano Transizione 5.0 andrà a privilegiare gli investimenti per la riduzione dei consumi energetici e per la riduzione delle emissioni inquinanti, prevedendo un credito di imposta con aliquote che potrebbero arrivare fino al 40%. Il nuovo Piano sarà complementare a quello 4.0, ma per ora dobbiamo ancora attendere l’emanazione del relativo decreto legge e il successivo decreto attuativo.

    Con la Legge di Bilancio 2024, il Piano Transizione 4.0 non ha subito modifiche e pertanto le variazioni delle aliquote sono quelle già preventivate per i beni immateriali 4.0, che risultano inferiori a quelle che erano in vigore nel 2023. 

    Vediamo quali sono i crediti d’imposta ancora attivi e come sono cambiate le aliquote!

    Credito d’imposta beni strumentali

    Nel 2024, il Credito d’Imposta in beni strumentali continua a poter essere applicato esclusivamente per i beni materiali ed immateriali tecnologicamente avanzati

    Come cambiano le aliquote?

    Innanzitutto, le aliquote del credito d’imposta variano in funzione della tipologia di bene per cui viene richiesto e del periodo in cui viene effettuato l’investimento.

    Per gli investimenti in beni strumentali materiali tecnologicamente avanzati, ricompresi nell’Allegato A della Legge 11 dicembre 2016, n.232, il credito d’imposta è così riconosciuto:

    Per gli anni 2023 – 2025, nella misura del:

    • 20% del costo per la quota di investimenti fino a 2,5 milioni di euro
    • 10% del costo per la quota di investimenti oltre i 2,5 milioni di euro e fino al limite di costi complessivamente ammissibili pari a 10 milioni di euro
    • 5% del costo per la quota di investimenti tra i 10 milioni di euro e fino al limite di costi complessivamente ammissibili pari a 20 milioni di euro (limite annuale)
    • 5% del costo per la quota di investimenti superiore a 10 milioni fino al limite massimo di costi complessivamente ammissibili pari a 50 milioni di euro degli investimenti inclusi nel PNRR, diretti alla realizzazione di obiettivi di transizione individuati con decreto del Ministro dello sviluppo economico, di concerto con il Ministro della transizione ecologica e con il Ministro dell’economia e delle finanze.

     

    Il credito d’imposta può essere richiesto per gli investimenti effettuati fino al 30 giugno 2026 a condizione che entro la data del 31 dicembre 2025 il relativo ordine risulti accettato dal venditore e sia avvenuto il pagamento di acconti in misura almeno pari al 20% del costo di acquisizione.

    Per gli investimenti in beni strumentali immateriali tecnologicamente avanzati, ricompresi nell’Allegato B  della Legge 11 dicembre 2016, n.232, il credito d’imposta, come da previsione, nel 2024 subisce una riduzione dell’aliquota e ne subirà una ulteriore nel 2025. Ecco le percentuali previste:

    • per l’anno 2023: 20% del costo nel limite massimo dei costi ammissibili pari a 1 milione di Euro
    • per l’anno 2024: 15% del costo nel limite massimo dei costi ammissibili pari a 1 milione di Euro
    • per l’anno 2025: 10% del costo nel limite massimo dei costi ammissibili pari a 1 milione di Euro.

     

    Il credito d’imposta è riconosciuto per gli investimenti effettuati fino al 30 giugno dell’anno successivo a condizione che entro la data del 31 dicembre dell’anno in corso il relativo ordine risulti accettato dal venditore e sia avvenuto il pagamento di acconti in misura almeno pari al 20% del costo di acquisizione. Questo significa che se nel 2023 hai pagato un acconto del 20% o più di un investimento ancora da sostenere, potrai usufruire dell’aliquota più vantaggiosa in vigore nel 2023. Se il costo finale dovesse però risultare maggiore di quanto previsto, sulla parte eccedente dovrai necessarie applicare l’aliquota in corso nel 2024

    Passiamo ora ai beni strumentali per cui è ancora possibile chiedere il riconoscimento del credito d’imposta esclusivamente per gli investimenti effettuati nel 2022.

    Per i beni strumentali materiali tradizionali, per l’anno 2022, l’aliquota del credito d’imposta è pari al 6% nel limite massimo dei costi ammissibili pari a 2 milioni di euro. Per i beni strumentali immateriali tradizionali, per l’anno 2022, il credito d’imposta è riconosciuto nella misura del 6% nel limite massimo dei costi ammissibili pari a 1 milioni di euro.

    Sia per i beni strumentali materiali che per quelli immateriali tradizionali, ovvero diversi da quelli classificati negli Allegati A e B, il credito d’imposta può essere richiesto per gli investimenti effettuati fino al 30 novembre 2023, a condizione che entro la data del 31 dicembre 2022 il relativo ordine risulti accettato dal venditore e sia avvenuto il pagamento di acconti in misura almeno pari al 20% del costo di acquisizione.

    credito d'imposta ricerca sviluppo 2023
    Piano transizione 4.0: tutte le novità

    Credito d’imposta Ricerca e Sviluppo, Innovazione, Design e Ideazione Estetica

    Il Credito d’Imposta Ricerca e Sviluppo, Innovazione, Design e Ideazione Estetica mira ad incentivare la spesa del tessuto produttivo italiano nei suddetti ambiti di investimento, con l’obiettivo di promuovere la competitività delle imprese e di favorire i processi di transizione digitale ed ecologica.

    A questo credito d’imposta abbiamo dedicato un articolo di approfondimento aggiornato con le novità del 2023 e comprensivo di tutti i dettagli relativi alle attività ammissibili. La Legge di Bilancio 2024, come già accennato, non ha apportato ulteriori cambiamenti: anche in questo caso la riduzione di alcune aliquote a partire dal 1° gennaio 2024 era già prevista. Di seguito, riportiamo invece, in breve, i punti salienti e i cambiamenti previsti nelle aliquote.

    Quali sono le aliquote?

    Il Credito d’imposta per ricerca e sviluppo, innovazione, design e ideazione estetica ha importi differenti a seconda della tipologia di spese per cui viene richiesto.

    Dal 1° gennaio 2024, per le attività di innovazione e design le aliquote da applicare sulla relativa base di calcolo subiscono una riduzione del 50%

    Per le attività di Ricerca & Sviluppo, in cui sono comprese la Ricerca Fondamentale, la Ricerca Industriale e lo Sviluppo Sperimentale,  il credito d’imposta, è riconosciuto nella misura del 10% e nel limite massimo annuale di 5 milioni di euro per tutte le annualità dal 2023 al 2031.

    Invece per le attività di innovazione tecnologica e di Design e Ideazione estetica, dal 1° gennaio 2024, le aliquote da applicare alla relativa base di calcolo vengono ridotte del 50% rispetto a quelle in corso nel 2023. Entriamo nel dettaglio.

    Per le attività di Innovazione Tecnologica, con cui si intende la realizzazione di prodotti o processi produttivi che non sono innovativi per tutto il settore di riferimento, ma solo per la singola impresa, le aliquote sono le seguenti:

    • Anni 2022 – 202310% dei costi ammissibili e nel limite massimo annuale di 2 milioni di euro, ragguagliato ad anno in caso di periodo d’imposta di durata inferiore o superiore a 12 mesi;
    • Anni 2024 e 2025: 5% dei costi ammissibili e nel limite massimo annuale di 2 milioni di euro, ragguagliato ad anno in caso di periodo d’imposta di durata inferiore o superiore a 12 mesi

     

    Per le attività di Innovazione Tecnologica 4.0 e Green, connesse alla realizzazione di obiettivi di transizione ecologica e digitalizzazione 4.0, si applicano invece le seguenti aliquote:

    • Anno 202310% dei costi ammissibili e nel limite massimo annuale di 4 milioni di euro, ragguagliato ad anno in caso di periodo d’imposta di durata inferiore o superiore a 12 mesi;
    • Anni 2024 e 2025: 5% dei costi ammissibili e nel limite massimo annuale di 4 milioni di euro, ragguagliato ad anno in caso di periodo d’imposta di durata inferiore o superiore a 12 mesi

     

    Per le attività di Design e Ideazione estetica per l’ideazione e realizzazione dei nuovi prodotti e campionari nei settori del tessile e della moda, calzaturiero, dell’occhialeria, orafo, del mobile e dell’arredo e della ceramica,il credito d’imposta è riconosciuto:

    • per gli anni 2022 – 202310% dei costi ammissibili e nel limite massimo annuale di 2 milioni di euro:
    • per gli anni 2024 e 2025: 5% dei costi ammissibili e nel limite massimo annuale di 2 milioni di euro.
    bonus formazione 4.0
    Piano transizione 4.0: tutte le novità

    Credito d’imposta formazione 4.0

    Il Credito d’Imposta Formazione 4.0, già dal 2023 non è tra gli incentivi inclusi nell’ambito del Piano Transizione 4.0. Tuttavia, è ancora possibile richiederlo per i crediti maturati nel 2022 in spese di formazione realizzata negli ambiti della digitalizzazione e dell’innovazione tecnologica

    Per conoscere tutti i dettagli relativi al Bonus Formazione 4.0, puoi leggere l’articolo di approfondimento che gli abbiamo dedicato. Di seguito, troverai invece le aliquote applicabili per i crediti del 2022 e variabili in relazione alla dimensione di impresa e al periodo di riferimento, antecedente o successivo al 17 maggio 2022.  

    Per i progetti di formazione 4.0 iniziati entro il 17 maggio 2022, si applicano le seguenti aliquote, come previsto all’art.1 comma 211 della Legge di Bilancio 2020:

    • 50% per le piccole imprese, nel limite massimo annuale di 300.000 euro;
    • 40% per le medie imprese, nel limite massimo annuale di 250.000 euro;
    • 30% per le grandi imprese nel limite massimo annuale di 250.000 euro;

     

    Per le attività di formazione 4.0 avviate dopo il 17 maggio 2022, le aliquote applicabili sono invece le seguenti:

    • 40% per le piccole imprese, nel limite massimo annuale di 300.000 euro;
    • 35% per le medie imprese, nel limite massimo annuale di 250.000 euro;
    • 30% per le grandi imprese nel limite massimo annuale di 250.000 euro;

     

    Per i progetti di formazione 4.0 rivolti ai lavoratori dipendenti svantaggiati o molto svantaggiati, come definiti dal decreto del  Ministro  del  lavoro  e delle politiche sociali del 17 ottobre 2017, l’aliquota applicabile è, per entrambi i periodi di riferimento, del 60%.

    Piano Transizione 4.0: i Beneficiari

    Tutti i crediti d’imposta previsti dal Piano Transizione 4.0 sono destinati alle imprese operanti e residenti sul territorio italiano, indipendentemente dal settore di appartenenza e dalla forma giuridica, che rispettino le normative in materia di sicurezza sul lavoro e gli obblighi contributivi assistenziali e previdenziali in favore dei lavoratori.

    Non possono usufruire dell’incentivo, invece, le imprese sottoposte a procedure concorsuali e quelle destinatarie di sanzioni interdittive ai sensi dell’articolo 9, comma 2, del decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231.

    Crediti d’imposta Transizione 4.0: Come Richiederli

    Le imprese possono beneficiare dei Crediti d’Imposta Transizione 4.0 in compensazione, attraverso i modelli F24 messi a disposizione dall’Agenzia delle Entrate, e a partire dal periodo d’imposta successivo a quello di sostenimento delle spese ammissibili. La base di calcolo del singolo credito d’imposta deve essere assunta escludendo altre sovvenzioni o contributi a qualunque titolo ricevuti per le stesse spese ammissibili.

    Inoltre, è necessario che le imprese richiedenti dispongano di alcuni documenti, tra cui:

    – una relazione asseverata che dimostri la conformità del progetto e delle spese con gli obiettivi del Piano Transizione 4.0

    – una certificazione delle spese rilasciata dal soggetto incaricato della revisione legale dei conti. Per le imprese non obbligate per legge alla revisione legale dei conti, le spese sostenute per adempiere all’obbligo di certificazione sono riconosciute in aumento del credito d’imposta per un importo non superiore a 5.000 euro.

    – ulteriori documenti  specifici in base alla tipologia di credito d’imposta per cui si inoltra la richiesta

    Concentrati solo sul tuo business, al tuo bando ci pensiamo noi!

    Se ti è piaciuto questo articolo, o pensi che possa essere utile per qualche tuo amico, lascia un commento e condividilo sui social! Clicca sul pulsante in basso e scopri tutte le agevolazioni per la tua attività.


    PROVA GRATIS TROVABANDO

  • InnovaCultura – il Fondo Perduto della Regione Lombardia – Bando 2024

    InnovaCultura regione Lombardia: Di cosa si tratta?

    Il Bando InnovaCultura 2024, promosso dalla Regione Lombardia, si configura come un fondamentale catalizzatore per lo sviluppo e l’innovazione nel panorama culturale e creativo della regione.

    Questa iniziativa, dotata di una significativa dotazione finanziaria di 6 milioni di euro, sostiene progetti culturali innovativi, promuovendo la collaborazione sinergica tra le micro, piccole e medie imprese culturali e creative della Lombardia e gli istituti e luoghi della cultura lombardi.

    Per partecipare è infatti necessario attivare Accordi di Progetto con almeno un istituto culturale (ente pubblico o soggetto privato senza fini di lucro) che sia titolare o gestore di musei, ecomusei e sistemi museali, biblioteche e archivi aperti al pubblico, siti UNESCO, complessi monumentali non statali o anche aree e parchi archeologici non statali, che siano aperti al pubblico. I contributi sono però riservati alle sole imprese.

    In cosa consiste l’agevolazione?

    L’agevolazione prevista dal Bando InnovaCultura consiste in un contributo a fondo perduto finalizzato a sostenere finanziariamente la realizzazione dei progetti culturali innovativi presentati dalle imprese. Questo contributo può coprire fino al 70% del costo totale del progetto approvato, con un massimo di 200.000 euro per progetto finanziato.

    Il costo minimo di ogni progetto è di 50.000 euro, ridotto a 30.000 euro nel caso di progetti presentati in partenariato con ecomusei riconosciuti, archivi, biblioteche e sistemi bibliotecari riconosciuti.

    Chi può presentare domanda?

    Le imprese che desiderano partecipare al Bando InnovaCultura devono essere micro, piccole o medie imprese (MPMI) attive nel settore culturale e creativo. Per rientrare in quest’ambito, le imprese devono occuparsi di attività:

    1. culturali “core”: arti visive, arti performative, patrimonio culturale;
    2. culturali: editoria (comprese le sue declinazioni multimediali), musica, radio-televisione, cinema, videogiochi e imprese del settore digitale;
    3. creative: architettura, design e pubblicità/comunicazione.

     

    Le imprese devono essere costituite da almeno sei mesi alla data di pubblicazione dell’Avviso pubblico (30 novembre 2023).

    Quali progetti e spese vengono finanziati?

    I progetti ammissibili per il Bando InnovaCultura devono concentrarsi sull‘innovazione nel campo culturale e creativo. Ecco una panoramica dei tipi di progetti che possono essere finanziati:

     

    1. Soluzioni Innovative e Nuove Tecnologie per la Fruizione dei Beni Culturali: progetti che facilitano l’esperienza interattiva, multisensoriale e esperienziale dei beni culturali in loco, utilizzando soluzioni tecnologiche avanzate.
    2. Digitalizzazione e Gestione del Patrimonio Culturale: progetti che mirano a catalogare, digitalizzare e gestire in modo efficiente il patrimonio culturale, integrando soluzioni tecnologiche innovative.
    3. Valorizzazione delle risorse culturali digitali: introduzione di strumenti e soluzioni che permettano di valorizzare questa specifica tipologia di risorse.
    4. Inclusione e Accessibilità: iniziative volte a favorire l’inclusione e l’accessibilità dei visitatori vulnerabili e dei soggetti fragili agli istituti e luoghi della cultura.
    5. Coinvolgimento attivo: soluzioni utili a promuovere il coinvolgimento diretto della comunità locale e delle scuole nel processo di creazione, cura e fruizione dei beni culturali.
    6. Promozione e Diversificazione dei Canali di Marketing e Vendita: progetti che puntano a diversificare ed efficientare i canali di promozione, marketing e vendita degli istituti culturali, con un focus sul raggiungimento di nuovi fruitori.
    7. Gestione Amministrativa ed Operativa Ottimizzata: iniziative che prevedono strumenti utili a migliorare ed efficientare la gestione amministrativa, operativa e del personale degli istituti culturali, integrandosi nelle loro infrastrutture.

     

    È importante notare che questi progetti devono essere realizzati a favore degli istituti e luoghi della cultura con sede legale e/o operativa in Lombardia. Inoltre, non saranno finanziati progetti che costituiscono uno sviluppo o prosecuzione di iniziative già avviate dalle istituzioni culturali coinvolte.

     

    Nell’ambito di questi progetti, le spese ammissibili sono rappresentate da quelle necessarie per la realizzazione del progetto, ovvero:

    • Personale che sviluppa il prodotto/servizio
    • Acquisizione di servizi, entro il 40% del totale del valore progettuale
    • Acquisto di strumenti e attrezzature, fino al 30% del valore del progetto
    • Costi per la presentazione di fideiussione necessaria per l’eventuale richiesta di anticipo del contributo, fino al 2% del costo complessivo dell’intervento realizzato
    • Costi indiretti forfettari, calcolati nel 7% dei costi diretti sostenuti per le altre spese elencate

    Quando posso presentare la mia domanda e come verrà valutata?

    La domanda potrà essere presentata dal 1° al 12 marzo 2024 e le risorse verranno assegnate con una procedura valutativa a graduatoria, fino all’esaurimento del plafond disponibile. Verranno comunque formati più elenchi, in base alla tipologia di partenariato prevista dal progetto:

    1. Partenariati tra Imprese e raccolte museali/musei riconosciuti e sistemi museali riconosciuti
    2. Partenariati tra Imprese ed Ecomusei riconosciuti
    3. Partenariati tra Imprese e siti UNESCO, aree e parchi archeologici e complessi monumentali non statali
    4. Partenariati tra Imprese e biblioteche e sistemi bibliotecari, archivi.

     

    Le domande formalmente ammissibili verranno quindi valutate sulla base dei seguenti criteri:

    • Qualità dell’organizzazione tecnica e gestionale (fino a 16 punti)
    • Qualità dell’operazione, sia in termini progettuali che di sostenibilità/potenzialità (fino a 60 punti)
    • Qualità economico-finanziaria del progetto, anche in termini di sostenibilità ed economicità (fino a 10 punti)
    • Grado di innovazione in rapporto al contesto specifico (fino a 25 punti).

     

    Per essere ammessi è necessario totalizzare almeno 60 punti e, in questo caso, sarà anche possibile ottenere punti premiali per il possesso di certificazioni ambientali o adesione a sistemi di gestione ambientale (2 punti), per progetti volti a migliorare la fruizione del patrimonio culturale da parte di persone con disabilità (2 punti) e per imprese giovanili/femminili (1 punto).

    L’importante, quindi, non è presentare la domanda per primi, ma sviluppare un progetto di qualità! E se hai bisogno di una mano… ti aiuta Trovabando!


    PARLANE CON NOI

  • Microcredito Lazio alle Imprese: tutte le novità

    Microcredito Lazio alle imprese: 70 milioni di euro alle MPMI

    Microcredito Lazio alle imprese: tutte le novità!

    Buone notizie per il tessuto imprenditoriale del Lazio, grazie all’arrivo di nuovi bandi dedicati al credito aziendale

    La Regione Lazio ha infatti disposto pacchetto di quattro misure mirate a stimolare la crescita e la competitività delle micro, piccole e medie imprese (MPMI) del territorio. Questi strumenti, del valore complessivo di circa 135 milioni di euro e finanziati attraverso il Programma Regionale FESR Lazio 2021-2027, mirano a fornire supporto finanziario a imprese in varie fasi del loro ciclo di vita, dall’avvio al consolidamento sul mercato.Analizziamoli insieme.

    Parliamo di 3 misure, conosciute con i nomi:

    • Fondo Patrimonializzazione PMI;
    • Nuovo Fondo Futuro;
    • Fondo di Garanzia Minibond Basket Bond Lazio
    • Nuovo Fondo Piccolo Credito

    Fondo Patrimonializzazione PMI

    Il Fondo Patrimonializzazione PMI dispone di un budget di 20 milioni di euro (di cui 10 milioni come aumento di capitale) e si rivolge alle Piccole e Medie Imprese costituite come società di capitali.

    Come funziona l’agevolazione?

    Il Fondo intende incentivare interventi di patrimonializzazione da parte di soci esistenti o di nuovi soci, offrendo finanziamenti a tasso zero della durata di 7 anni, da 50 a 500 mila euro (e comunque di importo pari all’aumento di capitale), coprendo fino al 50% del progetto mentre la restante parte deve essere coperta dall’aumento di capitale. 

    Quando e come posso presentare la domanda?

    Le domande dovranno essere presentate esclusivamente on-line sul portale http://www.farelazio.it alla pagina dedicata al “Fondo Patrimonializzazione PMI”, le domande possono essere presentate dal 5 dicembre 2023 fino all’esaurimento delle risorse disponibili.

    Due persone esplorano un tunnel illuminato da luci vibranti nel Lazio.
    Tutte le novità sul microcredito lazio alle imprese

    Nuovo Fondo Futuro

    Il Nuovo Fondo Futuro (NFF) ha l’obiettivo di sostenere le microimprese in fase di avviamento per contrastare l’economia sommersa e sostenere la nuova occupabilità, l’autoimpiego e l’inclusione di lavoratrici e lavoratori con contratti atipici.

    Con una dotazione di 10 milioni di euro, mira a sostenere imprese nuove o in fase di avviamento (con meno di 36 mesi), che hanno difficoltà ad accedere ai tradizionali canali di credito. L’agevolazione consiste in un finanziamento a tasso zero della durata di 6 anni e di importo da 5 a 25 mila euro, con la possibilità, per le imprese in regola con il piano di ammortamento, di non dover restituire le ultime 12 rate mensili. 

    Le domande saranno accettate dal 12 dicembre 2023 al 23 gennaio 2024.

    Fondo di Garanzia Minibond Basket Bond Lazio

    Un’altra iniziativa, il Fondo di Garanzia Minibond Basket Bond Lazio, prevede risorse a garanzia pari a 15 milioni di euro e risorse finanziarie attivate per 60 milioni. Questo strumento mira a favorire l’emissione di prestiti obbligazionari e/o titoli di debito (“Minibond”) raggruppati in Portafoglio (“Basket”), garantendo una copertura delle prime perdite. Il Portafoglio dovrà essere costituito entro il 3 settembre 2025.

    In questo modo la Regione Lazio vuole favorire forme di finanziamento che possano essere alternative o complementari al credito bancario.

    Alla garanzia potrà inoltre essere affiancato un contributo a fondo perduto (per il quale sono stanziati ulteriori 2 milioni di euro) per la copertura dei costi di emissione. Il contributo permette quindi di ridurre l’incidenza dei costi fissi legati all’emissione di obbligazioni, rendendo più accessibile l’emissione di Minibond anche per imprese di minori dimensioni. 

    Le manifestazioni di interesse per la Garanzia si possono presentare dal 14 dicembre 2023 fino al completamento del Portafoglio, mentre le domande di Contributo per i costi di emissione dei minibond  potranno essere presentate a partire dal 23 gennaio 2024.

    Un gruppo di alti edifici si riflettono nel vetro della regione lazio.
    Tutte le novità sul microcredito lazio alle imprese

    Nuovo Fondo Piccolo Credito

    L’ultimo strumento, con un budget di 45 milioni di euro, si rivolge a imprese con una storia finanziaria consolidata (per accedere è necessario avere almeno 2 bilanci chiusi e depositati e un buon merito di credito), ma con fabbisogni finanziari contenuti che non generano sufficiente marginalità per il sistema bancario.

    Il fondo offre finanziamenti a tasso zero della durata di 5 anni, da 10 a 50 mila euro. La procedura per la presentazione delle domande sarà a sportello, con una prima finestra entro gennaio 2024 e una seconda entro marzo 2024, ma non sono attualmente disponibili (21 dicembre 2023) le date precise di apertura.

    Ti ricordiamo inoltre che, in relazione a questo fondo, dal 20 dicembre 2022 è attiva anche una sezione speciale, “Nuovo Fondo Piccolo Credito – Sezione Energia”, dedicata a Progetti volti all’aumento dell’efficienza energetica, alla riduzione dei consumi e all’installazione di impianti da fonti rinnovabili.  

    Questi strumenti, gestiti da Lazio Innova in collaborazione con operatori selezionati tramite procedure di evidenza pubblica, si pongono come un solido sostegno per l’innovazione e lo sviluppo delle imprese, offrendo soluzioni flessibili e accessibili per soddisfare una varietà di esigenze finanziarie.

     

    Concentrati solo sul tuo business, al tuo bando ci pensiamo noi!

    Se ti è piaciuto questo articolo, o pensi che possa essere utile, lascia un commento e condividilo sui social! Clicca sul pulsante in basso e scopri tutte le agevolazioni per la tua attività.

    PROVA GRATIS TROVABANDO
  • Fare Impresa in Sicilia: Bando 2023

    Che Cos’è il Bando FAInSicilia?

    Il Bando “FAre Impresa in Sicilia – FAInSicilia” rappresenta un’opportunità straordinaria per giovani e donne che desiderano avviare o sviluppare la propria attività imprenditoriale in Sicilia.

    Con un budget di 26 milioni di euro, il bando offre un contributo a fondo perduto per progetti innovativi. 

    Agevolazioni del Bando per Fare Impresa in Sicilia

    L’agevolazione finanzia con un contributo a fondo perduto fino al 90% progetti imprenditoriali di nuove imprese femminili o giovanili, di importo compreso tra 50.000 euro e 300.000 euro

    Chi Può Beneficiare del Bando Fare Impresa Sicilia?

    L’agevolazione è rivolta a giovani o donne che devono avviare la loro attività o che l’abbiano avviata da meno di 36 mesi. Più in particolare, possono accedere al bando FAInSicilia:

    • giovani di età compresa tra i 18 e i 45 anni e/o donne di qualsiasi età, già residenti in Sicilia o che comunque si impegnino a trasferire la propria residenza sull’isola, intenzionati a costituirsi in forma di impresa individuale o di società (anche cooperativa)
    • Micro e piccole imprese con sede in Sicilia (o che si impegnino ad aprirla), che siano attive da non più di 36 mesi e che siano costituite da persone fisiche di età compresa tra i 18 e i 45 anni o che siano donne. In caso di società, la compagine sociale deve essere composta in maggioranza da persone fisiche che rispettino questi requisiti e che detengano almeno il 51% del capitale sociale. Le persone giuridiche non possono detenere più di un terzo del capitale sociale.

     

    Sono ammissibili quasi tutti i settori, con l’esclusione della pesca e dell’acquacoltura, della produzione primaria di prodotti agricoli, dei trasporti e delle costruzioni, dell’estrazione di minerali e delle attività connesse all’esportazione.

    Quali progetti e spese vengono finanziati?

    I progetti imprenditoriali che possono essere finanziati devono riguardare almeno una delle seguenti finalità:

    • la fornitura di nuovi prodotti e/o servizi al mercato, ovvero la combinazione di prodotti e/o servizi in grado di differenziare l’impresa sul mercato rispetto ai concorrenti; 
    • l’introduzione di cambiamenti sui processi produttivi e/o di erogazione di servizi o parti di essi in grado di migliorarne l’efficienza e l’efficacia complessiva;
    • l’introduzione di prodotti, servizi e/o processi che generano come effetto l’ampliamento a nuovi target di consumatori o di utenza; 
    • la capacità di soddisfare bisogni culturali, sociali e sociosanitari, in modo più efficace rispetto alle alternative esistenti;
    • la valorizzazione di attività di ricerca e sviluppo.

     

    All’interno di questi ambiti, le spese ammissibili riguardano:

    • Opere edili di ristrutturazione e/o manutenzione straordinaria, nel limite massimo del 30% dei costi ammissibili (40% nel caso di alberghi e strutture simili, ristoranti e bar);
    • macchinari, impianti tecnologici, attrezzature e arredi, purché siano nuovi di fabbrica e funzionali all’attività di impresa
    • software e servizi per le tecnologie dell’informazione e della telecomunicazione, entro il limite del 15% dell’importo totale del programma di spesa;
    • formazione specialistica per il personale coinvolto nell’attuazione del progetto ed oneri professionali ascrivibili a professioni regolamentate (progettazione tecnica, direzione lavori, studi di fattibilità, elaborazione di calcoli statistici…) , entro il limite del 7% del totale dei costi ammissibili

    Presentazione della Domanda e Valutazione

    Le domande di ammissione all’agevolazione possono essere presentate dal 20 febbraio 2023 al 27 febbraio 2023, inviando tramite piattaforma informatica la domanda, il progetto imprenditoriale e i vari allegati richiesti.

    Qualora le risorse disponibili, pari a 26 milioni di euro, non fossero sufficienti a finanziare tutte le domande presentate, le domande passeranno alla fase istruttoria sulla base della posizione assunta in un elenco che terrà conto della percentuale di cofinanziamento privato, data dal rapporto tra il cofinanziamento privato e il costo totale lordo del programma di investimento.

     

    La fase istruttoria vera e propria terrà invece in considerazione i seguenti criteri:

     

    1. adeguatezza e coerenza delle competenze possedute dal soggetto proponente o dai relativi soci rispetto alla specifica attività prevista dal progetto imprenditoriale (max. 12 punti);
    2. capacità di presidiare gli aspetti del processo tecnico-produttivo e organizzativo (max. 4 punti); 
    3. potenzialità del mercato di riferimento, vantaggio competitivo dell’iniziativa e relative strategie di marketing (max. 4 punti); 
    4. fattibilità e sostenibilità tecnica e qualità economico-finanziaria dell’iniziativa in termini di economicità della proposta, adeguatezza e sostenibilità del business plan e prospettive di crescita dell’impresa (max. 10 punti); 
    5. contributo allo sviluppo sostenibile (nuove attività di impresa delle filiere della green e della blue economy) (max. 2 punti); 
    6. contributo alla transizione digitale (max. 2 punti).

     

    Sono inoltre previste premialità aggiuntive di 5 punti ciascuna per i progetti presentati da startup innovative (anche costituende) e per progetti legati a un’attività economica che sia coerente con almeno una delle Traiettorie previste dagli Ambiti di Specializzazione intelligente della S3 Sicilia 2021-2023.

    È comunque necessario raggiungere un punteggio almeno pari a 20.

    Giovani e donne siciliani, siete pronti a far decollare la vostra attività?

    PROVA GRATIS TROVABANDO
  • Nuovo Fondo Futuro Regione Lazio

    Nuovo Fondo futuro Regione Lazio, gestito da Fare Lazio, è un’agevolazione pensata per favorire l’accesso al credito da parte di microimprese neocostituite oppure ancora da costituire, che vogliono realizzare progetti di avvio d’impresa e che, come spesso avviene, hanno difficoltà ad ottenere credito attraverso i canali ordinari.

    Che tipo di agevolazione è prevista dal bando Nuovo Fondo Futuro 2023?

    L’agevolazione consiste in un finanziamento agevolato a tasso zero finalizzato a sostenere le microimprese nella loro fase di avvio e prevede la realizzazione di un piano imprenditoriale del valore di almeno 5.000 euro.

    Il finanziamento potrà coprire fino al 100% delle spese del progetto e potrà avere un importo massimo di 25.000 euro e il periodo di rimborso è di 72 mesi, inclusi 12 mesi di preammortamento. Inoltre, sull’importo finanziato, non verranno richieste garanzie.

    I beneficiari potranno inoltre ricevere un servizio di tutoraggio per essere guidati nella fase di realizzazione del progetto e nella fase di rimborso.

    Chi può partecipare a Nuovo Fondo Futuro del Lazio?

    Sono ammissibili al Nuovo Fondo Futuro le microimprese in fase di costituzione, o comunque costituite (iscritte al Registro delle Imprese se si tratta di società di capitali) da non più di 36 mesi. Sono ammissibili anche i liberi professionisti e, in questo caso, la loro partita iva non dovrà risultare aperta da più di 36 mesi, ma dovrà comunque essere già attiva.

    Per le ditte e le società la sede operativa deve (o dovrà) essere nel territorio regionale del Lazio, mentre i professionisti devono risultare fiscalmente residenti nel Lazio.

    Le forme giuridiche ammesse sono:

    • Liberi Professionisti
    • Ditte individuali
    • Società in nome collettivo
    • Società in accomandita semplice
    • Società cooperative
    • Società a responsabilità limitata
    • Società a responsabilità limitata semplificata

    Condizione necessaria per l’accesso è quella di trovarsi in condizioni di difficoltà rispetto alla possibilità di accedere al credito ordinario.

    Quali sono le spese che puoi finanziare con Nuovo Fondo Futuro?

    I progetti sostenuti possono includere spese per investimenti materiali e immateriali e per altre spese legate alla realizzazione del progetto imprenditoriale, ma almeno il 50% delle spese deve essere destinato agli investimenti, come ad esempio:

    • acquisto di impianti, macchinari, attrezzature e arredi
    • investimenti per la sicurezza e per la riduzione dell’impatto ambientale
    • acquisto di software legati alle esigenze dell’impresa
    • acquisto di brevetti o acquisizione di certificazioni di qualità
    • ricerca e sviluppo
    • realizzazione sito web
    • opere di adeguamento e ristrutturazione della sede

     

    Sono spese di tipologia piuttosto ampia, ma ricorda che il finanziamento non può invece essere utilizzato né per il rimborso di altri debiti finanziari, né come mera liquidità.

    Ricorda infine che questa agevolazione, a differenza di quasi tutte le altre, permette di finanziare anche l’IVA, qualora dovuta al fornitore e risultante dalla documentazione di spesa.

    Come si accede a Fondo Futuro?

    La domande possono essere presentate a partire dal 17 gennaio 2023 e fino all’esaurimento delle risorse disponibili, che ammontano a 8,8 milioni di euro.

    Insieme alla domanda di partecipazione e agli altri documenti richiesti, è necessario presentare un business plan su un orizzonte temporale di almeno 2 anni, che illustri in modo dettagliato il progetto che si vuole realizzare e il relativo fabbisogno finanziario, le previsioni di fatturato e i costi di funzionamento, oltre alle capacità tecniche, organizzative e l’esperienza dei proponenti e dei relativi team. 

    L’accesso alla fase istruttoria avverrà in base al punteggio che ogni impresa dovrà dichiarare, sulla base di specifici parametri, come il reddito ISEE, l’anzianità dell’impresa (privilegiando le più giovani) e il numero di occupati.

    Sono inoltre previsti punteggi premiali per le imprese giovanili e/o femminili e per i lavoratori svantaggiati.

    Una volta ammessi, i progetti verranno ulteriormente valutati in ragione della qualità, della capacità di innovazione del progetto e della sua capacità economico-finanziaria.

    Beh, sembra proprio che sia arrivato il momento giusto per realizzare il tuo progetto…! 

    Bene… ora ce sai davvero tutto sul Nuovo Fondo Futuro cosa aspetti a partecipare? Contattaci e scopri subito il nostro servizio di supporto! Ti aiuteremo a redigere il Business Plan perfetto e caricheremo insieme la tua pratica su GecoWeb, il portale di Lazio Innova. 

    Se ti è piaciuto questo articolo, o pensi che possa essere utile per qualche tuo amico, lascia un commento e condividilo sui social!


    PARLANE CON NOI