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Categoria: Imprenditorialità

  • PNRR, Missione 1: Digitalizzazione, Innovazione, Competitività, Cultura e Turismo

    Tutte le principali agevolazioni per digitalizzazione, competitività delle PMI e per gli attori del settore turistico e culturale previste dal PNRR Missione 1

    Hai sentito parlare ovunque del PNRR, ma non sai quali sono le opportunità che offre alle PMI? Sei nel posto giusto!

    Cominciamo rispondendo a una semplice domanda: cos’è il PNRR?

    È il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, il programma di riforme presentato dall’Italia e dagli altri paesi dell’Unione Europea per accedere alle risorse economiche del Next Generation EU.

    Questi aiuti sono fondamentali per riparare i danni economici e sociali causati dall’emergenza sanitaria da Covid-19. Il Piano nazionale stabilisce, quindi, come e dove saranno investiti, da qui fino al 2027, tutti gli aiuti economici che arriveranno dall’Europa.

    Tutte le misure coinvolgeranno aziende italiane, startup e PA attraverso il sostegno agli investimenti. È un’occasione straordinaria, e le nostre PMI dovranno saper sfruttare al meglio tutti i vantaggi.

    In questo articolo scopriremo la Missione 1, ovvero l’ambito del PNRR dedicato a Digitalizzazione, Innovazione, Competitività, Cultura e Turismo.

    Continua a leggere e scopri tutte le opportunità per la tua impresa!

    Quante risorse economiche sono previste?

    Sono previsti complessivamente per la Missione 1 ben 40,32 miliardi di euro, così ripartiti nelle diverse aree tematiche:

    1. 9,75 mld di euro andranno alla “Digitalizzazione innovazione e sicurezza nella Pubblica Amministrazione”;
    2. 23,89 mld di euro saranno destinati alla “Digitalizzazione, innovazione e capacità di comunicazione del sistema produttivo”;
    3. 6,68 mld di euro spetteranno a “Turismo e Cultura 4.0”.

     

    Per il PNRR, la digitalizzazione è un tema fondamentale comune a tutte le Missioni, per il quale, come vedremo, sono previste importanti misure.

    Missione 1: Quali sono le opportunità per le PMI?

    La Missione 1 è uno degli ambiti del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza con più risorse economiche. Ma quali sono le opportunità che le PMI dovranno cogliere per superare la crisi economica e sanitaria causata dal Covid-19?

    Cominciamo dalle imprese culturali/creative e start-up innovative: grazie agli incentivi, potranno sostenere la creazione di nuovi contenuti culturali e lo sviluppo di servizi digitali ad alto valore aggiunto, con l’obiettivo finale di stimolare un’economia basata sulla circolazione della conoscenza.

    Piano Transizione 4.0

    Un’ottima opportunità per le PMI che vogliono investire nel proprio business è il nuovo piano per la Transizione 4.0.

    Il Piano costituisce un’evoluzione del precedente programma “Industria 4.0” (introdotto nel 2017), e permette alle imprese di usufruire di incentivi per la transizione digitale, agevolando gli investimenti in tecnologie all’avanguardia così come in ricerca, sviluppo e innovazione. Ma cosa prevede il piano Transizione 4.0?

    Si tratta di un riconoscimento di tre tipologie di crediti d’imposta alle imprese che investono in:

    1. Beni strumentali;
    2. Ricerca, sviluppo e innovazione;
    3. Attività di formazione alla digitalizzazione e di sviluppo delle relative competenze.

     

    Se hai una PMI e vuoi investire nella tua attività, questa è sicuramente l’opportunità che fa al caso tuo!

    Internazionalizzazione – Riapertura e rifinanziamento Fondo 394/81 Simest

    Il tuo sogno nel cassetto è quello di internazionalizzare la tua impresa?

    Abbiamo ottime notizie per te: il PNRR prevede un rifinanziamento del Fondo gestito da SIMEST, che eroga contributi e prestiti agevolati a imprese italiane operanti sui mercati esteri.

    Quali spese saranno agevolate? Facciamo degli esempi:

    • studi di fattibilità,
    • partecipazioni a fiere internazionali,
    • servizi di consulenza da parte di personale specializzato sui temi legati all’internazionalizzazione ed al commercio digitale
    • … e molto altro ancora!

    Altre agevolazioni interessanti

    Se fai parte degli attori del settore turistico, potrai sfruttare tutti gli incentivi messi in atto per la Componente 3, “Turismo e Cultura 4.0” per innalzare gli standard di offerta e migliorare i servizi per i visitatori. È infatti prevista la definizione di un fondo ad hoc capace di attrarre investitori privati (supporto BEI) definendo dei precisi strumenti di azione:

    1. Il credito d’imposta per le strutture ricettive;
    2. Una sezione speciale del fondo di garanzia;
    3. Incentivi all’aggregazione delle imprese turistiche;
    4. Il Fondo nazionale per il turismo e il Fondo per il turismo sostenibile.

     

    Tra le opportunità imperdibili rientra certamente il rientra il Credito fiscale (da 530 milioni di euro) che prevede incentivi per aumentare la qualità dell’ospitalità turistica con investimenti finalizzati alla sostenibilità ambientale (fonti rinnovabili a minor consumo energetico) alla riqualificazione e all’aumento degli standard qualitativi delle strutture ricettive italiane.

    Per la cultura sarà possibile da un lato incentivare i processi di upskilling e reskilling degli operatori culturali (su tematiche di digitalizzazione ed ecologia), dall’altro favorire l’innovazione del sistema turistico italiano e l’industria culturale e creativa 4.0, con l’obiettivo di organizzare e conservare il patrimonio culturale italiano.

    Concentrati sul tuo business, a trovare il bando giusto per te ci pensiamo noi!

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  • Contributo a fondo perduto Decreto Sostegni, come chiederlo

    Avviso: il fondo perduto Decreto Sostegni è scaduto il 28 maggio 2021. Se vuoi rimanere aggiornato sulle ultime novità di finanza agevolata clicca qui!

    Decreto Sostegni: ecco come presentare la domanda per accedere agli oltre 11 miliardi di euro a fondo perduto

    Il nuovo contributo a fondo perduto è previsto dal Decreto Sostegni” (Dl n. 41 del 22 marzo 2021), la misura varata dal Governo che contiene una serie di interventi di sostegno alle imprese, ai lavoratori autonomi e ai professionisti. Rientra nelle misure urgenti in materia di sostegno alle imprese e agli operatori economici, di lavoro, salute e servizi territoriali, connesse all’emergenza da Covid-19.

    Come si evince dal nome, questo contributo è un sostegno che lo Stato eroga in favore delle realtà che maggiormente hanno risentito della crisi nata a seguito dell’emergenza sanitaria. Si tratta, dunque, di un’opportunità interessante per recuperare liquidità, sopratutto in un periodo di incertezza come quello che stiamo vivendo.

    Vediamo subito insieme di cosa si tratta.

    Rispetto ai precedenti contributi a fondo perduto, il decreto “Sostegni” ha introdotto una nuova modalità di erogazione dell’agevolazione.

    A scelta del beneficiario, l’Agenzia delle entrate può erogare il contributo spettante:

    • mediante accredito su conto corrente bancario o postale, intestato al beneficiario (o cointestato se il beneficiario è una persona fisica);
    • mediante riconoscimento di un credito d’imposta di pari valore, utilizzabile in compensazione tramite modello F24.

     

    L’ammontare del contributo a fondo perduto è determinato applicando una percentuale alla differenza tra l’ammontare medio mensile del fatturato e dei corrispettivi dell’anno 2020 e l’ammontare medio mensile del fatturato e dei corrispettivi dell’anno 2019. Per i soggetti che hanno attivato la partita Iva dal 1º gennaio 2019, la percentuale di calo indennizzabile è applicata al calo della media mensile di fatturato calcolata per i soli mesi successivi a quello di attivazione della partita IVA.

    Per chi?

    I sostegni previsti dal decreto approvato dal Consiglio dei ministri non dipendono più dai Codici Ateco; possono, infatti, richiedere il contributo a fondo perduto i soggetti titolari di partita Iva che svolgono attività di impresa o di lavoro autonomo o che sono titolari di reddito agrario, e che sono residenti o stabiliti in Italia. Rimangono esclusi i soggetti che hanno cessato l’attività prima del 23 marzo 2021 e i soggetti che hanno attivato la partita Iva dal 24 marzo 2021.

    Quali requisiti è necessario possedere per richiedere il contributo?
    Tutti i requisiti necessari sono indicati all’art. 1 del decreto legge n. 41 del 22 marzo 2021.

    Scopriamoli subito!

    1º Requisito

    Il soggetto deve aver conseguito, nell’anno 2019, un ammontare di ricavi o compensi non superiore a 10 milioni di euro (se il soggetto svolge più attività, il limite dei 10 milioni di euro per l’accesso al beneficio riguarda la somma dei ricavi/compensi riferiti a tutte le attività esercitate).

    Per le società con periodo d’imposta non coincidente con l’anno solare, occorre fare riferimento al secondo periodo d’imposta precedente a quello in corso al 23 marzo 2021 (data di entrata in vigore del decreto “Sostegni”).

    Per i soggetti esercenti attività di impresa o di lavoro autonomo, i ricavi a cui fare riferimento sono rispettivamente i ricavi di cui all’art. 85, comma 1, lettere a) e b) del Tuir e i compensi di cui all’art. 54, comma 1, del Tuir.

    Per semplificare ed evitare errori nel processo di determinazione dei ricavi/compensi relativi al 2019, i valori da tenere in considerazione sono quelli riportati nel modello della dichiarazione dei redditi 2020 (redditi 2019), secondo la tabella riportata nella guida rilasciata dell’Agenzia delle Entrate.

    Per le persone fisiche, società semplici ed enti non commerciali titolari di reddito agrario e attività agricole connesse (per esempio, agriturismi, allevamento, eccetera), in luogo dell’ammontare dei ricavi, occorre far riferimento all’ammontare del volume d’affari del modello di dichiarazione Iva 2020 (per l’anno 2019).

    Il contributo spetta anche all’erede che prosegue l’attività di una persona fisica deceduta. Al riguardo, nel caso di prosecuzione avvenuta nel corso dell’anno 2019, l’erede dovrà determinare l’ammontare dei ricavi e compensi dell’anno 2019 con riferimento a entrambe le dichiarazioni dei redditi del deceduto e dell’erede.

    2º Requisito

    Per ottenere l’erogazione del contributo a fondo perduto è necessario, inoltre, che sia presente uno tra i seguenti requisiti:

    1. importo della media mensile del fatturato e dei corrispettivi relativa all’anno 2020 inferiore almeno del 30% rispetto all’importo della media mensile del fatturato e dei corrispettivi relativi all’anno 2019;
    2. attivazione della partita Iva a partire dal 1° gennaio 2019.

     

    Per quanto riguarda la determinazione dei due importi della media mensile relativa agli anni 2019 e 2020, occorre dapprima calcolare l’ammontare complessivo del fatturato e dei corrispettivi conseguito in ciascuno dei due anni.

    A tal fine, occorre far riferimento alla data di effettuazione delle operazioni di cessione dei beni e di prestazione dei servizi. Pertanto, per quanto riguarda le fatture immediate, dovrà essere considerata la data della fattura e, per le fatture differite, occorrerà far riferimento alla data dei DDT (cessioni di beni) o dei documenti equipollenti (prestazioni di servizio) richiamati nella fattura.

    Partite Iva attivate dal 1º gennaio 2019

    Con il provvedimento emesso il 29 marzo, sono state aggiornate le regole per le richieste effettuate da partite Iva attive dal 1º gennaio 2019.

    Cosa cambia praticamente?

    Gli aggiornamenti riguardano essenzialmente tre aspetti:

    1. il calo del fatturato: chi ha attivato la partita Iva dal 1° gennaio 2019 in poi non deve più dimostrare di aver avuto una perdita di almeno il 30%, in quanto il contributo a fondo perduto spetta a prescindere dalla circostanza che essi abbiano registrato un calo del 30% della media mensile del fatturato del 2020 rispetto alla corrispondente media del 2019;
    2. la percentuale di calo indennizzabile: è applicata al calo della media mensile di fatturato calcolata per i soli mesi successivi a quello di attivazione della partita Iva;
    3. restano fermi il limite massimo di ricavi o compensi per l’ammissione al beneficio e gli importi minimi e massimi del contributo.

    Quanto si risparmia e su cosa?

    Vediamo più nel dettaglio come si applica il nuovo credito d’imposta e quanto è possibile recuperare.

    A scelta del beneficiario, l’Agenzia delle entrate può erogare il contributo spettante:

    • mediante accredito su conto corrente bancario o postale, intestato al beneficiario (o cointestato se il beneficiario è una persona fisica);
    • mediante riconoscimento di un credito d’imposta di pari valore, utilizzabile in compensazione tramite modello F24 (il credito d’imposta riconosciuto non può essere ceduto ad altri soggetti).

     

    La scelta della modalità di erogazione è irrevocabile, deve essere espressa dal beneficiario nell’istanza per la richiesta del contributo e deve riguardare l’intero importo del contributo spettante.

    Nel caso di opzione per il riconoscimento del credito d’imposta, il relativo importo può essere utilizzato in compensazione a fronte delle imposte, dei contributi dovuti all’Inps e delle altre somme dovute allo Stato, agli enti locali e agli enti previdenziali, il cui versamento si effettua mediante presentazione del modello F24.

    Scopriamo, ora, secondo quali criteri è calcolato l’ammontare del contibuto.
    L’ammontare del contributo è determinato applicando una diversa percentuale alla differenza tra l’importo della media mensile del fatturato e dei corrispettivi dell’anno 2020 e l’analogo importo dell’anno 2019.
    Le percentuali previste sono le seguenti:

    1. 60%, se i ricavi e i compensi dell’anno 2019 sono inferiori o pari a 100.000 euro;
    2. 50%, se i ricavi e i compensi dell’anno 2019 superano i 100.000 euro ma non l’importo di 400.000 di euro;
    3. 40%, se i ricavi e i compensi dell’anno 2019 superano i 400.000 euro ma non l’importo di 1.000.000 di euro;
    4. 30%, se i ricavi e i compensi dell’anno 2019 superano 1.000.000 di euro ma non l’importo di 5.000.000 di euro;
    5. 20%, se i ricavi e i compensi dell’anno 2019 superano 5.000.000 di euro ma non l’importo di 10.000.000 di euro.

     

    Nel dettaglio, il calcolo del contributo deve essere effettuato nel seguente modo:

    • se la differenza tra la media mensile del fatturato e dei corrispettivi dell’anno 2020 e la media mensile dell’anno 2019 è negativa ed è almeno del 30%, a tale importo (preso in valore assoluto) si applica la percentuale prevista in relazione alla fascia dei ricavi/compensi 2019, fermo restando il riconoscimento del contributo minimo se superiore
    • per i soggetti che hanno attivato la partita Iva a partire dal 1° gennaio 2019, se la differenza tra la media mensile del fatturato e dei corrispettivi dell’anno 2020 e la media mensile dell’anno 2019 è negativa ma inferiore al 30%, ovvero pari a zero o positiva, spetta l’importo minimo del contributo.

     

    In presenza dei requisiti di cui abbiamo parlato precedentemente, il contributo è quindi comunque riconosciuto per un importo minimo di 1.000 euro per le persone fisiche e di 2.000 euro per i soggetti diversi dalle persone fisiche. L’importo massimo del contributo è pari a 150.000 euro.

    Esclusioni

    Il contributo a fondo perduto NON spetta nei seguenti casi:

    • Soggetti che hanno attivato la partita Iva successivamente al 23 marzo 2021 (data di entrata in vigore del decreto “Sostegni”), con la sola eccezione degli eredi che hanno attivato partita Iva successivamente a tale data per la prosecuzione dell’attività di soggetto deceduto
    • Soggetti la cui attività è cessata alla data del 23 marzo 2021 (data di entrata in vigore del decreto “Sostegni”)
    • Enti pubblici, di cui all’art. 74 del Tuir
    • Intermediari finanziari e società di partecipazione, di cui all’art. 162-bis del Tuir.

    Come presentare la domanda?

    Per usufruire dell’agevolazione è necessario presentare una una specifica istanza (il modello e le relative istruzioni di compilazione sono stati approvati con il provvedimento del direttore dell’Agenzia delle entrate del 23 marzo 2021).

    Le istanze per il contributo a fondo perduto possono essere inviate all’Agenzia delle entrate a partire dal 30 marzo 2021 e non oltre il 28 maggio 2021.

    La predisposizione e trasmissione delle istanze deve avvenire esclusivamente in via telematica, attraverso:

    • un software di compilazione di mercato: il file contenente l’istanza deve essere inviato mediante il canale telematico Entratel /Fisconline attraverso cui sono trasmesse le dichiarazioni dei redditi;
    • un’apposita procedura web messa a disposizione dall’Agenzia delle entrate all’interno del portale “Fatture e Corrispettivi”, nella sezione “Contributo a fondo perduto”. Attraverso tale procedura è possibile predisporre e trasmettere un’istanza alla volta.

     

    Tutte le procedure relative alla presentazione dell’istanza sono riportate all’interno dell’apposita Guida realizzata dall’Agenzia delle Entrate.

    Hai tutte le carte in regola per ottenere il contributo a fondo perduto del Decreto Sostegni?

    Concentrati sul tuo business, a trovare il bando giusto per te ci pensiamo noi!

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  • ON – Oltre Nuove imprese a Tasso Zero: incentivi per giovani e donne

    ON – Oltre Nuove imprese a Tasso Zero: incentivi per giovani e donne

    Avviso: le ulteriori risorse stanziate sono esaurite. Rimane, tuttavia, la possibilità di presentare le domande fino a nuove comunicazioni. 

    Novità: Dopo l’ultimo esaurimento delle risorse finanziarie, dal 24 marzo, alle ore 12.00, riapre lo sportello “ON – Oltre Nuove Imprese a tasso zero” per la presentazione delle domande. Per conoscere ulteriori dettagli ti alleghiamo il  Decreto pubblicato dal Ministero dello sviluppo economico

    Lancia o sviluppa il tuo business con finanziamento a tasso zero e contributo a fondo perduto. La copertura può arrivare fino al 90% per spese fino a 3 milioni di euro!

    Per chi?

    Gli incentivi previsti da ON – Oltre Nuove Imprese a Tasso Zero si rivolgono principalmente a due categorie distinte:

    • Micro e piccole imprese;
    • Persone fisiche che vogliono costituire una società.

    Scopriamo quali sono le caratteristiche richieste per accedere a Oltre Nuove imprese a Tasso zero!

    Micro e piccole imprese

    Le micro e piccole imprese (definite secondo la classificazione contenuta nell’Allegato I al Regolamento GBER) devono avere queste caratteristiche:

    Essere composte per almeno il 51% da giovani under 35 e da donne di tutte le età;
    Essere costituite da non più di 5 anni dalla domanda di agevolazione;
    Essere costituite in forma societaria;
    Essere iscritte al Registro delle Imprese.

    La percentuale del 51% si riferisce sia al numero di componenti donne e/giovani presenti nella compagine sociale, sia alle quote di capitale detenute.

    Facciamo un esempio: se parliamo di una società composta solo da un uomo over 35 e una donna/uomo under 35, questi non saranno ammessi al finanziamento. Per accedere agli incentivi, sarà richiesta una terza persona in possesso dei requisiti.

    Accedono, dunque, al finanziamento le imprese costituite entro i 5 anni precedenti con regole e modalità differenti a seconda che si tratti imprese costituite da non più di 3 anni, o da imprese costituite da almeno 3 anni e da non più di 5.

    Persone fisiche

    Anche le persone fisiche possono presentare domanda di finanziamento, con l’impegno di costituire la società dopo l’eventuale ammissione alle agevolazioni entro i termini indicati nella comunicazione di ammissione alle agevolazioni inviata dal Soggetto gestore ai sensi dell’articolo 8, comma 6 del Decreto menzionato precedentemente.

    Dovranno, quindi, far pervenire la documentazione necessaria che provi l’avvenuta costituzione dell’impresa e il possesso dei requisiti richiesti per l’accesso alle agevolazioni. Anche in questo caso, possesso dei requisiti dovrà essere dimostrato in data di presentazione della domanda di agevolazione.

    Quanto si risparmia e su cosa?

    Vediamo più nel dettaglio a cosa si applicano i finanziamenti a tasso zero e i contributi a fondo perduto per micro e piccole imprese e aspiranti imprenditori e quanto è possibile recuperare.

    Le imprese possono richiedere il finanziamento per realizzare nuove iniziative o ampliare, diversificare o trasformare le attività esistenti.

    La copertura delle spese ammissibili può arrivare al 90% da rimborsare in 10 anni. Il finanziamento non richiede garanzie in caso di progetti fino a 250 mila euro; è prevista, invece, la garanzia sotto forma di privilegio speciale per i progetti superiori a 250 mila euro.

    È sempre richiesta l’ipoteca per i progetti di investimento che prevedono l’acquisto di un immobile.

    I piani di impresa devono essere avviati successivamente alla presentazione della domanda e devono essere conclusi entro 24 mesi dalla data di stipula del contratto di finanziamento.

    Sono previste due linee di finanziamento diverse, a seconda che le imprese siano costituite da non più di 3 anni oppure da almeno 3 e non più di 5 anni.

    Vediamole subito insieme!

    Per le imprese costituite da non più di 3 anni

    Nel caso di imprese costituite da non più di 3 anni, si potranno presentare progetti di investimento fino a 1,5 milioni di euro per realizzare nuove iniziative o sviluppare attività esistenti nei settori manifatturiero, servizi, commercio e turismo.

    Come abbiamo detto in precedenza, la copertura delle spese ammissibili può arrivare al 90% da rimborsare in 10 anni. Possono accedere ad un mix di finanziamento a tasso zero e contributo a fondo perduto che non può superare il limite del 20% della spesa ammissibile.

    Le imprese possono richiedere anche un contributo per la copertura delle esigenze di capitale circolante collegate alle spese per materie prime e servizi necessari allo svolgimento dell’attività d’impresa, che può arrrivare fino al 20% delle spese di investimento.

    Ecco alcuni esempi di spese del piano d’impresa:

    • Opere murarie e assimilate (30% di investimento ammissibile);
    • Macchinari, impianti e attrezzature;
    • Programmi informatici e servizi per l’ICT;
    • Brevetti, licenze e marchi;
    • Consulenze specialistiche (5% investimento ammissibile);
    • Spese connesse alla stipula del contratto di finanziamento;
    • Spese per la costituzione della società.

    Per le imprese costituite tra i 3 e i 5 anni

    Le imprese costituite da almeno 3 anni e da non più di 5, invece, possono presentare progetti che prevedono spese per investimento fino a 3 milioni di euro per realizzare nuove iniziative o ampliare, diversificare o trasformare attività esistenti, nei settori manifatturiero, servizi, commercio e turismo.

    In questo caso, le agevolazioni che consistono nel mix di tasso zero e fondo perduto, non possono superare superare il limite del 15% della spesa ammissibile.

    Alcuni esempi di spese del piano d’impresa:

    • Acquisto di immobili solo nel settore turistico (40% di investimento ammissibile);
    • Opere murarie e assimilate (30% di investimento ammissibile);
    • Macchinari, impianti e attrezzature;
    • Programmi informatici;
    • Brevetti, licenze e marchi.

    Esclusioni

    NON sono agevolabili le imprese:

    • nei cui confronti sia stata applicata la sanzione interdittiva
    • i cui legali rappresentanti o amministratori siano stati condannati, con sentenza definitiva o decreto penale di condanna divenuto irrevocabile
    • che hanno ricevuto e, successivamente, non rimborsato o depositato in un conto bloccato, gli aiuti individuati quali illegali o incompatibili dalla Commissione europea;
    • in liquidazione volontaria;
    • sottoposte a procedure concorsuali;
    • in condizioni tali da risultare impresa in difficoltà (così come individuato all’articolo 2, punto 18, del Regolamento GBER).

    Come presentare la domanda?

    Come indicato nel Decreto direttoriale 16 marzo 2022, sarà possibile presentare domanda di agevolazione a partire dal 24 marzo 2022 (tutti i criteri di valutazione e attribuzione del punteggio sono definiti dalla Circolare direttoriale 20 aprile 2021, n. 135072)

    La domanda si presenta esclusivamente online, attraverso la piattaforma informatica di Invitalia.

    Lì troverai disponibile tutta la documentazione necessaria per presentare le nuove domande di finanziamento: facsimile di domanda, allegati richiesti, guide alla compilazione (modalità di presentazione, dettagli sugli incentivi e criteri di valutazione sono consultabili nella Circolare).

    L’iter di valutazione prevede due colloqui con Invitalia per verificare le competenze tecniche, organizzative e gestionali del team e la coerenza del progetto da finanziare al suo interno e in riferimento alle potenzialità del mercato.

    Sei interessato e vorresti ottenere le agevolazioni previste da ON- Oltre Nuove imprese a Tasso Zero? Clicca il pulsante arancione qui in basso e compila il nostro form!


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  • Cultura Crea: scopri come compilare la domanda

    Avviso: non è più possibile inoltrare la domanda per questi bandi. Nel frattempo non perderti le novità della finanza agevolata, clicca qui!

    Dal 15 Settembre 2016, sarà possibile inviare le domande per partecipare al bando Cultura Crea !

    Scopri il nostro articolo dedicato a Cultura Crea come compilare la domanda! Il bando è rivolto alle MPMI dell’industria culturale e creativa, inclusi i team di persone che vogliono costituire una società, e ai soggetti del terzo settore che vogliono realizzare i loro progetti di investimento in Basilicata, Campania, Puglia, Calabria e Sicilia.

    Per concludere la nostra rubrica di approfondimento sul bando Cultura Crea di Invitalia abbiamo pensato di proporti una guida completa alla compilazione della domanda per poter richiedere anche tu questa l’agevolazione!

    …ed eccola qua!

    Innanzitutto cominciamo con lo specificare che:

    La presentazione del business plan avviene esclusivamente online

    La procedura di presentazione del business plan e della documentazione deve essere effettuata esclusivamente attraverso la piattaforma informatica di Invitalia.

    Se hai ancora dei dubbi su come scrivere il tuo business plan o su come compilare tutta la documentazione necessaria non esitare a contattarci!

    Come faccio ad inoltrare la domanda per Cultura Crea?

    Per inoltrare la domanda di richiesta dell’agevolazione prevista da Cultura Crea basterà:

    1. registrarsi ai servizi online di Invitalia indicando un indirizzo di posta elettronica ordinario
    2. accedere al sito riservato per compilare direttamente online la domanda, caricare il business plan e tutta la documentazione da allegare.

     

    Attenzione: per completare tutta la procedura di presentazione della domanda è necessario disporre di una firma digitale e di un indirizzo di posta elettronica certificata (PEC).

    Un altro aspetto da tenere in considerazione è che le domande saranno esaminate in base all’ordine cronologico di presentazione, dunque…

    Niente click day!

    Questo vuol dire che dopo la verifica formale della documentazione inviata, è prevista una valutazione di merito. Questa si concluderà entro 60 giorni dalla data di presentazione della domanda completa di tutta la documentazione richiesta. Quindi, niente click day.

    Ricorda che la corretta compilazione della domanda e del business plan è assolutamente necessaria per avere maggiori possibilità di accesso al bando!

    Per questo, prima di procedere all’inoltro della domanda, verifica attentamente il possesso dei requisiti richiesti dal bando Cultura Crea (se non sai come fare clicca qui!) e compila con la massima attenzione tutti i documenti necessari, compreso il Business Plan.

    Questo ti permetterà di limitare il rischio di presentare una domanda incompleta o non completamente corretta, cosa che potrebbe compromettere l’ammissione all’agevolazione.

    Il team di Trovabando è sempre a tua disposizione per aiutarti in ogni fase della compilazione della domanda. Contattaci e approfitta ora di questa agevolazione.

    Non sai a quale linea del bando fare domanda? Leggi tutti gli approfondimenti:

    Linea 1: Creazione di nuove imprese nell’industria culturale

    Linea 2: Sviluppo delle imprese dell’industria culturale e turistica

    Linea 3: Sostegno ai soggetti del terzo settore dell’industria culturale

    Concentrati solo sul tuo business, a trovare il bando giusto per te ci pensiamo noi!

    Se ti è piaciuto questo articolo, o pensi che possa essere utile per qualche tu amico, lascia un commento e condividilo sui social!

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  • Trovabando e InnovUp: un acceleratore per il tuo business

    Trovabando e InnovUp: un acceleratore per il tuo business

    Trovabando e InnovUp avviano una partnership per permettere alle startup, Pmi, imprenditori e freelance di accelerare il proprio business, accedendo nel minor tempo possibile ai finanziamenti agevolati

    Un acceleratore per il tuo business

    Quando una startup o un imprenditore deve raggiungere determinati obiettivi, ha bisogno di investimenti che lo supportino.

    Qui entra in gioco la finanza agevolata.

    Orientarsi tra i bandi pubblici, tuttavia, non è sempre facile; bisogna saper cercare nel posto giusto e con le modalità più appropriate, per non perdere tempo e opportunità.

    È proprio da questa esigenza che nasce la partnership tra Trovabando e InnovUp; un acceleratore che mette in collegamento startup e imprenditori con le agevolazioni alle quali possono davvero partecipare.

    Perché questa Partnership?

    InnovUp, la più grande associazione italiana dell’ecosistema dell’innovazione e delle startup nata dall’unione di Italia Startup e APSTI, e Trovabando, l’innovativa piattaforma che consente di identificare, in meno di un minuto, le sole agevolazioni a cui si può effettivamente accedere, hanno infatti avviato una collaborazione per permettere a quante più startup, imprese e professionisti possibili di dare un’accelerazione al proprio business, accedendo senza difficoltà a bandi e agevolazioni pubbliche.

    Tutti i vantaggi per gli associati InnovUp

    Nello specifico, Trovabando ha riservato servizi esclusivi dedicati a tutti gli associati InnovUp per accedere ai contributi pubblici. Monitoraggio, formazione, e supporto sono al centro dei vantaggi rivolti a tutti i soci.

    Tra servizi pensati unicamente per gli associati InnovUp, troviamo:

    • Monitoraggio continuo: monitoraggio costante delle agevolazioni realmente disponibili;
    • Webinar gratuiti: partecipazione gratuita a webinar di lancio e webinar semestrali verticali sulle opportunità agevolative per gli associati;
    • Sportello online: consulenza online di 1 giorno/mese assieme agli esperti del team Trovabando sulle agevolazioni riservate agli associati InnovUp.

     

    Ma i vantaggi non finiscono qui: soltanto per i soci InnovUp, l’accordo prevede sconti esclusivi sugli abbonamenti pensati appositamente per startup e imprese.

    Insomma, la nuova partnership tra InnovUp e Trovabando è un’opportunità imperdibile per tutti gli imprenditori e startupper che vogliono dare una marcia in più alla propria attività, accedendo velocemente a tutti i bandi pubblici realmente disponibili.

    Concentrati sul tuo business, a trovare il bando giusto per te ci pensiamo noi!

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  • Decreto Rilancio 2020: Credito d’imposta 50% per investimenti in startup e PMI innovative

    Decreto Rilancio 2020: Credito d’imposta 50% per investimenti in startup e PMI innovative

    Ecco il credito d’imposta del 50% previsto dal Decreto Rilancio 2020, destinato ai contribuenti che investono in startup innovative e PMI innovative

    Il “Decreto Rilancio 2020” (DL n.34 del 19 maggio 2020, pubblicato in Gazzetta Ufficiale n.128 del 19 maggio 2020) , che fa parte del panorama agevolazioni stratup innovative 2020, ha introdotto una nuova agevolazione per sostenere le imprese italiane a seguito dell’emergenza Coronavirus. Una buona opportunità all’interno del panorama dei bandi per startup 2020.

    È un credito d’imposta del 50% destinato a chi investe nel capitale sociale di una o più startup innovative, e/o di una o più Pmi innovative (articolo 38, commi 7 ed 8).

    Quando si parla di startup innovative si fa riferimento a società di capitali che rispondono a determinati requisiti previsti dall’art. 25, comma 2 del DL 179/2012.

    Per Pmi innovative, invece, si intendono società in possesso di almeno due dei seguenti requisiti:

    • il 3% dei costi totali deve essere attribuibile a attività di ricerca, sviluppo e innovazione;
    • un terzo del team deve essere composto da persone in possesso di una laurea magistrale;
    • un quinto del team deve essere formato da dottorandi, dottori di ricerca o ricercatori;
    • deve essere proprietaria di una forma di protezione intellettuale o di protezione del software.

    La detrazione del 50% è riconosciuta per investimenti – diretti o indiretti – che vengono mantenuti per almeno 3 anni. Nel caso in cui questa temporalità non sia rispettata, si decade dal beneficio e si è obbligati a restituire quanto detratto con interessi legali.

    Decreto Rilancio 2020: Quali soggetti vengono premiati con i bandi startup 2020?

    L’agevolazione del Decreto Rilancio 2020 premia tutti i contribuenti che investono nel capitale sociale di una o più realtà innovative che sono iscritte al Registro delle imprese al momento dell’investimento.

    L’investimento in questione può essere diretto o indiretto. Con investimenti indiretti si intendono quelli effettuati attraverso organismi di investimento collettivo (Oicr) oppure altre società di capitali che investono prevalentemente in Start up innovative e Pmi innovative ammissibili.

    Quanto si risparmia e su cosa con le agevolazioni startup innovative 2020?

    Vediamo più nel dettaglio a cosa si applica il nuovo credito d’imposta per investimenti in startup e Pmi del Decreto Rilancio 2020 e quanto è possibile recuperare tramite questo bando startup 2020.

    Chi investe in startup innovative, può detrarre dall’imposta lorda un importo pari al 50% dell’investimento, fino ad un massimo di 100mila euro, per un ammontare di detrazione non superiore a 50mila euro.

    Chi, invece, decide di investire in Pmi innovative, può detrarre dall’imposta lorda un importo pari al 50% dell’investimento fino ad un massimo di 300mila euro, per un ammontare di detrazione non superiore a 150mila euro. In caso di investimento superiore a 300mila euro, l’investitore potrà detrarre dall’imposta lorda un importo pari al 30% dell’eccedenza, nel limite di 200mila euro, in tre esercizi finanziari.

    Cosa non può essere agevolato con il bando startup 2020 del Decreto Rilancio 2020?

    Il decreto Rilancio 2020 stabilisce che NON sono agevolabili:

    • Gli investimenti effettuati attraverso Oicr e società, direttamente o indirettamente, a partecipazione pubblica

    Non sono agevolabili con il bando startup 2020, inoltre, gli investimenti in startup innovative o di invetsire in Pmi innovative che operano in alcuni settori (indicati all’art. 1, comma 1 del Regolamento (UE) n. 1407/2013 della Commissione del 18 dicembre 2013).

    Sono, infatti, esclusi gli investimenti effettuati in:

    • Imprese che operano nel settore della pesca e dell’acquacoltura;
    • Aziende che lavorano nel settore della produzione primaria dei prodotti agricoli;
    • Imprese operanti nel settore della trasformazione e commercializzazione di prodotti agricoli (nei casi indicati dall’art.1, comma 1 del Regolamento (UE) n. 1407/2013)
    • Attività connesse all’esportazione verso paesi terzi o Stati membri, ossia aiuti direttamente collegati ai quantitativi esportati, alla costituzione e gestione di una rete di distribuzione o ad altre spese connesse con l’attività d’esportazione.

    Come e quando presentare la domanda per le agevolazioni startup innovative 2020?

    Come indicato nel Decreto Rilancio 2020, e preciasamente nella Gazzetta Ufficiale del 15 febbraio 2021, l’impresa beneficiaria dovrà presentare un’istanza attraverso la piattaforma online chiamata “Incentivi fiscali in regime «de minimis» per investimenti in start-up e Pmi innovative”, indicando dati e termini dell’investimento prima che diventi effettivo.

    Se, invece, tali investimenti sono già stati effettuati durante il 2020, si potrà presentare comunque la domanda, nel periodo che va dal 1° marzo al 30 aprile 2021.

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  • Bando Isi INAIL 2020-2021

    Bando Isi INAIL 2020-2021

    Aggiornamento: Per le novità relative agli anni 2021-2022 ti consigliamo di leggere il nostro articolo!

    Il Bando ISI 2020 dell’Inail sostiene imprese che operano in Italia con incentivi a fondo perduto destinati a progetti di prevenzione e sicurezza sul lavoro.

    Il Bando Isi Inail 2020 (pubblicato in Gazzetta Ufficiale n. 297 del 30-11-2020) ha l’obiettivo di incentivare le imprese a realizzare progetti per il miglioramento dei livelli di salute e di sicurezza nei luoghi di lavoro, attraverso incentivi a fondo perduto.

    Come indicato dal Bando, sono finanziabili quattro tipologie di progetto, suddivise rispettivamente in 4 Assi di finanziamento:

    • Asse di finanziamento 1Progetti di investimento e Progetti per l’adozione di modelli organizzativi e di responsabilità sociale
    • Asse di finanziamento 2Progetti per la riduzione del rischio da movimentazione manuale di carichi (MMC)
    • Asse di finanziamento 3Progetti di bonifica da materiali contenenti amianto
    • Asse di finanziamento 4Progetti per micro e piccole imprese operanti in specifici settori di attività

    Quanto si risparmia e su cosa?

    Vediamo quanto si risparmia, basandoci sulla suddivisione dei 4 Assi di finanziamento.

    Assi 1,2,3

    Sui progetti che rientrano nei primi 3 assi di finanziamento (Progetti di investimento e Progetti per l’adozione di modelli organizzativi e di responsabilità sociale, Progetti per la riduzione del rischio da movimentazione manuale di carichi (MMC), Progetti di bonifica da materiali contenenti amianto) è concesso un finanziamento in conto capitale del 65%. Il finanziamento è calcolato sulle spese sostenute al netto dell’IVA. Il finanziamento massimo erogabile è pari a 130mila euro e il finanziamento minimo ammissibile è pari a 5mila euro. Per le imprese fino a 50 dipendenti che presentano progetti per l’adozione di modelli organizzativi e di responsabilità sociale di cui all’Allegato 1.2, invece, non è fissato alcun limite minimo di finanziamento.

    Asse 4

    Per quanto riguarda i progetti per micro e piccole imprese operanti in specifici settori di attività, è concesso un finanziamento in conto capitale del 65% (sulle spese sostenute al netto dell’IVA). In questo caso, cambiano gli importi: il finanziamento massimo erogabile è pari a 50mila euro e il finanziamento minimo ammissibile è pari a 2mila euro.

    Quali sono le spese ammissibili?

    Sono ammesse al finanziamento:

    • Le spese di progetto
    • Le spese tecniche e assimilabili
    • Le spese di consulenza del progetto

     

    Sono “spese di progetto” tutte le spese direttamente necessarie all’intervento, nonché quelle accessorie utili alla sua realizzazione e indispensabili per la sua completezza. Queste ultime, tuttavia, non devono essere prevalenti rispetto a quelle direttamente riconducibili alla riduzione del rischio. Si considerano “spese tecniche e assimilabili” le spese che si rendono necessarie in funzione del progetto specifico.

    Come e quando si presenta la domanda?

    Le imprese interessate dovranno collegarsi sul portale istituzionale e compilare la domanda tramite i servizi online a disposizione, seguendo il percorso guidato sul sito dell’INAIL – “Accedi ai servizi online” – per l’inserimento della richiesta di finanziamento conformemente a quanto previsto dagli Avvisi regionali.

    Riassumiamo, quindi, le date più importanti da tenere a mente per poter partecipare:

    • Compilazione domande: dal 1 giugno 2021 al 15 luglio 2021 ore 18.00
    • Download codici identificativi: dal 20 luglio 2021
    • Comunicazione regole tecniche per l’invio della domanda online: entro il 15 luglio.

     

    Le aziende dovranno selezionare l’avviso di riferimento della propria regione in cui troveranno le modalità di compilazione della domanda con un percorso guidato.

    Sembra un’ottima opportunità, non trovi?

    Allora concentrati sul tuo business, a trovare il bando giusto per te ci pensiamo noi!

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  • FormazioneGratuita: il tuo portale per la formazione finanziata

    FormazioneGratuita: il tuo portale per la formazione finanziata

    Scopri corsi, seminari ed eventi di formazione gratuita e finanziata grazie a FormazioneGratuita

    Parlare di formazione finanziata è un po’ come parlare di politica economica di un paese, di investimenti nel lungo termine per rafforzare il capitale umano e migliorare la qualità di vita delle persone. In fondo si tratta di definire qual è la giusta percentuale della spesa pubblica che deve essere destinata al sistema educativo nella sua accezione più ampia.

    Anche se quando si parla di formazione finanziata si fa formalmente e prevalentemente riferimento ai fondi interprofessionali (Fondimpresa, For. Te., FonARCom, ecc.), ci piace pensare a questo attributo applicato a tutte le attività di istruzione accessibili a costi ridotti o gratuite per l’utente, ivi compreso il sistema scolastico pubblico.

    Non è forse vero che un’accessibile ed equa distribuzione della conoscenza contribuisce ad offrire pari opportunità di sviluppo professionale e, di conseguenza, a rendere più equa anche la distribuzione del reddito, tema centrale per uno sviluppo più sostenibile del nostro pianeta?

    Da queste premesse è nata l’idea di FormazioneGratuita, piattaforma di annunci gratuiti e network professionale che connette Formatori, Enti gestori di fondi per finanziare la formazione, Enti certificatori della qualificazione professionale, Organizzatori di eventi e festival, Operatori congressuali e del turismo culturale.

    E’ un progetto d’impresa sociale mirato a presentare, promuovere e aggiornare quotidianamente l’offerta di corsi, seminari ed eventi di formazione gratuita e finanziata su tutto il territorio nazionale.

    Le fonti di finanziamento in effetti non mancano, eppure questa offerta non è utilizzata appieno, talvolta è difficilmente accessibile o in generale è ancora poco nota.

    FormazioneGratuita mette a disposizione uno spazio d’incontro, un marketplace, tra imprese, fonti di finanziamento ed enti di formazione.

    L’impresa che desidera offrire ai propri collaboratori piani formativi e di sviluppo professionale, ad esempio, potrà reperire le informazioni necessarie per aderire ai bandi che le consentono di utilizzare i fondi interprofessionali.

    Allo stesso tempo potrà individuare l’ente di formazione più idoneo a condurre i corsi in funzione delle diverse tipologie d’intervento.

    Infine, se vorrà promuovere i propri prodotti o il proprio brand presso i clienti attuali e potenziali, potrà proporre su FormazioneGratuita seminari ed eventi a libero accesso per donare conoscenza ai partecipanti: una scelta di marketing etica, economica e di forte impatto positivo in termini reputazionali.

    Registrarsi a FormazioneGratuita è molto semplice e lo è altrettanto pubblicare le proprie attività formative; è nostra cura successivamente promuoverle nel nostro network, in particolare su Linkedin dove siamo al vertice del Social Selling Index in ambito Formazione.

    E tutti questi servizi sono gratuiti.

    Cosa aspetti?


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  • Le agevolazioni fiscali per chi investe in una startup o PMI innovativa

    Le agevolazioni fiscali per chi investe in una startup o PMI innovativa

    Scopri le agevolazioni fiscali per chi investe in startup innovative, nuove opportunità per coloro i quali vogliono investire!

    Cos’è una Startup Innovativa?

    Una delle prime domande che ci si potrebbe porre, nel momento in cui si affronta questo argomento, è proprio cos’è una startup innovativa e come viene disciplinata dal nostro ordinamento?

    Per quanto riguarda la prima domanda occorre prendere in considerazione il D.L. Crescita 2.0 (179/2012) e le successive modifiche che permettono di conoscere sia la definizione di ‘start-up innovativa’ fatta propria dal legislatore, sia i requisiti indispensabili per costituirne una startup innovativa, secondo un’apposita procedura semplificata.

    Per riassumere, potremmo definire una startup innovativa come una impresa giovane, ad alto contenuto tecnologico, con forti potenzialità di crescita e rappresenta per questo uno dei punti chiave della politica industriale italiana.

    Nel 2012, il D.L. 179/2012 ha introdotto alcune misure specifiche a sostegno di tale tipologia di impresa per supportarle durante il loro ciclo di vita (nascita, crescita, maturità).

    Con questo pacchetto, oltre a sviluppare un ecosistema dell’innovazione dinamico e competitivo, si vogliono creare nuove opportunità per fare impresa e incoraggiare l’occupazione, si intende promuovere una strategia di crescita sostenibile a carattere innovativo.

    E’ evidente come nella definizione data sia fondamentale capire esattamente che cosa si intende per ‘innovativa’, o meglio cosa sia l’innovazione, che non si configura semplicemente nell’essere ‘una nuova società’.

    L’innovazione infatti si sostanzia nell’introduzione nel mercato di un prodotto/servizio nuovo, o significativamente migliorato, capace di rispondere a un bisogno o di avere un impatto positivo ed essere riconosciuto come un ‘progresso’.

    L’innovazione infatti può anche riguardare l’introduzione di nuovi processi, tecniche, organizzazione del lavoro, che abbattono i costi di produzione o aprono nuovi mercati.

    Si pensi semplicemente alla cosiddetta Industria 4.0: in essa si sta riversando e trova applicazione un enorme quantità di innovazione, poiché riguarda prodotti (ad es: nuovi macchinari, robotica, software); servizi (cloud computing, sistemi gestionali); processi e organizzazione del lavoro che dovranno essere ripensati in relazione a un nuovo modello produttivo e che possono essere ottimizzati grazie all’uso di apposito software.

    Le imprese in possesso dei requisiti possono accedere allo status di startup innovativa tramite autocertificazione sottoscritta dal legale rappresentante e godere delle agevolazioni registrandosi nella sezione speciale dedicata del Registro delle Imprese presso la Camera di Commercio della propria provincia.

    Quali sono i requisiti di una startup innovativa?

    Ai sensi della normativa di riferimento (DL 179/2012, art. 25, comma 2) una startup innovativa è una società di capitali, costituita anche in forma cooperativa, che rispetti i seguenti requisiti oggettivi:

    • è un’impresa nuova o costituita da non più di 5 anni
    • ha residenza in Italia, o in un altro Paese dello Spazio Economico Europeo ma con sede produttiva o filiale in Italia
    • ha fatturato annuo inferiore a 5 milioni di euro
    • non è quotata in un mercato regolamentato o in una piattaforma multilaterale di negoziazione
    • non distribuisce e non ha distribuito utili
    • ha come oggetto sociale esclusivo o prevalente lo sviluppo, la produzione e la commercializzazione di un prodotto o servizio ad alto valore tecnologico
    • non è risultato di fusione, scissione o cessione di ramo d’azienda

     

    Infine, una startup è innovativa se rispetta almeno 1 dei seguenti 3 requisiti soggettivi:

    • sostiene spese in R&S e innovazione pari ad almeno il 15% del maggiore valore tra fatturato e costo della produzione;
    • impiega personale altamente qualificato (almeno 1/3 dottori di ricerca, dottorandi o ricercatori, oppure almeno 2/3 con laurea magistrale);
    • è titolare, depositaria o licenziataria di almeno un brevetto o titolare di un software registrato.

    Come si può possibile investire in startup e PMI innovative?

    Esistono diverso modi per poter investire in una startup o PMI innovative e variano in funzione del soggetto specifico che intende effettuare l’investimento.

    Vediamo insieme quali sono le più famose forme di investimento e le novità degli ultimi anni.

    Investimenti in Startup o PMI Innovative effettuati tramite OICR o società di capitali

    Come definito dall’articolo 1, comma 2, lettera e) del decreto del Ministero dell’economia e delle finanze del 30 gennaio 2014, per Organismi di Investimento Collettivo del Risparmio (OICR) che investono prevalentemente in startup innovative si intendono quegli organismi di investimento collettivo del risparmio che, al termine del periodo di imposta in corso al 31 dicembre dell’anno in cui è effettuato l’investimento agevolato, detengono azioni o quote di startup o PMi innovative di valore almeno pari al 70% del valore complessivo degli investimenti in strumenti finanziari risultanti dal rendiconto di gestione o dal bilancio chiuso nel corso dell’anzidetto periodo di imposta.

    Questi Organismi sono una novità assoluta nel panorama del risparmio gestito italiano in quanto investono in strumenti finanziari non quotati: le Startup e le PMI innovative.

    Per poter beneficiare del vantaggio fiscale, deve essere rilasciata all’investitore apposita documentazione comprovante lo status di OICR con investimento prevalente in Startup e PMI innovative.

    L’equity crowdfunding

    Partecipando a una campagna di equity crowdfunding non stai acquistando un prodotto finanziario tradizionale, ma stai facendo un investimento che riguarda l’economia reale e in particolare lo sviluppo di un’impresa innovativa: si tratta quindi di un investimento ad alto rischio.

    L’impresa potrebbe non avere successo o comunque non produrre utili nell’immediato, per questo motivo devi tenere presente che:

    • potresti perdere l’intera cifra investita
    • aspetterai a lungo prima di avere un ritorno sul tuo investimento, soprattutto nel caso delle startup innovative per cui è fatto divieto di distribuzione degli utili fino a quando rimangono iscritte nel registro speciale presso la Camera di Commercio fino ad un massimo di 5 anni di attività

    Che tipo di investimento è l’equity crowdfunding?

    L’equity crowdfunding è un investimento a lungo termine che avrà successo solo se le imprese che hai finanziato riusciranno a sviluppare il loro business e a renderlo profittevole.

    In tal caso puoi trarre beneficio dal tuo investimento in diversi modi.

    Se hai investito in una startup innovativa, una volta cancellata la società dal registro speciale fino ad un massimo di 5 anni dalla costituzione della startup potrai partecipare alla divisione degli utili.

    Se hai investito in una PMI, invece, gli utili potranno essere divisi fin da subito.

    In entrambi i casi, se l’impresa viene acquistata potrai decidere di vendere la tua quota.

    Inoltre, puoi rivendere la tua quota in qualsiasi momento a un altro investitore privato.

    Quali sono i benefici fiscali derivanti da questo investimento?

    Dal 1° Gennaio 2017, con l’entrata in vigore della Legge di Bilancio 2017, sono aumentate ulteriormente le agevolazioni fiscali a favore degli investitori.

    Per le persone fisiche: detrazione IRPEF pari al 30% dell’importo investito in startup innovative o PMI innovative. Investimento massimo detraibile per periodo d’imposta: € 1.000.000.

    Per le persone giuridiche: hanno diritto a dedurre dal reddito imponibile un importo pari al 30% dell’importo investito in startup innovative o PMI innovative. L’investimento massimo deducibile per periodo d’imposta è di € 1.800.000.

    Mantenimento e decadenza delle agevolazioni fiscali per chi investe in startup o PMI innovative

    Le condizioni per beneficiare delle agevolazioni sono in parte diverse in caso di startup e di PMI innovativa.

    Esiste tuttavia una condizione generale valida per entrambe: il mantenimento dell’investimento per almeno tre anni e la decadenza dal beneficio in caso di perdita dei requisiti innovativi.

    Come anticipato ci sono ulteriori specifici criteri ai quali prestare attenzione:

    • la società se è una Startup innovativa non deve perdere uno dei requisiti previsti dall’articolo 25, comma 2, del Dl 179/2012, se invece è una PMI innovativa non perda di uno dei requisiti previsti dall’articolo 4, comma 1, del Dl 3/2015;
    • la quota di capitale acquisita non deve essere ceduta a titolo oneroso;
    • il socio investitore non deve recedere o non deve essere escluso dalla società;
    • la riduzione di capitale nonché la ripartizione di riserve o altri fondi costituiti con sovrapprezzi di emissione delle azioni o quote delle Startup o delle PMI innovative o delle altre società che investono prevalentemente in Start-up o PMI innovative e le cui azioni non sono quotate su un mercato regolamentato o su un sistema.

    Qual è la documentazione da compilare per usufruire delle agevolazioni?

    La tipologia di documentazione da compilare per usufruire delle agevolazioni varia in funzione del soggetto che ha effettuato l’investimento.

    Vi sono inoltre una serie di documenti che gli investitori devono obbligatoriamente ricevere per poter usufruire delle agevolazioni fiscali.

    La dichiarazione dei redditi per persone fisiche (Modelllo Redditi PF 2020)

    E’ importante precisare che tutte le persone fisiche che hanno investito in startup nell’anno 2019 non potranno compilare il modello 730 (normalmente compilato da dipendenti e pensionati), ma sono obbligate a compilare il modello Unico PF 2020 come da circolare dell’Agenzia delle Entrate n. 26/E/2015 (compilato da chi ha la partita IVA o da persone che hanno redditi di varia natura).

    Per usufruire dell’agevolazione, andrà quindi compilato all’interno del Modello Unico PF 2020 il rigo RP 80– “Detrazioni per investimenti in Start up” presente nel Quadro RP, Sezione VI.

    La dichiarazione dei redditi per società

    Le società di capitali, essendo soggetti IRES, hanno l’obbligo di compilare il modello redditi SC.

    Per cui, le società che hanno effettuato nel 2019 investimenti in startup/PMI innovative dovranno, compilare gli importi nel quadro RS, molto simile al quadro RP 80 compilato dalle persone fisiche.

    Documentazione necessaria per usufruire delle agevolazioni fiscali

    Per poter beneficiare delle agevolazioni fiscali, gli investitori devono ricevere:

    • Certificazione rilasciata dalla Startup o PMI innovativa che attesti: di non avere superato il limite di 15 milioni di euro ovvero, se superato, l’importo per il quale spetta la deduzione o detrazione. La certificazione deve essere rilasciata entro 60 giorni dal conferimento
    • Copia del piano d’investimento della Start-up o PMI innovativa, contenente informazioni dettagliate sull’oggetto dell’attività prevista, sui relativi prodotti e sull’andamento (previsto o attuale) di vendite e profitti. Se l’investimento viene fatto mediante OICR o in altre società che investono prevalentemente in startup innovative, tali soggetti rilasciano, su richiesta dell’investitore, una certificazione in cui attestano che il 70% dei loro investimenti viene effettuato in startup innovative e certificano l’entità dell’investimento agevolabile. Se nell’anno di competenza non si è potuto usufruire dell’agevolazione fiscale, in quanto, ad esempio il diretto interessato non aveva imposte da pagare, vi è la possibilità di riportare l’agevolazione negli anni successivi fino ad un massimo di 3 anni, ma non oltre il terzo.

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    PARLANE CON NOI

  • Fino a 300.000 euro e il 40% a fondo perduto per il tuo e-commerce in paesi esteri

    Fino a 300.000 euro e il 40% a fondo perduto per il tuo e-commerce in paesi esteri

    Resta aggiornato sulle novità della finanza agevolata, clicca qui!

    Cosa prevede l’agevolazione e quanto posso ricevere?

    L’agevolazione Simest ecommerce, che già prevedeva l’erogazione di un  agevolato per il 100% delle spese ammissibili, si arricchisce di alcuni importanti cambiamenti che la rendono un’occasione davvero imperdibile per chi ha intenzione di aprire il proprio business a nuovi mercati internazionali.

    Iniziamo dalla notizia più ghiotta, ossia la possibilità di ottenere fino al 40% del finanziamento a nel caso in cui la PMI abbia una sede operativa al Sud, e fino al 25% per le restanti imprese. Il tasso del finanziamento rimane fisso al 10% del tasso di riferimento UE (attualmente, fino al 30 aprile 2021, il tasso UE è dello 0,55%, quindi l’interesse da pagare sul finanziamento è solo dello 0,055%!). 

    La restituzione avverrà in 4 anni, di cui 1 di preammortamento, mentre l’erogazione avverrà in due momenti: anticipo (50%) e saldo.

    Le rate sono 6 semestrali.

    Altra buona notizia riguarda le garanzie, perché è possibile accedere all’agevolazione senza necessità di presentare garanzie.

    Se ancora non ti basta, sappi che potrai ricevere fino a 300.000 euro se realizzi una tua piattaforma e fino a 200.000 euro se invece scegli di utilizzare un marketplace di terzi.

    L’importo non potrà comunque superare il 15% dei ricavi medi risultanti dagli ultimi due bilanci approvati e depositati, mentre è previsto un importo minimo di 10.000 euro.

    Se non ti è ben chiara la differenza tra piattaforma proprietaria e marketplace, cerchiamo di fare un minimo di chiarezza!

    Una piattaforma proprietaria di e-commerce indica un sito internet in cui l’azienda vende online i propri prodotti. Si tratta di un sito realizzato direttamente dall’azienda e e in cui è l’impresa stessa a gestire ogni aspetto relativo alla gestione e alla vendita: dalla progettazione e sviluppo del sito all’aggiornamento delle schede di prodotto, dalla fatturazione alla gestione degli ordini e delle spedizioni, dalla sponsorizzazione all’assistenza ai clienti.

    L’investimento da effettuare, in termini sia economici che di risorse umane impiegate nella realizzazione e poi nella gestione del sito, è certamente maggiore, ma è maggiore anche l’autonomia di cui si gode e la possibilità di aumentare la brand awareness della propria azienda, utilizzando il proprio sito anche come strumento di marketing e di branding.

     

    Un marketplace invece è una piattaforma in cui sono riuniti molti rivenditori, ognuno dei quali avrà un suo spazio, ma insieme a tutti gli altri (una specie di centro commerciale virtuale, insomma…) e in cui sarà necessario gestire solo alcune attività, perché a molte altre pensa il market place stesso.

    Questo implica certamente una maggiore semplicità di gestione, ma limita anche, al tempo stesso, l’indipendenza dell’imprenditore, che in cambio della semplificazione delle attività e della maggiore facilità, soprattutto iniziale, di entrare in contatto con molti nuovi potenziali clienti, dovrà comunque sostenere dei costi o delle commissioni e avrà limitazioni nella scelta delle azioni di marketing e di personalizzazione della propria “vetrina”

    Chi può richiedere il contributo?

    Come dicevamo, l’opportunità è rivolta alle Società di Capitali che abbiano depositato almeno 2 bilanci completi.

    Dal momento che l’importo massimo del finanziamento è legato alla media dei ricavi degli ultimi 2 anni e che il finanziamento minimo è di 25.000 euro, andando a fare qualche calcolo non troppo complesso risulta che, per poter accedere, la media dei tuoi ricavi medi nel biennio precedente deve essere di circa 166.700 euro.

    A chi non dovesse raggiungere questi valori, ricordiamo che quelle di Sace-Simest non sono le uniche agevolazioni dedicate all’internazionalizzazione e che spesso è possibile ricevere contributi anche per la partecipazione a fiere e mostre internazionali (sia in Italia che all’estero) per iniziare comunque, senza investimenti troppo elevati, a farsi conoscere anche su altri mercati.

    Ancora una precisazione. Ricordati che esiste un limite di esposizione verso il  Fondo 394/81 di Simest (ovvero il Fondo per l’Internazionalizzazione) e il Fondo per la crescita sostenibile (quando previsto).

    Questo significa che, se hai chiesto altri finanziamenti a valere su tali risorse, dovrai fare attenzione che l’esposizione dell’ (compreso l’importo che stai richiedendo) non superi il 50% dei ricavi medi degli ultimi due bilanci approvati e depositati.

    Adesso vediamo più nel dettaglio cosa è possibile realizzare.

    Quali sono le spese ammissibili?

    Anche in questo caso non resterai deluso, perché, qualsiasi opzione tu abbia scelto (marketplace o piattaforma proprietaria), le spese ammissibili possono essere finanziate al 100% e sono… praticamente tutte! L’essenziale è che l’e-commerce abbia un dominio di primo livello nazionale registrato nel Paese di destinazione e che i beni o servizi distribuiti siano prodotti in Italia o con marchio italiano.

    Differentemente dall’edizione precedente, potrai realizzare o migliorare un E-commerce estero, qualora tu lo abbia già!

    E’ possibile infatti finanziare :

    Le spese relative alla creazione e miglioramento di una propria piattaforma informatica:

    • creazione sito e-commerce front-end, sito responsive/sito mobile/app;
    • circuiti di pagamento;
    • costo configurazione del sistema;
    • spese di avvio dell’utilizzo del marketplace;
    • software per la gestione degli ordini.

     

    Le spese relative alla gestione/funzionamento della propria piattaforma informatica / marketplace:

    • spese per la sicurezza dei dati e della piattaforma;
    • spese di hosting del dominio o annual fee;
    • spese per certificazioni internazionali;
    • analisi e tracciamento dati di navigazione;
    • registrazione, omologazione e tutela del marchio.

     

    Le spese relative alle attività promozionali ed alla formazione connesse allo sviluppo del programma:

    • spese per l’indicizzazione dell’e-commerce;
    • spese per web marketing;
    • spese per comunicazione e promozione;
    • formazione del personale adibito alla gestione/funzionamento della piattaforma;
    • aggiunta di grafiche;

     

    Non male, eh?

    Come posso accedere?

    Per non farti sfuggire questa opportunità dovrai registrarti sul Portale Sace-Simest, compilare e inviare la domanda sottoscritta digitalmente.

    La domanda, che dovrà riguardare un solo Paese, deve essere presentata prima di iniziare il programma di investimento presentato.

    E adesso non ti rimane che prepararti alla conquista di nuovi mercati!

    Concentrati sul tuo business, a trovare il bando giusto per te ci pensiamo noi!

    Se ti è piaciuto questo articolo o pensi che possa essere utile per qualche tuo amico, lascia un commento e condividilo sui social!

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