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Categoria: Imprenditorialità

  • The company “in a nutshell”: il live webinar di InFinance da non perdere

    The company “in a nutshell”: il live webinar di InFinance da non perdere

    Webinar di Infinance

    Partecipa al Webinar di Infinance e imparerai a scomporre il giudizio su un’impresa in visioni da tre angolazioni: la redditività, l’utilizzo delle risorse patrimoniali attive e la giusta scelta di indebitamento.

    Esiste uno strumento in grado di analizzare un’entità complessa come l’azienda attraverso un unico prospetto? Esiste un sistema con cui effettuare una rapida diagnosi di una buona parte delle problematicità dell’impresa?

    Sebbene si tratti di una grande sfida, nell’ambito dell’analisi di bilancio esiste davvero uno strumento in grado di assolvere, almeno in parte, a tale funzione: la Matrice DuPont.

    Questo strumento, che deve il proprio nome all’omonima azienda statunitense prima utilizzatrice di tale approccio, scompone l’indice di redditività ROE (Return on Equity) in tre componenti che misurano il contributo apportato dalle diverse aree gestionali al rendimento del capitale degli azionisti in termini di efficacia ed efficienza.

    In particolare, un’impresa è efficace quando riesce a ottenere un risultato desiderato mentre è efficiente quando è in grado di generare un maggior beneficio nell’impiego delle proprie risorse rispetto al costo delle medesime.

    L’efficacia e l’efficienza sono misurate attraverso degli specifici indici di bilancio all’interno della matrice DuPont, la quale può essere illustrata come un albero dove il fulcro è il ROE e i relativi rami rappresentano le diverse componenti e sottocomponenti in cui può essere scomposto, sino ad arrivare alle estremità, ossia le grandezze economiche e patrimoniali. L’analisi nel prospetto DuPont è tendenzialmente effettuata su due anni di bilancio allo scopo di effettuare delle comparazioni.

    Il ROS può essere inteso quale indice dell’efficacia dell’azione aziendale: si realizza un prodotto ottenendo un risultato economico quindi tanto più il ROS è elevato quanto più si è efficaci nell’azione di produzione e vendita.

    Il secondo componente del ROE è l’indice di Turnover, calcolato come rapporto tra il valore della produzione e il capitale investito. Tale indicatore esprime l’efficienza nell’impiego delle risorse patrimoniali e la capacità dell’impresa di far “ruotare” il capitale investito attraverso le vendite.

    L’efficienza è quindi la capacità di ottimizzare le risorse; meno capitale si utilizza a parità di valore della produzione (si pensi al capitale circolante magari assorbito da crediti verso clienti o importanti sorte di magazzino) più si ottimizza il costo e la resa del medesimo.

    La sintesi di efficacia ed efficienza trova la sua misura in un indice in grado di determinare la redditività del capitale investito a prescindere dalle fonti di finanziamento adottate: il ROI (Return on Investments). Quest’ultimo viene determinato operando il rapporto tra il reddito operativo e il capitale investito; tuttavia se ci pensiamo il ROI altro non è che l’efficacia (il ROS) moltiplicata per efficienza (il Turnover):

    OVVERO                         

    ROI = ROS * TURNOVER

    Il ROI è uno dei primi punti di approdo della matrice Dupont; essa con la sua struttura ad albero ci spiegherà quindi quali fattori hanno impattato sul ROI risalendo a ciò che ha impattato su ROS e Turnover quali i costi operativi, la dimensione del capitale circolante e il livello del fatturato solo per citare i principali.

    Tuttavia, ci manca la terza dimensione di analisi! La terza e ultima componente è quella che analizza l’incidenza nell’uso dell’effetto di leva finanziaria mettendo a confronto l’ammontare del debito aziendale con il patrimonio netto.

    La leva del debito influisce sul rendimento degli azionisti in quanto il ricorso all’indebitamento comporta un minore apporto di capitale da parte della proprietà e contestualmente il sostenimento di oneri finanziari fiscalmente deducibili, il cui importo prescinde dalle performance aziendali. Il profitto dei soci è costituito non solo dal rendimento del capitale proprio investito ma anche da un rendimento aggiuntivo, dato dalla differenza tra il rendimento dell’attività operativa dell’impresa (ROI) e il costo del debito, tanto maggiore quanto più l’impresa è indebitata. Attenzione però! L’impresa deve presentare un ROI maggiore del costo del debito; in caso contrario la leva finanziaria lavora “al contrario” e può creare importanti squilibri. Se ci pensiamo, infatti, la leva del debito è in grado di magnificare il rendimento degli azionisti solo ove il costo del debito fosse inferiore al ROI aziendale, al contrario l’impresa investirebbe nel proprio business registrando delle perdite che deprimerebbero il capitale dei soci incrementando il gap tra quest’ultimo e il capitale finanziato da terzi.

    Non bisogna inoltre dimenticare di contemplare l’impatto della gestione fiscale sul reddito dell’impresa e la deducibilità ai fini  degli oneri finanziari sul debito che permette all’impresa di godere del beneficio dello “Scudo fiscale” sugli oneri finanziari, ossia un minor del prelievo da parte dell’erario correlato ad un minor reddito imponibile per i maggiori costi sostenuti.

    L’unione delle tre componenti conduce al ROE che in sintesi è illustrato nella formula di seguito:

    Dove:

    • i rappresenta il costo del debito
    • r è la leva finanziaria
    • t è l’aliquota fiscale

    La matrice DuPont è un importante strumento di analisi dal quale è semplice e immediato desumere una perdita di efficacia o efficienza da parte dell’impresa rispetto all’anno precedente, la quale può essere correlata a una contrazione del ROS, a una riduzione dell’indice di Turnover, a un peggioramento nell’uso della leva del debito oppure a un mix dei tre componenti.

    Tale prospetto è facilmente applicabile a casistiche reali, muovendo dalla creazione di file Excel nei quali procedere alla scomposizione del ROE nei vari componenti, a partire dalle grandezze economiche e patrimoniali. Nella struttura ad albero tipica di questo schema è importante esplicitare le formule di calcolo degli indicatori allo scopo di rendere più evidenti le correlazioni tra i medesimi. Esistono, inoltre, dei “tricks” attraverso i quali realizzare una matrice DuPont ottimale e ottenere un valore del ROE più corretto:

    1. Utilizzare valori patrimoniali medi di due anni consecutivi allo scopo di cogliere la variazione delle grandezze di stato patrimoniale da un anno all’altro.
    2. Determinare la leva del debito al lordo dell’effetto fiscale, contemplando non solo i debiti di natura finanziaria bensì anche quelli di natura fiscale in rapporto al patrimonio netto. Ai fini di tale calcolo, l’ammontare dei debiti da considerare al numeratore dell’indicatore è pari alla somma di posizione finanziaria netta, ossia i debiti di matrice finanziaria al netto delle liquidità aziendali e di posizione tributaria netta, ossia la differenza tra debiti e crediti legati al pagamento delle imposteIRES e IRAP.
    3. Il capitale investito netto è costituito dalle immobilizzazioni pluriennali di stato patrimoniale al netto del relativo fondo di ammortamento e del capitale circolante commerciale, la differenza tra attività a breve e passività a breve.
    4. Il tasso medio di indebitamento da confrontare con il ROI aziendale è dato dal rapporto tra gli oneri finanziari corrisposti dall’impresa al lordo dell’aliquota fiscale e la somma di posizione finanziaria netta e posizione tributaria netta.
    5. L’aliquota fiscale si calcola effettuando il rapporto tra le imposte dell’esercizio e il reddito dell’impresa ante pagamento delle imposte e non applicando a quest’ultimo, come avviene nella maggior parte dei casi, l’aliquota del 27,9% (la somma di IRES pari al 24% e di IRAP pari al 3,9%) in quanto l’effettiva imposizione fiscale dipende dalla presenza di costi non deducibili e alla presenza di imposte anticipate e differite.

    Che dire? Buona analisi, in un “guscio di noce”!

    L’articolo è stato curato da Gessica Valsecchi, Analyst di inFinance

    Il tema verrà approfondito il 9 aprile in un live Webinar a partecipazione gratuita dal titolo “The company in a nutshell”.

    PARLANE CON NOI
  • Smart Working: tutte le agevolazioni e i contributi a fondo perduto

    Smart Working: tutte le agevolazioni e i contributi a fondo perduto

    Attenzione: Lo sportello dedicato ai Piani Aziendali di Smart Working Regione Lazio è stato chiuso in data 20 Aprile 2020. Lo sportello dedicato ai piani aziendali di Smart Working della Regione Lombardia è stato chiuso in data 24 febbraio 2021 ore 12.00.
     

    Che cos’è lo smart working? Quali sono le agevolazioni e i contributi per applicarlo concretamente? Ecco tutto quello che c’è da sapere su smart working agevolazioni…

    Questo articolo è in continuo aggiornamento con l’inserimento di nuove agevolazioni che possono essere di supporto alla tua attività per superare le difficoltà del momento.

    Quello dello smart working, o lavoro agile, è un concetto che solo negli ultimi tempi si sta diffondendo nelle aziende italiane e capirne il significato  non è scontato e nemmeno così intuitivo.

    Il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali lo definisce così:  «lo Smart Working (o Lavoro Agile) è una modalità di esecuzione del rapporto di lavoro subordinato caratterizzato dall’assenza di vincoli orari o spaziali e un’organizzazione per fasi, cicli e obiettivi, stabilita mediante accordo tra dipendente e datore di lavoro; una modalità che aiuta il lavoratore a conciliare i tempi di vita e lavoro e, al contempo, favorire la crescita della sua produttività».

    Se ci limitassimo a questa definizione potremmo pensare che lo Smart Working sia solo una semplice iniziativa di work-life balance per le persone.

    L’implementazione dello smart working in una qualunque realtà aziendale presuppone invece un percorso di profondo cambiamento che richiede un’evoluzione dei modelli organizzativi aziendali, evoluzione che va governata fase per fase.

    Con la diffusione del Coronavirus nel nostro paese, l’introduzione dello Smart Working nelle imprese è diventata di fatto la misura consente di ridurre al minimo le possibilità di contagio, pur permettendo di portare avanti le proprie attività.

    È evidente che se da un lato il lavoro agile regala ai lavoratori flessibilità e autonomia dall’altro la struttura aziendale deve necessariamente adottare tutte le misure necessarie per rendere l smart working efficiente ed efficace. Questo significa sostenere dei costi che non sempre sono di banale entità.

    Fortunatamente lo Stato mette a disposizione delle imprese una serie di strumenti agevolativi per sostenere le imprese durante questa transizione.

    Scopriamo insieme quali sono i principali strumenti a disposizione delle imprese italiane…

    Regione Lazio – Piani Aziendali di Smart Working. Adozione di modelli e strumenti da parte delle imprese e dei titolari di Partita IVA del Lazio

    L’intervento della Regione Lazio nasce dalla volontà di sostenere le imprese durante questa fase di emergenza epidemiologica da COVID-19(coronavirus) agevolandole nell’adozione di modelli innovativi di organizzazione del lavoro che consentano alle stesse di adottare nel breve periodo strumenti di lavoro agile ovvero di “smart working”.

    Come abbiamo già evidenziato, ai sensi di quanto previsto dalla normativa nazionale, il lavoro agile/smart working riguarda l’ambito del lavoro subordinato e comprende tutte le forme di svolgimento della prestazione lavorativa in maniera flessibile rispetto all’orario e al luogo di lavoro.

    Attraverso lo sviluppo di piani aziendali e l’adozione di adeguata strumentazione informatica, le imprese laziali potranno progressivamente eliminare – almeno per il momento – il vincolo del luogo in cui svolgere la prestazione lavorativa, lasciando la libertà di scelta al lavoratore stesso.

    L’agevolazione si configura come aiuto di stato per i soggetti beneficiari dell’agevolazione ed è quindi riconosciuta ai sensi del Reg. (UE) n. 1407/2013 nei limiti previsti per gli altri aiuti di importanza minore “de minimis”.

    Chi può richiederlo?

    Possono presentare domanda le imprese iscritte alla  ed i titolari di partita IVA, che operano nella  e che non risultano già in possesso di un piano regolamentato di smart working.

    Occorre a questo punto fare una precisazione.

    Non tutti i lavoratori e lavoratrici dipendenti delle imprese richiedenti il contributo possono essere destinatari degli interventi. Per poter avere accesso al contributo, infatti, i dipendenti devono essere ricompresi nelle seguenti tipologie contrattuali:

    • contratto di lavoro di diritto privato a tempo indeterminato o a tempo determinato (in entrambi i casi sia a tempo pieno, sia a tempo parziale);
    • contratto di apprendistato (ai sensi del D.Lgs. 81/2015);
    • soci-lavoratori di cooperative (sia che partecipino o non partecipino agli utili).

    Questo vuol dire che rimangono esclusi:

    • i tirocinanti;
    • i collaboratori d’impresa;
    • i lavoratori con contratto di somministrazione;
    • i lavoratori con contratto di lavoro intermittente;
    • i titolari di impresa e i componenti dei Consigli di Amministrazione.

    Che tipo di agevolazione è prevista?

    Il sostegno viene concesso nella forma di  il cui valore varia in funzione della tipologia di azione scelta e del numero totale di dipendenti delle sedi localizzate sul territorio di Regione Lazio.

    Il valore del contributo potrà comunque raggiungere valori compresi fra € 7.500 ed € 22.500.

    Nel dettaglio il valore del contributo viene determinato in questo modo:

    • Da 2 a 10 dipendenti l’importo totale del contributo è di € 7.500,00 di cui: l’importo per l’Azione A è di € 5.000,00 e l’importo per l’Azione B è di € 2.500,00
    • Da 11 a 20 dipendenti l’importo totale del contributo è di € 10.500,00 di cui: l’importo per l’Azione A è di € 7.000,00 e l’importo per l’Azione B è di € 3.500,00
    • Da 21 a 30 dipendenti l’importo totale del contributo è di € 000,00 di cui: l’importo per l’Azione A è di € 10.000,00 e l’importo per l’Azione B è di € 5.000,00
    • Oltre i 30 dipendenti l’importo totale del contributo è di € 22.500,00 di cui: l’importo per l’Azione A è di € 15.000,00 e l’importo per l’Azione B è di € 7.500,00

    Che tipo di spese sono ammissibili?

     L’agevolazione prevede l’erogazione del contributo per la fruizione di diversi servizi, suddivisi in due azioni specifiche:

    • AZIONE A: servizi di consulenza e formazione finalizzati all’adozione di un piano di smart working con relativo accordo aziendale o regolamento aziendale approvato e pubblicizzato nella bacheca e nella intranet aziendale;
    • AZIONE B: acquisto di “strumenti tecnologici” funzionali all’attuazione del piano di smart working.

    Attenzione però perché ai fini del riconoscimento del contributo, l’Azione A è obbligatoria mentre l’Azione B è facoltativa. Analizziamo insieme nel dettaglio queste due Azioni.

    In riferimento all’Azione A, il supporto all’adozione del Piano di Smart Working (incluso il regolamento aziendale e documentazione utile alla regolazione dello Smart Working) comprende 3 principali tipologie di attività:

    1. Attività preliminari all’adozione del piano di Smart Working: riguardano la definizione della policy aziendale sullo smart working e delle procedure idonee a introdurre la modalità di lavoro smart.

    Ecco qualche esempio pratico:

    • analisi organizzativa e dei processi interni aziendali;
    • individuazione delle tecnologie digitali più idonee per lo smart working (es. strutturazione di processi di dematerializzazione, realizzazione di strumenti di social collaboration, utilizzo di devices, ecc.);
    • consulenza giuslavoristica per garantire il rispetto delle normative vigenti;
    • supporto per la stesura del piano di Smart Working e la redazione dell’accordo aziendale, corredato della modulistica necessaria.
    1. Attività di formazione rivolta al personale interessato dallo Smart Working: può essere realizzata dagli stessi soggetti proponenti che si candidano per la realizzazione di attività di formazione e direttamente destinata ai propri dipendenti o può essere erogata da un Organismo accreditato dalla Regione Lazio (in tal caso tale organismo si presenta in ATI/ATS con il soggetto proponente).

    Chi potrà usufruire della formazione? L’attività formativa riguarda sia il management aziendale sia i lavoratori e le lavoratrici che ricorrono allo smart working.

    1. Avvio e monitoraggio di un progetto pilota: l’obiettivo, in questo caso, è supportare il soggetto beneficiario dell’agevolazione nella sperimentazione del piano di smart working, anche con un numero ridotto di dipendenti o appartenenti ad una sola unità produttiva/divisione/gruppo/ direzione.

    Attenzione perché questa è una attività cruciale perché consente di verificare l’andamento del piano di smart working progettato, valutandone l’opportunità di perfezionamento e d’implementazione a regime.

    Parte integrante dello smart working sono gli strumenti tecnologici che vengono forniti dal datore di lavoro.

    In riferimento all’Azione B, infatti, il supporto all’attuazione del Piano di smart working viene effettuato attraverso l’acquisto di nuova strumentazione tecnologica, funzionale all’attuazione del piano.

    Le spese ammissibili dovranno essere inerenti esclusivamente alle seguenti voci:

    • Componenti , come ad esempio Notebook (i.e. computer portatile), Smartphone, Accessori.
    • Componenti   funzionali allo svolgimento della prestazione lavorativa.

    Da quando è possibile richiederlo?

    I progetti devono essere presentati esclusivamente attraverso la procedura telematica accessibile dal sito della Regione Lazio.

    La procedura di presentazione del progetto è da ritenersi conclusa solo all’avvenuta trasmissione di tutta la documentazione prevista dall’avviso e prodotta dal sistema, da effettuarsi, a cominciare dalle ore 9:30 del 12 marzo 2020 fino ad esaurimento risorse.

    Regione Lombardia – Avviso pubblico per l’adozione di piani aziendali di Smart Working

    La  aveva previsto l’erogazione di un sostegno alle imprese per l’attuazione dello smart working nelle imprese ancor prima dell’emergenza generata dal Coronavirus e dalle relative politiche che hanno obbligano molte imprese a lavorare in modalità remota.

    Con  regionale 3516 del 18 marzo 2020, la partecipazione al bando è stata estesa anche ai datori di lavoro che hanno introdotto il lavoro agile per i propri dipendenti nel periodo dell’emergenza epidemiologica da COVID-19, a partire dal 25 febbraio 2020 per la durata dello stato di emergenza di cui alla deliberazione del Consiglio dei ministri 31 gennaio 2020.

    Per questi datori di lavoro saranno ammissibili al contributo le spese sostenute a partire dal 25 febbraio 2020 per l’acquisto della strumentazione tecnologica e l’attuazione delle attività in smart working.

    L’intervento ha il chiaro obiettivo di supportare le imprese lombarde nell’adozione e nell’attuazione di piani aziendali di smart working per i propri dipendenti, anche alla luce di quanto previsto dalla legge n. 81 del 22 maggio 2017 che prevede:

    • organizzazione flessibile del lavoro (fasi, cicli, obiettivi, orari, spazi, interno/esterno dell’azienda);
    • accordo scritto tra le parti per definire i poteri di controllo, la strumentazione tecnologica, i tempi di riposo (diritto alla disconnessione) e le modalità di recesso;
    • necessità di assicurare al lavoratore percorsi di apprendimento permanente, anche attraverso la certificazione di competenze acquisite in ambiti formali e informali;
    • necessità di garantire le condizioni di sicurezza dei luoghi di lavoro e l’assicurazione obbligatoria.

    L’iniziativa è finanziata con risorse del POR FSE 2014-2020 – ASSE I “Occupazione”, a valere sull’Obiettivo specifico 8.6, Azione 8.6.1 e la sua dotazione finanziaria è pari a 4.500.000,00 euro.

    Vediamo nel dettaglio cosa prevede la misura e a chi si rivolge.

    Chi può richiederlo?

    Possono partecipare al presente bando i soggetti che esercitano attività economica e che, al momento della presentazione della domanda, sono in possesso dei seguenti requisiti:

    • essere imprese regolarmente iscritte allaCamera di Commerciodi competenza; oppure
    • essere soggetti, in forma singola o associata, non iscritti alla Camera di Commercio, in possesso di partita IVA.

    Anche in questo caso, non tutti i lavoratori dipendenti delle imprese richiedenti il contributo possono essere destinatari degli interventi. Per poter avere accesso al contributo, nel conteggio dei dipendenti si devono ricomprendere esclusivamente le seguenti tipologie contrattuali:

    • contratto di lavoro di diritto privato a tempo indeterminato o a tempo determinato (in entrambi i casi sia a tempo pieno, sia a tempo parziale);
    • contratto di apprendistato (ai sensi del D.Lgs. 81/2015);
    • soci-lavoratori di cooperative (sia che partecipino o non partecipino agli utili).

    Sono pertanto esclusi dal conteggio dei dipendenti:

    • i tirocinanti;
    • i collaboratori d’impresa;
    • i lavoratori con contratto di somministrazione;
    • i lavoratori con contratto di lavoro intermittente;
    • i titolari di impresa e i componenti dei Consigli di Amministrazione.

    Che tipo di agevolazione è prevista?

    Ai soggetti beneficiari dell’agevolazione, in possesso dei requisiti identificati in precedenza, è messo a disposizione un voucher, ovvero un contributo a fondo perduto, per la fruizione di:

    • servizi di consulenza e formazione finalizzati all’adozione di un piano di smart working con relativo accordo aziendale o regolamento aziendale approvato e pubblicizzato nella bacheca e nella intranet aziendale (Azione A);
    • acquisto di “strumenti tecnologici” funzionali all’attuazione del piano di smart working (Azione B).

    Analogamente alla precedente agevolazione, il valore del voucher viene determinato in base alla tipologia di azione scelta e al numero totale di dipendenti delle sedi localizzate sul territorio di Regione Lombardia, nel seguente modo:

    • Da 2 a 10 dipendenti l’importo totale del contributo è di € 7.500,00 di cui: l’importo per l’Azione A è di € 5.000,00 e l’importo per l’Azione B è di € 2.500,00
    • Da 11 a 20 dipendenti l’importo totale del contributo è di € 10.500,00 di cui: l’importo per l’Azione A è di € 7.000,00 e l’importo per l’Azione B è di € 3.500,00
    • Da 21 a 30 dipendenti l’importo totale del contributo è di € 000,00 di cui: l’importo per l’Azione A è di € 10.000,00 e l’importo per l’Azione B è di € 5.000,00
    • Oltre i 30 dipendenti l’importo totale del contributo è di € 22.500,00 di cui: l’importo per l’Azione A è di € 15.000,00 e l’importo per l’Azione B è di € 7.500,00

    Il voucher avrà pertanto un valore compreso fra € 7.500 ed € 22.500.

    Che tipo di spese sono ammissibili?

    Come anticipato,  sono finanziabili gli interventi di supporto all’adozione (Azione A) e all’attuazione (Azione B) del piano di smart working realizzati sul territorio lombardo, articolati come segue:

    Azione A – Supporto all’adozione del Piano di smart working, che si articola in:

    1. Attività preliminari all’adozione del piano di smart working
    2. Attività di formazione rivolta al management/middle management e agli smart worker
    3. Avvio e monitoraggio di un progetto pilota.

    Azione B – Supporto all’attuazione del Piano di smart working, che si articola nell’acquisto di strumentazione tecnologica.

    Ai fini del riconoscimento della spesa tutti gli interventi previsti all’azione A devono essere realizzati obbligatoriamente e devono essere verificabili e rendicontati attraverso il time sheet, previsto dalla fase di rendicontazione.

    In riferimento all’Azione A, il supporto all’adozione del Piano di Smart Working (incluso il regolamento aziendale e documentazione utile alla regolazione dello Smart Working) comprende 3 principali tipologie di attività:

    1. Attività preliminari all’adozione del piano di smart working il cui obiettivo è supportare il soggetto beneficiario dell’agevolazione nella definizione della policy aziendale sullo smart working e delle procedure idonee a introdurre la modalità di lavoro smart e nella redazione del piano di smart working (incluso il regolamento aziendale e documentazione utile alla regolazione dello smart working) in coerenza con la legislazione vigente.

    Questa attività deve essere realizzata ad hoc, considerando le caratteristiche peculiari del soggetto beneficiario dell’agevolazione: categoria produttiva, dimensione, strumenti organizzativi e tecnologici, cultura dell’organizzazione e gli stili di leadership adottati.

    1. Attività di formazione rivolta al management/middle management e agli smart worker.

    Questa fase ha un duplice obiettivo.

    In prima battuta l’obiettivo è accompagnare il management e il middle management cambiamento organizzativo e dei modelli manageriali tradizionali (basati su concetti come il luogo e l’orario di lavoro), promuovendo nuovi stili di leadership che privilegino l’autonomia e la responsabilità dei lavoratori, dando loro maggior fiducia e flessibilità, implementando una modalità di lavoro orientata ai risultati.

    Allo stesso tempo, l’obiettivo è accompagnare i lavoratori e le lavoratrici, che si apprestano a sperimentare lo smart working, a gestire la propria attività in assenza di vincoli orari o spaziali, anche con l’utilizzo di nuovi strumenti tecnologici, e assicurare loro le giuste conoscenze e competenze in ordine alla sicurezza in caso di infortuni e malattie professionali.

    1. Avvio e monitoraggio di un progetto pilota: l’obiettivo è supportare il soggetto beneficiario dell’agevolazione nella sperimentazione del piano di smart working, anche con un numero ridotto di dipendenti o appartenenti ad una sola unità produttiva/divisione/gruppo/direzione.

    Attenzione perché questa è una attività cruciale perché consente di verificare l’andamento del piano di smart working progettato, valutandone l’opportunità di perfezionamento e d’implementazione a regime.

    Parte integrante dello smart working sono gli strumenti tecnologici che vengono forniti dal datore di lavoro.

    In riferimento all’Azione B, infatti, il supporto all’attuazione del Piano di smart working viene effettuato attraverso l’acquisto di nuova strumentazione tecnologica, funzionale all’attuazione del piano.

    Le spese ammissibili dovranno essere inerenti esclusivamente alle seguenti voci:

    • Componenti hardware, come ad esempio Notebook (i.e. computer portatile), Smartphone, Accessori.
    • Componenti software funzionali allo svolgimento della prestazione lavorativa.

    Occorre fare alcune precisazioni.

    Con riferimento alle componenti hardware, l’acquisto delle componenti accessorie è ammissibile esclusivamente a corredo di notebook e/o smartphone nell’ambito della medesima transazione.

    Con riferimento alle componenti software, nel caso in cui il numero degli utilizzatori sia superiore al numero di lavoratori che hanno preso parte al progetto pilota di smart working e svolgono prestazione lavorativa in modalità smart working, la rendicontazione delle spese sostenute dovrà avvenire pro-quota. In ogni caso, deve essere dimostrabile che l’utenza delle componenti hardware e software è rappresentata dagli smart worker.

    Da quando è possibile richiederlo?

    La domanda di finanziamento deve essere presentata esclusivamente sulla piattaforma informativa online a partire dalle ore 12:00 del 2 aprile 2020 fino ad esaurimento della dotazione finanziaria e comunque non oltre le ore 17:00 del 15 dicembre 2021.

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    Ricorda che tante altre agevolazioni sono in arrivo quindi continua a seguirci per non perderti nessuna novità.


    PARLANE CON NOI

  • Decreti Cura Italia, Liquidità, Rilancio e altre agevolazioni utili per imprese e professionisti

    Decreti Cura Italia, Liquidità, Rilancio e altre agevolazioni utili per imprese e professionisti

    Le agevolazioni per sostenere la tua attività durante e dopo l’emergenza

    Decreti Cura Italia (Decreto 18/2020), pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 17 marzo insieme ad altri, prevedono una serie di misure volte a sostenere il nostro Paese che, in questi giorni, si trova a fronteggiare l’ormai tristemente nota emergenza da COVID-19 (Coronavirus). A questo primo Decreto hanno fatto seguito, nei mesi successivi, il Decreto Liquidità (Decreto 23/2020), il Decreto Rilancio (Decreto 34/2020) e il Decreto Rilancio 2 (ex Decreto Agosto, DL 104/2020).

    Tra i vari provvedimenti del Governo, numerosi sono anche quelli relativi al mondo delle imprese e dei professionisti, soggetti che si trovano, loro malgrado, ad affrontare una crisi sanitaria, economica e organizzativa piuttosto seria.

    A queste iniziative, poi, se ne aggiungono altre, anche a livello regionale, già previste o appositamente varate e che possono certamente rivelarsi un valido supporto economico in questo momento particolarmente critico e delicato.

    Vediamo subito insieme quali sono queste iniziative…

    Decreto Rilancio 2: Sgravi contributivi per nuove assunzioni a tempo indeterminato

    L’articolo 6 del nuovo Decreto prevede l’esonero totale per 6 mesi dal versamento dei contributi previdenziali (con esclusione di quelli INAIL) per le nuove assunzioni a tempo indeterminato effettuate dal 15 agosto al 31 dicembre 2020. L’importo di esonero massimo è di 8.060 euro su base annua, riparametrato e applicato su base mensile.

    Possono usufruire dell’agevolazione tutti i datori di lavoro, con l’esclusione del settore agricolo (per il quale è prevista un’agevolazione specifica), ma sono esclusi i contratti di apprendistato e di lavoro domestico.

    Il sostegno è concesso anche nel caso di trasformazione del contratto a termine in contratto a tempo indeterminato, tranne nel caso in cui il lavoratore, nei sei mesi

    Decreto Rilancio: Contributi a fondo perduto per autonomi e imprese

    Fra le misure previste dal Decreto Rilancio per sostenere le imprese in difficoltà, all’articolo 25 è prevista la concessione di un contributo a fondo perduto per autonomi e imprese. Chiaramente, anche in questo caso, per poter richiedere il contributo è necessario rispettare una serie di requisiti.

    Per cominciare, il contributo viene riconosciuto ai soggetti che esercitano attività d’impresa o attività di lavoro autonomo e ai titolari di reddito agrario la cui media dei ricavi tipici sia inferiore a 5 milioni di euro.

    E’ inoltre necessario che l’ammontare del fatturato e dei corrispettivi del mese di aprile 2020 sia inferiore ai 2/3 rispetto all’ammontare del fatturato e dei corrispettivi del mese di aprile 2019.

    E’ utile ricordare che per le nuove attività si applicano criteri differenti.          
    Per chi ha avviato l’attività a partire dal 1° gennaio 2019 infatti, non è valido quanto previsto in merito al fatturato. Tale criterio non si applica nemmeno ai soggetti che, a far data dall’insorgenza dell’evento calamitoso, hanno la sede operativa (o il domicilio fiscale) nel territorio di comuni colpiti dalla calamità fin dal suo primo insorgere e i cui stati di emergenza erano ancora in atto alla data di dichiarazione dello stato di emergenza Covid-19 (zone rosse chiuse prima del lockdown).

    Restano esclusi dall’agevolazione invece

    • gli Intermediari finanziari e le società di partecipazione;
    •  i contribuenti che hanno diritto alla percezione dei bonus previsti dal Decreto Cura Italia (artt. 27 e 38), cioè liberi professionisti titolari di partita IVA attiva al 23.02.2020 e lavoratori co.co.co. iscritti alla Gestione separata INPS, oppure lavoratori dello spettacolo).
    • lavoratori dipendenti professionisti iscritti agli enti di diritto privato di previdenza obbligatoria (casse professionisti).

     

    Di certo ti starai chiedendo a quanto ammonta questo contributo… Ecco, per calcolarlo bisogna considerare la differenza fra l’ammontare del fatturato o dei corrispettivi di aprile 2019 e quelli di aprile 2020. Il contributo verrà erogato in percentuale su questa cifra, ma la percentuale varia in funzione dei ricavi o compensi del periodo d’imposta precedente a quello in corso alla data del 19 maggio 2020 (nel caso in cui il periodo d’imposta coincida con l’anno solare si considerano quindi i ricavi del 2019):

    • 20% se i ricavi o compensi sono stati fino ad euro 400.000;
    • 15% se i ricavi o compensi sono stati compresi fra 400.000 euro e 1 milione di euro;
    • 10% se i ricavi o compensi sono stati compresi fra 1 milione e 5 milioni di euro.

     

    In ogni caso è previsto un contributo minimo fino a 1.000 euro alle persone fisiche e fino a 2.000 euro ai soggetti diversi dalle persone fisiche qualora il contributo a cui si ha diritto risulti inferiore o non calcolabile (come ad esempio per le attività avviate dopo il 30 aprile 2020).

    Il contributo può essere richiesto dal 15 giugno al 13 agosto 2020 (25 giugno – 24 agosto in caso di richiesta da parte di eredi) presentando istanza online, ma si attende comunque un provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate che definisca le varie disposizioni operative e le date di presentazione della domanda.

    Credito d’imposta per spese di Sanificazione, Dispositivi di Protezione Individuale e adeguamento dei locali aperti al pubblico

    Aggiornamento: Per l’adeguamento dei luoghi di lavoro aperti al pubblico, l’articolo 128 bis del Decreto Rilancio ha previsto anche un credito d’imposta al 60% della somma spesa, con un tetto massimo di 80.000 euro che comprende anche gli interventi edilizi per il rifacimento di locali quali spogliatoi, mense, spazi medici, ingressi e spazi comuni, l’acquisto di arredi di sicurezza e di apparecchi per il controllo della temperatura e anche gli investimenti in attività innovative, incluso lo sviluppo o l’acquisto di tecnologie necessarie per lo svolgimento del lavoro. Non è ancora chiaro se, come potrebbe sembrare, la spese relative alla realizzazione di piani di smart working possano beneficiare del Credito d’imposta, ma probabilmente per chiarire questo aspetto bisognerà attendere un apposito decreto del Ministro dello sviluppo economico. Questo credito però non sarà utilizzabile già dalle scadenze fiscali del 2020 (che, lo ricordiamo, sono state rimandate a settembre), ma solo dal 2021. La buona notizia invece è che è comunque possibile la cessione del credito agli istituti di credito o agli intermediari finanziari.

    L’agevolazione “Credito d’imposta per le spese di sanificazione” è prevista all’art. 64 del Decreto Cura Italia e le risorse attualmente stanziate per questa misura sono pari a 50 milioni di euroma non si può escludere che tale dotazione possa essere incrementata nel caso in cui l’emergenza dovesse protrarsi nel tempo (ma ci auguriamo di no!). Con il successivo Decreto Liquidità (art.30, c. 1) inoltre, il credito d’imposta è stato esteso anche alle spese sostenute nel 2020 per l’acquiso di dispositivi di protezione di vario tipo. Procediamo con ordine.

    Perché in questo momento la sanificazione è una pratica così importante?

    Tale pratica, sempre e comunque utile negli ambienti di lavoro, ma diventa indispensabile in questi giorni di propagazione del contagio, tanto più per tutti coloro che non hanno interrotto l’attività lavorativa e che si trovano a condividere spazi, attrezzature, postazioni di lavoro e che magari lavorano anche a contatto con il pubblico. Le misure di sicurezza imposte successivamente in relazione alla Fase 2 e alla ripresa delle attività inoltre, rendono comunque necessario effettuare spese di questo tipo al fine di tutelare lavoratori e clienti.

    Chi può richiederlo?

    Possono beneficiare del credito tutti i soggetti che esercitano attività d’, arte o professione, e quindi gli imprenditori, i titolari di partita IVA, le società e i professionisti. L’articolo 130 ter del Decreto Rilancio ha poi inserito fra i possibili beneficiari anche gli enti del Terzo Settore egli enti religiosi civilmente riconosciuti.

    Che tipo di agevolazione è prevista?

    L’agevolazione “Credito d’imposta per le spese di sanificazione” contenuta nel Cura Italia concede la possibilità per i richiedenti di beneficiare di un credito d’imposta pari al 50% delle spese sostenute nel 2020 per la sanificazione di ambienti e strumenti di lavoro, fino a un massimo di 20.000 euro. Il Decreto Rilancio  ha fissato invece la misura del Credito d’Imposta al 60% dell’importo speso, portando il tetto massimo di spesa a 60.000 euro. Il credito può essere utilizzato in compensazione già della dichiarazione dei redditi del periodo d’imposta in corso.

    Oltre che per le spese di sanificazione il Decreto Rilancio ha incluso anche l’acquisto di dispositivi di protezione individuale quali, ad esempio, mascherine chirurgiche, Ffp2 e Ffp3, guanti, visiere di protezione e occhiali protettivi, tute di protezione e calzari, termoscanner, termometri. Sono ammissibili anche l’acquisto e l’installazione di altri dispositivi di sicurezza atti a proteggere i lavoratori dall’esposizione accidentale ad agenti biologici o a garantire la distanza di sicurezza interpersonale, come barriere e pannelli protettivi o tappeti e vaschette decontaminanti e igienizzanti. Sono, inoltre, compresi i detergenti mani e i disinfettanti.

    Da quando è possibile richiederlo?

    Perché questa agevolazione sia fruibile bisogna attendere un decreto specifico da parte del Ministro dello sviluppo economico, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, che dovrebbe essere emanato a breve (era previsto entro il 16 aprile).

    Si presume che nel decreto verranno fornite anche maggiori informazioni in merito a dettagli operativi relativi alla scelta delle imprese autorizzate a effettuare gli interventi di sanificazione o ai prodotti da utilizzare.

    Se credi quindi che la tua attività abbia bisogno di interventi di sanificazione, non perderti gli aggiornamenti dell’articolo.

    Contributi per adeguamento dei luoghi di lavoro

    Questa nuova misura prevista all’articolo 102 del Decreto Rilancio prevede un parziale rimborso delle spese sostenute per adeguare i luoghi di lavoro alle nuove normative relative al contenimento del Coronavirus. Lo stanziamento di risorse per questo intervento è di 403 milioni di euro.

    Potranno accedere al contributo le imprese (anche quelle individuali) iscritte al Registro delle Imprese, le imprese artigiane e le imprese sociali iscritte al Registro delle Imprese. Rimangono quindi esclusi professionisti, commercianti e gli autonomi non iscritti al Registro delle Imprese.

    Non sono ancora molte le notizie relative all’attuazione di questa agevolazione, ma si sa che le spese ammissibili riguarderanno l’acquisto e l’installazione di apparecchiature e attrezzature per l’isolamento o il distanziamento di lavoratori e utenti esterni e l’acquisto dei vari dispositivi di protezione individuale.

    Gli importi massimi concedibili saranno stabiliti in base al numero dei dipendenti per un massimo di

    • 15.000 euro per imprese da 1 a 9 dipendenti;
    • 50.000 euro per imprese da 10 a 50 dipendenti
    • 100.000 euro per imprese oltre i 50 dipendenti.

    decreto-cura-italia-e-altre-agevolazioni-utili-per-imprese-e-professionisti

    All’art. 65 il Decreto Cura Italia prevede una agevolazione che ha come finalità quella di sostenere, almeno in parte, le botteghe e i negozi che durante il mese di marzo hanno sostenuto le spese di locazione dell’immobile.

    E’ evidente come in un momento in cui le attività non possono fatturare, anche il pagamento del semplice canone di locazione diventa una spesa gravosa. 

    Stiamo parlando dunque di tutte le attività che hanno dovuto chiudere le serrande per effetto delle misure di contenimento della diffusione del Covid-19, ma che sono comunque obbligate a pagare il canone di affitto ai proprietari degli immobili.

    Vediamo insieme tutte le caratteristiche specifiche di questa agevolazione…

     

    Chi può richiederlo?

    A poter beneficiare dell’agevolazione sono quindi solo le attività che sono state chiuse per effetto del decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri dell’11 marzo 2020.

    Ne sono quindi esclusi quei negozi che, poiché ritenuti attività essenziali, hanno potuto proseguire a esercitare, così come indicati agli allegati 1 e 2 del decreto stesso, ovvero:

    • Ipermercati
    • Supermercati
    • Discount di alimentari
    • Minimercati ed altri esercizi non specializzati di alimentari vari
    • Commercio al dettaglio di prodotti surgelati
    • Commercio al dettaglio in esercizi non specializzati di computer, periferiche, attrezzature per le telecomunicazioni, elettronica di consumo audio e video, elettrodomestici
    • Commercio al dettaglio di prodotti alimentari, bevande e tabacco in esercizi specializzati (codici ateco: 47.2)
    • Commercio al dettaglio di carburante per autotrazione in esercizi specializzati
    • Commercio al dettaglio apparecchiature informatiche e per le telecomunicazioni (ICT) in esercizi specializzati (codice ateco: 47.4)
    • Commercio al dettaglio di ferramenta, vernici, vetro piano e materiale elettrico e termoidraulico
    • Commercio al dettaglio di articoli igienico-sanitari
    • Commercio al dettaglio di articoli per l’illuminazione
    • Commercio al dettaglio di giornali, riviste e periodici
    • Farmacie
    • Commercio al dettaglio in altri esercizi specializzati di medicinali non soggetti a prescrizione medica
    • Commercio al dettaglio di articoli medicali e ortopedici in esercizi specializzati
    • Commercio al dettaglio di articoli di profumeria, prodotti per toletta e per l’igiene personale
    • Commercio al dettaglio di piccoli animali domestici
    • Commercio al dettaglio di materiale per ottica e fotografia
    • Commercio al dettaglio di combustibile per uso domestico e per riscaldamento
    • Commercio al dettaglio di saponi, detersivi, prodotti per la lucidatura e affini
    • Commercio al dettaglio di qualsiasi tipo di prodotto effettuato via internet
    • Commercio al dettaglio di qualsiasi tipo di prodotto effettuato per televisione
    • Commercio al dettaglio di qualsiasi tipo di prodotto per corrispondenza, radio, telefono
    • Commercio effettuato per mezzo di distributori automatici
    • Lavanderia e pulitura di articoli tessili e pelliccia
    • Attività delle lavanderie industriali
    • Altre lavanderie, tintorie
    • Servizi di pompe funebri e attività connesse

    Se non appartieni a nessuno di questi settori ed hai dovuto pagare il canone di affitto per il mese di marzo, questa agevolazione può esserti davvero utile!

    Che tipo di agevolazione è prevista?

    L’agevolazione prevede un credito d’imposta del 60% riconosciuto a chi esercita attività d’impresa (sono quindi esclusi i professionisti) e che si applica ai canoni di locazione per immobili di categoria catastale C/1 (negozi e botteghe) relativamente al mese di marzo 2020.

    Da quando è possibile richiederlo?

    Il credito d’imposta per botteghe e negozi può essere utilizzato esclusivamente in compensazione tramite F24, a partire dal 25 marzo, utilizzando il codice tributo 6914 (già determinato dall’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 13 del 20 marzo 2020).

    Credito d’imposta per canoni di locazione

    L’articolo 28 del Decreto Rilancio introduce un nuovo credito d’imposta del 60% o 30% relativo ai canoni di locazione degli immobili a uso non abitativo e sull’affitto d’azienda per i mesi di marzo, aprile e maggio 2020 (aprile, maggio e giugno per le strutture turistico ricettive con attività stagionale).
    . Il credito è accessibile agli esercenti attività d’impresa, arte e o professione, enti non commerciali del terzo settore ed enti religiosi, ma per poterlo richiedere è necessario rientrare in alcuni parametri, che non sono uguali per tutti. Vediamoli:

    • I ricavi o compensi relativi al periodo d’imposta 2019 non devono essere superiori a 5 milioni di euro. Questo limite non riguarda però le strutture alberghiere e gli agriturismi, né gli enti non commerciali, compresi quelli del Terzo settore, e gli enti religiosi riconosciuti civilmente, che possono accedere al credito indipendentemente dal fatturato.
    • E’ necessario che il canone di locazione/leasing/concessione sia stato versato.
    • Per chi svolge attività economica è necessario aver subito un calo del fatturato (o dei corrispettivi) pari ad almeno il 50% nel mese di riferimento.

     

    Il credito sarà pari al 60% della spesa nel caso di canoni di locali destinati allo svolgimento di attività industriale, commerciale, artigianale, professionale, agricola, di interesse turistico.
    E’ invece prevista la riduzione al 30% del canone versato nel caso di affitto di azienda o di contratti di servizi a prestazioni complesse, comprensivi di almeno un immobile a uso non abitativo destinato allo svolgimento dell’attività economica.

    Il credito è riconosciuto a partire dal periodo d’imposta in cui si sostiene la spesa e può essere utilizzato anche in compensazione. In ogni caso, l’articolo 122 del Decreto Rilancio prevede che il credito possa essere oggetto di cessione, anche parziale.

    Piani Aziendali di Smart Working: le agevolazioni per realizzarli

    COVID-19 ha prodotto effetti molto importanti in ambito lavorativo, che si traducono nell’impossibilità in molti casi di recarsi a lavoro e nella difficoltà dei datori di lavoro a fronteggiare una situazione di emergenza totale.

    Come risolvere allora questa problematica?

    Fortunatamente ci viene in aiuto una nuova modalità di lavoro, attualmente ancora poco utilizzata, che è lo smart working ( “lavoro agile”). In estrema sintesi, si tratta d dare la possibilità ai lavoratori di restare a casa e prestare comunque l’attività lavorativa, ma da remoto.

    Per incentivare lo smart working, le Regioni stanno prevedendo delle misure agevolative ad hoc che ne favoriscano l’adozione.

    Vediamo alcuno esempi…

    Regione Lazio – Piani Aziendali di Smart Working. Adozione di modelli e strumenti da parte delle imprese e dei titolari di Partita IVA del Lazio

     

    Si tratta di una misura che la Regione Lazio ha attivato proprio nell’ambito dell’attuale fase di emergenza epidemiologica, al fine di permettere di proseguire nel massimo dell’efficienza e dell’efficacia, l’attività produttiva aziendale.

    N.B.: Aggiornamento: Le risorse finanziarie per questa agevolazione sono già esaurite e pertanto non è più possibile presentare la domanda.

    Il bando, rivolto a tutti i titolari di partita iva e alle imprese del Lazio, sostiene l’adozione di modelli innovativi di organizzazione del lavoro con piani aziendali che facilitino e promuovano l’uso di mezzi informatici per lo smart working.

    Il contributo è concesso per:

    • A) formazione/consulenza per realizzare piani di smart working (obbligatorio)
    • B) acquisizione di strumenti tecnologici (hardware e software) finalizzati allo smart working (facoltativo).

    Regione Lombardia – Avviso pubblico per l’adozione di piani aziendali di Smart Working

    L’intervento della Regione Lombardia era già previsto prima dell’emergenza, ma a causa della diffusione del Coronavirus è stato previsto che possano accedere all’agevolazione anche le aziende che hanno introdotto il lavoro agile per i propri dipendenti, in modalità provvisoria, durante il periodo dello stato di emergenza.

    N.B.: Aggiornamento: Le risorse finanziarie per questa agevolazione sono già esaurite e pertanto non è più possibile presentare la domanda.

    Possono accedere al contributo i titolari di patita iva e le imprese della regione Lombardia per l’acquisto di:

    • A – Servizi di consulenza e formazione finalizzati all’adozione di un piano di smart working
    • B – Acquisto di “strumenti tecnologici” funzionali all’attuazione del piano di smart working

    Altre agevolazioni sono già previste e altri provvedimenti sono attesi nelle prossime settimane quindi continua a seguirci per rimanere aggiornato.


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  • I professionisti e l’innovazione digitale

    I professionisti e l’innovazione digitale

    La  è una tematica più che mai attuale e stare al passo con il cambiamento è diventata una necessità anche per  i professionisti. Vediamo insieme come si sta evolvendo il processo di digitalizzazione degli studi professionali,

    I Professionisti e l’innovazione digitale: fatturazione elettronica, firma digitale, gestionale online, archiviazione e conservazione digitale dei documenti, sono solo alcuni degli applicativi in cloud che uno studio professionale potrebbe – e dovrebbe – utilizzare.

    A questi si aggiungono le piattaforme di e-learning, i  per commercialisti e professionisti, i software per le videochiamate, il , il sito Internet e la pagina Social dello Studio, fino ad arrivare ai servizi più evoluti come Artificial e Business Intelligence.

    In questo articolo capiremo cosa è successo fino a questo momento in termini di digitalizzazione e cosa potrebbe succedere nel prossimo futuro.

    Iniziamo dando un’occhiata a cosa è successo fino ad ora.

    Cosa è successo fino ad ora?

    Oggi la spesa in tecnologie digitali è soprattutto “law driven”, ovvero guidata dalla necessità di adeguarsi ad obblighi normativi indispensabili per svolgere l’attività professionale.

    Alcuni esempi di tecnologie “law driven” – che tutti conosciamo -fin troppo- bene – sono la fatturazione elettronica e l’adeguamento alla normativa GDPR.

    Gli obblighi normativi però non sono, e non devono essere, l’unico motore trainante del cambiamento.

    L’ingresso nel settore di nuove imprese digitali che offrono soluzioni innovative ha senza alcun dubbio spinto gli studi professionali ad intraprendere il faticoso cammino verso il cambiamento.

    Per queste ragioni, i professionisti e l’innovazione digitale vanno di pari passo per  far si che vi sia un’efficientamento dei processi, oltre che un’innovazione dei servizi, al fine di migliorare la relazione con la propria clientela e acquisirne di nuova.

    Commercialisti, consulenti del lavoro e avvocati diventano sempre più digitali ed a confermarlo è uno studio dell’ ”Osservatorio professionisti e innovazione digitale” della School of Management del Politecnico di Milano.

    Dati alla mano, nel 2017 la spesa in tecnologie  di commercialisti, consulenti del lavoro e avvocati italiani, ha raggiunto la cifra di 1.172 milioni di euro, con una crescita del 2,6% rispetto al 2016.

    Ad oggi, i dati dell’Osservatorio relativi al biennio 2018-2019 non sono stati ancora resi noti per cui ci toccherà attendere ancora un po’ limitandoci a guardare con occhio analitico ciò che è stato fino a questo momento.

    In quali tecnologie hanno investito gli studi professionali?

    La ricerca dell’Osservatorio rivela che gli strumenti maggiormente utilizzati dagli Studi di commercialisti, consulenti del lavoro e avvocati sono:

    1. firma digitale (97%)
    2. fatturazione elettronica (42%)
    3. software per le videochiamate (36%)
    4. sito internet dello Studio (34%)
    5. piattaforme di e-learning (28%)
    6. business intelligence e CRM (3%), che stentano ancora a decollare
    7. artificial intelligence (2%)

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    Chi ha stanziato i budget più consistenti per l’innovazione nel 2017?

    Lo studio dell’Osservatorio afferma che nel 2017 soltanto il 2% degli studi non ha investito in tecnologia.

    Ma del restante 98% degli studi che hanno effettuato investimenti in ICT, quali sono quelli che hanno destinato i budget più consistenti?

    Vediamo insieme la classifica.

    Al primo posto abbiamo gli studi multidisciplinari con una spesa media di 14.100 euro, seguiti da commercialisti con 8.800 euro (+1,6%) e consulenti del lavoro stabili a 8.700 euro.  In ultima posizione gli studi legali con una spesa media di 5.300 euro.


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  • Fondo Nazionale Innovazione – Come funziona

    Fondo Nazionale Innovazione – Come funziona

    Novità 2022: Stanziati complessivamente di oltre 2,5 miliardi, a cui si sommeranno ulteriori 600 milioni allocati da Cassa Depositi e Prestiti e investitori terzi, come previsto dal decreto infrastrutture. Consulta la nota qui.

    Cos’è il Fondo Nazionale Innovazione

    Introdotto dalla Legge di Bilancio 2019, il Fondo Nazionale Innovazione (FNI) prevede una dotazione finanziaria di 1 miliardo di euro circa.

    Il Fondo sarà gestito da , ed è stato attivato il 5 agosto grazie alla cessione di una partecipazione pari al 70% del capitale sociale detenuto nella società di gestione del risparmio,  Venture SGR.

    Il Fondo Nazionale Innovazione è un soggetto (SGR) multifondo che opera in una logica di mercato e di lungo periodo, ma esclusivamente attraverso le metodologie di .

    Il principale obiettivo del Fondo è la crescita economica, e in base a quanto espresso dal MiSE dovrebbe rappresentare il perno della politica industriale in ambito startup e innovazione.

    Allo stesso tempo, tramite queste risorse, si vuole evitare o ridimensionare il fenomeno spesso sintetizzato con il termine “fuga di cervelli”. Si vogliono creare nuove opportunità di lavoro e nuove professioni, facendo rientrare le tante startup fondate da italiani che operano in altri Paesi europei e non.

    Si stima che l’insieme degli occupati in ambito startup e Pmi innovative sia pari almeno a 50.000 persone: il Governo ha dichiarato di voler raddoppiare o triplicare questo numero in tempi brevi.

    Come funziona il Fondo

    Il Fondo opera come intervento in capitale di rischio, ossia con investimenti nel capitale di imprese innovative, e quindi a supporto di startup, scaleup e PMI innovative.

    Questi investimenti potranno essere diretti, nel capitale delle aziende, o indiretti, in fondi di Venture Capital.

    Di conseguenza, gli investimenti possono essere effettuati dai singoli Fondi del FNI in modo selettivo, come previsto dalle best practices di settore, in base alla capacità di generare impatto e valore sia per l’investimento che per l’economia nazionale.

    Si è deciso di utilizzare il Venture Capital perché è considerato lo strumento chiave di mercato per lo sviluppo dell’innovazione, essendo caratterizzato da tre elementi che si sposano al meglio con il sistema innovativo:

    • la selettività sui progetti in cui investire,
    • la rapidità con cui possono essere attuati gli investimenti,
    • la flessibilità sull’ammontare dell’investimento in relazione al settore, al progetto e alla fase di sviluppo dello stesso.

    Come accedere al Fondo

    Ovviamente, il Fondo potrà operare su tutto il territorio nazionale.

    A prescindere dalla tipologia di investimento, diretto o indiretto, saranno finanziate esclusivamente Pmi innovative con elevato potenziale di sviluppo, non quotate in mercati regolamentati, in tutte le fasi possibili: di sperimentazione, di costituzione, di avvio o di sviluppo del prodotto.

    Gli investimenti si focalizzeranno sui settori considerati strategici per la crescita e la competitività del Paese. Ad esempio, si investirà su Intelligenza Artificiale (AI), Internet of Things (IoT), blockchain, e aerospazio.

    Sono previste opportunità di investimento anche su settori più conosciuti, legati comunque alla crescita del Paese, come la sanità, la mobilità, il design e made in Italy, le tecnologie innovative applicate al settore finanziario (Fintech), agricolo (Agritech), o più in generale al cibo (Foodtech), e a tutte quelle applicazioni che riguardano l’industria sostenibile.

    Da quando è operativo FNI

    Il 27 novembre Cassa Depositi e Prestiti ha affidato il ruolo di Amministratore Delegato del Fondo a Enrico Resmini, ed è grazie a questa nomina e a quelle degli altri candidati consiglieri che si rende operativo il Fondo Nazionale Innovazione.

    Dati gli obiettivi espressi dal MiSE e il “gruppo di lavoro” così ricco e competente, nutriamo molte speranze e fiducia sull’evoluzione e gli effetti del FNI.

    Scopriremo in tempi relativamente brevi se, e quanto, l’impatto reale di questo intervento si sarà avvicinato a quello previsto.

    Nel frattempo cercheremo di dare aggiornamenti rilevanti su questo Fondo, quando si presenterà l’occasione.

    Concentrati sul tuo business, a trovare il bando giusto per te ci pensiamo noi!

    Se ti è piaciuto questo articolo, o pensi che possa essere utile per qualche tuo amico, lascia un commento e condividilo sui social!


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  • Venture Capital e Business Angel in Italia: come finanziare una startup innovativa

    Venture Capital e Business Angel in Italia: come finanziare una startup innovativa

    Come finanziare una startup innovativa tramite soluzioni alternative: a chi rivolgerti in base al ciclo di vita della tua startup.

    Nel mondo delle startup innovative la tematica di come recuperare risorse finanziarie per crescere e far scalare la propria startup è senza dubbio centrale.

    Startup operanti in settori che richiedono investimenti importanti, come quello biomedicale o chimico farmaceutico, hanno la necessità di recuperare, fin da subito, risorse monetarie importanti per poter fare le attività di ricerca e sviluppo necessarie per produrre un MVP, portando così sul mercato un prototipo del proprio progetto.

    Ma le startup del biotech non sono le sole a necessitare di capitali per partire: senza un adeguato apporto di liquidità, qualsiasi startup potrebbe non riuscire mai a spiccare il volo, pur avendo un’idea particolarmente brillante, un team valido ed una buona execution.

    Si sa che lavorare in bootstrapping richiede tempi lunghi e non tutti possono permettersi di ricorrere all’autofinanziamento. Perciò vediamo quali sono le principali forme di finanziamento a cui possono ricorrere le startup innovative italiane, ovvero il cd.  e gli Angel Investor.

    Per prima cosa, ti voglio far presente che ad ogni fase di vita di una startup corrisponde la più corretta forma di finanziamento.

    Quali sono le fasi di funding di una startup?

    Con riferimento alle fasi di finanziamento, possiamo suddividere il “ciclo di vita” di una startup innovativa in:

    • Pre-seed
    • Seed
    • Round A e B (Growth & Expansion)
    • Round D e C
    • Quotazione o IPO

    Pre seed

    E’ la fase in cui la startup sta validando la propria idea ed il prodotto/servizio offerto dalla startup non esiste ancora. In questa fase ad essere finanziata è l’idea e/o il team.

    Solitamente intervengono i founder stessi con le proprie risorse, i friends and family, e alcuni fondi pubblici di pre seed o incubatori, che erogano dei finanziamenti di importo molto contenuto in considerazione dell’elevata rischiosità della startup. L’importo medio di un finanziamento di pre seed va dai 30.000 ai 50.000 euro.

    Seed

    E’ la fase in cui la startup si trova nel pieno del product-market fit: il prodotto/servizio della startup è in piena fase di traction e sta raccogliendo metriche, le c.d. KPI, che possono essere presentate agli investitori.

    In questa fase è possibile rivolgersi a business angels con competenze specifiche nel settore in cui opera la startup e fondi di venture specializzati nella fase di Seed. L’importo medio un finanziamento per una fase di seed va dai 200.000 ai 500.000 euro.

    Round A e B

    E’ la fase in cui l’azienda sta finalmente scalando, e si finanzia anche con la vendita dei beni/servizi che produce.

    In questa fase è molto importante rivolgersi a fondi di venture operanti nel settore di riferimento della propria startup. L’importo medio di un finanziamento su un ruound A e B, in Italia, va da 1 a 5 Milioni di euro.

    Round D e C

    La startup, o meglio la scale up, è in piena espansione e necessita di capitali maggiori per fare il vero e proprio salto ed affermarsi su nuovi mercati, lanciando anche nuovi prodotti.

    In questa fase si possono avere finanziamenti superiori ai 5 Milioni di euro.

    Quotazione in borsa

    Per l’ex scale up è il momento di quotarsi in borsa, ovvero di procedere a realizzare la prima IPO raccogliendo capitali da una platea globale di investitori.

    I Business Angel in Italia

    Come abbiamo visto in precedenza, i Business Angels, o angel investing, intervengono in fase di Seed per finanziare la startup innovativa.

    Se sei in questa fase di vita della tua startup e ti stai chiedendo come trovare business angels, dai un’occhiata alle principali reti di angel investors in Italia ovvero:

     

    Sei alla ricerca di business angels per la tua startup?  Sui siti delle reti di business angels che ti ho elencato potrai trovare le sezioni apposite da cui inviare il tuo progetto, così da farlo valutare.

    Si tratta di un’ottima opportunità per far conoscere la propria startup e ricevere feedback importanti.

    I Venture Capital in Italia: quali sono i fondi più interessanti e attivi

    Come abbiamo detto, se sei in una fase di crescita della tua startup, rivolgerti ad un Fondo di Venture è sicuramente la soluzione più giusta. Ma quali sono quelli più attivi in Italia? Vediamo i principali fondi nell’ambito seed e per i round successivi.

    Alcuni dei Fondi di Venture più attivi in Italia nella fase Seed ed Expansion

    • Boost Heroes – investe in startup operanti in tutti gli ambiti senza un focus preciso a livello geografico. L’investimento massimo è di circa 500.000 euro.
    • Barcamper Ventures – investe principalmente in ambito Digital Fabrication, Blockchain, Marketing Automation, E-commerce, Fintech, Industria 4.0, IoT, Intelligenza Artificiale, Big Data, SaaS, Realtà Virtuale. Il size medio dell’investimento è di 1 Milione di euro.
    • P101 – investe principalmente in ambito Fashion, Fintech e Insuretech, Food, , Trasporti. L’investimento minimo è di 1.5 Milioni di euro. Il fondo investe con i fondi P101 e P102.
    • Invitalia Ventures – investe principalmente in ambito Agritech, Biotech, Chimica, Energia e ambiente, Fashion, Fintech, Insuretech, Food, Arredo, Healthcare, ICT, Retail, Trasporti, Costruzioni, Meccanica. L’investimento minimo è di 500.000 euro, l’investimento massimo è di 10 Milioni di euro.
    • United Ventures – investe principalmente in ambito ICT. Il size minimo dell’investimento è di 1 Milione di euro.

     

    Questi sono solo alcuni dei fondi operanti in Italia: se vuoi una panoramica completa di tutti gli operatori di venture capital presenti sul panorama italiano, ti consiglio di dare un’occhiata sul sito di AIFI, ovvero l’associazione italiana che riunisce gli operatori di , Venture Capital e Private Debt.

    Strumenti alternativi di finanziamento per startup innovative

    Come vedi, se intendi indirizzarti verso il finanziamento in capitale di rischio, le alternative di finanziamento per la tua startup sono tante, ma ricorda che possono rappresentare delle valide modalità di finanziamento anche:

    • il crowdfunding
    • la finanza agevolata
    • l’indebitamento bancario
    • l’autofinanziamento (il c.d bootstrapping)

     

    Inoltre, ti consiglio di non perdere l’occasione di partecipare a Call per startup che erogano premi in denaro, e soprattutto ti consentono di venire in contatto con potenziali investitori, come quelli che ti ho elencato poco sopra.

    Trovare fondi per la tua startup è quasi un lavoro a tempo pieno, ma lavorando in maniera organizzata e contattando i giusti interlocutori con un progetto valido, un team interessante e una buona execution, è possibile andare lontano!

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  • Finanziamenti agevolati e contributi a fondo perduto per liberi professionisti – mini guida 2019

    Finanziamenti agevolati e contributi a fondo perduto per liberi professionisti – mini guida 2019

    Sei un libero professionista? Se pensi che le agevolazioni ed i bandi non facciano per te…sbagli di grosso!

    Scopri vantaggi e svantaggi dei contributi a fondo perduto per liberi professionisti con la nostra mini guida. Una panoramica completa sulle principali agevolazioni, i contributi (anche a fondo perduto) regionali e nazionali per liberi professionisti e freelance.

    Da freelance o libero professionista, ti sarai sicuramente domandato molte volte se le opportunità di finanza agevolata, come contributi a fondo perduto o finanziamenti agevolati,potessero rappresentare risorse effettivamente utilizzabili per lo sviluppo della tua attività.

    Devi sapere che, fino a pochissimo tempo fa, nel nostro Paese i liberi professionisti, i lavoratori autonomi ed i titolari delle ditte individuali, erano esclusi dall’accesso ai fondi strutturali europei (i più noti PON, POR,  e FSER). Una situazione davvero spiacevole che si è, fortunatamente risolta, con l’approvazione della  2016.

    Dal 2017 in poi, infatti, sempre più regioni hanno allargato la platea di potenziali beneficiari. Questo ha comportato non solo la possibilità per le ditte individuali di essere equiparate alle Micro e Piccole Medie Imprese (MPMI), ma anche ai liberi professionisti di accedere a bandi e agevolazioni che fino ad allora erano esclusivamente dedicati alle imprese.

    Accesso ai fondi europei per i liberi professionisti

    Con l’approvazione della Legge di stabilità, infatti, lo Stato italiano ha finalmente recepito la Raccomandazione CE 2003/361/CE, del 6 maggio 2003, ed ha equiparato i liberi professionisti, e i titolari di partita iva, alle PMI che esercitano un’attività economica, consentendo a questi soggetti la possibilità di accedere a bandi ed agevolazioni pubbliche.

    L’art. 1, comma 821, della Legge di stabilità 2016, recita così:

    “I Piani operativi POR e PON del Fondo sociale europeo (FSE) e del  (FESR), rientranti nella programmazione dei fondi strutturali europei 2014/2020, si intendono estesi anche ai liberi professionisti, in quanto equiparati alle piccole e medie imprese come esercenti attivita’ economica, a prescindere dalla forma giuridica rivestita, […], ed espressamente individuati, dalle Linee d’azione per le libere professioni del Piano d’azione imprenditorialita’ 2020, come destinatari a tutti gli effetti dei fondi europei stanziati fino al 2020, sia diretti che erogati tramite Stati e regioni.”

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    Tutto quello che devi sapere sulle agevolazioni (anche a fondo perduto) per i liberi professionisti e lavoratori freelance!

    Che significa di preciso “per i liberi professionisti“?

    Che finalmente anche tu che fai il dentista, il veterinario, l’avvocato o l’architetto, potrai richiedere una o più delle agevolazioni della tua regione.

    Non sono solo le professioni c.d. ordinistiche a poter beneficiare della agevolazioni regionali e nazionali, ma anche tutti i lavoratori autonomi che non appartengono ad ordini: come grafici, sviluppatori, consulenti aziendali e…chi più ne ha più ne metta.

    Insomma, dopo anni di attesa viene concesso il libero accesso ai fondi europei per tutti i liberi professionisti, proprio come te.

    Quali sono i vantaggi di utilizzare i fondi europei se sei un libero professionista?

    I vantaggi dell’utilizzo delle agevolazioni pubbliche per un libero professionista, o un titolare di partita iva, sono molteplici.

    Si va da una riduzione del costo del debito, in caso di finanziamenti agevolati o a tasso zero, fino alla riduzione delle  fidejussiorie richieste dalle banche su un mutuo.

    Per non parlare dei contributi a fondo perduto, che ti consentono di recuperare gran parte delle spese sostenute per lo sviluppo di un determinato progetto a fronte della presentazione delle fatture di spesa quietanzate, così come richiesto dal bando.

    I contributi a fondo perduto per liberi professionisti possono essere richiesti per partire con la tua attività o per sviluppare un business esistente. Possono rappresentare un’ottima opportunità, specialmente se devi effettuare investimenti materiali come: l’acquisto di macchinari, arredi per il tuo studio professionale, strumenti, hardware o .

    Quali sono gli svantaggi nell’utilizzare queste risorse?

    Sicuramente richiedere contributi a fondo perduto per liberi professionisti e tutte le altre agevolazioni previste dai fondi europei non è semplicissimo, soprattutto se non sei particolarmente abituato a misurarti con adempimenti burocratici.

    Anche la redazione del business plan, necessario per partecipare alla maggior parte delle agevolazioni pubbliche, può non essere alla portata di tutti, ma per questo puoi affidarti a società di consulenza in materia di europrogettazione e finanza agevolata, che ti sapranno supportare in tutte le fasi del processo.

    Quali sono i bandi e i contributi più interessanti per i liberi professionisti?

    Vediamo di seguito quali sono i contributi a fondo perduto per liberi professionisti ed i titolari di p.iva a livello nazionale e regionale.

    Per iniziare ti ricordo che, i titolari di p.iva iscritti al , e che si configurano come ditta individuale possono accedere al Fondo di Garanzia per le PMI e alla Nuova Sabatini beni strumentali nonchè ai Voucher Camerali Industria 4.0.

    Per i titolari di P.IVA che non sono iscritti al registro delle imprese, invece, alcuni dei bandi da tenere d’occhio sono:

    • Intraprendo di cui abbiamo parlato in precedenza, che prevede un contributo a fondo perduto ed un finanziamento agevolato per i liberi professionisti attivi nella Regione Lombardia, con p.iva aperta da non più di 2 anni.
    • Fondo Creatività, di cui abbiamo già parlato in un articolo precedente, ovvero un contributo a fondo perduto fino a € 30.000 per i liberi professionisti attivi da non più di 2 anni nei settori culturali e creativi ed operativi nella Regione Lazio.
    • Microcredito Regione Toscana ovvero un finanziamento a tasso zero fino a  € 25.000 per i liberi professionisti con progetti di innovazione tecnologica nell’ambito dell’ITC e della Fotonica, della fabbrica intelligente, della Chimica e delle nanotecnologie.
    • Il bando Filiera produttiva turistica, culturale e creativa per la fruizione dei beni del patrimonio culturale e naturale della Regione Basilicata ovvero un contributo a fondo perduto, fino al 50% delle spese, per progetti relativi alle industrie culturali, creative, dello spettacolo e dei servizi del turismo, alla industria dei prodotti tradizionali e tipici ( artigianato artistico e tradizionale, ristorazione, bar, design industriale e artigianato) e dell’industria dei servizi e delle attività a valenza ambientale e naturalistica.
    • Resto al Sud, di cui abbiamo ampiamente parlato nella nostra mini guida e negli articoli di approfondimento, che da pochi mesi è accessibile anche ai liberi professionisti fino ai 46 anni di età, residenti in una delle regioni del Meridione o che vogliano spostare la loro residenza in seguito alla ammissione al bando.

    Come vedi, i contributi a fondo perduto per liberi professionisti sono numerosi e disponibili su tutta Italia. Per individuare quella più corretta, però, ti suggerisco di utilizzare la piattaforma Trovabando per identificare in meno di un minuto i bandi a cui puoi effettivamente puoi accedere.

    Concentrati solo sul tuo business, a trovare il bando giusto per te ci pensiamo noi!

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  • Decreto Crescita 2019: le novità

    Decreto Crescita 2019: le novità

    Il Decreto Crescita 2019 è stato convertito in legge: ecco alcuni dei maggiori vantaggi per le imprese.

    Decreto Crescita 2019: negli ultimi tempi se ne è sentito parlare molto, ma vediamo quali sono le novità introdotte dal Decreto legge 34/2019, convertito in legge n. 58 del 2019.

    Nel testo, in realtà sono previsti molti interventi finalizzati a stimolare la ripresa economica attraverso varie agevolazioni, incentivi e bonus fiscali.

    Vediamo insieme alcuni dei più interessanti per , ditte e liberi professionisti.

    Super ammortamento

    Questo incentivo, che era stato cancellato dalla Legge di Bilancio 2019, è stato ora reintrodotto. Prevede la possibilità di maggiorare del 30% il valore dell’ammortamento per i beni strumentali nuovi acquisiti da titolari di reddito d’impresa o da esercenti arti e professioni.

    Sono valide le spese fino a 2,5 milioni di euro effettuate dal 1° aprile 2019 fino al 31 dicembre 2019 e, pagando un acconto del 20%, anche fino al 30 giugno 2020, ma sono esclusi i veicoli. 

    Modifiche alla Nuova Sabatini

    Anche rispetto a questa nota agevolazione, il Decreto Crescita ha introdotto alcune importanti novità.

    La prima consiste nell’innalzamento del tetto massimo del finanziamento che è possibile richiedere, portato da 2 a 4 milioni di euro, con la possibilità  di ricevere il beneficio in un’unica soluzione nel caso in cui il finanziamento richiesto sia di importo inferiore ai 100.000 euro.

    Le nuove modifiche riconoscono il sostegno anche a progetti di capitalizzazione delle micro, piccole e medie imprese costituite in forma societaria e che abbiano intenzione di realizzare un programma di investimento.

    Ecobonus

    Il Decreto Crescita ha introdotto la possibilità di usufruire dell’Ecobonus (detrazione  del 65% spettante per gli interventi di riqualificazione energetica) non più sotto forma di detrazione fiscale, ma direttamente come sconto sulla fattura del fornitore.

    Il fornitore riceverà poi un rimborso come  che potrà utilizzare in compensazione o cedere ai propri fornitori (che però non potranno cederlo ulteriormente). 

    Credito d’imposta fiere

    Per favorire l‘internazionalizzazione delle piccole e medie imprese italiane il Decreto Crescita ha introdotto la possibilità di usufruire di un credito d’imposta del 30% (fino a un massimo di 60.000 euro) a sostegno delle spese di partecipazione a fiere internazionali di settore, sia all’estero che in Italia.

    Manca ancora però il provvedimento di approvazione delle misure attuative, che dovrebbe contenere anche l’elenco delle manifestazioni fieristiche ammissibili.

    Per usufruire dell’agevolazione le imprese devono essere già costituita alla data del 1° gennaio 2019. Il credito è ripartito in tre quote annuali di pari importo ed è utilizzabile esclusivamente in compensazione tramite il modello F24.

    Bonus Assunzioni Sud

    Altro importante intervento messo in atto dal Decreto Crescita riguarda il famoso bonus relativo alle assunzioni nelle regioni del sud Italia.

    Per il 2019 infatti, il bonus era riconosciuto solo per le assunzioni effettuate a partire dal 1° maggio, mentre la nuova normativa ha esteso l’incentivo anche a quelle effettuate nel primo quadrimestre dell’anno.

    Grazie a questo incentivo è possibile ottenere un’esenzione contributiva corrispondente al costo della contribuzione previdenziale dovuta all’INPS dal Datore di Lavoro per un anno, fino a un massimo di € 8.060.

    Bonus giovani eccellenze

    L’intervento posto in atto dal Decreto Crescita non cambia in realtà la misura già prevista dalla Legge di Bilancio 2019 per agevolare l’assunzione di giovani laureati o dottori di ricerca rispondenti a particolari requisiti di merito.

    La novità consiste nel reperimento dei fondi necessari all’attuazione del provvedimento, ora a carico del Fondo del programma operativo complementare per le politiche attive, in modo tale da facilitarne l’operatività. 

    Anche in questo caso l’incentivo comporta uno sgravio totale dei contributi previdenziali per 12 mesi fino a un massimo di € 8.000 per ogni assunzione.

    Marchi storici

    Con l’obiettivo di dare un supporto alle imprese italiane storiche, il Decreto Crescita ha previsto un’importante novità.

    Presso l’Ufficio Italiano Marchi e Brevetti viene infatti istituito un nuovo Registro Speciale dei marchi storici di interesse nazionale destinato a titolari (o licenziatari esclusivi) di marchi d’impresa registrati da 50 anni o più, o comunque utilizzati per più di 50 anni in via continuativa.

    I vantaggi previsti per gli iscritti al nuovo Registro sono più di uno:

    • possibilità di utilizzare il logo “ storico di di interesse nazionale”, da realizzare con apposito decreto ministeriale;
    • possibilità di accedere al Fondo per la tutela dei marchi storici e di interesse nazionale, anch’esso di prossima attuazione da parte del MiSE. Il Fondo potrà intervenire mediante interventi nel capitale di rischio delle imprese, con il preciso intento di evitare la cessazione o la delocalizzazione all’estero dell’attività. I titolari di imprese che si trovino a dover fronteggiare situazioni di questo tipo sono infatti obbligati a darne tempestiva comunicazione al MiSE.

    Revisione Mini IRES

    La Legge di Bilancio 2019 aveva introdotto l’Ires al 15% per gli utili d’esercizio accantonati a riserva e reinvestiti  in nuovi macchinari o in nuovo personale.

    Il Decreto Crescita invece ha eliminato le indicazioni relative alle modalità di reinvestimento, ma ha stabilito una diversa aliquota progressiva, stabilita in un valore pari al 22.5% per il 2019, 21.5% per il 2020, 21% per il 2021 e 20.5% per il 2022.

    Si rimane per ora in attesa del Decreto Attuativo che renda possibile il reale accesso a questa agevolazione. 

    Se vuoi verificare immediatamente la tua effettiva possibilità di usufruire di queste o di altre agevolazioni, non ti resta che farti aiutare da Trovabando!

    Concentrati sul tuo business, a trovare il bando giusto per te ci pensiamo noi!

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  • Fondo di Garanzia per Start Up – 5 buoni motivi per accedere

    Fondo di Garanzia per Start Up – 5 buoni motivi per accedere

    Tutto quello che devi sapere per non commettere errori

    Che cos’è il Fondo di Garanzia

    Il Fondo di Garanzia per Start up è una delle agevolazioni, oserei dire, storiche presenti nel nostro paese. Attiva dal 2000 ha aiutato moltissime imprese e liberi professionisti ad accedere al credito e a farsi finanziare dal mondo bancario in maniera più semplice, economica e veloce.

    A partire dal 2013 il Fondo di Garanzia ha previsto una serie di vantaggi concreti nel caso di richieste di accesso provenienti da Startup Innovative. A questo proposito, vediamo insieme alcune statistiche relative al Fondo di Garanzia e le startup innovative.

    Secondo i dati del Ministero dello Sviluppo Economico, nel solo 2018 le operazioni relative al Fondo di Garanzia che hanno coinvolto Startup innovative sono state pari a 13.304, ovvero il 10,3% del totale delle operazioni accettate dal fondo con un aumento dell’ 1.6% rispetto al 2017.

    L’importo medio ricevuto come finanziamento da ogni startup è stato pari a circa € 73.662. 

    Se sei curioso e vuoi saperne di più sui numeri e le statistiche relative al Fondo di Garanzia ti suggerisco di dare una occhiata alla sezione “Numeri del Fondo” presente sul portale del Fondo di Garanzia.

    Ti ricordo una cosa fondamentale, anche se ovvia: per poter richiedere la garanzia del fondo dovrai effettivamente essere una startup innovativa, ovvero una PMI obbligatoriamente iscritta nella sezione speciale del Registro delle imprese, come previsto dall’articolo 25, comma 8 del decreto legge n.179/2012.

    Essere una “semplice” startup, ovvero una nuova impresa non ti garantisce i vantaggi previsti per le startup innovative.

    Di seguito ti fornirò 5 buoni motivi per richiedere la  tramite il Fondo per la tua Startup Innovativa.

    Fondo di Garanzia per Start up – perchè conviene accedere?

    Ecco qui 5 buoni motivi per cui il Fondo di Garanzia per Start up può fare al caso tuo:

    1. La garanzia sui  bancari alle startup è concessa a titolo gratuito, quindi non dovrai pagare nessuna commissione di accesso alla banca per la tua richiesta.
    2. Alle domande riferite a questa tipologia di  è assegnata priorità in fase di istruttoria e presentazione al Comitato di gestione: quindi la risposta positiva o negativa da parte del Medio Credito Centrale arriverà prima per te che sei un Startup Innovativa.
    3. Il Fondo copre fino all’80% dell’ammontare del finanziamento, nel caso di garanzia diretta, o l’80% dell’importo garantito da confidi o altro fondo di garanzia, nel caso di controgaranzia.
    4. Un importo massimo garantibile dal Fondo maggiore, per singola start-up innovativa, pari a 2.5 milioni di euro da utilizzare, eventualmente, attraverso più operazioni fino a concorrenza del tetto stabilito. Ti ricordo che non esiste un limite massimo di operazioni effettuabili.
    5. L’intervento del Fondo è ammissibile per tutte le tipologie di operazioni.

    Se vuoi saperne di più, leggi il nostro articolo di approfondimento su come funziona il Fondo di Garanzia.

    I 5 errori da evitare se vuoi accedere al Fondo di Garanzia e sei una Startup

    Nonostante tutto, ancora oggi sono molti gli errori che gli startupper commettono quando decidono di rivolgersi ad una banca, per chiedere l’accesso al Fondo Centrale di Garanzia per le PMI.

    Scopriamo insieme quali sono gli errori più frequenti che quasi tutte le startup innovative commettono.

    1. Non essere una startup innovativa

    Sembra ovvio, ma non lo è. Per accedere alla sezione speciale del Fondo di Garanzia per le Startup Innovative…devi esserlo! Dunque, non basta essere una “normale” srl costituta da pochi mesi, ma serve “una marcia in più”, ossia l’iscrizione nella sezione speciale del Registro delle Imprese.

    Tu ce l’hai? Se non sei sicuro di poterti iscrivere dai una occhiata ai requisiti.

    2. Non avere capitale a sufficienza

    Una delle prime cose che una banca verifica quando chiedi di accedere al Fondo è la tua patrimonializzazione.

    Ovvero? In parole povere quanti soldi avete messo tu o i tuoi soci nell’impresa. Con una srls con 100 euro di capitale sociale e poco altro…non si va lontano, sorry!

    3. Sparare troppo in alto

    Se hai letto il punto precedente ti sarà più facile capire il concetto di leva finanziaria, tanto banale quanto implacabile.

    Se non credi in te stesso nessuno lo farà al posto tuo, che tradotto nel linguaggio “finanziario” significa: non puoi indebitarti senza avere il patrimonio sufficiente per “assicurare” il prestito.

    Dunque, se hai 10.000 euro di capitale sociale, chiedere 2 milioni e mezzo di euro non è una mossa intelligente.

    4. Non avere un business plan o non averne uno decente

    Togliti dalla testa la vecchia mentalità del “conosco il direttore”, perché servirà solo a farti fare brutta figura!

    Tutti i progetti per i quali si richiede l’intervento del Fondo di Garanzia hanno bisogno di un business plan per essere valutati.

    Mi riferisco ad un piano d’impresa dettagliato, di almeno 3 o 5 anni (in base al tipo di debito), che comprenda un’analisi di mercato, un approfondimento sulla concorrenza con un benchmark sui competitor, la strategia commerciale, distributiva, di comunicazione e marketing, la struttura operativa della attività, le competenze del team, la struttura organizzativa e la sua evoluzione, gli eventuali aspetti legali, le previsioni economiche, finanziarie e di cassa eventualmente mensilizzate, un executive summary, etc. etc…

    Viene da se che chiedere all’amico dell’amico, che era bravo in ragioneria, non è la scelta giusta! Armati di impegno, caffeina e di un buon consulente. Non te ne serve uno “qualunque”, ma uno che sia effettivamente esperto in business planning.

    5. Non avere idea di che cosa hai realmente bisogno

    Anche questa può sembrare una banalità, ma spesso non si hanno le idee chiare né sui numeri né sul tipo di debito per il quale si fa richiesta di finanziamento.

    Una regola aurea? I costi di gestione o il personale si finanziano a breve termine, come ad esempio con uno scoperto di conto, mentre i macchinari, gli immobili, o la strumentazione che utilizzerai per più anni, si finanziano con mutui a medio lungo termine.

    Ti voglio lasciare con un piccolo consiglio extra che è semplice e complicato allo stesso tempo. Prima di fare qualsiasi cosa, fermati e documentati, informati e leggi la normativa che trovi sul sito del Fondo di Garanzia e, se hai difficoltà, fatti dare una mano da qualcuno che ne sa più di te.

    Se hai ancora dubbi contattaci e saremo lieti di aiutarti! Nel frattempo…

    Concentrati solo sul tuo business, a trovare il bando giusto per te ci pensiamo noi! Se ti è piaciuto questo articolo, o pensi che possa essere utile per qualche tuo amico, lascia un commento e condividilo sui social!


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  • Come finanziare un’impresa o un progetto: 5 fonti di finanziamento

    Come finanziare un’impresa o un progetto: 5 fonti di finanziamento

    Leggi l’articolo per scoprire le principali fonti di finanziamento per il tuo progetto, la tua impresa o la tua startup

    Come finanziare un progetto o un’impresa? Se sei alla ricerca di soldi per finanziare la tua attività o per sostenere l’avvio di un tuo nuovo progetto in startup non perdere questo articolo!

    Tutti i buoni progetti hanno bisogno di risorse per crescere, ma capire quali sono le reali possibilità a tua disposizione e dove trovarle non è, spesso, facile.

    La buona notizia è che le modalità di finanziamento di un’impresa o di un progetto di sviluppo sono molte; la cattiva è che devi imparare a conoscerle tutte per capire qual è quella più adatta a te e ai tuoi progetti!

    Scoprirai con noi le principali fonti di finanziamento esistenti per sostenere la tua impresa: dal love capital al crowdfuding dai finanziamenti bancari a quelli agevolati, passando per il c.d seed investing, l’angel investing, il venture capital e il private equity.

    Family, friends and fools (il c.d Love capital)

    Per love capital, o FFF (family, friends, fools) si indica il capitale iniziale necessario per l’avvio ed il primissimo sviluppo dell’impresa che viene raccolto tra:

    • Familiari
    • Amici
    • Soggetti vicini all’imprenditore, talmente “pazzi” da prestargli i fondi per partire, i cosiddetti fools!

     

    Questo tipo di finanziamento ha i suoi indubbi vantaggi, tuttavia qualora le cose dovessero andare mane le ripercussioni in ambito familiare o all’interno della tua cerchia di amici potrebbero essere molto pesanti.

    Crowdfunding

    Il crowdfunding (dall’inglese crowd – folla, e funding – finanziamento) è un processo collaborativo di finanziamento grazie al quale un gruppo di persone decide di mettere insieme il proprio denaro per sostenere gli sforzi di imprenditori, di startup o di organizzazioni.

    Il crowdfundig può essere suddiviso in 4 tipologie con caratteristiche e funzioni diverse:

    1. Reward based
    2. Equity based
    3. Donation based
    4. Lending based

    Gli aspetti positivi di affrontare una campagna di crowdfunding sono molteplici: il primo, senza dubbio, è quello di raccogliere denaro per il primo progetto, il secondo è il grande ritorno in termini di marketing.

    Gli aspetti negativi sono legati alla complessità della gestione di una campagna di crowdfunding e alla possibilità che la stessa non vada come sperato…

    Banche e finanziamenti

    Per un imprenditore, soprattutto se in fase di startup o in fase di espansione della propria attività, rivolgersi ad una banca può essere una scelta (quasi) obbligata.

    Prima di pensare ad un finanziamento bancario per la tua impresa, rifletti bene quali sono le ragioni per cui lo stai chiedendo: si tratta di finanziare la liquidità o un nuovo macchinario? Aver ben chiari gli obiettivi consente di scegliere la tipologia di finanziamento giusto.

    Ma soprattutto… tieni a mente che la banca potrebbe richiederti delle garanzie personali sotto forma di fidejussioni. Conoscere alcuni strumenti che favoriscono l’accesso al credito come il Fondo di Garanzia per le PMI o i Confidi potrebbe essere, in questo caso, molto utile!

    Finanza agevolata e contributi a fondo perduto

    Con il termine “finanza agevolata” ci riferiamo a tutti quegli strumenti che il legislatore italiano e comunitario mette a disposizione delle imprese, dei professionisti, degli startupper e degli aspiranti imprenditori, che dovrebbero garantire condizioni di approvvigionamento finanziario più favorevoli di quelle reperibili sul mercato.

    In questa categoria rientrano:

    1. Finanziamenti agevolati
    2. Contributi a fondo perduto
    3. Sgravi fiscali
    4. Sgravi contributivi
    5. Garanzie del credito
    6. Interventi nel capitale di rischio

    Conoscere bene le agevolazioni disponibili per la tua impresa ti consente di cogliere opportunità molto importanti per crescere e investire!

    Un consiglio spassionato da me e dal team di Trovabando: prima sviluppa la tua idea progettuale e poi cerca l’agevolazione… non il contrario! Mi raccomando.

    Capitale di rischio: seed investing, business angels, fondi di venture e private equity

    L’investimento nel capitale di rischio rappresenta l’apporto che soggetti specializzati ed esterni all’impresa, quali business angels e venture capitalist, decidono di destinare in realtà aziendali o progetti che presentano, secondo loro, caratteristiche particolarmente interessanti in termini di futuri rendimenti.

    Il loro obiettivo? Far crescere l’impresa per monetizzare l’investimento una volta che il valore dell’impresa sia aumentato a sufficienza.

    Un consiglio spassionato: non buttarti nelle “braccia” del primo che capita, valuta bene chi farai entrare nella tua società. In fondo… essere soci è un po’ come sposarsi!


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